Giornico, Lema e Quinto ai nastri di partenza

Giornico, Lema e Quinto ai nastri di partenza

Le elezioni dei Municipi e dei Consigli comunali di domenica sanciranno la nascita delle tre nuove realtà aggregate – Il Ticino avrà solo 100 Comuni

Cento Comuni. Il Canton Ticino farà cifra tonda questa domenica 6 aprile con le elezioni comunali differite delle ultime tre nuove realtà aggregate: Giornico, Lema e Quinto. Si eleggono i Municipi e i Consigli comunali. Per i prescelti sarà una legislatura breve, rimarranno in carica per soli 3 anni sino alle comunali ticinesi del 2028.
Beninteso siamo ancora molto lontani dallo scenario di 27 Comuni prefigurato dal Piano cantonale delle aggregazioni, ma ancora più distanti dai numeri dell’epoca rurale. Nel 1850 i Comuni ticinesi erano 259 e tali sono rimasti per un secolo e mezzo (a fine 1994 erano ancora 247). In epoca recente i primi a convolare a nozze furono, nel gennaio 1995, Comologno, Crana e Isorno da cui nacque Onsernone. Da lì è partita una cura dimagrante inarrestabile, che non ha rallentato fino a quasi un decennio fa. L’ultimo, consistente, sfalcio risale al 2017 quando da 135 si passò, con le aggregazioni di Bellinzona e di Riviera, a 115. A seguire, negli ultimi quattro anni, solo “spuntatine”: dapprima si è scesi a 108 e, infine, agli attuali 106 Comuni.

Evoluzione del numero Comuni in Ticino
Dall’elenco, domenica, spariranno Prato Leventina (diventerà quartiere di Quinto), Bodio (quartiere di Giornico) e i 5 Comuni che hanno deciso di unirsi nel nome di Lema, il monte che li sovrasta: Bedigliora, Curio, Miglieglia, Novaggio e Astano. Quest’ultima nascita sancirà anche la fine della gerenza di Astano, che è senza un Municipio vero e proprio dall’agosto 2020.

Caratteristiche e rapporti di forza
Il nuovo comune di Quinto conterà circa 1’360 abitanti (di cui circa 390 a Prato Leventina) e una superficie di ben 92 km quadrati ettari (Lugano, per fare un confronto, si estende ha 76). I posti di lavoro presenti sono circa 810 e il moltiplicatore è al 90%. Il Municipio eletto sarà di 5 membri e il Consiglio comunale di 21.
Tanti numeri, ma alla fine a contare saranno i rapporti di forza. Per Quinto sarà interessante scoprire se si confermeranno quelli esistenti. Il partito storico di maggioranza assoluta è il PLR che nel 2021 (quando si era votato solo per il Consiglio comunale) aveva ottenuto ancora il 55%. Situazione simile anche a Prato Leventina, ma con il PLR partito di maggioranza solo relativa (2 municipali su 5 e 7 consiglieri su 15). Sarà interessante vedere se il PLR, che presenta i due sindaci uscenti, riuscirà a confermare il primato e con che margine. A Quinto, nel paese dove il consigliere di Stato Norman Gobbi ha mosso i suoi primi passi politici, sarà curioso inoltre scoprire quanti eletti riuscirà ad ottenere la lista Lega-UDC con la somma dei voti a Quinto e di quelli del gruppo Insieme per Prato Leventina.
Il Comune aggregato di Giornico potrà contare su 1’853 abitanti (di cui circa 890 a Bodio) e un territorio di 28,5 km2 ettari. I posti di lavoro presenti sono quasi 500, mentre il moltiplicatore è sceso dal 100 al 95%. Anche qui è previsto un Municipio di 5 membri, mentre il Consiglio comunale ne avrà 25.
Qui, a livello di forze politiche, a dominare la scena è invece il Centro (nel 2021 aveva conquistato oltre il 40%). Una maggioranza presente anche Bodio, per cui i pronostici sono che l’ex PPD possa mantenere agevolmente il primato anche nella nuova realtà aggregata. Resta da vedere se il dominio sarà assoluto, sia in Municipio che in Consiglio comunale.
Lema sarà, delle tre, la realtà più popolosa, con 2’653 abitanti (così distribuiti nelle frazioni: Astano circa 300, Bedigliora 620, Curio 610, Miglieglia 310 e, infine, Novaggio circa 820) Per superficie complessiva, quasi 19 km2, sarà invece la più piccola. I posti di lavoro complessivi risultano 711 e il moltiplicatore comunale è del 95%. Qui è previsto un Municipio più corposo, 7 membri, con un Consiglio comunale di 21 membri.
Ma in Malcantone la strada dei pronostici si fa maledettamente in salita e i confronti sono complicati dal fatto che, ad esempio. ad Astano da tempo non si affrontano più elezioni e ci sono anche realtà che non avevano il Consiglio comunale. Domenica si determineranno i primi rapporti di forza tra le tre liste civiche che si presentano all’elezione (Crescendo, Intesa e Forum), quella UDC-Lega e quella presentata da HelvEthica per il Legislativo. A riscaldare gli animi, a fine gennaio, c’è stato l’annullamento da parte del Consiglio di Stato della spesa di quasi 3 milioni di franchi varata a dicembre dal Legislativo uscente di Bedigliora. Spesa annullata perché avrebbe zavorrato le finanze del futuro comune.

Progetti e prospettive
Quella del 6 aprile sarà però soprattutto una giornata di volti, più o meno nuovi, più o meno sorridenti a seconda di ciò che diranno le urne. Candidati che, nelle scorse settimane, il Quotidiano ha incontrato in tre distinti reportage che potete rivedere qui sotto.
In Bassa Leventina c’è voglia di arrestare il calo demografico, portare giovani e rilanciare la zona industriale. Anche se l’ex Monteforno, l’acciaieria più grande del Cantone, è ormai spenta da tre decenni, resta intatta la sfida di far convivere la produzione, con i suoi residui e le sue polveri, e la parte turistico residenziale. Giornico, grazie alle sue chiese romaniche ma non solo, è infatti uno dei borghi più belli della Svizzera. “L’obiettivo sarà la collaborazione – spiega uno dei candidati -. Vogliamo un team che lavora per il Comune, senza pregiudizi e colori di partito”. Uno degli obiettivi, come detto, è di attirare più famiglie possibili. Non mancano peraltro gli spazi abitativi vuoti. Nello stesso nucleo storico di Bodio ci sono delle case che attendono di essere ristrutturate. Lo svincolo autostradale ha infine rilanciato l’economia locale e rimesso in uso diversi capannoni dismessi. “C’è un certo fermento nella zona industriale”, gli fa eco un altro candidato.
Anche in Malcantone si punta su una capillare offerta scolastica per portare giovani famiglie a vivere nelle frazioni di Lema. Con un occhio alle finanze. Attualmente ci sono due scuole dell’infanzia, una scuola elementare e una scuola media, queste ultime a Novaggio, con trasporto per gli allievi garantito e un servizio mensa. Un’offerta migliorabile, afferma un candidato: “Vogliamo puntare su doposcuola e asili nido per rendere attrattivo il comune. Ben sapendo che sempre più spesso entrambi i genitori devono lavorare”. “Dovremo esplorare la possibilità di mettere in atto un doposcuola e un pre-scuola”, conferma il candidato di un’altra lista. “Vogliamo inoltre migliorare i trasporti scolastici”, aggiunge un terzo rappresentante di lista. Anche quello delle finanze è un argomento centrale per tutti gli sfidanti. “Aumentare le entrate – ammette un candidato – non sarà semplice, perché abbiamo un grosso problema a valle, il traffico. Mentre il nostro piano regolatore è abbastanza esaurito per le zone artigianali. Non resta che puntare sulla qualità di vita per aumentare l’attrattività”. Qualità di vita che varcato l’uscio di casa, in un territorio costituito per tre quarti da boschi, è garantita. Non resta che abbinare il verde a una digitalizzazione di pari livello.
Quinto è primo per ampiezza del proprio territorio e, probabilmente, anche per bellezze naturali (basti citare la valle di Piora con i suoi laghi alpini). Anche qui, ciò che sembra accomunare la strategia delle regione di montagna, occorre “puntare su politiche a favore delle famiglie. Incentivando, ad esempio, la rivitalizzazione dei nuclei e il rinnovo del parco immobiliare privato”, dice una candidata. E anche qui, si è sicuri di disporre già di un ottimo istituto scolastico, nonché di poter contare su associazioni sportive e culturali molto attive. “Sarebbe bello se la gente riuscisse a sistemare le proprie case o eventualmente anche venderle a persone che vogliono venire a vivere qui”, nota un’altra candidata. L’aspetto più difficile è però quello dei posti di lavoro. “C’è una zona industriale con ancora dei posti liberi dove si potrebbero insediare ditte di qualsiasi ramo”, continua la candidata. “Vogliamo puntare sull’attrattività del nostro territorio, offrendo servizi che vanno dalla scuola dell’infanzia alla scuola media. Abbiamo una fermata del treno che ci collega con i grandi centri. Nel comune ci sono inoltre diversi negozi di e anche una clinica dentaria”. Insomma, qui, aspirano a crescere, anche perché ribadiscono “non siamo fuori dal mondo”.

I risultati di questa tornata elettorale domenica si potranno seguire in diretta sul nostro sito con il liveticker. Maggiori dettagli saranno disponibili tramite le grafiche e i dati sui singoli Comuni presenti nel sito speciale dedicato alle elezioni comunali ticinesi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Giornico-Lema-e-Quinto-ai-nastri-di-partenza–2719456.html

«Aggregarsi è possibile anche senza essere vicini»

«Aggregarsi è possibile anche senza essere vicini»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 13 novembre 2019 del Corriere del Ticino

Dopo l’appello di Norman Gobbi ai Comuni della regione il sindaco di Locarno prende posizione sulle fusioni comunali.
Per Alain Scherrer non bisogna più concentrarsi sulla contiguità territoriale perché il pericolo è di chiudersi in una morsa «che rischia di soffocarci».

Un salto di pensiero e di velocità. E un taglio netto con il passato. È quanto chiede il sindaco di Locarno, Alain Scherrer, ai Comuni della regione, prendendo posizione dopo l’intervista nella quale il consigliere di Stato Norman Gobbi ha lanciato un appello affinché attorno al Verbano riparta il discorso sulle aggregazioni. Con un invito: quello che siano i Comuni stessi, dopo le numerose prese di posizione negative sui piani cantonali, a suggerire nuove proposte concrete. Era stato peraltro lo stesso Scherrer a rilanciare di recente la tematica, in occasione della presentazione dei preventivi della Città.

Un’unione di capacità
Sulla tematica generale il timoniere di palazzo Marcacci sottolinea che «l’aggregazione di Comuni non è solo un affare “giuridico”, ma è soprattutto una questione di unire competenze e capacità progettuali. Così facendo, riusciremmo ad essere più attrattivi per chi vuole investire nella regione e potremmo fornire impulsi decisivi alla ripresa economica e ai nostri giovani, che stanno combattendo per un futuro migliore». Per Scherrer, poi, «abbiamo bisogno di fare sistema e di concepire questa nuova fase, valorizzando le innovazioni. Ciò si può ottenere solo con l’unione di più Comuni, avendo così un maggior numero di strumenti a disposizione».

Problemi da risolvere assieme
Il direttore del Dipartimento istituzioni aveva però chiesto proposte concrete ai partner locali. In quest’ambito il sindaco di Locarno lancia un accorato e deciso appello «ai Comuni che fino ad oggi hanno mostrato più resistenza al cambiamento», chiedendo loro di «fare una riflessione più profonda, soprattutto alla luce dell’evoluzione delle problematiche non solo a livello ticinese e svizzero, ma anche a livello mondiale. La questione climatica, giusto per fare un esempio, non può essere risolta in modo frammentario».

Un taglio con il passato
Il ministro aveva poi sottolineato come quello verso una fusione comunale debba essere un processo condiviso e non imposto dall’alto. Una posizione che trova favorevole anche Alain Scherrer. «Condivido l’affermazione che un’aggregazione debba “partire dal basso”, ma sappiamo benissimo che “un po’ più in alto” vi sono politici che non incentivano, anzi a volte scoraggiano, chi vuole costruire un futuro differente per i nostri giovani. Dobbiamo dare un taglio al passato: non si può cercare una condivisione di tutti i Comuni della regione e pensare a un unico Comune da Brissago a Gudo. Oggi è una pia illusione. Bisogna invece provare a dare un nuovo impulso alle aggregazioni, studiando un progetto concreto con chi ci crede davvero, anche se il suo Comune non dovesse confinare direttamente con Locarno».

Il nodo zona industriale
Uno dei nodi che ha pesato sulle ultime proposte avanzate dal Cantone è quello della zona industriale sul Piano di Magadino. Una risorsa importante, contigua ai Comuni della zona, ma in buona parte situata su territorio giurisdizionale di Locarno. Nella sua intervista Norman Gobbi invitava a riaffrontare la questione seguendo nuove logiche. Cosa ne pensa il sindaco della Città? «Si mette in dubbio la permanenza della zona industriale nel Comune di Locarno solo perché è separata dal centro della città – afferma Scherrer – ma la vicinanza, come detto prima, non è la chiave di volta della questione. Ciò che conta per portare avanti la regione è la condivisione di competenze, progettualità e di ampie vedute».

Sguardo oltre l’orizzonte
L’idea è insomma quella che, riavviando finalmente il discorso sulle aggregazioni comunali, non siano solamente i confini giurisdizionali a cadere, ma anche una visione ristretta del territorio. L’invito non è solo a staccare lo sguardo dal proprio orticello, ma di alzarlo anche oltre l’orizzonte, per avere una visione il più ampia possibile.
«Se ci limitiamo a ragionare sulla vicinanza, sulla contiguità di territorio – conclude il sindaco di Locarno – , allora ci rinchiudiamo in una morsa, che rischia di soffocarci. Dobbiamo invece essere capaci di guardare oltre, ragionando sulle competenze e gli strumenti a disposizione. Più sono ampi e meglio potremo lavorare».

Un messaggio chiaro, dunque, quello lanciato ai Comuni della regione. Ora non rimane che attendere per scoprire se qualcuno sarà disposto a rispondere in modo positivo.

«Cari Comuni, sulle fusioni non dite no ma siate propositivi»

«Cari Comuni, sulle fusioni non dite no ma siate propositivi»

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 11 novembre 2019 del Corriere del Ticino

Uno dei temi della campagna elettorale nel Locarnese, rilanciato di recente dal sindaco della Città Alain Scherrer, dovrà giocoforza essere quello delle aggregazioni. La regione è infatti il fanalino di coda del cantone. Ecco cosa dice il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Il Locarnese continua costantemente a perdere terreno rispetto al resto del cantone. Si dice sempre che le fusioni devono partire dal basso, ma qui si è sempre fermi…
«Con il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) il Cantone ha specificato una visione strategica del Ticino nella sua definizione istituzionale, tenendo conto delle opportunità di sviluppo socio-economico delle varie regioni. Il PCA non vuole e non deve essere visto come un’imposizione dall’alto, nella convinzione che i frutti di un’aggregazione possono essere colti solo se vi è la massima condivisione attorno a un progetto (Willens Gemeinde). Ma soprattutto mi preme sottolineare che il PCA vuole essere uno strumento dinamico. La fotografia contenuta in questo Piano corrisponde al ruolo di Comune economico e di servizio precisato a fine anni Novanta, dove criteri quali il recupero di capacità decisionali, rispetto ai compiti sovra comunali, e di forza finanziaria, volta a sostenerne la progettualità, erano gli elementi costitutivi. Negli ultimi anni, però, si è sviluppato un ampio dibattito sul ruolo attuale del Comune, sempre più visto come garante della qualità di vita residenziale. E qui penso in particolare al risultato emerso dal sondaggio commissionato dalla Sezione enti locali alla fine del 2018, dove la grande maggioranza delle persone interrogate ha individuato proprio nella qualità di vita residenziale il motivo principale per il quale scegliere un comune in cui abitare».

Tra le criticità, che hanno ostacolato lo sviluppo della discussione, l’opposizione a una fusione soprattutto con la città di alcune delle località (Muralto, Minusio e Ascona). Si tratta di ostacoli insormontabili?
«Il timore principale avvertito dalle autorità comunali del Locarnese nel corso della consultazione sul PCA è stato quello di pensare che il Cantone potesse arrivare a imporre le aggregazioni. Le risposte sono state sostanzialmente negative. Ma i Comuni spesso non si sono spinti – purtroppo – al di là del rifiuto. Se il Piano cantonale non è condiviso – e posso comprendere benissimo che dal loro punto di vista non lo sia – mi aspetto che i Comuni stessi arrivino ad avanzare proposte concrete. In questo senso perché non pensare, se tutti i Comuni fossero interessati, di definire in maniera partecipativa con il Cantone nuovi confini comunali? Mi piacerebbe che questo messaggio potesse essere colto, consapevole delle difficoltà e del rischio di sovrapposizioni di molte proposte tra loro. Così facendo ci si potrebbe confrontare apertamente per giungere a risultati diversi da quelli previsti dal Piano cantonale, maggiormente aderenti alle volontà locali».

Dunque l’ipotesi del Comune «Lago», con Ascona, Ronco e Brissago, è ancora ipotizzabile?
«A mio parere lo è. E lo dico proprio alla luce della dinamicità che va attribuita al Piano cantonale delle aggregazioni e alla nuova concezione del ruolo del Comune. Ascona, Ronco e Brissago sono tutti improntati principalmente al turismo. Avremmo una comunità che condivide la stessa vocazione e salveremmo delle vere e proprie perle del nostro territorio, garantendo quella qualità di vita residenziale che i cittadini sembrano privilegiare. Grandi vantaggi con alcune controindicazioni, come la difficoltà di recuperare la piena autonomia decisionale su alcuni compiti svolti in collaborazione con altri comuni del Locarnese».

Nelle ultime ipotesi non è mai stata ben chiara la collocazione di Terre di Pedemonte. Vi sono oggi i presupposti per prevederne l’aggregazione con realtà contigue? In tal caso si guarda verso l’agglomerato o verso la Vallemaggia?
«Il PCA definisce le Terre di Pedemonte come un territorio a sé stante. Il Comune, territorialmente e funzionalmente, si caratterizza come snodo delle valli Onsernone e Centovalli, di cui può rappresentare un punto di riferimento con tratti distintivi rispetto all’area urbana. Per questo ritengo che debba continuare a consolidarsi nella forma in cui oggi lo conosciamo. Più in generale ci si può chiedere perché vanno ridefiniti i confini dei Comuni ticinesi. Uno dei criteri principali, se non il primo in assoluto come si è visto dal sondaggio appena citato, è quello di assicurare ai cittadini un’alta qualità di vita residenziale. Se il Comune è responsabile di questo importante fattore allora si può concludere che la sua dimensione non può andare all’infinito, le aggregazioni non essendo fini a se stesse. Senza dimenticare poi tutto il discorso legato alla prossimità, ossia alla capacità delle autorità locali di leggere le aspettative dei cittadini e giungere a risposte puntuali, con efficacia ed efficienza».

Tresa, tra un mese il voto

Tresa, tra un mese il voto

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 26 ottobre 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11029503

Un territorio di 11 chilometri quadrati, 3’300 abitanti, gettito fiscale di 11 milioni di franchi e un moltiplicatore all’85%: questi i numeri del futuro Comune di Tresa, il cui progetto è stato presentato venerdì mattina e che deve ancora ricevere l’appoggio dei cittadini di Ponte Tresa, Croglio, Sessa e Monteggio, chiamati alle urne il 25 novembre.

L’obiettivo principale dell’aggregazione, sottolinea Piero Marchesi, sindaco di Monteggio e presidente della commissione di studio, è di rispondere alle esigenze dei cittadini di più servizi, come un asilo nido e un centro diurno per gli anziani, che oggi è difficile poter offrire. La nuova realtà avrà anche un importante sostegno del Cantone, a cui è stato chiesto un aiuto finanziario di quasi 4,5 milioni di franchi.

Il progetto non fa comunque l’unanimità: in maggio il Legislativo di Ponte Tresa aveva bocciato il rapporto della commissione di studio, mentre giovedì si è palesato un comitato di contrari, i cui argomenti non sono ancora conosciuti.

Aggregazioni, volontà di dialogo

Aggregazioni, volontà di dialogo

Da www.rsi.ch

Il consigliere di Stato Norman Gobbi: “Condivisione e progetto dal basso sono le chiavi del successo”

“Siamo stati accolti bene e si denota la volontà di dialogo”. Parole del consigliere di Stato Norman Gobbi al termine della prima fase di incontri con i comuni. Le visite erano anche l’occasione per far conoscere il nuovo responsabile degli enti locali e per presentare i progetti strategici del Cantone, fra questi il piano delle aggregazioni. Oggi l’incontro con Mendrisio che, sull’argomento, ha dato qualche consiglio.

Avere un dialogo diretto e schietto. Era tra i primi obiettivi degli incontri tra i comuni e il Dipartimento delle istituzioni. Per il suo direttore Norman Gobbi è essenziale, considerando “il ruolo imprescindibile del comune e dei suoi amministratori come collante tra cittadini, aziende di un territorio e autorità politiche comunali. Questa vicinanza tra autorità, cittadino e aziende è per noi vitale, visto che è uno di quei segni di qualità che ci contraddistingue rispetto ai paesi vicini e che ci ha resi forti in questo tempo”.

I comuni incontrati hanno le idee in chiaro e hanno esposto particolari necessità di cui ha potuto prender nota il nuovo capo della Sezione enti locali, Marzio Della Santa. “Ciò che mi ha colpito di più forse è la franchezza, anche un certo senso critico che i comuni hanno potuto esprimere nei confronti del cantone, per esempio denunciando troppa burocrazia, troppo interventismo da parte del Cantone nei confronti del comune. Ma anche un’apertura verso la ricerca di soluzioni diverse, pur sempre funzionali, che garantiscono al comune quell’autonomia che, nel corso degli anni, per tante ragioni, è andata perdendo”.

Il focus è comunque al futuro, il comune 2.0 che dovrà per forza essere ridefinito. “Dovremmo veramente ridare al comune un ruolo centrale – prosegue Della Santa – e questo non solo nei confronti del cittadino che abita all’interno del comune, dell’intero sistema federale svizzero. Oggi si assiste anche a un certo disimpegno del cittadino dalla cosa pubblica. C’è da interrogarsi se questo disimpegno non è, in parte, anche dettato dal fatto che quando magari entra a far parte di un legislativo, di un esecutivo comunale, spesso si trova a dover operare con una sorta di corsetto molto stretto, che non gli dà la possibilità di più ampio respiro, di progettualità, di realizzarla e quindi il cittadino, alla fine, si dedica ad altre attività”.

Un concetto che potrà giovare ai processi aggregativi e Mendrisio ne sa qualcosa. “Quella di Mendrisio è stata un’esperienza di aggregazione a tappe, portata avanti da un progetto strategico fatto partendo dal basso – spiega il sindaco Samuele Cavadini -. E’ stata un’esperienza preziosa perché ci ha permesso di capire cosa vuol dire affrontare un’aggregazione. Adesso stiamo cercando di capire come consolidare un’aggregazione. per immaginare poi eventuali future tappe”.

Condivisione e progetto dal basso, ha confermato Norman Gobbi, sono le chiavi del successo per i processi aggregativi. Dieci i comuni incontrati in questa prima fase di visite. La seconda sarà dopo l’estate.

Il Tribunale Federale boccia il Ticino a 15 comuni

Il Tribunale Federale boccia il Ticino a 15 comuni

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 24 aprile 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10397027
 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 aprile 2018 del Corriere del Ticino

Territorio: Losanna boccia il Ticino a 15 Comuni

I giudici del Tribunale federale hanno dichiarato irricevibile l’iniziativa popolare lanciata nel 2013 dalla VPOD Norman Gobbi: «La sentenza dà slancio al piano cantonale delle aggregazioni, è una conferma giudiziaria»

Sull’iniziativa popolare «Rafforzare i Comuni – Per un Ticino moderno, democratico e ben organizzato» è calato definitivamente il sipario. Lanciata nel 2013 dalla VPOD, l’iniziativa chiedeva di riorganizzare il nostro cantone creando al posto degli allora 137 Comuni, quindici entità forti ripartite sul territorio. Il testo, approdato nel febbraio del 2017 sui banchi del Gran Consiglio, era però stato respinto con 48 voti favorevoli, 25 contrari e 3 astensioni poiché ritenuto irricevibile. «Dire che il popolo non può esprimersi mi sembra molto grave – aveva dichiarato in aula il primo firmatario Raoul Ghisletta (PS) – la questione finirà davanti al Tribunale federale». Partito il ricorso, ieri per i promotori dell’iniziativa è però arrivata la doccia fredda. Nella sentenza datata 17 aprile, i giudici dell’Alta Corte respingono il ricorso, rilevando che «l’iniziativa viola il diritto superiore». In particolare, il Tribunale federale ricorda come la Carta europea – ratificata dalla Svizzera nel 2005 – prevede che «per ogni modifica dei limiti territoriali le collettività interessate dovranno essere preliminarmente consultate». E qui sta il problema. Sì perché come si legge nella sentenza, «il voto espresso dalla popolazione di tutti i Comuni nell’ambito della votazione sull’iniziativa in esame non può essere qualificato quale consultazione ai sensi della Carta, poiché coinciderebbe con la decisione sulla loro dissoluzione senza prevedere, volutamente, una loro consultazione preventiva». In altre parole, in caso di votazione il popolo ticinese sarebbe stato chiamato a deliberare sul futuro del proprio Comune e del resto del Ticino, senza che le diverse località si siano espresse tramite una votazione consultiva. «Nell’ipotesi di un’accettazione del testo i Comuni attuali scomparirebbero, senza essere preliminarmente consultati», rileva il Tribunale federale. Da qui l’incompatibilità con il diritto superiore.

Si continua sulla rotta tracciata
Ad accogliere la sentenza con soddisfazione è il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che rileva come «questa decisione conferma la posizione espressa dal Governo di voler evitare una votazione generale sul Piano cantonale delle aggregazioni. Il fatto che il Tribunale federale abbia confermato la nostra posizione dà quindi nuovo slancio al progetto». Un progetto questo corretto dopo la fase di consultazione e che, in sintesi, mantiene sì la visione di un Ticino a 27 Comuni, ma concede maggiore libertà agli enti locali e alle iniziative aggregative. «L’approccio presentato nelle scorse settimane è confermato dalla decisione del Tribunale federale – continua il direttore delle Istituzioni – oltre alla scelta politica di promuovere i processi aggregativi dal basso, con questa sentenza abbiamo dunque una conferma giudiziaria». Ma non solo. La sentenza emessa dai giudici di Losanna ribadisce altresì le tesi espresse nel giugno del 2016, quando l’Alta Corte aveva respinto il ricorso di Giorgio Ghiringhelli. Allora, il Tribunale federale aveva decretato irricevibile l’iniziativa lanciata dal Ghiro e denominata «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona» che prevedeva la creazione di due grandi poli nati dall’aggregazione rispettivamente di 18 e di 17 comuni. «La decisione prudente del Tribunale federale, già espressa con la sentenza sull’iniziativa Ghiringhelli, conferma che la scelta strategica fatta dal Consiglio di Stato è corretta – conclude Gobbi – qui non si tratta di aver paura del giudizio dei cittadini: il voto popolare dev’esserci ma su progetti puntuali, non su un piano cantonale che, chiaramente, non può dare risposte a tutto. Significherebbe forzare la mano».

Di cavilli e chiamata alle urne
Sul fronte opposto, la sentenza del Tribunale federale suscita invece una certa amarezza tra i promotori dell’iniziativa. «Non possiamo che prendere atto della sentenza ma va detto che, su questi temi, il Tribunale federale sembra aver deciso una linea da mantenere tout court», commenta Ghisletta. Per poi aggiungere: «Mi spiace solo che, a furia di cavilli giuridici, per la popolazione non ci sia mai la possibilità di votare sulle aggregazioni. Ed è un peccato perché un voto sulla nostra iniziativa avrebbe potuto velocizzare i processi in corso, magari dando slancio a un controprogetto». Esclusa la possibilità di una chiamata alle urne, il primo firmatario rileva infine come «in un’ottica futura bisognerà capire come accompagnare questi processi aggregativi in una prospettiva di equità e di qualità dei servizi in tutte le zone. Per non parlare della solidarietà fiscale».

Sentenza del Tribunale federale sull’iniziativa popolare costituzionale elaborata che concerne i comuni

Sentenza del Tribunale federale sull’iniziativa popolare costituzionale elaborata che concerne i comuni

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della sentenza del Tribunale federale ricevuta in data odierna, che conferma l’irricevibilità dell’iniziativa “Rafforzare i Comuni. Per un Ticino moderno, democratico e organizzato”, con cui si proponeva di strutturare il Cantone in 15 Comuni. Il Tribunale federale ha in effetti respinto il ricorso contro il Decreto del Gran Consiglio del 14 febbraio 2017 di dichiarare irricevibile questa iniziativa popolare costituzionale.

La sentenza del Tribunale federale conferma tesi giuridiche e conclusioni già espresse nella sentenza del giugno 2016 sull’iniziativa costituzionale “Avanti con le nuove Città di Locarno e Bellinzona”.
La decisione convalida in particolare la tesi del Gran Consiglio, che aveva considerato irricevibile l’iniziativa poiché contraria al diritto superiore, non permettendo una preventiva sufficiente consultazione delle collettività locali prima di procedere ad un’aggregazione. In ambito aggregativo – anche alla luce di questa sentenza che pone la parola fine ad una procedura finora ancora aperta – il Dipartimento proseguirà nelle linee tracciate in vista dell’allestimento definitivo del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), presentate lo scorso 11 aprile 2018.
Contrariamente all’impostazione dell’iniziativa, il prospettato PCA promuove progetti di riorganizzazione promossi dalla comunità locali nel solco degli indirizzi da esso tracciati.

Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio

Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio |

Signor Presidente,
Egregi signori,
Gentili signore,

è con immenso piacere che vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale.

Prima di affrontare i temi caldi che toccano il Cantone da una parte e i Comuni dall’altra, concedetemi due battute di rito per gli avvicendamenti di questa sera. Innanzitutto un ringraziamento va al Presidente uscente Riccardo Calastri per l’impegno profuso in questi anni; un personaggio chiave per il grande progetto aggregativo del Bellinzonese. E per un Presidente che lascia, uno nuovo si appresta a raccogliere la stimolante sfida; al neo Presidente Felice Dafond formulo i migliori auguri per la sua nuova carica, certo di poter contare sulla sua professionalità per affrontare i progetti e le riforme che disegneranno l’assetto futuro del nostro Cantone.

La vostra assemblea è da sempre un momento privilegiato per confrontarmi con voi sui cantieri che concernono gli enti locali, ovvero il Piano cantonale delle aggregazioni – il meglio noto PCA – e la riforma strutturale Ticino 2020.

Partiamo dalla riforma aggregativa. Qualche settimana fa è scaduto il termine che abbiamo fissato all’inizio dell’estate per la consegna delle prese di posizioni sul Piano cantonale delle aggregazioni. Al momento abbiamo ricevuto poco più di novanta risposte, e abbiamo lasciato ancora un po’ di margine a tutti gli attori coinvolti per inoltrare le proprie osservazioni. Dopodiché consolideremo i risultati e il Governo licenzierà un messaggio all’attenzione del Parlamento.

E proprio sul PCA tengo a ricordare alcuni punti cardine che, soprattutto sulle prese di posizione apparse qua e là sui nostri media, sono andate perse. Anzitutto il PCA è un progetto che rappresenta la visione cantonale e non un’imposizione, come alcuni hanno voluto far credere. Infatti il Governo ha chiarito come non intenda mirare all’applicazione della riforma istituzionale attraverso una votazione costituzionale a livello cantonale. Il futuro degli enti locali è dunque in mano agli abitanti di ciascun Comune, i quali si potranno determinare con i pro e i contro che ne conseguono, com’è giusto che sia.

E in secondo luogo la riforma propone incentivi senza nascondere alcun ricatto. Nella seconda fase abbiamo illustrato gli strumenti per realizzare la riforma. L’intento è quello di definire le regole per un processo aggregativo coerente, capace di realizzarsi secondo una tempistica ragionevole e supportato da incentivi finanziari mirati, seppur limitati nel tempo.

L’altro grande cantiere aperto è invece la Riforma Ticino 2020 che vuole finalmente invertire la centralizzazione dei compiti, di cui si parla ormai abbondantemente da alcuni anni e responsabilizzare maggiormente le parti.

Attraverso il progetto Ticino 2020, si persegue l’obiettivo di permettere ai Comuni di far fronte alle mutevoli esigenze dei cittadini, arginando il progressivo trasferimento di competenze decisionali dagli Enti locali al Cantone, creando l’indebolimento del sistema federalista interno e la creazione di un’intricata matassa a livello di flussi finanziari.

E proprio in queste settimane il Governo ha valutato attentamente il proseguimento della riforma, riflettendo con attenzione su alcune criticità emerse nel corso della prima fase di attuazione del progetto di riforma. In quest’ottica l’intento del Consiglio di Stato è quello di ricalibrare la Riforma, modificando l’iter progettuale alfine di riuscire nell’intento di portare a termine questa fondamentale iniziativa istituzionale. In particolare, dovrà essere affrontato e condiviso il futuro assetto dei servizi, ossia occorrerà definire quali servizi pubblici offriremo ai nostri cittadini nel 2020.

Il Governo crede e vuole continuare con il progetto di riforma “Ticino 2020”, salvaguardando il lavoro sin qui svolto ma in modo consapevole e responsabile. Per questo intende ridefinire in corso d’opera il processo: per ottenere risultati veramente concreti di ridefinizione dei compiti e delle competenze, e non solo dei flussi finanziari.

Senza dimenticare che alla fine quello che tutti vogliamo è trovare una soluzione condivisa grazie alla quale l’amministrazione pubblica potrà essere più efficiente e fornire servizi adeguati a tutti i nostri cittadini.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Piano cantonale delle aggregazioni: visione e concretezza condivise

Piano cantonale delle aggregazioni: visione e concretezza condivise

Da Gestione & Servizi Pubblici (editore Sacchi) |

Nel corso del mese di giugno di quest’anno il Consiglio di Stato ha dato formalmente avvio alla seconda fase del Piano cantonale delle aggregazioni. Il progetto che traccia le linee guida per ridisegnare la geografia locale del Canton Ticino. Le istituzioni non possono restare immobili in una società in continua evoluzione, con esigenze che necessitano dall’ente pubblico servizi e partnership non solo efficaci, ma anche efficienti.

Dopo anni di consolidamenti istituzionali spontanei, il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) – su richiesta del Parlamento tramite modifica della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni – propone la visione cantonale sul futuro dei Comuni ticinesi. Non si tratta di una cartina arbitraria e calata dall’alto, ma di un approfondito lavoro di analisi a più livelli, che include il punto di vista dei molti attori che vivono da vicino il nostro territorio.

La prima fase del PCA si è concentrata sulla valutazione complessiva della politica aggregativa sin qui condotta, definendo il ruolo che il Comune riveste attualmente e che giocherà in futuro. In buona sostanza, l’ente locale è chiamato innanzitutto ad assicurare un determinato standard di servizi, ma dovrà esser sempre più motore di sviluppo e partner dinamico di progetti. Sulla base di questa impostazione e delle relazioni intercomunali attuali, sono stati individuati i potenziali scenari di aggregativi. Questa prima fase è già stata oggetto di una larga consultazione, dove Comuni, partiti, associazioni ed enti hanno potuto esprimersi liberamente.

Sulla scorta degli interessanti e costruttivi input ricevuti – come si dice, “dal basso” – la cartina è stata affinata e conta 27 Comuni, anziché i 23 inizialmente previsti. Di questi, oggi, già 8 ricalcano gli scenari previsti e 2 corrispondono quasi integralmente all’obiettivo cantonale. Un progetto capace di cesellare il necessario compromesso fra l’esigenza di prossimità e una dimensione amministrativa nella misura di erogare servizi di qualità e di promuovere progetti d’investimento d’interesse regionale.

La seconda fase si concentra invece sugli strumenti per concretizzare il PCA. Per i Comuni che determinano ancora una frammentazione istituzionale poco ottimale, occorrono regole affinché il processo aggregativo si sviluppi con coerenza ed entro un ragionevole lasso di tempo. Inoltre, assume una particolare importanza il coordinamento della riforma istituzionale con la riforma Ticino 2020, che intende riordinare flussi e competenze fra Cantone e Comuni: il chiarimento dei rapporti fra i due livelli istituzionali non può più fare riferimento a un “comune minimo”, ma necessita entità solide, operative e intraprendenti.
Oltre ciò sono stati anche previsti incentivi finanziari a sostegno dei Comuni, attraverso l’istituzione di crediti quadro la cui durata si estende fino a 6 anni dall’adozione del PCA da parte del Parlamento. Nello specifico, per i nuovi Comuni vi saranno un contributo alle spese di riorganizzazione amministrativa – aspetto essenziale per strutturare un’amministrazione locale ottimale – e un contributo agli investimenti di sviluppo capaci di stimolare il tessuto socioeconomico del nuovo Comune e della sua regione.

La scorsa fine di giugno ha preso dunque avvio una nuova tornata consultiva affinché i Municipi, i partiti rappresentati in Gran Consiglio e le associazioni di Comuni possano tornare a esprimersi su quanto proposto nella seconda fase del progetto. Questo a conferma di un approccio partecipativo, dove il futuro non viene di certo calato dall’alto.

Vero, in alcuni scenari – penso in particolare al Locarnese e al Luganese – una visione unanime e condivisa non è stata possibile da raggiungere, anche fra gli attori locali stessi. Ma la politica non può adagiarsi sugli stalli e nemmeno bloccarsi a oltranza. Il PCA costituisce un cantiere ambizioso? Certo, ma lungimirante – come la politica deve essere – e dove le proposte condensano un ragionevole equilibrio fra aspirazioni locali, esigenza di prossimità e una visione regionale coerente e dinamica.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Aggregazioni comunali: inesattezze e punti fermi

Aggregazioni comunali: inesattezze e punti fermi

Dal Corriere del Ticino | L’opinione – Norman Gobbi

La scorsa settimana si è tenuta l’ultima seduta del Consiglio di Stato. Sono tanti i dossier passati sul tavolo del Governo in questi mesi. Uno di questi è il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Con questo progetto si intende dare seguito alla richiesta del Parlamento di presentare una visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine. Un progetto tornato di attualità a fine giugno, con l’avvio della seconda tornata di consultazione sugli strumenti concreti per realizzare la riforma, a cui partecipano nuovamente tutti i Comuni, le loro associazioni e i partiti rappresentati in Gran Consiglio. Nel dibattito che ha ripreso vigore, sono state sollevate alcune preoccupazioni e affermate alcune inesattezze che distorcono non poco la natura del progetto e la volontà del Consiglio di Stato. Colgo quindi l’occasione per fare un po’ di chiarezza per evitare che il PCA diventi il tormentone estivo basato su presupposti non del tutto corretti.

Innanzitutto, il PCA non è una riforma imperativa e non costituisce il destino obbligato degli enti locali ticinesi. Il progetto rappresenta la visione cantonale e non un’imposizione, come si vorrebbe far credere. Infatti il Consiglio di Stato ha chiarito tra l’altro come non s’intenda mirare all’applicazione della riforma istituzionale attraverso una votazione costituzionale a livello cantonale. Il futuro degli enti locali è dunque in mano agli abitanti di ciascun Comune, i quali si potranno determinare con i pro e i contro che ne conseguono, com’è giusto che sia.

La riforma, in secondo luogo, propone incentivi senza celare alcun ricatto. Nella sua attuale seconda fase s’illustrano gli strumenti per realizzare la riforma. Si tratta di definire le regole per un processo aggregativo coerente, capace di realizzarsi secondo una tempistica ragionevole e supportato da incentivi finanziari mirati, seppur limitati nel tempo. Va da sé che chi si oppone agli obiettivi del Piano non può pretendere le risorse previste come incentivo ai consolidamenti istituzionali; come non si può nemmeno esigere il perenne beneficio di sostegni finanziari tramite leggi cantonali, che devono assicurare coerenza con lo spirito delle riforme promosse dal Cantone medesimo.

Infine, il Cantone non intende di certo ledere l’autonomia comunale, anzi. Le aggregazioni comunali nascono per rinvigorire l’operatività e l’intraprendenza degli enti locali, affinché possano meglio concretizzare il principio di sussidiarietà e riacquistare autonomia decisionale e finanziaria. La definizione dei Comuni del futuro si coordina – come richiesto da più parti – con la riforma Ticino 2020, che intende riordinare e riattribuire i flussi e le competenze fra i due livelli istituzionali: un processo ineludibile se si vuole ripristinare un sano federalismo in cui la macchina statale torna a essere performante e razionale.

Dopo la prima consultazione incentrata essenzialmente sul disegno dei Comuni del futuro, con la seconda fase abbiamo voluto aprire nuovamente le porte del progetto, affinché sia possibile condividere anche le importanti modalità di attuazione del Piano cantonale delle aggregazioni così come i relativi sostegni cantonali. Per farlo serve la collaborazione di tutti gli enti coinvolti.

Solo così riusciremo a costruire, tutti insieme, il Ticino di domani.