Il Ticino è passato dai 247 municipi del 1980 ai 100 di oggi e il numero è destinato a calare ancora.
Una tendenza che riguarda tutte le zone del Cantone, e che è incoraggiata dal governo di Bellinzona.
Ogni tanto bisognerebbe buttare l’occhio oltre la “ramina” (così è chiamata in Ticino la rete di confine) e magari interrogarsi sul motivo per cui l’efficiente – almeno sulla carta – macchina
amministrativa ticinese subisca in maniera così rilevante il fascino delle aggregazioni tra Comuni.
Già perché se lo scorso settembre quota 100 Municipi sembrava essere un risultato più che onorevole – con tanto di celebrazione pubblica da parte del Governo cantonale e del suo presidente Norman Gobbi – ora altre aggregazioni stanno prendendo corpo, a cominciare da quella che nell’estate del 2027 dovrebbe portare al voto i cittadini di cinque Municipi del Mendrisiotto.
Sul confine
Municipi che ruotano attorno a Chiasso e che hanno tante affinità con il nostro territorio, dalla Val d’Intelvi – con tanto di gemellaggio già in essere tra i due avamposti di frontiera di Scudellate (Breggia) ed Erbonne (Centro Valle Intelvi) – al Basso Lario, dove in maniera scherzosa lo scorso anno in occasione di “Nebiopoli” (il locale e storico Carnevale) il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni aveva lanciato una clamorosa annessione di Cernobbio e Maslianico.
E pensare che solo quarantacinque anni fa – nel 1980 – il Ticino contava 247 Comuni. Ora siamo a quota 100, ma il dato a stretto giro verrà ritoccato al ribasso.
Un progetto avanza anche nel Locarnese
A conferma di questa affermazione c’è anche il fatto che il Distretto del Locarnese, sin qui algido nonostante il clima nei confronti delle aggregazioni, si è messo in moto in maniera totalmente autonoma, organizzando la scorsa settimana un momento di confronto al “Palexpo” aperto a 170 persone tra autorità comunali, società civile e mondo economico. L’aggregazione dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) interessare sette Municipi, vale a dire Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra, mentre altri cinque si sono sfilati.
Se il Ticino va di corsa, i Grigioni hanno nel contempo ingranato la quinta (o sesta) marcia, tanto che il Governo cantonale ha già dichiarato di voler raggiungere il numero massimo di 50 Municipi, contro gli attuali 100. Anche in questo caso, vale la pena ricordare che nel 2001 i Comuni grigionesi erano ben 212. Questo dà l’esatta dimensione di quanto le aggregazioni tra Municipi abbiano rappresentato una priorità nell’agenda politica cantonale e dei singoli Municipi. Sia il Ticino che i Grigioni hanno dunque dimostrato che “più grande e più organizzato” è lo slogan con cui i singoli Comuni dovranno raffrontarsi negli anni a venire. D’altronde il Ticino ha dimostrato che nulla è impossibile, se si desidera raggiungere a tutti i costi quel determinato obiettivo.
Lo dimostra quanto accaduto nel 2017 a Bellinzona, città che da poco più di 18 mila abitanti è rapidamente passata ad averne 42 mila. Merito di una maxi aggregazione con altri dodici Comuni, finalizzata ad avere “un Comune con solide risorse finanziarie e tecniche”.
La grande Chiasso
La strada sembra ormai tracciata. E’ chiaro che il cammino anche per le aggregazioni in divenire è tutt’altro che semplice. Certo è che il Governo di Bellinzona guarda con attenzione e con spirito decisamente collaborativo a questo tipo di iniziative. Di sicuro anche il nostro territorio è uno spettatore interessato di parte di queste dinamiche. Qualora dovesse andare in porto l’aggregazione di Chiasso, i Comuni comaschi di confine si troverebbero a dialogare con un realtà forte di 20mila abitanti, capace di trattare – anche in chiave Interreg – progetti e iniziative con Bellinzona con un potere contrattuale decisamente più elevato rispetto all’attuale.
Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 marzo 2026 de La Provincia/Frontiera: il lavoro senza confini