Fallimenti abusivi in Ticino, ogni anno 50 incarti in Procura

Fallimenti abusivi in Ticino, ogni anno 50 incarti in Procura

Dalle aziende “dormienti” ai crediti Covid passando per la sottocapitalizzazione: un’analisi delle vulnerabilità e delle misure adottate per proteggere il territorio e le sue risorse

I fallimenti abusivi danneggiano fortemente il tessuto economico ticinese. Per contrastarli, dal 2019, il Ticino ha un perito contabile – Peter Ranzoni – incaricato di individuare le procedure sospette e segnalarle al Ministero pubblico. E in 6 anni 271 incarti sono già finiti in procura.
Ogni anno una cinquantina di incarti finiscono in procura, su circa 800 casi di fallimenti che conta il Ticino. Il reato più frequente è quello di omissione della contabilità. “Abbiamo casi di omissione perché chi ha messo in piedi l’azienda non ha idea o non è in chiaro su cosa voglia dire tenere la contabilità e i relativi documenti – spiega al Quotidiano Peter Ranzoni –, ma abbiamo anche quelli che, magari a causa di difficoltà finanziarie, cercano di risparmiare preferendo magari pagare i fornitori e lasciando da parte gli oneri amministrativi”.
Il Ticino ha contribuito ad ispirare la modifica della legge federale entrata in vigore un anno fa, che ha anche nel mirino le società dormienti o vuote, aziende che non hanno una vera attività. “Seguendo il denaro si riesce a recuperarlo – spiega da parte sua il direttore del dipartimento Istituzioni Norman Gobbi –, con l’obbiettivo di danneggiare chi vuole abusare dei fallimenti e chi approfitta del sistema molto liberale dell’economia svizzera danneggiando però il nostro territorio. Noi vogliamo quindi proteggere il nostro territorio e, seguendo il denaro, riuscire a recuperarlo a tutela della nostra economia e dei lavoratori dello Stato”.
Anche perché in un fallimento abusivo, anche lo Stato perde: in oneri sociali, AVS o imposte alla fonte. I settori più esposti sono quelli della ristorazione o dell’edilizia e spesso emerge che le imprese erano sottocapitalizzate dall’inizio, e che i 20mila franchi usati per costituire la SAGL se li erano intascati subito gli azionisti. “Oggi con 20 mila franchi di partenza è difficile dare una parvenza di solidità a un’attività aziendale anche piccola – afferma ancora Peter Ranzoni –. Per fare un esempio: è una cifra che non permette nemmeno di comprare un furgone nuovo. Si va quindi o sull’usato o sul leasing, pagando in questo caso acconti e prime rate, ma se poi gli affari non vanno come previsto va a finire che dopo 1-2 anni, finiti i 20mila franchi, il fallimento è quasi inevitabile”.
Con un capitale così risicato i crediti Covid erano stati ben visti, ma anche in questo c’è stato anche chi ne ha approfittato: 81 i casi. La lotta ai fallimenti abusivi non si ferma comunque qui, tanto che si parlava di un potenziamento anche dell’Ufficio dei registri. “Potenziamento non a breve, ma che rientra nella riorganizzazione che permetterà di liberare risorse a favore di questa attività” conclude Norman Gobbi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Fallimenti-abusivi-in-Ticino-ogni-anno-50-incarti-in-Procura–3448170.html

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Fallimenti abusivi, ecco i casi più frequenti. Ranzoni: «Alcuni reati sono difficili da rilevare»

271 incarti per possibili reati fallimentari. Tanti ne sono stati segnalati al Ministero pubblico negli ultimi 6 anni grazie alla figura del perito contabile. Norman Gobbi: «Il Cantone è stato lungimirante»
 
Aziende che falliscono e fanno saltare fuori abusi e illeciti. Il fenomeno è noto e in aumento anche in Ticino e per questo il Cantone nel 2019 ha istituito una nuova figura a livello svizzero: il perito contabile. Una scelta che sta dando i suoi frutti, ha rilevato oggi in un comunicato il Cantone. «Questo dimostra che il Ticino è lungimirante» commenta a Ticinonews Sera il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, «abbiamo visto con anticipo il rischio accresciuto di fallimenti in cui ci sono dei danni sull’economia, sui lavoratori, ma anche nei confronti dello Stato. Il perito ha permesso di fare un gioco di squadra tra tutti gli attori, per perseguire questi reati».
 
Gobbi: «Siamo stati i primi, ma non vogliamo fermarci»
E i risultati del lavoro sono positivi. In Ticino tra il 2019 e il 2025 ci sono stati 271 incarti per possibili reati di questo tipo. Guardando avanti, si continua quindi a lavorare con l’obbiettivo di far emergere e perseguire gli abusi, ma anche ridurre nel medio-lungo termine il numero dei fallimenti abusivi. «Potremmo consolarci dicendo che siamo stati i primi, i più bravi, ma vogliamo continuare consolidando queste strutture, per esempioaffiancando altre figure a supporto del perito, perché lo abbiamo visto: il numero di reati riscontrati è elevato».
 
Parola al perito. «C’è di tutto, ma alcuni reati sono difficili da rilevare”
Il ruolo di perito contabile è ricoperto dal 2019 da Peter Ranzoni dell’Ufficio fallimenti. Noi l’abbiamo raggiunto nel suo ufficio per saperne di più sulla sua funzione, chiedendogli in primis quali tipi di reati siano più frequenti. «Premetto che fallire non è di rilevanza penale, ma bisogna chiaramente rispettare le regole imposte dalle leggi» esordisce. Sulla casistica, ammette che «c’è un po’ di tutto: i casi più frequenti sono quelli di omissione della contabilità, vuoi perché l’amministratore è poco al corrente di come tenere la contabilità, vuoi perché quando le cose iniziano ad andare meno bene si può tendere a risparmiare sui costi amministrativi per soddisfare altri oneri…». A ruota segue la cattiva gestione, di che si tratta? «È un tipo di reato molto ampio che raggruppa diversi casi: un esempio tipico è il mancato deposito dei bilanci nei tempi previsti dalla legge». Sono quindi più rari quei casi in cui chi sta fallendo magari sposta i suoi ultimi beni per occultarli. «Sono più rari, ma ci sono. C’è da dire che non è sempre facile per l’Ufficio fallimenti accorgersi di questi tipi di reati, perché ad esempio se di base manca già la contabilità significa che manca uno strumento importante per capire i beni a possesso dell’azienda. Per alcuni si riesce a risalire con i registri pubblici, per altri diventa più difficile».Infine, interpellato sulle sfide, Ranzoni segnala che «fino all’anno scorso non esisteva un divieto (per le persone condannate per reati fallimentari) di proseguire con nuove società. Dal 2025 è invece entrata in vigore una modifica che permette di inserire un blocco che non permette più – dopo una condanna – di figurare come amministratore di una SAGL, ad esempio». E sui diversi casi legati alla vicinanza alla frontiera, «è chiaro che parecchia gente entra dalla zona di confine e fa partire delle attività. A volte è la conoscenza approssimativa degli strumenti giuridici svizzeri che può portare a una sovra-rappresentazione dei fallimenti».