‘Polizia ticinese’, parla il coordinatore della commissione

‘Polizia ticinese’, parla il coordinatore della commissione

“Nel gruppo di lavoro mi sarei aspettato più collegialità”

La consultazione si è conclusa a metà dello scorso ottobre. Quale fine ha fatto il progetto ‘Polizia ticinese’ voluto anni fa dal consigliere di Stato Norman Gobbi per migliorare la collaborazione tra la Cantonale e le polcomunali? «Come Segreteria generale stiamo facendo una sintesi delle prese di posizione pervenute – una settantina, la maggior parte giunta dai Comuni –, che consegneremo nelle prossime settimane al governo. Il quale dovrà decidere se disporre ulteriori approfondimenti, se optare invece per lo statu quo o se riattivare, dopo averlo abbandonato nel 2015 con il ritiro del messaggio favorevole alla mozione Galusero, il dossier polizia unica», dice, interpellato da ‘laRegione’, Luca Filippini.

Il segretario generale del Dipartimento istituzioni è il coordinatore del gruppo di lavoro misto – Cantone, Comuni e Associazione polizie comunali ticinesi – che ha allestito lo studio ‘Polizia ticinese’. «Una ridistribuzione dei compiti tra la Polizia cantonale e le polizie comunali per evitare doppioni e rendere più efficace la cooperazione fra la prima e le seconde, a beneficio dei cittadini, mantenendo comunque la competenza dei corpi locali per quanto riguarda la sicurezza di prossimità: questo il mandato assegnatoci dal Consiglio di Stato nel 2020», ricorda Filippini.

Il progetto posto in consultazione ha però raccolto più critiche che consensi. Nel frattempo il gruppo da lei diretto si è riunito?
No. Del resto non avrebbe avuto senso. Noi tecnici il lavoro lo abbiamo fatto, allestendo lo studio. Il prossimo passo spetta al governo, che dovrà prendere una decisione, una decisione politica, alla luce dei pareri emersi dalla consultazione.

Che sono soprattutto negativi.
Vero, seppur con sfumature diverse. C’è chi si dice contrario su tutta la linea, chi in parte e chi chiede di fare ancora degli approfondimenti. In tanti avanzano dubbi sulla neutralità finanziaria della riforma e sul tipo di governance proposto. C’è poi chi contesta l’attribuzione alle polcomunali di alcuni semplici compiti di polizia giudiziaria: una polemica che secondo me non si giustifica. Ma tant’è. Insomma il progetto non ha fatto l’unanimità fra gli enti – Comuni e associazioni – che hanno partecipato alla consultazione. La mia impressione è che in generale si sia restii ai cambiamenti. C’è solo un aspetto ampiamente condiviso: quello di lasciare la responsabilità della sicurezza di prossimità alle polizie comunali. Ma è una magra consolazione, perché il nostro progetto questo aspetto non lo mette in discussione.

Come coordinatore del gruppo di lavoro non ha nulla di cui rimproverarsi?
Avrei potuto imprimere un’accelerazione. Si doveva pedalare di più. Intendiamoci: la commissione, e io per primo, ritiene di aver lavorato in modo serio e approfondito. E rammento che ogni suo membro ha dovuto conciliare gli impegni professionali con quelli derivanti dall’allestimento dello studio. Cosa non facile. Tuttavia lo ripeto: quale coordinatore avrei dovuto sollecitare un’evasione più celere del mandato, organizzando fra l’altro un numero maggiore di riunioni. È stata una lunga gestazione. Troppo lunga. Il che potrebbe aver inciso negativamente su determinate proposte dello studio: probabilmente ci siamo concentrati più del dovuto su determinati punti e meno su altri che avrebbero però meritato altrettanta attenzione. Ma quello che mi ha amareggiato, e mi amareggia, è stato il venir meno a un dato momento di una certa collegialità nel gruppo di lavoro.

Si spieghi meglio.
Discussioni, confronti non sono ovviamente mancati al nostro interno. Ovviamente, perché le sensibilità su un tema importante e delicato come la sicurezza pubblica erano diverse. L’incarico ricevuto dal Consiglio di Stato era però chiaro: formulare delle proposte per ottimizzare l’attività di polizia sul nostro territorio, partendo dalla situazione istituzionale vigente, ovvero dalla presenza di una Polizia cantonale e di più corpi di polizia comunali. Il progetto va, reputo, in questa direzione. Ed è il progetto uscito dal gruppo di lavoro. Quando però è partita la consultazione si sono palesate pubblicamente voci piuttosto critiche nei confronti dello studio provenienti dall’interno del gruppo. Mi riferisco all’Associazione delle polizie comunali, il cui presidente era ed è tra i componenti della commissione da me coordinata. E mi è sinceramente dispiaciuto, anche perché all’esterno queste voci critiche sono state percepite come una mancanza di condivisione unanime, o come una condivisione solo parziale, del progetto da parte del gruppo di lavoro che lo aveva allestito.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 gennaio 2026 de La Regione