Tra le rose bianche deposte sul memoriale di commemorazione delle vittime, una rappresenta il Ticino, la sua vicinanza, la sua mano tesa fin dalle prime ore. A posarla è stato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che insieme al Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri si è recato a Martigny nella giornata di lutto nazionale. Una cerimonia solenne, scandita dal rintocco delle campane, da lunghi silenzi e da parole delicate. «Il dolore delle famiglie e il raccoglimento composto di una comunità ferita mi hanno profondamente commosso – ha dichiarato il Presidente – In quel momento si è percepito fino in fondo il peso umano della tragedia e il dovere, per le istituzioni, di essere presenti con rispetto e responsabilità».
I giorni passano, ma il dramma della notte di Capodanno a Crans-Montana continua a suscitare sgomento e incredulità. La perdita di decine di vite umane e le diverse decine di feriti che lottano ancora per la loro sopravvivenza rappresentano un sentimento di lutto condiviso che va ben oltre i confini delle nazioni coinvolte. E mentre la giustizia è chiamata a fare piena luce sull’accaduto, una parte dell’opinione pubblica della vicina penisola ha già espresso la sua sentenza di condanna nei confronti della Svizzera e del suo sistema.
«È naturale che drammi di tale portata generino forti reazioni emotive – osserva Gobbi – ed è altrettanto importante non lasciare spazio alla disinformazione e fare chiarezza».
Il Presidente ricorda come la Svizzera abbia affrontato una delle crisi più gravi degli ultimi anni: «La macchina dei soccorsi è intervenuta tempestivamente, il Consiglio di Stato vallesano ha dichiarato la situazione particolare attivando una serie di collaborazioni intercantonali e internazionali. La priorità assoluta è stata la presa a carico dei pazienti e l’identificazione delle vittime, senza trascurare le famiglie e tutte le persone traumatizzate dall’evento». Parallelamente, sono state avviate e proseguono le indagini giudiziarie per accertare cause e responsabilità. «Questo è l’approccio di uno Stato che prende seriamente la protezione dei suoi cittadini, dei visitatori e dei residenti».
Anche da un punto di vista operativo, il Ticino ha fatto la sua parte, inviando quattro specialisti della Polizia scientifica in Vallese per il supporto nelle operazioni di identificazione delle vittime. Non solo, come spiega Gobbi, il caso ha voluto che due specialisti ticinesi nella gestione di crisi si trovassero già sul posto la notte della tragedia. «Un ringraziamento va alla psicologa della Polizia cantonale Marina Lang che insieme al suo compagno, ufficiale della Polizia, stavano trascorrendo le loro vacanze a Crans-Montana e hanno offerto immediatamente il loro prezioso supporto.»
In questo quadro di responsabilità e collaborazione operativa, Gobbi richiama il valore dei rapporti tra Italia e Svizzera, che va ben oltre le cronache di un singolo evento. «Siamo Paesi vicini non solo geograficamente, ma anche per legami economici, umani e sociali. Le relazioni transfrontaliere, fatte di lavoro, formazione e scambi quotidiani, sostengono migliaia di famiglie. La Svizzera – aggiunge – è un luogo di crescita, di opportunità e di stabilità economica», sottolineando come questa collaborazione si sia concretizzata anche nella gestione dell’emergenza di Crans-Montana. Da qui l’appello finale a non trasformare una tragedia in un’arma politica o mediatica. «Attacchi generalizzati a un intero Paese o la riduzione di una nazione alle cronache di una tragedia rischiano di oscurare una cooperazione proficua, costruita e valorizzata nel tempo». I fatti di Crans-Montana, conclude il Presidente, «richiedono cordoglio, riflessione e ricerca della verità ma non devono diventare un pretesto per mettere in discussione la credibilità delle nostre istituzioni. La Svizzera continuerà a difendere il proprio modello, la propria sovranità e la sicurezza dei propri cittadini e ospiti».
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 18 gennaio 2026 de Il Mattino della domenica