«Non sono sorpreso dell’accaduto»

«Non sono sorpreso dell’accaduto»

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 del Corriere del Ticino
Era così imprevedibile quanto successo? No, dice l’esperto di terrorismo ed ex capo del Servizio delle attività informative della Confederazione Peter Regli
L’intelligence mette da anni in guardia

È sorpreso da quanto successo a Lugano?
«Prima di tutto sono triste che sia capitato nel mio cantone d’origine. Sono triste anche per il fatto che devo constatare che due signore erano al momento sbagliato al posto sbagliato. Questo fa un po’ parte di questa minaccia terroristica di matrice islamista. L’attentato stesso in fondo non mi ha sorpreso, perché in base alla situazione europea, dove abbiamo avuto attacchi in Francia, in Germania, in Austria… con le reti jihadiste che in parte conosciamo, era una conseguenza diretta. E il nostro Servizio d’informazione con il direttore Gaudin ha sempre reso attenti negli ultimi anni, per tanti anni, che questa minaccia fosse latente e che presto o tardi avrebbe colpito anche la Svizzera».

L’autrice dell’attacco era già nota alle autorità. Cosa è andato storto e cosa bisogna migliorare, concretamente, in futuro?
«Bisogna migliorare molto. Ho sentito Norman Gobbi dieci minuti fa (le 13:50 circa di mercoledì, ndr) su «Blick TV». E siamo pienamente d’accordo: prima di tutto la politica adesso deve rendersi conto che è un problema molto serio, accanto alla problematica COVID. Nell’ambito della COVID-19 Si tratta sempre di decidere fra le nostre libertà e la sicurezza. E nell’ambito terroristico, soprattutto per il terrorismo di matrice islamista, dobbiamo avere più sicurezza e rinunciare un poco alle libertà cambiando certe leggi, ma soprattutto fornendo molto più personale ai nostri corpi di polizia e ai Servizi di informazione della Confederazione se vogliamo che questi attentatori potenziali possano essere osservati ventiquattro ore su ventiquattro».

Non è possibile ora monitorare tutte le persone potenzialmente pericolose?
«No, perché il nostro Servizio di informazioni parla di circa 57 persone che potrebbero subito mettersi in moto e lanciare un attacco. Vorrei ricordare che per osservare una persona sospetta ci vogliono tra 20 e 25 agenti in permanenza. Conoscendo gli effettivi die nostri corpi di polizia, che sono veramente muniti per il bel tempo e qualora ci fosse il brutto tempo i mezzi non bastano, l’ha ripetuto l’onorevole Gobbi. E posso solamente sostenerlo in questa richiesta».

La procuratrice federale Juliette Noto alla «Neue Zürcher Zeitung» recentemente ha detto che gli ambienti radicalizzati in Romandia hanno più contatti con l’estero rispetto a quelli della Svizzera tedesca. Lei cosa osserva nella Svizzera italiana?
«Non posso esprimermi perché non sono più operativo. Sarà però molto importante poter interrogare l’attentatrice per sapere se fosse stata una attentatrice sola, un cosiddetto lupo solitario, o se lei facesse parte di una rete. E come sappiamo queste reti islamiste si basano soprattutto sul cyber: utilizzano le reti sociali. Avendo conoscenze dei suoi contatti forse si potrebbe anche rispondere alla domanda».

Se verranno raccolte le firme necessarie voteremo sulla legge antiterrorismo. Lei cosa pensa della nuova legge? Presenta delle misure sproporzionate o necessarie?
«Sono misure assolutamente proporzionate. Siamo uno Stato di diritto: anche per combattere l’islamismo abbiamo bisogno di leggi molto chiare. Questo aggiornamento della legge è molto necessario».

L’Udc chiede una sessione straordinaria

L’Udc chiede una sessione straordinaria

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 de La Regione

Mentre i contorni del grave fatto di sangue avvenuto ieri a Lugano sono tutti ancora da definire, l’Unione democratica di centro (Udc) si porta avanti. Il partito infatti ha già chiesto di indire una sessione straordinaria del Consiglio nazionale incentrata sul terrorismo islamico a margine della sessione invernale di dicembre. Fra i temi che si vorrebbero affrontare, ha fatto sapere il capo del gruppo parlamentare democentrista Thomas Aeschi, vi è la revoca del passaporto ai cittadini con doppia nazionalità sospettati di jihadismo e il divieto per gli svizzeri radicalizzati di tornare in Patria.
La richiesta dovrà essere ora discussa e, eventualmente, approvata dall’Ufficio del Nazionale. In genere le sessioni straordinarie sono programmate il mercoledì dell’ultima settimana di sessione ordinaria, che a dicembre cadrebbe il 16, quando però è già prevista un’altra sessione straordinaria sul tema dell’accordo quadro con l’Unione europea. Anche questa chiesta dall’Udc.

Gobbi: ‘Più strumenti preventivi’
Dal canto suo, il presidente del governo ticinese Norman Gobbi si è rammaricato ieri al radiogiornale della Rts del fatto che il sistema legislativo non permetta di mettere determinati soggetti sotto controllo o in stato di fermo a titolo precauzionale. Secondo Gobbi, i direttori cantonali della Giustizia hanno già chiesto di rafforzare le leggi federali in questo senso, “in quanto si devono avere anche gli strumenti per intervenire nella prevenzione”.

Consiglio federale costernato
Intanto sull’accaduto si è espresso anche il Consiglio federale, che si è dichiarato costernato e ha espresso il proprio sostegno al Ticino. Lo ha dichiarato ieri il portavoce dell’esecutivo. André Simonazzi ha aggiunto che il governo si augura un pronto ristabilimento delle persone ferite. Già martedì in serata la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha contattato Gobbi per esprimergli solidarietà e sostegno. E proprio ieri si è tenuta online la seconda edizione del convegno organizzato dalla Rete integrata Svizzera per la sicurezza nel quadro dell’attuazione del Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento.

Covid, restrizioni almeno fino a prima di Natale

Covid, restrizioni almeno fino a prima di Natale

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 de La Regione
Misure prolungate e più posti acuti negli ospedali 

Le restrizioni in atto in Ticino per contrastare la diffusione dell’epidemia da coronavirus sono state prolungate fino al prossimo 18 dicembre. Manifestazioni pubbliche e private continueranno ad avere limiti riguardo agli assembramenti: non più di 5 persone nello spazio pubblico. Numero di persone che sale a 30 per matrimoni, celebrazioni religiose, eventi culturali (cinema e teatri) e sport professionistico. Nulla di nuovo, quindi, rispetto a quanto viviamo quotidianamente da settimane. Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, durante un breve incontro con la stampa, ha ribadito che l’obiettivo del governo è quello di evitare un lockdown. «Si tratta di conciliare l’esigenza di preservare il sistema sanitario con quella dell’economia», ha affermato Gobbi invitando i centri commerciali, in vista del periodo natalizio, a rispettare i protocolli di sicurezza (distanza e disinfettante, ndr). In occasione degli acquisti natalizi, in particolare il Black Friday, verrà potenziato «il dispositivo di controllo di polizia riguardo il rispetto dei piani di protezione all’interno delle attività commerciali». Al riguardo Gobbi ha dichiarato che «in caso di mancato rispetto dei protocolli, verranno prese decisioni anche gravi».
Per rimanere alle conseguenze economiche negative del coronavirus, la prossima settimana il Consiglio di Stato approverà il messaggio per recepire nell’ordinamento ticinese la legislazione federale sui cosiddetti casi di rigore. Si tratta di misure di sostegno a favore di imprese e persone che hanno subito gravi perdite a seguito della situazione sanitaria. «Il messaggio verrà allestito dal Dipartimento delle finanze e dell’economia e darà una risposta a settori come quello congressuale o delle agenzie di viaggio», ha affermato Gobbi che ha comunque ricordato che gli aiuti (un terzo da parte del Cantone e due terzi della Confederazione) non saranno immediati. Si parla di marzo aprile del prossimo anno. Il limite inferiore di reddito per avere accesso agli aiuti, inoltre, è stato portato da 50mila a 100mila franchi. Un’asticella più severa che di fatto esclude piccoli imprenditori e lavoratori indipendenti.

Dispositivo sanitario, più letti e prestito di personale
Riguardo all’indice di riproduzione del virus comunicato dalla task-force federale, e che si attesta a 0,78, il Ticino, ha dichiarato il direttore del Dss Raffaele De Rosa, «avrà bisogno di più tempo per ridurre il numero dei contagi, tempo da concedere riguardo la strategia della responsabilità individuale e l’adesione a tale strategia da parte dei cittadini».
Potenziato, intanto, il dispositivo ospedaliero, con il numero di letti che passa da 600 a 630, e viene rimodellato il meccanismo di prestito di personale fra strutture sanitarie in caso di necessità. Perché la clinica Moncucco possa aumentare i letti in reparto acute e cure intense, è stato definito un supporto da parte delle cliniche Ars Medica e Sant’Anna e dalla clinica Santa Chiara di Locarno integrata anche nel dispositivo di accoglienza fino a una trentina di pazienti. Il colore della campagna di prevenzione rimane ‘rosso’. L’invito di De Rosa è quello di continuare nelle prossime settimane a limitare i contatti personali, mantenere le distanze, lavarsi frequentemente le mani e portare la mascherina. Infine un pensiero sulle imminenti festività natalizie (manca un mese esatto). Il prossimo 16 dicembre il Consiglio federale emanerà le disposizioni per le feste di fine anno. Non si sa se saranno più leggere rispetto alle attuali. Ad ogni modo «sarà un Natale particolare che inviterà a farci riflettere maggiormente sui valori della vita», ha commentato De Rosa che ha invitato i ticinesi, per le strenne di fine anno, a privilegiare prodotti della filiera corta. Un modo per sostenere l’economia locale.

 

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Nessun cambio di rotta Ma si pensa già al Natale
Misure cantonali prolungate fino al 18 dicembre, potenziati i posti letto e personale sanitario in prestito
Norman Gobbi: «Stiamo evitando un secondo lockdown» – Raffaele De Rosa: «Rafforzato il dispositivo ospedaliero»

Misure cantonali prolungate fino al 18 dicembre e un ulteriore adeguamento del dispositivo ospedaliero. Sono queste le principali novità comunicate ieri durante la conferenza stampa indetta dal Consiglio di Stato per fare il punto sulla situazione epidemiologica in Ticino, e a cui hanno presenziato il presidente del Governo Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa. Ma vediamole nel dettaglio.

Tendenze contrastanti
A esattamente nove mesi di distanza dal primo caso di COVID-19 registrato nel nostro cantone, Norman Gobbi ha rilevato che la situazione attuale è contraddistinta da un leggero rallentamento dei contagi. Questa tendenza, però, non si riflette sul numero delle ospedalizzazioni e dei decessi, motivo per cui il Consiglio di Stato ha deciso di prolungare fino al 18 dicembre le misure attualmente in vigore. «Rimaniamo vigili – ha rimarcato – la situazione rimane seria e non è il momento di abbassare la guardia, ma grazie alla collaborazione di tutti stiamo evitando un secondo lockdown».
Toccato anche il tema caldo della sperimentazione dei vari vaccini che continua a tenere banco. Un argomento «da accogliere con il dovuto equilibrio» secondo Gobbi, dando eco alle parole pronunciate dal consigliere federale Alain Berset in visita a Lugano settimana scorsa, il quale aveva rilevato «l’impossibilità di mettere in campo una distribuzione di massa non prima della fine dell’inverno». Volgendo lo sguardo alle prossime settimane, è stato inevitabile per Gobbi non riservare un pensiero alla vicinanza con le festività natalizie (il Consiglio federale prenderà decisioni in merito il prossimo 16 dicembre), invitando la popolazione a organizzarsi per tempo nell’acquisto dei regali per evitare assembramenti nei negozi e di tendere la mano ai commerci locali e ai piccoli esercenti.

Cliniche private in soccorso
Dal canto suo, Raffaele De Rosa ha illustrato il nuovo adeguamento del dispositivo ospedaliero. Nel dettaglio, la modifica riguarda in particolare il prestito di personale dalle altre cliniche private – come la clinica Santa Chiara di Locarno, l’Ars Medica e la clinica Sant’Anna – alla Clinica Luganese Moncucco nel caso in cui questa struttura avesse la necessità di aumentare ulteriormente i posti letto disponibili, sia nel reparto acuto che in quello di cure intense. Questo potenziamento «ha permesso di passare da 600 a 630 posti letto», ha spiegato De Rosa.

«In Ticino restrizioni prorogate fino al 18 dicembre»

«In Ticino restrizioni prorogate fino al 18 dicembre»

Da www.tio.ch
Durante una conferenza stampa a Palazzo delle Orsoline il governo ha illustrato la sua strategia
Gobbi e De Rosa: «Non è ancora il momento di cantare vittoria. Dobbiamo mantenere calma e prudenza». Ma sul Black Friday confermate le aperture straordinarie

L’andamento dei contagi. L’efficacia delle misure adottate. Il confinamento, il comportamento dei cittadini. Sono gli argomenti sul tavolo del governo, che oggi pomeriggio ha indetto una conferenza stampa da Palazzo delle Orsoline per fare il punto sull’emergenza Covid. 

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1476707/ticino-dicembre-restrizioni-stampa-palazzo

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Da www.ticinonews.ch

Misure prolungate fino al 18 dicembre
Il Consiglio di Stato ha organizzato un infopoint per un “aggiornamento sulle misure”, in vista della scadenza di quelle attuali. Presenti Norman Gobbi e Raffaele De Rosa

Il Consiglio di Stato ha organizzato per oggi, mercoledì 25 novembre, un momento informativo, in diretta streaming, per aggiornare la popolazione e i rappresentanti dei media sulle misure in vigore nel Cantone Ticino per limitare la diffusione del Coronavirus. Il Governo ha annunciato il prolungamento delle misure attuali, senza variazione, fino al 18 dicembre. Questa data è stata scelta, ha spiegato Norman Gobbi, dato che il 16 dicembre il Consiglio federale dovrebbe comunicare le sue decisioni in merito al periodo natalizio: “L’obiettivo”, ha spiegato Gobbi, “è di potersi allineare allora con le disposizioni federali, se la situazione sarà migliorata. In caso contrario, no”.

Raffaele de Rosa, direttore del DSS, ha anche presentato il piano di adeguamento degli ospedali che porterà i posti letto complessivi da 600 a 630 e il potenziamento della struttura della Clinica Moncucco, grazie all’aiuto di diverse cliniche private tra le quali l’Ars Medica di Gravesano, la Sant’Anna di Sorengo e la Santa Chiara di Locarno. Il Cantone ha inoltre dichiarato che emetterà aiuti ponte per sostenere le realtà cantonali che non rientrano nell’ordinanza federale per i casi di rigore, emanata oggi.

https://www.ticinonews.ch/ticino/misure-prolungate-fino-al-18-dicembre-IG3484864

 

Coronavirus – Aggiornamento delle misure cantonali

Coronavirus – Aggiornamento delle misure cantonali

Comunicato stampa

Alla luce dell’attuale evoluzione epidemiologica nel nostro Cantone, il Consiglio di Stato ha deciso oggi di prolungare fino al 18 dicembre 2020 le misure attualmente in vigore nel nostro Cantone. Rimarranno quindi invariati i limiti previsti per assembramenti, manifestazioni pubbliche e private e attività sportive di gruppo. Il Governo ribadisce che la situazione rimane seria, soprattutto dal profilo del numero di ospedalizzazioni e rinnova quindi l’invito a tutta la società a mantenere alta la guardia, rispettando tutte le regole di comportamento per limitare la diffusione del virus.

La situazione nel Cantone Ticino rimane seria. Anche se il numero dei contagi ha subito un rallentamento del corso delle ultime settimane, il numero attuale di ospedalizzazioni rimane su livelli d’allerta. Come finora, sarà importante continuare a monitorare la situazione e valutarne l’evoluzione.  
Il Consiglio di Stato ha quindi ritenuto opportuno prolungare fino al 18 dicembre 2020 le misure attualmente in vigore che prevedono maggiori restrizioni rispetto al quadro federale per quanto riguarda gli assembramenti nello spazio pubblico, le manifestazioni pubbliche e private e le attività sportive di gruppo. I dettagli sull’applicazione delle misure sono descritte in una nota esplicativa aggiornata consultabile sulla pagina www.ti.ch/coronavirus.

Nella sua seduta odierna il governo ha pure approvato un ulteriore adeguamento del dispositivo ospedaliero, che regola in particolare il prestito di personale dalle altre cliniche private del cantone alla Clinica Luganese di Moncucco nel caso questa struttura avesse la necessità di aumentare ulteriormente i letti disponibili. Il colore della campagna di prevenzione rimane «rosso». Sarà importante continuare anche nelle prossime settimane a limitare i contatti personali, mantenere le distanze, lavarsi frequentemente le mani e portare la mascherina. In caso di sintomi – quali tosse, febbre, affanno, mal di gola, perdita di olfatto e gusto e dolori al petto – è importante restare a casa e chiamare il proprio medico, la guardia medica (091 800 18 28) o la hotline cantonale (0800 144 144). In questi casi, il test è gratuito.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per lanciare un invito in vista del Black Friday e, più in generale, del periodo di avvicinamento al Natale. Momenti che notoriamente portano un grande numero di persone nei commerci. L’invito è di sostenere l’economia e i commerci ticinesi nel rispetto delle raccomandazioni di igiene personale e dei piani di protezione predisposti. Anche in questo ambito è importante che ognuno di noi faccia la propria parte. Il Governo invita a organizzarsi in anticipo per gli acquisti in modo da evitare concentrazioni nel corso delle ultime settimane prima di Natale.

Flyer

Lugano, l’ombra del terrorismo

Lugano, l’ombra del terrorismo

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre de La Regione

L’autrice dell’aggressione alla Manor era nota alla polizia. Gli inquirenti indagano su eventuali legami con l’estremismo islamico.
L’autrice del doppio accoltellamento di ieri, che ha seminato il panico al quinto piano della Manor in piazza Dante a Lugano, era nota ai Servizi della FedPol. Il suo nome appare in un’indagine di polizia relativa al terrorismo risalente al 2017. È quanto ha reso noto in serata in un tweet la stessa Polizia federale. Nel grande magazzino, verso le 14 di ieri, la giovane ha aggredito due donne, la prima afferrandola per il collo con le mani, e ferendo la seconda sempre al collo con un’arma da taglio. Dopodiché l’autrice è stata fermata da una coppia di clienti e infine arrestata dalle forze dell’ordine. In una nota diffusa intorno alle 17, la Polizia cantonale afferma di non escludere: “Motivazioni terroristiche” e di lavorare “in stretta collaborazione con l’Ufficio federale di polizia FedPol, la polizia Città di Lugano e altre autorità competenti”. In base a una prima valutazione medica, una delle vittime ha riportato ferite, non tali da metterne in pericolo la vita; sarebbe stata sfregiata in volto e colpita alle mani. L’altra vittima ha riportato ferite lievi. Secondo nostre informazioni, la donna di 28 anni fermata, è figlia di genitori svizzeri naturalizzati (il padre è di origini italiane) ed è nata e cresciuta in Ticino. Risiede nello stesso comune, del Luganese, in cui vivono i genitori. La donna, nata nell’ottobre del 1992, risulta ancora sposata con un cittadino, a quanto pare di origini mediorientali. Vive tuttavia da sola, pur avendo conservato il nome del marito, in un appartamento di una palazzina. È ricomparsa in paese un paio di anni fa dopo essersi trasferita a Lugano e dopo un periodo in cui avrebbe fatto perdere le proprie tracce. Alle autorità comunali la giovane non avrebbe mai creato problemi. La donna sembra che non abbia un’occupazione. Ieri dopo il suo arresto sono scattati perquisizioni e interrogatori. Nell’appartamento della 28enne gli inquirenti avrebbero rinvenuto soldi e copie del Corano.
Il fatto di sangue con i presunti legami terroristici hanno indotto le autorità a convocare una conferenza stampa verso le 19 di ieri alla presenza della direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera FedPol Nicoletta Della Valle (in diretta streaming), del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

Norman Gobbi: ‘Il dispositivo è stato attivato per la prima volta in Ticino’
«Non è la prima volta che capita un fatto di sangue in Ticino ma è la prima volta che a seguito di un tale atto venga attivato questo tipo di dispositivo – ha esordito Gobbi –. I fatti accaduti oggi a Lugano sono della massima gravità. Il dispositivo di sicurezza si è messo in moto immediatamente con il coinvolgimento della Polizia cantonale e federale. Ringrazio le vittime, le loro famiglie e i cittadini presenti intervenuti a fermare l’assalitrice. La Svizzera è un Paese di pace ma essere pacifici non significa essere inermi». L’aggressione non ha colto di sorpresa la direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera: «Questa aggressione non mi sorprende – ha affermato della Valle -. Lavoriamo mano a mano con la Polizia ticinese e questa collaborazione sta funzionando bene. Come annunciato, è stata aperta un’inchiesta federale perché si sospetta una matrice terroristica». In Svizzera, per il momento, «si sta indagando su possibili legami con il terroristico su solo un altro caso che riguarda l’accoltellamento di un 29enne portoghese avvenuto a metà settembre a Morges» ha ancora spiegato la direttrice. All’infopoint, è inoltre emerso che la donna fermata era un volto conosciuto dalle autorità per fatti che sono di competenza della Polizia giudiziaria, hanno annunciato sia Della Valle sia Cocchi, senza peraltro fornire informazioni supplementari per evitare interferenze con l’inchiesta penale condotta dal Ministero pubblico della Confederazione. Se la matrice terroristica sarà confermata, la Svizzera può dirsi non al riparo da questi generi di atti? «Questo è chiaro. Abbiamo ora la possibilità di mettere in campo, con l’approvazione del disegno di legge in parlamento, delle misure preventive. Tutta una serie di strumenti supplementari per la lotta al terrorismo. Negli ultimi anni in Svizzera abbiamo investito molto nella lotta al terrorismo. Questo progetto di legge è l’ultimo di una lunga serie, dal piano di azione contro la radicalizzazione e l’estremismo violento all’adattamento del Codice di procedura penale, fino a queste ultime importanti misure di polizia. Ma, purtroppo, non possiamo mai dirci pronti!» ha spiegato a laRegione la portavoce della Polizia federale Catherine Maret. «Le forze dell’ordine sono sempre attive e presenti e, già dopo i gravi fatti di Vienna, la guardia è tornata alta. In vista delle festività la presenza verrà potenziata in particolare vicino ai negozi e nei luoghi affollati», ha rassicurato Cocchi rispondendo a una domanda di un collega giornalista. Avvicinato da laRegione, il comandante della polizia cantonale Cocchi ha inoltre dichiarato: “In eventi del genere è fondamentale intervenire rapidamente e ‘congelare’ subito la situazione. Ed è quello che si è fatto”. La donna ha colpito all’interno di un grande magazzino. A breve scatterà l’operazione ‘Prevena’, operazione gestita dalla Polizia cantonale, in collaborazione con altre forze dell’ordine attive sul territorio, per la prevenzione dei furti nei centri commerciali affollati più del normale in occasione delle festività, anche se quest’anno bisognerà attenersi alle misure anti-Covid. E comunque dopo quanto capitato ieri, gli agenti che prenderanno parte a ‘Prevena’, fa sapere il comandante della Cantonale, “riceveranno ulteriori direttive e sarà caratterizzata da una maggior presenza di polizia”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre 2020 del Corriere del Ticino

L’accoltellatrice era sotto controllo per jihadismo
La Polizia federale rompe gli indugi e parla di «presumibile terrorismo». La ventottenne che ha aggredito due donne a Lugano era già nei radar dell’intelligence elvetica e di altre agenzie europee – Resta da capire se è un lupo solitario o se ha dei complici.

«In un grande magazzino di Lugano si è verificato un attacco presumibilmente terroristico». Ieri sera alle 19.06, mentre un po’ tutti ancora predicavano prudenza e usavano le parole con il contagocce, è stata la Polizia federale, su Twitter, a lasciar da parte il condizionale e a indicare che la pista dell’estremismo islamico è la più battuta dagli inquirenti per spiegare quanto accaduto al quinto piano della Manor. Un tweet scritto mentre era in corso, a Bellinzona, una conferenza stampa con il presidente del Governo Norman Gobbi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e la direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle. Conferenza stampa in cui non sono stati forniti, per ragioni d’inchiesta, dettagli o indicazioni particolari sull’accaduto e sui legami che l’autrice dell’accoltellamento – una cittadina svizzera di 28 anni – avrebbe con l’estremismo islamico.

Sotto controllo all’estero
Pochi i dettagli forniti, dicevamo. Stando ad una nostra fonte la donna, ticinese, di Vezia, sarebbe sposata con un cittadino iracheno. Il suo nome sarebbe finito nel radar di diverse agenzie d’intelligence europee, tra cui quella francese. E anche la Polizia cantonale e la Fedpol – questo è stato confermato tra le righe durante la conferenza stampa – avevano sottoposto la donna a dei controlli in passato. Non è chiaro – ma sarà di sicuro materia d’indagine – se avesse rapporti con le cellule che nel 2016 (vedasi la scheda a lato) erano state smantellate tra la Lombardia (Lecco e Varese in particolare) e il Ticino e che ruotavano attorno alla figura di Ümit Y, il reclutatore che lavorò per Argo 1.

Sotto indagine nel 2017
In serata la Fedpol ha confermato ufficialmente che la donna era finita sotto inchiesta nel 2017 durante un’indagine relativa al terrorismo jihadista.

L’ipotesi: si è convertita
Se le informazioni in nostro possesso sono corrette, dunque, la ventottenne si sarebbe prima convertita all’Islam e poi radicalizzata. Come detto però, al momento, di certezze non ce ne sono. Non siamo in grado di dirvi se a casa della donna, che ieri è stata perquisita, sia stato trovato materiale compromettente. Stando alla testimonianza di più di una persona, in ogni caso, la donna, durante l’accoltellamento alla Manor, avrebbe pronunciato frasi con chiari riferimenti al terrorismo.

Da chiarire
Gli inquirenti prediligono dunque la matrice terroristica. Restano comunque da chiarire alcuni aspetti dell’accaduto. Uno riguarda la premeditazione. Stando a quanto trapelato la donna avrebbe preso il coltello utilizzato per il presunto attentato direttamente al grande magazzino (non lo avrebbe cioè portato da casa sua) e poi sarebbe salita di uno o due piani – al reparto degli – dove avrebbe cominciato a colpire al collo i passanti (una donna è rimasta ferita gravemente, un’altra ha riportato ferite più leggere) prima di venir immobilizzata da due clienti.

Gobbi: «Massima gravità»
«A nome del Consiglio di Stato – ha sottolineato Norman Gobbi – esprimo la vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e a chi era presente. E ringrazio i cittadini che hanno immobilizzato la donna». Il presidente del Governo ha ricordato che, se confermato, questo sarà il primo attentato compiuto su suolo ticinese. Un attentato – ha fatto notare Nicoletta della Valle – che per certi versi ricorda quello avvenuto in settembre a Morges, quando un ventinovenne portoghese perse la vita dopo essere stato accoltellato.

Cocchi: «Minaccia presente»
Il comandante Cocchi ha ricordato che in Svizzera e in Ticino non si è mai abbassata la guardia. «E quanto accaduto ultimamente in nazioni a noi vicine (in Francia e in Austria, ndr) dimostra che il terrorismo è sempre una minaccia presente». Basti pensare che dopo l’attentato di Vienna sono emersi legami con cellule presenti in Svizzera tedesca, soprattutto nell’area di Zurigo. Il comandante ha poi voluto rassicurare la popolazione sulla capacità di reazione delle nostre forze dell’ordine. «Importante è anche la collaborazione tra polizie, che funziona sempre molto bene». Collaborazione a livello nazionale, ma anche internazionale.

«Non mi sorprende»
Secondo la direttrice della Fedpol è presto per collegare il caso di Lugano ad altri. «Posso però dire – ha sottolineato Della Valle – che quanto accaduto non mi sorprende».

Lupo solitario?
Norman Gobbi ha parlato di «lupo solitario». Per tutta la giornata di ieri gli inquirenti cantonali e federali hanno comunque lavorato per tentare di capire se effettivamente la donna abbia agito da sola oppure se sul territorio ci siano dei complici. Aggiornamenti in questo senso potrebbero arrivare già oggi.

Il rischio
Ieri potrebbe dunque essere successo ciò che gli esperti d’intelligence temevano da tempo. La Svizzera, è sempre stato detto, non rappresenta per gli estremisti islamici un obiettivo principale. Ma singole cellule o lupi solitari, anche semplicemente per spirito di emulazione, potrebbero colpire sul nostro territorio. Anche perché il reclutamento avviene spesso in modo «casuale» (sovente attraverso i social network, o in moschea) e in modo altrettanto casuale, poi, può venir scelto l’obiettivo da colpire.

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Da www.liberatv.ch
Accoltellamento alla Manor, il cancelliere austriaco: “Attacco di matrice islamica. Siamo vicini alla Svizzera”
Il portavoce di Manor: “Colpiti dalla violenta aggressione. Siamo al fianco delle famiglie e persone coinvolte”

Il presidente del Governo Norman Gobbi ha parlato di “fatti di massima gravità” parlando in conferenza stampa dell’accoltellamento avvenuto oggi alla Manor di Lugano. La polizia non ha escluso che dietro al grave fatto di sangue ci siano moventi terroristici. Dubbi che la conferenza non ha spazzato via, anche se tra le righe il messaggio lanciato dalle autorità è piuttosto chiaro: il Ticino potrebbe trovarsi di fronte al primo attacco terroristico.
“È la prima volta che il Ticino attiva un dispositivo simile coinvolgendo il Ministero pubblico della Confederazione e la Fedpol”, ha detto Gobbi. Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione, anche se “è troppo presto per dire che questo caso sia collegato ad altri”.
Il portavoce di Manor Fabian Hildbrand si è detto scioccato: “Siamo colpiti dalla violenta aggressione e ci rammarichiamo per l’incidente. Siamo vicini alle famiglie e alle persone coinvolte”.
Anche dall’estero arrivano le prime reazioni al grave fatto di sangue di Lugano. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha scritto su Twitter che “condanno fermamente l’attacco terroristico di matrice islamica di oggi a Lugano. I miei pensieri vanno alle vittime. Siamo vicini alla Svizzera in queste difficili ore”.

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/autrice-gia-conosciuta-per-terrorismo-AL3481233

“Autrice già conosciuta per terrorismo”
Le autorità hanno aperto un’inchiesta per far luce su quanto accaduto alla Manor di Lugano. La FedPol ha appena precisato che l’autrice appare in un’indagine di polizia del 2017 per terrorismo jihadista. Kurz in Austria twitta: “Condanno pienamente l’attacco terroristico”

La stessa Fedpol pochi minuti fa ha precisato via Twitter che l’autrice risulta essere già conosciuta dalle autorità perché appare in un’indagine di polizia del 2017 relativa al terrorismo jihadista. Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha sottolineato l’importante legame che si è subito attivato dal momento dell’atto a Lugano con le autorità federali. E proprio il fatto che la Confederazione si sia attivata da subito fa supporre che effettivamente possa esserci la matrice terroristica: “Non è un evento normale di violenza urbana ma un atto violento radicato. L’attivazione della Fedpol è fondamentale proprio in tal senso”. Ma, come sottolineato più volte, “i dettagli verranno confermati dall’inchiesta aperta”. Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ha detto: “I fatti sono della massima gravità”.

Le interviste a Cocchi e Gobbi
“La situazione non è quotidiana, ecco perché la Confederazione è entrata in atto. È per questo che è stato corretto dare informazioni in tal senso”. La donna è stata detto in conferenza stampa era conosciuta: “Il fatto di aver allertato in breve tempo le autorità competenti della Confederazione portano al fatto che le attenzioni sono in direzione del terrorismo”, ha spiegato il Comandante Cocchi. “I dettagli di quanto capitato sono adesso l’elemento fondamentale dell’inchiesta, il coraggio civico dei cittadini ha permesso di congelare la situazione fino all’arrivo delle forze dell’ordine e questo è importante”.

“Il fatto che abbia colpito da sola, però non vuol dire che non possa far parte di un branco”, ha sottolineato Gobbi. “È la prima volta che vengono attivate le autorità della Confederazione sottolinea che sia un atto di violenza motivata, il fatto che ci siano delle motivazioni è un reale segnale”, spiega. “Il problema di chi compie questi atti violenti motivati da determinati estremismi lo fa in maniera individuale ed è difficile anticipare l’atto, soprattutto quando è fatto con un coltello come a Morges”.

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Da www.rsi.ch/news

“Una scena atroce”
Una testimone racconta quanto accaduto alla Manor di Lugano; Fedpol: “l’autrice dell’aggressione già coinvolta in un’indagine del 2017”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-scena-atroce-13628914.html

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 24 novembre 2020 de Il Quotidiano
http://www.rsi.ch/play/tv/programma/il-quotidiano?id=2009705

(Dal minuto 32.15)

Gobbi e i panettieri: ‘È un colpo al cuore’

Gobbi e i panettieri: ‘È un colpo al cuore’

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre 2020 de La Regione

Il presidente Norman Gobbi sul posto
Sono le prime ore della mattina di ieri. Il presidente del governo ticinese arriva a passo sostenuto sul luogo dell’incendio che nella notte ha devastato il Mulino di Maroggia. Il capo del Dipartimento delle istituzioni.
Norman Gobbi guarda quanto resta dell’edificio fra fumo e continui getti d’acqua, interrogando i pompieri e scrutando la desolazione dall’alto della lunga scala su cui l’hanno fatto salire per una ricognizione ad alta quota.
Noi lo avviciniamo carpendogli una dichiarazione frutto di sentimento e dispiacere: «Il Mulino di Maroggia era un luogo e soprattutto un elemento architettonico importante di questo paese posto in una posizione magnifica sul lago Ceresio. Evidentemente cadendo questo simbolo cade un pezzo di storia importante ma anche di identità di un paese che con l’evoluzione è stato un po’ stravolto dalle infrastrutture, la ferrovia prima e poi l’autostrada, ma che vuole comunque ritrovare una rinascita grazie anche, in particolar modo, al progetto aggregativo accolto dalla popolazione di Maroggia, Melano e Rovio». Gobbi ascolta soprattutto la preoccupazione, in queste ultime ore, di coloro che sono impegnati da lunedì pomeriggio nell’incendio; attenzione che si è centralizzata sulla stabilità dell’edificio: «Evidentemente dopo un incendio di questo tipo la stabilità è messa in discussione. Si attendono le macchine per poter demolire e riaprire la ferrovia da ieri sera bloccata con tutti gli inconvenienti che sappiamo. Ogni ora costa diverse migliaia di franchi… Se è da ieri sera e rischia di esserlo fino a stasera il danno per le Ffs è importante ma anche per il trasporto pubblico». Quale messaggio di conforto il presidente ticinese può trasmettere alla famiglia Fontana che da ormai cinque generazioni gestiva il mulino impegnandosi nel suo continuo aggiornamento? «È un colpo al cuore anche per il sottoscritto e la nostra famiglia – ricorda l’attività che fu dei suoi genitori Gobbi –. Perché quali panettieri di Piotta compravamo la farina da loro. Evidentemente questo danno economico per loro è un danno importante, di una realtà importante del nostro territorio, perché la farina del Mulino di Maroggia era una farina presente in tutte le case e soprattutto con gli ultimi anni quando era rimasto l’unico centro di distribuzione del Ticino. Grande vicinanza dunque del Consiglio di Stato alla famiglia Fontana e soprattutto l’incoraggiamento a non voler mollare in questo momento di difficoltà».

«Le operazioni potrebbero durare diversi giorni»

«Le operazioni potrebbero durare diversi giorni»

Da www.tio.ch

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1476401/mulino-maroggia-famiglia-vicinanza-storia-pezzo

Del Mulino di Maroggia non resta quasi più nulla. Ma l’intervento dei pompieri è tutt’altro che terminato.
Si lavora per poter riaprire in sicurezza la linea ferroviaria e per scongiurare la riaccensione di eventuali focolai. Sul posto anche il presidente del Governo Norman Gobbi.
È uno degli incendi più importanti avvenuti in Ticino negli ultimi anni. Per il numero di pompieri intervenuti, per le caratteristiche della struttura e anche per la sua storia. Le fiamme hanno distrutto il Mulino di Maroggia e oggi, con le prime luci del giorno, di quello che era un simbolo di tutta la regione della Val Mara non rimangono che i detriti.
Dopo diverse ore di lavoro, l’incendio è stato domato e ora si lavora in punti mirati per evitare la riaccensione di eventuali focolai e mettere la struttura in sicurezza. «Il problema è che al momento è impossibile entrare perché è troppo pericoloso, quindi bisogna lavorare dall’esterno e togliere le macerie», spiega il primo tenente dei pompieri di Lugano Sandro Corvino, impegnato al fronte assieme a una settantina di altri pompieri provenienti da Lugano, Melide e da Mendrisio.
«Non sarà comunque un intervento di poche ore, ma si potrebbe protrarre anche nei giorni a seguire», aggiunge. Proprio perché al momento si può agire solo dall’esterno con lance e autoscale, dunque con meno precisione. Anche per questo motivo verrà predisposta una guardia notturna, «per poter localizzare per tempo eventuali focolai». In particolare la priorità ce l’ha la parete pericolante che si affaccia sui binari e che tuttora tiene in scacco per una questione di sicurezza la linea ferroviaria. La speranza è di ripristinare la situazione per la tarda mattinata o per il primo pomeriggio.
L’unica parte che è stata risparmiata dalle fiamme è il silo contenente la farina, un materiale estremamente infiammabile e che a contatto con il fuoco rischia di creare delle esplosioni: «Nella tragedia fortunatamente qualcosa siamo riusciti a fare», spiega il comandante del Corpo Civici pompieri di Lugano Federico Sala. «Era la parte che ci preoccupava di più ed è stata salvata», conferma Corvino.
Sulle cause che hanno generato il rogo è ancora prematuro esprimersi, sarà la polizia scientifica a effettuare i necessari sopralluoghi per capire cosa abbia mandato in fumo il Mulino di Maroggia. «Al nostro arrivo avevamo davanti a noi un incendio particolarmente violento, totale», conclude Corvino. «Ma non avendo la possibilità di accedere all’interno ci è difficile azzardare delle ipotesi».
Sul posto questa mattina è giunto pure il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, per visionare quel che resta del mulino ed esprimere vicinanza alla popolazione.

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Da www.laregione.ch

https://www.laregione.ch/cantone/luganese/1476369/fontana-mulino-gobbi-incendio-luogo

Gobbi sul luogo dell’incendio: ‘Un colpo al cuore’
Il presidente del Consiglio di Stato guarda con dolore allo storico mulino devastato dalle fiamme. Il proprietario Fontana: ‘Siamo ancora increduli’

Norman Gobbi è giunto questa mattina sul luogo dell’incendio del Mulino di Maroggia. ‘LaRegione’ lo ha avvicinato per raccogliere le sue impressioni. Figlio di panettieri, il presidente del Consiglio di Stato guarda con dolore alla storica struttura devastata dalle fiamme e porge parole di conforto alla famiglia Fontana, proprietaria del mulino da cinque generazioni. Ingenti le perdite per le Ffs. La linea ferroviaria tra Capolago e Melide è tuttora interrotta.

Luigi Fontana: ‘Dobbiamo valutare cosa fare della nostra attività’
Mentre guarda ciò che resta del suo mulino, il proprietario Luigi Fontana dà l’impressione di non avere ancora realizzato quanto successo. «Io e mio figlio siamo ancora increduli – afferma avvicinato da una cronista della ‘Regione’ -. Tutto si è svolto davvero in fretta. Dobbiamo però accettare questo fatto. Certo è che questo 2020 è davvero da dimenticare». Dopo 130 anni di progressi e migliorie al fine di mantenere florida l’attività dell’azienda, di fronte a tanta devastazione è difficile esporsi sul futuro dell’azienda. «Ci prenderemo un po’ di tempo per valutare quello che vogliamo fare», dice Fontana confermando che la parte produttiva della struttura è andata completamente distrutta, mentre gli uffici, il museo e il silo in cemento armato (a differenza di quello in legno) sono fortunatamente stati risparmiati. Salva anche una parte del deposito di farina. Il figlio Alessandro, dopo avere terminato la sua formazione nel settore dei cereali e della farina, aveva da qualche anno preso in mano l’attività, dando di fatto inizio alla quinta generazione della famiglia Fontana.

‘Ci vorranno tre o quarto giorni di lavoro’
Domate le fiamme, è il rischio di crolli a preoccupare pompieri e polizia. «Ci stiamo concentrando sull’obiettivo di mettere in sicurezza le pareti sul lato della ferrovia, ciò che permetterà di rimettere in funzione la linea tra Capolago e Melide», dichiara il comandante dei pompieri di Melide Marzio Riva. Attualmente sul posto ci sono circa 20 militi di vari corpi. «Purtroppo, anche se ci mette un attimo a prendere fuoco, la farina è infiammabile», afferma Riva ricordando la velocità con cui è divampato il rogo. Riva informa infine che le operazioni (messa in sicurezza e sistemazione macerie) proseguiranno ancora per tre o quattro giorni.

«Sì, da parte del Governo qualche errore è stato fatto»

«Sì, da parte del Governo qualche errore è stato fatto»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 24 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Il Gran Consiglio ha approvato le misure decise dall’Esecutivo durante la prima ondata – Tra queste lo stato di necessità oltre a incassi posticipati, anticipi di spese e sospensioni di pagamenti per un impatto di 554 milioni
L’auspicio di molti era che il dibattito parlamentare sul coronavirus si potesse svolgere in un clima costruttivo. E così è stato. Nessuna schermaglia o polemica sopra le righe. Anzi, nel suo intervento prima della discussione generale, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ammesso che sì, nella gestione della crisi qualche sbaglio è stato commesso: «Abbiamo fatto degli errori? Certamente sì. Non potevamo avere la presunzione di non commetterli, ma siamo sicuri che la gestione è stata coerente e trasparente». Insomma, chi si aspettava un po’ del classico «pepe» che spesso anima le discussioni parlamentari è probabilmente rimasto deluso.
Oltre alla discussione generale sul tema «COVID-19», all’ordine del giorno c’era la votazione sul messaggio con le motivazioni che hanno spinto a marzo il Governo a decretare lo stato di necessità. Anche in questo caso non ci sono state sorprese e il rapporto di compromesso della Commissione gestione e finanze (relatore il liberale radicale Matteo Quadranti) è stato approvato con 64 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astenuto. Il plenum ha invece bocciato (48 no, 9 sì e 12 astenuti), l’emendamento dell’MPS che chiedeva l’allestimento di un messaggio «su delle reali e democratiche misure per combattere l’attuale seconda ondata» (tra cui misure sanitarie sul posto di lavoro, un aumento del personale nelle case anziani e la distribuzione di mascherine e disinfettante gratuiti alla popolazione).

Il dibattito
Nel corso della discussione generale i partiti di governo hanno ribadito il loro sostegno all’agire dell’Esecutivo, anche se è stato più volte ribadito che un secondo stato di necessità non sarà più giustificato. I partiti hanno poi aggiunto le loro possibili «ricette» per far fronte alla difficile situazione finanziaria del Cantone. Si parte dalla maggiore attenzione alla socialità auspicata dalla sinistra, per poi arrivare ai tagli alla spesa sollecitati da destra, passando dalla priorità agli investimenti, cavallo di battaglia del PLR, e dall’attenzione al benessere dei cittadini ribadita dal PPD. «La gestione della pandemia ha messo sotto gli occhi di tutti il peso che hanno le scelte politiche», ha esordito la capogruppo del PLR Alessandra Gianella, secondo cui «nella seconda fase della crisi la politica non è rimasta a guardare e ci siamo resi conto che spegnere la società non è la soluzione». Dal canto suo Boris Bignasca ha rimarcato che «una parte importante della popolazione è stanca ed è quindi corretto non lasciarci andare a previsioni allarmistiche a meno che non ci sia la certezza che si avverino». Inoltre, ha aggiunto, «non si possono chiedere sacrifici alla popolazione senza chiederne nessuno all’Amministrazione cantonale». Il capogruppo del PPD Maurizio Agustoni ha invece ribadito il no del suo partito «all’aumento delle imposte», sottolineando poi l’importanza di «mantenere intatta la rete di sostegno sociale». Non è però mancata una bacchettata alla modalità comunicativa delle autorità, che «talvolta fanno fatica a capire che la maggior parte della popolazione è composta da adulti». Dai banchi del PS è stato invece posto l’accento sulle fasce più deboli della popolazione: «A livello di preventivo troviamo solo le difficoltà finanziarie del Cantone dovute alla diminuzione del gettito, ma nessuna misura per contrastare gli effetti sociali», ha osservato il capogruppo Ivo Durisch.
Passando alle forze di opposizione, il capogruppo dell’UDC Sergio Morisoli ha voluto criticare «la cantilena populista che vorrebbe i buoni (quelli del lockdown) da una parte, e i cattivi (quelli dell’economia) dall’altra», mentre invece l’economia «altro non è che un’infinità di persone in carne ed ossa che devono lavorare per vivere». La deputata ecologista Claudia Crivelli Barella ha invece voluto porre l’accento sulla necessità di concentrarsi sulla ricerca scientifica: «Come Verdi abbiamo sin dall’inizio raccomandato di seguire le raccomandazioni delle autorità. Ma quando è stato spiegato alla popolazione come rafforzare il nostro sistema sanitario? Si è parlato troppo dell’invasore (il virus) e poco di tutti noi».
Come preannunciato, le critiche principali al Governo sono arrivate dagli esponenti dell’MPS: «Ogni giorno di ritardo nel prendere misure sanitarie ha un costo. La questione della celerità della prontezza è fondamentale. A febbraio è stato deciso di far svolgere il carnevale di Bellinzona e la risottata di Lugano; alla richiesta dei medici di introdurre l’obbligo delle mascherine sui trasporti pubblici è stato dato seguito solo dopo tre mesi. Basterebbe questo per stilare un bilancio negativo dell’agire del Governo», ha rimarcato Angelica Lepori Sergi.

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 24 novembre 2020 de La Regione

Una discussione e tante ricette
Covid, in parlamento dibattito sulla gestione del governo. Partiti in ordine sparso.

«Il governo è coeso e abbiamo unità di intenti. Rimarrà deluso chi vorrebbe seminare il germe della discordia». Mette subito in chiaro le cose il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi all’inizio del dibattito in Gran Consiglio su come l’esecutivo ha gestito la pandemia. «Abbiamo fatto errori? Sì, non potevamo avere la presunzione di non commetterne. Ma la nostra azione è stata coerente e trasparente, anche quando abbiamo commesso qualche errore. A livello socio-economico stiamo reggendo, la disoccupazione per ora non è esplosa, il numero di chi ha chiesto aiuti sociali è stabile e i fallimenti nel 2020 sono meno rispetto al 2019» spiega Gobbi, invitando il parlamento alla «onestà intellettuale di rinunciare ad azioni demagogiche». Appello formulato anche dal direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, il quale aggiunge che è importante «il giusto equilibrio tra libertà e misure di contenimento del virus, per tutelare il sistema sanitario sia dedicato al Covid sia ordinario».
E il dibattito è stato civile e propositivo, come auspicato dal governo. Ma fermo. La prima a mettere i puntini sulle i è Alessandra Gianella, capogruppo del Plr: «La scienza con le sue scoperte ci aiuta a conoscere la realtà, ma è sbagliato delegare alla sola task-force scientifica la scelta di cosa fare di questa realtà: la politica, in questa seconda fase, non è rimasta in un angolo a guardare». Perché per Gianella «spegnere la società non è la risposta, e potrebbe fare molti più danni nel lungo periodo. Il nostro partito è convinto che chiudere tutto non è la soluzione, come non lo è rischiare di lasciare macerie alle future generazioni. Bisogna dare una visione liberale della società, e il centro delle nostre attenzioni deve essere rivolto al futuro: non dobbiamo accontentare gli appetiti di tutti, un parlamento non può convertirsi in un bazar di atti parlamentari e di pretese». Detto questo, «cultura, sport ed economia devono continuare ad andare avanti, perché il benessere non è solo la salute fisica. Dobbiamo lottare per una società che rimanga aperta, lasciando ossigeno ad attività culturali e sportive e a chi produce ricchezza. Ma serve un orientamento chiaro e coerente per rassicurare una popolazione stanca». Perché «quando chiediamo ai cittadini responsabilità e unità, ricordiamoci che l’esempio potrebbe venire da questo parlamento». Per il leghista Boris Bignasca «questo è il momento della simmetria dei sacrifici: è assurdo che vengano chiesti sacrifici alla popolazione e l’Amministrazione non ne faccia, siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo tutti la stessa cinghia». Insomma, rimanendo in mare, «il governo non può restare comodo a battere il tamburo sulla trireme mentre l’economia soffre, voga e annaspa. Sono stati persi circa cinquemila posti di lavoro, quasi tutti di residenti: non possiamo andare avanti a regalare posti di lavoro oltreconfine, il Consiglio di Stato ha fatto troppo poco e servono misure forti per chi risiede in Ticino». Il capogruppo del Ppd Maurizio Agustoni, sulle modalità comunicative, afferma che «talvolta si ha avuto l’impressione che le autorità sanitarie facciano fatica ad accettare che la popolazione sia per larga parte composta da adulti raziocinanti. Durante la prima ondata si è avuta una serie di giravolte sulle mascherine, nella seconda ondata siamo stati informati che nei dieci giorni successivi sarebbero finiti i posti in terapia intensiva». Non va bene per Agustoni, perché «la popolazione ha il diritto di sapere, non di essere imbonita o terrorizzata a seconda della bisogna. Se i cittadini hanno l’impressione di essere trattati da adulti, saranno più inclini a rispettare le indicazioni delle autorità». L’auspicio del Ppd è che «dopo la decisione del Dss di sostenere con una prestazione ponte chi è stato particolarmente colpito dalle conseguenze della pandemia, si agisca anche su affitti commerciali e su certe categorie di indipendenti. Senza aumento delle imposte, e mantenendo intatta la rete di protezione sociale». Il capogruppo Ps Ivo Durisch volge lo sguardo al Preventivo 2021: «Non leggiamo nessuna misura volta a contrastare gli effetti economici e sociali della crisi. Questa pandemia sta colpendo gli elementi più precari e fragili della società, per non parlare delle attività culturali, sostenendo i lavoratori indipendenti attivi in questo ambito, e sportive. L’autorità cantonale ha l’obbligo di monitorare la situazione con misure finanziarie a sostegno della società tutta». E se la prende con il ‘Black friday’ con sconti straordinari di venerdì prossimo: «È fuori luogo, tutti gli ambienti scientifici dicono che i negozi pieni di persone sono un vettore di propagazione del virus». Sergio Morisoli, capogruppo dell’Udc, lancia l’affondo: «Purtroppo per molti i discorsi tra aperture e lockdown sono uno scontro tra economia e salute, per gli estremisti tra capitalismo e diritti umani: è una visione miope». E si chiede, va da sé retoricamente, se «è possibile non si capisca che l’economia non sia un mostro rapace ma un’infinità di persone che devono lavorare per vivere, produrre, scambiarsi cose e produrre soldi da trasferire, persino attraverso lo Stato, a chi ne ha necessità. Pensiamo alle aziende che perdono comande e parti di mercato. Salute ed economia, piaccia o no, sono facce della stessa medaglia. O si tengono unite attraverso la politica o si cade nella tirannia dei tecnocrati». I Verdi, con Samantha Bourgoin, deplorano il rischio che «chi governa si limiti, senza offesa, a dirci come lavarci le mani e proteggerci». Durante il dibattito libero, la deputata di Più Donne Maristella Patuzzi ha annunciato le proprie dimissioni dal Gran Consiglio: «La pandemia ha duramente colpito noi musicisti. Ingaggi saltati, tanta frustrazione e tanti giovani si sono trovati con la carriera bloccata. Mi concentrerò sul mio lavoro». Approvato, infine, il rapporto di Matteo Quadranti (Plr) che dà luce verde alle spese decise dal governo durante lo stato di necessità e che auspica non ne venga deciso un secondo.

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Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Operato-del-Governo-avallato-ma…-13626088.html

Operato del Governo avallato, ma…
Il Parlamento è stato più critico, rispetto a maggio, sulla condotta del Consiglio di Stato nella gestione della crisi sanitaria
È un Parlamento più critico, rispetto al mese di maggio, quello che nel corso di lunedì ha valutato l’operato del Governo nella gestione del coronavirus. Ciò che è stato fatto durante la crisi sanitaria, sia nella prima, sia nella seconda ondata, è stato tutto sommato avallato. C’è chi però ha criticato la modalità di comunicazione, chiedendo per il futuro un intervento più incisivo per gestire le conseguenze socioeconomiche della pandemia.
Norman Gobbi ha dal canto suo ammesso che qualche errore è stato fatto: “Non potevamo avere la presunzione di non commetterne. Il Governo è convinto che l’azione condotta su questo fronte sia stata coerente e trasparente”. Sia il presidente del Governo, sia Raffaele De Rosa, hanno posto l’accento sulla necessità di non abbassare la guardia: “È ancora più importante ora, dato che la seconda ondata sta già durando più della prima e che non sappiamo cosa ci aspetta nei prossimi mesi”, ha detto il direttore del Dipartimento sanità e socialità.
La discussione al Mercato coperto di Mendrisio ha toccato, tra le righe, il tema del prossimo appuntamento di dicembre, ma che con ogni probabilità slitterà a gennaio, e cioè quello sul preventivo 2021. Un preventivo ritenuto attendista, troppo simile a quello dell’anno scorso e che non affronta con sufficiente polso la crisi in corso.
Durante l’incontro la granconsigliera Maristella Patuzzi, di Più Donne, ha inoltre comunicato le sue dimissioni per ragioni professionali.

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Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 23 novembre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13626337