Carceri ticinesi oltre il limite, un problema ormai strutturale

Carceri ticinesi oltre il limite, un problema ormai strutturale

La Stampa e la Farera non hanno più posti a disposizione e le autorità sono sempre più spesso costrette a trovare soluzioni «alternative» In arrivo il credito sui prefabbricati – A mancare, oltre gli spazi, sono però anche le risorse umane: si aprirà (di nuovo) il concorso per agenti di custodia

Il sovraffollamento delle carceri ticinesi è ormai un tema ricorrente da diversi anni. «Carcere sovraffollato: se la soluzione è ‘creativa’», titolavamo ad esempio un articolo del 2 gennaio 2024, nel quale riportavamo dell’utilizzo delle «cellette» provvisorie della Polizia cantonale per ovviare alla mancanza di posti alla Farera, il carcere giudiziario per le detenzioni preventive. «Cellette» che, rispetto a quelle normali, non garantiscono lo stesso livello di diritti per i detenuti. Proprio in questi giorni, l’utilizzo di queste celle provvisorie (teoricamente omologate ‘solo’ per 72 ore) è tornato al centro dell’attenzione pubblica grazie alla segnalazione dell’avvocata Elisa Travella, dello Studio Nievergelt & Stoehr. L’uomo difeso dalla legale, infatti, è rimasto ben oltre le 72 ore consentite nelle celle di rigore, portando l’avvocata, appunto, a parlare di «condizioni al limite della dignità umana». Una puntuale situazione, ora rientrata, che rende bene l’idea delle conseguenze concrete di un sistema carcerario che ha ormai raggiunto il suo limite. Come confermatoci dalla direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, da questo punto di vista i dati (aggiornati a ieri mattina) parlano chiaro: il tasso d’occupazione alla Stampa è del 110% (con circa 145 posti disponibili), alla Farera del 107% (con 88 posti). Insomma, le due strutture ticinesi sono già oltre il loro limite. E all’orizzonte, nel breve periodo, non si intravvedono miglioramenti legati a previste scarcerazioni. «Mi risulta essere il caso più lungo che abbiamo avuto, legato a una serie di sfortunate circostanze», afferma Andreotti riguardo all’uomo detenuto nelle «cellette » di polizia per otto giorni. «In ogni caso, la visita medica nelle prime 24 ore viene sempre garantita», rassicura la direttrice, spiegando che «il tema dell’integrità fisica e psichica dei detenuti rimane importantissimo ». Anche se, conferma, «a causa del sovraffollamento alla Farera in casi puntuali bisogna ricorrere a queste soluzioni. Cerchiamo comunque di fare tutto il possibile per garantire condizioni dignitose, malgrado il contesto».

In tutto il Paese
Ora, guardando al di là del caso puntuale, Andreotti rileva che il tema del sovraffollamento non riguarda unicamente il Ticino, ma un po’ tutta la Svizzera, «con un aumento delle carcerazioni del 7% nel 2024 – confermato dal nostro punto di vista anche nel 2025 – e un’occupazione che si aggira attorno al 95%». Non è un caso, da questo punto di vista, che a inizio febbraio una rivolta – che ha coinvolto 32 detenuti per circa 3 ore – sia scoppiata nel carcere Bellechasse a Sugiez (Canton Friburgo). Una protesta, appunto, legata proprio alle condizioni di prigionia. Ma non solo. Sempre la scorsa settimana, anche le autorità retiche hanno parlato di una «situazione tesa» nelle carceri grigionesi, anch’esse ormai prossime al limite strutturale in termini di posti a disposizione. Una problematica diffusa, dunque, che non aiuta certo il Ticino: se anche le carceri del resto del Paese sono sovraffollate, i trasferimenti (che non riguardano però le carcerazioni preventive) diventano ovviamente più difficili.

Alla ricerca di soluzioni
Tornando al contesto ticinese, Andreotti spiega anche quali potrebbero essere le potenziali soluzioni per alleviare un po’ la situazione. Sul corto termine, come abbiamo già avuto modo di riferire lo scorso anno, dovrebbero giungere per il carcere della Stampa i cosiddetti «moduli abitativi-detentivi». Ossia, dei prefabbricati che permetterebbero perlomeno di aggiungere qualche posto al carcere penale. Su questo fronte, spiega Andreotti, «abbiamo già ricevuto il nullaosta dall’Ufficio federale e stiamo dunque preparando la richiesta di credito all’indirizzo del Governo e quindi del Gran Consiglio», che dovrebbe giungere nei prossimi mesi. Per quanto riguarda il carcere giudiziario, invece, la situazione potrebbe migliorare leggermente sul medio termine quando sarà ultimata la sezione femminile, il cui cantiere (come abbiamo riferito nell’edizione di sabato) è nelle fasi finali. Ciò, infatti, permetterà di portare le detenute alla Stampa, liberando qualche posto alla Farera.
Sul lungo (se non lunghissimo) termine, invece, sono ancora nelle fasi preliminari le discussioni per il futuro carcere della Stampa, la cui attuale struttura ha ormai concluso il suo ciclo di vita. Su questo fronte, spiega la direttrice, «la prossima settimana è previsto un incontro con il gruppo di lavoro chiamato a valutare il fabbisogno per le misure terapeutiche stazionarie». Anche per queste misure, infatti, i posti in Svizzera e in Ticino mancano da tempo. E, anche in questo caso, malgrado siano disposte dai giudici non sempre si riesce effettivamente a effettuarle a causa della mancanza di strutture dedicate.

Una questione di risorse
Detto ciò, resta un ultimo tema importante riguardo ai limiti strutturali delle carceri ticinesi: la mancanza, cronica, di nuovi agenti di custodia. Come dire: non è solo una questione di spazi, ma anche di risorse umane. Negli scorsi anni più e più volte sono stati aperti dei concorsi per agenti di custodia. Ma il problema, spiega Andreotti, non è ancora risolto e per questo motivo proprio domani sarà aperto un ulteriore concorso. Il messaggio della direttrice, da questo punto di vista, è chiaro: «Fatevi avanti».

Sotto la lente dei deputati
Del tema del sovraffollamento, va infine detto, si occupa da tempo anche la Commissione (del Gran Consiglio) di sorveglianza delle condizioni di detenzione. Nell’ultimo rapporto, stilato nel maggio dello scorso anno, un intero capitolo era infatti dedicato alla problematica. E, va da sé, anche quest’anno il tema farà capolino nel rapporto annuale della Commissione. «Partecipiamo regolarmente alle riunioni del Consiglio di vigilanza» riguardanti il sovraffollamento, «e il tema ci è dunque noto», spiega la presidente del gremio, la deputata Giulia Petralli (Verdi). Ma, alla luce della problematica, la commissione ha recentemente sollecitato un incontro con la Divisione della giustizia e con il consigliere di Stato Norman Gobbi per fare il punto della situazione. Riunione che, spiega Petralli, «si terrà nelle prossime settimane». Anche se, rileva la presidente, «sappiamo che purtroppo di alternative non ce ne sono molte» e anche che «la Commissione non può fare molto per risolvere la situazione, se non sensibilizzare tutti i colleghi (ndr. del Gran Consiglio) sulla necessità di investire più risorse» nel settore.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 10 febbraio 2026 del Corriere del Ticino

‘Sì alla giornata informativa obbligatoria anche per le donne, ma da Berna un adeguato indennizzo’

‘Sì alla giornata informativa obbligatoria anche per le donne, ma da Berna un adeguato indennizzo’

Esercito e protezione civile, il governo ticinese favorevole alla proposta messa in consultazione dal Consiglio federale. Tema finanze però da chiarire

Sì all’introduzione di una giornata informativa obbligatoria (anche) per le giovani svizzere sul servizio militare e sulla protezione civile, ma la Confederazione sostenga finanziariamente in maniera adeguata i Cantoni per i relativi costi supplementari. Così il governo ticinese sulla proposta del Consiglio federale di estendere l’obbligo di seguire la giornata informativa, ora sancito per gli uomini, alle donne. Per le quali oggi la partecipazione è facoltativa. E per le quali, a differenza dei giovani connazionali di sesso maschile, il servizio militare resterebbe comunque volontario.

‘Pari opportunità rafforzate’
Il Consiglio di Stato accoglie dunque “positivamente” quanto prospettato da Berna. “Questa iniziativa – scrive Bellinzona all’indirizzo del ministro federale della Difesa Martin Pfister – consente alle partecipanti di acquisire il diritto e il dovere di informarsi in modo approfondito sulla nostra politica di sicurezza, nonché di conoscere le numerose possibilità di impegno e le opportunità di carriera offerte dall’esercito e dalla protezione civile”. In tal modo, rileva il governo cantonale, “lo Stato compie un passo concreto verso una maggiore parità tra donne e uomini, contribuendo al rafforzamento delle pari opportunità”. Non solo. L’introduzione di una giornata informativa obbligatoria per le donne “contribuirà a garantire effettivi a favore del personale dell’esercito e della protezione civile favorendone l’omogeneità”, sottolinea il Consiglio di Stato, osservando che “il presente disegno di legge completa così altre misure attualmente adottate in relazione alle volontà di garantire il necessario effettivo di astretti al servizio”.

‘Onere sproporzionato per i Cantoni’
Nella presa di posizione trasmessa di recente a Berna nel quadro della procedura di consultazione, il governo ticinese affronta anche il capitolo finanziario e al riguardo tiene a evidenziare “l’importanza della collaborazione” tra Confederazione e Cantoni. Sì, perché l’eventuale obbligo anche per le donne di partecipare alla giornata informativa “comporterà dei costi aggiuntivi per i Cantoni”. Ragion per cui Bellinzona propone che la Confederazione “indennizzi in misura adeguata le spese supplementari derivanti dalla formazione”. Per il Consiglio di Stato, il principio dell’indennità “andrebbe fissato in linea di massima a livello di legge”, mentre l’importo “andrebbe disciplinato a livello di ordinanza”. E osserva: “Un’adeguata normativa in materia di indennità coprirebbe quindi i costi supplementari generati dalla Confederazione (esercito e protezione civile sono materie di sua competenza, ndr) secondo il principio della causalità, rafforzerebbe l’accettazione del progetto da parte dei Cantoni e garantirebbe la sicurezza per la pianificazione e per l’esecuzione”. Con l’estensione alle donne dell’obbligo di seguire la giornata informativa vi sarebbe infatti “un raddoppio del numero di partecipanti: a causa della preparazione, dell’attuazione e delle ovvie necessità logistiche ampliate, si prevedono costi supplementari annui pari a circa 3,3 milioni di franchi (costi complessivi stimati in circa 7 milioni di franchi)” sul piano nazionale. “Considerato – prosegue il governo ticinese – come la Confederazione quantifichi i propri costi supplementari annui pari a circa 150’000 franchi, risulta dunque sproporzionato l’onere posto a carico dei Cantoni”.
Insomma, il Consiglio di Stato si dice “favorevole” all’introduzione della giornata informativa obbligatoria anche per le donne, “ritenuto come questa misura rientri nel chiaro interesse della Confederazione, che è in ultima analisi la sola, ed esclusiva, responsabile dell’esercito”. Tornando all’aspetto finanziario, Bellinzona reputa però “inappropriato” – alla luce dei “limitati margini di manovra a livello cantonale”, dell’“elevato onere già derivante da altri compiti imposti dal diritto federale” e del “principio dell’equivalenza fiscale” – che i Cantoni “siano chiamati ad attuare l’estensione della giornata informativa senza un adeguato indennizzo”.
L’estensione alle giovani svizzere dell’obbligo di partecipare alla giornata informativa renderebbe preliminarmente necessaria la modifica della Costituzione federale, tramite votazione popolare. Il nuovo secondo capoverso dell’articolo 59, confezionato da Berna, sarebbe il seguente: “Per le Svizzere il servizio militare è volontario. Sono tenute a partecipare a una manifestazione informativa”. Per il Consiglio federale, come indicato dallo stesso nel comunicare lo scorso novembre l’avvio della consultazione, in caso di accettazione da parte del popolo e dei Cantoni, l’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne “potrà avvenire il 1° gennaio 2030”.

Ora in Ticino
In Ticino le giornate informative, spiega dal Dipartimento istituzioni il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione (Smpp), il colonnello Smg Ryan Pedevilla, «si svolgono al Centro istruzione della protezione civile a Rivera e a esse sono convocati i cittadini svizzeri maschi che in quell’anno hanno raggiunto la maggiore età». Le giornate, organizzate dalla Smpp, sono più di una e concentrate nel mese di settembre. «Durante questi momenti informativi vengono illustrati ruoli e compiti dell’esercito, del servizio civile e della protezione civile e quindi le varie opportunità che si hanno, nell’ambito della politica di sicurezza della Confederazione, di servire il proprio Paese», ricorda Pedevilla. Nel 2025 le giornate sono state seguite da «1’430 giovani, di cui ottantacinque ragazze, che hanno partecipato a titolo volontario». Le giovani donne, continua Pedevilla, «hanno la possibilità di seguire le giornate insieme ai ragazzi oppure di prendere parte a questi momenti informativi in due sabati e in classi di sole ragazze, con la presenza di ufficiali donne in qualità di relatrici».

Da www.laregione.ch

Mi distraggo? No grazie! La vita vale più di una distrazione

Mi distraggo? No grazie! La vita vale più di una distrazione

Comunicato stampa

Nel mese di gennaio 2026 si è conclusa la prima fase della campagna di prevenzione “Mi distraggo? No grazie!”, promossa nell’ambito del progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale e le Polizie comunali e con il sostegno del Fondo per la sicurezza stradale. L’iniziativa, avviata il 3 novembre 2025, ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione dei conducenti e, più in generale, di tutti gli utenti della strada sui rischi della distrazione e sulle conseguenze che può generare per sé e per gli altri.

La distrazione resta infatti una delle principali cause di sinistri e di situazioni di pericolo sulle strade. L’uso del telefonino per telefonate, messaggi e notifiche, la regolazione del navigatore o delle funzioni del veicolo, così come mangiare, bere o cercare oggetti, sono gesti che possono ridurre drasticamente i tempi di reazione e la capacità di percepire ciò che accade attorno. Anche pochi secondi di disattenzione possono essere sufficienti per trasformare una normale situazione di traffico in un evento grave. 

Nel corso delle settimane di campagna la sensibilizzazione è avvenuta in modo capillare attraverso diversi canali, con l’intento di raggiungere pubblici differenti e di incidere sui comportamenti quotidiani che più facilmente portano a “staccare” l’attenzione dalla strada. L’iniziativa ha previsto la presenza di affissioni e materiali informativi sul territorio, la diffusione di flyer e adesivi, nonché la pubblicazione online e sui social di tre filmati che rappresentano situazioni quotidiane vissute da automobilisti e ciclisti. 
Per favorire riconoscimento e consapevolezza, la campagna ha visto l’introduzione del personaggio di fantasia “Mix Distraggo”, appositamente creato per incarnare la distrazione con un approccio ironico ma incisivo. Un quiz interattivo pubblicato sulla pagina dedicata di Strade sicure ha inoltre permesso di mettere alla prova la propria attenzione e conoscenza dei rischi. La campagna è stata ulteriormente sostenuta da contenuti diffusi sui profili ufficiali della Polizia cantonale e dalla distribuzione di volantini informativi presso i posti di polizia e in occasione di controlli preventivi. 

Accanto all’attività di sensibilizzazione, prima e durante il periodo della campagna sono stati effettuati controlli mirati sul territorio. In questo contesto, si è registrato un aumento delle infrazioni di circa l’11% rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio, nell’ottobre 2025 sono state elevate 1’154 contravvenzioni, in novembre 378 e in dicembre 408, per un totale di 1’940 contravvenzioni (nel 2024: 1’748). Di queste, 1’867 sono state comminate mediante multe disciplinari (OMD) (nel 2024: 1’656) e 73 con procedura ordinaria, intimata dall’Ufficio giuridico della Sezione della circolazione (nel 2024: 92).

Tra le denunce effettuate figurano diversi comportamenti particolarmente pericolosi. In un caso, un conducente è stato sorpreso mentre guardava un film sul telefono cellulare con il veicolo in movimento; in un altro, un automobilista ha lasciato il voltante con entrambe le mani, in autostrada, per fotografare e filmare il panorama, circolando sulla corsia centrale a una velocità inferiore al minimo consentito. Sono stati infine denunciati un conducente sorpreso mentre effettuava una videochiamata alla guida e un altro intento a leggere documenti mentre era al volante.
La sicurezza stradale è una responsabilità condivisa. Con questa iniziativa, il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Polizie comunali ribadiscono il proprio impegno costante nella
prevenzione e nella promozione di comportamenti responsabili, invitando tutti e tutte a un comportamento attento, responsabile e rispettoso sulle nostre strade, perché la vita vale più di una
distrazione. La campagna proseguirà anche nel 2026 con iniziative puntuali, attività informative e controlli mirati nell’ambito del progetto Strade sicure.

Ulteriori informazioni e i materiali della campagna, incluso il quiz, restano disponibili su www.stradesicure.ch

Roccia nella tempesta

Roccia nella tempesta

Sotto la guida del Consigliere di Stato Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi), il Canton Ticino verifica da oltre dieci anni gli estratti del casellario giudiziale di cittadini UE nell’ambito delle domande di permesso di soggiorno o di lavoro frontaliero – sebbene gli accordi bilaterali lo vietino in linea di principio.

Ecco cosa è successo
Secondo un’inchiesta di «Tamedia», il Canton Ticino viola da oltre dieci anni gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’UE: sebbene le autorità svizzere non possano controllare gli estratti del casellario giudiziale di cittadini UE nell’ambito di richieste di permesso di soggiorno o di lavoro frontaliero senza un sospetto concreto, la “Sonnenstube” della Svizzera, sotto la direzione del responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi), fa esattamente questo – dall’aprile 2015.

Il fattore eroico
Già nel giugno 2015 la Confederazione aveva invitato il Canton Ticino, tramite lettera, a revocare il controllo degli estratti del casellario giudiziale. Anche l’ambasciatore svizzero a Roma è stato convocato presso il Ministero degli Esteri italiano a causa della vicenda.
Nonostante le critiche provenienti da Berna e Roma, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Gobbi resta fermo nella sua posizione: la misura sarebbe una reazione a diversi gravi reati commessi nel Cantone da cittadini italiani con precedenti penali. «Si tratta di una misura adottata per proteggere la popolazione ticinese», ha dichiarato a «Tamedia».
E questo ancora oggi: «Ci consente di effettuare accertamenti approfonditi e di impedire l’ingresso in Svizzera di stranieri con precedenti penali», ha spiegato recentemente Gobbi al «Tagblatt».
Il Cantone intende mantenere la misura fino a quando non sarà disponibile un’«alternativa sostenibile».
Questa alternativa potrebbe arrivare a breve: con un’iniziativa cantonale, il Canton Ticino chiede la legittimazione della propria prassi – la richiesta è attualmente pendente a Berna. Parallelamente, il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) sta valutando se l’ottenimento degli estratti del casellario giudiziale possa essere consentito nell’ambito dell’adesione alla banca dati europea sulla criminalità. Allo stesso tempo, anche il Consiglio federale sta esaminando l’eventualità di un accordo bilaterale con l’Italia.

Come potrebbe perdere lo status di eroe
Norman Gobbi potrebbe ancora cedere alla pressione proveniente da Berna e Bruxelles e revocare anticipatamente la prassi ticinese. Non lo riteniamo probabile: chi resta saldo per oltre un decennio, con ogni probabilità continuerà a esserlo.

Da www.nebelspalter.ch