“Achtung: adesso non si calino le brache!”

“Achtung: adesso non si calino le brache!”

Norman Gobbi sull’accordo istituzionale doverosamente cestinato e i futuri rapporti con l’UE 
Il progetto di accordo istituzionale Svizzera UE è finito doverosamente… nel fuoco. “È un passo importante quello che ha compiuto in settimana il Consiglio federale. Finalmente la voglia turbo-europeista ha subito uno stop”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Ho sempre sostenuto la pericolosità di mettere una firma a un documento che creava grossi problemi alla nostra sovranità, svilendo l’essenza del nostro Stato: la democrazia diretta. Ma non solo: in questo accordo vi erano elementi contrari agli interessi essenziali della Svizzera. Il Governo ticinese poco più di due anni fa era stato chiaro: nessun sostegno a questo accordo istituzionale”.
I Cantoni hanno avuto un ruolo decisivo nell’affossamento dell’accordo. “Direi proprio di sì. La presa di posizione è stata netta. Il parere dei Cantoni su questioni di tale portata è stato fortunatamente tenuto in considerazione dal Consiglio federale. Non poteva essere altrimenti. Sono i Cantoni in prima battuta e i cittadini a subire eventuali conseguenze negative di cattivi accordi. In Ticino lo viviamo sulla nostra pelle già solo pensando agli attuali accordi di libera circolazione. E i passi che si intendevano fare con questo accordo istituzionale andavano ancora oltre. Non era tollerabile. Ci sono volute le proverbiali sette fette di polenta – che si traducono negli inutili sette anni di negoziati con l’UE – ma poi la decisione di abbandonare il tavolo delle trattative è stata presa. Bene!”, sostiene il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Il fatto che a presiedere il Consiglio federale quest’anno vi sia un rappresentante dell’UDC (Guy Parmelin, ndr) e che sia stata presa questa decisione crede sia una casualità? “Le rispondo riportando il tema in casa nostra, qui in Ticino e pongo io una domanda: il fatto che in Governo vi siano due rappresentanti della Lega è un caso rispetto alla posizione netta e tranciante espressa dal Cantone sull’accordo istituzionale? Qui posso rispondere, e dico che non è per nulla un caso! Anche perché la presenza di due leghisti in Governo è l’espressione di una popolazione che a maggioranza respinge ogni tentativo di avvicinamento con l’Europa, con questa Europa. Basti guardare tutte le votazioni sul tema. Anche lo scorso 27 settembre il Ticino aveva accolto l’iniziativa che voleva mettere un freno all’immigrazione di massa. Purtroppo – ma così vuole la democrazia – questa posizione è risultata minoritaria all’interno della Svizzera. Ne abbiamo preso atto. Lavoreremo affinché ora si possano stabilire nuovi rapporti bilaterali con l’UE sulla base della nostra effettiva forza contrattuale e senza calate di brache. Il Piano B nei confronti di Bruxelles esiste eccome. Ed è proprio quello di impostare rapporti bilaterali con l’UE da una posizione perlomeno paritaria e non supina. Un esempio concreto sarà il tema del miliardo di coesione nei confronti dell’UE (che in realtà è un miliardo e 300 milioni). Achtung: se lo si vuole elargire che lo si faccia in contropartita di qualcosa”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
 
 
 
Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la seconda seduta ordinaria del 2021 – la 58. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura della riunione, è stato introdotto il tema della composizione della Piattaforma per il periodo 2021/2024. I nominativi dei rappresentanti comunali saranno definiti entro la seduta del 15 settembre, per tenere conto dei risultati delle elezioni comunali dello scorso 18 aprile e delle elezioni dei sindaci del 16 maggio.

Il Dipartimento del territorio ha in seguito risposto ad alcune sollecitazioni in merito all’autonomia comunale in materia di pianificazione, fornendo alcune rassicurazioni e manifestando la volontà di proseguire il dialogo su questi temi.

La Delegata per le pari opportunità Rachele Santoro ha quindi fornito una serie di chiarimenti in merito alle nuove disposizioni federali sulla parità dei sessi, precisando quali sono le attese nei confronti dei Comuni che impiegano più di 100 collaboratori; a questo scopo, sono state condivise alcune esperienze realizzate nell’Amministrazione cantonale e nelle località che hanno già svolto l’analisi prevista dalla Legge federale. È stata infine formalizzata la proposta di creare un gruppo di lavoro tecnico e politico.

Per quanto riguarda la gestione della pandemia, il Dipartimento della sanità e della socialità ha illustrato brevemente l’attuale situazione epidemiologica. Il quadro attuale risulta confortante e ha indotto il Consiglio federale ad annunciare, oggi, una nuova serie di allentamenti delle restrizioni. Sono inoltre stati forniti aggiornamenti sulla campagna di vaccinazione in Ticino, che procede speditamente.

In merito alla riforma «Ticino 2020», è stato poi ricordato che nel mese di aprile si è conclusa la verifica della nuova ripartizione di compiti e flussi fra Cantone e Comuni. I membri della Piattaforma hanno concordato i prossimi passi, tra i quali figurano la conclusione dello studio di fattibilità e l’apertura della fase di consultazione, prevista nel mese di settembre.

Il Dipartimento delle istituzioni ha infine aggiornato sulla riforma delle Autorità di protezione, che prevede l’istituzione delle nuove Preture di protezione. La consultazione sul progetto si è conclusa lo scorso 30 aprile, e durante il mese di giugno la Divisione della giustizia ne presenterà i risultati. In seguito, saranno organizzati incontri con tutte le parti interessate.

La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 15 settembre 2021.

Grandi eventi nel Cantone Ticino

Grandi eventi nel Cantone Ticino

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato saluta positivamente le decisioni odierne del Consiglio federale che, oltre a determinare un’ulteriore serie di allentamenti, ha confermato l’ordinanza federale che permetterà di tornare a organizzare, a partire dal 1. luglio, manifestazioni con una larga partecipazione di pubblico. Il Consiglio federale ha anche confermato la fase pilota per il mese di giugno. Ciò permetterà ai Cantoni di concedere a cinque organizzatori la possibilità di svolgere eventi fino a un massimo di 600 persone al chiuso e fino a 1000 persone all’esterno. Lo scopo di questa fase è di testare il corretto svolgimento secondo quanto stabilito dalla specifica ordinanza federale.

Il Consiglio federale ha deciso nella sua seduta odierna di confermare – al termine della consultazione con i Cantoni –  un’ulteriore serie di allentamenti comprese quelle che riguardano i grandi eventi. Questa decisione fornisce una prospettiva alla società e in particolare al settore degli eventi.

Al fine di testare modelli per uno svolgimento sicuro di grandi manifestazioni, l’autorità cantonale competente potrà autorizzare fino a un massimo di cinque sperimentazioni pilota che si svolgeranno tra il 1. e il 30 giugno 2021. L’autorizzazione potrà essere rilasciata solo se la situazione epidemiologica nel Cantone ne permetterà lo svolgimento e se l’organizzatore dell’evento potrà garantire un piano di protezione ben definito.

Visto il numero ridotto di eventi possibili, il Governo ha deciso di concentrarsi su manifestazioni importanti in settori diversi tra loro in modo da raccogliere il maggior numero possibile di informazioni che serviranno come base per lo svolgimento di manifestazioni fino 3000 al chiuso rispettivamente 5000 persone all’aperto a partire da luglio.

Il Consiglio di Stato nel mese di giugno potrà autorizzare fino a cinque eventi in ambito concertistico, in campo sportivo, nel settore congressuale e altri settori. Ricordiamo che oltre ad avere un carattere intercantonale, questi eventi dovranno prevedere un minimo di 300 e un massimo di 600 spettatori se avranno luogo al chiuso e un massimo di 1000 spettatori se svolti all’aperto. Per consentire agli organizzatori di avere la reale possibilità di svolgere eventi, nonché sulla base delle informazioni fornite dall’autorità federale lo scorso 28 aprile 2021 nell’ambito della consultazione con i Cantoni, il Consiglio di Stato ha già individuato tre possibili manifestazioni che soddisfano tutte le caratteristiche degli eventi test. Il Consiglio di Stato valuterà se aumentare il numero dei test a cinque, come indicato oggi dal Consiglio federale. 

Nei prossimi giorni, sulla base dell’ordinanza federale relativa alle grandi manifestazioni, la pagina web del Cantone dedicata alle grandi manifestazioni (www.ti.ch/grandimanifestazioni) verrà aggiornata con le informazioni e i dati di contatto necessari a tutti gli organizzatori che intendono svolgere eventi a partire dal prossimo 1. luglio. L’autorizzazione verrà rilasciata, in maniera analoga all’anno scorso, per il tramite del Gruppo Grandi Eventi istituito dal Consiglio di Stato.

“250 ex disoccupati al lavoro per proteggere la popolazione”

“250 ex disoccupati al lavoro per proteggere la popolazione”

Norman Gobbi presenta il grande impegno per i centri di vaccinazione e non solo

Una definizione, un impegno. È quanto attesta il nome della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP), che fa parte del Dipartimento delle istituzioni diretto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. A noi qui interessa soprattutto l’aspetto legato alla “protezione della popolazione”. “La Sezione con a capo Ryan Pedevilla in questi anni sta svolgendo un grande lavoro sia per quanto riguarda la cura dell’organizzazione militare, sia sul fronte della protezione della popolazione. Durante tutti questi 15 mesi di crisi pandemica la SMPP si è distinta proprio nel sostegno concreto alla popolazione, mettendosi a disposizione per ogni aspetto logistico e organizzativo. Un supporto dato anche ad altri dipartimenti, con particolare riferimento al DSS e all’Ufficio del medico cantonale, che ha seguito la crisi dal profilo sanitario”, afferma Norman Gobbi.

Sono numerose le testimonianze che ci giungono in redazione sull’efficienza dei centri di vaccinazione, sul modo in cui sono organizzati e sulla puntualità del servizio. “Dietro c’è una macchina organizzativa di non poco conto. Una sfida partita da lontano – precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi – facendo tesoro delle esperienze maturate nel corso della prima ondata della pandemia. Attraverso un adattamento graduale della struttura, sulla scorta delle esigenze che man mano si sono presentate, siamo stati in grado di far fronte alle necessità legate al tracciamento delle persone positive al COVID-19, e soprattutto alle esigenze di una campagna di vaccinazione di massa che mai avevamo dovuto approntare. Oggi il Cantone dispone di una buona organizzazione, in grado di offrire alle cittadine e ai cittadini ticinesi un servizio – e detta di tutti – ottimale”.

L’aspetto molto interessante è il coinvolgimento di persone provenienti dalla disoccupazione in questa grande organizzazione. Ancora Gobbi: “Siamo riusciti a dare lavoro a circa 220 persone che si trovavano senza lavoro. Questi collaboratori ci sono stati segnalati dagli Uffici regionali di collocamento (URC) e attraverso l’esame dei profili e i colloqui individuali sono stati scelti i candidati idonei. Hanno un contratto di ausiliario e lavorano per il numero verde (circa 5mila telefonate da gestire alla settimana), per i centri di vaccinazione e per il Servizio di tracciamento (il Contact tracing). L’aspetto positivo di questa operazione è evidente a tutti: molte persone hanno una nuova opportunità lavorativa. Tra di loro ci sono già ex disoccupati che proprio grazie a questa occasione hanno ritrovato un impiego, si spera, definitivo. Questa macchina organizzativa impiega inoltre circa 180 sanitari che si occupano specificatamente di somministrare il vaccino. Tra loro vi sono una ventina di persone che erano in disoccupazione. A supporto anche 600 giovani delle scuole sanitarie (SSSC e SUPSI); 100 militi della Protezione civile che quotidianamente si preoccupano degli aspetti logistici e il personale del Servizio ambulanze. Mille persone che lavorano… per la protezione della popolazione e alle quali stiamo dando un importante aiuto”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Un anno fa avevamo più libertà”

“Un anno fa avevamo più libertà”

Norman Gobbi commenta l’introduzione del nuovo formulario online per entrare in Italia e presto anche negli altri Paesi europei
“Se penso all’anno scorso, quando non c’erano ancora i vaccini, proprio in questo periodo abbiamo iniziato a muoverci senza problemi lungo il confine.
Ora abbiamo i vaccini, un terzo della popolazione del Canton Ticino è stata vaccinata, anche la Lombardia ha fatto altrettanto, ma abbiamo più limitazioni rispetto allo scorso anno”.
Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha commentato l’introduzione del Passenger Locator Form, un modulo da compilare online che diverrà obbligatorio per entrare in Italia da lunedì 24 maggio.
“Questo evidentemente è un po’ paradossale”, ha aggiunto. “Mario Draghi e il ministro Garavaglia parlano di rilanciare l’economia italiana grazie al turismo, più barriere uno mette, più difficile sarà far ripartire l’Italia”.
Gobbi ha parlato anche di disparita: “La Svizzera ha voluto garantire a tutti un’ampia libertà di movimento, dall’altra parte le limitazioni sono ancora tante e, a maggior ragione in un momento dove tutti parlano di privacy, questo è un ulteriore dato che viene registrato da uno Stato terzo che vuol sapere dove io mi muovo all’interno del suo Stato”.
Gobbi è invece più scettico sulla richiesta dei politici italiani della fascia di confine di garantire una fascia di maggiori libertà a ridosso della frontiera: “Dal loro punto di vista può essere corretto, ma crea ulteriore disparità nella disparità”, ha detto.
 
 
Da www.ticinonews.ch
In giugno un’iniziativa del DI per sensibilizzare sulla violenza contro le donne e sulla violenza domestica  

In giugno un’iniziativa del DI per sensibilizzare sulla violenza contro le donne e sulla violenza domestica  

Comunicato stampa

Dopo la pausa forzata per le limitazioni imposte dalla pandemia, riprendono le iniziative istituzionali in presenza volte alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della violenza contro le donne e della violenza domestica. Il primo appuntamento da segnare in agenda è l’evento La libertà è una passeggiata, organizzato dal Dipartimento delle istituzioni (DI) in collaborazione con l’Istituto internazionale di architettura i2a di Lugano per lunedì 14 giugno 2021 dalle ore 10:00 alle ore 12:00.  

Partendo dal Consultorio della Casa delle donne in via Vignola 14 a Lugano, un punto di riferimento centrale per le vittime di violenza domestica, lunedì 14 giugno (dalle 10:00 alle 12:00) verrà proposto alle donne partecipanti un percorso pedonale attraverso alcune strade del quartiere di Molino Nuovo.

La passeggiata cittadina, accompagnata da indicazioni urbanistiche puntuali, mira a coinvolgere le donne nella definizione degli spazi urbani ponendo in luce i punti forti e i punti deboli dei medesimi secondo una prospettiva di genere. In questo modo viene affrontato indirettamente ma in maniera incisiva il tema della sicurezza e dell’insicurezza nello spazio pubblico, nell’esperienza femminile spesso ambivalente così come ambivalente può essere lo spazio privato.

La passeggiata è anche un’occasione di (ri)appropriazione dei luoghi comunitari dopo il confinamento forzato nello spazio domestico dovuto alla pandemia. Sarà possibile presentare in seguito alle autorità della Città una sintesi delle proposte e delle richieste formulate, affinché siano pensati e realizzati spazi e loro utilizzi coerenti con le esigenze emerse.

I posti sono limitati e verrà seguito l’ordine di iscrizione per confermare gli accessi all’attività. L’iscrizione deve avvenire per mail, indicando le proprie generalità complete (nome, cognome, età, domicilio, recapito telefonico e mail) entro e non oltre il 31 maggio 2021 all’indirizzo violenzadomestica@ti.ch.

Maggiori informazioni possono essere chieste allo stesso indirizzo o al n. di telefono del coordinamento istituzionale violenza domestica, 091 814 32 32.  

Da ultimo, si ricorda che prosegue a scadenza trimestrale la pubblicazione della Newsletter sulla violenza domestica a cura del DI. Il numero zero è uscito nel novembre 2020, mentre l’8 marzo 2021 è uscito il primo numero dell’anno in corso. Ulteriori numeri sono previsti a giugno, a settembre e il 25 novembre 2021. È possibile abbonarsi alla newsletter attraverso la pagina https://www4.ti.ch/di/violenza-domestica/la-violenza-domestica/informazione-e-sensibilizzazione-sul-tema/agenda/ o scrivendo a violenzadomestica@ti.ch.

Flyer

 

Una legge per combattere il terrorismo a 360 gradi

Una legge per combattere il terrorismo a 360 gradi

“Come dimostrato dagli attacchi del 12 settembre 2020 a Morges e del 24 novembre 2020 a Lugano, la minaccia terroristica più probabile nel nostro Paese proviene da attori il cui orientamento violento è radicato tanto in crisi personali o problemi psichici quanto in un’opera di convincimento ideologico. Le persone radicalizzate più suscettibili di commettere attentati sono ispirate dalla propaganda jihadista senza avere necessariamente un contatto diretto con un gruppo o un’organizzazione jihadista. Questo tipo di attacchi rimane una sfida per la sicurezza”. Così si esprime il Consiglio federale nel rapporto 2021 sulla politica di sicurezza. Una sfida a cui il mondo politico è chiamato a rispondere per salvaguardare i cittadini del nostro Paese. Abbiamo le « armi » per garantire che attacchi ed episodi violenti legati al terrorismo – non solo quello dovuto alla radicalizzazione islamista, ma pure quello conseguente a un’estremizzazione di ideologie di sinistra, di destra e/o animaliste – vengano scongiurati?

La risposta è « sì », se si considera che la Svizzera ha ampliato i suoi mezzi di difesa. Con la revisione del Codice penale, i reati terroristici quali il reclutamento, la formazione, i viaggi per unirsi alla « guerra santa » nonché la commissione di gravi reati terroristici possono essere puniti più duramente. La risposta è « no», se pensiamo che oggi la Polizia può intervenire solo quando una persona ha già commesso l’attacco terroristico. È questa la lacuna grave, a cui Consiglio federale e Parlamento hanno posto rimedio con la Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo ( MPT) che saremo chiamati a votare il 13 giugno.

Il punto più criticato dai referendisti è la misura che permetterà alla Polizia di decretare gli arresti domiciliari. Di mezzo ci sono la nostra libertà e i nostri diritti. È una preoccupazione legittima, ma che non ha ragione d’esistere. La Polizia non potrà fare il « bello e cattivo tempo», ma attenersi a regole precise. Come cittadini svizzeri godiamo di garanzie costituzionali che la nuova legge non contraddice. Qualsiasi misura preventiva di polizia deve essere proporzionata, considerando i diritti di libertà costituzionali. Molti hanno timore che questa nuova legge potrà limitare la partecipazione a manifestazioni di carattere politico. Falso: la libertà costituzionale di espressione toglie qualsiasi aggancio per un intervento preventivo contro manifestanti. Le condizioni per ordinare misure di polizia per la lotta al terrorismo sono dunque severe. Il fattore decisivo è il potenziale di violenza di un individuo, e tale potenziale deve essere valutato per ogni individuo. La legge definisce chiaramente ciò che costituisce una minaccia terroristica: si deve presumere – sulla base di indicazioni concrete e attuali – che una persona sia coinvolta in attività terroristiche. Inoltre tale soggetto deve essere già stato seguito con misure sociali, di integrazione e terapeutiche previste dal Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento. Se quest’ultime hanno fallito e se sono stati esauriti anche tutti gli altri strumenti a disposizione della Polizia ( gli stessi utilizzati contro la tifoseria violenta e la violenza domestica), è solo in quel momento che possono essere applicate le nuove misure per la lotta al terrorismo. Senza dimenticare che qualsiasi intervento deve essere limitato nel tempo e può essere contestato con un ricorso davanti a un Tribunale. Gli arresti domiciliari, poi, necessitano dell’approvazione del giudice.

La legge ha già tenuto conto di tutti i fattori che potrebbero far sorgere dubbi sulla legittimità degli interventi, con particolare attenzione – come detto – al rispetto delle nostre libertà costituzionali. È quindi nell’interesse di tutta la collettività che questa legge entri finalmente in vigore. È l’unico mezzo per combattere il terrorismo a 360 gradi e per fermare la mente e la mano di queste persone prima che compiano un attacco criminale.

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 15 maggio 2021 del Corriere del Ticino

Nelle carceri ticinesi sempre più stranieri

Nelle carceri ticinesi sempre più stranieri

“La nostra situazione geografica richiede ingenti investimenti per la sicurezza”

Ci sono due dati particolarmente sensibili che sono balzati agli occhi durante le ultime settimane. Il primo: in Svizzera i detenuti presenti nelle strutture carcerarie sono diminuiti di circa il 10 per cento. In Ticino no. Il secondo: la presenza di detenuti stranieri nelle strutture carcerarie svizzere continua ad aumentare e in Ticino è superiore rispetto a quanto avviene nel resto dei Cantoni, e oggi supera la media svizzera del 70%. Andiamo con ordine e parliamo del primo aspetto. “La controtendenza ticinese sull’affollamento delle carceri rispetto al resto della Svizzera – afferma di Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – è causata da importanti e numerose inchieste legate al traffico di stupefacenti. Ciò ha comportato un aumento di detenuti nel carcere giudiziario. Un dato da leggere – come sempre in questa materia – con una duplice valenza: in senso positivo, perché vuol dire che l’attività di repressione della Polizia è molto elevata. Dall’altro lato in senso negativo, perché significa che sul territorio ticinese la criminalità è presente per fare “affari” nel mondo della droga e usa il Ticino quale via privilegiata per i suoi traffici internazionali di stupefacenti. La risposta dell’autorità inquirente però, come si vede, è importante e non saranno passati inosservati alle e ai ticinesi che seguono la cronaca la serie di comunicati stampa diramati dalla nostra Polizia cantonale anche nelle ultime settimane. Stroncare i commerci internazionali di droga e assicurare alla giustizia questi venditori di morte rimane uno dei compiti prioritari per le forze dell’ordine”, evidenzia il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il secondo aspetto riguarda invece la presenza elevata di cittadini stranieri all’interno delle nostre carceri. “I dati parlano chiaro: su 242 detenuti, il 27% è svizzero, mentre il 73% è di nazionalità straniera. Alla Farera, ossia il carcere giudiziario con i prevenuti colpevoli in attesa del processo, il rapporto è addirittura 80% stranieri e 20% svizzeri. Questa proporzione, o disproporzione, mette sotto la lente il fatto che il Ticino per la sua particolare situazione geografica deve investire molto di più nella sicurezza per motivi legati a situazioni extra territoriali. L’attività investigativa contro il crimine organizzato internazionale, ma pure le molteplici inchieste che toccano stranieri del settore dell’asilo ci fanno capire che per mantenere un alto grado di sicurezza all’interno dei nostri confini dobbiamo spendere molti più soldi di altri Cantoni, non toccati dalle nostre problematiche”, sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Già la scorsa settimana dalle colonne del Mattino lei parlava di questa “situazione speciale” del Ticino rispetto al resto della Svizzera, con la necessità di avanzare richieste alla Confederazione per sostenere il Cantone con nuovi mezzi finanziari. “Non si scappa: il Ticino può trarre vantaggi dalla sua collocazione geografica, ma gli oneri che deve sostenere proprio per tale situazione sono diventati e diventano sempre più grandi. Come dicevo, basta guardare alla grandissima pressione sui salari e sull’occupazione che crea il mercato del lavoro lombardo sui nostri posti di lavoro. Anche il settore della sicurezza è una spia che ci mette sotto gli occhi l’evidenza di un Cantone chiamato a oneri supplementari a favore di tutto il resto della Svizzera. Tale sforzo è riconosciuto dalla Confederazione. Ma nell’ultimo decennio non appare più adeguato. È in questo quadro che dobbiamo intervenire”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.   

Scoppia un incendio nei boschi di Osco, ma è solo un’esercitazione  

Scoppia un incendio nei boschi di Osco, ma è solo un’esercitazione  

Comunicato stampa

Sirene dei pompieri, ambulanze, auto della polizia. Elicotteri in volo. Donne e uomini impegnati per 4 ore (dalle 8.00 alle 12.00) sabato mattina. Il tutto per un incendio scoppiato sopra l’abitato di Osco-Vigera, in Alta Leventina. Per fortuna – però – si è trattato di un’esercitazione in scala 1:1, che ha permesso ai partner della protezione della popolazione di testare la prontezza di intervento.

L’esercizio – diretto da un ufficiale del Corpo civici pompieri di Biasca, in stretta collaborazione con il Servizio protezione della popolazione della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni e con la Sezione forestale del Dipartimento del territorio – ha visto l’impiego di un’ottantina di soccorritori.
In particolare hanno collaborato: la Polizia cantonale, i pompieri di Biasca e di Faido, i pompieri di montagna delle Tre Valli, i servizi d’ambulanza, la Cooperativa elettrica Faido (CEF), una compagnia di elicottori e l’Esercito.

Grazie allo scenario predisposto i soccorritori hanno avuto la possibilità di mettere in pratica la catena d’allarme e di testare l’attivazione, il coordinamento e la condotta di un dispositivo d’urgenza al fronte, denominato SMEPI (Stato Maggiore degli Enti di Primo Intervento).
Gli aspetti principali sono stati – evidentemente – legati alle modalità (tecnico/tattiche) di intervento per casi simili.
L’esercitazione ha avuto un ottimo successo e ha permesso di identificare significativi spunti di miglioramento, di testare una nuova vasca antiincendio ubicata in zona e di esercitare pure la collaborazione civile-militare.

L’intervento coordinato rientra nell’ambito delle attività della Commissione dell’istruzione della protezione della popolazione (CT istr PP).