“Una minaccia che bisogna imparare a riconoscere”

“Una minaccia che bisogna imparare a riconoscere”

Dalle truffe su WhatsApp agli attacchi contro le aziende, quando per colpire basta un clic

“Ciao, vota per la figlia del mio amico, li aiuteresti molto. Si chiama Sofia. Il concorso finisce presto, ci vorrà meno di un minuto”. Un messaggio WhatsApp a prima vista innocuo, che apparentemente arriva da un conoscente. In realtà, è un esempio di truffa riportato nei giorni scorsi sul sito dell’Ufficio federale della cibersicurezza. Dietro la richiesta di un favore c’è un tentativo di impossessarsi del nostro account WhatsApp. Il fenomeno è tutt’altro che isolato. Nel solo mese di ottobre, la Confederazione ha ricevuto oltre 50 segnalazioni di tentativi di questo genere, molti dei quali andati a buon fine. È un esempio di come la criminalità riesca, attraverso tecniche sempre più sofisticate, a sfruttare le nostre abitudini quotidiane e, soprattutto, la fiducia che riponiamo nelle autorità e nelle persone che conosciamo. E con l’intelligenza artificiale le possibilità di raggiro si moltiplicano. « I criminali hanno purtroppo sempre saputo adattarsi ai tempi. Oggi possono raggiungerci direttamente sul telefono, entrare nelle nostre case attraverso uno schermo e colpire le aziende senza nemmeno avvicinarsi alla loro sede. È una minaccia che dobbiamo imparare a riconoscere », sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Nel mirino anche le nostre aziende
La criminalità informatica rappresenta un rischio crescente anche per il mondo economico. Secondo un recente studio pubblicato dall’Ufficio federale della cibersicurezza, circa 35’000 PMI sarebbero state colpite dalla cybercriminalità, mentre quattro piccole e medie imprese svizzere su cinque prevedono che le minacce aumenteranno con la diffusione dell’intelligenza artificiale. Per capire le conseguenze di un attacco basta pensare a un’officina, un negozio o uno studio professionale. Computer bloccati, fatture che non partono, ordinazioni ferme, dati dei clienti sottratti. In alcuni casi viene chiesto un riscatto per restituire l’accesso ai sistemi. Il nostro Cantone non è risparmiato. « Il Ticino è un Cantone di piccole e medie imprese, spesso costruite con anni di lavoro e sacrifici. Dietro ogni attività ci sono imprenditori, collaboratori e famiglie. Un attacco informatico può avere ricadute pesanti. Proteggere le nostre aziende significa anche difendere i posti di lavoro e la solidità della nostra economia », osserva Gobbi.

Lo Stato deve fare la sua parte
Di fronte a una criminalità che supera i confini nazionali, la collaborazione tra autorità, mondo economico e ricerca diventa fondamentale. Le istituzioni devono contribuire a diffondere conoscenze e favorire lo scambio di informazioni, mentre le imprese sono chiamate ad adottare misure adeguate per tutelare le proprie attività e i propri clienti. È con questo obiettivo che il Dipartimento delle istituzioni promuove da anni la piattaforma Cyber Sicuro, dedicata alla sensibilizzazione e alla collaborazione tra attori presenti sul territorio. Una serie di attività dedicate ad aziende, enti locali e cittadinanza si sono svolte negli ultimi mesi, mentre altre sono in programma. « Lo Stato deve offrire strumenti e competenze, ma non può sostituirsi alla responsabilità individuale. La sicurezza digitale si costruisce con il contributo di tutti. Per questo è fondamentale investire nella formazione e nella consapevolezza dei rischi », sottolinea Gobbi. La prudenza resta infatti la prima forma di difesa. I criminali sfruttano sempre più spesso la disattenzione, la fretta e soprattutto la fiducia. Il messaggio di un amico, una comunicazione che sembra arrivare dalla banca, un’offerta particolarmente allettante: basta poco per cadere nella trappola. Per questo è importante imparare a riconoscere i segnali di una possibile truffa, verificare l’autenticità delle richieste e prestare attenzione alle informazioni che condividiamo online. Anche aggiornare regolarmente i dispositivi, utilizzare password diverse e attivare l’autenticazione a due fattori sono accorgimenti importanti. Nessuno può considerarsi completamente al riparo, indipendentemente dall’età o dalla dimestichezza con la tecnologia. E spesso è proprio un semplice gesto di prudenza a fare la differenza.

Un appuntamento per approfondire
Proprio per sensibilizzare cittadini, enti pubblici e imprese su queste nuove minacce, il Dipartimento delle istituzioni organizza martedì 10 novembre, alle 18.00, all’Auditorium BancaStato di Bellinzona, una serata pubblica dedicata alla cybersicurezza. Ospite sarà Florian Schütz, direttore dell’Ufficio federale della cibersicurezza, che illustrerà come cambia la minaccia e quale ruolo spetta alla Confederazione, ai Cantoni e alla cittadinanza. Nell’ambito di una tavola rotonda interverranno anche Angelo Consoli, docente-ricercatore della SUPSI, e Silvano Petrini, direttore del Centro sistemi informativi del Cantone Ticino.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 novembre 2026 de Il Mattino della domenica