«Un sì per restare Svizzera»

«Un sì per restare Svizzera»

Territorio sotto pressione: il 14 giugno si vota per frenare la crescita dell’immigrazione

Che Svizzera vogliamo? È la domanda al centro del dibattito sull’iniziativa popolare al voto il 14 giugno. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi le cifre parlano chiaro: « In poco più di dieci anni la popolazione è esplosa. Siamo passati da circa 8 a oltre 9 milioni di abitanti. Non stiamo purtroppo parlando di un boom di nascite, ma di una crescita dovuta soprattutto all’immigrazione che il nostro Paese non è più in grado di assorbire ». Da queste cifre, secondo Gobbi, si apre una discussione più profonda, legata all’identità. «Insieme ai numeri sta cambiando anche ciò che tiene unito il nostro Paese, quel senso di appartenenza che viene meno. Lo dico non solo come Consigliere di Stato, ma come cittadino svizzero che sente la responsabilità di custodire e trasmettere la nostra storia e le nostre tradizioni ». Per Gobbi, insomma, si tratta di « decidere se preservare l’identità e i valori della Svizzera o sacrificarli sull’altare di una crescita incontrollata ».

Cosa chiede l’iniziativa
L’iniziativa popolare federale “No a una Svizzera da 10 milioni!” propone di introdurre nella Costituzione un limite all’incremento della popolazione residente permanente in Svizzera: il tetto fissato è di 10 milioni di abitanti entro il 2050. Il testo prevede inoltre che, una volta superata la soglia dei 9,5 milioni, Confederazione e Parlamento debbano adottare misure correttive, in particolare nei settori dell’asilo e del ricongiungimento familiare.

I rapporti con l’UE non sono un tabù
Un passaggio chiave riguarda i rapporti con l’Unione europea e gli accordi internazionali. In caso di approvazione dell’iniziativa, il Consiglio federale sarebbe chiamato a rinegoziare o ad attivare le clausole di salvaguardia negli accordi. Se non fosse sufficiente, il testo prevede la possibilità di disdire l’Accordo sulla libera circolazione delle persone. « Non possiamo trasformare i rapporti con l’UE in un tabù che impedisce qualsiasi correzione democratica – commenta Gobbi -. Gli accordi internazionali devono servire e far prosperare il Paese, non il contrario. Se un’intesa produce effetti che la popolazione giudica eccessivi su alloggi, territorio e servizi, è legittimo rinegoziarla o attivare clausole di salvaguardia ».

Valorizzare il potenziale interno
Un altro aspetto riguarda il ruolo della manodopera estera. « La nostra economia ha bisogno anche di questi lavoratori ma è altrettanto importante chiarire che non stiamo parlando di una chiusura totale. Ogni anno infatti potrebbero entrare ancora 40’000 lavoratori », puntualizza Gobbi. « Ma oggi siamo diventati troppo dipendenti da questo fattore. Bisogna valorizzare meglio il potenziale interno e investire sulle risorse già presenti nel Paese ».

Controllare la crescita
Per il Consigliere di Stato leghista la domanda di fondo è: « Dobbiamo chiederci in che Paese vogliamo vivere. Un aumento di un milione di abitanti in soli 10 anni è un cambiamento strutturale che incide sulla qualità di vita e sulla capacità del sistema di reggere nel tempo ». Le ricadute sono concrete soprattutto in un cantone come il Ticino che subisce le dinamiche di confine: « Quando la crescita accelera aumentano anche le pressioni su territorio, infrastrutture e servizi. È lì che si mette alla prova quell’equilibrio che da sempre definisce la Svizzera. Con l’iniziativa abbiamo la possibilità di decidere se vogliamo avere gli strumenti per controllare la crescita o continuare a subirla ». In questo senso, Gobbi vede nel voto popolare l’occasione di riportare la politica federale a un livello di responsabilità più concreto. «Per anni si è parlato di gestione dell’immigrazione senza riuscire a concretizzarla con scelte incisive» , afferma. «Fissare un quadro più chiaro e vincolante significa assumersi finalmente questa responsabilità ». Per il Consigliere di Stato leghista, il voto del 14 giugno è una scelta di fondo. « Dire sì significa restare Svizzera: un Paese che custodisce le proprie radici e che costruisce il futuro senza perdere i valori che lo tengono unito ».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 maggio  de Il Mattino della domenica