Die bilateralen Verträge erlauben keinen systematischen Blick in das Strafregister von EU-Bürgern. Ein Kanton tut das trotzdem – weil ein vorbestrafter Italiener eine Bluttat beging.
Christoph Mörgeli wusste es genau. Ohne die «verfehlte Personenfreizügigkeit hätte es eine Katastrophe von Crans-Montana überhaupt nicht gegeben» , schrieb der «Weltwoche»-Journalist. Ohne die bilateralen Verträge, so Mörgeli weiter, hätte sich der vorbestrafte Franzose Jacques Moretti, der Besitzer und Betreiber der Bar Le Constellation, gar nicht in der Schweiz niederlassen dürfen. Hat der frühere Zürcher SVP-Nationalrat recht? Vielleicht. Mehr dazu am Schluss.
Tatsache ist: Seit Einführung des freien Personenverkehrs darf die Schweiz eine allfällige kriminelle Vergangenheit von Personen aus EU/Efta-Ländern nicht mehr systematisch überprüfen. Strafregisterauszüge einfordern dürfen die Behörden nur noch, wenn sie über konkrete Verdachtsmomente verfügen, dass eine Person eine Gefahr für die öffentliche Ordnung und Sicherheit darstellen könnte. Das ist etwa bei Mitgliedern des organisierten Verbrechens, Terroristen, Menschen- und Drogenhändlern der Fall. Ebenso bei Personen, die schwere Delikte gegen Leib und Leben begangen haben.
Tessin winkt nicht blind durch
Ein Kanton sträubt sich dagegen, Aufenthalts- und Grenzgängerbewilligungen quasi blind durchzuwinken. Seit April 2015 verlangt die Tessiner Regierung von EU/Efta-Bürgern flächendeckend einen Strafregisterauszug. Sicherheitsdirektor Norman Gobbi von der Rechtspartei Lega dei Ticinesi reagierte damals auf mehrere schwere Verbrechen, die vorbestrafte Italiener auf Tessiner Boden verübt hatten. So schoss ein Italiener in Losone auf zwei Türken, einen davon traf er tödlich. Als die Migrationsbehörden dem Mann die Aufenthaltsbewilligung erteilt hatten, wussten sie nicht, dass der Täter in Italien zu zwei mehrjährigen Haftstrafen wegen bewaffneten Raubs verurteilt worden war.
Im Tessin stiess die Massnahme auf parteiübergreifende Unterstützung, auch von der damaligen SP-Nationalrätin und heutigen Regierungsrätin Marina Carobbio. Verschnupft reagierte hingegen Bern. Der für die Migration zuständige Staatssekretär Mario Gattiker forderte Gobbi im Juni 2015 in einem Brief dazu auf, die Massnahme zurückzunehmen und sich an die bilateralen Verträge zu halten .
Doch Gobbi blieb hart. Es handle sich um eine vorübergehende Massnahme zum Schutz der Tessiner Bevölkerung, welche die Personenfreizügigkeit in keiner Weise einschränke, antwortete er dem Staatssekretariat für Migration. Zwei Jahre später schien der Kanton Tessin doch noch einzulenken, um ein letztes Hindernis für den Abschluss eines neuen Grenzgänger-Steuerabkommens mit Italien aus dem Weg zu räumen. Der Regierungsrat kündigte an, künftig auf ein System des freiwilligen Vorzeigens von Strafregisterauszügen zu bauen. Umgesetzt wurde die Ankündigung jedoch nie, weil sich die Alternative als nicht praktikabel herausgestellt habe, wie die Justizdirektion sagt.
Auf Anfrage dieser Zeitung verteidigt Regierungsrat Gobbi das Vorgehen, das den Regeln der Personenfreizügigkeit widerspricht: «Es handelt sich um eine ausserordentliche Massnahme. Das Verlangen von Strafregisterauszügen ermöglicht es uns, vertiefte Abklärungen zu treffen und die Einreise von vorbestraften Ausländern in die Schweiz zu verhindern, sofern die gesetzlichen Voraussetzungen dafür erfüllt sind.» Die Massnahme diene dem Schutz aller Einwohner im Kanton Tessin, Schweizerinnen und Schweizer sowie auch Ausländerinnen und Ausländer. Der Tessin wolle daran festhalten, «bis eine tragfähige Alternative zur Verfügung steht».
Bilaterales Abkommen in Prüfung
Der Bundesrat prüft derzeit, ob ein bilaterales Abkommen mit Italien zum Austausch von Strafregisterauszügen möglich wäre. Den Auftrag dazu erteilt hat das Parlament. Es sorgt sich darum, dass die Mafia hierzulande stärker Fuss fassen könnte. Parallel dazu strebt die Schweiz den Beitritt zu «Ecris» an. Dabei handelt es sich um ein System, in dem alle Strafregisterdatenbanken der EU-Staaten miteinander verknüpft sind. Der Bundesrat hat jedoch bereits betont, dass das systematische Abfragen von Strafregisterauszügen auch in diesem Kontext unzulässig bleibt. Immer noch hängig sind zwei Tessiner Standesinitiativen und eine Fraktionsmotion der SVP mit dem Ziel, EU-Bürger auf Herz und Nieren zu prüfen, bevor sie sich in der Schweiz installieren.
Traduzione:
I trattati bilaterali non consentono un controllo sistematico dei casellari giudiziali dei cittadini dell’UE. Un Cantone lo fa comunque – perché un italiano con precedenti penali ha commesso un delitto di sangue.
Christoph Mörgeli lo sapeva bene. Senza la «mal riuscita libera circolazione delle persone non ci sarebbe stata affatto la tragedia di Crans-Montana», ha scritto il giornalista della Weltwoche. Senza i trattati bilaterali, prosegue Mörgeli, il francese con precedenti penali Jacques Moretti, proprietario e gestore del bar Le Constellation, non avrebbe nemmeno potuto stabilirsi in Svizzera. L’ex consigliere nazionale zurighese dell’UDC ha ragione? Forse. Ne parleremo più avanti.
Il fatto è questo: dall’introduzione della libera circolazione delle persone, la Svizzera non può più verificare in modo sistematico un’eventuale passata attività criminale di persone provenienti da Paesi UE/AELS. Le autorità possono richiedere estratti del casellario giudiziale solo se dispongono di indizi concreti che una persona possa costituire una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblici. È il caso, ad esempio, di membri della criminalità organizzata, terroristi, trafficanti di esseri umani o di droga. Lo stesso vale per persone che hanno commesso gravi reati contro l’integrità fisica e la vita.
Il Ticino non timbra alla cieca
Un Cantone si oppone a concedere quasi automaticamente permessi di soggiorno e per frontalieri. Dall’aprile 2015 il Governo ticinese richiede in modo generalizzato un estratto del casellario giudiziale ai cittadini UE/AELS. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del partito di destra Lega dei Ticinesi, reagì allora a diversi gravi reati commessi sul suolo ticinese da italiani con precedenti penali. Così, a Losone, un italiano sparò a due turchi, uccidendone uno. Quando le autorità migratorie gli avevano rilasciato il permesso di soggiorno, non sapevano che in Italia l’autore era stato condannato a due pene detentive pluriennali per rapina a mano armata.
In Ticino la misura incontrò un sostegno trasversale ai partiti, anche da parte dell’allora consigliera nazionale socialista e oggi consigliera di Stato Marina Carobbio. Berna, invece, reagì infastidita. Nel giugno 2015 il segretario di Stato competente per la migrazione, Mario Gattiker, chiese a Gobbi, in una lettera, di revocare la misura e di attenersi ai trattati bilaterali.
Gobbi però rimase fermo sulle sue posizioni. Si trattava di una misura temporanea a tutela della popolazione ticinese, che non limitava in alcun modo la libera circolazione delle persone, rispose alla Segreteria di Stato della migrazione. Due anni dopo il Cantone Ticino sembrò infine cedere, per rimuovere un ultimo ostacolo alla conclusione di un nuovo accordo fiscale sui frontalieri con l’Italia. Il Consiglio di Stato annunciò che in futuro si sarebbe fatto affidamento su un sistema di presentazione volontaria degli estratti del casellario giudiziale. Tuttavia, l’annuncio non è mai stato attuato, perché l’alternativa si è rivelata impraticabile, come afferma il Dipartimento di giustizia.
Interpellato da questo giornale, il consigliere di Stato Gobbi difende la procedura, che contrasta con le regole della libera circolazione delle persone: «Si tratta di una misura straordinaria. La richiesta degli estratti del casellario giudiziale ci consente di effettuare verifiche approfondite e di impedire l’ingresso in Svizzera di stranieri con precedenti penali, qualora siano soddisfatte le condizioni legali». La misura serve a proteggere tutti i residenti del Cantone Ticino, svizzere e svizzeri, così come straniere e stranieri. Il Ticino intende mantenerla «fino a quando non sarà disponibile un’alternativa sostenibile».
Accordo bilaterale in esame
Il Consiglio federale sta attualmente esaminando se sia possibile un accordo bilaterale con l’Italia per lo scambio di estratti dei casellari giudiziali. Il mandato in tal senso è stato conferito dal Parlamento, preoccupato che la mafia possa radicarsi maggiormente nel nostro Paese. Parallelamente, la Svizzera punta ad aderire a «Ecris», un sistema che collega tra loro tutte le banche dati dei casellari giudiziali degli Stati dell’UE. Il Consiglio federale ha però già sottolineato che anche in questo contesto il controllo sistematico degli estratti dei casellari giudiziali rimane inammissibile. Restano tuttora pendenti due iniziative cantonali ticinesi e una mozione di gruppo dell’UDC con l’obiettivo di sottoporre i cittadini dell’UE a controlli approfonditi prima che si stabiliscano in Svizzera.