Un’Accademia… in Salute

Un’Accademia… in Salute

Lo storico Grotto di Massagno premiato col Diploma di Buona Cucina

La Delegazione della Svizzera Italiana dell’Accademia Italiana della Cucina ha riunito i suoi accademici per celebrare le eccellenze del territorio – Il riconoscimento al Grotto della Salute, il Premio Giovanni Nuvoletti al giornalista Alberto Dell’Acqua e un brindisi ai 50 anni della Cantina Monti di Cademario
Una serata speciale per l’Accademia Italiana della Cucina e per i suoi Accademici, chiamati a celebrare chi, attraverso la cucina e il racconto enogastronomico, contribuisce a custodire e valorizzare la cultura del territorio. La Delegazione della Svizzera Italiana si è ritrovata martedì al Grotto della Salute di Massagno per uno degli appuntamenti più significativi dell’anno: la consegna dei suoi riconoscimenti. Il Diploma di Buona Cucina 2026 è andato proprio allo storico locale massagnese, mentre il Premio Giovanni Nuvoletti è stato assegnato al giornalista e scrittore Alberto Dell’Acqua. A completare la serata, la celebrazione dei cinquant’anni della Cantina Monti di Cademario insieme a Ivo Monti.
«Questa sera parleremo di cucina, vino, territorio e persone», ha sintetizzato il delegato Emilio Casati accogliendo gli ospiti, tra i quali il consigliere di Stato Norman Gobbi. «In fondo credo che sia proprio questo il senso delle nostre conviviali: stare bene insieme attorno a una tavola, certamente, ma anche conoscere meglio le persone, le storie e le tradizioni che fanno parte della nostra cultura gastronomica».
E il luogo scelto per la conviviale rappresentava già una parte importante di questo racconto. Il Grotto della Salute affonda le proprie radici nel 1893, quando il piccolo edificio immerso tra i grandi platani di Massagno accoglieva i pellegrini. Oltre 130 anni più tardi, la sua vocazione all’ospitalità è rimasta, mentre attorno è cambiato inevitabilmente il modo di intendere un grotto e la sua cucina.
Proprio questa capacità di attraversare il tempo senza perdere la propria identità è tra le ragioni che hanno portato l’Accademia ad assegnargli il Diploma di Buona Cucina. «Il Grotto della Salute ha saputo mantenere negli anni un forte legame con la tradizione, accompagnandolo però con una cucina attuale, attenta alla qualità della materia prima e alla stagionalità», ha spiegato Casati. Un equilibrio che, secondo il delegato, interpreta anche la missione dell’Accademia: «Conservare e valorizzare la tradizione, sapendo nello stesso tempo accompagnarne l’evoluzione».
Una questione che diventa molto concreta quando si entra in cucina. Perché aggiornare un grotto significa inevitabilmente confrontarsi con un’identità gastronomica che in Ticino possiede codici ben riconoscibili. Lo chef Fabio Barbaglini ha scelto di non rinnegarli. «Abbiamo rieditato un po’ quella che era l’impostazione di un grotto storico, dove si cerca di valorizzare i prodotti del territorio. È chiaro che gli anni passano e quindi cerchiamo anche di tenerci al passo con i tempi, dando un tocco di contemporaneità».
Il limite che Barbaglini si è imposto è altrettanto chiaro. «Teniamo sempre un menu alla carta con i piatti storici, però affianchiamo anche una carta un po’ più stagionale dove rielaboriamo qualcosa in maniera diversa. Di certo non andiamo a proporre un’offerta troppo complessa, troppo complicata, perché questo andrebbe a snaturare la vera essenza, la vera anima di un grotto».
Per la conviviale dell’Accademia lo chef ha mostrato anche il volto più contemporaneo di questa filosofia. Il percorso è iniziato con foie gras d’anatra alle spezie dolci, crema fredda di fichi, levistico ed erbe, per proseguire con un uovo caramellato ai semi di papavero accompagnato da maionese calda ai funghi, salsa di soia, porcini crudi e nepitella. Poi il risotto mantecato al rafano e Castelmagno con riduzione di miele e aceto e l’anatra in crépinette cotta nella foglia di fico. In chiusura, cremoso al cioccolato bianco e timo limone con fichi in due consistenze, capperi canditi e polline.
«Vogliamo fare qualcosa in più, vogliamo stare al passo con il tempo, però non vogliamo stravolgere», ha ribadito Barbaglini. «La linea è chiara, le idee le abbiamo in testa molto chiaramente e vogliamo andare avanti in questa direzione».
 
Il premio ad Alberto Dell’Acqua
Se il Diploma di Buona Cucina ha premiato chi la cultura gastronomica la porta nel piatto, il Premio Giovanni Nuvoletti ha riconosciuto chi da anni la racconta. A riceverlo è stato Alberto Dell’Acqua, giornalista, scrittore ed editor di Gastronomie & Tourisme – Vins Magazine, per il lungo lavoro dedicato alla divulgazione dell’enogastronomia e alla valorizzazione dei territori e dei loro protagonisti.
«Il suo lavoro unisce ricerca, scrittura e capacità divulgativa e ha contribuito a far conoscere anche molte eccellenze del nostro territorio», ha ricordato Casati introducendo il riconoscimento. «Un premio che riconosce non soltanto una carriera, ma anche un modo serio e appassionato di raccontare la cultura enogastronomica».
Dell’Acqua non ha nascosto l’emozione: «Grazie a tutti voi per questo premio, che mi commuove». Un riconoscimento che ha voluto dedicare a Paolo Grandi, scomparso nel 2022. Poi un ricordo ha riportato il discorso proprio al vino servito quella sera: uno dei primi articoli scritti da Dell’Acqua circa trent’anni fa era dedicato a Sergio Monti, il fondatore della Cantina Monti celebrata proprio in questa serata con un titolo che ancora ricorda, Il banchiere vignaiolo: «In un certo senso è come se fosse un cerchio che si chiudesse e che rende ancora più speciale questa cerimonia».
 
Cinquant’anni tra le vigne di Cademario
Quel cerchio di cui sopra si è così chiuso con l’altro anniversario celebrato a Massagno. La Cantina Monti di Cademario compie cinquant’anni: fondata nel 1976, è arrivata oggi alla terza generazione. I suoi vini hanno accompagnato l’intero menu, dal Malcantone Bianco di Cademario DOC 2025 al Rovere Merlot del Ticino DOC 2024, fino al Seda Negra, vino liquoroso del Ticino DOC.
«La Cantina Monti è una piccola realtà di famiglia, è sempre stato un hobby», ha raccontato Ivo Monti. «Siamo arrivati alla terza generazione, mia figlia, che è la prima professionista. Prima noi lo facevamo per una passione che ci ha preso un po’ la mano». Una passione cresciuta attraverso collaborazioni con ricercatori e università e concentrata in appena cinque ettari, sui quali convivono tredici vitigni differenti.
Alcune parcelle raggiungono pendenze del 70%, tanto che Monti parla senza esitazioni di «viticoltura eroica». L’impossibilità di meccanizzare ha conservato anche un rapporto quasi personale con il vigneto: «Ogni pianta la conosci, qualcuna ha addirittura un nome». E dietro sperimentazioni e tecniche di vinificazione rimane un principio molto semplice: «Qual è il segreto dei vini di alta qualità? Produrre poco. La qualità viene dal vigneto».
Anche Norman Gobbi ha ricondotto la serata al rapporto tra gastronomia e territorio, ricordando il ruolo dell’Accademia nel valorizzare una cultura capace di superare i confini. Ma soprattutto il consigliere di Stato si è soffermato su ciò che accade quando ci si siede insieme: «Attorno a una tavola diventiamo tutti molto più vicini, condividiamo momenti, gusti e sapori, magari con opinioni diverse». Ed è proprio questa diversità, ha aggiunto, che permette «anche di crescere assieme». Una serata di premi, dunque, ma soprattutto di storie che attraverso strade differenti finiscono per incontrarsi attorno alla stessa tavola. Come ha riassunto Casati prima dei saluti: «Questa sera abbiamo premiato l’eccellenza, celebrato il territorio e, soprattutto, condiviso il piacere di stare insieme. Credo sia questo il significato più bello della convivialità».
Sottrazione automatizzata di dati dei detentori di veicoli: colpito anche il Canton Ticino

Sottrazione automatizzata di dati dei detentori di veicoli: colpito anche il Canton Ticino

Comunicato stampa

Anche il Canton Ticino è stato interessato dalla sottrazione automatizzata di dati pubblici relativi ai detentori di veicoli, già segnalata nei giorni scorsi da altri Cantoni. Non si registrano intrusioni nei sistemi informatici cantonali. I dati interessati non comprendono quelli dei detentori che hanno richiesto di non rendere pubbliche le proprie informazioni. La Sezione della circolazione è in contatto con gli altri Cantoni coinvolti, ha sporto denuncia contro ignoti e invita la popolazione alla prudenza. A scopo precauzionale, la pagina web “Elenco targhe Cantone Ticino” è stata nel frattempo disabilitata.
Il modulo di ricerca dei detentori di veicoli consente, conformemente al quadro giuridico federale, di consultare determinate informazioni associate a una targa, quali il nome, il cognome e l’indirizzo del detentore. Il modulo è stato utilizzato nell’ambito di un attacco informatico in modo automatizzato per raccogliere dati su larga scala, aggirando intenzionalmente i meccanismi di protezione che limitano il numero di richieste. Sono interessati il numero di targa, il nome e l’indirizzo dei detentori dei veicoli. Non sono interessati i dati dei proprietari che hanno richiesto di non rendere pubbliche le proprie informazioni.
La Sezione della circolazione si è attivata già la scorsa settimana, prendendo contatto con il fornitore del servizio e con gli altri Cantoni interessati dalla sottrazione di dati. Non appena è stato confermato il coinvolgimento di dati ticinesi, il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Sezione della circolazione, ha sporto denuncia penale al Ministero pubblico. A scopo precauzionale, la pagina web “Elenco targhe Cantone Ticino” è stata nel frattempo disabilitata. Come gli altri Cantoni coinvolti, anche il Ticino non intende cedere a richieste di riscatto: il pagamento non garantisce infatti la cancellazione dei dati, finanzia gli autori dell’attacco e incentiva ulteriori azioni di questo tipo.

Raccomandazioni alla popolazione
Si invita la popolazione a prestare attenzione a comunicazioni inattese quali lettere, e-mail o SMS che richiedano pagamenti urgenti o dati personali e finanziari, con riferimento a presunte multe, tasse di circolazione, controlli tecnici o pedaggi esteri. In caso di dubbio, si raccomanda di contattare l’autorità competente attraverso i canali ufficiali, senza utilizzare i recapiti indicati nella comunicazione sospetta.

Aggregazioni nel Locarnese – un primo passo concreto per il futuro della regione

Aggregazioni nel Locarnese – un primo passo concreto per il futuro della regione

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto con soddisfazione degli sviluppi emersi nell’ambito del percorso aggregativo avviato nel Locarnese con l’accompagnamento della Sezione degli enti locali. I Municipi di Minusio e Tenero-Contra hanno manifestato la volontà di procedere verso l’inoltro di un’istanza di aggregazione. A questo proposito, il Cantone auspica che ai due Comuni si possa aggiungere anche Mergoscia, attualmente in gerenza. I Municipi di Locarno, Losone, Orselina e Brione s/Minusio hanno invece deciso di prendersi ulteriore tempo per approfondire al proprio interno e tra loro i possibili passi successivi.

Le rispettive posizioni sono emerse in occasione dell’incontro tenutosi mercoledì 2 settembre 2026, tra la Sezione degli enti locali e i rappresentanti dei sette Comuni. La volontà manifestata da Minusio e Tenero-Contra di proseguire il percorso conferma uno dei due scenari istituzionali approfonditi nell’ambito dello studio delle opportunità condotto negli scorsi mesi. A questo proposito, il Cantone auspica che ai due promotori si possa aggiungere anche il Comune di Mergoscia, che si trova in gerenza dal 1. giugno 2024, a seguito dell’impossibilità di costituire il Municipio per la mancata disponibilità di candidati ad assumere la carica.
Le posizioni comunicate ieri giungono al termine di un percorso avviato nel 2024 attraverso il dialogo tra il Dipartimento delle istituzioni e i Municipi della regione e sviluppato, con il coordinamento della Sezione degli enti locali, attraverso l’utilizzo di alcuni strumenti del Buon Governo, che hanno permesso di svolgere uno studio delle opportunità e un ampio processo partecipativo. Momento centrale sono state le giornate di laboratorio del 6 e 7 marzo 2026 al Palexpo FEVI di Locarno, che hanno coinvolto circa 170 rappresentanti delle autorità comunali, della società civile e del mondo economico in una riflessione sulla qualità di vita, sulle sfide future del comprensorio e sui possibili scenari istituzionali.
«Confidiamo nella disponibilità di Minusio e Tenero-Contra a compiere un ulteriore passo in questo percorso, coinvolgendo Mergoscia e offrendo così una prospettiva concreta per superare l’attuale situazione di gerenza», sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «L’auspicio del Consiglio di Stato era che, già nel corso dell’attuale legislatura comunale, potesse delinearsi un Locarnese maggiormente coeso e istituzionalmente preparato ad affrontare le sfide future. La regione dispone di importanti qualità e potenzialità, ma deve rafforzare la propria capacità di pianificazione e di sviluppo, così da mantenere il passo con gli altri poli urbani del Cantone. La decisione di Minusio e Tenero-Contra rappresenta quindi un segnale concreto e viene pertanto accolta positivamente: un passo non scontato per il Locarnese che, seppur contenuto, va nella direzione auspicata. Il Dipartimento delle istituzioni prende atto e rispetta anche la volontà degli altri Comuni di prendersi il tempo necessario per le proprie valutazioni, auspicando che il confronto avviato possa favorire ulteriori passi capaci di rafforzare la regione e la sua capacità progettuale.»
«Gli strumenti del Buon Governo hanno permesso ai Comuni di confrontarsi sul proprio futuro partendo da elementi concreti e coinvolgendo attivamente il territorio», evidenzia il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa. «È questo il ruolo che intendiamo svolgere anche in futuro come Sezione: accompagnare le iniziative che nascono dal territorio e, laddove necessario, creare le condizioni per un confronto democratico che permetta ai Comuni di compiere scelte consapevoli e responsabili, nel pieno rispetto della loro autonomia.»
Minusio e Tenero-Contra potranno ora formalizzare la volontà di proseguire attraverso l’inoltro di un’istanza di aggregazione, possibilmente aperta a Mergoscia, dando così avvio all’iter previsto dalla legislazione cantonale. Locarno, Losone, Orselina e Brione s/Minusio proseguiranno invece le proprie valutazioni interne prima di determinarsi sui successivi passi da intraprendere.

Un genio del pianoforte nella Caverna dei Cristalli

Un genio del pianoforte nella Caverna dei Cristalli

Intenso e applaudito recital dell’americano Kit Armstrong nell’inedita location nel cuore del San Gottardo

Il luogo non è di quelli che ti aspetti per un recital di musica classica: sul Passo del San Gottardo all’interno dell’ex storica fortezza oggi trasformata in museo, nella suggestiva Caverna dei Cristalli cui si accede dopo una camminata di qualche centinaio di metri attraverso umidi tunnel che ti portano nel cuore della montagna. Lì, in un’atmosfera tra il primordiale e il magico, ieri pomeriggio si è esibito, ospite della Fondazione Sasso San Gottardo, uno dei pianisti più talentuosi e intelligenti della scena contemporanea: lo statunitense Kit Armstrong che ancor prima di sedersi alla tastiera ha stupito per la sua abilità linguistica. Nato a Los Angeles nel 1992 da famiglia di origini britanniche e taiwanesi, esperto in musica e matematica con un bouquet di lauree conseguite negli States, in Inghilterra, in Cina e in Francia (dove attualmente risiede e dove ha acquistato un’antica chiesa per adibirla a sala concerti e mostre) Armstrong, davanti alla centuria di spettatori accorsi per l’evento, si è infatti espresso in un tedesco impeccabile non solo per commentare, brano dopo brano, il suo recital imperniato sul rapporto tra Johann Wolfgang von Goethe e il San Gottardo nonché su come il grande scrittore tedesco ha poi influenzato l’opera di Franz Liszt, ma si è pure soffermato in un’amabile chiacchierata con il pubblico, sul rapporto tra musica e matematica (l’altra grande passione della sua vita, per certi versi addirittura predominante rispetto alla sua carriera artistica) nonché sulla possibile evoluzione della musica, soprattutto alla luce del prepotente arrivo dell’intelligenza artificiale.

Un prodigioso talento, insomma, che diventa ancor più straordinario quando dalla parola passa alla tastiera dove ad un’invidiabile tecnica e ad una cura matematica nei minimi dettagli delle partiture, abbina una grande abilità nel trovare nel suo strumento una gamma di sonorità e di colori tra le più ampie che un pianista è in grado di ottenere dal pianoforte. Capacità che ha sfoderato appieno nel repertorio da lui scelto e dedicato in massima parte, come accennato, a Franz Liszt e a pagine che richiamano la sua profonda ammirazione per Goethe e la sua capacità di trasformare suggestive località (come il Passo del San Gottardo, appunto) in luoghi di elevazione, prova e contemplazione nella stessa misura in cui, lui stesso, trasformava paesaggi e viaggi in esperienze musicali.

Da qui la scelta di eseguire una personale rielaborazione di Mignons Lied, nonché la Goethe-Festmarsch, il secondo movimento della Faust-Symphonie (Gretchen), e altre pagine tra cui la celebre Vallée d’Obermann tratta dalla raccolta Années de pèlerinage: Première année: Suisse che rappresenta forse l’apice della capacità di Liszt di fondere la letteratura con il linguaggio pianistico d’avanguardia del XIX secolo. Per poi chiudere, tra gli entusiasti applausi della platea – e forse in omaggio alla struttura militaresca che l’ha ospitato – con l’energica Polonaise in La maggiore di Chopin in grado di far risuonare la Caverna dei Cristalli al massimo delle sue potenzialità acustiche. 

(Immagine: Ti-Press /Mirko Aquilino)

Aste pubbliche: un nuovo portale online per acquistare beni mobili

Aste pubbliche: un nuovo portale online per acquistare beni mobili

Comunicato stampa

Il nuovo portale degli Uffici di esecuzione è realtà: dal 1° settembre è possibile consultare i beni messi all’incanto e partecipare alle aste di beni mobili in modalità digitale. Una novità già introdotta in altri Cantoni che amplia le possibilità di partecipazione e segna un ulteriore passo nel percorso di digitalizzazione e semplificazione dei processi promosso dal Dipartimento delle istituzioni.

Il settore esecutivo della Divisione della giustizia presenta la nuova piattaforma dedicata alle aste pubbliche che introduce un’importante novità: dalle 12:00 di oggi, 1° settembre, i beni mobili messi all’incanto potranno essere consultati singolarmente online e gli interessati potranno formulare le proprie offerte direttamente attraverso il portale.
Per ogni oggetto saranno disponibili una scheda informativa con la relativa descrizione, fotografie e, laddove presenti, ulteriori informazioni tecniche e perizie. Gli utenti potranno così trovare in un unico spazio digitale tutte le informazioni utili e prendere parte all’asta senza la necessità di recarsi fisicamente sul posto. Il portale è fruibile 24 ore su 24.

Aste più accessibili
Il nuovo portale di aste online permette dunque di raggiungere una platea più ampia di potenziali acquirenti, riducendo al contempo gli spostamenti. La pubblicazione centralizzata rende inoltre la procedura più trasparente grazie alla possibilità di consultare in modo semplice e immediato tutti i beni pignorati o in fase di liquidazione con le relative informazioni. Le aste immobiliari continueranno per contro a svolgersi in presenza conformemente alle disposizioni dalla Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF) e sono consultabili sulla pagina dedicata.

Come funziona l’asta online
Per partecipare alle aste online è necessario accedere all’indirizzo www.aste.ti.ch, registrarsi ed effettuare il login. Una volta autenticati, gli interessati possono consultare i beni disponibili e formulare la propria offerta. Ogni asta rimane aperta per una settimana, durante la quale è possibile rilanciare con una nuova offerta. Alla scadenza, il bene viene aggiudicato a chi ha formulato l’offerta più alta. L’utente riceverà una conferma via e-mail e sarà tenuto a versare l’importo secondo le modalità indicate dall’Ufficio di esecuzione.

Con questa novità il Ticino introduce un sistema già adottato con esiti positivi in altri Cantoni svizzeri. Il portale si inserisce nel più ampio percorso di digitalizzazione e semplificazione dei processi promosso dal Dipartimento delle istituzioni, con l’obiettivo di rendere i servizi più accessibili ed efficienti per cittadine, cittadini, enti locali e aziende.

“Sì alla neutralità per restare Liberi e Svizzeri”

“Sì alla neutralità per restare Liberi e Svizzeri”

Da oltre 2 secoli accompagna la storia del nostro Paese ed è parte della sua identità
Il 27 settembre la Svizzera decide sul futuro della propria neutralità, un principio legato alla sua storia, alla sua identità e alla sua autonomia.
Da oltre due secoli la neutralità accompagna la storia della Svizzera ed è diventata a tutti gli effetti parte della sua identità.
Più che uno strumento di politica estera, ha contribuito a definire il modo in cui la Confederazione si rapporta al mondo, conciliando apertura internazionale, sicurezza e indipendenza. È da questa visione che nasce il Sì di Norman Gobbi all’iniziativa in votazione il 27 settembre. « Il rischio è che, decisione dopo decisione, la neutralità rimanga una promessa su carta ma perda progressivamente la propria sostanza. Se crediamo ancora che rappresenti un elemento fondamentale della nostra sicurezza e della nostra indipendenza, dobbiamo avere il coraggio di definirla e proteggerla».

Identità svizzera e coerenza
La neutralità ha storicamente consentito alla Svizzera di tenersi fuori dai grandi conflitti internazionali e, nel dopoguerra, di costruirsi un ruolo sul piano diplomatico. Ginevra si è affermata come uno dei grandi centri della diplomazia mondiale e la Confederazione come interlocutore credibile tra parti contrapposte.
«Non è vero che un Sì all’iniziativa ci isolerebbe dal mondo, semmai è il contrario – sottolinea Norman Gobbi –. La neutralità ci consente di essere presenti in modo diverso. Non siamo mai stati utili perché più forti o allineati alle grandi potenze, ma perché potevamo parlare con tutti e offrire un ponte quando il dialogo si interrompeva» . Una credibilità che, secondo Gobbi, dipende anche dalla coerenza. Se la neutralità viene reinterpretata a seconda del conflitto, dei protagonisti o degli equilibri politici del momento, rischia di diventare meno riconoscibile e rispettata agli occhi degli altri Stati. «La neutralità ha senso se vale sempre. Le regole devono essere sempre chiare sempre, e non valere a seconda di chi sono i contendenti» . Questo non significa rinunciare a prendere posizione di fronte a quanto accade nel mondo.
«Possiamo condannare un’aggressione, difendere il diritto internazionale e aiutare le vittime senza rinunciare alla nostra autonomia in politica estera».

Capacità di difesa
Un altro aspetto centrale riguarda la sicurezza. La neutralità svizzera è tradizionalmente armata: non significa essere indifesi, ma assumersi la responsabilità della propria difesa.
«Essere neutrali significa anche essere in grado di garantire autonomamente la nostra sicurezza» , sottolinea Gobbi. Una capacità che passa da un esercito credibile, ma anche dalla cyberdifesa, dalla protezione della popolazione, dalla sicurezza degli approvvigionamenti e dalla resilienza delle infrastrutture critiche. Questo non esclude la cooperazione internazionale. Per Gobbi, il punto è evitare che la collaborazione si trasformi in dipendenza: «Cooperare per rafforzare la nostra sicurezza è nell’interesse della Svizzera. Diverso è creare vincoli o automatismi che limitino la nostra libertà di decisione».

Una questione di sovranità
Per il consigliere di Stato leghista, il voto del 27 settembre pone una questione di fondo: quanta libertà di decisione vuole conservare la Svizzera?
«Essere neutrali significa poter decidere in autonomia, senza farsi trascinare nei conflitti degli altri e senza dover seguire un blocco.» . Il Sì diventa così una scelta di sovranità: cooperare con gli altri senza rinunciare alla propria indipendenza e mantenere nelle mani della Svizzera le decisioni che riguardano la sua sicurezza e il suo futuro. «La neutralità è parte della nostra storia, della nostra identità: difenderla significa restare padroni delle nostre scelte. Significa restare Liberi e Svizzeri».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 agosto 2026 de Il Mattino

Il risotto conquista Piazza Grande: oltre 3.000 persone a Locarno.

Il risotto conquista Piazza Grande: oltre 3.000 persone a Locarno.

Piazza Grande invasa dai profumi del risotto e da oltre 3.000 persone. Si è chiusa sabato 29 agosto a Locarno l’11esima edizione dei Campionati ticinesi del risotto, che quest’anno ha incoronato i “Ciuü in aria” di Vogorno nella sfida riservata ai gruppi di carnevale.
A convincere la giuria è stato il loro “Risott ar nosa manera”, preparato con zafferano, burro, olio extravergine d’oliva, cipolle, Merlot della Verzasca, brodo di carne, pollame e verdure, midollo e büscion nostrani, naturali e alle erbe.
Una giornata che ha richiamato, secondo gli organizzatori, più di 3.000 appassionati, compresi numerosi visitatori giunti da oltre San Gottardo. Il maltempo ha però condizionato il programma della manifestazione, costringendo gli organizzatori ad annullare la prevista gara degli chef.
La competizione tra i gruppi di carnevale si è invece svolta regolarmente. Alle spalle dei vincitori verzaschesi si è piazzato il Carnevale di Maggia “Re Bacheton”, con un risotto al profumo di funghi mantecato con pepe e formaggi della Vallemaggia.
Terzo posto per l’Associazione Pro Carnevale Ronchese “Carnevale del Ghell” di Ronco s/Ascona, che ha presentato il “Risotto del Ghell”: zafferano, brodo di carne e verdure, vino rosso, vino bianco e Marsala, con una mantecatura di burro e parmigiano e l’aggiunta di pezzi di luganiga.
In gara anche il Carnevale Airolese “Carnuè d’Airö”, con “L’HARD Risòtt” a base di castagne e lardo, e il “Carnevaa di Sciuri” di Bioggio, che ha puntato sul “Risotto in rosa del Ticino”, preparato tra l’altro con barbabietole, formaggella ticinese, panna e vino bianco.
A giudicare i risotti è stata una giuria presieduta dal consigliere di Stato Norman Gobbi, affiancato dal municipale di Locarno Mauro Silacci, dal segretario di GastroLagoMaggiore e Valli Nicola Camani, dal presidente dell’Associazione Regnanti della Svizzera italiana Mattia Nessi e dagli chef Waldis Ratti, Mauro Grandi e Saro Arrichiello.
La manifestazione, organizzata da GastroLagoMaggiore e Valli in collaborazione con Ticino a Tavola e GastroTicino, quest’anno ha visto anche l’ingresso di Riso Gallo come partner e l’utilizzo del Carnaroli per le preparazioni in gara.
“Vedere Piazza Grande gremita e vivace è la ricompensa più bella per il grande lavoro di squadra che c’è dietro questa manifestazione”, ha commentato Alessandro Pesce, ideatore dei Campionati. Soddisfatto anche il presidente di GastroLagoMaggiore e Valli Nunzio Longhitano, secondo il quale la manifestazione ha confermato la capacità del risotto di unire “tradizione, convivialità ed eccellenza culinaria”.
Archiviati i Campionati, l’appuntamento gastronomico prosegue ora nei ristoranti. Fino al 13 settembre è infatti in programma la 13esima edizione della “Caccia al risotto”, che coinvolge una trentina di ristoranti ticinesi con numerose interpretazioni del piatto.
Per i Campionati ticinesi del risotto, invece, l’appuntamento è già fissato all’agosto 2027.

https://www.ticinolibero.ch/rubriche/food-wine/1946921/il-risotto-conquista-piazza-grande-oltre-3-000-persone-a-locarno-vincono-i-ciu-in-aria

 

Il capo dell’esercito a Lugano: «Le minacce sono cambiate»

Il capo dell’esercito a Lugano: «Le minacce sono cambiate»

Gli attacchi informatici e i pericoli che la Svizzera può subire anche a distanza. Sono cambiate le minacce che la Confederazione deve affrontare, secondo il capo dell’esercito elvetico Benedikt Roos espressosi al LAC.

«Il mondo è cambiato». Così il comandante di corpo Beneditk Ross ha esordito al LAC di Lugano davanti ai rappresentanti della politica e della società civile. E la mente va all’attuale contesto geopolitico che comporta dei rischi anche per la Svizzera. «Ritengo che, se l’obiettivo principale fosse destabilizzare l’Europa, le infrastrutture critiche potrebbero diventare un bersaglio», afferma il capo dell’esercito. «La Svizzera ne possiede molte che rivestono un’importanza fondamentale per l’intera Europa; potrebbero quindi essere potenziali obiettivi per uno Stato aggressore».

Le nuove minacce
Senza contare che la Confederazione si trova confrontata con nuove minacce, ad esempio gli attacchi informatici nello spazio informativo e la disinformazione. Ma oggi è possibile infliggere danni a grande distanza e «tali minacce possono colpire anche la Svizzera», secondo Ross che ricorda quanto accaduto con la crisi legata all’Iran. Per questo «dobbiamo dare priorità all’acquisizione di nuovi sistemi, senza però trascurare gli altri compiti», prosegue il comandante di corpo. Una sfida aggiuntiva perché «dobbiamo garantire di disporre dell’equipaggiamento necessario e di una formazione adeguata anche in tutti gli altri ambiti». Ha parlato di sfide anche il comandante della divisione territoriale 3 Maurizio Dattrino, pure presente all’evento: «dobbiamo riguadagnare le competenze di difesa che negli ultimi anni sono state perse. Parlo anche del mindset della gente che dovrebbe capire che la situazione non è più quella di 15 anni fa».

La responsabilità individuale
Dal canto suo, il direttore del dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha sottolineato l’importanza della responsabilità individuale che fa un esempio molto semplice: «l’acqua potabile potrebbe mancare e quindi bisognerebbe avere una buona scorta di acqua minerale a casa. Questo significa rendere il paese ancora più resiliente in caso di crisi perché non possiamo solo affidarci alle istituzioni in caso di necessità».

I finanziamenti e gli effettivi
Benedikt Roos osserva anche i dibattiti alle camere federali chiamate a esprimersi sulle modalità di finanziamento dell’esercito. E guarda agli effettivi che rappresentano una questione strategica. Tuttavia, «osserviamo che i giovani sono sempre più attenti al tema della sicurezza e che cresce la disponibilità a impegnarsi, anche in ambito militare», conclude Roos. «Sta diventando chiaro che la minaccia e i cambiamenti in atto nel mondo stanno influenzando le nuove generazioni».

Centro polivalente di Camorino, è tempo di bilanci

Centro polivalente di Camorino, è tempo di bilanci

Federico Chiesa lascia la direzione per guidare la Polizia comunale di Lugano – Uno degli obiettivi resta però quello di migliorare l’integrazione degli ospiti attraverso un’attività lavorativa

Federico Chiesa, responsabile del Centro polivalente di Camorino, tra qualche settimana lascerà il suo incarico per diventare il nuovo comandante della Polizia comunale di Lugano. A quasi un anno dall’inaugurazione della struttura, è tempo di bilanci.

I numeri del Centro
Attualmente il Centro ospita 119 persone su 164 posti letto disponibili. Il 70% sono uomini, il 30% donne. Sono presenti 11 nuclei familiari. Gli ospiti provengono principalmente da Afghanistan, Turchia ed Eritrea.

L’esperienza maturata
L’esperienza a Camorino, spiega Federico Chiesa alle telecamere del Quotidiano della RSI, gli ha “insegnato tanto: la capacità di ascolto e interagire con persone anche di culture estremamente diverse”.
Il responsabile uscente porterà con sé a Lugano quanto appreso, come per esempio cercare di capire culture e religioni diverse. “Ho proposto varie formazioni per il personale, tra cui una formazione sull’Islam”, racconta. “Abbiamo tanti ospiti che arrivano con questa religione che in parte era sconosciuta a molti e quindi abbiamo seguito una formazione con una persona, un imam, che ci ha presentato le caratteristiche della religione, a cosa fare attenzione e dove essere più sensibili”.

Integrazione attraverso il lavoro
Il Centro di Camorino ha come scopo principale l’accompagnamento nel percorso di integrazione. Avere un lavoro è fondamentale. “Il nostro compito è di colmare i momenti in cui queste persone non hanno attività”, riprende Chiesa. “Ci siamo confrontati con comuni e patriziati per cercare delle attività occupazionali per dare un senso alla loro giornata. È estremamente importante ed è uno degli obiettivi che abbiamo ricevuto”.
Sull’argomento c’è ancora margine di miglioramento. In particolare “per l’occupazione degli ospiti del Centro nelle varie attività di pubblica utilità”, afferma Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. Ma anche “con l’ambito integrativo gestito da Croce Rossa. Questo è uno degli elementi più critici che abbiamo riscontrato in questo primo anno”.

Un modello da replicare?
Il Centro polivalente di Camorino è il primo gestito dal Cantone. “L’obiettivo del Centro e del progetto è stato quello di poter dimostrare che si riesce a garantire un processo di integrazione per chi viene attribuito al Canton Ticino in qualità di richiedente l’asilo o di rifugiato, con la copertura totale dei fondi federali”, continua Gobbi. L’obiettivo “è quello di non mettere risorse cantonali che, lo sappiamo, sono sempre più in difficoltà”.
Per avere risultati concreti bisogna aspettare ancora qualche anno. Se l’esperienza fosse positiva, potrebbe diventare un modello alternativo in un settore nel quale l’obiettivo, per chi chiede l’asilo, è garantire una vita dignitosa.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Centro-polivalente-di-Camorino-%C3%A8-tempo-di-bilanci–4018198.html

Per un tragitto casa-scuola in sicurezza

Per un tragitto casa-scuola in sicurezza

Comunicato stampa

L’inizio dell’anno scolastico rappresenta da sempre un momento importante per bambini e bambine che, dopo la pausa estiva, si preparano a ritrovare amici e amiche e a percorrere, chi per la prima volta, il tragitto verso la scuola. Come da tradizione, questo periodo coincide con la ripresa di una fase di sensibilizzazione dedicata alla sicurezza sul percorso casa-scuola, promossa dal progetto “Strade sicure” e dalla Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali e il Touring Club Svizzero (TCS).

Lo scorso anno sulle strade ticinesi 28 bambini e bambine sono rimasti coinvolti in incidenti della circolazione, un dato in linea anche con il 2024, quando erano stati 27. Di questi, 11 erano pedoni (6 nel 2024), con 4 bimbi/e (2) investiti sulle strisce pedonali. Questi dati ricordano quanto sia importante per gli adulti dare il buon esempio e prestare particolare attenzione alla sicurezza dei più giovani, soprattutto nei comportamenti e nelle situazioni legate alla circolazione stradale.
In questo contesto, è importante ricordare che non sempre bambini e bambine sono in grado di valutare correttamente la velocità di un veicolo o la distanza che li separa da esso, e potrebbero quindi immettersi repentinamente sulla carreggiata senza la dovuta prudenza, anche dove non è presente un passaggio pedonale. Va inoltre evidenziato che i più giovani hanno un campo visivo maggiormente ridotto rispetto alle persone adulte, un aspetto che può rendere loro più difficile individuare tempestivamente gli altri utenti della strada e, al contempo, può essere più difficoltoso per chi guida accorgersi della loro presenza.
Proprio per questo, è fondamentale che chi si trova alla guida di un veicolo adotti dei comportamenti volti a prevenire situazioni di pericolo, prestando particolare attenzione alla strada, moderando la velocità e mantenendosi pronti a reagire a eventuali movimenti improvvisi, soprattutto in prossimità degli istituti scolastici e lungo i percorsi che bambini e bambine abitualmente percorrono nel tragitto da e verso casa.
Rammentiamo alcuni consigli di comportamento:

Per i bambini e le bambine che si spostano a piedi
Durante il tragitto, mai correre o giocare, né in strada né sul marciapiede.
Camminare sempre sul marciapiede o, dove assente, a lato della carreggiata.
Indossare abiti chiari ed elementi riflettenti per rendersi più visibili, soprattutto nel periodo invernale.

Quando si attraversa la strada
Guardare e ascoltare con attenzione.
Prima di attraversare la strada assicurarsi sempre di essere stati visti da chi è alla guida e che il suo veicolo sia completamente fermo.

Per genitori o conoscenti che accompagnano bambini e bambine in auto
Circolare con maggiore prudenza in prossimità degli istituti scolastici.
Rispettare la segnaletica presente nelle vicinanze della scuola.
Non fermarsi nel perimetro scolastico ma usare gli appositi parcheggi.
Assicurare sempre correttamente bambini e bambine con gli appositi sistemi di sicurezza all’interno dell’abitacolo.

Per maggiori informazioni consultare www.stradesicure.ch.

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