10 anni alla testa della Polizia cantonale

10 anni alla testa della Polizia cantonale

Matteo Cocchi traccia un bilancio della sua attività in qualità di comandante, ricordando i momenti più salienti della sua carriera: “Il Ticino è diventato più sicuro”

 

10 anni. Tanto è passato da quando, il 1° ottobre 2011, Matteo Cocchi ha assunto la carica di comandante della Polizia cantonale. Cinque i papabili candidati che allora erano in corsa per rimpiazzare Romano Piazzini: oltre a Cocchi, l’ex comandante delle Guardie di Confine Mauro Antonini, il comandante della Polizia di Lugano Roberto Torrente, l’ex comandante della comunale di Locarno Andrea Ronchetti e l’avvocato e divisionario dell’esercito Stefano Mossi. La scelta è ricaduta sull’allora 37enne malcantonese, che vanta una formazione come giurista e che fino ad allora aveva svolto una carriera da militare professionista.

In questi 10 anni sono parecchi gli eventi e le operazioni che sono avvenute sotto la sua supervisione. Tra queste, ne citiamo alcune, l’operazione Duomo, che nell’ottobre 2015 ha portato all’arresto di 6 rapinatori che volevano assaltare un portavalori a Castelrotto; l’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo il 1° giugno 2016; la crisi dei migranti a Como nell’estate del 2016; l’arresto, nel 2018, a Pregassona di alcuni membri dei Pink Panthers; la visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo a Bellinzona nel giugno 2019 e la costituzione dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta a inizio 2020 per far fronte alla crisi di coronavirus. Tante, insomma, le esperienze vissute in questi 10 anni di servizio. In un’intervista a 360 gradi a Ticinonews, Cocchi racconta i suoi principali ricordi e alcuni aneddoti della sua carriera.

Come è stato il momento di entrare in servizio?
“È stato particolare. Iniziavo una nuova fase professionale. Dopo 10 anni, devo dire che sono motivato come quel giorno. Son successe tante cose, ma sembra ieri”.

Gli articoli dell’epoca rievocano il ruolo di Norman Gobbi nella sua nomina. All’epoca in che rapporti eravate e in che rapporti siete ora?“Prima della mia nomina non lo conoscevo molto bene. In 10 anni ci siamo avvicinati da un punto di vista professionale, ma anche in termini di amicizia. È un rapporto molto importante, che permette anche di essere molto franchi e di discutere in maniera positiva e costruttiva le problematiche. Avere un superiore politico che ascolta e dà seguito alle proposte fatte è molto importante”.

Cybercrimine e criminalità organizzata. La polizia cantonale è pronta a rispondere a queste sfide o servono maggiori risorse? 
“La Polizia si è evoluta negli anni e deve essere al passo con i tempi. L’evoluzione della criminalità o nuovi fenomeni devono spingerci ad anticipare, basandoci sempre su delle analisi. Abbiamo sicuramente ricevuto un ottimo adeguamento del personale, oggi bisogna concretizzare quello che abbiamo fatto e adattare la struttura e attività a queste situazioni. Una delle ultime decisioni che sono state prese è stata proprio quella di creare un nuovo reparto giudiziario, che fungerà da canale di captazione di informazioni e analisi. Sarà poi importante seguire il trend della tecnologia per migliorare e continuare essere efficaci”.

A seguito dei fatti dell’ex Macello, sembra che la fiducia della popolazione nelle istituzioni sia un po’ calata. Condivide questa riflessione?
“Credo che la popolazione ticinese abbia una grande fiducia nell’operato della Polizia. La maggioranza dei cittadini sa come lavoriamo e che operiamo a favore della sicurezza dei cittadini”.

Sappiamo che era mosso da buone intenzioni, ma pronuncerebbe ancora quella frase “andate in letargo” alle persone sopra i 65 anni, espressa durante la prima ondata pandemica?
“L’ho ribadito più volte, quella frase è uscita così in un momento difficile e di crisi. Eravamo molto preoccupati e la situazione era poco chiara. Era una frase forte diretta a chi in quel momento era in pericolo e che abbiamo cercato di proteggere con tutte le misure del caso”.

A suo avviso in questi 10 anni il Ticino è diventato un Cantone più sicuro?
“Il Cantone è sempre stato sicuro, oggi sicuramente lo è di più perché ci sono fenomeni che sono un po’ “spariti”, come per esempio i furti, che all’inizio della mia attività erano molto presenti e destavano preoccupazione tra la popolazione. Ci sono poi una serie di fenomeni che restano sotto traccia ed è compito della Polizia analizzarli, in collaborazione con altri enti, per poter procedere con questo trend positivo e di benessere nel Cantone”.

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Da www.ticinonews.ch