Il Ticino ospita la Conferenza ministeriale OSCE 2026

Il Ticino ospita la Conferenza ministeriale OSCE 2026

Comunicato stampa

Conferenza ministeriale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa 

Il Cantone Ticino ospiterà giovedì 3 e venerdì 4 dicembre, a Lugano, la Conferenza ministeriale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Questo evento diplomatico di grande rilevanza rappresenta il culmine dell’anno di Presidenza, che il nostro Paese ha assunto nel 2026, a testimonianza del suo ruolo nella promozione della stabilità globale e della pace.

Nel corso di una conferenza stampa organizzata oggi a Bellinzona, sono intervenuti il Consigliere federale e Presidente in carica dell’OSCE Ignazio Cassis, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il sindaco della Città di Lugano Michele Foletti – insieme al Comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi e a Silvio Flückiger, Capo del Comitato organizzativo. La Conferenza ministeriale OSCE, evento di grande importanza per la Svizzera e per il Ticino, riunirà giovedì 3 e venerdì 4 novembre a Lugano delegazioni di alto livello dei 57 Stati partecipanti all’OSCE e dei 12 partner per la cooperazione. Tra le personalità attese sul nostro territorio figurano Ministri degli esteri, diplomatici di alto livello e rappresentanti delle istituzioni e delle Organizzazioni non governative.  
Nel corso della conferenza – organizzata sotto l’egida del Dipartimento federale degli affari esteri – i partecipanti avranno l’opportunità di confrontarsi su questioni rivelanti per la pace e la cooperazione a livello globale.  
Per il Cantone Ticino, e in particolar modo per la Città di Lugano, ospitare la Conferenza ministeriale dell’OSCE rappresenta una straordinaria occasione di visibilità internazionale e di valorizzazione del territorio, con ricadute in termini di reputazione e di indotto economico. L’evento conferma la vocazione di Lugano e della regione ad accogliere incontri e manifestazioni di rilievo internazionale e vede Confederazione, Cantone e Città collaborare strettamente nell’organizzazione di questo appuntamento diplomatico di alto profilo.  
Un intenso lavoro di preparazione ha gettato le basi per la messa in atto di misure per garantire lo svolgimento dell’evento in sicurezza grazie agli sforzi congiunti di Polizie, esercito e partner diversi. Nell’ambito del dispositivo di sicurezza previsto, si informa che a partire da mercoledì 2 dicembre 2026 alle ore 20:30 fino a venerdì 4 dicembre 2026 alle ore 20:00 sono previste perturbazioni alla viabilità in alcune zone circoscritte della città.  
Per informare in modo dettagliato la popolazione sull’evento, sugli aspetti organizzativi e sulle misure previste in materia di viabilità durante la conferenza, sono disponibili da oggi due pagine web dedicate una a livello cantonale e una comunale – che verranno costantemente aggiornate nel corso delle prossime settimane. Per visitarle, è possibile collegarsi agli indirizzi www.ti.ch/osce e www.lugano.ch/osce

La nuova divisa di polizia entra in servizio in tutto il Ticino

La nuova divisa di polizia entra in servizio in tutto il Ticino

Comunicato stampa

Da lunedì 2 novembre 2026, la Polizia cantonale e le Polizie comunali ticinesi indosseranno ufficialmente la nuova uniforme di servizio KEP. Con il completamento della distribuzione degli equipaggiamenti, avviata nel mese di ottobre, tutti gli agenti e le agenti di polizia presteranno quindi servizio con la nuova divisa. Questo cambiamento si inserisce nell’ottica di una maggiore
uniformità e riconoscibilità delle forze di polizia a livello nazionale.

La sostituzione delle uniformi, annunciata lo scorso anno nell’ambito del progetto di rinnovo delle divise, segna per il Ticino un nuovo passaggio nell’evoluzione delle dotazioni di servizio, a vent’anni dall’introduzione delle precedenti uniformi UNIMATOS. Con questa decisione, la Polizia cantonale e le Polizie comunali ticinesi si uniscono così agli altri Corpi di polizia svizzeri che, a partire dal 2015, come deciso dalla Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle Polizie cantonali svizzere (CCPCS), hanno progressivamente adottato un’uniforme comune.

Le nuove uniformi KEP sono pensate per rispondere alle esigenze operative del lavoro quotidiano, rafforzando allo stesso tempo l’aspetto identitario dei poliziotti e delle poliziotte in Svizzera. Pur adottando un modello comune, i singoli Corpi mantengono i propri elementi distintivi personalizzati, come badge e mostrine. Le divise degli agenti di polizia sono ora a tinta unita, a differenza della precedente configurazione bicolore. Tra le novità vi è la camicia, che torna a far parte della dotazione di servizio. Per gli agenti e gli assistenti di sicurezza pubblica viene mantenuta la versione grigia.

L’introduzione delle nuove divise di servizio ha richiesto un importante lavoro organizzativo e logistico, articolato in una prima fase di distribuzione dei nuovi equipaggiamenti e in una seconda fase dedicata al ritiro delle precedenti dotazioni di servizio UNIMATOS. La distribuzione del materiale è stata organizzata centralmente e le dotazioni sono state consegnate direttamente ai diversi Posti di polizia. Questa modalità ha permesso di coordinare il passaggio alla nuova uniforme sull’intero territorio cantonale, agevolando la gestione delle consegne e garantendo la continuità delle attività operative.

Dati online, la difesa siamo noi

Dati online, la difesa siamo noi

La settimana scorsa ho ricevuto diverse comunicazioni ufficiali da associazioni ed enti di cui faccio parte. Il contenuto era sempre lo stesso: i miei dati personali potrebbero essere finiti nelle mani sbagliate. È il segno dei tempi. Siamo costantemente connessi; viviamo, lavoriamo e ci informiamo in rete, e ogni servizio che usiamo custodisce una parte di noi. Più cresce la nostra vita digitale, più siamo esposti.

È un tema che in Ticino conosciamo bene. Di recente un servizio online del Cantone è stato sfruttato per raccogliere in modo abusivo i dati dei detentori di veicoli. Un attacco a un fornitore di software d’Oltralpe ha invece esposto i dati di circa 1’ 800 assicurati dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino. In entrambi i casi i sistemi informatici cantonali hanno retto, ma la lezione è chiara: i cybercriminali affinano continuamente le proprie tecniche e colpiscono dove trovano un varco.

Chi gestisce le informazioni personali ha una responsabilità precisa. La Legge federale sulla protezione dei dati chiede a enti, aziende e associazioni di proteggerli con misure tecniche e organizzative adeguate. Chiede anche di notificare le violazioni gravi all’Incaricato federale. È una questione di rispetto verso chi ci affida le proprie informazioni. Vale per l’ente pubblico come per la piccola associazione locale, che spesso custodisce i dati di centinaia di soci.

Alle regole deve però accompagnarsi la consapevolezza. L’ho sempre detto e lo ribadisco: la sicurezza è un compito condiviso, e nel mondo digitale lo è ancora di più. La prima linea di difesa è una cittadinanza informata, che conosce i rischi a cui è esposta ogni giorno. I media riferiscono ormai di continuo di fughe e furti di dati. A ruota seguono e-mail, SMS e telefonate di chi cerca di approfittarne, spacciandosi per una banca, un ufficio pubblico o una cassa pensioni. Riconoscere un messaggio sospetto, resistere al clic d’impulso, verificare attraverso i canali ufficiali: sono gesti semplici che fanno la differenza. Nel dubbio, meglio una telefonata in più all’ente interessato.

Autorità e istituzioni hanno un ruolo centrale, sia nella prevenzione sia nel perseguimento dei reati. Tuttavia, in un quadro sempre più complesso, anche i cittadini sono parte della soluzione. Il nostro compito è quindi coinvolgerli, informarli e tenerli aggiornati. È il principio alla base di Cyber Sicuro, la piattaforma con cui da anni il Dipartimento delle istituzioni mette in rete istituzioni, esperti, enti locali e popolazione.

Proteggere i dati e le infrastrutture significa proteggere le persone. È una responsabilità che riguarda tutti noi e che dobbiamo assumerci, giorno dopo giorno, clic dopo clic.

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 31 ottobre 2026 del Corriere del Ticino

 

“Una minaccia che bisogna imparare a riconoscere”

“Una minaccia che bisogna imparare a riconoscere”

Dalle truffe su WhatsApp agli attacchi contro le aziende, quando per colpire basta un clic

“Ciao, vota per la figlia del mio amico, li aiuteresti molto. Si chiama Sofia. Il concorso finisce presto, ci vorrà meno di un minuto”. Un messaggio WhatsApp a prima vista innocuo, che apparentemente arriva da un conoscente. In realtà, è un esempio di truffa riportato nei giorni scorsi sul sito dell’Ufficio federale della cibersicurezza. Dietro la richiesta di un favore c’è un tentativo di impossessarsi del nostro account WhatsApp. Il fenomeno è tutt’altro che isolato. Nel solo mese di ottobre, la Confederazione ha ricevuto oltre 50 segnalazioni di tentativi di questo genere, molti dei quali andati a buon fine. È un esempio di come la criminalità riesca, attraverso tecniche sempre più sofisticate, a sfruttare le nostre abitudini quotidiane e, soprattutto, la fiducia che riponiamo nelle autorità e nelle persone che conosciamo. E con l’intelligenza artificiale le possibilità di raggiro si moltiplicano. « I criminali hanno purtroppo sempre saputo adattarsi ai tempi. Oggi possono raggiungerci direttamente sul telefono, entrare nelle nostre case attraverso uno schermo e colpire le aziende senza nemmeno avvicinarsi alla loro sede. È una minaccia che dobbiamo imparare a riconoscere », sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Nel mirino anche le nostre aziende
La criminalità informatica rappresenta un rischio crescente anche per il mondo economico. Secondo un recente studio pubblicato dall’Ufficio federale della cibersicurezza, circa 35’000 PMI sarebbero state colpite dalla cybercriminalità, mentre quattro piccole e medie imprese svizzere su cinque prevedono che le minacce aumenteranno con la diffusione dell’intelligenza artificiale. Per capire le conseguenze di un attacco basta pensare a un’officina, un negozio o uno studio professionale. Computer bloccati, fatture che non partono, ordinazioni ferme, dati dei clienti sottratti. In alcuni casi viene chiesto un riscatto per restituire l’accesso ai sistemi. Il nostro Cantone non è risparmiato. « Il Ticino è un Cantone di piccole e medie imprese, spesso costruite con anni di lavoro e sacrifici. Dietro ogni attività ci sono imprenditori, collaboratori e famiglie. Un attacco informatico può avere ricadute pesanti. Proteggere le nostre aziende significa anche difendere i posti di lavoro e la solidità della nostra economia », osserva Gobbi.

Lo Stato deve fare la sua parte
Di fronte a una criminalità che supera i confini nazionali, la collaborazione tra autorità, mondo economico e ricerca diventa fondamentale. Le istituzioni devono contribuire a diffondere conoscenze e favorire lo scambio di informazioni, mentre le imprese sono chiamate ad adottare misure adeguate per tutelare le proprie attività e i propri clienti. È con questo obiettivo che il Dipartimento delle istituzioni promuove da anni la piattaforma Cyber Sicuro, dedicata alla sensibilizzazione e alla collaborazione tra attori presenti sul territorio. Una serie di attività dedicate ad aziende, enti locali e cittadinanza si sono svolte negli ultimi mesi, mentre altre sono in programma. « Lo Stato deve offrire strumenti e competenze, ma non può sostituirsi alla responsabilità individuale. La sicurezza digitale si costruisce con il contributo di tutti. Per questo è fondamentale investire nella formazione e nella consapevolezza dei rischi », sottolinea Gobbi. La prudenza resta infatti la prima forma di difesa. I criminali sfruttano sempre più spesso la disattenzione, la fretta e soprattutto la fiducia. Il messaggio di un amico, una comunicazione che sembra arrivare dalla banca, un’offerta particolarmente allettante: basta poco per cadere nella trappola. Per questo è importante imparare a riconoscere i segnali di una possibile truffa, verificare l’autenticità delle richieste e prestare attenzione alle informazioni che condividiamo online. Anche aggiornare regolarmente i dispositivi, utilizzare password diverse e attivare l’autenticazione a due fattori sono accorgimenti importanti. Nessuno può considerarsi completamente al riparo, indipendentemente dall’età o dalla dimestichezza con la tecnologia. E spesso è proprio un semplice gesto di prudenza a fare la differenza.

Un appuntamento per approfondire
Proprio per sensibilizzare cittadini, enti pubblici e imprese su queste nuove minacce, il Dipartimento delle istituzioni organizza martedì 10 novembre, alle 18.00, all’Auditorium BancaStato di Bellinzona, una serata pubblica dedicata alla cybersicurezza. Ospite sarà Florian Schütz, direttore dell’Ufficio federale della cibersicurezza, che illustrerà come cambia la minaccia e quale ruolo spetta alla Confederazione, ai Cantoni e alla cittadinanza. Nell’ambito di una tavola rotonda interverranno anche Angelo Consoli, docente-ricercatore della SUPSI, e Silvano Petrini, direttore del Centro sistemi informativi del Cantone Ticino.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 novembre 2026 de Il Mattino della domenica

30ª Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

30ª Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è svolta oggi a Bellinzona, a Palazzo delle Orsoline, la 30ª Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, presieduta dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. All’incontro hanno partecipato il Procuratore generale Andrea Pagani, i municipali responsabili della sicurezza dei Comuni polo, il tenente colonnello Lorenzo Hutter, sostituto comandante della Polizia cantonale, e il capitano Patrick Roth, nuovo rappresentante dei comandanti delle Polizie dei Comuni polo.

Il sostituto comandante della Polizia cantonale Lorenzo Hutter ha fatto il punto sulla Scuola cantonale di polizia 2027, che inizierà il 1° marzo 2027 e sul rinnovo dell’uniforme di polizia, realizzato nell’ambito del progetto intercantonale KEP (Korpsübergreifende Erneuerung Polizeiuniform), al quale il Ticino ha aderito nell’agosto 2025. La nuova uniforme sarà introdotta progressivamente e presentata nei prossimi giorni.
L’attenzione si è poi spostata sul Consiglio dei ministri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), che si terrà a Lugano il 3 e 4 dicembre. L’evento, di richiamo internazionale, richiede un importante dispositivo di sicurezza, coordinato tra Polizia cantonale, Polizie comunali, Esercito, Dipartimento federale degli affari esteri e Città di Lugano. I dettagli del dispositivo saranno illustrati in una conferenza stampa che si terrà a Bellinzona il 2 novembre.
Infine, la Conferenza si è soffermata su un tema di stretta attualità. Prendendo spunto dai recenti fatti di cronaca, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha posto l’accento sulle stazioni e sui luoghi di aggregazione: spazi frequentati ogni giorno da migliaia di cittadine e cittadini, in cui la sicurezza deve essere garantita e percepita. Queste zone sono oggetto di un monitoraggio costante. Parallelamente, Polizia cantonale e Polizie comunali stanno lavorando insieme per riorientare l’operazione Prevena, finora incentrata sulla prevenzione dei furti. La nuova impostazione, Prevena+, intende rafforzare la presenza sul territorio e a intervenire in modo mirato nelle situazioni critiche. Una proposta concreta sarà presentata nelle prossime settimane.

La campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica viene ampliata

La campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica viene ampliata

Comunicato stampa (Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU, 26.10.2026)

L’offerta della campagna nazionale di prevenzione contro la violenza domestica, sessuale e di genere viene ampliata e l’accesso ai servizi di assistenza ulteriormente facilitato. Sul sito web della campagna sono ora disponibili, oltre a un test digitale che aiuta a riconoscere i segnali d’allarme della violenza nelle relazioni di coppia, ulteriori informazioni in lingua facile e in diverse lingue straniere. Inoltre, anche le persone private potranno ordinare gratuitamente il materiale della campagna. L’obiettivo è raggiungere un pubblico il più ampio possibile e richiamare  tempestivamente l’attenzione delle persone colpite e delle persone loro vicine sulle offerte di sostegno disponibili.

La campagna della Confederazione contro la violenza domestica, sessuale e di genere, condotta in collaborazione con i Cantoni, i Comuni e la società civile, è in corso dal novembre del 2025 con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione di queste forme di violenza molto diffuse. I promotori intendono richiamare l’attenzione sui primi segnali d’allarme della violenza, offrire un accesso a bassa soglia alle informazioni e al sostegno e sensibilizzare la popolazione sulle diverse forme di violenza. La campagna rimanda alle offerte di assistenza e consulenza a disposizione, in particolare al nuovo numero nazionale 142 di aiuto alle vittime.

Informazioni in lingua facile e in altre lingue
Per permettere al maggior numero possibile di persone di accedere facilmente alle informazioni e ai servizi di sostegno, il sito web della campagna è stato ampliato. I contenuti sono ora disponibili in lingua facile tedesca, francese e italiana e, per la prima volta, le informazioni fondamentali e i rimandi alle offerte di assistenza sono pubblicati non solo nelle lingue nazionali e in inglese, ma anche nelle otto lingue non nazionali più diffuse (albanese, arabo,  bosniaco/serbo/croato/montenegrino, portoghese, russo, spagnolo, turco, ucraino). Un’altra novità riguarda la lingua dei segni, nella quale sono state tradotte le principali indicazioni sulle offerte di assistenza.

Nuovo test per sensibilizzare ai primi segnali di allarme nelle relazioni di coppia
Sul sito web della campagna www.senza-violenza.ch è disponibile un nuovo test digitale: rispondendo a sei semplici domande, è possibile riconoscere eventuali segnali di allarme di violenza all’interno della coppia e riflettere sulla propria situazione. Il test, concepito come strumento orientativo facilmente accessibile e anonimo, ha lo scopo di sensibilizzare, ma non sostituisce una consulenza personale. Se necessario, vengono fornite indicazioni sui servizi di assistenza e consulenza più adatti.

Ordinare gratuitamente materiale della campagna
Anche le persone private hanno ora la possibilità di ordinare il materiale della campagna direttamente tramite lo shop delle pubblicazioni federali: volantini, spille, adesivi, manifesti e altra documentazione informativa sono disponibili gratuitamente. L’obiettivo è permettere al maggior numero possibile di persone di diffondere i messaggi della campagna e richiamare l’attenzione sull’offerta di assistenza. 

Ampio sostegno in tutta la Svizzera
La campagna contro la violenza domestica, sessuale e di genere è sostenuta da numerosi Cantoni, Città, Comuni e organizzazioni della società civile. È parte integrante della Strategia Parità 2030 della Confederazione e contribuisce all’attuazione della Convenzione di Istanbul.

Furti con scasso: ecco come proteggervi!

Furti con scasso: ecco come proteggervi!

Comunicato stampa
Prende avvio oggi, 26 ottobre 2026, «Occhio ai furti con scasso!», la campagna nazionale di prevenzione promossa dalla Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC) in collaborazione con i diversi Corpi di Polizia cantonali e comunali. Proprio per questa occasione, nel corso della giornata odierna le Polizie cantonali e comunali di tutta la Svizzera saranno impegnate in un’azione coordinata di sensibilizzazione contro i furti con scasso rivolta alla popolazione. La campagna, che proseguirà fino al 28 febbraio 2027, ha lo scopo di sensibilizzare sui rischi legati ai furti con scasso, promuovere l’adozione di semplici misure di protezione e ricordare l’importanza di segnalare tempestivamente eventuali situazioni sospette alla polizia.

Secondo la Statistica criminale di polizia, nel 2025 in Ticino i furti con scasso sono diminuiti del 20% rispetto all’anno precedente, passando da 1’070 a 852 casi. In calo anche il numero complessivo dei furti, esclusi i furti di veicoli, che ha registrato una diminuzione dell’8%. Nonostante questa evoluzione positiva, i furti con scasso continuano a rappresentare un fenomeno che può provocare danni materiali e compromettere il senso di sicurezza delle persone colpite.

In autunno, con l’accorciarsi delle giornate, per i ladri diventa più facile individuare le abitazioni apparentemente disabitate. Tra ottobre e marzo si registra infatti un aumento dei cosiddetti «furti al crepuscolo», che prendono di mira case e appartamenti.

La Polizia cantonale invita la popolazione a prestare attenzione a eventuali situazioni sospette, come la presenza di sconosciuti che si aggirano nei quartieri, veicoli che circolano in modo insolito o rumori riconducibili a possibili tentativi di effrazione. In questi casi è importante avvisare immediatamente la polizia, fornendo agli operatori tutte le informazioni utili.
La collaborazione e la vigilanza di tutti possono contribuire a prevenire i furti e a rafforzare la sicurezza. Il messaggio chiave della campagna è chiaro: «Al minimo sospetto, chiamate il 117!».

La Polizia cantonale ricorda inoltre che il rischio di furto con scasso può essere ridotto adottando alcuni semplici accorgimenti:

  • Chiudete sempre a chiave le porte d’accesso e le finestre, comprese quelle a ribalta, anche
    durante brevi assenze.
  • Non lasciate oggetti di valore a portata di mano, ma custoditeli in un luogo sicuro.
  • Simulate la vostra presenza in casa, ad esempio utilizzando luci con temporizzatore.
  • Non nascondete le chiavi all’esterno dell’abitazione.
  • Informate i vicini se vi assentate per un periodo prolungato e chiedete loro, se possibile, di ritirare regolarmente la posta.
  • Non segnalate sui social la vostra assenza.

Chiedete consiglio a professionisti della sicurezza per individuare eventuali punti vulnerabili della vostra abitazione. Diverse forze di polizia e aziende private dispongono di consulenti specializzati.
In caso di furto con scasso, è importante non toccare nulla, così da preservare eventuali tracce e indizi, e avvisare immediatamente la polizia chiamando il 117.
Ulteriori informazioni e consigli di prevenzione sono disponibili sul sito della Prevenzione Svizzera della Criminalità: www.skppsc.ch.

San Gottardo, Gobbi: «Da quella tragedia si è imparato»

San Gottardo, Gobbi: «Da quella tragedia si è imparato»

Incidente del 2001: il ruolo del Ticino nelle indagini e l’evoluzione della sicurezza.

«Ricordo ancora quel fumo nero, denso, che usciva dal camino di ventilazione del San Gottardo. È un’immagine che, anche dopo venticinque anni, non ho dimenticato». Norman Gobbi aveva 24 anni ed era un giovane deputato del Gran Consiglio quando, il 24 ottobre 2001, un incendio devastante si sviluppò all’interno della galleria autostradale del San Gottardo. Appena appresa la notizia, raggiunse Airolo, al portale sud del tunnel.
«Sul posto arrivarono rapidamente i soccorritori, le autorità e i giornalisti. In poco tempo erano presenti televisioni da tutto il mondo. Ricordo la conferenza stampa organizzata in quelle ore, in una sala gremita, e soprattutto la sensazione che si respirava: si percepiva che era accaduto qualcosa di estremamente grave, anche se le dimensioni della tragedia dovevano ancora emergere completamente».
Venticinque anni dopo, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni è tornato con il pensiero a quella mattina in occasione della commemorazione organizzata ad Airolo, alla quale ha partecipato in rappresentanza del Consiglio di Stato.

Dallo shock alla risposta delle istituzioni
Undici persone persero la vita nell’incendio, provocato dalla collisione tra due mezzi pesanti all’interno della galleria. Una tragedia che sconvolse il Ticino e l’intera Svizzera, mettendo in evidenza la vulnerabilità di un’infrastruttura fondamentale per i collegamenti tra il nord e il sud del Paese.
La gravità dell’accaduto impose una riflessione approfondita sui sistemi di prevenzione, sulle procedure di emergenza e sulla capacità di intervento dei servizi di soccorso. L’incendio del San Gottardo segnò un punto di svolta nella gestione della sicurezza delle gallerie.
«Alla drammaticità di quelle ore seguì una risposta importante da parte delle istituzioni», ricorda il Consigliere di Stato. «Furono analizzate le criticità, riviste le procedure e introdotte nuove misure di sicurezza. Da quella tragedia abbiamo tratto insegnamenti concreti, che hanno cambiato il modo di affrontare i rischi legati al transito nelle gallerie. Perché anche dalla crisi più dolorosa si può, e si deve, imparare».

Il contributo della magistratura e della Polizia scientifica ticinese
Tra gli aspetti meno conosciuti di quella tragedia figura il lavoro svolto dalle autorità giudiziarie e dalla Polizia cantonale ticinese. L’allora procuratore pubblico Antonio Perugini assunse la direzione di un’inchiesta particolarmente complessa, affiancato dagli specialisti della Polizia scientifica, chiamati a operare in condizioni estreme per raccogliere e analizzare gli elementi necessari alla ricostruzione dell’incidente.
Su iniziativa di Perugini furono coinvolti anche esperti svizzeri ed europei, incaricati di approfondire le cause dell’incendio e le modalità di propagazione del fumo. Il lavoro investigativo e scientifico permise così di acquisire conoscenze fondamentali per individuare nuove misure di prevenzione.
«Il Ticino seppe mettere a disposizione competenze importanti, assumendo un ruolo attivo nell’analisi della tragedia e nella ricerca di soluzioni per il futuro», evidenzia Gobbi. «Da quell’inchiesta emersero elementi che andarono ben oltre l’accertamento delle responsabilità e contribuirono a migliorare la sicurezza delle gallerie.»
Parallelamente, vennero rafforzate la preparazione degli operatori e la capacità di risposta alle emergenze, attraverso un migliore coordinamento tra i servizi di intervento. Negli anni successivi fu inoltre istituito il Centro d’intervento del San Gottardo, una struttura specializzata a presidio di uno degli assi di transito più importanti della Svizzera.

Una ferita che ha lasciato insegnamenti
A venticinque anni di distanza, il ricordo delle undici vittime rimane al centro della commemorazione. Accanto alla memoria, resta la consapevolezza di quanto sia cambiato nella gestione della sicurezza delle gallerie e nella preparazione dei servizi di intervento.
«La perdita di undici vite umane resta una ferita dolorosa. Dalla tragedia sono nate una presa di coscienza e interventi che hanno contribuito a rendere più sicure le nostre gallerie», conclude Gobbi. «La sicurezza assoluta non esiste, ma abbiamo il dovere di prevenire e mitigare i rischi, imparare dalle esperienze e continuare a migliorare. È anche così che onoriamo la memoria delle vittime e la responsabilità che abbiamo verso le generazioni future».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 25 ottobre 2026 de Il Mattino della domenica

ARGEALP, sottoscritte tre risoluzioni in linea con la politica cantonale

ARGEALP, sottoscritte tre risoluzioni in linea con la politica cantonale

Comunicato stampa

Energia, acqua e agricoltura di montagna: sono i temi delle tre risoluzioni sottoscritte dalle regioni ARGE ALP nel Vorarlberg. Per il Consiglio di Stato i testi danno una dimensione transfrontaliera a politiche che il Ticino porta avanti da tempo. La presidenza passa alla Baviera.

Si è svolta oggi, 23 ottobre 2026 a Bregenz, nel Land austriaco del Vorarlberg, la Conferenza dei Capi di Governo della Comunità di lavoro delle regioni alpine ARGE ALP, che conclude l’anno di presidenza del Land austriaco. Il Cantone Ticino era rappresentato dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Durante la conferenza, i Capi di Governo hanno sottoscritto tre risoluzioni, che affrontano le principali sfide strategiche per lo sviluppo sostenibile dell’arco alpino.
La prima risoluzione intitolata “Transizione energetica nelle regioni ARGE ALP – un contributo all’indipendenza energetica dell’Europa”, punta ad allineare le regioni alpine agli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050 (con il traguardo vincolante dell’UE di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040). L’obiettivo fondamentale è garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, la stabilità dei prezzi e la sovranità energetica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili. Come sottolineato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Cantone Ticino sostiene questa risoluzione, i cui contenuti ricalcano in buona parte quelli del Piano energetico e climatico cantonale (PECC), approvato dal Gran consiglio. La risoluzione conferisce dunque una dimensione transfrontaliera a quanto il Cantone sta già facendo.
Anche la seconda risoluzione, dal titolo “Resilienza dell’approvvigionamento idrico nell’arco alpino” è in linea con la politica cantonale: il testo chiede di garantire la sovranità sulle risorse idriche nazionali e di tutelare le competenze decisionali e operative delle autorità nazionali, regionali e locali. Questi contenuti rispecchiano la posizione di Consiglio di Stato e Gran consiglio in vista della riversione dei grandi impianti idroelettrici ticinesi, che tra il 2035 e il 2048 porterà nelle mani del Cantone e dell’Azienda Elettrica Ticinese il controllo della quasi totalità della forza idrica del territorio. La risoluzione definisce inoltre i principi della cooperazione interregionale: coordinamento e pianificazione preventiva tra territori devono rispettare l’autonomia regionale e i principi di sussidiarietà e di solidarietà. In questo contesto, Gobbi ha sottolineato l’importanza della cooperazione transfrontaliera nelle situazioni di emergenza, come avvenuto la scorsa estate con la regolazione del deflusso delle acque dal Ceresio al Verbano per mantenere i livelli minimi di navigazione e la necessità di disporre di convenzioni che disciplinino anche questi casi.
È coerente con la strategia agricola cantonale anche la terza risoluzione sottoscritta, dal titolo “Futuro dell’agricoltura di montagna nell’arco alpino”. In Ticino circa l’80% delle aziende agricole si trova infatti in zone di montagna o di collina, dove le condizioni di gestione di alpeggi e pascoli è spesso impegnativa. La risoluzione chiede che vengano date garanzie politiche forti, in particolare per l’agricoltura di montagna, attraverso programmi autonomi per lo sviluppo rurale, la priorità d’intervento per le regioni montane e la sicurezza di pianificazione a lungo termine per le aziende. Chiede in particolare la conferma a lungo termine delle indennità compensative per le zone svantaggiate e dei pagamenti diretti, ad esempio con un sostegno specifico all’attività d’alpeggio e alla trasformazione dei prodotti in loco, e il mantenimento degli incentivi per l’allevamento di bovini, ovini e caprini. Il testo sollecita infine misure di promozione a favore del ricambio generazionale e della semplificazione delle procedure amministrative per incentivare le microimprese.
Resta centrale la sensibilizzazione delle aziende agricole sulla necessità di un uso sostenibile dell’acqua sugli alpeggi. A questo scopo, è stata formalmente approvata la continuazione di un progetto promosso dal Cantone Ticino durante il suo anno di presidenza, volto a sensibilizzare concretamente le aziende agricole su questa tematica.
La Conferenza dei Capi di Governo si è infine conclusa con la cerimonia ufficiale del passaggio della presidenza dal Vorarlberg alla Baviera.