“Sciagurata libera circolazione per il nostro mercato del lavoro”

“Sciagurata libera circolazione per il nostro mercato del lavoro”

Norman Gobbi commenta la disparità salariale Ticino/resto della Svizzera
“Non giriamoci troppo intorno: la spiegazione dell’aumento del divario salariale tra il Ticino e il resto della Svizzera è dovuta oggi in gran parte alla massiccia presenza di frontalieri e a proposte salariali che le cittadine e i cittadini residenti non possono accettare, se appena vogliono essere in grado di pagare le fatture a fine mese! La causa di tutto questo è stata l’accettazione dell’Accordo di libera circolazione. Tutti i partiti lo hanno a suo tempo approvato, tranne l’UDC sul piano nazionale e la Lega dei Ticinesi”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi commenta così la recente pubblicazione da parte dell’Ufficio cantonale di statistica (USTAT) dei dati che riguardano il livello salariale in Ticino rispetto a quelli che toccano gli altri Cantoni. “Il divario è salito al 23,3 per cento e negli ultimi 10 anni se nel resto della Svizzera mediamente i lavoratori del settore privato hanno visto aumentare la loro busta paga di 439 franchi al mese, in Ticino questo aumento si è fermato a 188 franchi”.
Per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, come detto, la causa è legata alla libera circolazione delle persone, e quindi anche dei lavoratori, tra gli Stati dell’UE e la Svizzera. “La statistica mostra una fotografia sul 2020 e noi sappiamo che nel frattempo vi è stata una ulteriore esplosione dei frontalieri, che oggi hanno raggiunto circa le 80mila unità. Il Ticino, attraverso la Sezione della popolazione del mio Dipartimento, è l’unico Cantone che almeno richiede i contratti di lavoro prima di accordare un permesso G (frontalieri) o un permesso B (residenti). È un mezzo per monitorare il mercato del lavoro, assieme agli altri organi preposti dell’amministrazione. Però sappiamo che si tratta di un cerotto che possiamo mettere su una ferita che invece necessiterebbe punti di sutura o un’amputazione per certi versi. L’accordo di libera circolazione ha allargato troppo le maglie. Il Ticino subisce un forte contraccolpo rispetto agli altri Cantoni, perché è confrontato a sud con un mercato del lavoro potenzialmente enorme, che può fornire manodopera attratta dai livelli salariali che per una cittadina o un cittadino italiano sono molto favorevoli. Una situazione che inizia a preoccupare – e molto – anche i responsabili politici ed economici italiani. La Lombardia in particolare si vede partire verso il Ticino decine e decine di migliaia di lavoratori anche molto qualificati. Stanno correndo ai ripari. La Lega Nord si sta impegnando affinché il governo italiano sostenga le imprese, con regole che aprono la strada a una Zona Economica Speciale o una Zona Logistica Speciale, mettendo i territori di confine nella condizione di essere competitivi. Vediamo cosa avverrà in Italia, ma dubito che le aziende italiane possano introdurre condizioni salariali tali da trattenere i lavoratori, che possono partire verso il Ticino e il resto della Svizzera”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 26 febbraio 2023 de Il Mattino

“Più lavoro per nostre aziende grazie alle commesse dell’esercito”

“Più lavoro per nostre aziende grazie alle commesse dell’esercito”

Norman Gobbi presenta la neonata associazione GMDSI

C’è una stortura, oggi, nel settore economico che penalizza non poco il Ticino e la Svizzera italiana in generale. Stiamo parlando dell’industria che produce componenti per i sistemi di difesa e sicurezza del nostro esercito. “La Legge federale stabilisce che per ogni grande acquisto di sistemi d’arma esteri – in questi tempi soprattutto aviazione e difesa contraerea, ma non solo – i contratti devono prevedere degli acquisti di compensazione che devono essere ripartiti equamente tra le regioni linguistiche del paese”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Alla Svizzera italiana spetta di regola il 5% di queste commesse. Non stiamo parlando di noccioline, perché questi acquisti generalmente sono molto costosi. Decine e decine di milioni di franchi che oggi non giungono quasi mai al sud delle Alpi. Le cause sono da ricercare in una certa titubanza e timidezza delle nostre aziende, che o non partecipano alle gare d’appalto perché poco informate, o vengono regolarmente dimenticate da Berna. Eppure in Ticino e nei Grigioni italiano vi sono piccole e medie aziende con alto contenuto tecnologico che potrebbero avere molto più lavoro”.

Questa stortura deve finire. Per questo è nata l’associazione “Gruppo materiale difesa e sicurezza della Svizzera italiana (GMDSI). “Il comitato è presieduto da Filippo Lombardi e annovera professionisti del settore e gente che conosce bene la materia. Da parte mia assicurerò i contatti istituzionali tra il Ticino e gli ambienti interessati a Berna per cercare di fare le giuste pressioni, affinché anche le nostre aziende vengano tenute in considerazione. Si tratta in buona sostanza di raggiungere un obiettivo definito per legge. I romandi in questo senso fanno un lavoro di lobbying molto profilato e ottengono ottimi risultati. Noi dobbiamo fare altrettanto. In primis è necessario che le aziende del settore e tutte quelle interessate si uniscano. Il GMDSI vuole proprio favorire questa unità di intenti, come hanno ricordato in conferenza stampa anche lo stesso presidente Lombardi e il direttore della Camera di Commercio Cantone Ticino, Luca Albertoni. È indispensabile quindi far circolare l’informazione sulla creazione di questo gruppo. Speriamo che nei prossimi mesi altre aziende – oltre alla decina che già fanno parte dell’associazione – si uniscano a questo progetto. L’obiettivo, come detto, è di portare nella Svizzera italiana contratti di fornitura, difendendo quindi le capacità tecnologiche e soprattutto i posti di lavoro a sud delle Alpi. Anche da questo impegno che assumo in prima persona passerà la possibilità di avere un Ticino forte!”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 febbraio 2023 de Il Mattino

Le sfide del Ticino

Le sfide del Ticino

1 Quali sono state le sfide principali di questo periodo alla guida del Cantone?

È stato un quadriennio “straordinario”. È un termine che riassume tutti i significati. “Straordinario”, perché è stato un periodo fuori dal comune, con in particolare la crisi pandemica che ci ha messo di fronte al grande dolore per la morte di un numero elevato di persone portate via dalla malattia e a sfide mai viste prima. Il bisogno di proteggerci dai contagi con l’istituzione dei vari lockdown, il grande sforzo per una vaccinazione di massa di portata storica. E poi non ancora terminata la pandemia, ecco lo scoppio del conflitto in Ucraina con l’invasione dei carri armati russi. Una guerra all’interno dei confini europei, che ha provocato ripercussioni dirette su tutti gli Stati, generando la crisi energetica e di riflesso economica. E a fare da sfondo, anche i cambiamenti climatici con le loro sfide: incendi boschivi, “bombe d’acqua”, dissesti idro-geologici, gli sforzi per garantire acqua potabile alla popolazione e risorse idriche alla produzione agricola, dagli alpeggi alle coltivazioni di pianura. Anche qui il Canton Ticino ha dovuto reagire in maniera “straordinaria”. Siamo riusciti a contenere la pandemia, stiamo reagendo per affrontare la crisi economica, migratoria e climatica. 

2 Il tema dei frontalieri è sempre stato centrale, tanto più con la questione dell’accordo che ha preso ulteriore tempo. Qual è il suo punto di vista sull’attuale situazione e quali sono le prospettive nel prossimo futuro?
La recente approvazione da parte del Senato italiano dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri e la sua imminente ratificazione è una buona notizia. Il lavoro frontaliero è una componente indissociabile del mercato del lavoro dei nostri territori e ne siamo tutti coscienti. Tuttavia vi è una necessità di riequilibrio nell’interesse dei due lati della frontiera. Da una parte è essenziale evitare che in Ticino si produca del dumping salariale e un effetto di sostituzione di mano d’opera locale con quella frontaliera, d’altra parte è giusto limitare un esodo di mano d’opera dalla vicina Italia verso la Svizzera con susseguente impoverimento del tessuto economico locale. Ritengo che il nuovo accordo possa costituire uno strumento utile nella ricerca di un maggior equilibrio dei flussi nel mercato del lavoro transfrontaliero. In Ticino abbiamo altresì preso atto dell’appello del Senato, trasversale a tutti i partiti politici, affinché il Governo italiano negozi rapidamente con la Confederazione un accordo sul lavoro da remoto che tenga conto delle mutate esigenze di lavoratori e aziende sull’onda dell’esperienza maturata durante la pandemia. Quale Cantone riteniamo che sia importante fare chiarezza sul tema e trovare un’intesa di lungo termine nell’interesse delle parti che permetta di ottimizzare i vantaggi del telelavoro ma senza che le nuove regole vadano a scapito della mano d’opera locale. Infine vorrei salutare il più che legittimo appello effettuato in aula dal Senatore Garavaglia che ha chiesto al Governo italiano di finalmente levare la Svizzera dall’annosa black list delle persone fisiche del 1998, dato che la sua presenza su questa lista non ha più ragione di essere da tempo!

3 Superata la pandemia, almeno così sembra, quali sono le priorità da affrontare per il prossimo governo?
Il tema finanziario è di primaria importanza. Il Governo dovrà essere in grado di proporre correttivi alla spesa, per contenere il deficit. Nello stesso tempo però sarà chiamato a fare una politica attiva, per sostenere le imprese, il mondo del lavoro e della formazione. Proprio la pandemia ci ha insegnato a muoverci in modo pragmatico, trovando soluzioni nuove. Ciò ha permesso al Ticino – anche grazie alla solidità del sistema sociale svizzero – di superare tutto sommato bene le difficoltà economiche. Il sistema politico ticinese ed elvetico si fonda sulla concordanza. I partiti politici e tutti i loro rappresentanti in Governo e nel Parlamento dovranno dare prova di unità d’intenti, per trovare soluzioni condivise. È un lavoro importante quello che ci attende, affinché non ci si fermi a una mera declamazione d’intenti fine a sé stessa. Anche i rapporti transfrontalieri, come detto, dovranno giocare il loro ruolo. Così come la capacità di gestire l’elevato afflusso da sud di stranieri che entrano illegalmente in Ticino. Una crisi, quella migratoria, che sta diventando sempre più importante, se pensiamo che nell’ultimo mese del 2022 e in questo primo scorcio di 2023 mille stranieri hanno cercato di entrare illegalmente ogni settimana nel nostro Cantone. Anche in questo settore nel recente passato abbiamo dimostrato in Ticino di saper trovare modalità corrette per affrontare la situazione. Lo faremo anche in questa circostanza. 

4 Quanto pesa il tema economico e quanto incide il connesso tema sociale?
Il tema economico incide sicuramente sul tessuto sociale, creando insicurezza e paura se l’economia non è in grado di generare benessere. Per questo il compito dello Stato è quello di creare condizioni quadro ottimali per il mondo economico, affinché possa svilupparsi. Per quanto di mia diretta competenza, la sicurezza intesa in senso lato (protezione delle persone e dei loro beni; sicurezza nel diritto) è un fattore di primaria importanza per favorire l’economia e quindi per sostenere la qualità di vita dei residenti. La pandemia inoltre ha creato difficoltà d’ordine psicologico e di relazioni interpersonali che in passato non avevamo mai conosciuto. La nostra società si è ulteriormente fragilizzata. Anche qui dobbiamo essere pragmatici e non piangerci addosso, ma proporre a tutti i livelli – nella scuola, nelle associazioni, nelle attività di volontariato e ricreative – nuove opportunità. È un impegno civico che tocca tutti in prima persona.    

5 Che tipo di campagna elettorale si aspetta? Come cambierà proprio anche la campagna elettorale, l’approccio con gli elettori dopo questi anni di emergenza sanitaria e connesse criticità economiche sociali?
Abbiamo la fortuna che in questi mesi tutte le restrizioni introdotte per proteggerci sono state tolte. Le persone hanno più voglia di incontrarsi, anche se con un’attenzione maggiore. Non dimentichiamoci che in Ticino nel 2020, appena è scoppiata la pandemia, sono state annullate le elezioni comunali. Non è il caso per queste elezioni cantonali. E questo è già un bene importante, perché poter esercitare il proprio diritto di voto è essenziale per la vita democratica di un Paese. Quest’anno tutti sostengono che la compagna elettorale risulti fiacca. Io non do importanza a questo fattore, perché sono concentrato su quanto ho ancora da fare ogni giorno prima della scadenza elettorale. I progetti sono tanti e non si può perdere nemmeno un momento di lavoro. Lo sento come un impegno forte nei confronti della cittadinanza, di ogni cittadina e cittadino elettore di questo magnifico Canton Ticino. Un impegno per avere anche in futuro un Cantone forte. 

Intervista pubblicata nell’inserto Frontiera del quotidiano La Provincia di Como 

Appuntamenti online per la Sezione della circolazione

Appuntamenti online per la Sezione della circolazione

Comunicato stampa
A partire dal 21 febbraio 2023 sarà possibile prenotare online gli appuntamenti del Servizio conducenti e del Servizio immatricolazioni effettuati dalla Sezione della circolazione, consentendo così all’utenza di evadere le proprie pratiche allo sportello con la massima priorità.  

Nel corso delle ultime settimane è stato messo in funzione e testato presso la Sezione della circolazione a Camorino un nuovo e moderno sistema di ticketing che ha dato ottimi risultati, garantendo una gestione dell’utenza ancora più efficace e funzionale.
Sempre grazie a questo sistema, a partire da martedì 21 febbraio 2023 sarà possibile prenotare online gli appuntamenti del Servizio conducenti e del Servizio immatricolazioni. Si tratta di una prima per tutta l’Amministrazione cantonale e di un altro importante passo del Dipartimento delle istituzioni nel segno della digitalizzazione, che garantisce servizi online moderni e sempre attivi.
L’operatività su appuntamento, introdotta durante le fasi acute della pandemia, ha da subito avuto molti estimatori tra l’utenza della Sezione della circolazione; allo stesso modo, le prime settimane di test su questo nuovo sistema hanno dato risultati molto incoraggianti. I vantaggi saranno infatti innumerevoli.
I cittadini e le cittadine che decideranno di prendere appuntamento online per evadere le proprie pratiche allo sportello avranno ovviamente la massima priorità. Questo non andrà però a discapito di coloro che si recheranno a Camorino senza appuntamento: l’evasione delle pratiche continuerà a essere garantita in tempi sempre più brevi. Grazie infatti a questo sistema, la Sezione della circolazione si prefigge di abbassare ulteriormente i tempi di attesa, dopo averli già ridotti del 75% negli ultimi 5 anni. Tutto a fronte di una mole di lavoro che rimane molto elevata, considerando che il solo Servizio immatricolazione evade annualmente oltre 200’000 pratiche, accogliendo agli sportelli una media di circa 300 utenti al giorno.
Per prendere appuntamento online basterà seguire passo per passo le istruzioni presenti sul sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/circolazione), per poi recarsi puntualmente a Camorino con la conferma della prenotazione ricevuta via email. All’entrata dello Stabile amministrativo sarà presente un totem tramite il quale effettuare il check-in (in caso di appuntamento) e attendere pochissimi istanti prima di poter accedere allo sportello. Chi non ha riservato online il suo appuntamento prenderà il ticket dal medesimo totem in attesa del proprio turno.
Ricordiamo che oltre a proporre l’orario continuato di apertura degli sportelli (dalle 07.30 alle 16.15), la Sezione della circolazione incoraggia l’invio delle pratiche per posta. Le pratiche vengono evase il giorno stesso della ricezione e rispedite rapidamente al mittente. La bucalettere situata all’esterno dello Stabile amministrativo permette inoltre di depositare targhe o altre pratiche in qualsiasi momento della giornata. 

Un’alleanza tra esperti che ‘cura’ dai cyber attacchi

Un’alleanza tra esperti che ‘cura’ dai cyber attacchi

L’offerta di ‘Sos Cyber’ si rivolge a ditte e istituzioni. Trivilini (Supsi): ‘Un’alleanza tra esperti per essere al passo con i tempi’. Attivato un numero verde.

L’iniziativa ‘Sos Cyber’ si rivolge a ditte e istituzioni. A coordinare informatici, avvocati e assicuratori è la Supsi. ‘Siamo una sorta di pronto soccorso, facciamo un’analisi della situazione’.
Il numero di attacchi informatici è in aumento. Al punto che, secondo la direttrice del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi Milena Properzi, si può parlare di «crescita esponenziale. Gli attacchi hanno ormai una cadenza regolare. L’ultima ‘offensiva’ significativa risale a poche settimane fa e ha colpito in Francia, Italia e Stati Uniti». Ma il problema tocca anche il Ticino: «Abbiamo avuto casi di attacchi importanti, con ditte che hanno dovuto fermare la produzione per diversi giorni», ha affermato Paolo Lezzi, esperto di sicurezza informatica. E non mancano le segnalazioni, che si contano nell’ordine delle centinaia. «Spesso le piccole aziende si sentono al sicuro. Lontane dagli interessi dei malintenzionati. Ma non è così». Ecco perché è stata creata ‘ Sos Cyber’, un’alleanza tra esperti del settore – coordinati dalla Supsi – per offrire un’assistenza interdisciplinare a ditte e istituzioni pubbliche che si sentono minacciate. «Siamo una sorta di pronto soccorso: facciamo una prima analisi per capire se c’è un problema e poi, nel caso, organizzare un intervento». Il servizio è attivo da ieri al numero verde 0800 800 188 e offre, oltre a una consulenza tecnica, anche assistenza giuridica e assicurativa. «La tempestività è fondamentale – ha continuato Lezzi –. Come per la scena di un crimine, prima si interviene e più facile è stabilire cosa è successo e se ci sono ancora dei pericoli». Anche perché i singoli casi, se coordinati tra loro, «potrebbero portare a un problema per la sicurezza nazionale. Bisogna ricordarsi che il vero strumento è la prevenzione».

‘Dai Bitcoin alla Monero, la criminalità evolve’
L’iniziativa unisce pubblico e privato e non sarà gratuita per le ditte che richiedono il servizio. «Si tratta di una ‘prima’ a livello nazionale. Vogliamo proporre uno strumento nuovo e al passo con i tempi» ha affermato Alessandro Trivilini, responsabile del servizio informatica forense della Supsi. «La criminalità digitale è in continua evoluzione, alla ricerca di nuove zone grigie dove operare». Un esempio? «Prima alle vittime veniva richiesto un riscatto in Bitcoin. Ora questa moneta sta diventando sempre più tracciata e tracciabile. I criminali sono quindi passati alla Monero. Un altro sistema, più recente e meno conosciuto». Aziende e istituzioni sono quindi invitate ad avere un atteggiamento proattivo, anche perché dal prossimo settembre entrerà in vigore la nuova Legge sulla protezione dei dati «che impone di farsi trovare pronti».

‘C’è l’esigenza, non la consapevolezza’
Un problema, è stato ricordato più volte, che tocca in particolar modo le aziende. «Constatiamo che c’è l’esigenza ma non c’è la consapevolezza di avere l’esigenza», ha affermato Luca Albertoni , direttore della Camera di commercio dell’industria e dell’artigianato ticinese. «La piattaforma proposta è interessante, perché aperta e trasversale». Aspetto della prevenzione che è stato sottolineato anche dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi: «È la prima tappa nella sicurezza digitale. Che si basa su un aspetto fondamentale: la consapevolezza. Sia per le aziende che per le istituzioni e i singoli individui». Gobbi ha anche sottolineato il ruolo della polizia, che «va contattata in caso di reato, anche se si tratta di natura informatica». È poi stato ricordato il lavoro di ‘Cyber sicuro’, il gruppo di lavoro strategico del Consiglio di Stato che resta punto di riferimento a livello cantonale per tutte le questioni legate al tema della sicurezza informatica.

‘Il quadro giuridico internazionale diventa sempre più articolato’
L’alleanza, come detto, non offre consulenze solo su aspetti ‘tecnici’, ma anche legali e assicurativi.
«Dal profilo legale ci si muove in un contesto internazionale, dove l’aumento di normative è significativo. È però importante, per una singola azienda o istituzione, capire in quale campo ci si muove», ha detto l’avvocato Rocco Talleri. Per quanto riguarda il profilo assicurativo si è ricordato come questo debba costituire «un’ultima misura. Il rischio residuo deve essere ridotto il più possibile».
Anche perché «un rimborso assicurativo non equivale sempre a un recupero dei dati che possono essere persi».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 febbraio 2023 de La Regione

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Presentata l’iniziativa SOS Cyber «Il Pronto soccorso per gli attacchi»
CRIMINALITÀ INFORMATICA / La piattaforma, raggiungibile tramite un numero verde, si propone di fornire alle aziende e alle amministrazioni pubbliche un gruppo di esperti per gestire l’emergenza – Alessandro Trivilini (SUPSI): «Le statistiche indicano un forte aumento dei casi»

Un numero verde contro gli attacchi informatici. Una sorta di Pronto soccorso, a cui le aziende e le amministrazioni pubbliche possono fare ricorso in caso di attacco informatico. L’iniziativa SOS Cyber è stata presentata ieri a Lugano e vede la collaborazione di diversi partner pubblici e privati, sotto il coordinamento del Servizio informatico forense della SUPSI.
«La sicurezza informatica ha un impatto sempre maggiore e diretto sulla società, sull’economia e sui cittadini», ha dichiarato Milena Properzi, direttrice del Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI. «Le statistiche indicano un incremento importante del numero di attacchi informatici, anche in Ticino». Properzi ha poi ricordato il recente attacco subito da aziende e servizi in Francia e negli Stati Uniti, a conferma di una tendenza in atto da tempo: «L’avanzamento della digitalizzazione incide sulla sicurezza delle imprese che si trovano sempre più esposte. Ma in caso di attacco è importante agire tempestivamente e in modo sinergico, ossia attraverso un approccio interdisciplinare che garantisca tutte le conoscenze del caso, in ambito legale, assicurativo e di sicurezza informatica ».
Di qui, appunto, la nascita di SOS Cyber, «un’alleanza tra pubblico e privato – coordinata dal Servizio informatica forense della SUPSI – che mette a disposizione di aziende e amministrazioni pubbliche le competenze necessarie per gestire un attacco informatico», ha ribadito Alessandro Trivilini, responsabile del Servizio informatica forense della SUPSI.
Presente in sala, anche il direttore del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi, il quale ha salutato positivamente la nuova piattaforma: «L’iniziativa unisce il mondo pubblico e privato, il mondo accademico e quello economico, ma soprattutto risponde a un’esigenza concreta manifestata dalle aziende». Con la nascita di SOS Cyber, aziende ed Enti pubblici sotto attacco possono fare appello a una squadra di specialisti, ha detto Gobbi, prima di ricordare che «di fronte a un reato, anche di natura informatica, l’autorità da contattare in prima battuta rimane comunque la polizia cantonale, in particolare la sezione analisi tracce informatiche (SATI)». Gobbi ha poi sottolineato la nascita nel 2019, su iniziativa del Consiglio di Stato, del gruppo Cyber Sicuro con cui il DI negli ultimi anni ha portato avanti un’importante azione di sensibilizzazione nei Comuni, nelle aziende pubbliche e private. «Ma il primo passo decisivo – ha concluso Gobbi – è acquisire la consapevolezza necessaria dei rischi».
Un aspetto, quest’ultimo, sottolineato anche dal direttore della Camera di commercio (Cc-TI) e partner di SOS Cyber, Luca Albertoni: «Constatiamo che tra le aziende c’è un’esigenza concreta, ma che tuttavia manca ancora la giusta consapevolezza dei rischi». Molte realtà economiche si considerano al riparo in quanto piccole aziende. «Queste dinamiche invece sono trasversali a tutto il tessuto economico, e toccano ugualmente le grandi e le piccole aziende», ha detto Albertoni che ha poi lodato il carattere aperto dell’iniziativa: «Si tratta di una piattaforma inclusiva, dove chi ha le competenze necessarie può farsi avanti per collaborare e fornire assistenza tecnica qualificata alle aziende in difficoltà».

Fortificare le mura digitali
Ma SOS Cyber si propone anche di essere attiva in ambito di prevenzione dei rischi. Un compito fondamentale che tocca aspetti giuridici e assicurativi, ha osservato Trivilini. Le tempistiche legate alla presentazione dell’iniziativa non sono casuali. Il primo settembre 2023 entrerà in vigore la nuova Legge federale sulla protezione dei dati che imporrà alle aziende e alle istituzioni di farsi trovare pronti di fronte a un eventuale incidente informatico. «Le aziende non potranno più dire “non lo sapevo”, “non immaginavo”, ma dovranno implementare tutti i crismi di sicurezza e di procedura per dimostrare che hanno fatto il possibile per evitare l’attacco». Un aspetto sottolineato anche dall’avvocato Rocco Talleri, il quale ha presentato i principi che permettono di gestire il rischio cyber dal punto di vista legale: «A livello normativo, diverse disposizioni sono in procinto di entrare in vigore, tanto a livello federale quanto a livello europeo ». A questo proposito, Régis Dubied, co-fondatore di ASSIDU, ha spiegato che «dal profilo assicurativo una gestione efficace del cyber risk inizia riducendo la propria esposizione attraverso la prevenzione e la messa in atto di misure atte a ridurre il rischio». Dal canto suo, Paolo Lezzi, esperto di sicurezza informatica, ha ribadito «l’importanza della tempestività di reazione in caso di attacco». Ma ancora di più della prevenzione: «Occorre fortificare le mura digitali».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 febbraio 2023 del Corriere del Ticino

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https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-soluzione-agli-attacchi-informatici-in-Ticino-16020319.html

Da www.rsi.ch/news

Grosso balzo in avanti delle domande d’asilo

Grosso balzo in avanti delle domande d’asilo

Nel 2022 sono state presentate oltre 24 mila richieste, con un aumento superiore al 64% Per l’anno prossimo se ne stimano 3 mila in più
Gobbi: «Siamo abituati a gestire questi flussi, ma Berna è sempre impreparata» – Più che una destinazione finale, la Svizzera si conferma un luogo di transito

Non siamo ai livelli da primato del 2015, quando si sfiorò quota 40 mila, ma l’anno scorso le domande d’asilo hanno fatto registrare una forte progressione. In totale, ne sono state presentate 24.511, il 64,2% in più rispetto al 2021 (14.928). Secondo la Segretaria di Stato della migrazione (SEM), questo aumento è stato favorito da diversi fattori: la revoca della maggior parte delle restrizioni di viaggio dovute alla pandemia; l’indebolimento economico, a causa del virus, di molti Stati dai quali tradizionalmente provengono o transitano i richiedenti l’asilo che giungono in Europa, aggravato dall’aumento dei prezzi per la guerra in Ucraina; la maggior pressione esercitata dalla Turchia sui 3,5 milioni di cittadini siriani e i circa 200-300 mila cittadini afghani presenti sul suo territorio; infine, le norme liberali in materia di visti di alcuni Stati (come la Serbia), che hanno agevolato i viaggi verso l’Europa. E per l’anno in corso la situazione non dovrebbe cambiare: lo scenario più probabile della SEM prevede circa 27 mila nuove domande (+3 mila). A queste vanno aggiunte le persone a beneficio di uno statuto di protezione S, concesso perlopiù ai profughi ucraini in fuga dalla guerra. Tenuto conto della situazione, le autorità si stanno preparando ad approntare nuovi alloggi di emergenza, facendo anche capo a personale dell’esercito.

Il Ticino si prepara
Berna ha evaso in prima istanza 17.599 domande, concedendo l’asilo a 4.816 persone, pari a una quota di riconoscimento del 30,6% ( 2021: 37%). Quanto alla quota di protezione (concessione dell’asilo e ammissione provvisoria successivamente a una decisione di prima istanza) è stata del 59%. Tutti i Cantoni saranno interessati dal ricollocamento, in base alla chiave di riparto. Anche il Ticino si sta preparando. «Siamo abituati a gestire i flussi migratori», dice il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. « In quanto porta d’accesso a Sud siamo la regione più toccata dalle entrate illegali. A fine 2022 e inizio 2023, più del 50% di questi ingressi nel Paese sono avvenuti alla nostra frontiera ». Il consigliere di Stato, comunque non lesina critiche alla Confederazione, in particolare per quanto riguarda la gestione della logistica. « Il problema principale, è che la SEM negli ultimi dieci anni, nonostante le richieste, non è riuscita creare una struttura logistica che permettesse di assorbire flussi importanti. Questi fenomeni ciclicamente tornano e la Confederazione è sempre impreparata e chiede l’appoggio dell’esercito, che non può sempre mettere a disposizione le sue infrastrutture ».

Integrazione graduale
A Bellinzona è pendente un aggiornamento del credito per il futuro centro di Camorino. Secondo Gobbi, si tratta di una prima risposta concreta per evitare di collocare queste persone subito negli appartamenti e in esercizi pubblici. Altre ubicazioni sono in fase di valutazione. «Il concetto del Ticino è di gestire questo fenomeno con infrastrutture che consentano un’integrazione graduale di chi resterà sul territorio », sottolinea il consigliere di Stato, che comunque non nasconde la sua preoccupazione per le nuove forme che sta assumendo il fenomeno migratorio. «Per la prima volta il Paese è confrontato simultaneamente con tre tipi di migrazione: quella normale data dalla libera circolazione, i flussi migratori “tradizionali” provenienti dall’Africa e dell’Asia e i rifugiati ucraini (in Ticino sono più di 3 mila). Con il rischio che lo scoppio di ulteriori tensioni nei Balcani comporti conseguenze ancora più importanti ».

Sopra la media europea
Il principale Paese di provenienza dei richiedenti asilo è stato l’Afghanistan (7.054 domande), davanti alla Turchia, Eritrea, Algeria e Siria. Quanto allo statuto S per gli ucraini, fino a fine 2022 sono state presentate 75 mila richieste. Le risposte affermative sono state 72.600. Secondo la SEM, in ogni caso, la Svizzera non è più un Paese di destinazione per i migranti e potenziali richiedenti asilo. Le mete preferite sono Francia e Germania. La maggioranza delle persone intercettate ai confini, specie alla frontiera a sud e a quella ad est della Svizzera, non ha infatti depositato una domanda di asilo. Rispetto alle richieste di asilo globali inoltrate in Europa nel 2022 (stima 1,05 milioni compresa la Gran Bretagna, +55% rispetto al 2021) la parte di quelle in Svizzera si avvicina al 2,4%, vale a dire 0,1 punti percentuali in più rispetto al 2021. Dal 2016, questo tasso oscilla entro il 2% e il 2,4%. Un altro dato che rafforza la convinzione della SEM secondo cui la Confederazione è luogo di transito piuttosto che di arrivo. Tuttavia, con 2,8 richiedenti asilo per 1.000 abitanti (2021 :1,7), la Svizzera si piazza sopra la media europea, con 2 richiedenti asilo per 1.000 abitanti (2021 : 1,3). I Paesi europei con quote più elevate nel 2022 sono Cipro (24,1), Austria (12,2), Grecia (3,5), Lussemburgo (3,4), Slovenia (3,2), Belgio (3,2), Bulgaria (2,9), Germania (2,8) e Irlanda (2,7). 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 febbraio 2023 de Il Corriere del Ticino

 

 

Dal Ticino a Berna per fare lobbying nel mercato nazionale della Difesa

Dal Ticino a Berna per fare lobbying nel mercato nazionale della Difesa

La neonata associazione GMDSI intende far valere gli interessi delle aziende della Svizzera italiana nelle operazioni di acquisto di nuovi sistemi d’arma esteri
Il presidente Filippo Lombardi: «Il 5% delle compensazioni per legge deve giungere nella nostra regione»

«Troppo spesso le aziende della Svizzera italiana non partecipano alle gare di appalto nel settore della Difesa, o perché poco informate, o perché non ritengono di avere le carte in regola per farlo».
La neonata associazione Gruppo Materiale Difesa e Sicurezza Svizzera italiana (GMDSI), presieduta da Filippo Lombardi, si è presentata ieri alla stampa con un obiettivo chiaro: sostenere le aziende della regione italofona nel partecipare al mercato nazionale del settore della Difesa, in particolare per quanto attiene ai cosiddetti « affari di compensazione».

Di che cosa si tratta?
Quando la Svizzera acquista armamenti all’estero, ha ricordato il presidente Filippo Lombardi, il fornitore straniero è tenuto a compensare la somma contrattuale con una partecipazione economica. «I fornitori esteri, per legge, sono tenuti ad acquistare una determinata cifra di materiale in Svizzera. Solitamente parliamo di una spesa che si aggira attorno al 60-80% della comanda». Questa percentuale viene di volta in volta fissata dal Parlamento, ha spiegato Lombardi. «Quando il Legislativo vota i crediti per l’acquisto all’estero di sistemi d’arma, come per esempio gli F-35, stabilisce anche una percentuale di compensazione per l’industria elvetica». Ed è proprio su questa percentuale di compensazione che la neonata GMDSI vuole fare pressione a Berna. «Per ogni grande commessa presso un fornitore estero nel settore della Difesa, alla Svizzera italiana spetta per legge una quota parte del 5% del totale degli affari di compensazione». Di qui, appunto, l’interesse a creare un’associazione, con l’obiettivo di ricordare a Berna l’esistenza di questa norma. «I cugini della Svizzera romanda hanno capito il gioco fin dall’inizio. Si sono attivati per tempo e, regolarmente, fanno valere i propri diritti», ha osservato Lombardi, il quale ha illustrato i prossimi passi: «Vogliamo informare le aziende della Svizzera italiana che esiste questa possibilità. A loro chiediamo di farsi avanti per andare uniti a Berna per rivendicare quanto ci spetta». Solamente per gli F35, al Ticino andrebbero ordini di compensazione per 150 milioni di franchi, ha concluso Lombardi.

Aerei militari ma non solo
Ma gli F35 sono solo un esempio, ha ricordato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi: « Nei prossimi anni diversi sistemi di arma andranno aggiornati o sostituiti». E il Ticino, con le sue aziende, dovrà farsi trovare pronto, affinché tutto il territorio – in termini di posti di lavoro e ricadute fiscali – ne possa beneficiare. L’associazione GMDSI potrà contare sul Dipartimento delle istituzioni: «Il nostro compito è essenzialmente di lobby a Berna », ha chiosato Gobbi. «Per far conoscere la qualità delle aziende della Svizzera italiana a Berna occorre marcare presenza e questo è un impegno politico che ci siamo assunti ».

«Credeteci»
A prendere la parola, infine, è stato Luca Albertoni, presidente della Camera di Commercio (Cc-Ti). «Abbiamo caldeggiato la creazione di questa associazione affinché si colmasse un ritardo che abbiamo con i cugini romandi», ha detto Albertoni il quale, poi, ha sottolineato la qualità delle aziende ticinesi. «Magari sono un po’ piccole, ma restano di grande competenza. Possiamo quindi giocare le nostre carte». Albertoni ha poi evidenziato come tutta l’operazione vada inserita in un contesto più ampio, che parte dal mercato nazionale della Difesa, ma che rappresenta un’occasione di crescita per molti altri settori. «In primo luogo questa iniziativa è diretta al settore industriale, ma altri comparti economici possono trovare una possibilità di crescita e sviluppo», ha chiosato il direttore Albertoni che ha esortato l’economia ticinese a crederci: «Storicamente c’è una certa timidezza da parte delle aziende nel valutare la propria partecipazione a iniziative simili ». In realtà – ha ribadito Albertoni – «in Ticino ci sono la competenza e la qualità per tentare la propria sorte in questo mercato ». Un mercato che nei prossimi anni continuerà a crescere, ha aggiunto in chiusura Gobbi: «L’acquisto di armamenti sul mercato estero s’imporrà sempre di più. Sia per ragioni economiche, sia per ragioni legate alla partecipazione dell’esercito alle esercitazioni con i partner della NATO ». Insomma, produrre sistemi di difesa in casa è molto più oneroso e, nello stesso tempo, non garantisce una compatibilità con i sistemi in uso nelle esercitazioni internazionali. « Queste esercitazioni richiedono una certa omologazione dei sistemi», ha concluso Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 febbraio 2023 del Corriere del Ticino
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Il contratto per gli F-35
Compensazione per 2,9 miliardi
Per l’industria elvetica
Il 19 settembre 2022 è stato firmato presso armasuisse a Berna il contratto di acquisto con il Governo statunitense di 36 aerei da cambattimento F35. Il contratto ammonta a 6,035 miliardi di franchi svizzeri.
Contemporaneamente, è stato firmato l’accordo di compensazione grazie al quale il produttore statunitense può concludere con l’industria elvetica affari per un volume di carca 2,9 miliardi di franchi. Al Ticino andrebbero circa 150 milioni di commesse.

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F-35: “CI ASPETTIAMO CHE IN TICINO ARRIVINO 150 MILIONI”
È nato il Gruppo materiale difesa e sicurezza della Svizzera italiana, che vuole far arrivare in Ticino e Grigioni italiano parte dei contratti di compensazione quando la Confederazione acquista armamenti.
Quando la Confederazione ha firmato il contratto di acquisto dei nuovi aerei da combattimento F-35, la Lockheed Martin ha accettato di ordinare materiale dalle aziende svizzere per 2,9 miliardi di franchi. Un bel gruzzolo che dovrebbe andare a tutte le regioni del Paese. Per legge, alla Svizzera italiana spetta il 5%: ovvero 145 milioni di franchi. In passato, però, questa quota non ha varcato il Gottardo. Per cambiare le cose è nato il Gruppo materiale difesa e sicurezza della Svizzera italiana (GMDSI). 

ALLA SVIZZERA ITALIANA LE BRICIOLE
Non solo per gli F-35 sono previste compensazioni, questo avviene praticamente ogni volta che si acquista materiale militare all’estero. Il presidente del GMDSI, Filippo Lombardi, ha mostrato i numeri degli ultimi anni: sebbene l’Esercito abbia firmato contratti per circa un miliardo di franchi, dei cinquanta milioni spettanti alle regioni italofone alla fine è arrivata solo una piccolissima parte. “Vogliamo sensibilizzare anche le aziende”, ha spiegato, “che spesso non si fanno avanti”. Gli ha fatto eco il direttore della Camera di commercio Luca Albertoni: “A volte c’è una certa timidezza nel proporsi per questo tipo di commesse”.

UN MODO PER FARSI NOTARE
Quella delle commesse di compensazione è anche un’occasione a lungo termine per le aziende che vorranno attivarsi in questo settore. “Già oggi molte aziende ticinesi e del Grigioni italiano partecipano all’armamento dei mezzi militari”, ha affermato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, “ma vogliamo ampliare ulteriormente il mercato perché nei prossimi decenni molti armamenti dovranno essere aggiornati o riacquistati e qui c’è la possibilità per le nostre aziende di inserirsi in queste commesse”.

Comologno: “Esempio di resilienza a favore di una piccola comunità”

Comologno: “Esempio di resilienza a favore di una piccola comunità”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi invitato dal Patriziato onsernonese

Spesso si fa fatica a capire che cosa faccia un Patriziato e perché è importante oggi sostenerne l’attività in un contesto territoriale e sociale così diverso rispetto a pochi decenni fa. E allora basta un esempio, una semplice testimonianza tra tante per capire perché il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi continui a considerare i nostri Patriziati una ricchezza per il Ticino. Parliamo del Patriziato di Comologno. “Oggi Comologno è una frazione del Comune di Onsernone, posto quasi in cima all’omonima Valle. Comologno ha però il suo Patriziato, retto da un Ufficio patriziale composto da 5 persone e dal segretario. Può contare sul sostegno di molti patrizi domiciliati fuori Valle e in Valle, tenuto conto che sono solo 45 i fuochi patri domiciliati. Il Patriziato non ha entrate fiscali, ma gestisce i suoi beni, che sono gli alpi Pesced e Salei, con l’omonima capanna inaugurata nel 1994. Nel 1998 lo stesso Patriziato ha acquistato il Palazzo Gamboni, realizzando un Hôtel de Charme e in seguito ha pure collaborato a restaurare l’Osteria Palazign, proprietà del compianto ing. Bezzola, che assicura il vitto anche agli ospiti dell’Hôtel. Assieme al Comune, il Patriziato ha saputo coagulare le forze residue presenti in Alta Valle Onsernone in funzione di creare presupposti positivi per il futuro delle nuove generazioni. Creare anche solo alcuni posti di lavoro in un territorio periferico come l’Onsernone significa dare vitalità e arginare l’emorragia demografica che le nostre valli purtroppo conoscono”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Di recente il Patriziato ha voluto incontrare lo stesso Norman Gobbi. “È stato un invito molto gradito. Ho potuto toccare con mano il lavoro del Patriziato di Comologno e la volontà di proseguire con impegno a favore di una piccola comunità di Valle, che ha però tanto da offrire, anche ai turisti che apprezzano questo territorio e in generale tutte le valli ticinesi. Un lavoro che è testimonianza di resilienza. Le difficoltà non sono mai mancate e non mancano tuttora, ma la risposta di fronte a queste difficoltà è positiva. Una risposta proattiva, diremmo oggi con il nostro linguaggio un po’ difficile. Una risposta concreta e pragmatica. Solo in questo modo si può assicurare un futuro. Oggi il Patriziato ha la necessità di acquistare anche l’edificio dell’Osteria Palazign, che sinora ha solo ristrutturato e gestito. Le istanze competenti del mio Dipartimento (Sezione degli enti locali, commissione consultiva del Fondo di aiuto patriziale) hanno esaminato il dossier. L’acquisto è inevitabile se si vuole sostenere l’attività promossa dal Patriziato, che nel corso delle prossime settimane dovrebbe ricevere il contributo cantonale che coprirà una parte del costo totale dell’Osteria. Un contributo che permetterà di proseguire nel progetto del Patriziato e sostenuto dal Comune, dall’associazione degli amici di Comologno e da tanti privati e enti. Rendere più forte anche una piccola realtà di Valle contribuisce a creare un Cantone forte”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 febbraio 2023 de Il Mattino

A Pesciüm per salvare le persone travolte dalle valanghe

A Pesciüm per salvare le persone travolte dalle valanghe

Il Dipartimento delle istituzioni organizza per domenica una giornata di sensibilizzazione sulla sicurezza in montagna, durante la quale si potranno fare anche esercitazioni pratiche di ricerca e soccorso.

Una giornata dedicata alla prevenzione e alla formazione sul tema delle valanghe, durante la quale si potranno fare esercitazioni pratiche di ricerca di persone rimaste sotto la neve. È quella che si terrà domenica 12 febbraio, dalle 9 alle 14, al Centro di formazione sulle valanghe (Avalanche Training Center) di Airolo Pesciüm. Le esercitazioni verranno svolte “sotto i consigli dei responsabili del concorso alpino e con gli appositi strumenti”, spiega a Ticinonews il responsabile del Gruppo Ricerche e Constatazioni della Polizia cantonale Stefano Mariani. Sul posto “verranno inoltre fornite delle nozioni di base utili per chiunque volesse affrontare un’escursione in montagna”.

Un’opera di sensibilizzazione
L’evento, svolto in collaborazione con Valbianca, rientra nelle attività di sensibilizzazione proposte sul terreno nell’ambito del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni. “È lo stesso principio di acque sicure, ma in ambito alpino”, precisa Mariani. “Per noi è molto importante. Capitano spesso incidenti in montagna e se vogliamo prevenirli dobbiamo fornire nozioni a chi fa escursioni solo saltuariamente e non quindi è esperto”.”

“Chiunque può provare”
Per la giornata di domenica non è necessaria nessuna iscrizione. “Non volevamo che la gente si sentisse “vincolata” a partecipare. Chiunque può venire e provare”. A livello meteorologico “dovrebbe essere una giornata soleggiata. L’unico neo è che purtroppo non ci sarà molta neve”, conclude Mariani.

Da www.ticinonews.ch

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta straordinaria – la prima riunione del 2023 e la 64. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura di seduta il Dipartimento della sanità e della socialità ha illustrato le valutazioni e le raccomandazioni del gruppo di lavoro misto Cantone-Comuni incaricato di approfondire la gestione degli assicurati morosi LaMal, contenute nel rapporto finale consegnato di recente al Consiglio di Stato. Le conclusioni del Rapporto saranno trasmesse a tutti i Comuni.
Il Governo, facendo proprie le considerazioni raccolte nel documento, ha dato incarico al Dipartimento di attuare quanto previsto, confermando la sospensione della «black list» fino alla fine del 2023. In particolare, ha deciso di riattivare al più presto la segnalazione dei morosi LAMal ai Comuni, per consentire la ripresa dell’intervento sociale di prossimità. La riattivazione della procedura dovrà essere accompagnata da nuovi strumenti di comunicazione più efficaci, dal coinvolgimento delle Autorità regionali di protezione nel caso di famiglie con figli minorenni, e dal rafforzamento del ruolo del Comune tramite l’istituzione dell’obbligo legale, per il moroso, di presentarsi agli appuntamenti fissati dagli operatori sociali.
È poi stato discusso lo stato dei lavori relativi alla nuova Pianificazione ospedaliera. Considerato il cambio di competenze avvenuto a ottobre 2021, sono stati in particolare presentati i principali elementi del messaggio – attualmente in preparazione – con cui il Consiglio di Stato proporrà al Gran Consiglio, entro la fine della Legislatura, gli indirizzi strategici della futura pianificazione.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha poi informato sulla bozza di nuova Legge delle scuole dell’obbligo. Per quanto riguarda le scuole comunali, la revisione normativa si allinea alla soluzione concordata nell’ambito della riforma «Ticino 2020», che si basa sul concetto di istituto minimo e sulla conseguente abrogazione dei consorzi. La Piattaforma ha in seguito discusso anche l’iniziativa parlamentare che punta a sopprimere il vincolo dell’impiego al 50% per i docenti contitolari.
Riguardo al progetto «Ticino 2020», è stato confermato che il documento finale sarà posto in consultazione dopo la fine della Legislatura 2019/2023. Per presentare i contenuti del Rapporto, nei mesi di maggio e giugno saranno organizzate alcune serate informative nel Sopra- e nel Sottoceneri. La consultazione dovrebbe concludersi a fine agosto.
Il Dipartimento delle istituzioni ha infine aggiornato i presenti su alcune misure di sua competenza. Sono state discusse alcune segnalazioni in merito a disparità nell’adeguamento salariale al rincaro per alcune classi di dipendenti comunali.