«La violenza domestica è inaccettabile, combatterla è una priorità»

«La violenza domestica è inaccettabile, combatterla è una priorità»

L’aumento delle violenze domestiche e dei femminicidi richiede ulteriori misure, che producano effetti quanto prima.
Nuova strategia nazionale, nella primavera 2027, contro la violenza domestica, sessualizzata e di genere.

https://www.cdt.ch/news/svizzera/la-violenza-domestica-e-sessuale-e-inaccettabile-combatterla-e-una-priorita-426197

Violenza domestica, «la denuncia non è un salto nel vuoto»

Violenza domestica, «la denuncia non è un salto nel vuoto»

Marina Lang, responsabile del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale, commenta i risultati della ricerca della Scuola di scienze criminali dell’Università di Losanna in collaborazione con la Divisione Giustizia ticinese

Quanti responsabili di violenza domestica vengono effettivamente condannati in Ticino? È questa la domanda di partenza della tesi di Master di Federico Bolzani alla Scuola di scienze criminali dell’Università di Losanna. Un lavoro di ri cerca frutto della collaborazione con la Polizia cantonale e la Magistratura, intenzionate ad approfondire l’intero iter procedurale che segue la denuncia. L’analisi riguarda 507 casi registrati tra il 1. gennaio 2022 e il 31 dicembre 2023. Gli obiettivi? Valutare il tasso di archiviazione dei procedimenti e identificare i fattori che influenzano le decisioni giudiziarie.
Ebbene, i risultati mostrano che il 27% dei casi si è concluso con una condanna; nel 14% dei casi non era stata ancora emessa una decisione definitiva al momento della raccolta dei dati; il 59% si è concluso senza una condanna. Dall’analisi di questi ultimi casi, è emerso che nel 19% delle situazioni, il Ministero pubblico ha emesso un decreto di non luogo a procedere (i fatti non costituiscono reato o risultano prescritti), nel 12% dei casi il procuratore ha optato per un decreto di abbandono (archiviazione del procedimento, in particolare quando gli elementi di prova non sono sufficienti per sostenere l’accusa), nel 28% dei casi la procedura è stata sospesa (come previsto dall’art. 55a del Codice penale) e archiviata dopo sei mesi.

Le prove e il procuratore
Sebbene a un primo sguardo la percentuale di condanne (27%, quasi 3 casi su 10) possa apparire bassa, i risultati rivelano un tasso di abbandono inferiore a quello osservato in altri cantoni (20% di condanne a Vaud nel 2012). «Questa differenza – commenta Bolzani – si spiega in particolare con la revisione dell’articolo 55a del Codice penale, secondo cui la sola volontà della vittima (la quale ritira la denuncia, ndr) non è più sufficiente per sospendere il procedimento, occorre anche che tale sospensione contribuisca a stabilizzare o migliorare la sua situazione (la vittima è al sicuro o l’imputato è obbligato a partecipare a un programma di prevenzione della violenza) e tale valutazione spetta al procuratore. Inoltre, negli anni è sicuramente aumentata la sensibilità nei confronti del tema della violenza a opera di partner o ex partner».
L’analisi evidenzia pure tre fattori determinanti che consentono a un procedimento di sfociare in una condanna: la presenza di un referto medico che attesti le violenze, il tipo di violenza subita e l’allontanamento o l’arresto dell’autore da parte della polizia. Elementi oggettivi, «legati alla prospettiva non discrezionale». «Il mio lavoro ha potuto misurare la presenza di violenza fisica grazie alla documentazione presente nei fascicoli, mentre non era possibile avere accesso sistematico a prove di violenze psicologiche», precisa l’autore. «Ma, tra i casi studiati, solo l’8% riguardava esclusivamente violenza psicologica. Nella stragrande maggioranza, questa coesisteva con violenze fisiche. Le vittime non sono comunque prive di tutela: messaggi, e-mail e altre comunicazioni scritte da parte dell’autore diventano prove tangibili e utilizzabili. In assenza di testimoni, entrano in gioco i servizi di aiuto alle vittime che possono indirizzarle verso specialisti (psicologi, medici, avvocati) le cui relazioni potrebbero avere valore probatorio. Anche senza lesioni visibili, denunciare può quindi attivare protezione e strumenti utili».

Gli episodi «invisibili»
A stupire Bolzani, comunque, è il fenomeno della cosiddetta «cifra nera», ovvero i casi che non vengono denunciati. Perché spesso la violenza viene subita in silenzio, soprattutto se arriva dal partner. «La consapevolezza che esista un numero significativo di episodi che restano invisibili è la cosa che mi sorprende di più. Da qui l’importanza delle campagne di sensibilizzazione, che puntano a intercettare queste situazioni sommerse». Nelle conclusioni dell’analisi, viene precisato che la gravità dei fatti, da sola, non garantisce una condanna. Sono soprattutto le prove oggettive (come i referti medici) a svolgere un ruolo centrale nella decisione giudiziaria. E «se la protezione delle vittime è al centro e l’approccio penale è fondamentale, risulta altrettanto importante la presa a carico degli autori per aumentare l’effetto dissuasivo, ma anche per rendere più efficace l’intervento complessivo».

Giocare d’anticipo
A questo proposito, la creazione del Gruppo prevenzione e negoziazione (GPN) della Polizia cantonale ha introdotto dei cambiamenti. Oggi il Ticino dispone di specialisti in grado di individuare, interpretare e gestire i segnali di rischio prima che la violenza degeneri. «Dai primi anni di attività, emergono chiaramente una maggiore capacità di intercettare precocemente le situazioni a rischio (dalle minacce allo stalking), un’importante professionalizzazione degli interventi (caratterizzata da analisi professionali e competenze comunicative), nonché un rafforzato coordinamento interno », spiega Marina Lang, responsabile del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale. E i risultati dello studio di Bolzani orientano ulteriormente l’azione operativa. «La violenza non nasce all’improvviso: può avere radici culturali e psicologiche profonde, che oggi affiorano anche nelle fasce di età più giovani. Per questo gli interventi devono partire già dalle scuole. L’attuale campagna nazionale di prevenzione “L’uguaglianza previene la violenza” interviene laddove la violenza ha inizio: nelle disparità di potere, nelle condizioni di dipendenza e nelle norme discriminatorie. Sensibilizza sui primi segnali di allarme, incoraggia a parlare dell’argomento e fornisce informazioni sulle offerte di consulenza e aiuto. L’obiettivo è prevenire. Educazione affettiva, rispetto del consenso, gestione della gelosia e del controllo digitale, sono temi che parlano direttamente ai giovani. Ma non basta. Serve coinvolgere anche famiglie e adulti significativi: insegnare a riconoscere segnali di relazioni tossiche, a non voltarsi dall’altra parte, a trasformare il “non è affar mio” in responsabilità collettiva. Cambiare la cultura significa cambiare lo sguardo: la violenza domestica non è un fatto privato, è un problema sociale».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 19 gennaio 2026 del Corriere del Ticino

****

Intervista a Marina Lang, responsabile Centro di competenza violenza della Polizia

Per ottenere aiuto è necessario chiederlo. Come conquistare la fiducia delle vittime?
«La denuncia rappresenta, sul piano formale, la porta d’accesso alla tutela istituzionale; sul piano esperienziale, tuttavia, è spesso percepita come un atto rischioso, esposto e potenzialmente  inefficace. Siamo oggi maggiormente consapevoli che dobbiamo agire, in primo luogo, sul piano della credibilità del sistema. Quando una donna denuncia, deve poter sperimentare fin da subito un intervento coordinato, tempestivo e comprensibile: protezione reale, informazioni chiare su cosa accadrà, accompagnamento nelle fasi successive. In questo senso i risultati dello studio ci spingono a orientare con ancor maggior chiarezza le vittime verso la certificazione medica di eventuali lesioni, così come estendere questa certificazione a ferite psicologiche. È fondamentale poi agire sul piano comunicativo e culturale: spiegando in modo trasparente cosa fa oggi il sistema e cosa è cambiato rispetto al passato. Un altro elemento riguarda la qualità dell’accoglienza: la prima interazione con la Polizia (o le autorità) è decisiva. Sentirsi ascoltate, credute e non giudicate ha un impatto diretto sulla percezione di legittimità dell’intero sistema. Infine, è essenziale ridurre l’isolamento decisionale della vittima: la denuncia non dovrebbe essere vissuta come un salto nel vuoto, ma come un percorso accompagnato. La presenza di reti di sostegno (servizi di aiuto alle vittime, sanitario, consulenza legale) che lavorano in modo integrato con la Polizia permette di spostare il focus dalla singola denuncia alla presa a carico complessiva della situazione»

Concretamente?
«In sintesi, la fiducia non si chiede, ma si costruisce. Attraverso coerenza dell’azione, visibilità delle tutele, qualità relazionale degli interventi e un sistema che dimostri, nei fatti, di saper proteggere chi trova il coraggio di fare il primo passo».

Quale lavoro viene svolto con gli agenti, affinché non sottovalutino (più) determinate situazioni?
«La Polizia cantonale investe nella formazione di base e continua, con moduli specifici dedicati al riconoscimento precoce dei segnali di rischio, e con l’introduzione di protocolli obbligatori che guidano la raccolta delle informazioni e riducono il rischio di valutazioni superficiali. Parallelamente, sono stati definiti flussi operativi chiari e strutturati, che permettono di indirizzare in modo sistematico la gestione dei casi verso specialisti del Servizio violenza domestica interni alla Gendarmeria. La cultura istituzionale è cambiata: la violenza domestica non è più interpretata come una “lite privata”, bensì come un rischio concreto e spesso imprevedibile. Gli agenti che operano in ambito di violenza domestica sono oggi sempre più specializzati e il messaggio operativo è chiaro e univoco: non minimizzare mai».

Dal lavoro di Bolzani emerge che il coordinamento tra istituzioni è essenziale per garantire supporto e ridurre la dipendenza dalla collaborazione della vittima. Che cosa si può fare per migliorare questo aspetto in Ticino?
«Il coordinamento rappresenta il fulcro della protezione moderna. Il Gruppo di accompagnamento in materia di violenza domestica riunisce sotto il cappello della Divisione della giustizia i principali attori attivi in questo ambito. La Legge cantonale sulla prevenzione e il contrasto alla violenza domestica e l’introduzione del numero unico 142 consentiranno di definire un percorso unitario per la vittima, con tempi certi e responsabilità chiaramente ripartite tra Polizia, settore sanitario, servizi di aiuto alle vittime, di sostegno agli autori e Magistratura. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione inter-istituzionale per consolidare il senso di protezione percepito dalle vittime e orientare gli autori, al di là dell’eventuale condanna, verso percorsi di sostegno e di aiuto, finalizzati ad accrescere la consapevolezza del proprio agire violento».

Contrastare la violenza domestica: il Ticino traccia un bilancio incoraggiante

Contrastare la violenza domestica: il Ticino traccia un bilancio incoraggiante

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni (DI), il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) hanno presentato nel corso di una conferenza stampa il bilancio d’attività sul fronte della lotta alla violenza domestica nel corso dell’ultimo anno, soffermandosi su alcune misure: il disegno di Legge cantonale sulla prevenzione e il contrasto alla violenza domestica, l’entrata in funzione a livello svizzero del numero unico a tre cifre e la campagna nazionale di prevenzione “L’uguaglianza previene la violenza”.

Lo scorso anno su 563’633 reati complessivi registrati in Svizzera, 21’127 si riferivano a violenza domestica. I dati di polizia svizzeri mostrano che ogni due settimane una persona muore per violenza domestica, 26 persone nel 2024, in gran parte donne. Le vittime sono 70% donne e 30% uomini. Le persone con disabilità e gli anziani risultano particolarmente vulnerabili. Nel Canton Ticino, nel 2024 si sono registrati 982 interventi di polizia per situazioni di disagio famigliare; sono stati 60 gli allontanamenti coattivi degli autori dall’abitazione comune e 142 gli allontanamenti volontari. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito 108 autori di violenza, avviando percorsi di sostegno. Le Case protette hanno accolto 48 donne e 52 bambini vittime di violenza domestica. Il Servizio per l’aiuto alle vittime ha registrato consulenze rivolte a 330 persone circa per violenza domestica (79% donne). I dati 2025 per il Ticino confermano oggi sostanzialmente quelli del 2024, con una lieve flessione per il secondo anno consecutivo.
Il bilancio del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica è complessivamente positivo: delle 80 misure previste, 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di sviluppo. Molte di queste prevedono continuità e aggiornamenti costanti. Le misure attuate in questi quattro anni hanno permesso un rafforzamento significativo dei servizi coinvolti, una migliore capacità di intervento e una più efficace protezione delle vittime. Tra le misure principali figurano: formazione del personale di farmacia, sensibilizzazione di medici di famiglia, avvocati e magistrati; diffusione della guida «Contatti dopo la violenza domestica» ai professionisti della protezione dei minori; creazione del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale e riorganizzazione del servizio dedicato; introduzione della gestione della minaccia nella revisione della legge sulla polizia, formazione dei primi infermieri forensi presso la SUPSI; diffusione delle campagne nazionali di sensibilizzazione; incontri strutturati tra istituzioni e società civile.
Il Presidente del Consiglio di Stato ha comunicato che il bilancio finale del Piano d’azione presentato nel 2021 e aggiornato del 2022, inizialmente previsto per quest’anno, viene rinviato al prossimo anno per allinearsi alle strategie nazionali (Roadmap Violenza domestica e Piano d’azione nazionale 2022-26). ll Governo intende consolidare quanto ottenuto e sviluppare entro il 2027 una quarantina di nuove misure che verranno inserite nel Piano d’azione.
Il Direttore del DSS, Raffaele De Rosa ha ricordato che la violenza domestica è un fatto drammatico per chi lo vive, e anche un fallimento di tutta la comunità, perché mina la fiducia, la sicurezza e la dignità all’interno delle relazioni più intime. Contrastare la violenza domestica significa proteggere chi subisce e costruire un futuro diverso per bambine e bambini che hanno il diritto di crescere in un ambiente sicuro. La violenza tra le mura di casa non è mai una questione privata: riguarda tutti noi. E ognuno di noi – istituzioni, enti partner, comunità – ha una parte di responsabilità nel garantire che le vittime trovino ascolto, protezione e una via d’uscita concreta. Per questo è essenziale rafforzare l’impegno nelle politiche coordinate e nella rete di intervento che negli anni si è consolidata grazie al lavoro congiunto di istituzioni, enti partner, fondazioni, associazioni, professioniste e professionisti, volontarie e volontari. Una rete che non è un concetto astratto, ma è fatta di persone che ogni giorno ascoltano, accolgono, accompagnano e lavorano con competenza per fermare la spirale della violenza. Fra le novità, il direttore del DSS, ha aggiornato sull’avanzamento dell’introduzione del numero unico nazionale a tre cifre, che a livello federale si prevede sarà attivo dal 1° maggio 2026. Uno strumento semplice, immediato e riconoscibile per chi cerca aiuto o per chi assiste a situazioni di pericolo e che permetterà di orientare rapidamente le vittime verso i servizi adeguati in tutto il Paese. Un numero unico significa meno esitazione, più rapidità, più chiarezza. È un tassello che potrà davvero fare la differenza nei momenti in cui ogni secondo pesa, ha spiegato De Rosa, rimarcando la chiara volontà politica di contrastare con forza e determinazione la violenza in tutte le sue forme e di continuare a lavorare con serietà e senso di responsabilità per proteggere chi è più fragile e per rafforzare gli strumenti che funzionano.
“La violenza di domestica, sessuale e di genere è purtroppo una triste realtà che tocca in misura prevalente le donne ed è in aumento. Il fatto che molti episodi non vegano denunciati rende questa piaga sociale ancora più preoccupate. È una sconfitta per l’intera società e per tutti noi, ecco perché dobbiamo impegnarci ancora di più per prevenirla e contrastarla”, ha dichiarato la Direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti. La Consigliera di Stato ha poi espresso soddisfazione per l’avvio della campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere “L’uguaglianza previene la violenza”. Lanciata la scorsa settimana dalla Confederazione, verrà promossa per i prossimi tre anni, a scadenza semestrale, con regolari nuovi contenuti. Il Consiglio di Stato si sta impegnando per diffondere in modo capillare gli importanti messaggi della campagna, unendo le forze con rappresentanti del Parlamento cantonale, dei Comuni, come pure di enti e di associazioni. La direttrice del DECS ha quindi messo in evidenza il ruolo centrale dell’educazione, ambito essenziale per prevenire la violenza di genere poiché contribuisce a contrastare gli stereotipi e a promuovere relazioni fondate sulla parità, sul consenso e sul rispetto reciproco. Marina Carobbio Guscetti ha illustrato alcune delle attività realizzate nelle scuole in occasione del 25 novembre e durante i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere. Ha infine ricordato che anche nei settori della cultura e dello sport gli sforzi vanno ulteriormente moltiplicati, per garantire ambienti improntati a rispetto ed equità.

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si è infine soffermato su una misura particolarmente attesa del Piano d’azione cantonale: la Legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica, attualmente in fase di consultazione interna all’Amministrazione cantonale. Essa s’inserisce nell’ambito dell’asse d’intervento politiche coordinate e concretizza l’adesione all’iniziativa parlamentare presentata nella forma generica da Roberta Soldati e cofirmatari per una “Legge cantonale contro la violenza domestica” da parte del Parlamento il 13 giugno scorso. La legge, che si fonda sul quadro legislativo internazionale, nazionale e trova ispirazione da quelle esistenti in altri Cantoni, ha quale scopo quello di favorire la collaborazione delle autorità competenti, dei servizi e della società civile al fine di adottare un approccio integrato volto a prevenire e contrastare la violenza domestica e attuare le misure di intervento in ambito di prevenzione, protezione e perseguimento. Essa si applica ai casi di violenza domestica subiti sia da donne che da uomini. È composta da 19 articoli, organizzati in sei titoli. La lotta alla violenza domestica richiede un impegno costante e una visione comune: il Consiglio di Stato esprime la propria gratitudine a tutte le persone che, a titolo professionale o volontario, operano quotidianamente in questo ambito con competenza e impegno. Invita infine la popolazione ad aderire alle varie manifestazioni della campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”

Stop violenza domestica, pronta la legge cantonale

Stop violenza domestica, pronta la legge cantonale

Legge contro la violenza domestica, la Divisione giustizia concretizza la richiesta del parlamento. Gobbi: ora la consultazione interna ai Dipartimenti

Il Dipartimento istituzioni ha stilato il progetto di normativa. Si compone di diciannove articoli, suddivisi in sei titoli. Gobbi: oggi parte la consultazione.
Consta di diciannove articoli suddivisi in sei titoli: “A tutela di chi vive situazioni di violenza in famiglia”.
È il progetto di legge cantonale contro la violenza domestica: al riguardo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha fornito qualche anticipazione dalle colonne del ‘Mattino della domenica’ di ieri. Il Dipartimento istituzioni, per il tramite della Divisione giustizia diretta da Frida Andreotti, ha dunque confezionato, in tempi brevi, una normativa ad hoc come richiesto dal parlamento, che in giugno aveva accolto all’unanimità il rapporto della socialista Daria Lepori e del centrista Fiorenzo Dadò favorevole alla proposta di Roberta Soldati (Udc).
Il parlamento aveva sollecitato il governo a redigere un disegno di legge entro una data simbolica, quella del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Così è avvenuto. Oggi, lunedì, “con il collega Claudio (Zali, ndr), avvieremo la consultazione interna ai Dipartimenti, visto che è una legge importante che tocca diversi settori dello Stato”, ha ancora fatto sapere Gobbi, ricordando che attualmente nel nostro cantone “le disposizioni sulla violenza domestica sono presenti nei vari testi di legge (giustizia e polizia, sanità, scuole ecc.)”.

I numeri di ‘una realtà dolorosa’
Dopo il sì del Gran Consiglio all’iniziativa Soldati, ha spiegato Gobbi intervistato dal domenicale, “come Dipartimento delle istituzioni abbiamo quindi colto l’occasione per concretizzare una misura del Piano d’azione che avevo già proposto anni fa: quella di elaborare delle basi legali a livello cantonale. Ora abbiamo preparato in tempi brevissimi la prima legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica”. Per il presidente del governo “solo continuando a lavorare tutti uniti – Istituzioni e Società civile – potremo rafforzare il contrasto alla violenza domestica”. Un fenomeno che anche in Ticino registra numeri purtroppo importanti, come evidenziato da Gobbi: “Tre interventi della Polizia cantonale ogni giorno per disagi famigliari. Circa 200 le persone che dopo episodi simili sono state allontanate dal domicilio dalla Polizia o hanno deciso di farlo volontariamente. Oltre un centinaio gli autori e autrici che sono stati presi a carico dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Una cinquantina di donne sono state ospitate nelle case protette. I numeri parlano chiaro: anche nel nostro Cantone la violenza tra le mura di casa è una realtà dolorosa”.

Piano d’azione: domani il bilancio annuale
Al progetto di legge si accennerà verosimilmente nella conferenza stampa, a Palazzo delle Orsoline, indetta per domani – giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – dallo stesso Dipartimento istituzioni e da quelli della Sanità e socialità e dell’Educazione, cultura e sport: i ministri Gobbi, Raffaele De Rosa (Dss) e Marina Carobbio (Decs) stileranno il bilancio annuale dell’attività svolta nell’ambito del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, uno strumento adottato nel 2021 dal Consiglio di Stato. Sarà inoltre l’occasione per lanciare le iniziative della campagna ‘16 giorni di attivismo contro la violenza di genere’.

L’incontro con l’Intergruppo ‘Parità’
La scorsa settimana intanto, sempre a Palazzo delle Orsoline, Gobbi, Carobbio e De Rosa si sono incontrati con l’Intergruppo parlamentare ‘Parità’.
La delegazione governativa ha così riferito della campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere denominata ‘L’uguaglianza previene la violenza’, avviata di recente dalla Confederazione. Sviluppata e promossa dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo, in collaborazione con le istituzioni federali, cantonali e della società civile, la campagna “si estenderà su tre anni con contenuti rinnovati ogni sei mesi”, indica il governo in una nota. Ratificando la Convenzione di Istanbul, la Svizzera “si è impegnata a prevenire e combattere le violenze nei confronti delle donne e delle ragazze, nonché la violenza domestica”. Promuovere l’uguaglianza, sottolinea il Consiglio di Stato, rappresenta “un importante fattore di protezione: quando tutte le persone godono degli stessi diritti, delle stesse opportunità e delle stesse possibilità d’azione, si riducono gli squilibri di potere che alimentano discriminazioni e dipendenze sociali ed economiche”. In questa fase iniziale i messaggi della campagna “si rivolgono sia alle vittime sia alla popolazione, per favorire il riconoscimento tempestivo dei segnali d’allarme della violenza”.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 novembre 2025 de La Regione

Ticino in prima linea contro la violenza domestica

Ticino in prima linea contro la violenza domestica

Norman Gobbi: “Pronta la prima Legge cantonale”

Tre interventi della Polizia cantonale ogni giorno per disagi famigliari. Circa 200 le persone che dopo episodi simili sono state allontanate dal domicilio dalla Polizia o hanno deciso di farlo volontariamente. Oltre un centinaio gli autori e autrici che sono stati presi a carico dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Una cinquantina di donne sono state ospitate nelle case protette. I numeri parlano chiaro: anche nel nostro Cantone la violenza tra le mura di casa è una realtà dolorosa.
Negli anni il contrasto alla violenza domestica è divenuto un tema sempre più importante e prioritario, sia nel dibattito pubblico sia per le Istituzioni.
In Ticino è stato proprio il Dipartimento delle istituzioni diretto da Norman Gobbi che ha voluto rafforzare il contrasto della violenza domestica. “Il Ticino è da sempre in prima linea nel contrasto della violenza domestica”, conferma il Presidente del Consiglio di Stato. “Nel nostro Cantone servizi come Polizia, Servizio aiuto alle vittime, Ufficio dell’assistenza riabilitativa, scuole, ospedali e tanti altri svolgono da anni un ruolo essenziale nel contrasto della violenza domestica, a livello di prevenzione e della presa a carico di vittime e autori”.
Il Dipartimento delle istituzioni ha ripreso nel 2018 il coordinamento istituzionale sulla violenza domestica con la Divisione della giustizia. “La violenza domestica è divenuto un tema pubblico, non più confinato alla stretta cerchia familiare o domestica. Grazie alla Divisione della giustizia, i vari attori coinvolti nel Cantone, nei Comuni e nella Società civile (tante sono le associazioni interessate) oggi si parlano molto di più”.
L’impegno del Canton Ticino è riconosciuto a livello svizzero e funge da modello per tanti ambiti: nel 2021 il Consiglio di Stato ha varato il primo Piano di azione cantonale sulla violenza domestica, in seguito aggiornato con un centinaio di misure concrete introdotte per il contrasto della violenza domestica. Tra queste misure, segnaliamo la formazione del personale di farmacia, la sensibilizzazione dei medici di famiglia, degli avvocati, di chi opera nell’ambito educativo, la creazione del centro di competenza violenza presso la Polizia cantonale, la formazione dei primi infermieri forensi, la diffusione a livello cantonale dei contatti dei servizi di ascolto, supporto e di aiuto.
E presto si aggiungerà un nuovo importante tassello, in concomitanza con la giornata mondiale sulla violenza domestica in programma il 25 novembre. “Nel nostro Cantone le disposizioni sulla violenza domestica sono presenti nei vari testi di legge (giustizia e polizia, sanità, scuole, ecc.). Approvando una specifica iniziativa parlamentare, il Parlamento ha chiesto lo scorso giugno di elaborare una nuova legge cantonale contro la violenza domestica. Come Dipartimento delle istituzioni abbiamo quindi colto quindi l’occasione per concretizzare una misura del piano d’azione che avevo già proposto anni fa: quella di elaborare delle basi legali a livello cantonale. Ora abbiamo preparato in tempi brevissimi la prima legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica”.
Si tratta di un lavoro importante, una prima per il nostro Cantone: “Domani con il collega Claudio, avvieremo la consultazione interna ai Dipartimenti” – dichiara Norman Gobbi – visto che è una Legge importante che tocca diversi settori dello Stato. Una ventina di articoli suddivisi in cinque titoli a tutela di chi vive situazioni di violenza in famiglia”. Una condivisione necessaria per giungere a una Legge quadro completa e soprattutto efficace per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica. “Solo continuando a lavorare tutti uniti – Istituzioni e Società civile – potremo infatti rafforzare il contrasto della violenza domestica”, conclude il Presidente del Consiglio di Stato, sottolineando “le molte iniziative in programma in queste settimane grazie all’apporto fondamentale di Comuni e Società civile, a cui invito tutta la popolazione a partecipare!”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 23 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

Ticino in prima linea nel contrasto alla violenza domestica, sessuale e di genere

Ticino in prima linea nel contrasto alla violenza domestica, sessuale e di genere

Comunicato stampa

È stata inaugurata oggi, dalla Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, la prima campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere, dal titolo L’uguaglianza previene la violenza.
La campagna – sviluppata e promossa dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo in collaborazione con la Confederazione, i Cantoni, i Comuni e numerose organizzazioni della Società civile – verrà riproposta ogni sei mesi durante i prossimi tre anni con lo scopo di coinvolgere l’insieme della popolazione in favore di una società fondata sul rispetto che prende le distanze da ogni forma di violenza a casa, per strada, sul lavoro o a scuola.
In una prima fase la campagna sarà destinata in particolare alle vittime, in una seconda fase alle persone loro vicine e in una terza fase alle persone violente o potenzialmente violente.
A partire da maggio 2026 la campagna promuoverà inoltre la diffusione del nuovo numero nazionale dedicato all’assistenza alle vittime (142), che sarà coordinato a livello cantonale dal Dipartimento della sanità e della socialità.  
In Ticino, la campagna s’inserisce nelle importanti attività portate avanti dal Consiglio di Stato che ha adottato dal 2021 un Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, come pure il Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani (0-25 anni) e il Piano d’azione cantonale per le pari opportunità.
I messaggi della campagna verranno proposti attraverso spazi pubblicitari, canali social ufficiali dell’Amministrazione cantonale, varie attività di sensibilizzazione promosse da Istituzioni cantonali e comunali e numerose associazioni della società civile presenti in Ticino.
Nel corso del mese di novembre diversi Dipartimenti procederanno con l’invio del materiale informativo cartaceo (ad esempio locandine e volantini) agli enti partner, al fine di promuovere una maggiore divulgazione della campagna.
Il Consiglio di Stato ribadisce con convinzione il motto che “Tutti insieme uniti contro la violenza, possiamo davvero fare la differenza”.  
Informazioni, consigli e offerte di sostegno sono disponibili sul sito dedicato alla campagna www.senza-violenza.ch.  
Dal 25 novembre al 10 dicembre 2025 si terrà inoltre anche nel Canton Ticino la campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, promossa dalla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni.
In allegato il programma (non esaustivo) dedicato alla Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, disponibile anche all’indirizzo www.ti.ch/violenza.  
Per maggiori informazioni e per contribuire alla diffusione del materiale informativo, è possibile rivolgersi al Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica presso la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni (violenzadomestica@ti.ch / 091 814 32 32).  

 “Stop alla violenza domestica!”

 “Stop alla violenza domestica!”

Per Norman Gobbi positive le misure messe in campo 

La violenza domestica è un fenomeno preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società. Non può più essere confinato all’interno delle quattro mura domestiche, ma deve interrogarci tutti, per le conseguenze negative che ha sull’intera società”. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è stato molto chiaro nel suo intervento durante la presentazione del bilancio dell’attività interdipartimentale alla lotta contro la violenza domestica e per il lancio della Giornata cantonale contro la violenza domestica – svoltasi ieri a Bellinzona – e delle azioni che sono in programma sino al 10 dicembre nell’ambito della campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza domestica. “Per il Consiglio di Stato si tratta di un tema prioritario e in tal senso ci siamo mossi, presentando il Piano d’azione cantonale nel 2021 e il suo aggiornamento nel ’22. Adesso è tempo di fare un bilancio su quanto messo in campo. Un bilancio sostanzialmente positivo, nella misura in cui tutte le iniziative oggi sono coordinate tra loro. Non si lavora più “a silos”, dove ognuno fa il suo, senza però creare una rete. La collaborazione su questo fronte, come su altri, è essenziale. E così Dipartimento delle istituzioni, DSS e DECS promuovono attività tra loro coordinate. Nello stesso tempo i Comuni (in particolare le città, ma non solo), le associazioni e vari enti, insomma quella che si definisce “la società civile”, fanno fiorire una serie di iniziative, attraverso le quali il fenomeno viene trattato sotto più aspetti”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Si è capito che se ognuno fa la sua parte nell’ambito di un Piano d’azione cantonale – che non limita le iniziative, ma anzi le promuove e le sollecita – i risultati ci sono. “In un mondo in cui l’uso della violenza è aumentato assistiamo in Ticino a una stabilizzazione degli atti di violenza domestica. Violenza che non viene esercitata sola dall’uomo verso la donna (spesso la compagna, l’amica o la moglie) come si è soliti pensare, ma nella misura del 25% anche dalla donna verso l’uomo. Un dato che ha sorpreso, ma non più di tanto se si seguono i comunicati della Polizia cantonale e le notizie sui giornali”, sottolinea Gobbi.

“L’obiettivo è quello di sconfiggere questo tipo di violenza. Ambizioso, lo riconosco. Per fare questo abbiamo bisogno di un profondo cambiamento culturale, grazie al quale non dovrebbe più esserci sopraffazione di genere, ma il riconoscimento di una pari dignità delle persone al di là del loro sesso. Un processo di cambiamento culturale che nasce all’interno della famiglia, nella scuola, in tutte le istituzioni. Più facile a dirsi che a farsi? No, se ognuno di noi fa la sua parte e prende coscienza che la violenza fisica e/o psicologica non è il rimedio per superare e risolvere un conflitto, di qualsiasi tipo esso sia. Anzi, la violenza genera ulteriore violenza! Riconosco che per alcune culture la strada sarà più dura, ma anche su questo ci dobbiamo lavorare”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 26 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica

 

Non è solo femminile, una vittima su tre è uomo

Non è solo femminile, una vittima su tre è uomo

Non solo un fenomeno femminile, quasi il 30% vede vittime uomini. Un Piano d’azione cantonale che è sì positivo, ma in costante e necessario divenire.
Norman Gobbi: ‘La violenza tra le mura di casa è un problema strutturale e trasversale’. In Ticino nel 2022 registrate 652 infrazioni e quasi mille interventi della polizia.

La violenza domestica non è, solo, una ‘ questione femminile. Certo, non sono cifre per così dire sorprendenti, è già attestato da tempo che vittime sono anche gli uomini, ma probabilmente non in questa percentuale, quasi il 30%. Un dato che ci porta a dire, una volta di più, che continua a essere, con numeri e forme ancora maggiori, un ‘fenomeno’, come definito in apertura della conferenza stampa dal responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, «preoccupante, strutturale e trasversale e che riguarda tutta la società. La violenza domestica non è più un fenomeno privato ma una problematica sociale alla quale lo Stato, in collaborazione e coordinandosi con la società civile, deve garantire risposte concrete e strutturali. Essendo un tema a carattere trasversale è fondamentale, inoltre, coordinare le diverse politiche e gli interventi, sia a livello istituzionale tra i vari servizi, sia attraverso enti e associazioni, valorizzando le competenze e il lavoro di ognuno. Per questo non può che esservi prima di tutto un cambiamento culturale».
In Svizzera, ogni giorno, 55 reati riguardano casi di violenza domestica, due al giorno in Ticino per quanto attiene alle infrazioni in ambito familiare e tre al giorno per gli interventi di polizia. Numeri che impattano in maniera forte non solo sulla sfera personale e sociale, ma anche della salute pubblica. Ed è per questo che a scendere in campo nella lotta alla violenza domestica sono anche i dipartimenti della Sanità e socialità e dell’Educazione, cultura e sport: «A fronte dei dati non solo a livello cantonale – ha evidenziato il consigliere di Stato nell’imminenza, il 25 novembre, della Giornata mondiale –, il contrasto alla violenza domestica è tema prioritario dell’agenda politica internazionale, svizzera e del nostro cantone, tanto che il bilancio, in questi primi due anni del Piano d’azione cantonale, è positivo».

Tre assi, quattro punti strategici
Tre, in particolare, gli assi sui quali scorre l’attuazione della Convenzione di Istanbul del 2022: informare e sensibilizzare la popolazione affinché si conoscano le varie forme di violenza, le offerte di aiuto e i propri diritti; la formazione e il perfezionamento di specialisti e volontari; la violenza sessualizzata, ovvero la lotta per contrastare cause e conseguenze. Non dimentichiamo che la violenza, del resto, usata consapevolmente o inconsapevolmente, colpisce ogni classe, sesso, come anticipato, ed età: in Svizzera, infatti, tra le 300 e le 500mila persone con più di 60 anni sono vittime ogni anno di una qualche sua forma.

In Ticino l’obiettivo principale, e «ambizioso», come annotato da Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, resta perciò quello di «rendere strutturale il sistema di prevenzione e di gestione della violenza, migliorando la risposta alla violenza e favorendo di conseguenza il suo decrescere». Come raggiungere questo traguardo? «Attraverso la realizzazione di quattro punti strategici che vanno dalla prevenzione alla protezione della vittima, dal perseguimento dell’autore o dell’autrice alle politiche coordinate».

Ottanta misure, sessanta attivate
Sono un’ottantina le misure previste, di cui sessanta già attivate e divenute strutturali e una ventina in fase di sviluppo o ancora da attivare. A corollario, per la seconda volta in Ticino, una serie di eventi volti alla prevenzione attraverso la campagna mondiale denominati ‘16 giorni di attivismo contro la violenza di genere’ (maggiori informazioni su www.ti.ch/violenza-domestica) e illustrati da Monica Bucci, aggiunta alla direttrice della Divisione della giustizia.
Perché, molta resta la strada ancora da percorrere. Non ha mancato di evidenziarlo anche il dottor Mattia Lepori, vicecapo Area medica dell’Ente ospedaliero cantonale: «Uno dei maggiori problemi dei sanitari riguarda il repentino e continuo mutamento del quadro legislativo. Se fino al 2020 vi era, infatti, l’obbligo di segnalazione da parte di ogni operatore sanitario, una sentenza del 2021 del Tribunale federale vi ha fatto prevalere il segreto professionale tanto che oggi la segnalazione diretta da parte del Pronto soccorso alla Magistratura avviene solo nel 35% dei casi, rispetto al 95% prima della modifica dell’articolo 68 della Legge sanitaria».

Il futuro nell’articolo 68
Lo sguardo sul futuro va, quindi, a riportare l’attenzione, e la tutela, sulla vittima piuttosto che sulla confidenzialità dei dati sanitari, o meglio verso “l’obbligo di informare rapidamente entro un massimo di 30 giorni il Ministero pubblico, direttamente o per il tramite del medico cantonale, di ogni caso di morte per causa certa o sospetta di reato venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”, o quantomeno, in casi particolari, di una “facoltà di segnalazione”.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 22 novembre 2023 de La Regione

****

«Violenza di genere, è tempo di un cambiamento culturale»
Le autorità hanno fatto il punto a due anni dal lancio del programma cantonale Norman Gobbi: «È un problema che tocca la società tutta e che necessita di risposte strutturali» Mattia Lepori denuncia il depotenziamento dell’articolo 68 – Sabato a Bellinzona giornata informativa

La cronaca di questi giorni ce lo ha ricordato in tutta la sua drammaticità: la violenza domestica, in particolare quella sulle donne, è un problema individuale ma anche sociale. Non si potrebbero spiegare altrimenti, certi numeri. Il Cantone prova, di fronte a questo scenario, a fare quadrato e a offrire alcune risposte. Ieri mattina, a Bellinzona, è stato presentato il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica. «Insieme contro la violenza domestica ». Quel concetto, «insieme », è stato ribadito più volte, da Norman Gobbi, ma anche dagli altri relatori, nell’occasione Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, aggiunta alla direttrice, e Mattia Lepori, in rappresentanza dell’EOC, di cui è vice capo dell’area medica.

La consapevolezza
Lo stesso consigliere di Stato lo ha detto chiaramente: «La violenza domestica è un fenomeno preoccupante, strutturale e trasversale che riguarda tutta la società». Da qui, l’intervento accresciuto da parte delle autorità. Una risposta, insomma, a un problema che esiste e che viene riconosciuto nella sua complessità. Tornando alla cronaca, è facile capire da dove proviene questa complessità. È facile spiegarla, ma non affrontarla. In questo senso, Gobbi ha insistito sul concetto di «consapevolezza ». Accrescere la consapevolezza proprio per riconoscere i rischi, i pericoli. Da noi interrogato, ha parlato della necessità di un «cambiamento culturale ». Citando proprio gli ultimi casi di cronaca, ha poi aggiunto: «Va cambiato il rapporto interpersonale, in particolare quello di genere. Bisogna superare l’idea che ci sia un genere dominante sull’altro. E qui entriamo anche nel campo delle pari opportunità». Inoltre, «è importante veicolare il cambiamento culturale sin dalla scuola. Ecco perché il progetto coinvolge anche il DECS». E bisogna fare in modo «che tutti siano in grado di chiedere e ottenere aiuto. Ma questo deve essere fatto in modo coordinato, coinvolgendo chi opera sul terreno. C’è un problema, ma le istituzioni ci sono, sono pronte a rispondere e a supportare le vittime, a offrire soluzioni nell’ottica di una corretta presa a carico».

Numeri drammatici
Sono stati presentati anche i numeri del 2022. Numeri drammatici, è chiaro. Numeri che non siamo mai pronti ad ascoltare, e infatti ci sorprendono ogni volta. In Svizzera sono stati commessi, lo scorso anno, 19.978 reati in ambito di violenza domestica: 25 omicidi (il 59,5% degli omicidi consumati registrati dalla polizia), 61 tentati omicidi, 123 lesioni gravi, 2.167 lesioni semplici, 6.497 vie di fatto. Circa il 40% di tutti i reati di violenza registrati dalla polizia è classificato come violenza domestica. Nel 70,2% dei casi la vittima è donna, nel 29,8% dei casi è uomo, «perché spesso in questi casi le figure si confondono », come sottolineato da Frida Andreotti. E in Ticino la musica non cambia: 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte lesioni semplici, minacce o ingiurie, 983 interventi di polizia per arginare episodi di violenza domestica e proteggerne le vittime. Tra i numeri, non figurano quelli relativi ai casi di violenze psicologiche. Una lacuna, questa, assolutamente da colmare, visti i tempi che corrono.

Sedici giorni di attivismo
Il piano d’azione cantonale però offre risposte giudicate efficaci e convincenti, a partire dalla sua attuazione, due anni fa (era il novembre del 2021). Si basa, come già stato spiegato, su quattro assi d’intervento: prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate. Si parla di 80 misure previste, 60 delle quali già attivate e divenute strutturali, mentre le restanti 20 sono in fase di sviluppo. Molto poi fa l’informazione. E allora, dal 25 novembre al 10 dicembre si terrà, per la seconda volta nel cantone, la campagna mondiale denominata «16 giorni di attivismo contro la violenza di genere», coordinata dalla Divisione della giustizia. Sabato, appunto il 25 novembre, a Bellinzona è prevista la giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica, dalle 8.30 alle 18 in Piazza Nosetto, nella corte del Palazzo civico e a Palazzo delle Orsoline.

La modifica di legge castrante
Ma alla conferenza stampa, ieri, era presente anche Mattia Lepori, un dottore. Una presenza che si spiega con il coinvolgimento diretto del personale medico, il quale spesso si trova coinvolto in prima linea nel riconoscere episodi di violenza domestica. Purtroppo però, come sottolineato proprio da Lepori, l’articolo 68 della Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario è recentemente stato depotenziato. Ogni operatore era tenuto (obbligato!) a informare il dipartimento e il medico cantonale di qualunque fatto che potesse mettere in pericolo la salute pubblica. Ora tutto passa dal consenso della vittima di violenza. Da quando è cambiato questo passaggio, solo il 35% dei casi ha potuto essere segnalato alla Magistratura. Un numero che risulta comunque più alto rispetto alla media degli altri cantoni, ma inferiore – e di gran lunga – al 95% che si registrava prima della modifica dell’articolo in questione. Ecco perché il cambiamento culturale, pur frenato da astruse complicazioni legali, deve rimanere una priorità. Una necessità.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 22 novembre 2023 del Corriere del Ticino

****

Botte e violenze in casa, la polizia interviene due volte al giorno
Tra le mura domestiche lesioni, minacce e ingiurie. Dal 2022 è possibile chiedere per l’autore il braccialetto elettronico

Più di due episodi di violenza domestica al giorno, in Ticino, per un totale di 983 casi. E si tratta solo dei numeri – relativi al 2022 – certificati grazie all’intervento della Polizia. Un fenomeno orribile di cui si è parlato durante l’incontro odierno voluto dal Dipartimento delle istituzioni che ha presentato le cifre e il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. 
Una conferenza che anticipa la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne ormai imminente. Questa triste ricorrenza, nata per volere delle Nazioni Unite nel 1999, si celebra infatti il 25 novembre. Un appuntamento, quello odierno a Bellinzona, che arriva purtroppo a sole poche ore dall’ultimo tragico ed efferato caso di femminicidio che ha portato all’omicidio, nella vicina Italia, della 22enne Giulia Cecchettin ad opera dell’ex fidanzato coetaneo. 

I numeri ticinesi – La Polizia è intervenuta 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime. In 652 casi si è trattato di lesioni semplici, minacce e ingiurie. In 202 occasioni l’autore è stato allontanato dal domicilio in maniera volontaria. Altre 79 volte invece si è proceduto all’allontanamento dal domicilio. Inoltre 119 autori sono stati presi in carico dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione giustizia. Infine 41 donne vittime di violenza e 29 bambini sono stati ospitati dalla Casa delle donne e da Casa Amònia. Nel 25% dei casi la vittima è un uomo.

I commenti – «La lotta contro questa piaga deve coinvolgere tutta la società. L’obiettivo è strutturare un sistema complesso contro la violenza. Gli assi di intervento sono quattro: prevenzione, protezione delle vittime, persecuzione degli autori e la creazione di politiche coordinate per gestire il fenomeno – ha detto Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni – Necessario poi lavorare per far crescere la consapevolezza. Noi ci siamo, le istituzioni ci sono. Abbiate fiducia nello Stato. Solo uniti saremo più efficaci»

L’obiettivo è ambizioso ovvero quello di «rendere strutturale un sistema composito contro la violenza domestica. Siamo partiti nel 2018 e ad oggi siamo riusciti ad attivare, su 80 proposte, ben 60 misure. Ora stiamo studiando anche come utilizzare al meglio il braccialetto elettronico che da gennaio 2022 è possibile richiedere per l’autore così da monitorare a posteriori gli spostamenti. Si tratta di una misura di carattere civile e non penale e deve essere richiesta dalla vittima al Pretore», dice Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia.

Numeri in Svizzera – Sono stati 19978 i reati commessi in ambito di violenza domestica. Di questi 25 omicidi, ossia il 59,5% di tutti gli omicidi consumati e registrati dalla Polizia in Svizzera. Sono poi 61 i tentati omicidi, 123 le lesioni gravi, 2167 le lesioni semplici. Circa il 40% di tutti i reati di violenza registrati dalla Polizia è classificato come violenza domestica, nel 70,2% dei casi la vittima è donna, nel 29,8% sono uomini. In Svizzera, inoltre, tra le 300‘000 e le 500‘000 persone di più di 60 anni sono vittime ogni anno di una qualche forma di violenza.

Misure – Tra le misure attivate c’è la creazione del Centro di competenza “Violenze” presso la Polizia cantonale e la revisione totale della Legge sulla Polizia (il messaggio del Governo è del 29 marzo 2023 ed è attualmente all’esame del Parlamento). Questa seconda misura introduce la base legale per il processo di gestione delle minacce e proroga dagli attuali 10 ai futuri 30 i giorni di allontanamento. Da sottolineare anche le misure svolte o in fase di organizzazione nel campo della formazione (psicologi, operatori sociali, autorità di protezione e ordine degli avvocati) grazie alla collaborazione delle associazioni di categoria, come ad esempio l’Ordine dei medici, l’Ordine dei farmacisti, l’Associazione Ticinese Assistenti di Farmacia, con le quali sono previste ulteriori azioni formative sul tema della violenza domestica.

In aggiunta la direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, ha presentato le numerose attività previste, nell’ambito della sensibilizzazione, sia in occasione della Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica prevista sabato 25 novembre in Piazza Nosetto (qui tutti idettagli dell’evento) , nell’adiacente Palazzo Civico e a Palazzo delle Orsoline in Piazza Governo a Bellinzona, sia nel corso dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”.

Infine il Dottor Mattia Lepori, vice capo area medica dell’EOC, ha presentato la modalità di gestione dei casi di violenza domestica nei servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero, ricordando come da gennaio a fine settembre i casi di violenza domestica registrati dagli operatori sanitari presso le sette strutture dell’EOC sono stati complessivamente 161

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1714051/botte-e-violenze-in-casa-la-polizia-interviene-due-volte-al-giorno

****

Violenza domestica, Gobbi: “In Ticino oltre 600 infrazioni nel 2022”
Le forze dell’ordine sono intervenute 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime. A livello nazionale oltre la metà degli omicidi l’anno scorso sono stati commessi in ambito domestico.
“Preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società”. Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha definito oggi il fenomeno della violenza domestica nel corso di una conferenza stampa organizzata a Palazzo delle Orsoline per tracciare il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica e presentare alcune misure attivate nel corso degli ultimi 12 mesi. Allo stesso tempo, è stata l’occasione per lanciare la Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica che si terrà a Bellinzona sabato 25 novembre e la campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, che a partire dal 25 novembre proporrà una serie di iniziative sino al 10 dicembre prossimo.

Alcuni dati
Partendo dalle cifre, nel 2022 in Svizzera sono stati 19’978 i reati commessi in ambito di violenza domestica; gli omicidi sono stati 25, ossia il 59,5% di tutti gli omicidi consumati (42). 61 i tentati omicidi, 123 i reati per lesioni gravi, 2’167 per lesioni semplici e 6’497 i reati per vie di fatto. Circa il 40% di tutti i crimini di violenza registrati dalla Polizia è classificato come violenza domestica; nel 70.2% dei casi la vittima è una donna, contro il 29.8% che ha riguardato un uomo. In Ticino la situazione parla, sempre per il 2022, di 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte per lesioni semplici, minacce o ingiurie, ha sottolineato il direttore del DI. Le forze dell’ordine sono intervenute 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime.

Gli assi di intervento
Sia il Piano d’azione nazionale sia quello cantonale hanno lo scopo di eliminare la violenza domestica. Un obiettivo che si potrà raggiungere – ha affermato Gobbi – attraverso la massima collaborazione tra tutte le autorità cantonali e comunali coinvolte e la società civile. A questo proposito il consigliere Stato ha sottolineato che il bilancio che si può tracciare in questo 2023 è positivo. L’obiettivo principale del piano cantonale è rendere strutturale il sistema di contrasto alla violenza domestica. Gli assi d’intervento sono quattro: prevenzione, protezione delle vittime, perseguimento degli autori e politiche coordinate.

Le misure
La Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, si è dal canto suo soffermata proprio sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica adottato nel 2021 e aggiornato nel 2022, ricordando che sono un’ottantina le misure previste nei quattro assi d’intervento. Sul fronte del perseguimento, attinente al Dipartimento delle istituzioni, tra le misure attivate si segnalano la creazione del Centro di competenza “Violenze” presso la Polizia cantonale e la revisione totale della Legge sulla Polizia. Quest’ultima introduce la base legale per il processo di gestione delle minacce e proroga dagli attuali 10 ai futuri 30 i giorni di allontanamento. Da menzionare anche le misure svolte o in fase di organizzazione nel campo della formazione grazie alla piena collaborazione delle associazioni di categoria.

Braccialetto elettronico per gli stalker
Dal primo gennaio 2022 vi è inoltre la possibilità per le vittime di stalking e violenza domestica di chiedere al giudice civile di dotare l’autore di un dispositivo elettronico. “Non si tratta di una misura penale e serve a controllare che un ordine di un giudice di non entrare in un determinato perimetro della vittima venga rispettato”, ha precisato Andreotti.

Attività per sensibilizzare
L’Aggiunta alla direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, ha poi presentato le numerose attività previste, nell’ambito della sensibilizzazione, sia in occasione della Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica prevista sabato 25 novembre in Piazza Nosetto, nell’adiacente Palazzo Civico e a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, sia nel corso dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”. “Abbiamo organizzato un ciclo di eventi di quattro serate”, ha spiegato Bucci. La quarta e ultima sarà in realtà una giornata i cui obiettivi “concernono la sensibilizzare della popolazione e la volontà, tramite un workshop, di lavorare in collaborazione per capire quali sono i possibili margini di miglioramento. Per questo motivo, la presenza delle Istituzioni è fondamentale”.

L’aspetto medico
Infine, il Dottor Mattia Lepori, vice capo area medica dell’EOC, ha illustrato la modalità di gestione dei casi di violenza domestica nei servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero, ricordando come da gennaio a fine settembre i casi di violenza domestica registrati dagli operatori sanitari presso le sette strutture dell’EOC sono stati complessivamente 161. “Fino a fine 2020 noi operatori sanitari sottostavamo all’obbligo di segnalare ogni vittima di reato o sospetto reato all’autorità inquirente”, ha ricordato Lepori. Da marzo 2021 invece, la segnalazione dei casi di violenza domestica che si presentano al pronto soccorso “necessita del consenso della vittima. È stato un grosso cambiamento, poiché implica il farsi carico anche di un processo di sensibilizzazione degli operatori e delle vittime, sulla necessità che siano loro a portare avanti un’eventuale domanda di perseguimento dell’autore”. Questo “presuppone una serie di parametri quali la messa in sicurezza fin dall’arrivo della vittima, l’assicurarsi della massima confidenzialità nel trattamento dei dati, la valutazione del rischio della presenza di una recidiva, la raccolta della documentazione clinica, l’orientamento delle vittime al momento della loro dimissione, l’accompagnamento in un’eventuale procedura di segnalazione e, infine, l’assicurarsi che la dimissione avvenga in modalità sicura”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/violenza-domestica-gobbi-in-ticino-oltre-600-infrazioni-nel-2022-386066

****

Prosegue la lotta contro la violenza domestica
Presentato a Bellinzona il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale – Nel 2022 registrate 652 infrazioni per lesioni semplici, minacce o ingiurie

Il Dipartimento delle istituzioni ha tracciato martedì il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica e presentato alcune misure attivate nel corso degli ultimi 12 mesi. I numeri sono importanti, ma vi sono anche strumenti e processi di cooperazione positivi. Nello stesso tempo è stata l’occasione per lanciare la Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica che si terrà a Bellinzona sabato 25 novembre e la campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, che a partire dal 25 novembre, proporrà una serie di iniziative sino al 10 dicembre prossimo.
Durante la conferenza stampa, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, dall’Aggiunta alla direttrice, Monica Bucci e dal Vice capo area medica dell’EOC, Mattia Lepori – ha sottolineato come il fenomeno della violenza domestica sia preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società. Ha quindi snocciolato alcune cifre che riguardano il 2022, prima a livello nazionale e poi cantonale.
Per quel che riguarda il Ticino, dapprima, si registrano – per il 2022 – 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte per lesioni semplici, minacce o ingiurie. La polizia è intervenuta 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime.
Sia il Piano d’azione nazionale sia il Piano d’azione cantonale hanno lo scopo di eliminare la violenza domestica. Un obiettivo che si potrà raggiungere – ha affermato Gobbi –attraverso la massima collaborazione tra tutte le autorità cantonali e comunali coinvolte e la società civile. A questo proposito il Consigliere Stato ha sottolineato che il bilancio che si può tracciare in questo 2023 è positivo.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Prosegue-la-lotta-contro-la-violenza-domestica–1996453.html

 

Lotta alla violenza domestica: un’azione che continua

Lotta alla violenza domestica: un’azione che continua

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha tracciato oggi il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica e presentato alcune misure attivate nel corso degli ultimi 12 mesi. Nello stesso tempo è stata l’occasione per lanciare la Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica che si terrà a Bellinzona sabato 25 novembre e la campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, che a partire dal 25 novembre, proporrà una serie di iniziative sino al 10 dicembre prossimo.

La lotta contro la violenza domestica rientra nel programma di legislatura 2019-2023 del Consiglio di Stato (Asse strategico numero 3 “Qualità di vita”) e vede tre dipartimenti particolarmente coinvolti: il Dipartimento delle istituzioni, che attraverso la Divisione della giustizia ha assunto il compito di coordinatore istituzionale, il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.

Durante la conferenza stampa il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, dall’Aggiunta alla direttrice, Monica Bucci e dal Vice capo area medica dell’EOC, Mattia Lepori – ha sottolineato come il fenomeno della violenza domestica sia preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società. Ha quindi snocciolato alcune cifre che riguardano il 2022: in Svizzera sono stati 19’978 i reati commessi in ambito di violenza domestica; gli omicidi sono stati 25, ossia il 59,5% di tutti gli omicidi consumati (42); 61 i tentati omicidi, 123 i reati per lesioni gravi, 2’167 per lesioni semplici e 6’497 i reati per vie di fatto. Circa il 40% di tutti i reati di violenza registrati dalla Polizia è classificato come violenza domestica; nel 70.2% dei casi la vittima è una donna, contro il 29.8% che ha riguardato un uomo. In Ticino la situazione parla, sempre per il 2022, di 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte per lesioni semplici, minacce o ingiurie. La Polizia è intervenuta 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime.

Sia il Piano d’azione nazionale sia il Piano d’azione cantonale hanno lo scopo di eliminare la violenza domestica. Un obiettivo che si potrà raggiungere – ha affermato Norman Gobbi –attraverso la massima collaborazione tra tutte le autorità cantonali e comunali coinvolte (i vari uffici dei tre dipartimenti, la Polizia e i Comuni) e la società civile. A questo proposito il Consigliere Stato ha sottolineato che il bilancio che si può tracciare in questo 2023 è positivo.

La Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, si è dal canto suo soffermata sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica adottato nel 2021 e aggiornato nel 2022, ricordando che sono un’ottantina le misure previste nei quattro assi d’intervento: prevenzione, protezione della vittima, perseguimento dell’autore e politiche coordinate. Sul fronte del perseguimento, attinente al Dipartimento delle istituzioni, tra le misure attivate si segnalano la creazione del Centro di competenza “Violenze” presso la Polizia cantonale e la revisione totale della Legge sulla Polizia (il messaggio del Governo è del 29 marzo 2023 ed è attualmente all’esame del Parlamento). Questa seconda misura introduce la base legale per il processo di gestione delle minacce e proroga dagli attuali 10 ai futuri 30 i giorni l’allontanamento. Da menzionare anche le misure svolte o in fase di organizzazione nel campo della formazione (psicologi, operatori sociali, autorità di protezione e ordine degli avvocati, ecc.) grazie alla piena collaborazione delle associazioni di categoria, come ad esempio l’Ordine dei medici, l’Ordine dei farmacisti, l’Associazione Ticinese Assistenti di Farmacia, con le quali sono previste ulteriori azioni formative sul tema della violenza domestica.

L’Aggiunta alla direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, ha presentato le numerose attività previste, nell’ambito della sensibilizzazione, sia in occasione della Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica prevista sabato 25 novembre in Piazza Nosetto, nell’adiacente Palazzo Civico e a Palazzo delle Orsoline in Piazza Governo a Bellinzona, sia nel corso dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” (vedi flyer allegati). Infine il Dottor Mattia Lepori, vice capo area medica dell’EOC, ha presentato la modalità di gestione dei casi di violenza domestica nei servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero, ricordando come da gennaio a fine settembre i casi di violenza domestica registrati dagli operatori sanitari presso le sette strutture dell’EOC sono stati complessivamente 161. 

Violenza domestica: seconda serata pubblica a Lugano di un ciclo di quattro appuntamenti  

Violenza domestica: seconda serata pubblica a Lugano di un ciclo di quattro appuntamenti  

Comunicato stampa

“Prevenire la violenza domestica nei diversi ambiti della società”: è questo il titolo della seconda serata del ciclo di incontri che la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni organizza nell’ambito delle attività di sensibilizzazione previste dal Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. L’appuntamento è fissato per martedì 6 giugno 2023 alle 18.00 presso il Centro La Piazzetta a Lugano.

A 5 anni dall’entrata in vigore in Svizzera della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, è tempo di bilanci e di nuove prospettive. In tale contesto la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Municipio di Lugano, organizza la seconda delle 4 serate previste durante l’anno, che si focalizzeranno ognuna su uno degli assi strategici delineati nel Piano d’azione cantonale: prevenzione, protezione della vittima, perseguimento dell’autore e politiche coordinate.  
La seconda serata pubblica, dedicata alla prevenzione e dal titolo “Prevenire la violenza domestica nei diversi ambiti della società” è prevista martedì 6 giugno 2023 a Lugano presso il Centro La Piazzetta alle ore 18.00. Alla presenza della Capo Dicastero sicurezza e spazi urbani Karin Valenzano Rossi, parteciperanno al dibattito Luca Dattrino, docente mediatore presso il Centro Professionale Tecnico di Bellinzona, Pepita Vera Conforti, esperta della formazione continua della Divisione della formazione professionale, Francesco Lepori, giornalista RSI, Angelica Lepori Sergi del Collettivo Io l’8 ogni giorno e Emma Brugnoli, rappresentante dei Club di servizio.  
Dopo un bilancio sull’implementazione della Convenzione di Istanbul a livello svizzero a cura di Marie-Claude Hofner rappresentante della Svizzera per il Gruppo di esperti per la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (GREVIO)  e di Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, la Capo Dicastero Karin Valenzano presenterà un progetto pilota di prevenzione in partenariato con la Divisione polizia e con la Divisione socialità della Città di Lugano.  
La seconda serata, che segue quella del 21 marzo a Locarno dedicata al tema del perseguimento degli autori, metterà l’accento sulla prevenzione della violenza domestica, un elemento chiave della lotta contro questo fenomeno. Per una prevenzione efficace è necessario il coinvolgimento di tutti gli ambiti della società che comprendono le istituzioni, la scuola, la società civile e i media, per citarne i principali. È infatti indispensabile che il lavoro di sensibilizzazione ed educazione parta sin dalla giovane età, in particolare nell’ambito scolastico. È altresì necessario, affinché si riescano a superare una serie di stereotipi ereditati dal passato e si promuova un’educazione collettiva basata sul rispetto per sé stessi e per gli altri, che anche i media parlino “correttamente” di violenza domestica. In questo contesto anche il contributo della società civile è fondamentale. Al dibattito interverranno per questo alcuni referenti dei diversi ambiti citati.  
Gli approfondimenti tematici promossi dalla Divisione della giustizia proseguiranno nei prossimi mesi a Mendrisio e Bellinzona, per giungere così, in novembre, al lancio della Campagna dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”. Tali occasioni – grazie alla collaborazione con i Comuni interessati – permetteranno di sensibilizzare la cittadinanza su un tema delicato e costituiranno un momento privilegiato di scambio tra istituzioni cantonali, comunali e società civile.