Servizio e protezione civile diventeranno una cosa sola

Servizio e protezione civile diventeranno una cosa sola

Il Consiglio federale ha tracciato la via: dal 2031/2032 Servizio e Protezione civile diventeranno una cosa sola, ma servirà la doppia maggioranza alle urne – Norman Gobbi: «In Ticino non disponiamo di un numero sufficiente di militi». Il 15 gennaio 2025 la notizia era passata decisamente sottotraccia. Quel giorno, infatti, l’ormai ex «ministra» della Difesa Viola Amherd aveva annunciato le dimissioni dal Consiglio federale. Poco prima, tuttavia, lo stesso Governo aveva sostanzialmente bocciato i piani della vallesana, invitandola a elaborare due varianti denominate «Obbligo di prestare servizio di sicurezza» e «Obbligo di prestare servizio orientato al fabbisogno ». Nel corso del 2025, anche il Parlamento aveva detto la sua, costringendo il Consiglio federale (e in particolare l’attuale «ministro» della Difesa Martin Pfister) a introdurre il più rapidamente possibile l’obbligo di prestare servizio di sicurezza. Ieri, sono stati definiti i primi «parametri di riferimento»: la protezione civile e il servizio civile verranno raggruppati in una protezione contro le catastrofi, annuncia il Governo, precisando che l’obiettivo è di «rafforzare la protezione della
popolazione e garantire nel lungo termine gli effettivi di personale dell’esercito e della protezione civile». Questo nuovo modello (o meglio, la fusione tra servizio civile e protezione civile) dovrà affiancare l’esercito.

Una questione di numeri
Non si tratta infatti di una misura a favore del servizio civile, anzi. È infatti la protezione civile ad avere bisogno di un cambio di sistema: oggi sono solo 57 mila i militi in questa organizzazione, invece dei 72 mila necessari. Per la futura «protezione contro le catastrofi» è previsto un effettivo regolamentare di 72 mila e un effettivo reale di 96 mila militi. «L’obbligo di prestare servizio di sicurezza dovrà garantire gli effettivi della protezione civile attuale e ridurre il numero di partenze dall’esercito per il servizio civile», scrive ancora il Consiglio federale. Un primo netto  inasprimento delle condizioni per il passaggio dal militare al servizio civile è già stato accolto domenica 14 giugno in votazione popolare. Ora c’è un altro passo.
In futuro, gli uomini svizzeri si troveranno di fronte a due strade: prestare servizio nell’esercito, oppure nella protezione contro le catastrofi. Non ci sarà però libertà di scelta, ricorda il Consiglio federale. Proprio come l’attuale servizio civile, anche la protezione contro le catastrofi sarà un servizio sostitutivo per chi dichiara di avere un conflitto di coscienza. Ciò comporta anche un maggior numero di giorni di servizio rispetto a chi sceglie l’esercito. L’obbligo di prestare servizio di sicurezza potrebbe presumibilmente essere introdotto nel 2031 o nel 2032. Prima, tuttavia, ci sarà il consueto iter: nei prossimi mesi sarà indetta una consultazione, poi (dopo la fase parlamentare) bisognerà andare alle urne. Si deve infatti modificare la Costituzione: pertanto, servirà la doppia maggioranza di popolo e Cantoni.

Il ruolo dei Cantoni
La protezione contro le catastrofi sarà un’organizzazione di competenza dei Cantoni (che saranno ora consultati in merito) e prevede anche un ampliamento delle prestazioni della protezione civile. In quali ambiti? I militi dovranno far fronte a catastrofi e situazioni d’emergenza, ma forniranno anche «prestazioni di supporto nei settori della sanità pubblica, dei servizi sociali nonché della protezione dell’ambiente, come nel caso dell’attuale servizio civile». Saranno proprio i Cantoni ad essere responsabili della pianificazione e dello svolgimento degli impieghi della protezione contro le catastrofi. «Solo in caso di conflitto armato questi compiti verrebbero assunti dalla Confederazione», indica il Governo, aggiungendo però che è ancora da definire a chi sarà attribuita la competenza per le attività nell’ambito del servizio civile attuale.
«Il tema degli effettivi è prioritario nel settore sicurezza e protezione della popolazione. Anche in Ticino non disponiamo di un numero sufficiente di militi per garantire tutte le prestazioni previste», spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, ricordando «il ruolo fondamentale della protezione civile e dell’esercito» dopo la catastrofe in Vallemaggia del 2024.

Attenzione al nuovo nome
Per il direttore del Dipartimento delle istituzioni, questo cambiamento «si inserisce nel più ampio dibattito sulla sicurezza del nostro Paese, che non può essere improvvisata nel momento del bisogno. Servono pianificazione, risorse umane pronte e formate, anche negli ambiti di intervento della protezione civile». Gobbi sostiene che uno dei punti più discussi, durante la futura consultazione, riguarderà il finanziamento dell’obbligo di prestare servizio di sicurezza e la ripartizione dei costi tra Confederazione e Cantoni. «Resta inoltre da valutare l’impatto sul nome: la Protezione civile è oggi un’istituzione radicata nella cultura della sicurezza del Paese, che con la nuova organizzazione cambierebbe denominazione. Non è un dettaglio secondario ».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 25 giugno 2026 del Corriere del Ticino