Capire la montagna per evitare le valanghe

Capire la montagna per evitare le valanghe

Dopo la tragedia in Leventina, rischi e precauzioni spiegati da una guida alpina. “L’esperienza è anche saper rinunciare”

L’incidente mortale avvenuto venerdì scorso in Valle Leventina — dove due sciescursionisti belgi di 35 e 30 anni hanno perso la vita travolti da una valanga tra il Pizzo Prevat e il Pizzo Centrale sopra Airolo — riporta l’attenzione sui rischi legati alla frequentazione della montagna in inverno. Con loro si trovava una terza persona, rimasta illesa. In quella zona era in vigore un grado di pericolo valanghe 3 su 5.
Per comprendere meglio il contesto e gli accorgimenti necessari, SEIDISERA ha interpellato la guida alpina Massimo Bognuda, membro dell’Associazione Guide Alpine della Svizzera italiana e della Commissione Montagne Sicure.
Secondo la guida alpina il rischio in quell’area è strutturale: “La zona Gottardo, quindi in alta montagna innevata, è una zona dove il rischio valanghe c’è”. Quando sono presenti strati deboli nel manto nevoso, anche pendii apparentemente normali possono diventare letali: “La montagna non deve chiamarsi Eiger o Cervino per essere pericolosa”.

Il grado di pericolo non è da sottovalutare
Al momento dell’incidente era in vigore un grado di pericolo marcato, un livello che richiede particolare attenzione: “Per chi fa scialpinismo, fuoripista o escursioni su terreno innevato, e in zone non controllate, il grado 3 non è da sottovalutare”. Secondo le statistiche dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe, molti incidenti avvengono proprio con questo grado di pericolo, mentre con il grado 4 spesso si rinuncia già alle uscite.

La formazione resta determinante
Secondo Bognuda, la preparazione è centrale. Molti frequentatori della montagna, osserva la guida, sopravvalutano le proprie competenze: “Come guida alpina, nei corsi di formazione vedo che molte persone pensano di sapere, ma poi effettivamente si rendono conto che ne sanno ben poco. Se uno non sa leggere e interpretare un bollettino valanghe sbaglia già di partenza”.
Anche affidarsi alle esperienze altrui o ai social può essere pericoloso, poiché fuorviante: secondo Bognuda, spesso si prendono come riferimento foto e racconti di uscite riuscite, senza considerare che le condizioni possono cambiare già nei giorni successivi.

Un inverno con neve fragile
Quest’anno, spiega Bognuda, la situazione del manto nevoso è particolarmente delicata. La presenza di strati deboli nella neve vecchia può favorire distacchi anche di grandi dimensioni.
Molti escursionisti, osserva la guida, si limitano a guardare il colore della cartina del pericolo senza leggere il testo del bollettino, dove sono spiegate le criticità specifiche. Anche l’evoluzione climatica influisce: gli inverni con poca neve iniziale e terreno ancora caldo favoriscono la formazione di uno strato basale fragile destinato a persistere nel tempo.

Informazione e cautela
I bollettini valanghe, oggi, sono facilmente accessibili anche per chi arriva dall’estero, ma la valutazione finale resta individuale, spiega la guida. Per questo, conclude, l’esperienza passa anche dalla capacità di fermarsi e rinunciare quando le condizioni non convincono.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Capire-la-montagna-per-evitare-le-valanghe–3509269.html

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‘Questa poca neve è molto insidiosa’
Dopo la morte di due belgi la guida Massimo Bognuda sensibilizza chi pratica scialpinismo: ‘Leggere bene la situazione e capire i bollettini sulle valanghe’

Sono state identificate le vittime della slavina staccatasi venerdì pomeriggio sopra Airolo tra il Pizzo Centrale e il Pizzo Prevat. La Polizia cantonale spiega che gli scialpinisti morti erano entrambi di nazionalità belga, un 35enne residente in Belgio e un 30enne in Germania. La tragedia si è consumata verso le 14 quando una valanga di neve si è staccata travolgendo tre escursionisti impegnati in un’uscita con le pelli di foca. Per due di loro non vi è stato nulla da fare, mentre il terzo se l’è cavata senza ferite. La Rega e il Soccorso alpino svizzero di Andermatt hanno potuto soltanto constatarne il decesso. Le verifiche avviate mirano a capire se il terzetto fosse cosciente che venerdì nell’intero arco alpino, a tutte le esposizioni poste sopra i 2’000 metri di quota, vi fosse un grado di pericolo slavine 3+ su un massimo di 5. Un grado dunque ‘marcato’, caratterizzato da strati deboli persistenti, che richiede un’approfondita analisi della situazione generale, a cominciare dalle condizioni dell’intero manto nevoso formatosi dall’autunno in avanti. Grado che ieri, a causa della neve soffiata, è diventato ‘forte’ passando a -4.

Un corso questo venerdì a Pesciüm
Di fronte a un simile quadro gli esperti sconsigliano di assumersi rischi inutili. E in ogni caso preziose sono le informazioni da raccogliere sia sul posto prima di avventurarsi, sia sui bollettini valanghe, come pure le nozioni apprese affidandosi a corsi specialistici organizzati dai vari sodalizi. A questo riguardo venerdì 20 febbraio, dalle 9 alle 15, si terrà ad AiroloPesciüm, al Centro di formazione sulle valanghe, una giornata dedicata alla prevenzione dei rischi legati alle valanghe. Il Gruppo ricerche e constatazioni della Polizia cantonale e alcuni operatori del Soccorso alpino Ticino saranno a disposizione degli interessati per fornire utili consigli e proporranno esercitazioni pratiche di ricerca persone. L’evento gratuito rientra nelle attività di sensibilizzazione del progetto ‘Montagne sicure’ promosso dal Dipartimento istituzioni ormai da alcuni anni.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 16 febbraio 2026 de La Regione