Il casellario giudiziale, uno strumento a tutela del territorio e della sicurezza pubblica
Lunedì 23 febbraio: una vasta operazione antidroga scattata contemporaneamente in Francia, Italia e Svizzera ha permesso di smantellare un traffico internazionale di cocaina gestito dalla camorra e dalla ‘ndrangheta. Il comunicato stampa diffuso dalle autorità giudiziarie ha spiegato che l’inchiesta è partita dopo una segnalazione degli inquirenti elvetici su un cittadino italiano sospettato di ripulire i capitali delle organizzazioni mafiose. L’uomo in questione – ha riferito la RSI – abitava nei Grigioni, a Roveredo. Il 52enne si era trasferito in Mesolcina nel 2021, dove aveva ottenuto un permesso di dimora. Prima di approdare nel Canton Grigioni, aveva tentato di stabilirsi in Ticino. La Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni gli aveva però negato il rilascio del permesso B, sulla base dei precedenti penali emersi durante la procedura. Un elemento che dimostra l’efficacia degli strumenti di controllo preventivo. «Si tratta di un esempio concreto che dimostra l’importanza di disporre di strumenti di verifica», osserva il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Senza questi controlli preventivi, le autorità avrebbero minori possibilità di intervenire tempestivamente a tutela della sicurezza del territorio».
Il casellario giudiziale: uno strumento determinante
La criminalità organizzata è un fenomeno che si manifesta con modalità sempre più sofisticate e difficili da individuare e il casellario giudiziale rappresenta uno degli strumenti che hanno un effetto preventivo. Per i cittadini provenienti da Stati terzi (extra UE/AELS), il documento è richiesto nell’ambito della procedura ordinaria di rilascio del permesso. Il Canton Ticino richiede l’estratto del casellario giudiziale ai cittadini comunitari nell’ambito delle procedure di rilascio e rinnovo dei permessi G (frontalieri) e B (dimora). Si tratta di una misura straordinaria adottata dal Consiglio di Stato in attesa di una soluzione strutturale a livello europeo, in particolare l’adesione della Svizzera allo European Criminal Records Information System (ECRIS), tuttora pendente. La richiesta del casellario consente alle autorità di individuare eventuali precedenti penali e, laddove vi siano le condizioni legali, impedire l’entrata in Svizzera di cittadini che hanno dei trascorsi criminali all’estero. «È una procedura che permette di prevenire il rischio di infiltrazioni sul nostro territorio e proteggere la collettività» precisa Gobbi. A questo proposito ricordiamo che nel 2015 il Canton Ticino ha inoltrato due iniziative cantonali a cui l’Assemblea federale ha dato seguito e che restano tuttora pendenti in attesa di attuazione.
Più prevenzione, più protezione
La criminalità organizzata segue l’evoluzione della società. Sono cambiate le modalità operative, oggi meno visibili e sempre più orientate all’utilizzo della tecnologia, che consentono alle organizzazioni criminali di agire in modo discreto, infiltrandosi nei tessuti economici e sociali. L’intensità del fenomeno in Europa, tuttavia, non è diminuita. Il Canton Ticino, per la sua posizione geografica e la sua integrazione economica nel contesto europeo, non è purtroppo immune da questi rischi. Per questo motivo è indispensabile poter contare su strumenti efficaci, inseriti in un quadro coordinato a livello federale e cantonale. In questa direzione si inserisce la strategia nazionale di lotta alla criminalità organizzata adottata dal Consiglio federale il 19 dicembre 2025. Voluta e promossa dal Consigliere federale Beat Jans, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), la strategia ridefinisce il contrasto alla criminalità organizzata come un compito che coinvolge l’intero Stato e la società nel suo insieme, e non soltanto le autorità di polizia. Confederazione, Cantoni, Comuni, Ministero pubblico della Confederazione, polizie cantonali e partner internazionali sono chiamati a operare in modo coordinato per rafforzare la capacità di prevenzione, individuazione e repressione delle attività criminali. «La nuova strategia federale è certamente importante. Il dialogo e la collaborazione tra tutti i partner istituzionali sono essenziali ad ogni livello ma a volte non bastano», sottolinea Gobbi. «Proprio perché il fenomeno evolve rapidamente e non sempre le soluzioni arrivano con la necessaria tempestività, il Ticino ha dovuto assumersi la responsabilità di adottare decisioni mirate e misure preventive autonome, nell’ambito delle proprie competenze, per tutelare in modo concreto il territorio e la collettività».
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 8 marzo 2026 de Il Mattino della domenica