‘Dati su for­ma­zione e lavoro, un onere troppo grande’

‘Dati su for­ma­zione e lavoro, un onere troppo grande’

Ben venga la volontà di voler inte­grare social­mente ed eco­no­mi­ca­mente la popo­la­zione migrante che arriva nel nostro Paese per ricon­giun­gersi con i pro­pri fami­liari. L’inte­gra­zione deve infatti essere al cen­tro delle poli­ti­che migra­to­rie. Que­sto, però, non deve avere riper­cus­sioni eco­no­mi­che e orga­niz­za­tive ecces­si­va­mente one­rose per Can­tone e Comuni. È quanto sostiene il Con­si­glio di Stato tici­nese che, rispon­dendo alla con­sul­ta­zione nazio­nale sulla modi­fica della legge fede­rale sugli stra­nieri e la loro inte­gra­zione, mette qual­che pun­tino sulle ‘i’.
“Con­di­vi­diamo l’obiet­tivo finale del pro­getto – si legge nella mis­siva indi­riz­zata al Dipar­ti­mento fede­rale di giu­sti­zia e poli­zia – ma auspi­chiamo un approc­cio più pru­dente con una nor­ma­tiva meno vin­co­lante che pre­veda la pos­si­bi­lità e non l’obbli­ga­to­rietà di tra­smet­tere i dati per­so­nali”. Per fare un esem­pio con­creto: “L’arti­colo 57 capo­verso 3bis non dovrebbe pre­ve­dere che la segna­la­zione com­prenda i dati rile­vanti la for­ma­zione e l’espe­rienza pro­fes­sio­nale delle per­sone stra­niere; essa dovrebbe invece essere limi­tata alla tra­smis­sione dei dati per­so­nali e dei loro reca­piti tele­fo­nici ed elet­tro­nici”.
La pro­po­sta messa in con­sul­ta­zione vuole, in buona sostanza, incen­ti­vare mag­gior­mente l’inse­ri­mento di chi arriva in Sviz­zera per un ricon­giun­gi­mento fami­liare e non ha quindi ancora un posto di lavoro nel nostro Paese. I Can­toni dovranno per esem­pio segna­lare all’orien­ta­mento pro­fes­sio­nale que­ste per­sone prive di pro­spet­tive per un posto di lavoro o di for­ma­zione. Gra­zie a que­sta segna­la­zione, secondo il Con­si­glio fede­rale, si potranno aiu­tare i migranti arri­vati in Sviz­zera senza un impiego a entrare nel mondo del lavoro for­nendo loro infor­ma­zioni det­ta­gliate sulle pos­si­bi­lità d’inte­gra­zione pro­fes­sio­nale e sui rela­tivi requi­siti.
Il Con­si­glio di Stato, per avere un qua­dro più chiaro della situa­zione, ha sot­to­po­sto la modi­fica di legge anche all’Uffi­cio della migra­zione, alla Sezione della popo­la­zione, come pure al Ser­vi­zio per l’inte­gra­zione degli stra­nieri. Ebbene, tutti hanno con­cor­dato sul fatto che que­sta pro­po­sta si spinge troppo in là. È stato in par­ti­co­lare fatto notare che all’Uffi­cio della migra­zione spetta il com­pito di: rac­co­gliere e tra­smet­tere la valu­ta­zione del livello lin­gui­stico e l’espe­rienza pro­fes­sio­nale delle per­sone che richie­dono un per­messo nell’ambito del ricon­giun­gi­mento fami­liare. Oltre, a ciò, l’Auto­rità migra­to­ria sarebbe tenuta a effet­tuare una valu­ta­zione, sele­zio­nando quali cit­ta­dini stra­nieri neces­si­tano una con­su­lenza in mate­ria di inte­gra­zione pro­fes­sio­nale, in modo che solo tali per­sone siano segna­late al pre­po­sto ser­vi­zio.
Scrive l’Ese­cu­tivo can­to­nale: “Que­sta revi­sione desta alcune per­ples­sità sotto il pro­filo ope­ra­tivo. Le infor­ma­zioni richie­ste risul­tano infatti, nella sostanza, estra­nee ai pre­sup­po­sti legali che disci­pli­nano il rila­scio del per­messo di dimora per ricon­giun­gi­mento fami­liare. La loro rac­colta com­por­te­rebbe per­tanto un aggra­vio ammi­ni­stra­tivo e un ine­vi­ta­bile ral­len­ta­mento delle pro­ce­dure di eva­sione delle domande, senza che vi siano garan­zie in merito alla com­ple­tezza e cor­ret­tezza dei dati tra­smessi né circa la valu­ta­zione dei pro­fili sele­zio­nati. Que­sti aspetti dovreb­bero in ogni caso essere suc­ces­si­va­mente ancora appro­fon­diti e valu­tati dai ser­vizi com­pe­tenti in mate­ria di orien­ta­mento e for­ma­zione pro­fes­sio­nale”. Il governo can­to­nale fa poi notare un altro pro­blema: l’Auto­rità migra­to­ria non ha le com­pe­tenze per esa­mi­nare e valu­tare for­ma­zione e qua­li­fi­che pro­fes­sio­nali. Non si può nem­meno pre­ten­dere che que­ste com­pe­tenze ven­gano acqui­site, trat­tan­dosi di mate­ria molto tec­nica e spe­ci­fica”. C’è poi il tema dei costi. Non è chiaro quale sarebbe l’entità di spesa aggiun­tiva che que­ste modi­fi­che com­por­te­reb­bero. È invece chiaro che il costo rica­drebbe, quasi total­mente, sulle spalle del Can­tone.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 8 settembre 2026 de La Regione