Pasture: SEM, Cantone e Comuni a confronto sulla sicurezza

Pasture: SEM, Cantone e Comuni a confronto sulla sicurezza

Incontro oggi a Chiasso, dopo il congelamento del progetto per il centro d’asilo, di un’area separata per richiedenti problematici

Si è svolto a Chiasso nella mattinata di oggi, giovedì, un incontro fra rappresentanti della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), i consiglieri di Stato Raffaele De Rosa e Norman Gobbi e i sindaci di Balerna, Chiasso e Novazzano. Al centro dei colloqui, le questioni di sicurezza che si intrecciano col centro per richiedenti l’asilo di Pasture. Presenti anche rappresentanti delle polizie, delle guardie di confine e della magistratura dei minorenni.
Quali gli esiti? “È stato positivo, molto utile che ci potessimo parlare”, risponde ai microfoni di SEIDISERA Luca Pagani, evidenziando l’importanza di far “conoscere quello che noi viviamo sul territorio, perché siamo una sorta di antenna che recepisce un po’ i sentimenti della popolazione”. Ciò servirà “per un migliore coordinamento”, per la cooperazione fra tutte le autorità e “per fare anche della prevenzione, proprio per evitare che si arrivi a delle situazioni di tensione”, ha aggiunto il sindaco di Balerna.
L’incontro odierno era di routine ma, come d’altronde ci si aspettava, si è parlato anche nel progetto, nel frattempo sospeso, di creare a Pasture un’area separata sperimentale per richiedenti problematici: tale progetto, sull’onda delle critiche del Cantone e dei comuni, è stato congelato dalla SEM già lo scorso febbraio. Inoltre la scorsa settimana, su iniziativa dei consiglieri nazionali ticinesi Piero Marchesi, Giorgio Fonio e Simone Gianini, la commissione delle istituzioni politiche del Nazionale si è espressa affermando, in sostanza, che la SEM non potrà realizzare questa sezione speciale senza il consenso del Cantone e dei Comuni.
“È positivo”, commenta in proposito Pagani, che “la politica si renda conto delle problematiche che esistono sul territorio” ed è altresì positivo che anche la politica stia iniziando a muoversi “nella direzione che noi abbiamo auspicato. Per parte sua Norman Gobbi rileva che il progetto resta congelato, ma sottolinea “l’auspicio dei comuni” ticinesi e “anche, penso, degli altri Cantoni” di “avere comunque dei centri speciali per gestire” richiedenti problematici. “Lo prevede la legge federale sull’asilo”, ricorda Gobbi, aggiungendo che “il 95%” dei richiedenti “non crea problemi; è quel 5% che crea problemi”.
Ma è possibile che una struttura di questo tipo venga allestita in Mendrisiotto, a Pasture? “No”, risponde Luca Pagani, ricordando che Pasture è un centro ordinario. Era previsto di creare al suo interno un reparto securizzato: questo però avrebbe risolto “i problemi interni, ma non i problemi del territorio”. Quello che “noi abbiamo chiesto è di rispettare quello che la legge prevede e che c’è sempre stato assicurato fin dall’inizio”: ossia che chi non si comporta bene verrà trasferito altrove. Ma il punto è che oggi “di centri aperti per chi non si comporta bene non ce ne sono e questo evidentemente non ci soddisfa”. Sono quindi in esame “alcune possibilità che la SEM dovrà considerare, che speriamo” porti avanti “in tempi celeri: ed è quello che noi chiediamo”, conclude il sindaco di Balerna.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Pasture-SEM-Cantone-e-Comuni-a-confronto-sulla-sicurezza–3708261.html

 
Concorso per la nomina della Direttrice o del Direttore del Controllo cantonale delle finanze

Concorso per la nomina della Direttrice o del Direttore del Controllo cantonale delle finanze

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato informa che è stato pubblicato oggi il bando di concorso per la sostituzione del Direttore del Controllo cantonale delle finanze, Giovanni Cavallero, che passerà al beneficio della pensione a partire dal 1° aprile 2027.

Il Controllo cantonale delle finanze (CCF) è l’organo superiore del Cantone in materia di controllo finanziario, dotato di autonomia e indipendenza. Riconosciuto quale perito revisore a livello federale, verifica annualmente i conti e il bilancio dello Stato e svolge attività di revisione nell’Amministrazione cantonale e gli enti esterni designati dal Consiglio di Stato. Opera nel rispetto delle basi legali e degli standard professionali, fornendo inoltre supporto e consulenza al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio nell’ambito delle rispettive funzioni.  
La funzione di Direttore/Direttrice del Controllo cantonale delle finanze è un ruolo dirigenziale di primo piano e rappresenta una figura chiave per garantire il corretto funzionamento, la trasparenza e l’efficacia della gestione finanziaria dell’Amministrazione cantonale.  
Il Direttore/la Direttrice del Controllo cantonale delle finanze è responsabile della conduzione operativa e tecnica del Servizio, assicurandone la gestione amministrativa, finanziaria e delle risorse umane. Coordina le attività di revisione interna ed esterna nel rispetto delle normative e degli standard professionali, assicurando il raggiungimento degli obiettivi strategici. Collabora con il Gran Consiglio nell’ambito dell’alta vigilanza e fornisce consulenza qualificata al Consiglio di Stato, partecipando anche a gruppi di lavoro interni ed esterni all’Amministrazione cantonale.  
Per occupare questa posizione strategica sono richieste una pluriennale esperienza nella revisione contabile, o in alternativa nella gestione finanziaria. Sono inoltre indispensabili solide capacità decisionali e organizzative, così come un’elevata attitudine ad assumersi responsabilità e a operare con efficacia in contesti complessi.  
Tutti i dettagli su compiti e requisiti così come sulle modalità di candidatura sono disponibili sulla pagina web www.ti.ch/concorsi.  
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare, già sin d’ora, Giovanni Cavallero per l’impegno, la dedizione e la grande professionalità dimostrata in seno all’Amministrazione cantonale nell’arco di oltre trent’anni di attività e gli augura il meglio per il suo futuro.

Prevenire gli abusi domestici

Prevenire gli abusi domestici

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3697641

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«Ogni vittima di femminicidio è un fallimento dello Stato»

Berna e i Cantoni vogliono intensificare la lotta alla violenza domestica e sessuale – Jans: «Si tratta soprattutto di una questione di uomini» – C’è «necessità assoluta» di ulteriori strumenti – Gobbi: «Sorveglianza elettronica dal 2027»

Solo nel 2025, i reati di violenza domestica in Svizzera hanno superato i 22 mila casi. Sono oltre sessanta ogni giorno. Un numero mai raggiunto prima e che suona come un campanello d’allarme. A che punto siamo con la lotta contro questo fenomeno? E su quale strada si deve proseguire? Domande che si è posto ieri il consigliere federale Beat Jans, illustrando il bilancio della «Roadmap contro la violenza domestica e sessuale» a cinque anni dall’avvio del progetto.
«Le cifre dipingono un quadro ancora negativo», ha sottolineato Jans, mettendo in chiaro un aspetto: «Si tratta soprattutto di una questione di uomini ». La gran parte degli autori di reati è infatti di sesso maschile, così come la gran parte delle vittime è di sesso femminile. Di più. Il luogo più pericoloso è rappresentato dalle quattro mura domestiche. Un aspetto sottolineato a più riprese ieri.

Undici campi d’azione
La Roadmap contiene undici campi d’azione: tra questi, figurano ad esempio la gestione delle minacce, la formazione continua di chi lavora in questo ambito, i mezzi tecnici (come la sorveglianza elettronica), la protezione dei minori esposti alla violenza domestica, nonché le misure che riguardano anche gli autori di atti di violenza domestica. E c’è poi una misura particolarmente attesa: il numero di telefono centrale per le vittime di reato. Ovvero il «142», che entrerà in funzione venerdì (vedi in basso).
Il rapporto sull’attuazione della Roadmap mostra che la strada intrapresa è quella giusta, ma c’è la «necessità assoluta di ulteriori strumenti ». «Il bilancio è positivo. Ma per chi è colpito da questo fenomeno, il bilancio non conta nulla», ha riassunto dal canto suo il consigliere di Stato Norman Gobbi, intervenuto a Berna in qualità di membro del comitato della Conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP).

Una lotta di tutta la società
L’obiettivo, ora, è di fissare standard comuni tra tutti i Cantoni, « ad esempio nella gestione delle minacce », ci spiega Gobbi, aggiungendo che bisogna anche garantire una buona presa a carico di ogni vittima. Proprio per questo, l’attivazione del numero «142», da venerdì, è un altro segnale importante. «I progressi in questo ambito, però, non cadono dal cielo: servono volontà politica, risorse e coordinamento », ha sottolineato il ticinese. « Deve diventare una lotta di tutta la società».
« Dietro ogni caso, c’è una persona », hanno ribadito a più riprese Beat Jans, Norman Gobbi e anche Mathias Reynard, presidente del governo vallesano e della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS). Il vallesano, dal canto suo, ha anche ricordato che le cifre (già elevate) sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno sistemico. L’accesso alle prestazioni per le vittime di violenza domestica e sessuale, oggi, varia enormemente da Cantone a Cantone, ha deplorato Reynard, aggiungendo che la roadmap ha dimostrato l’importanza di attuare misure complementari. Il numero «142», da solo, non è sufficiente. Il Canton Vallese, ad esempio, ha deciso che darà seguito a ogni chiamata al numero unico con «un approccio proattivo», sia nei confronti delle vittime, sia nei confronti degli autori di violenza.

Prima che l’autore passi all’atto
Ieri si è parlato tanto di prevenzione. In Ticino è attivo il Gruppo prevenzione e negoziazione (GPN) della polizia. «È un’unità che ha già permesso di gestire, ma soprattutto di riconoscere, le situazioni di minaccia. L’importante è saper cogliere questi segnali premonitori di allarme, prima che il potenziale autore passi all’atto », riconosce Gobbi, che si è poi anche espresso sull’implementazione della sorveglianza elettronica. «Il Ticino è stato tra i Cantoni pilota su questo fronte. L’obiettivo è che dal 2027 i Cantoni possano ricorrere alla sorveglianza elettronica ». Per Beat Jans, questo Electronic Monitoring ha permesso di rafforzare notevolmente la protezione delle vittime. Dai progetti pilota cantonali (in particolare quello di Zurigo) è emersa l’importanza di questo strumento che sarà implementato a breve.

«Swiss-Eagle»
Nello specifico, il dispositivo si chiama «Swiss-Eagle». È un sistema « che permette una sorveglianza attiva e passiva » e si tratta di una soluzione pensata per tutti i Cantoni (24 su 26) che fanno parte dell’associazione Electronic Monitoring (EM).
Quasi la metà dei Cantoni nei prossimi mesi condurrà una fase di test ( l’obiettivo è di avere una prassi coordinata a livello federale), ma si sta valutando anche la creazione di una centrale di sorveglianza comune per tutta la Svizzera. Affinché questo strumento sia efficace, «occorre un’attuazione coordinata a livello intercantonale, in particolare mediante una centrale di sorveglianza nazionale plurilingue e il coordinamento sovraregionale degli interventi di polizia», si legge nel rapporto.
«Tuttavia, non esiste una bacchetta magica contro la violenza», ha più volte ripetuto Vassilis Venizelos, consigliere di Stato vodese e presidente dell’associazione Electronic Monitoring. A suo avviso, lo Stato deve essere presente per prevenire, accompagnare e proteggere. «Perché ogni femminicidio e ogni tentativo è un fallimento per lo Stato».

In attesa della politica
Ci sono poi altre misure di rilievo che attendono di essere implementate. Il Consiglio federale ha infatti proposto lo scorso autunno delle modifiche alla legge concernente l’aiuto alle vittime di reati: l’obiettivo è di facilitare l’accesso alle prime cure prestate da personale specializzato. Oltre a ciò, la documentazione medico- legale (utilizzabile come prova) sarà gratuita e sarà possibile ottenerla anche senza dover sporgere denuncia immediata. È pure previsto che i cantoni potenzino l’offerta di alloggi di emergenza. Questa revisione sarà discussa a giugno dal Consiglio nazionale.

Da sapere
I servizi sul territorio: dalle case protette alle unità della polizia

Riservatezza e anonimato
Il «142», a partire da venerdì, sarà il numero di riferimento (gratuito e anonimo) per chi è vittima di violenza. In caso di urgenze, però, si può contattare la polizia (117), l’ambulanza (144) o eventualmente anche il Telefono Amico (143). Oltre a ciò, tra i servizi presenti sul territorio del Canton Ticino ci sono anche Case protette per vittime di violenza domestica (donne con o senza figli): per il sopraceneri c’è Casa Armònia (0848 33 47 33) e nel sottoceneri l’Associazione Consultorio e Casa delle donne (078 624 90 70). Il numero unico «142» andrà a sostituire l’attuale numero del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati. Il Servizio LAV è distribuito su tre sedi regionali: Bellinzona e Valli, Locarno e Valli, Lugano e Mendrisio. Riservatezza e anonimato sono garantiti.

Anticipare il pericolo
Sul fronte degli interventi nei confronti dei possibili autori di reati, è attivo anche un servizio della polizia cantonale denominato Gruppo Prevenzione e Negoziazione (GPN), il cui compito è anche quello di anticipare il possibile passaggio all’atto violento. Ad esempio, attraverso il riconoscimento e la valutazione di specifici segnali premonitori, anche (ma non solo) nell’ambito della violenza domestica.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28.04.2026 del Corriere del Ticino

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Violenza domestica, siamo a metà del guado
Per Confederazione e Cantoni è positivo il bilancio della roadmap lanciata nel 2021. Annunciate ulteriori misure contro i femminicidi. Numero 142 operativo da venerdì

Lanciata cinque anni fa, la roadmap contro la violenza domestica e sessuale si è rivelata efficace. Lo ha affermato lunedì, tracciando un bilancio dei lavori, il consigliere federale Beat Jans. Tuttavia, ulteriori strumenti sono necessari per combattere in particolare il fenomeno dei femminicidi. L’attuazione di diverse misure a livello federale e cantonale ha permesso di compiere progressi notevoli, indica in un comunicato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp). «Ma l’impegno di Confederazione e Cantoni prosegue: le cifre dipingono un quadro ancora negativo», ha aggiunto nel corso di una conferenza stampa a Berna Jans.
Tra i passi avanti effettuati, ha evidenziato il basilese, la sorveglianza elettronica ha permesso di potenziare notevolmente la protezione delle vittime. Dai progetti pilota cantonali è emersa l’importanza di questo mezzo, che può variare a seconda della situazione. Inoltre, per la gestione delle minacce, i Cantoni hanno definito standard qualitativi uniformi, accolti con favore da tutti gli attori. Essi aiutano a individuare tempestivamente i rischi di violenza, valutarli e contenerli.
Il Consiglio federale ha invece agito proponendo delle modifiche alla legge concernente l’aiuto alle vittime di reati, che facilitano l’accesso alle prime cure prestate da personale specializzato e prevedono la gratuità della documentazione medico-legale, utilizzabile come prova. È pure previsto che i Cantoni amplino l’offerta di alloggi di emergenza. L’aumento dei casi di abusi fra le mura di casa e dei femminicidi richiede però altri provvedimenti, è stato fatto notare durante l’incontro con i media. Nel 2025 vi sono state 22’066 infrazioni legate alla violenza, ossia un incremento del 4,4% rispetto all’anno precedente, ha ricordato il presidente del governo vallesano e della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (Cdos) Mathias Reynard.

Numero 142 operativo a giorni
«Non siamo ancora al traguardo», ha confermato il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, presente in qualità di membro del comitato della Conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (Cddgp). Secondo il leghista, «gli ultimi anni ci hanno mostrato che i progressi sono possibili, ma non cadono dal cielo. Ci vogliono volontà politica, risorse e coordinamento». «La violenza domestica non verrà tollerata, è una mia priorità, così come punire i colpevoli», ha promesso dal canto suo Jans. Tra le novità, a brevissimo termine (dal 1° maggio) sarà operativo il 142, il numero nazionale per le vittime, che offrirà un accesso rapido ai servizi di assistenza. «Dispenserà consigli 24 ore su 24», ha spiegato Reynard.

Più a lungo termine, il Parlamento sta attualmente discutendo l’eventuale necessità di una legge nazionale sulla protezione contro la violenza, con l’obiettivo di uniformare le norme in materia.
Il Consiglio degli Stati ha già approvato alcuni interventi parlamentari e anche il Consiglio federale è favorevole.

Rafforzata anche la prevenzione
Il Dfgp sottoporrà all’esecutivo, presumibilmente agli inizi del 2027, un pacchetto con misure volte a migliorare la tutela dalla violenza domestica nel diritto civile e nel diritto processuale civile, ha sottolineato Jans. L’idea è che le autorità verifichino con maggiore cura il rischio di soprusi all’interno delle famiglie, tenendone conto nell’attribuzione della custodia e dell’autorità parentale. Un altro scopo è tutelare le vittime nelle procedure civili, risparmiando loro il confronto diretto con l’aguzzino. Il Dfgp ha pure in programma una revisione del diritto sulle armi.
Stando a Jans, anche la prevenzione verrà rafforzata. Le Camere federali hanno infatti deciso di estendere la campagna sul tema – intitolata ‘L’uguaglianza previene la violenza’ – avviata nel novembre 2025. Inoltre, nella primavera dell’anno prossimo verrà probabilmente adottata una nuova strategia nazionale.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28 aprile 2026 de La Regione

«La violenza domestica è inaccettabile, combatterla è una priorità»

«La violenza domestica è inaccettabile, combatterla è una priorità»

L’aumento delle violenze domestiche e dei femminicidi richiede ulteriori misure, che producano effetti quanto prima.
Nuova strategia nazionale, nella primavera 2027, contro la violenza domestica, sessualizzata e di genere.

https://www.cdt.ch/news/svizzera/la-violenza-domestica-e-sessuale-e-inaccettabile-combatterla-e-una-priorita-426197

Simposio Cantone-Comuni su territorio e prevenzione

Simposio Cantone-Comuni su territorio e prevenzione

Il Ticino si organizza per affrontare le sfide. “Rimanere fermi non è un’opzione”

Uno snowboard, un ventaglio, un secchio e una pala. MeteoSvizzera si è presentata all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona con quattro oggetti che rappresentano simbolicamente gli effetti del cambiamento climatico. Il settimo Simposio Cantone – Comuni promosso dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento del territorio ha infatti messo al centro una delle sfide attuali più decisive: l’adattamento ai mutamenti climatici. Non più solo mitigazione, ma capacità concreta di adattarsi a un contesto che cambia. A offrire una bussola aggiornata è stata appunto MeteoSvizzera, partner dell’evento, che ha presentato i nuovi scenari climatici nazionali « Clima CH2025 ». Uno strumento fondamentale per orientare le scelte politiche e pianificatorie, ma anche per comprendere meglio cosa ci aspetta e come possiamo prepararci.

Ognuno è chiamato a fare la sua parte
L’evento ha riunito più di 200 partecipanti tra rappresentanti del mondo politico, istituzionale, tecnico e accademico, chiamati a confrontarsi su una sfida che riguarda da vicino Comuni e territorio. Ad aprire i lavori è stato il Presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, che ha richiamato con forza l’urgenza della situazione, sottolineando come gli effetti dei cambiamenti climatici siano ormai evidenti anche in Ticino: « Abbiamo toccato con mano la forza e l’impatto di eventi estremi che hanno evidenziato la vulnerabilità del nostro territorio. Il cambiamento è già in atto e richiede un’azione coordinata, sia sul fronte della prevenzione sia su quello dell’adattamento; Confederazione, Cantoni e Comuni saranno sempre più chiamati a collaborare attivamente in questo senso ». Un richiamo chiaro alla necessità di fare sistema, che sposta il tema climatico dal piano teorico a quello operativo e istituzionale. « Le sfide che ci aspettano non potranno essere affrontate senza un coordinamento federale e cantonale, e non mi riferisco solo alle questioni finanziarie. La prevenzione è certamente il settore cardine, ed è proprio in questo ambito che vanno i nostri maggiori sforzi. Viviamo in un territorio montano, immersi nella natura, e sempre più spesso ci confrontiamo con i pericoli che ne derivano. Una gestione intelligente, curata e pianificata del nostro territorio è indispensabile e ci permette di gestire gli eventi. Ognuno è chiamato a fare la sua parte: la politica, ma soprattutto i cittadini, nel loro quotidiano. Ogni gesto conta, ed è anche per questo che, come Cantone, investiamo molto nell’informazione e nella sensibilizzazione della popolazione e dei nostri giovani ».

Come San Giorgio contro il drago
« Sconfiggere il drago ». Con questa immagine evocativa, ispirata alla leggenda di San Giorgio, Gobbi ha invitato i Comuni ad affrontare le sfide del futuro. Un monito che ben sintetizza lo spirito dell’intero simposio e che si intreccia con il messaggio emerso dagli scenari climatici presentati da MeteoSvizzera: ogni azione- anche la più piccola – può fare la differenza. Il simposio nasce proprio con questo spirito di collaborazione. Lo ha ricordato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, sottolineando come l’iniziativa sia pensata « come uno spazio di confronto che permetta di affrontare dei temi di interesse comune ». In un contesto sempre più complesso e accelerato, ha osservato, «garantire momenti di dialogo autentico tra i diversi livelli istituzionali non è un lusso, ma una necessità ». Gobbi ha inoltre richiamato il valore del federalismo come leva operativa, ricordando i passi concreti avviati negli ultimi mesi per rafforzare il dialogo istituzionale: « La collaborazione che celebriamo oggi non si esaurisce in questa giornata. Stiamo lavorando per tradurla in strumenti concreti: nuove piattaforme di dialogo, un approccio rinnovato agli incontri con i Comuni e iniziative pensate per accompagnare gli enti locali nelle trasformazioni in atto ». E ha ribadito un concetto chiave, anche in relazione alle sfide climatiche: « Rimanere fermi oggi non è un’opzione. Le istituzioni devono sapersi adattare, accompagnare il cambiamento e, quando necessario, guidarlo ».

Occorre “mitigare”
Il Responsabile del settore Previsioni e Consulenze di MeteoSvizzera Marco Gaia ha sintetizzato con chiarezza il nodo centrale: « Gli aggiornati scenari climatici confermano che ogni decimo di grado conta. Ogni decimo di grado di riscaldamento in più richiede maggiori sforzi di adattamento, con relativi costi. È dunque nell’interesse di tutti mettere in atto non solo provvedimenti di adattamento, bensì anche provvedimenti di mitigazione. Bisogna procedere il più velocemente possibile nell’abbandonare i combustibili fossili come fonte principale dell’energia che usiamo nella nostra vita quotidiana. Mitigare è indispensabile per evitare che l’adattamento sia ancora più difficile da mettere in pratica ». Un principio valido a ogni livello: mitigare al centro come in periferia, nei sistemi Paese così come nelle piccole realtà locali.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 26 aprile 2026 de Il Mattino della domenica

Sul clima Cantone e Comuni uniscono gli sforzi

Sul clima Cantone e Comuni uniscono gli sforzi

In un simposio sul tema a Bellinzona si passa dagli scenari alle misure, con meno asfalto, più verde e interventi mirati nei punti critici del territorio regionale

In un contesto in cui i mutamenti climatici si manifestano con effetti sempre più concreti sul territorio ticinese, pur avendo origini e dinamiche di portata globale, Cantone e Comuni rafforzano l’impegno comune per affrontare questa sfida. Il settimo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, svoltosi giovedì presso l’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona, segna un passo importante in questa direzione, ponendo le basi per una collaborazione più stretta, strutturata e orientata a soluzioni concrete.
L’incontro ha riunito oltre 200 partecipanti tra rappresentanti del mondo politico, istituzionale, tecnico e accademico, chiamati a confrontarsi su una sfida che riguarda in modo sempre più diretto il territorio. Promosso dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento del territorio, con la partecipazione di MeteoSvizzera, il pomeriggio di studio ha voluto mettere al centro non solo l’analisi dei nuovi scenari climatici, ma soprattutto il modo in cui questi possono tradursi in scelte concrete a livello locale. Il senso della giornata è emerso con chiarezza fin dall’inizio. Di fronte a fenomeni complessi, che hanno cause ampie ma conseguenze molto vicine alla quotidianità delle persone, la collaborazione tra livelli istituzionali appare sempre meno come un’opzione e sempre più come una necessità.
A riassumere lo spirito dell’incontro è stato Marco Gaia, climatologo di MeteoSvizzera, che ha richiamato la necessità di un’assunzione di responsabilità collettiva. Il suo invito è stato quello di agire insieme, coinvolgendo cittadini, istituzioni e mondo economico, perché la risposta alla crisi climatica non può che essere condivisa.

Soluzioni vicine al territorio
Nel suo intervento Gaia ha anche ricordato quale sia la direzione generale da seguire. La priorità, ha spiegato, resta la decarbonizzazione della società e quindi l’abbandono dei combustibili fossili come fonte primaria dell’energia utilizzata nella vita quotidiana. È il capitolo della mitigazione, cioè della riduzione delle emissioni. Ma accanto a questo c’è anche un altro fronte, ormai inevitabile, che è quello dell’adattamento.
Su questo punto si è soffermato anche il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, secondo cui esiste ancora un margine per intervenire in modo utile, purché lo si faccia da subito e con una visione di lungo periodo. Il Cantone, ha ricordato, si è già mosso per favorire l’abbandono dei combustibili fossili, ma una parte decisiva del lavoro passa dagli interventi locali e diffusi, quindi dal ruolo dei Comuni.
Proprio sul livello comunale sono stati espressi esempi concreti. A Stabio, per esempio, il lavoro è partito dall’individuazione delle isole di calore. La vicesindaca Francesca Frigerio ha spiegato che uno studio ha permesso di identificare i punti più critici del Comune e che gli interventi procederanno gradualmente nel tempo. L’obiettivo è ridurre dove possibile le superfici asfaltate, introdurre terreni drenanti e aumentare le piantumazioni, puntando su alberi capaci di adattarsi al nuovo clima.
Una linea che si ritrova anche nelle considerazioni di Timothy Delcò, economista e docente SUPSI, che ha insistito sulla necessità di un approccio integrato. Prima occorre capire dove si trovano le zone più esposte, poi valutarne gli effetti sulla vita delle persone e infine intervenire sull’ambiente costruito. In quest’ottica, aumentare il verde è importante, ma conta anche farlo in modo mirato, così come ripensare facciate e superfici che tendono ad assorbire troppo calore.
Dal confronto di Bellinzona è emerso anche un messaggio politico piuttosto chiaro. Collaborare tra livelli istituzionali non significa aspettare che ogni impulso arrivi dall’alto. In questo ambito, anzi, i Comuni hanno già oggi margini significativi per muoversi in autonomia. A sottolinearlo è stato Marzio Della Santa, capo della Sezione enti locali, ricordando che su questi temi si può operare molto anche senza particolari vincoli o interventi diretti da parte del Cantone o della Confederazione.
Una parte importante della giornata è stata dedicata ai 14 laboratori tematici, che hanno dato al simposio un taglio particolarmente pratico. I partecipanti hanno potuto confrontarsi direttamente su strumenti operativi, buone pratiche e soluzioni immediatamente applicabili nei diversi contesti comunali. Dalla gestione delle ondate di calore alla risposta agli eventi naturali estremi, fino alle strategie per coinvolgere la popolazione, il lavoro si è concentrato su problemi reali e su possibili risposte concrete.
I laboratori hanno avuto anche un’altra funzione, forse meno visibile ma non meno importante, cioè quella di favorire contatti diretti tra persone e servizi.

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Cantoni e Comuni sui cambiamenti climatici
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3688896

Cantone e Comuni uniti di fronte alle sfide climatiche

Cantone e Comuni uniti di fronte alle sfide climatiche

Comunicato stampa

Dialogo, concretezza e collaborazione al centro del settimo Simposio

In un contesto in cui i mutamenti climatici si manifestano con effetti sempre più concreti sul territorio ticinese, pur avendo origini e dinamiche di portata globale, Cantone e Comuni rafforzano l’impegno comune per affrontare questa sfida. Il settimo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, svoltosi oggi a Bellinzona, segna un passo importante in questa direzione, ponendo le basi per una collaborazione più stretta, strutturata e orientata a soluzioni concrete.

Si è tenuta presso l’Auditorium della Scuola cantonale di commercio la settima edizione dell’appuntamento annuale dedicato al dialogo istituzionale, quest’anno incentrato sul tema dell’adattamento ai mutamenti climatici. L’evento ha riunito più di 200 partecipanti tra rappresentanti del mondo politico, istituzionale, tecnico e accademico, chiamati a confrontarsi su una sfida che riguarda da vicino Comuni e territorio.
Promosso dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento del territorio, con la partecipazione di MeteoSvizzera, il pomeriggio di studio ha offerto uno spazio di confronto concreto su un tema che richiede uno sguardo ampio e lungimirante, capace di superare i confini ticinesi. Proprio in questo senso, la presenza congiunta dei diversi attori coinvolti ha rappresentato un segnale chiaro: la collaborazione tra livelli istituzionali non è solo possibile, ma necessaria per affrontare fenomeni complessi che si riflettono in modo diretto sulla realtà locale.
Il Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali ha richiamato con forza l’urgenza del tema, sottolineando come gli effetti dei cambiamenti climatici siano ormai evidenti anche in Ticino: «Abbiamo toccato con mano la forza e l’impatto di eventi estremi che hanno evidenziato la vulnerabilità del nostro territorio. Il cambiamento è già in atto e richiede un’azione coordinata, sia sul fronte della prevenzione sia su quello dell’adattamento».
Nel suo intervento, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha posto l’accento sulla necessità di un approccio pragmatico e condiviso: «Rimanere fermi oggi non è un’opzione. Dobbiamo lavorare insieme, con realismo e responsabilità, per costruire risposte concrete. Il federalismo è lo strumento che ci permette di farlo, anche di fronte a sfide che superano i confini del nostro Cantone».
Gobbi ha inoltre evidenziato come l’iniziativa si inserisca in un percorso più ampio volto a rafforzare il dialogo tra Cantone e Comuni, anche attraverso nuovi strumenti e modalità di collaborazione, con l’obiettivo di accompagnare gli enti locali nell’affrontare le trasformazioni in atto.
I lavori sono iniziati con la presentazione dei nuovi scenari climatici nazionali «Clima CH2025» da parte di MeteoSvizzera, seguita da un intervento dedicato alla distinzione tra mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, a cura del Centro competenze cambiamento climatico e territorio della SUPSI.
Centrale della giornata sono stati i quattordici laboratori tematici, che hanno permesso alle partecipanti e ai partecipanti di confrontarsi direttamente su soluzioni pratiche e strumenti operativi. La formula dei laboratori, fortemente orientata all’interazione, ha favorito non solo la condivisione di conoscenze, ma anche la creazione di contatti diretti tra persone e servizi, permettendo di individuare interlocutrici e interlocutori di riferimento per i diversi ambiti. Dalla gestione delle ondate di calore alla risposta agli eventi naturali estremi, fino alle strategie per coinvolgere la popolazione: i laboratori hanno messo al centro problemi reali e strumenti immediatamente applicabili a livello comunale.
In parallelo ai laboratori, una sessione dedicata ha coinvolto gli ospiti di MeteoSvizzera, offrendo un importante contributo scientifico al dibattito. Durante il pomeriggio erano inoltre presenti alcuni stand informativi della SUPSI e dell’Istituto della formazione continua, dedicati all’offerta formativa rivolta a chi opera o è attivo politicamente negli enti locali. Accanto a questi, la Sezione del militare e della protezione della popolazione ha presentato il progetto pilota del Centro cantonale polivalente, volto a favorire l’integrazione delle persone nel settore dell’asilo attraverso attività di utilità pubblica sviluppate in collaborazione con gli enti del territorio.
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda che ha riunito rappresentanti del Cantone, dei Comuni ed esperte ed esperti del settore, offrendo uno spazio di confronto sulle prospettive future della collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Il dibattito ha confermato la volontà condivisa di rafforzare il coordinamento e di sviluppare risposte sempre più efficaci alle sfide poste dai mutamenti climatici.
Il messaggio emerso con chiarezza è che le sfide climatiche non possono essere affrontate in modo isolato, ma richiedono una visione comune, strumenti condivisi e una collaborazione continua tra tutti i livelli istituzionali. In questo senso, l’appuntamento odierno rappresenta non solo un momento di confronto, ma anche l’avvio concreto di un percorso che vedrà Cantone e Comuni sempre più impegnati, insieme, nel dare risposte alle trasformazioni in atto.

Stand sotto tiro in Ticino

Stand sotto tiro in Ticino

Da oltre cinquant’anni si attende il nuovo stand di tiro del Monte Ceneri – Intanto, tra promesse e rinvii, i cittadini continuano a convivere con il rumore.
Tutto è iniziato decenni fa. Da quando, in Ticino, si è capito che gli stand di tiro, un tempo lontani dai centri abitati, sono finiti sempre più vicini alle case. E con loro anche il rumore degli spari.

Il caso di Origlio
A Origlio, per esempio, c’è chi convive con questa realtà da una vita intera. Marisa ha 93 anni e da oltre trent’anni organizza le sue giornate in funzione del calendario di tiro. Un tempo usciva di casa. Oggi invece, data l’età, resta tra le mura domestiche cercando di sopportare. E come lei, tanti altri. Già negli anni Ottanta si raccolgono firme, si lanciano petizioni, si chiede alle autorità di intervenire. Ma le risposte sono poche, lente, spesso insufficienti. Nel tempo qualcosa cambia: meno giornate di tiro, qualche intervento per attutire il rumore. Ma il problema resta. E non riguarda solo Origlio.

La situazione luganese
Nel pieno sviluppo urbano del Luganese, lo stand dei Civici Carabinieri Lugano si trova oggi circondato da abitazioni. Chi vive attorno al poligono racconta di un rumore martellante, difficile da ignorare. C’è chi chiude tutto, chi alza la musica, chi semplicemente se ne va durante le esercitazioni. Le perizie parlano chiaro: i limiti di rumore vengono superati. In alcuni casi anche in modo significativo. Eppure gli spari continuano.
Com’è possibile?
Da una parte ci sono le società di tiro, che svolgono un’attività prevista dalla legge, tra tiro obbligatorio e facoltativo. Dall’altra ci sono i cittadini, che da anni denunciano un inquinamento fonico che incide sulla qualità di vita. In mezzo, una normativa federale che imponeva di risanare gli impianti entro il 2016.
Ma molti interventi non sono mai stati realizzati.
Il motivo? Sempre lo stesso: si aspetta il nuovo poligono del Monte Ceneri.
Un progetto di cui si parla dagli anni Settanta. Doveva essere la soluzione: concentrare le attività, chiudere gli impianti più problematici, ridurre il rumore nelle zone abitate. In concreto, con il nuovo poligono del Monte Ceneri dovrebbero essere trasferite le attività degli stand di tiro di: Origlio, Lugano, Bellinzona e Ponte Brolla, oltre al poligono militare del Ceneri.
Ma tra una proposta bocciata in votazione popolare, costi lievitati e continui rinvii, il poligono non è ancora stato costruito. E così, anno dopo anno, la situazione resta ferma.
Gli stand continuano a funzionare, spesso grazie a facilitazioni, ossia deroghe. I lavori di risanamento vengono rinviati, perché, prima o poi, tutto dovrebbe essere trasferito. E i cittadini continuano ad aspettare. Aspettare che qualcosa cambi davvero.
Nel frattempo, il paradosso è evidente: nessuno sembra avere torto. Le società di tiro applicano la legge. Le autorità gestiscono una situazione complessa. Ma la legge sull’inquinamento fonico, nei fatti, resta in sospeso.
E allora la domanda è inevitabile: quanto a lungo si può continuare così?
Dopo cinquant’anni di attese, promesse e rinvii, cerchiamo di capire l’inghippo di una situazione che sembra non trovare soluzione. 

Puntata Patti chiari
https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Stand-sotto-tiro-in-Ticino–3665294.html

 

Ora tutti lodano il Ticino per il casellario giudiziale

Ora tutti lodano il Ticino per il casellario giudiziale

Ai tempi la misura voluta da Gobbi fu definita “discriminatoria”. Ma il vento è cambiato

Improvvisamente tutta la Svizzera si è messa a guardare al Ticino con occhi pieni di ammirazione. È bastato l’arresto di quattro mafiosi residenti a Roveredo (GR) per stravolgere l’opinione dei nostri connazionali sulla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale agli stranieri che richiedono un permesso di dimora.

“Inammissibile” per Sommaruga
“ È inammissibile”, scrisse nel 2015 l’allora consigliera federale Simonetta Sommaruga in una missiva indirizzata al fautore della misura, il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi. “ Non è conforme agli accordi bilaterali”, aggiungeva la SEM, mentre da parte italiana veniva chiesto l’intervento della Commissione UE contro quella che era considerata a tutti gli effetti una “ discriminazione”.

Ora la si vuole copiare
Oggi invece in molti sembrano rendersi conto che forse il Ticino non aveva poi tutti i torti nel voler verificare i precedenti penali di chi si presenta alla porta. Nei Grigioni è il PLR Samuele Censi a proporre di imitare il Ticino e introdurre l’obbligo di allegare l’estratto del casellario giudiziale alla richiesta di un permesso di dimora. Da Zurigo invece è la liberale NZZ a rivolgere lo sguardo verso il Ticino e chiedersi se non sia il caso di generalizzare la prassi. “ Il Ticino richiede ai cittadini dell’UE un estratto del casellario giudiziario per il rilascio del permesso di soggiorno, sebbene ciò sia in contrasto con la libera circolazione delle persone – scrive il quotidiano zurighese -. L’arresto di presunti membri della ’ndrangheta e della Camorra getta una nuova luce su questa pratica”.

Sostegno anche a sinistra
Persino a sinistra c’è oggi chi giustifica la richiesta del casellario giudiziale, nella persona del consigliere nazionale socialista Bruno Storni, secondo cui “ bisogna fare qualcosa” per contrastare le attività illegali e il riciclaggio di denaro. Anche una socialista vodese, Brigitte Crottaz, ha sottoscritto un atto parlamentare dell’UDC che chiede di estendere la misura ticinese all’intera Confederazione. Tuttavia, interpellata dal Tages Anzeiger, la consigliera nazionale si distanzia dal contenuto della mozione. “ Ho sbagliato a firmarla”, dice Crottaz, secondo cui generalizzare l’obbligo sarebbe “ esagerato”.

954 casi in un anno
Ognuno è libero di pensare ciò che vuole. Ad ogni modo i fatti dimostrano l’utilità della richiesta dell’estratto del casellario giudiziale. Non solo nel caso dei mafiosi di Roveredo (GR), uno dei quali era stato respinto dalle autorità migratorie ticinesi proprio grazie a questa misura.
Stando alle statistiche contenute nel rendiconto 2025 del Consiglio di Stato, l’anno scorso il numero complessivo di decisioni negative, decisioni di revoca e ammonimenti ha fatto registrare un incremento di 110 unità. Non è dato sapere quante di queste decisioni siano legate alla presenza di precedenti penali nel casellario giudiziale, poiché il dato non viene estrapolato. Si sa però che le domande di rilascio o di rinnovo di un permesso B o C, rispettivamente i permessi revocati, sono stati in totale 954.

“Ci davano dei fuorilegge”
“ La richiesta del casellario giudiziale consente al nostro Cantone di approfondire e, laddove vi siano le condizioni legali, di impedire l’entrata di cittadini che hanno dei trascorsi criminali all’estero – sottolinea il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi -. Qualcuno per questa pratica ci ha dato dei fuorilegge. È un giudizio che respingo. Questa è una misura straordinaria proposta dal nostro Dipartimento e sostenuta dal Consiglio di Stato a tutela della sicurezza del territorio in attesa che sia disponibile una valida alternativa. Si pensi in particolare alla richiesta di adesione della Svizzera allo European Criminal Records Information System (ECRIS) tuttora pendente”. È proprio a causa della mancanza di alternative che, da ormai più di dieci anni, il Consiglio federale lascia che il Ticino richieda l’estratto del casellario giudiziale, nonostante si tratti di una misura non conforme agli accordi bilaterali con l’UE. Non conforme ma efficace. E ora non è detto che i recenti fatti di cronaca non riescano a convincere anche altri Cantoni, se non l’intera Confederazione, della bontà di questa misura.

“Più efficace se in tutti i Cantoni”
“ È uno strumento che ha anche un effetto deterrente, perché per ottenere un permesso è necessario presentare una documentazione che attesti l’assenza di precedenti rilevanti”, afferma ancora Gobbi, che nelle ultime settimane ha ricevuto parecchie sollecitazioni da Oltralpe. Tutti vogliono ottenere maggiori ragguagli sulla misura da lui promossa, tutti gli chiedono consigli. E il consigliere di Stato leghista ne ha in particolare uno da fornire: “ Questa soluzione sarebbe ancora più efficace se venisse adottata da tutti i Cantoni”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 aprile 2026 de Il Mattino della domenica

Il lavoro politico inizia con l’ABC

Il lavoro politico inizia con l’ABC

La politica più vicina ai cittadini, essere consiglieri comunali tra sfide e soddisfazioni

Era il 14 aprile 1996 quando Norman Gobbi muoveva i primi passi nella vita politica, entrando in Consiglio comunale a Quinto per la Lega dei Ticinesi. Appena diciannovenne aveva deciso di mettersi a disposizione della propria comunità, partendo dal livello più vicino ai cittadini, là dove la politica assume un volto concreto e quotidiano. « Ero rimasto colpito dalle idee del Nano », ricorda. « Ho visto nella Lega un movimento che lottava per la difesa degli interessi del Canton Ticino, con un forte desiderio di preservare l’identità del nostro territorio. Non è stato facile all’inizio, avevo appena raggiunto la maggiore età e mi sono trovato confrontato con colleghi navigati ». Un ingresso precoce, ma già l’anno successivo, nel 1997, Gobbi assume la presidenza del Consiglio comunale e nel 2008 viene eletto Municipale alla guida del Dicastero sicurezza ed economia pubblica. «Non era evidente fare il leghista nelle valli a quei tempi», osserva. « C’era un confronto diretto, talvolta troppo acceso, ma è stata una vera palestra politica ». Un cammino iniziato in un piccolo Comune di valle che richiama anche oggi il valore dell’impegno personale: mettersi a disposizione della propria comunità, con spirito di servizio e concretezza.

Segnali da cogliere
Impegnarsi in prima persona nella vita pubblica richiede tempo, dedizione e capacità di assumersi responsabilità. Chi lo fa mette in conto ore di preparazione, di discussione e inevitabilmente qualche mal di pancia. Emblematico quanto accaduto lo scorso dicembre in Consiglio comunale a Bellinzona. A seguito della dimissione di un consigliere comunale per motivi di salute, la lista dei subentranti è stata spulciata come non era mai successo prima. La prima subentrante ha detto no. Idem il secondo e il terzo. I motivi erano diversi, da questioni personali a professionali o di studio. La quarta papabile aveva invece nel frattempo cambiato domicilio. Anche a Chiasso la complicata sostituzione di una consigliera comunale ha riacceso i riflettori su un tema complesso: la difficoltà nel reperire candidati.

Una guida accessibile
Per sostenere chi decide di intraprendere questo cammino e fornire gli strumenti necessari fin dall’inizio, la Sezione degli Enti locali del Dipartimento delle Istituzioni ha pubblicato la nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale. Si tratta di una guida chiara e accessibile che accompagna passo dopo passo nella comprensione dei meccanismi istituzionali e nel ruolo di chi si mette al servizio della collettività. La pubblicazione è disponibile online sul sito internet www.ti.ch/sel e offre una panoramica completa sul funzionamento dei Consigli comunali, sui diritti e doveri delle consigliere e dei consiglieri, e sugli strumenti di partecipazione politica. La nuova edizione introduce importanti novità: grazie a link e codici QR, è possibile accedere a mini corsi digitali, video e risorse didattiche attraverso una piattaforma formativa dedicata. Un passo deciso verso una formazione più accessibile, concreta e al passo con i tempi.

Mettersi a disposizione
« Con questa nuova edizione dell’ABC compiamo un passo importante verso una formazione più moderna che risponde ai bisogni concreti di chi opera nei nostri Comuni», sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «È anche un modo per incentivare l’assunzione di cariche pubbliche e facilitare il compito a chi decide di intraprendere questo percorso». E tornando indietro cosa direbbe oggi il Consigliere di Stato al Norman Gobbi diciannovenne appena eletto in Consiglio comunale a Quinto? «Gli direi di essere coraggioso, lo preparerei a un viaggio sulle montagne russe. Gli direi che dev’essere fiero di impegnarsi per il suo Cantone e per il suo Comune e che dopo 30 anni avrà qualche capello bianco ma ancora lo spirito degli albori».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 aprile 2026 de Il Mattino della domenica