Gobbi: «Il futuro passa da un federalismo vero»

Gobbi: «Il futuro passa da un federalismo vero»

Per Cantone e Comuni si apre una nuova fase di dialogo

Il Dipartimento delle istituzioni ha concluso il ciclo di consultazioni sulla futura Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni, presentando una proposta concreta per rafforzare la collaborazione istituzionale. Nella primavera del 2026, 22 Comuni urbani, periurbani e rurali hanno partecipato al confronto, contribuendo a definire un nuovo modello basato sulla futura Conferenza di cooperazione interistituzionale. «Con questa proposta entriamo in una fase nuova», afferma il Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Le consultazioni hanno confermato una volontà diffusa di rafforzare il dialogo e costruire strumenti più efficaci».

Un nuovo tavolo di lavoro
La Conferenza sostituirà l’attuale piattaforma, giudicata troppo ampia e prevalentemente informativa. Il nuovo organismo sarà composto da cinque Consiglieri di Stato e cinque rappresentanti dei Comuni e lavorerà attraverso gruppi paritetici incaricati di analizzare i problemi, individuare le possibili soluzioni e scegliere insieme quelle più efficaci. «Non vogliamo un organo che si limiti a informare», sottolinea Gobbi. «Vogliamo un luogo in cui Cantone e Comuni condividano analisi e decisioni. È qui che si misura il federalismo: nella capacità di decidere insieme». Fondamentale sarà garantire la rappresentanza di realtà molto diverse tra loro. «Accanto alle Città, con strutture amministrative complesse, ci sono Comuni periurbani e rurali che affrontano esigenze completamente differenti. Questa pluralità dovrà essere rappresentata, evitando un sistema troppo rigido».

Un federalismo fondato sulla collaborazione
Per Gobbi la riforma va oltre il semplice riassetto istituzionale. «Parliamo di un federalismo vero, attento alle diversità dei Comuni e ai bisogni della popolazione. Il rapporto tra Cantone e Comuni si costruisce con fiducia, ascolto e collaborazione, non attraverso circolari». In quest’ottica, i Comuni devono essere coinvolti fin dall’elaborazione delle soluzioni. «Non possono essere semplici esecutori delle decisioni cantonali. Sono partner istituzionali con cui collaborare nell’interesse di cittadini, aziende e territorio».

L’eredità di Ticino 2020
Contestualmente è stata decisa la chiusura formale del progetto Ticino 2020. Gobbi riconosce le difficoltà incontrate, ma invita a non considerarlo un fallimento. «Preferisco assumermi la responsabilità di ciò che non ha funzionato, fare un bilancio e ripartire con una proposta che valorizza quanto abbiamo imparato». Tra gli ostacoli principali cita il principio della neutralità finanziaria, che imponeva di ridefinire i rapporti tra Cantone e Comuni senza aumentare i costi complessivi, limitando però i margini di intervento. «Il lavoro svolto ha comunque permesso di individuare con precisione i nodi da affrontare. Questo patrimonio di conoscenze non va disperso e sarà la base della nuova Conferenza».

I prossimi passi
La proposta sarà ora esaminata dai firmatari della dichiarazione d’intenti sottoscritta a Locarno nel settembre 2025. Se emergerà una convergenza, prenderà avvio la fase attuativa con l’obiettivo di definire il nuovo assetto di collaborazione entro l’autunno 2026. Il Dipartimento intende inoltre presentare un messaggio governativo per inserire nella Costituzione cantonale il principio di equivalenza nella ripartizione dei compiti tra Cantone e Comuni, accompagnato da una revisione della Legge organica comunale. «È un percorso che richiederà tempo e pazienza», conclude Gobbi. «Ma è l’unica strada per costruire un rapporto tra Cantone e Comuni all’altezza delle sfide che il Ticino deve affrontare».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 luglio 2026 de Il Mattino della domenica