Dati online, la difesa siamo noi

Dati online, la difesa siamo noi

La settimana scorsa ho ricevuto diverse comunicazioni ufficiali da associazioni ed enti di cui faccio parte. Il contenuto era sempre lo stesso: i miei dati personali potrebbero essere finiti nelle mani sbagliate. È il segno dei tempi. Siamo costantemente connessi; viviamo, lavoriamo e ci informiamo in rete, e ogni servizio che usiamo custodisce una parte di noi. Più cresce la nostra vita digitale, più siamo esposti.

È un tema che in Ticino conosciamo bene. Di recente un servizio online del Cantone è stato sfruttato per raccogliere in modo abusivo i dati dei detentori di veicoli. Un attacco a un fornitore di software d’Oltralpe ha invece esposto i dati di circa 1’ 800 assicurati dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino. In entrambi i casi i sistemi informatici cantonali hanno retto, ma la lezione è chiara: i cybercriminali affinano continuamente le proprie tecniche e colpiscono dove trovano un varco.

Chi gestisce le informazioni personali ha una responsabilità precisa. La Legge federale sulla protezione dei dati chiede a enti, aziende e associazioni di proteggerli con misure tecniche e organizzative adeguate. Chiede anche di notificare le violazioni gravi all’Incaricato federale. È una questione di rispetto verso chi ci affida le proprie informazioni. Vale per l’ente pubblico come per la piccola associazione locale, che spesso custodisce i dati di centinaia di soci.

Alle regole deve però accompagnarsi la consapevolezza. L’ho sempre detto e lo ribadisco: la sicurezza è un compito condiviso, e nel mondo digitale lo è ancora di più. La prima linea di difesa è una cittadinanza informata, che conosce i rischi a cui è esposta ogni giorno. I media riferiscono ormai di continuo di fughe e furti di dati. A ruota seguono e-mail, SMS e telefonate di chi cerca di approfittarne, spacciandosi per una banca, un ufficio pubblico o una cassa pensioni. Riconoscere un messaggio sospetto, resistere al clic d’impulso, verificare attraverso i canali ufficiali: sono gesti semplici che fanno la differenza. Nel dubbio, meglio una telefonata in più all’ente interessato.

Autorità e istituzioni hanno un ruolo centrale, sia nella prevenzione sia nel perseguimento dei reati. Tuttavia, in un quadro sempre più complesso, anche i cittadini sono parte della soluzione. Il nostro compito è quindi coinvolgerli, informarli e tenerli aggiornati. È il principio alla base di Cyber Sicuro, la piattaforma con cui da anni il Dipartimento delle istituzioni mette in rete istituzioni, esperti, enti locali e popolazione.

Proteggere i dati e le infrastrutture significa proteggere le persone. È una responsabilità che riguarda tutti noi e che dobbiamo assumerci, giorno dopo giorno, clic dopo clic.

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 31 ottobre 2026 del Corriere del Ticino

 

“Una minaccia che bisogna imparare a riconoscere”

“Una minaccia che bisogna imparare a riconoscere”

Dalle truffe su WhatsApp agli attacchi contro le aziende, quando per colpire basta un clic

“Ciao, vota per la figlia del mio amico, li aiuteresti molto. Si chiama Sofia. Il concorso finisce presto, ci vorrà meno di un minuto”. Un messaggio WhatsApp a prima vista innocuo, che apparentemente arriva da un conoscente. In realtà, è un esempio di truffa riportato nei giorni scorsi sul sito dell’Ufficio federale della cibersicurezza. Dietro la richiesta di un favore c’è un tentativo di impossessarsi del nostro account WhatsApp. Il fenomeno è tutt’altro che isolato. Nel solo mese di ottobre, la Confederazione ha ricevuto oltre 50 segnalazioni di tentativi di questo genere, molti dei quali andati a buon fine. È un esempio di come la criminalità riesca, attraverso tecniche sempre più sofisticate, a sfruttare le nostre abitudini quotidiane e, soprattutto, la fiducia che riponiamo nelle autorità e nelle persone che conosciamo. E con l’intelligenza artificiale le possibilità di raggiro si moltiplicano. « I criminali hanno purtroppo sempre saputo adattarsi ai tempi. Oggi possono raggiungerci direttamente sul telefono, entrare nelle nostre case attraverso uno schermo e colpire le aziende senza nemmeno avvicinarsi alla loro sede. È una minaccia che dobbiamo imparare a riconoscere », sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Nel mirino anche le nostre aziende
La criminalità informatica rappresenta un rischio crescente anche per il mondo economico. Secondo un recente studio pubblicato dall’Ufficio federale della cibersicurezza, circa 35’000 PMI sarebbero state colpite dalla cybercriminalità, mentre quattro piccole e medie imprese svizzere su cinque prevedono che le minacce aumenteranno con la diffusione dell’intelligenza artificiale. Per capire le conseguenze di un attacco basta pensare a un’officina, un negozio o uno studio professionale. Computer bloccati, fatture che non partono, ordinazioni ferme, dati dei clienti sottratti. In alcuni casi viene chiesto un riscatto per restituire l’accesso ai sistemi. Il nostro Cantone non è risparmiato. « Il Ticino è un Cantone di piccole e medie imprese, spesso costruite con anni di lavoro e sacrifici. Dietro ogni attività ci sono imprenditori, collaboratori e famiglie. Un attacco informatico può avere ricadute pesanti. Proteggere le nostre aziende significa anche difendere i posti di lavoro e la solidità della nostra economia », osserva Gobbi.

Lo Stato deve fare la sua parte
Di fronte a una criminalità che supera i confini nazionali, la collaborazione tra autorità, mondo economico e ricerca diventa fondamentale. Le istituzioni devono contribuire a diffondere conoscenze e favorire lo scambio di informazioni, mentre le imprese sono chiamate ad adottare misure adeguate per tutelare le proprie attività e i propri clienti. È con questo obiettivo che il Dipartimento delle istituzioni promuove da anni la piattaforma Cyber Sicuro, dedicata alla sensibilizzazione e alla collaborazione tra attori presenti sul territorio. Una serie di attività dedicate ad aziende, enti locali e cittadinanza si sono svolte negli ultimi mesi, mentre altre sono in programma. « Lo Stato deve offrire strumenti e competenze, ma non può sostituirsi alla responsabilità individuale. La sicurezza digitale si costruisce con il contributo di tutti. Per questo è fondamentale investire nella formazione e nella consapevolezza dei rischi », sottolinea Gobbi. La prudenza resta infatti la prima forma di difesa. I criminali sfruttano sempre più spesso la disattenzione, la fretta e soprattutto la fiducia. Il messaggio di un amico, una comunicazione che sembra arrivare dalla banca, un’offerta particolarmente allettante: basta poco per cadere nella trappola. Per questo è importante imparare a riconoscere i segnali di una possibile truffa, verificare l’autenticità delle richieste e prestare attenzione alle informazioni che condividiamo online. Anche aggiornare regolarmente i dispositivi, utilizzare password diverse e attivare l’autenticazione a due fattori sono accorgimenti importanti. Nessuno può considerarsi completamente al riparo, indipendentemente dall’età o dalla dimestichezza con la tecnologia. E spesso è proprio un semplice gesto di prudenza a fare la differenza.

Un appuntamento per approfondire
Proprio per sensibilizzare cittadini, enti pubblici e imprese su queste nuove minacce, il Dipartimento delle istituzioni organizza martedì 10 novembre, alle 18.00, all’Auditorium BancaStato di Bellinzona, una serata pubblica dedicata alla cybersicurezza. Ospite sarà Florian Schütz, direttore dell’Ufficio federale della cibersicurezza, che illustrerà come cambia la minaccia e quale ruolo spetta alla Confederazione, ai Cantoni e alla cittadinanza. Nell’ambito di una tavola rotonda interverranno anche Angelo Consoli, docente-ricercatore della SUPSI, e Silvano Petrini, direttore del Centro sistemi informativi del Cantone Ticino.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 novembre 2026 de Il Mattino della domenica

Cybersicurezza: una responsabilità condivisa

Cybersicurezza: una responsabilità condivisa

Comunicato stampa

Il direttore dell’Ufficio federale della cibersicurezza Florian Schütz interverrà il 10 novembre a Bellinzona, in una serata pubblica organizzata dal Dipartimento delle istituzioni nell’ambito delle attività promosse dalla piattaforma Cyber Sicuro.

La minaccia cyber evolve e riguarda tutti: istituzioni, aziende e cittadini. Per fare il punto su tendenze, sfide e prospettive, il Dipartimento delle istituzioni organizza un evento pubblico che si terrà martedì 10 novembre 2026 alle 18.00, presso l’Auditorium BancaStato di Bellinzona.  
Ospite della serata è Florian Schütz, direttore dell’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS). Nella sua relazione illustrerà come cambia la minaccia e quale ruolo spetta alla Confederazione, ai Cantoni e alla cittadinanza. Segue una tavola rotonda con Florian Schütz, Angelo Consoli, docente-ricercatore dell’Istituto sistemi informativi e networking della SUPSI e Silvano Petrini, direttore del Centro sistemi informativi del Cantone Ticino.
«La sicurezza è un compito condiviso, e nel mondo digitale lo è ancora di più: Confederazione, Cantone, enti locali, aziende e cittadini devono fare ciascuno la propria parte», sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Da anni Cyber Sicuro informa, sensibilizza e mette in rete gli attori del territorio. Questa serata ne è un esempio concreto».
La serata si concluderà con un aperitivo. La partecipazione è gratuita, con posti limitati. È richiesta l’iscrizione online all’indirizzo www.ti.ch/eventicyber.  

Flyer

Infrastrutture critiche nel mirino degli hacker

Infrastrutture critiche nel mirino degli hacker

In Svizzera oltre 100 attacchi in poco più di quattro mesi – L’analisi dell’esperto di sicurezza informatica Alessandro Trivilini

Gli attacchi vengono perpetrati di nascosto. I criminali spesso sono entità invisibili, che si muovono con grande destrezza nel cyberspazio. Ma quando colpiscono, fanno male e possono causare danni enormi. Stiamo parlando della cybercriminalità, che anche in Svizzera è sempre più diffusa.
Per le autorità federali, proteggere popolazione ed economia dalla criminalità informatica è diventata una priorità. E per poter osservare la situazione e proteggere altre istituzioni, dal mese di aprile di quest’anno per i gestori di infrastrutture critiche è obbligatorio segnalare qualsiasi attacco subito.
Ebbene, stando all’Ufficio federale per la cibersicurezza, sono stati colpiti anche enti pubblici. Da aprile ad agosto, ci sono stati ben 24 attacchi: 10 a livello comunale, 5 cantonale e 9 a livello federale.
E nel mirino dei pirati informatici finiscono sempre più spesso anche altre strutture nevralgiche: aeroporti, ospedali o aziende attive nei trasporti pubblici. Nel dettaglio, la Confederazione segnala 8 attacchi a istituzioni sanitarie, 9 nel settore dell’istruzione, 5 nelle telecomunicazioni, 3 ad aziende elettriche e 4 attacchi a fornitori di acqua potabile. A questi se ne sommano altri, in settori come le assicurazioni o la finanza, per un totale di 106 attacchi.
Per migliorare ancora la trasparenza, da ottobre si passerà dal semplice obbligo di notifica a un sistema di multe per chi non comunicherà di essere stato vittima di un cyberattacco.

L’IA che facilita la costruzione degli attacchi e un ecosistema sempre più complesso
Oltre 100 attacchi a infrastrutture critiche in poco più di quattro mesi in Svizzera. “È un dato altamente sottovalutato” afferma Alessandro Trivilini, responsabile Servizio informatica forense della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), interpellato dal Telegiornale della RSI. Da una parte, sottolinea, “siamo entrati appieno nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa, che facilita la costruzione di attacchi”, dall’altra “la sicurezza informatica è diventata più complessa”, in cui gli attacchi colpiscono un ecosistema formato da fornitori, consulenti, aziende di servizi a istituzioni.
Negli attacchi, continua Trivilini, vengono presi di mira gli enti pubblici, perché si tratta di “soldi facili”. Gli enti pubblici devono infatti rispondere ai cittadini per quanto riguarda la protezione dei loro dati sensibili. “Non possono permettersi di dire che non erano preparati, quindi: o evitano l’attacco oppure pagano il riscatto”.
Ma cosa devono fare ditte e gestori di infrastrutture critiche per proteggersi? Innanzitutto si devono rendere conto se fanno parte dei gestori di infrastrutture critiche, spiega ancora l’esperto. “In un piccolo Comune della Valle di Muggio che ha in gestione l’acquedotto, il sindaco ha le stesse responsabilità tecniche del direttore dell’AIL, che fornisce acqua a una grossa città” afferma, a titolo di esempio. È quindi fondamentale “adeguarsi alle normative attuali e assicurarsi che tutti i fornitori e consulenti da cui si ricevono servizi informatici siano adeguati e formati, e questo nel tempo e non una volta all’anno, perché gli attacchi continuano a cambiare” conclude Trivilini.

https://www.rsi.ch/info/svizzera/Infrastrutture-critiche-nel-mirino-degli-hacker–3061412.html

SATI: una realtà in continua evoluzione

SATI: una realtà in continua evoluzione

Comunicato stampa

Il concreto aumento dei cyber-rischi sia nell’ambito professionale sia nell’ambito privato è una diretta conseguenza della digitalizzazione della nostra società. Un fenomeno al quale le Autorità di polizia sono chiamate a rispondere adeguando i propri strumenti di contrasto. In questo senso, è previsto un rafforzamento della Sezione analisi tracce informatiche (SATI) della Polizia cantonale con l’integrazione di alcune figure professionali specialistiche.
Nel corso del 2022 la SATI ha sviluppato 31 inchieste (36 nel 2021), effettuato 101 (72) perquisizioni in supporto ad altri servizi, eseguito 1’026 (1’095) analisi informatico-forensi, elaborato 49 (45) analisi criminali operative, collaborato durante 25 (27) ricerche d’urgenza ed evaso 221 (250) richieste e-mail giunte da utenti o altre autorità. Inoltre, ha fornito un importante supporto alla Polizia giudiziaria e alla Gendarmeria nelle indagini classiche in cui vi erano delle componenti informatiche in gioco. Le attività illecite più frequenti riscontrate sono le truffe denominate Business Email Compromise (BEC) – che hanno generato un danno
economico di circa 1’260’000 franchi – e gli attacchi ransomware. È stato inoltre osservato un aumento di reati in cui l’illecito profitto è stato incassato in cripto-valute.

In queste tipologie d’indagine, una delle difficoltà più grandi risiede nell’identificazione degli autori i quali, operando prevalentemente dall’estero, utilizzano espedienti che permettono loro di mantenere l’anonimato. Pertanto la collaborazione con le polizie estere risulta cruciale: in tredici occasioni la SATI ha infatti collaborato con le autorità estere in base alla Convenzione sulla criminalità informatica di Budapest (che fornisce una base giuridica per la cooperazione internazionale in ambito di indagini), per procedere alla conservazione di dati presenti su server di società ticinesi. Inoltre, un intervento scaturito da una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale da parte delle autorità italiane ha portato alla perquisizione di una società situata nel Sopraceneri e al sequestro di alcuni server, nonché di materiale per l’acquisizione e distribuzione non autorizzata di segnali IPTV, tra i quali Sky e Dazn.

Un aspetto fondamentale resta la formazione, di base e continua, in ambito della cybercriminalità, della criminalità digitale e di quella legata all’evoluzione tecnologica. A questo proposito, lo scorso anno 34 ispettori e ispettrici di Polizia giudiziaria hanno conseguito la certificazione rilasciata dall’Istituto Svizzero di Polizia (ISP) nell’ambito della criminalità informatica. Inoltre, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente l’attività di contrasto a questi fenomeni, è in previsione l’inserimento di figure professionali specialistiche all’interno della SATI.

Quando l’anello debole della sicurezza informatica è il fattore umano, la prevenzione riveste un’estrema importanza. In particolare, vi sono alcuni accorgimenti che ogni utente può adottare per diminuire i rischi. Tra i tradizionali consigli vi è l’invito a diffidare delle e-mail ricevute senza sollecitazione e di cui non si conosce il mittente; a non dare seguito a richieste di pagamento; a usare prudenza se si ricevono e-mail che sollecitano un’azione da parte di chi le riceve e si minaccia altrimenti di conseguenze (perdita di denaro, querela penale, blocco del conto, disgrazia), a non aprire link e allegati in caso di e-mail sospette.
Un altro aspetto cruciale in questo ambito è la protezione degli accessi, fisici e virtuali: in quest’ultimo caso servirsi di password complesse, cambiandole regolarmente e utilizzando combinazioni diverse per i vari servizi online e, se possibile, attivare l’autenticazione a più fattori. Inoltre, un consiglio importante valido in tutti gli ambiti – ma in maniera specifica per le aziende – è mantenere costantemente aggiornati il sistema operativo e gli applicativi (ad esempio antivirus), effettuare delle copie di backup e investire coscienziosamente nella sicurezza della propria infrastruttura informatica e nella formazione dei propri collaboratori e
delle proprie collaboratrici.

È possibile informarsi consultando i siti della Polizia cantonale www.polizia.ti.ch, del gruppo cantonale Cyber Sicuro www.cybersicuro.ch e della Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) https://www.skppsc.ch/it/temi/internet/. Per quanto riguarda invece le segnalazioni è attivo il Centro nazionale per la cybersicurezza (NCSC) all’indirizzo https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home.html.

Seminario dedicato ai Comuni sulla sicurezza informatica

Seminario dedicato ai Comuni sulla sicurezza informatica

Comunicato stampa

Mercoledì 7 settembre il Gruppo di lavoro strategico del Consiglio di Stato “Cyber sicuro” ha organizzato un seminario dedicato ai Comuni sulla sicurezza informatica. L’evento si inserisce nelle attività di sensibilizzazione della campagna di prevenzione Cyber sicuro e si è in quest’occasione focalizzato sulle amministrazioni pubbliche, in tempi recenti particolarmente colpite dagli attacchi informatici.

In occasione di questo seminario, al quale hanno partecipato oltre 70 persone tra Municipali e funzionari comunali in rappresentanza di oltre 40 enti pubblici, è stata presentata una guida per l’allestimento di un Piano di risposta agli incidenti (PRI), strumento essenziale per valutare il proprio livello di sicurezza informatica, rispettivamente per poter reagire con efficacia nel caso in cui si subisca un attacco informatico. La guida verrà ora messa a disposizione di tutti i Comuni. Nella seconda parte dell’evento i rappresentanti delle realtà comunali hanno invece avuto la possibilità di porre domande sui principali temi correlati alla sicurezza informatica: stoccaggio dati, formazione del personale e assicurazioni in ambito “cyber”.
Il seminario ha rappresentato un ottimo momento di scambio tra Cantone e Comuni, sensibilizzando in maniera mirata e puntuale sulle principali sfide legate alla sicurezza informatica. Nell’anno in corso le attività della campagna di prevenzione Cyber sicuro sono infatti focalizzate sulle amministrazioni pubbliche. I recenti attacchi a danno di alcuni Comuni in Svizzera e la crescente minaccia a cui sono sottoposte le infrastrutture critiche dimostrano come la sicurezza informatica rappresenti una sfida a tutti i livelli istituzionali.

ated ICT TicinoCyber Security: il punto in Ticino

ated ICT TicinoCyber Security: il punto in Ticino

Abbiamo avuto il piacere di avere presente per un saluto l’Onorevole Norman Gobbi, “padrino” del Corso di formazione per la preparazione all’esame federale di Cyber Security Specialist, promosso da ated-ICT Ticino e Formati Academy. Si è trattato di un suo intervento in cui il tema delle minacce informatiche è stato al centro della chiacchierata informale con gli studenti e i docenti del percorso di formazione. La considerazione generale è partita accennando ai continui rischi che non solo il mondo delle imprese, ma sempre più anche quello delle istituzioni, si trova a dover quotidianamente fronteggiare. Infatti, se a inizio anno persino la Croce Rossa ha subito un attacco con violazione di dati sensibili, relativi a profughi e rifugiati, è continuo l’allarme e i proclami che sedicenti gruppi di hacker dettano attraverso i canali e media più vari. E spesso si ha la sensazione di trovarsi in affanno in una sorta di tempesta perfetta. Anche perché siamo ormai costretti a usare moltissima tecnologia per lavorare e vivere, ma spesso non sappiamo difenderci con l’accortezza necessaria.

Onorevole Gobbi, lei è molto impegnato sul tema della cyber security, in quanto la campagna di prevenzione Cyber Sicuro e il relativo Gruppo di lavoro strategico è gestito dal Dipartimento che dirige. Quali sono stati ad oggi i risultati più interessanti di cui può parlarci in questo ambito?
«Il Gruppo di lavoro strategico del Consiglio di Stato Cyber Sicuro è stato costituito nel 2019 in quanto vi era l’esigenza di creare un punto di riferimento a livello cantonale – ufficiale e autorevole – per tutte le questioni legate al tema della sicurezza informatica. Di questo Gruppo di lavoro fanno parte funzionari chiave dell’Amministrazione cantonale, compreso personale di Polizia, come pure esperti esterni. Questo assicura un rapido scambio di informazioni in caso di necessità tra le persone che ne fanno parte, le quali essendo attive in ambiti diversi garantiscono l’apporto di conoscenze variegate all’interno del gruppo, sia a livello tecnico che operativo. Infatti, l’attività principale e più nota del Gruppo di lavoro è sicuramente quella legata all’omonima campagna di prevenzione: la scelta degli ambiti verso i quali orientare le attività di prevenzione vengono decisi anche sulla base dei riscontri e degli spunti che i membri del Gruppo osservano nella loro quotidianità professionale.

A oltre due anni dal suo debutto posso ritenermi soddisfatto dell’attività sin qui svolta da Cyber sicuro, in particolare perché ha saputo indirizzare le sue attività in maniera dinamica e flessibile in base alle necessità e alle situazioni venutesi a creare, penso per esempio alla pandemia da COVID-19 o al fatto che molti momenti informativi vengono svolti in maniera digitale nella forma del webinar. Tra i momenti di maggiore spicco sicuramente le due conferenze organizzate nell’autunno del 2020 e del 2021, in occasione della quale abbiamo potuto accogliere in Ticino quale relatore il Delegato federale alla cibersicurezza, Dr. Florian Schütz, rispettivamente un funzionario dell’Ufficio dell’incaricato federale per la protezione dei dati in vista dell’introduzione della nuova Legge federale sulla protezione dei dati (nLPD)».

Quali sono le sfide in tema di sicurezza informatica che come istituzione state raccogliendo e su cui state lavorando?
«La sicurezza informatica è un ambito che al giorno d’oggi coinvolge tutti, dalle aziende alle amministrazioni pubbliche passando per i singoli cittadini. L’attività risulta dunque essere trasversale e molto variegata: posso citare in questo senso l’esigenza che tutte le amministrazioni pubbliche siano sufficientemente tutelate dagli attacchi informatici e sappiano come reagire nel caso in cui ne siano vittima, la necessità di informare la popolazione a proposito delle varie truffe informatiche, l’utilità dell’avere personale correttamente formato così da prevenire inutili rischi, come pure altri aspetti che si fanno sempre più evidenti quali la futura carenza di professionisti nel settore della sicurezza informatica. In questo senso, proposte formative come quella proposta da ated-ICT Ticino per la preparazione all’esame federale di Cyber Security Specialist sono da salutare favorevolmente, in quanto permettono di colmare questa importante lacuna, con la speranza che queste risorse formate restino attive sul nostro territorio».

Il nostro territorio come si sta attrezzando nella protezione e difesa dalle incursioni cyber che spesso osserviamo in Paesi a noi vicini?
«Proprio in questo ambito le attività di Cyber Sicuro hanno un significato importante: aumentare la consapevolezza di tutti (cittadini, economia privata, enti pubblici, e via dicendo) sui rischi cyber è il primo passo da fare: un cittadino consapevole è automaticamente anche un collaboratore, un imprenditore, o un docente consapevole: la conoscenza diffusa è la chiave di volta per la sicurezza di tutto il Paese in tutte le sue componenti pubbliche e private. Acquisita questa consapevolezza, vi sono poi molti attori che già oggi offrono servizi e prestazioni nel settore della cibersicurezza. Sul piano istituzionale nazionale il Centro Nazionale per la cibersicurezza (NCSC) funge da osservatorio e si occupa di allertare le infrastrutture critiche, o se necessario specifici settori economici oppure anche la popolazione, se ritiene che una minaccia osservata all’estero possa ripercuotersi o propagarsi nella rete svizzera. Inoltre, il mercato ha autonomamente sviluppato un ecosistema di fornitori che indirizzano le loro offerte ai singoli cittadini, agli enti pubblici e all’economia privata: non vi è che l’imbarazzo della scelta. A questo proposito è importante sottolineare il ruolo svolto dall’offerta formativa oggi disponibile (sia privata che pubblica) per avere personale qualificato sul territorio anche se, duole dirlo, vi è una marcata carenza di queste figure professionali, in Ticino ma anche nel resto del nostro Paese».

Quali sono le minacce che dal suo punto di vista sembrano più pericolose e a cui dobbiamo prepararci sia come persone, sia come aziende e istituzioni?
«Mi piace sempre ricordare che la protezione dell’infrastruttura informatica non è che uno degli aspetti che compongono la vasta rete della sicurezza in ambito cyber. Infatti, avere del personale sufficientemente formato o dei cittadini che utilizzano le tecnologie digitali in maniera cosciente permette già di ridurre notevolmente il rischio di subire un attacco; si pensi in particolare al “classico” link o allegato inviato per e-mail da uno sconosciuto che, se aperto per sbaglio, potrebbe criptare i dati del nostro dispositivo e restituirceli solo dietro il pagamento di un riscatto. D’altro canto, e qui penso in particolare alle aziende, alle amministrazioni pubbliche e alle organizzazioni di varia natura, ancora non è sufficientemente diffusa la consapevolezza su come occorra agire nel caso in cui si sia vittima di un attacco informatico. Dotarsi di un Piano di risposta agli incidenti (PRI) risulta infatti essenziale per contenere i danni, ripristinare l’operatività il prima possibile e – soprattutto – definire in maniera chiara chi fa cosa. Questo acquisisce ancora ulteriore importanza se pensiamo che, al giorno d’oggi, chiunque può essere potenzialmente un obiettivo per un attacco informatico. Nessuno escluso».

Cyber sicuro: il bilancio del 2021 e le prospettive per il 2022

Cyber sicuro: il bilancio del 2021 e le prospettive per il 2022

Comunicato stampa

Nel corso del 2021 l’attività del Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro è stata essenzialmente incentrata su azioni divulgative concernenti la nuova Legge sulla protezione dei dati (nLPD). Nello specifico, oltre a 4 webinar organizzati con l’obiettivo di presentare la nuova legge a 4 specifici settori (sanitario, economico, formativo e degli Enti pubblici), si è in particolare tenuta a ottobre una conferenza dedicata a questo tema con la presenza, tra gli altri, di un rappresentante dell’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT).

Quello stilato per l’anno 2021 da parte del Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro è un bilancio positivo, in particolare in ragione della cospicua adesione di partecipanti riscontrata sia tramite i webinar che in occasione della conferenza tenutasi in presenza il 14 ottobre – intitolata «La nuova Legge federale sulla protezione dei dati (nLPD): genesi, sfide e opportunità» – alla quale hanno partecipato oltre un centinaio di persone.
A causa dei numerosi e sempre più frequenti attacchi informatici ai danni delle amministrazioni pubbliche, nel corso del 2022 le attività si focalizzeranno invece sugli enti locali, con l’obiettivo – tramite un seminario in presenza – di illustrare cosa occorre fare per gestire in maniera ottimale la propria sicurezza informatica, nonché come agire correttamente in caso di attacco, fornendo loro degli strumenti tramite i quali possano valutare il proprio grado di preparazione ad un attacco informatico rispettivamente di allestire un piano di risposta strutturato, simulando pure dei casi realistici. Queste tipologie di informazioni, in forma più concisa, verranno pure divulgate a specifici settori in occasione di alcuni webinar, ricalcando la strategia dello scorso anno.
Anche il 2022 si preannuncia quindi un anno ricco di sfide che il Gruppo Cyber sicuro monitorerà intervenendo laddove necessario con delle attività informative e di prevenzione: si pensi in particolare alla crescente diffusione delle criptovalute, al sempre costante fenomeno del «phishing» come pure alla futura penuria di figure professionali attive nel settore della sicurezza informatica.

Conferenza sulla nuova Legge federale sulla protezione dei dati

Conferenza sulla nuova Legge federale sulla protezione dei dati

Il Gruppo di lavoro strategico del Consiglio di Stato Cyber sicuro vi invita alla conferenza sul tema

La nuova Legge federale sulla protezione dei dati (LPD): genesi, sfide e opportunità

che si terrà giovedì 14 ottobre 2021 dalle ore 09:00 alle 12:00 al Cinestar di Lugano

Interverranno:
On. Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI)

On. Christian Vitta
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE)

Dr. Daniel Dzamko
Responsabile dell’Ambito direzionale Protezione dei dati presso l’Incaricato federale della protezione dei dati e per la trasparenza

Dr. Giorgio Rastrelli
Co-Direttore, Centro di Calcolo Elettronico SA

 Avv. Rocco Talleri
Avvocato e titolare dello studio legale Talleri Law

Programma

Iscrizioni

Cyber sicuro: webinar concernente l’impatto della nuova Legge federale sulla protezione dei dati nel settore formativo

Cyber sicuro: webinar concernente l’impatto della nuova Legge federale sulla protezione dei dati nel settore formativo

Comunicato stampa

In vista della futura entrata in vigore della nuova Legge federale sulla protezione dei dati (LPD), approvata il 25 settembre 2020 dal Parlamento svizzero, il Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro ha organizzato quattro seminari in rete (webinar) per approfondire l’impatto che questa nuova legge avrà in quattro specifici settori: sanitario, economico, formazione ed amministrazioni pubbliche.  

Il terzo dei quattro webinar, dedicato al settore formativo, ha avuto luogo giovedì 2 settembre con l’obiettivo di creare un momento di confronto e condivisione di esperienze didattiche che riguardano la trattazione dei dati sensibili e la sicurezza delle informazioni. I partecipanti hanno quindi avuto la possibilità di conoscere gli aspetti principali in materia di gestione dei dati personali e della relativa sicurezza informatica.

La registrazione del citato webinar è visibile sul canale Youtube del Cantone (https://youtu.be/4n3pmq627hc) oppure sul sito www.cybersicuro.ch.

Il quarto e ultimo webinar, dedicato alle amministrazioni pubbliche, si terrà giovedì 23 settembre dalle ore 17:00 alle ore 18:30.

Per iscriversi o per maggiori informazioni si può consultare il sito www.cybersicuro.ch.