Democrazia viva, viva la democrazia

Democrazia viva, viva la democrazia

Questo anno elettorale, che va dalle elezioni cantonali alle elezioni comunali, passando da quelle imminenti federali, riporta in primo piano il tema della partecipazione popolare e della fiducia verso le nostre istituzioni democratiche. Il barometro tende ormai da anni al brutto, tanto che ho già avuto modo di parlare di «democrazia in pericolo ». È un fenomeno che non riguarda solo il Ticino. Proprio per questo abbiamo l’obbligo di intervenire anche al nostro livello per tentare di invertire questa preoccupante tendenza. Lo possiamo fare con atti concreti che personalmente individuo su tre piani. Il primo piano è quello che chiamerei «strutturale» e ha una valenza culturale e politica di ampio respiro. La parola «democrazia» sarà quella più usata nei discorsi del 1.

Agosto. Giustamente, perché la nostra democrazia diretta è un vanto. Il sistema politico svizzero prevede che siano i cittadini a «fare lo Stato». E la partecipazione è condizione indispensabile. Senza questa tutto cade, tutto si ferma. Si tratta quindi in buona sostanza di seminare sul tessuto sociale cantonale quelle buone pratiche che permettano alla cittadinanza di ritornare attore protagonista della scena democratica. Partire dal primo livello, ossia dai Comuni, è essenziale, anzi, direi naturale. Con la Sezione degli enti locali abbiamo iniziato un lavoro assieme ad alcuni Comuni-pilota per aumentare la compartecipazione delle cittadine e dei cittadini alla costruzione e quindi alla realizzazione dei progetti che più stanno loro a cuore. Si tratta di un insieme di strumenti e procedure che servono ad assicurare un’adeguata conduzione politica del Comune, coinvolgendo i cittadini e gli attori economici presenti sul territorio per rispondere ai loro bisogni. Tutto questo confluirà in una proposta di modifica dell’attuale Legge organica comunale (LOC), riforma che rimane uno degli obiettivi di questa nuova legislatura per il Dipartimento delle istituzioni. Nello stesso tempo però, sempre grazie alla Sezione degli enti locali, il Governo ha accolto la nostra proposta di sviluppare il progetto «Democrazia viva», che agirà in modo sempre più incisivo su questo tema essenziale.

Il secondo piano è più «funzionale». Ritengo che per ravvivare l’interesse intorno alla politica, e quindi aumentare la partecipazione, anche un cambiamento del sistema elettorale sia indispensabile. Per questo all’inizio di quest’anno ho avviato la discussione in Consiglio di Stato sull’introduzione del maggioritario per l’elezione del Governo a livello cantonale e dei Municipi a livello comunale. Stiamo ora aspettando alcuni approfondimenti. Poi la discussione sarà rilanciata tra i partiti e soprattutto tra la cittadinanza.

Il terzo e ultimo piano è quello «personale ». È attraverso la testimonianza diretta che un messaggio passa. Così come il buon docente lo si riconosce perché crede nella missione educativa e formativa dei ragazzi e la esplicita portando tutto sé stesso in classe, così il politico – di ogni livello – può essere un buon politico se testimonia il suo impegno, spesso di milizia, nel prendere a cuore ogni tematica che porta a un miglioramento della qualità di vita di tutti coloro che compongono la comunità. La testimonianza diventa così un valore da imitare. Alla vigilia del 1. Agosto potremmo dunque – noi politici – prenderci questo impegno.

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 29 luglio 2023 del Corriere del Ticino

Lega dei Ticinesi: Festa del primo agosto a Faido

Lega dei Ticinesi: Festa del primo agosto a Faido

Quest’estate sarà la Leventina, più precisamente il Comune di Faido, a ospitare i festeggiamenti del Natale della Patria promossi dalla Lega dei Ticinesi. L’evento si terrà in zona Castelletto, spazio più conosciuto come area del parco giochi nelle immediate vicinanze della cascata della Piumogna. In caso di brutto tempo il tutto si svolgerà alla Pista di Ghiaccio.

L’inizio è fissato per le ore 11.30 e dalle ore 12.15 verrà offerto il pranzo: salametto, “pom e pasta” e formaggio dell’alpe. Sempre sul mezzogiorno è previsto il saluto ufficiale del Consigliere di Stato Norman Gobbi che terminerà con l’Inno Svizzero, seguito da una breve parte politica con la presentazione dei nominativi sulle liste della Lega dei Ticinesi nell’imminenza dell’inizio della campagna elettorale per le Elezioni federali di ottobre. Interverranno i candidati al Consiglio nazionale della Lista principale e i capilista delle Sottoliste.

Per chi desiderasse partecipare all’evento, è possibile iscriversi contattando i numeri di telefono 079/247 49 88 e 079/457 23 61 o scrivendo all’indirizzo mail patrizio.farei@helvetia.ch.  

«Un’alleanza chiara e consolidata»

«Un’alleanza chiara e consolidata»

Fronte comune fra Lega e UDC in vista delle elezioni federali. Dopo le tensioni registrate prima delle votazioni cantonali, si conferma l’accordo che prevede la candidatura unica di Marco Chiesa agli Stati. E, accanto a questo, c’è la volontà, da parte dei due partiti, di conquistare un seggio in più al Nazionale (qui la lista UDC annunciata tempo fa. La Lega non ha ancora inviato una comunicazione ufficiale sui nomi).

«Sovranità, neutralità, no all’ingerenza dell’UE, immigrazione e politica d’asilo: affrontiamo i temi spesso dalla stessa angolatura, un’angolatura di destra», ha spiegato, all’inizio dell’incontro con i media il deputato e portavoce della Lega Daniele Caverzasio, sottolineando la tenuta dell’alleanza.

«Marco Chiesa ha lavorato bene – ha aggiunto il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi – è importante essere tutti compatti dietro questa candidatura perché la sua conferma non è scontata». E, sui recenti problemi registrati a Chiasso riguardanti i richiedenti l’asilo, il deputato ha aggiunto che, «se i cittadini, anche su questo tema, vogliono risposte chiare, dovranno supportare la destra». A questo proposito, i contenuti della recente lettera scritta dalla deputazione ticinese al Consiglio federale sono stati definiti «lacrime di coccodrillo».
Il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri ha passato in rassegna diversi temi come il nucleare, la libera circolazione, il frontalierato e il pedaggio al Gottardo. «Un legame “istituzionale” con l’Unione Europea, per come si sta prospettando, segnerebbe la fine della sovranità e dell’indipendenza svizzera – ha commentato – si tratta della madre di tutte le battaglie: se Bruxelles detta le regole, verrebbero messi “fuori uso” alcuni articoli della nostra Costituzione».
Il candidato unico agli Stati Marco Chiesa ha sottolineato «il lavoro svolto insieme a Berna con grande armonia». Ha rimarcato l’importanza della gestione della migrazione, «che dev’essere complementare e non di sostituzione. Ogni anno, in Ticino, dobbiamo integrare 60’000 persone: tutto questo ha un costo e una ricaduta sui servizi. Stiamo snaturando il nostro paese e il ceto medio, nel cantone, sta soffrendo». Molto chiare le parole sull’ipotesi di un pedaggio al Gottardo: «Nessun deputato dell’ UDC si esprimerà a favore di un pedaggio in capo agli svizzeri. Dovranno pagarlo, in caso, gli stranieri». È stato criticata, per esempio, proprio la proposta di un pedaggio al Gottardo portata avanti, in primis, da Simon Stadler (Centro/UR), Corina Gredig (Verdi liberali/ZH) e Matthias Jauslin (PLR/AG). 

Da www.tio.ch

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Tra Lega e Udc ‘un’alleanza consolidata per il terzo seggio’

Presentata la congiunzione di destra in vista delle Federali, con le priorità dell’area. Obiettivo migliorare al Nazionale e mantenere Chiesa agli Stati

Sovranità nazionale e neutralità integrale della Svizzera, no secco a qualsivoglia «ingerenza» dell’Unione europea. Ma anche, va da sé, l’approvvigionamento energetico, l’immigrazione e la politica d’asilo. È con una conferenza stampa tutta all’attacco che Lega e Udc lanciano la propria campagna elettorale in vista delle Federali di questo autunno, per le quali correranno con una congiunzione di liste che, parola del portavoce leghista e candidato al Nazionale Daniele Caverzasio, «conferma un’alleanza chiara e consolidata». E i temi, ma soprattutto per dirla sempre con Caverzasio, «l’angolatura di destra» con cui verranno affrontati, mostrano come Lega e Udc parlino la stessa lingua. Al punto che il mantenere il seggio agli Stati del presidente nazionale democentrista Marco Chiesa anche per Caverzasio è «un obiettivo da raggiungere in modo chiaro e incondizionato, il Ticino ha bisogno di un rappresentante di destra nella Camera dei Cantoni». Obiettivo che fa il paio con quello di «rafforzare la presenza di destra in Consiglio nazionale, riuscendo a riprendere il seggio perso dall’alleanza nell’ultima legislatura».
Dalle prossime Federali, afferma ancora il portavoce e granconsigliere leghista, «decideranno la Svizzera che vogliamo, noi con la coerenza e la solidità dimostrate nel corso delle ultime legislature pensiamo che se vogliamo una Svizzera indipendente, che difende i diritti popolari e le libertà di scelte non ce ne sono tante… e speriamo che il nostro impegno possa essere premiato: non votiamo una lista, votiamo un concetto».
Però serviranno i numeri, anche al Consiglio degli Stati. Proprio da qui, infatti, parte il consigliere nazionale democentrista Piero Marchesi che avverte: «La conferma di Chiesa è fondamentale, perché ha lavorato bene. Ma la sua rielezione non è scontata, per questo siamo tutti compatti dietro il suo nome: è importante che un candidato di destra, e che rappresenta i suoi valori, venga eletto». Per quanto concerne la Camera del popolo, Marchesi è ancora più chiaro: «La nostra alleanza vuole riottenere il terzo seggio, nel caso ci riuscissimo decideranno gli elettori da chi sarà occupato: quando gli eletti di Lega e Udc schiacciano i bottoni in aula, sono sullo stesso fronte».

‘Asilo, dagli altri partiti lacrime di coccodrillo’
Ciò detto, il presidente cantonale Udc passa a un tema caldissimo e all’ordine del giorno: la politica d’asilo: «In Ticino tanti si sono scandalizzati per quanto successo nel Mendrisiotto, molti politici hanno cominciato a inviare lettere, comunicati, firmare petizioni… Bene, si va nella direzione da noi auspicata, ma sono lacrime di coccodrillo». Perché, riprende Marchesi, «chi soprattutto nel Plr grida allo scandalo dovrebbe ricordarsi che a giugno nella sessione delle Camere federali hanno votato diversamente da noi e non hanno sostenuto le proposte che avrebbero portato soluzioni a una situazione per nulla facile, con casi di violenza, furti, aggressioni e una popolazione spaventata».
Il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri attacca a testa bassa sui rapporti con l’Unione europea, perché «sono tornati di prepotenza alla ribalta con il mandato negoziale, e sembra di rivedere un brutto film che speravamo di dimenticare». Per Quadri, «non c’è alcun buon presagio: è la stessa minestra, e ancor più costosa, dell’Accordo quadro istituzionale che è stato messo da parte nel maggio 2021». Nel senso che «Bruxelles non cambia di una virgola le richieste, e questa diventerà davvero la madre di tutte le battaglie – affonda Quadri –. La ripresa automatica del diritto Ue c’è ancora, i giudici stranieri sono ancora lì, la direttiva europea sulla cittadinanza pure. In più, new entry, la Svizzera sarebbe disponibile a rendere regolari i contributi miliardari di coesione all’Unione europea. Con l’Ue dobbiamo avere rapporti paritari, non coloniali».
Quadri si scaglia anche sulla politica energetica e climatica, «con Plr e Centro succubi della narrazione della sinistra, perché hanno imposto al Paese una legge autolesionista che mette in pericolo l’approvvigionamento energetico. È incredibile che un Paese industrializzato, prospero, innovativo come la Svizzera si metta da solo nella condizione di non disporre di energia per la propria popolazione e per l’economia».

Da www.laregione.ch

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Elezioni federali
A destra “un’alleanza consolidata” per lanciare la corsa per Berna
Lega e UDC vogliono lasciarsi alle spalle le «pistolettate» delle Cantonali e si presentano uniti in vista del 22 ottobre – Sostegno «incondizionato» alla candidatura di Marco Chiesa – E non mancano le frecciatine al Centro e al PLR

Un’alleanza che, per usare le parole del granconsigliere (e candidato al Nazionale per la Lega) Daniele Caverzasio è ormai «chiara e consolidata». Anzi, un’alleanza che «negli anni è diventata una consuetudine». Ma soprattutto, è stato ribadito più volte dai presenti, è un’unione d’intenti costruita attorno ai temi – come l’immigrazione, i rapporti con l’UE, il frontalierato, la sovranità e la neutralità – che stanno a cuore a tutta l’area di destra. Un’intesa, appunto, dichiaratamente di destra che, leggendo più tra le righe, si è voluta mettere in contrapposizione non solo alla sinistra, ma anche (e forse soprattutto) a tutto il centro e centro-destra.

Gli obiettivi
Gli obiettivi dell’alleanza – il cui accordo messo nero su bianco dai tra i partiti prima delle Cantonali prevede la congiunzione delle liste per il Nazionale e il sostegno al candidato uscente per gli Stati Marco Chiesa – sono stati rammentati proprio da Caverzasio: «Abbiamo obiettivi importanti. Uno dei quali è sicuramente la conferma di Chiesa alla Camera alta». Il sostegno dei due partiti al democentrista uscente, ha ribadito il leghista, è quindi «chiaro e incondizionato». L’altro obiettivo, ha ricordato, «è di rafforzare la presenza dell’area al Consiglio nazionale», cercando quindi di «riprendersi il seggio perso nell’ultima legislatura». Obiettivi in qualche modo ambiziosi, gli ha poi fatto eco il consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC). «Marco Chiesa si ripresenta come favorito, perché è un candidato uscente, perché ha lavorato bene in questi quattro anni e perché è presidente del partito nazionale. Ma la sua rielezione non è scontata». E per questo motivo, ha evidenziato a più riprese Marchesi, «è importante essere compatti dietro a questa candidatura». Senza dimenticare che nella corsa per la Camera alta «i candidati sono tanti, e questo spaccherà molto il voto» dei cittadini.Riguardo alla riconquista del terzo seggio al Nazionale, il democentrista ha spiegato che sì, sia la Lega che l’UDC cercheranno di fare propria quella poltrona. Tuttavia, «l’importante è che vada all’area».

I temi
Detto degli obiettivi e dello scopo dell’alleanza, i presenti si sono poi concentrati sui temi, ossia sui dossier politici che intendono portare avanti durante la campagna. Tutto ciò, senza lesinare sulle critiche agli avversari, Centro e PLR su tutti.
In merito alla politica d’asilo, ad esempio, Marchesi ha rimarcato come oggi «la politica sia scandalizzata per quanto sta accadendo a Chiasso e nel Mendrisiotto: sono stati inviate lettere, comunicati stampa e sono state lanciate petizioni. Va tutto bene, perché va nella nostra direzione», ha spiegato Marchesi. «Ma qui si tratta anche di coerenza. Oggi si grida allo scandalo. E soprattutto nel PLR ci sono persone che si attivano. Ci fa piacere, ma sono lacrime di coccodrillo». E questo perché, in sintesi, quegli stessi partiti sono quelli che alle Camere federali hanno bocciato tutti gli atti parlamentari dell’UDC volti a mettere un freno all’immigrazione. Detto diversamente: «Quando si tratta di schiacciare il bottone giusto, restano solo UDC e Lega». Ciò, ha chiosato il presidente cantonale dell’UDC, «a dimostrazione che occorre rafforzare la destra in Parlamento».
Il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri si è invece concentrato sui rapporti con l’UE. Un dossier che, ha osservato, «sta tornando di prepotenza nella politica federale», anche se «si ha il sospetto che non se ne voglia parlare durante la campagna elettorale». In ogni caso, secondo Quadri «gli elementi del mandato negoziale non lasciano presagire nulla di buono». Anzi, «sembra di vedere un brutto film già visto». Per il leghista, dunque, se quest’ipotesi di accordo quadro «peggiorativo» rispetto a quello abbandonato nel 2021 si avverasse, il tema diventerebbe «la madre di tutte le battaglie». E questo perché un legame di quel tipo con l’UE segnerebbe la fine della Svizzera come la conosciamo oggi».

Immigrazione e San Gottardo
Il candidato agli Stati Marco Chiesa è anch’esso tornato sul tema dell’immigrazione, ricordando che negli ultimi 20 anni la popolazione in Svizzera è cresciuta di 1,5 milioni di persone. In termini di immigrazione netta, ha rimarcato, parliamo di circa 60 mila persona all’anno. «Ciò significa dover integrare ogni anno una città come Lugano in Svizzera». Ecco perché, ha affermato, «dobbiamo tornare a gestire l’immigrazione», con «tetti massimi, contingenti e preferenza indigena». Chiesa si è poi soffermato anche sul tema della neutralità, ricordando il lancio dell’iniziativa dell’UDC per una neutralità permanente, e sul tema delle PMI, ricordando che secondo uno studio dell’USAM è proprio l’UDC il partito più vicino ai bisogni della piccola e media impresa. Un accenno e una frecciatina, infine, sono giunti sul tema del pedaggio al San Gottardo: «Leggo articoli contrari al pedaggio ovunque. Soprattutto da parte di esponenti del Centro. Magari avrebbero dovuto parlarne prima al loro interno, visto che la mozione che chiede il pedaggio è sottoscritta da venti deputati del Centro».

Da www.cdt.ch

Rave abusivi, ‘vigilare meglio per impedirne l’organizzazione’

Rave abusivi, ‘vigilare meglio per impedirne l’organizzazione’

Giro di vite in arrivo. Il consigliere di Stato Norman Gobbi fornisce alcune prime indicazioni in risposta alle critiche mosse dal Municipio di Blenio

Si preannuncia un giro di vite cantonale nei confronti dei rave party non autorizzati che con una certa frequenza vengono proposti alle nostre latitudini, specie dopo il decreto Meloni che in Italia dall’anno scorso ne vieta l’organizzazione prevedendo multe fino a 10’000 euro e la galera fino a sei anni. Ciò che ha portato i promotori a intravedere nella Svizzera italiana un bel terreno di conquista poiché abbastanza vicino al confine e caratterizzato da molte zone discoste. L’ultimo evento in ordine di tempo, come riportato ieri da Tio, si è svolto proprio questo weekend nell’alta Lavizzara, sulle sponde del lago del Naret a 2’300 metri di quota. Oltre cento i partecipanti e quasi tutte italiane le targhe delle auto presenti.

Il ‘casus belli’ che ha generato una riflessione politica approfondita nel vicino Canton Grigioni – con tanto di botta e risposta fra autorità locali e cantonali – è rappresentato dal decesso di una 19enne del Luganese dopo il rave non autorizzato tenutosi lo scorso novembre alla diga della Roggiasca, sopra Roveredo, nella bassa Mesolcina. Più recentemente scintille ci sono state dopo il rave abusivo portato il 3-4 giugno ai 2’000 metri di quota del Pian Geiret, in piena Val Camadra, riserva naturalistica nel Comune di Blenio. Il cui Municipio non le ha mandate a dire (con tanto di lettera di fuoco spedita in copia al direttore del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi) criticando l’agire della Polizia cantonale di Biasca rea di non aver bloccato l’evento una volta giunta sul posto per verificare la situazione e identificare l’organizzatore.

‘Primo, allarmare la polizia’
A margine del nostro articolo dell’11 luglio, la redazione aveva subito sollecitato il consigliere di Stato, che oggi risponde brevemente per potersi poi esprimere più diffusamente in Gran Consiglio a seguito dell’interpellanza del deputato Tiziano Zanetti, presidente dell’Alleanza patriziale ticinese i cui membri sul territorio non sono affatto contenti di doversi confrontare con i rave, tanto dal chiederne il divieto. «Dopo il primo evento verificatosi in Valle Morobbia – premette Norman Gobbi –, questo fenomeno è ormai conosciuto dalle autorità. Feste di questo genere, i cui partecipanti sono soprattutto italiani, si sono svolte in alcune parti discoste del Ticino, toccando un po’ tutte le regioni. Allarmare e informare la centrale della Polizia cantonale ogniqualvolta si sospetta un evento del genere è la prima cosa da fare». Ed è in effetti quanto successo a inizio giugno nell’alta Val di Blenio.

Verso una modalità comune d’intervento
Sullo specifico caso avvenuto in territorio di Ghirone, prosegue il capo delle Istituzioni, la Polizia cantonale «fornirà tutte le informazioni all’autorità di Blenio nel corso di un incontro che è già stato agendato e sulla base di uno specifico rapporto. Un rapporto che servirà anche per definire una modalità comune di intervento e soprattutto per vigilare in maniera preventiva, là dove è possibile, per evitare o contenere l’organizzazione di queste manifestazioni, coinvolgendo i Comuni, i Patriziati e i privati. Un po’ sul modello che avevamo messo in campo a suo tempo quando diversi terreni venivano occupati da carovane di rom stranieri».

Strategia in arrivo
Quanto all’interrogazione Zanetti, che invita il Cantone a inasprire le leggi, essa servirà a «mettere nero su bianco la strategia che il Cantone sta adottando e adotterà in questo specifico campo», conclude Norman Gobbi. Dal canto suo la polizia ha per ora inviato al Municipio di Blenio un primo rapporto di constatazione: “Il documento è da subito apparso scarno a dimostrazione di un intervento blando che si è limitato alla gestione del traffico all’altezza della barriera presso l’alpe di San Martino e nulla più”, lamenta l’autorità locale nella lettera alla polizia e al consigliere di Stato. Il rapporto “riporta le generalità dell’organizzatore e poche altre informazioni. In particolare non è stata eseguita un’indagine amministrativa completa che avrebbe messo a disposizione dell’ente pubblico le basi formali per intraprendere una procedura contravvenzionale”. Dal canto suo il sindaco di Lavizzara, Gabriele Dazio, commentando su Tio gli eventi del weekend ha sottolineato che «c’è un problema legato alla sicurezza stradale. Così come alle sostanze utilizzate. Ma non bisogna nemmeno dimenticare che quella del Naret è una zona turistica. I rifiuti purtroppo restano sul posto. Queste manifestazioni non fanno bene a nessuno». Infatti al Pian Geiret i partecipanti al rave avevano pensato bene di imbrattare la fermata del bus alpino e la cappella della Madonna della neve.

Da www.laregione.ch

“Difendiamo prima di tutto gli interessi degli svizzeri!”

“Difendiamo prima di tutto gli interessi degli svizzeri!”

Norman Gobbi a proposito di disoccupazione e aumento dell’immigrazione

I dati non mentono: nel 2022 il tasso di disoccupazione era più alto in Ticino che nelle provincie italiane a noi confinanti. “È l’ennesima conferma che ci fa dire come gli accordi di libera circolazione con l’UE siano per il Ticino del tutto negativi. Gli ormai 80 mila frontalieri che trovano lavoro qui non permettono a parte dei lavoratori residenti di inserirsi nel nostro mercato del lavoro”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Secondo i criteri dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) i disoccupati in Ticino sono il 6,5%, contro il 4,9% della Regione Lombardia. Da questa parte della frontiera stiamo soffrendo maggiormente rispetto alle zone con cui confiniamo. Queste cifre dovrebbero farci riflettere”.

Per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni c’è un altro dato preoccupante: “In tutta la Svizzera entrano a lavorare 373 mila frontalieri (come detto in Ticino sono circa 80 mila, ndr). Le svizzere o gli svizzeri che invece vanno a lavorare nelle regioni a limitrofe (in Italia, Francia, Germania e Austria) sono solo 29 mila. Una disparità enorme in un mercato del lavoro totalmente sbilanciato. Una disoccupazione al 6,9% – secondo i criteri ILO – è preoccupante. Abbiamo però le mani legate da questo punto di vista, perché con gli accordi bilaterali in vigore è impossibile modificare questo stato di cose. Inoltre, dopo l’approvazione in votazione popolare dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa avvenuta nel 2014, il parlamento federale ha adottato un testo del tutto inefficace e conosciuto come “preferenza indigena light”. L’aumento dei frontalieri e l’aumento della popolazione in Svizzera dovuto all’immigrazione dimostrano come oggi la situazione stia andando fuori controllo. E la popolazione è preoccupata. Non solo in Ticino, visto che secondo un recente sondaggio ben il 62 per cento della popolazione svizzera si è detto favorevole a una limitazione dell’immigrazione. La prospettiva di arrivare ben presto a 10 milioni di abitanti spaventa a giusta ragione gli svizzeri. Occorre mettere un freno, non per chiuderci, ma per ritrovare una adeguata qualità di vita all’interno del nostro Paese e pure nei confronti dei paesi con cui confiniamo. Ritornare a dare priorità agli interessi delle cittadine e dei cittadini svizzeri deve essere una priorità per tutta a classe politica. In questo senso l’ennesima visita a Bruxelles del consigliere federale Ignazio Cassis per cercare di rafforzare l’Accordo quadro è un passo nella direzione sbagliata. Le elezioni federali si avvicinano. Spero che a tutti i livelli vengano premiate le personalità che portano avanti con convinzione gli interessi della Svizzera e degli svizzeri”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 23 luglio 2023 de Il Mattino

Sospensione dello statuto S: “È un tema su cui discutere”

Sospensione dello statuto S: “È un tema su cui discutere”

Ucraina: Norman Gobbi presenta una consultazione lanciata da Berna

È passato un anno e mezzo dall’inizio della guerra in Ucraina, legata all’invasione delle truppe russe (24 febbraio 2022). Dopo solo tre settimane il Consiglio federale ha attivato lo statuto di protezione “S” per le persone provenienti dall’Ucraina (11 marzo 2022). Uno statuto che ha permesso a circa 70mila ucraini (dato attuale) di raggiungere la Svizzera, senza dover presentare una domanda d’asilo e ottenendo un aiuto e un’assistenza quasi totale. “ Oggi è giunto il momento di pensare anche a togliere questo statuto”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. In questo senso il Consiglio federale ha promosso una consultazione sul documento “Piano d’attuazione per la revoca dello statuto di protezione S”. I Cantoni dovranno rispondere a questa consultazione e il Ticino farà la sua parte. Quando potrà essere messo in pratica questo piano è ancora tutto da vedere. Questo dipende dalla durata della guerra e dallo sviluppo della situazione a livello interno e a livello internazionale. Per intanto ci si limita a definire le misure da introdurre per revocare lo statuto S attraverso un piano di intervento che toccherà direttamente i Cantoni, visto che la competenza operativa è sulle loro spalle”.

Lo statuto S, e i “privilegi” che tale permesso concede a chi ne beneficia, hanno suscitato parecchi malumori tra la gente. “ Anche a giusta ragione, ma si trattava a quel momento di dare una rispostaimmediata ai bisogni di una popolazione colpita da una guerra. È statala prima volta che la Svizzera ha applicato questo speciale permessod’entrata, voluto all’inizio del nuovo millennio sulla scorta delle esperienze maturate negli anni Novanta a causa dei flussi migratori provenienti dall’ex Jugoslavia. Mi auguro che al termine di questa esperienza con gli ucraini venga avviata una profonda analisi su quanto avvenuto così da apportare i necessari aggiustamenti; per correggere soprattutto alcune forme di aiuto che possono facilmente sfociare in abusi se non convenientemente monitorate. L’altro mio auspicio è che in Svizzera in modo autonomo – e quanto prima – si faccia una discussione sulla sospensione dello statuto S, senza aspettare le decisioni dell’Unione europea. La libertà per il Consiglio federale di prendere una decisione in piena autonomia, tenendo comunque presente tutti i fattori, deve far leva anche e soprattutto sulla convinzione che pochi Paesi al mondo hanno accolto cittadini ucraini con un sostegno dello Stato così elevato”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 16 luglio 2023 de Il Mattino della domenica

Gobbi scrive a Berna: «Servono soluzioni ferme»

Gobbi scrive a Berna: «Servono soluzioni ferme»

Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni scrive alla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider e si fa portavoce delle preoccupazioni locali: «È urgente e indispensabile agire a livello federale»

«Mi rivolgo a Lei facendomi interprete delle preoccupazioni mie personali, delle autorità locali e della popolazione residente ». È con questo incipit che comincia la lettera inviata il 3 luglio scorso alla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider. In calce, c’è la firma del direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. L’oggetto? I richiedenti l’asilo. Per essere più precisi: «Richiesta di misure urgenti sicurezza migranti recalcitranti ». Prima ancora della discesa in campo della Deputazione ticinese alle Camere federali – la quale si è confrontata con le autorità chiassesi e poi ha scritto alla consigliera federale chiedendo misure rapide e incisive (vedi CdT di ieri) – il consigliere di Stato aveva già preso carta e penna esternando, come riportato, preoccupazione.
Nella lettera, Gobbi evidenzia innanzitutto più episodi che hanno visto il coinvolgimento di richiedenti l’asilo. «La cronaca recente – si legge –, discussa anche con la segretaria di Stato Christine Schraner Burgener, ha evidenziato che i richiedenti l’asilo in provenienza dal Nord Africa sono autori ripetuti di furti, danneggiamenti, minacce e disturbo al funzionamento del Centro federale di procedura».
Di più: «I soggetti – scrive il consigliere di Stato – si sono spostati dai furti nelle auto a quelli nelle abitazioni, a seguito delle misure adottate dalla Polizia cantonale nel richiamare l’attenzione della popolazione ». Per il mittente della missiva, quanto appena descritto «evidenzia la natura criminogena dei soggetti, in quanto non si tratta di taccheggi ma bensì di veri e propri furti e tentativi di furti». Alla consigliera federale vengono in seguito fatti presenti alcuni comportamenti e atteggiamenti «violenti e minacciosi che – dentro e fuori il Centro – creano paura e disapprovazione». Nell’elenco viene inoltre segnalata la serie di interventi «a vuoto» effettuata dai pompieri. Un tema trattato dal Corriere del Ticino a fine aprile e che aveva portato alla luce come, dall’inizio dell’anno, i pompieri fossero stati chiamati al Centro di Pasture per oltre una settantina di volte: nella totalità dei casi per falsi allarme incendio, attivati dagli ospiti.

Tra costi e percezioni
L’autore della lettera tocca, in seguito, altri due temi in un certo qual modo sensibili. Quanto appena descritto «impatta da un lato sui costi della collettività come pure sulla percezione del settore asilo gestito dalla Confederazione, dando l’idea dell’impunità per gli autori di questi reati». L’idea di impunità a cui fa riferimento il direttore del Dipartimento delle Istituzioni si riferisce a ciò che avviene una volta identificato l’autore di un’azione penalmente rilevante: «Questi reati vengono sanzionati con multe e fermi di polizia di breve durata, facendo nascere l’idea nei richiedenti l’asilo recalcitranti che in Svizzera tutto è permesso».

Servono ulteriori basi legali
Rivolgendosi a Baume-Schneider, Gobbi ritiene «urgente e indispensabile» agire a livello federale. Come? Avendo, ad esempio, «basi legali per misure disciplinari amministrative per i soggetti che creano disturbo fuori i Centri federali ». Il consigliere di Stato, in tal senso, avanza alcune richieste: «Per coloro che vengono identificati come autori di furti o di tentati furti, chiedo che essi vengano subito bocciati nella richiesta d’asilo poiché i comportamenti criminogeni sicuramente sono poco compatibili con la politica d’asilo». Per le fattispecie meno rilevanti a livello penale, «vanno valutate altre misure di carattere amministrativo », come ad esempio «limitando l’uscita, multe disciplinari, lavori obbligatori ». Così facendo – annota Gobbi – «si dà la chiara indicazione che i comportamenti negativi non vengono tollerati, questo a beneficio del buon funzionamento dei Centri, dell’impatto verso l’esterno e soprattutto sulla popolazione residente vicino ai Centri».

A beneficio dell’intero settore
«Posso comprendere che queste proposte possano urtare – ammette il consigliere di Stato – ma per il bene del settore asilo vanno ricercate soluzioni ferme a problemi reali di comportamento, microcriminalità e impatto negativo sulla popolazione, gli altri richiedenti nei Centri e il personale ivi impiegato». L’autore sottolinea inoltre che «misure similari vengono applicate agli astretti al servizio militare e talune sono già oggi previste da altre leggi federali di carattere civile».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 15 luglio 2023 del Corriere del Ticino

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https://www.ticinonews.ch/ticino/domande-dasilo-il-ticino-e-tra-i-cantoni-che-conta-piu-richiedenti-380284

Da www.ticinonews.ch

Primo agosto 2023 – Festa Lega a Faido

Primo agosto 2023 – Festa Lega a Faido

La Festa del 1 agosto quest’anno si terrà in Leventina, più precisamente nella Sala Castelletto a Faido.
L’inizio è previsto alle ore 11.00, mentre da mezzogiorno sarà offerto il pranzo: salametto, pom e pasta e formaggio dell’Alpe.

Alla manifestazione parteciperanno i nostri candidati alle prossime Elezioni federali: sarà quindi anche una bella occasione per conoscerli e scambiare qualche opinione.

Info e iscrizioni
079/ 247 49 88 – 079/ 457 23 61
patrizio.farei@helvetia.ch

In caso di brutto tempo l’evento avrà luogo alla Pista di ghiaccio.

Vi attendiamo numerosi!

“La foga europeista di Berna”

“La foga europeista di Berna”

Norman Gobbi commenta la posizione del CF sulla libera circolazione

Tout va très bien Madame la Marquise! Per il Consiglio federale la libera circolazione delle persone è un successo. “Nel comunicato stampa diramato martedì, Berna sottolinea tutti gli aspetti positivi di cui la nostra economia avrebbe beneficiato a partire dal 2002, quando venne introdotto l’Accordo quadro con l’UE e quindi anche quello sulla libera circolazione delle persone. Il Consiglio federale dimentica bellamente la situazione del Ticino, che invece sta subendo questo accordo”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Siamo alle solite: il Ticino è l’ultima ruota del carro per il Consiglio federale. Non si può in una comunicazione ufficiale non ricordare anche quanto avviene nel Cantone che rappresenta la “terza Svizzera”. Da noi la libera circolazione delle persone, ossia la possibilità per tutti i cittadini dell’UE di entrare a lavorare in Svizzera in modo molto agevolato, è la causa del grave problema di dumping salariale e della difficoltà per molti giovani e over50 di potersi reinserire nel mondo del lavoro. In molti settori i salari dei lavoratori non riescono più a garantire la possibilità di arrivare a fine mese per chi risiede in Ticino. Ecco quindi che solo i frontalieri possono accedere a certi posti. Ecco quindi che tante ticinesi e tanti ticinesi non possono nemmeno mandare le proprie candidature. È una catena che poi causa un generale abbassamento (o almeno un mancato aumento) dei salari. La media delle paghe in Ticino rimane costantemente al di sotto di quella del resto della Svizzera. Un dato che bisognerebbe sempre ricordare e che anche il Consiglio federale dovrebbe ricordare, prima di lanciare i suoi proclami a favore della libera circolazione”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
“L’obiettivo del Consiglio federale è quello di evidenziare sempre quanto sia bello e giusto aumentare i nostri rapporti istituzionali con l’Europa; con la sua comunicazione ha sostanzialmente iniziato la campagna promozionale per l’accordo quadro con l’UE.  Un turbo europeismo che nemmeno la scellerata situazione all’interno delle istanze europee riesce a scalfire. Incomprensibile per chi come noi abbiamo a cuore una Svizzera forte, un Ticino forte. E soprattutto abbiamo a cuore la nostra libertà, la nostra necessità di auto determinarci, senza dover sottostare a pressioni e a dettami altrui. La Svizzera deve rimanere forte, indipendente, neutrale e, appunto, libera. Se questi ideali fossero sempre nelle corde del Consiglio federale, le minoranze verrebbero sempre tenute in considerazione. Non come è stato fatto in questa circostanza, con un comunicato stampa che ha per l’ennesima volta mostrato il vero volto di chi siede a Berna nell’Esecutivo”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 luglio 2023 de Il Mattino.

 

 

Perbacco che polemica, Gobbi: «Organizzato un incontro per discuterne»

Perbacco che polemica, Gobbi: «Organizzato un incontro per discuterne»

L’Interprofessione della vite e del vino contesta la decisione delle Assise criminali di vendere all’incanto le trentamila bottiglie di Barbera spacciato per prodotto di pregio: «Quel vino non vada all’asta»

No, l’Interprofessione della vite e del vino ticinese non ci sta. Quelle trentamila bottiglie di vino confiscate non devono essere vendute all’asta ma devono essere distrutte. Altrimenti si causerebbe un danno per l’intera categoria vitivinicola. Parliamo dei «rossi» finiti al centro di un’inchiesta per truffa a cavallo tra Ticino e Italia, approdata in aula a Lugano lo scorso mese e conclusasi con quattro condanne (e un’assoluzione). In totale ben settantamila bottiglie, è stato appurato dalla Corte delle assise criminali, spacciate per Tignanello, Sito Moresco o Amarone quando in realtà altro non erano che semplice Barbera. Buono, sì, ma «banale». E i trentamila vini confiscati in Ticino, ha stabilito il giudice Amos Pagnamenta lo scorso 23 giugno, vanno vendute all’incanto, ovviamente privi delle etichette falsificate oppure trasferiti in bottiglie generiche.

Tutti i dubbi
Un’eventualità che però, non è andata giù all’Interprofessione della vite e del vino ticinese – sodalizio che riunisce tutta la filiera vitivinicola – che si dice preoccupata principalmente per tre aspetti.
Primo: la qualità del vino che verrebbe messo in commercio. «Cosa si sa esattamente sulle pratiche enologiche praticate in cantina per la contraffazione del vino? È vero che Gesù ha trasformato l’acqua in vino, ma quello fu un miracolo di portata divina», si legge in una nota stampa firmata dal presidente Andrea Conconi. «Se come riportato dai media, vinificando della Barbera siano riusciti ad ottenere vini così diversi, è legittimo presumere che siano stati aggiunti aromi, glicerina, tannini e/o altri prodotti per imitare i prodotti originali».
Secondo: le conseguenze economiche per il settore. «La messa in commercio di trentamila bottiglie andrà sicuramente a colpire chi lavora in maniera corretta e che già soffre l’agguerrita concorrenza dei vini di importazione», prosegue la nota stampa. L’Interprofessione ritiene dunque «che in assenza di documenti veritieri che attestino la provenienza dei vini, questi debbano essere declassati alla terza categoria con la denominazione vino da tavola di origine Europea, senza annata, senza nome di fantasia e senza immagini che possano trarre in inganno il consumatore». Il valore di mercato di una simile bottiglia sullo scaffale «non può superare i 2-3 franchi».
Terzo: parità di trattamento con altri prodotti contraffatti. Per il sodalizio, le bottiglie vanno trattate alla stregua di altro materiale contraffatti, come ad esempio orologi di lusso, il quale viene di norma distrutto.
Riassumendo, queste trentamila bottiglie andrebbero distrutte, senza se e senza ma. E se proprio si decidesse di venderle comunque, almeno lo si faccia a prezzi contenuti.

La missiva a Bellinzona
Le preoccupazioni sono state messe anche nero su bianco in uno scritto indirizzato al direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi (e, in copia, anche al Laboratorio cantonale di Bellinzona, al Controllo svizzero del commercio dei vini a Dübendorf, all’Associazione svizzera commercio dei vini a Berna, all’Ufficio federale della sanità pubblica, all’Ufficio federale della sicurezza alimentare e veterinaria, all’Ufficio federale dell’agricoltura, all’Interprofessione della vite e del vino svizzeri a Berna e al presidente del Tribunale d’appello a Lugano). Da noi contattato, Gobbi afferma che «la lettera è giunta al mio Dipartimento. L’intenzione, che ho già discusso con la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, è quella di incontrare i responsabili dell’Interprofessione della vite e del vino per discutere questa situazione, con l’obiettivo di non arrecare danno né al settore vinicolo cantonale né allo Stato, che è creditore. Non posso quindi al momento anticipare il risultato della discussione che dobbiamo ancora fare e della decisione che prenderemo sull’opportunità o meno di mettere all’asta queste bottiglie».