Dieci anni di collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia

Dieci anni di collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia

Comunicato stampa

A dieci anni dalla firma della convenzione che ha dato avvio alla collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia, sottoscritta il 26.09.2016 in Vaticano, una  delegazione ticinese si è recata a Roma per celebrare l’importante anniversario e rinnovare i legami di collaborazione instaurati nell’ultimo decennio tra queste due realtà.

Da oltre 500 anni, le Guardie Svizzere Pontificie garantiscono l’incolumità del Santo Padre e la sicurezza dei palazzi del Vaticano. In questo ambito, il 26 settembre 2016 è stata siglata una convenzione volta a regolare una nuova collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia, che da allora effettuano parte della loro formazione sotto l’egida della Polizia cantonale. Nel corso dell’ultimo decennio, tale collaborazione si è concretizzata in particolare nel coordinamento della formazione delle future Guardie pontificie in Ticino, curata dal Centro formazione di polizia (CFP) di Giubiasco. Come sottolinea il Comandante della Guardia Svizzera Pontificia Christoph Graf, “la collaborazione tra la Polizia cantonale del Ticino e la Guardia Svizzera Pontificia è sempre stata, fin dall’inizio, amichevole, professionale e spontanea”.

A dieci anni esatti dalla sottoscrizione della convenzione, sabato 26 settembre 2026 una delegazione ticinese si è recata in Vaticano per un incontro istituzionale con il Comando della Guardia Svizzera Pontificia. La delegazione era composta dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, dal Sostituto Comandante Lorenzo Hutter, dal Capo Sezione della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) Ryan Pedevilla e dal Coordinatore del Gruppo prevenzione e negoziazione (GPN) della Polizia cantonale Lorenzo Merga, primo ufficiale ticinese nella storia della Guardia Svizzera Pontificia. Nella sua formazione in Vaticano, Lorenzo Merga aveva permesso, in stretta collaborazione con la Polizia cantonale, di consolidare il progetto e renderlo poi definitivo. L’incontro ha permesso di ripercorrere le principali tappe di una collaborazione consolidatasi
progressivamente nel corso degli anni, facendo al contempo il punto sulle esperienze maturate e sulle prospettive future. “Dopo dieci anni dalla firma della convenzione, questa collaborazione continua a rappresentare un’importante occasione di confronto e crescita professionale, in grado di porre solide basi per un futuro all’insegna di un rapporto sempre più arricchente tra Polizia cantonale e Guardia Pontificia”, sottolinea il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Il decimo anniversario ha rappresentato in questo senso non soltanto un momento celebrativo, ma anche l’occasione per confermare la volontà comune di proseguire nello scambio di competenze ed esperienze, in particolare nell’ambito della formazione. Nel suo complesso, la formazione è in continua evoluzione e ricopre un elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo del personale dei rispettivi Corpi.

Quando il Ticino disse “Basta ai nomadi stranieri”

Quando il Ticino disse “Basta ai nomadi stranieri”

«Il fenomeno esiste ancora. Noi abbiamo scelto una linea drastica»
Quindici anni fa il Ticino decise di cambiare radicalmente approccio nella gestione delle carovane rom straniere. Qualcuno ricorderà ancora le polemiche che accompagnavano il loro arrivo, tra occupazioni non autorizzate e tensioni sul territorio. Nel 2011 la svolta: il Cantone decise di non mettere più a loro disposizione aree pubbliche di sosta o di transito. « Ci trovavamo periodicamente a rincorrere situazioni d’emergenza », ricorda Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. « Abbiamo quindi scelto una linea chiara: non creare aree dedicate alle carovane straniere, per le quali il Cantone non aveva – e non ha – alcun obbligo di garantire spazi di sosta ». La decisione rispondeva in maniera molto concreta alla volontà di non attirare carovane di nomadi stranieri in Ticino, come invece avveniva in passato.

Nessun obbligo di creare aree
Alla base c’è anche un principio giuridico che il Governo ticinese ha continuato a rivendicare negli anni: per le carovane straniere non esiste un obbligo analogo a quello previsto per le minoranze nazionali svizzere. Una distinzione sostanziale, che il Ticino ha difeso anche di fronte alla Confederazione. Nel 2024, quando l’Ufficio federale della cultura ha posto in consultazione la Concezione nazionale sulle aree di transito, il Consiglio di Stato ha respinto l’ipotesi di creare in Ticino uno spazio destinato alle grandi carovane straniere. « La linea scelta nel 2011 – sottolinea Gobbi – ha prodotto i risultati che auspicavamo. Non avrebbe avuto senso cambiare strada proprio quando l’esperienza dimostrava che quella impostazione funzionava ».

Un problema attuale in Svizzera
Nel frattempo, in Svizzera il fenomeno non ha accennato a diminuire. Le stime disponibili presso altri Cantoni parlano di decine di carovane straniere, spesso composte da numerose roulotte, la cui gestione comporta costi importanti e problemi di ordine pubblico. Nell’aprile 2025, in Vallese, una carovana di circa 50 roulotte proveniente dalla Francia e diretta verso Gampel venne bloccata sull’A9 a Saint-Maurice. Per gestire la situazione furono mobilitati circa 200 agenti e il confronto sull’autostrada si protrasse per diverse ore. Nel Canton Vaud, nel 2024, quasi 30 roulotte si installarono senza autorizzazione a Morrens. L’intervento coinvolse circa 50 agenti di Polizia. Complessivamente, la gestione dei convogli richiese oltre 635 ore di impiego delle forze dell’ordine.
Episodi che mostrano come l’arrivo delle grandi carovane straniere continui a rappresentare una sfida per altri Cantoni.

Nomadi svizzeri, un’altra realtà
C’è infine una distinzione che Gobbi tiene a sottolineare. La linea adottata nei confronti delle carovane straniere è volta a tutelare le minoranze nazionali Jenisch, Manuš e Sinti svizzeri, riconosciute dalla Confederazione. Nei loro confronti il Ticino ha infatti seguito un approccio diverso, costruendo negli anni un rapporto stabile e mettendo a disposizione l’area del Seghezzone di Giubiasco. « È sbagliato mettere tutti nello stesso calderone. I nomadi svizzeri sono nostri concittadini e appartengono a una minoranza riconosciuta. Con loro abbiamo costruito un rapporto di collaborazione, cercando soluzioni concrete » conclude Gobbi. Al Seghezzone, nel frattempo, sono proseguiti gli interventi per migliorare le condizioni dell’area e, nell’ambito della gestione dei rapporti con la comunità, e da anni è stata introdotta anche la figura di una mediatrice culturale. Una distinzione che riassume la linea seguita dal Ticino in questi quindici anni: fermezza nella gestione delle carovane straniere, dialogo e soluzioni concrete per la comunità nomade svizzera.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 4 ottobre 2026 de Il Mattino della domenica

Giornata formativa transfrontaliera: “Raccontare la sostenibilità”

Giornata formativa transfrontaliera: “Raccontare la sostenibilità”

Comunicato stampa Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Si è tenuta con successo a Mezzana, presso il Centro professionale del verde, la giornata formativa transfrontaliera dal titolo “Raccontare la sostenibilità”, a cui hanno partecipato oltre settanta docenti delle scuole dell’infanzia, speciali, elementari e medie, provenienti da tutta la regione insubrica. La giornata è stata promossa dalla Comunità di lavoro tramite il proprio gruppo di lavoro “Giornate Insubriche del Verde Pulito” specificatamente costituito per svolgere attività di sostegno alla salvaguardia dell’ambiente.
Il tema del progetto è stato dapprima introdotto attraverso due approfondimenti teorici con gli interventi di esperti qualificati della Divisione della scuola del Cantone Ticino e dell’Ente Regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste di Regione Lombardia (ERSAF), che hanno suggerito come promuovere in classe la cultura della sostenibilità e spiegare ai ragazzi a cosa serve una gestione forestale responsabile. Successivamente i partecipanti hanno preso parte attivamente a una serie di atelier pratici realizzati dai docenti e dagli educatori ambientali di éducation21, della Cooperativa Sociale Koinè, della Cooperativa Valgrande e del progetto Energia futuro di SUPSI e Dipartimento del territorio del Ticino, che hanno offerto un ventaglio di proposte concrete di attività e spunti applicabili con gli alunni delle scuole. 
Nel pomeriggio alcuni docenti, accompagnati dai rappresentanti del gruppo “Cittadini per il territorio, parteciperanno ad una visita guidata al Parco del Laveggio, nella pianura dell’Alto Mendrisiotto, dove scorre il fiume che porta lo stesso nome, percorrendo una parte del percorso pedonale che si estende dalle sorgenti del fiume a Stabio fino alla foce di Riva San Vitale.
La giornata rientra nell’ambito del progetto didattico “Raccontare la sostenibilità” il cui seguito prevede l’approfondimento e l’elaborazione di un progetto didattico in classe prendendo spunto dalle proposte trattate nell’evento odierno. Sul sito della Regio Insubrica sono disponibili le informazioni sul progetto. Entro la metà del mese di marzo 2027, i partecipanti consegneranno una scheda contenente la descrizione del percorso didattico attuato e le classi di scuola primaria/elementare selezionate per ogni Provincia/Cantone prenderanno parte alla giornata premio che si terrà nel mese di maggio 2027 in una località della regione insubrica. L’evento sarà finanziato dalla Comunità di lavoro e offrirà a docenti e allievi di tutto il territorio di riferimento l’occasione di incontrarsi e sperimentare nuove attività.

«Il traffico ci sta logorando: la situazione non peggiori»

«Il traffico ci sta logorando: la situazione non peggiori»

Gli abitanti di Monte Carasso attendono la riqualifica urbana da 8 milioni di franchi del lungo rettilineo fino a Sementina: il progetto è tuttavia fermo a causa di un ricorso al Tribunale amministrativo cantonale – Norman Gobbi: «Fidatevi, la viabilità migliorerà».

«Il traffico, qui, è pazzesco. Dovete fare qualcosa». L’appello di una donna al Governo è condiviso praticamente da tutti gli abitanti di Monte Carasso. Che non a caso mercoledì sera hanno affollato la sala dell’ex Convento in occasione dell’incontro promosso dal Centro, al quale hanno preso parte anche i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Raffaele De Rosa. Riflettori accesi sulla riqualifica urbana da quasi 8 milioni di franchi della tratta lunga 1,6 chilometri fra via El Stradún e via Locarno a Sementina. Una delle strade più trafficate del Bellinzonese. Vi transitano, in media, più di 750 veicoli all’ora; tra i 13.600 e i 15.400 mezzi al giorno. Si capisce, dunque, l’aggettivo utilizzato dalla cittadina esasperata.  A causa di un ricorso, tuttora pendente al Tribunale cantonale  amministrativo, i lavori della durata di due anni circa non possono iniziare. E, ovviamente, non si sa quando potranno cominciare.

Si procederà a degli espropri
Del progetto si parla da due lustri. La larghezza del campo stradale verrà ridotta a 6,3 metri; più spazio per i marciapiedi (e quindi per i pedoni), le misure d’arredo, le alberature e per gli interventi di valorizzazione degli spazi limitrofi alla strada principale prospettati dalla Città nelle zone di El Cunvént, I Fracc e al Centro Somen. In pratica andrà cambiato il volto della «tirata», togliendole l’etichetta di una strada votata al traffico. Sarà inoltre necessario procedere a degli espropri. L’incertezza di cui abbiamo detto non ostacola, tuttavia, il lavoro dietro le quinte ad opera dei tecnici della Divisione delle costruzioni, come evidenziato da Nicola Guidotti (responsabile dell’Ufficio della progettazione del Sopraceneri). «Siamo in una fase interlocutoria, che stiamo sfruttando per delle valutazioni approfondite su come affrontare le opere», ha affermato l’ingegnere moncarassese. Due le tappe. Si partirà da Sementina, in quanto si ritiene che sia la fase più «facile », per così dire, visto che il traffico verrà deviato sul Piano di Magadino (e il consigliere comunale Claudio Cattori si è detto «preoccupato, considerando che la situazione è già insostenibile»). Mentre per
quanto concerne Monte Carasso si spera di «sfruttare» il semisvincolo e la cantonale di sponda sinistra per agevolare il cantiere. I lavori verranno eseguiti di giorno, mentre la notte solo le asfaltature finali. Verosimilmente si introdurrà il senso unico alternato, ma non nelle ore di punta. «Il traffico parassitario non finirà sulle strade comunali», è stato assicurato dagli specialisti.

De Rosa: «Territorio fragile»
«La riqualifica mira ad introdurre il concetto di asse urbano, di modo da migliorare la viabilità. Lo stiamo vedendo in queste settimane, dopo l’introduzione dei semafori a Cadenazzo da parte dell’Ufficio federale delle strade: ciò ha comportato degli effetti negativi sulla sponda destra del Ticino», ha puntualizzato Norman Gobbi, alla testa della Divisione delle costruzioni. Il quale ha altresì biasimato l’ulteriore slittamento al 2050 del collegamento A2-A13 fra la Città e Locarno: « Ogni ritardo rischia di impattare sugli abitati». Dal canto suo il direttore ad interim del Dipartimento del territorio Raffaele De Rosa ha ricordato quanto il territorio «sia pregiato, ma altrettanto fragile alla luce del traffico». Il capodicastero Territorio e mobilità della capitale Mattia Lepori ha precisato che «questo progetto, intrinsecamente, dice molto di Bellinzona e della regione. Cioè della forza dei nostri collegamenti, anche e soprattutto per la mobilità lenta, che uniti alla qualità di vita hanno portato negli ultimi anni alla costante crescita demografica ».

Cinque obiettivi di un restyling
Cinque gli obiettivi principali che Cantone e Città desiderano perseguire grazie al restyling di El Stradún a Monte Carasso e via Locarno a Sementina. Uno: rendere più funzionale ed attrattivo lo spazio stradale per tutte le categorie. Due: migliorare le condizioni di accessibilità del trasporto pubblico. Tre: aumentare la sicurezza delle persone pure mediante l’adeguamento degli otto passaggi pedonali con pavimentazione ed illuminazione particolari. Quattro: contribuire alla riduzione delle emissioni foniche. E, infine, quinto punto: gettare le basi per un’ulteriore valorizzazione dello spazio urbano ai lati della carreggiata sulla base di quanto si prefigge il Municipio di Bellinzona.

(Immagine: Render Amministrazione cantonale)

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 2 ottobre 2026 del Corriere del Ticino

Preventivo 2027 in rosso

Preventivo 2027 in rosso

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:4125229

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In futuro disavanzi da mezzo miliardo, ecco il perché
Iniziative sui premi di cassa malati e riforma EFAS peseranno molto sulle finanze cantonali ticinesi già dal 2028: cifre rosse e debito pubblico destinati a esplodere senza interventi strutturali

Decisioni federali e popolari pesano sul futuro dei conti pubblici ticinesi aggravando una situazione già fragile. Il disavanzo di esercizio di 98,5 milioni di franchi annunciato mercoledì (161,4 milioni invece il disavanzo totale) è un preventivo di fine legislatura, ma la prossima che debutterà dopo le elezioni di aprile si preannuncia particolarmente impegnativa sotto questo aspetto. Il “rosso” già piuttosto scuro delle previsioni del 2027 è sul punto infatti di farsi decisamente cupo. Il piano finanziario anticipa risultati in cui il disavanzo d’esercizio è destinato a involarsi in pochi anni verso la soglia del mezzo miliardo di franchi e quello complessivo a superarla piuttosto ampiamente. Le cifre presentate mercoledì obbligano a guardare al futuro, ha detto Marina Carobbio Guscetti. “Ci vorranno riflessioni su misure strutturali sulla spesa pubblica, ma dovranno essere fatte riflessioni anche sulle entrate”, ha dichiarato la presidente del Governo in conferenza stampa. La prima negli ultimi anni ha preso l’ascensore, complici i bisogni della popolazione che vede erodersi il potere di acquisto, mentre le seconde crescono ma non tengono il passo. La situazione finanziaria del Cantone rimane “strutturalmente fragile”, ha affermato Carobbio Guscetti davanti ai media, malgrado le nuove misure di contenimento delle uscite per 47 milioni, che sommate a quelle già adottate in passato hanno avuto un impatto complessivo di 237 milioni su questo preventivo.
Ma da dove arriva la “tempesta” all’orizzonte? Sono cinque i fattori indicati davanti ai media, cifre alla mano, dal responsabile del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. E come detto sono frutto di decisioni adottate a Berna o dal popolo negli ultimi anni. A fare la parte del leone sono le due iniziative sui premi di cassa malati accolte dai ticinesi il 28 settembre del 2025.
 
Cinque fattori che pesano sui conti
I primi effetti si stanno già vedendo e uniti al costante aumento dei premi questa è già una delle voci più pesanti a bilancio: nel 2027 vale il 12% delle uscite totali del Cantone. Nel 2028 è da prevedere un impatto di 89 milioni (51 per effetto dell’iniziativa sulla deduzione fiscale, 38 per quella che fissa un tetto del 10% del reddito disponibile dell’economia domestica), ma quando con quest’ultima si andrà a regime dal 2029 i milioni saliranno a 181 (51 +130). Alla spesa sanitaria è legata anche la cosiddetta riforma EFAS (il finanziamento uniforme delle prestazioni, votato dal popolo il 24 novembre 2024). Allora, ha ricordato ancora Vitta, la Confederazione aveva valutato per il Ticino un effetto quantificato in una ventina di milioni. In realtà saranno cinque volte tanto.

Al netto della quota di sussidi ai premi che potrà essere risparmiata, il piano finanziario prevede un aggravio di 86 milioni nel 2028, di 100 nel 2029 e di 103 nel 2030.
Sono ancora lordi, invece, i dati relativi all’abolizione del valore locativo, anch’essa approvata il 28 settembre 2025, ma a livello federale. Entrerà in vigore il 1° gennaio 2029 e vale 55 milioni, ma potrà essere mitigata dall’imposta sulle residenze secondarie, che i cantoni hanno la facoltà (non l’obbligo) di introdurre e che è ancora un cantiere aperto.
Dulcis in fundo, si fa per dire visto che il gusto è piuttosto amaro per il Cantone, ci sono le misure contenute nel pacchetto di riequilibrio dei conti federali. Il riversamento sul Ticino sarà di 24 milioni di franchi nel 2028, 27 nel 2029 e 30 nel 2030.

Qui il cerchio del discorso si chiude e si torna alla necessità, con interventi sulle uscite e/o sulle entrate, di correggere la rotta. Se nel 2027 – alla luce del preventivo – il freno ai disavanzi è ancora rispettato, dal 2028 senza provvedimenti non lo sarà più.
Sempre sulla base del piano finanziario aggiornato, ci vorranno misure per 131,3 milioni nel 2028, per 330,7 l’anno seguente e per 437,6 nel 2030. La speranza ticinese è che il compito venga facilitato in futuro da una correzione della perequazione finanziaria intercantonale: nel 2027 porterà nelle casse ticinesi poco più di 100 milioni ma a Bellinzona si continua a insistere sulle grandi differenze per esempio con il Vallese (al quale vanno quasi 900 milioni) e con Berna, che sfiora il miliardo e mezzo e anche grazie ad esso – ha evidenziato Christian Vitta – potrà permettersi cifre (abbondantemente) nere il prossimo anno. Il Consiglio di Stato vorrebbe che pesassero maggiormente peculiarità ticinesi come quelle legate al frontalierato, ma una revisione di fondo dei criteri è oggi rinviata al 2030.Bisognerà quindi guardare soprattutto in casa propria per evitare che il debito pubblico prosegua la sua impennata a suon di disavanzi sempre più consistenti. Altrimenti è atteso nel 2030 al traguardo dei 4,5 miliardi, più di 12’700 franchi pro capite.
 
Elenco targhe: il Ticino aderisce a eAutoindex

Elenco targhe: il Ticino aderisce a eAutoindex

Comunicato stampa

La Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni comunica che, a partire dal 1° novembre 2026, il servizio di consultazione dell’elenco targhe verrà modificato. Il Cantone si avvarrà della piattaforma eAutoindex, un sistema già adottato da numerosi Cantoni. La transizione a questo servizio, le cui richieste diventeranno a pagamento, costituisce la risposta strutturale alla sottrazione automatizzata di dati pubblici avvenuta a inizio settembre, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza informatica e prevenire futuri abusi.

All’inizio del mese di settembre il Canton Ticino, al pari di altri Cantoni, è stato interessato da una sottrazione automatizzata su larga scala di dati pubblici relativi ai detentori di veicoli (comunicato stampa del 3 settembre 2026). L’attacco informatico ha sfruttato il precedente modulo di ricerca, aggirando intenzionalmente i meccanismi di protezione che limitavano il numero di richieste, per estrarre informazioni quali il numero di targa, il nome, il cognome e l’indirizzo dei detentori. In risposta a questo evento, dopo aver sporto denuncia penale al Ministero pubblico, il Dipartimento delle istituzioni aveva disabilitato a scopo precauzionale la pagina web cantonale dell’elenco targhe.

Il passaggio a eAutoindex
Per ripristinare il servizio garantendo al contempo standard di sicurezza più elevati, dal 1° novembre 2026 il Ticino aderirà al portale eAutoindex (www.eautoindex.ch). Questo servizio, già ampiamente testato e utilizzato da numerosi Cantoni, permette di consultare le informazioni associate a una targa conformemente al quadro giuridico federale. La principale novità per l’utenza consisterà nel fatto che le singole richieste di ricerca diventeranno a pagamento. Questa modifica, oltre a uniformare il Ticino alle prassi intercantonali, funge da essenziale barriera tecnica e finanziaria contro i tentativi di estrazione automatizzata su larga scala (scraping), disincentivando l’uso improprio del sistema.

Tutela della privacy confermata
L’adozione del nuovo portale non modificherà le tutele per la privacy già in vigore. I dati dei detentori di veicoli che hanno richiesto espressamente alla Sezione della circolazione di non rendere pubbliche le proprie informazioni non sono stati interessati dalla fuga di dati dello scorso settembre e continueranno a non essere accessibili, nemmeno attraverso il nuovo sistema a pagamento.

Raccomandazioni alla popolazione
A seguito dell’episodio verificatosi in settembre, il Dipartimento delle istituzioni rinnova l’invito alla popolazione a mantenere alta l’attenzione nei confronti di comunicazioni fraudolente. Si raccomanda di diffidare di lettere, e-mail o SMS inattesi che richiedano pagamenti urgenti o la comunicazione di dati personali e finanziari, facendo riferimento a presunte multe, tasse di circolazione, controlli tecnici o pedaggi esteri. In caso di dubbio, è fondamentale contattare l’autorità competente attraverso i canali ufficiali e ignorare i recapiti indicati nella comunicazione sospetta.

Casellario giudiziale, la prassi ticinese si espande

Casellario giudiziale, la prassi ticinese si espande

Il modello trova seguito oltre Gottardo ma Berna, per ora, non ci sente

Da Bellinzona a San Gallo, passando per la Mesolcina. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale per il rilascio dei permessi B e G torna al centro del dibattito. E una prassi adottata dal Ticino da più di dieci anni, fa breccia anche oltre Gottardo.
La novità più recente arriva da San Gallo. Il 16 settembre il Gran Consiglio ha accolto una mozione che fa esplicito riferimento al Ticino e chiede di orientarsi alla prassi applicata nel nostro Cantone già dal 2015. Dallo scorso mese di agosto anche la Regione Moesa in via sperimentale, richiede l’estratto del casellario per i nuovi permessi L, B e G dei cittadini UE/AELS.
«Quando abbiamo introdotto questa misura, oltre dieci anni fa, eravamo soli», osserva il Consigliere di Stato Norman Gobbi. «Oggi anche altri Cantoni si accorgono della necessità di disporre di maggiori informazioni su chi chiede di vivere o lavorare sul nostro territorio. Non si tratta di un limite alla libera circolazione ma semplicemente di dare alle autorità strumenti efficaci per prevenire i rischi e tutelare la sicurezza della popolazione».

Una questione ormai nazionale
Il dibattito, partito dal Ticino, ha ormai assunto una dimensione nazionale e ha riacceso i riflettori sulle due iniziative cantonali ticinesi depositate nel 2015 e tuttora pendenti, che chiedono di rafforzare i controlli sui precedenti penali dei cittadini UE che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Dopo il tentativo di archiviarle nel 2025, nel marzo 2026 il Consiglio nazionale ha deciso di mantenerle in vita e prolungarne il termine di trattazione fino al 2028. Il tema resta così aperto anche a livello federale.
«Ieri ci davano dei fuorilegge, oggi questa prassi ha mostrato concretamente la sua utilità», osserva Gobbi. «La criminalità non conosce i confini cantonali: proprio per questo servono strumenti di prevenzione efficaci e regole chiare e uniformi in tutta la Svizzera».

E Berna tira il freno
Intanto, come spesso accade quando si tratta di dinamiche tra Svizzera e UE, Berna tira il freno.
La Segreteria di Stato della migrazione considera inammissibile una richiesta generalizzata e agita lo spauracchio dei costi amministrativi che comporterebbero dei controlli sistematici su scala nazionale. Un argomento che ha tutto il sapore di un alibi per non irritare Bruxelles.
Ma se controllare costa, quanto può costare non farlo? È su questo punto che Gobbi ribalta la prospettiva: «Se non disponiamo di tutte le informazioni necessarie su chi viene a vivere o lavorare nel nostro Paese, il conto rischia di arrivare dopo, sotto forma di maggiori oneri per polizia, giustizia, amministrazione e assicurazioni sociali. E a pagarlo, alla fine, sono i cittadini».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 27 settembre 2026 de Il Mattino della domenica

 

Regio Insubrica, la Presidenza passa al Piemonte

Regio Insubrica, la Presidenza passa al Piemonte

Comunicato stampa Regio Insubrica (24.09.2026)

Si è svolta oggi a Domodossola, presso il Collegio Mellerio Rosmini, l’Assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica, che ha sancito il passaggio della Presidenza dalla Regione Lombardia alla Regione Piemonte per l’anno 2026-2027.

La Regio Insubrica, nata nel 1995 per promuovere la cooperazione nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini, riunisce il Cantone Ticino, le Regioni Piemonte e Lombardia, le Province del Verbano Cusio Ossola, Novara, Como, Lecco e Varese, insieme a numerosi Comuni e a enti pubblici e privati, associazioni e realtà economiche, culturali e di ricerca.

Nel corso degli anni la Comunità di lavoro si è consolidata come sede di confronto e collaborazione tra istituzioni e territori sui principali temi di interesse transfrontaliero.

Ad aprire i lavori è stato il Presidente uscente, Massimo Sertori, Assessore di Regione Lombardia, che ha tracciato un bilancio dell’anno di Presidenza, sottolineando il valore della cooperazione tra i territori italiani e svizzeri e il ruolo della Regio Insubrica quale luogo di confronto e di elaborazione di proposte comuni.

“Con l’odierna Assemblea si conclude l’anno di Presidenza della Regione Lombardia della Comunità di lavoro Regio Insubrica, che si conferma autorevole sede di dialogo e cooperazione transfrontaliera tra Italia e Svizzera, capace di riunire competenze diverse attorno a obiettivi comuni. Abbiamo conseguito risultati significativi nella tutela delle acque e nella gestione dei laghi, nello sviluppo dei collegamenti tra Lombardia e Canton Ticino e nel percorso verso il cabotaggio transfrontaliero. Abbiamo inoltre rafforzato la collaborazione nella gestione della fauna selvatica, del patrimonio boschivo e delle emergenze sanitarie, consolidato le iniziative comuni in ambito formativo e culturale e avviato il confronto sulla nuova programmazione Interreg, fondamentale per realizzare progetti concreti. In un mercato del lavoro in rapida evoluzione, ci siamo confrontati sul tema dei lavoratori frontalieri in modo aperto e pragmatico, rafforzando il raccordo istituzionale tra territori per individuare soluzioni condivise ed efficaci, rispondenti alle esigenze di lavoratori e imprese. Nel passare il testimone al collega Alberto Preioni, ringrazio quanti contribuiscono ogni giorno a una cooperazione concreta ed efficace, capace di produrre benefici duraturi e avvicinare le istituzioni alle comunità”.

È quindi intervenuto Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino, che ha evidenziato l’importanza del lavoro svolto dalla Comunità di lavoro e della collaborazione tra i territori che condividono non soltanto una frontiera, ma anche profondi legami storici, economici, culturali e sociali. Una collaborazione che, alla luce del contesto che ha caratterizzato l’ultimo anno, assume un significato ancora maggiore. Il 2026 è stato segnato dai riverberi di crisi e conflitti internazionali, legati tanto a dinamiche umane quanto a catastrofi naturali. A questo si è aggiunta una tensione diplomatica di proporzioni inusuali tra i nostri due Paesi. Il dramma di Crans Montana ha fatto emergere differenti sensibilità istituzionali e, in particolare, modi diversi di intendere il rapporto tra politica e giustizia. Una divergenza che ha generato incomprensioni, ma che non deve mettere in discussione la solidità dei rapporti tra Svizzera e Italia, fondati sulla collaborazione e sul rispetto reciproco. Questo contesto ha evidenziato oltremodo l’importanza delle relazioni transfrontaliere in un territorio come quello della Regio Insubrica che costituisce un cuore pulsante sul piano economico e sociale nel consesso europeo. La Regio ha fatto sentire la voce del suo territorio negli ambiti strategici di rilevanza sistemica per la nostra regione, siano essi la salvaguardia del mercato del lavoro, la mobilità transfrontaliera e internazionale oppure la tutela dell’ambiente.

Il passaggio di consegne ha quindi portato nuovamente la Presidenza della Regio Insubrica al Piemonte. A rappresentare il Piemonte nella Comunità di lavoro per il 2026-2027 sarà il sottosegretario alla Presidenza Alberto Preioni.

«Assumere la Presidenza della Regio Insubrica proprio qui, a Domodossola, ha per me un significato particolare. Lo faccio con il mandato del Presidente Alberto Cirio e a nome della Regione Piemonte, consapevole del valore di una Comunità di lavoro che rappresenta territori legati da una storia, da relazioni e da interessi comuni che attraversano i secoli. Quella insubrica è una delle aree economicamente più dinamiche e ricche d’Europa, una terra di laghi e di montagne nella quale i confini amministrativi non hanno mai interrotto i contatti tra le persone, gli scambi economici, le relazioni sociali e la reciproca conoscenza. Siamo territori diversi, ma costituiamo una comunità profondamente unita da una storia comune, dall’amicizia e dalla consapevolezza che, collaborando, possiamo essere tutti più forti. Il nostro obiettivo come Piemonte, per il prossimo anno, è rendere la Regio Insubrica sempre più vicina ai territori, raccogliendone le esigenze per trasformare il dialogo costante tra le istituzioni in ulteriori progetti e risultati. Lavoreremo sulla linea tracciata, valorizzando ciò che ci unisce e affrontando insieme le questioni che non possono fermarsi davanti a una frontiera. Penso innanzitutto alla mobilità e alle infrastrutture, fondamentali per rafforzare gli scambi, il lavoro e la qualità della vita. Penso alla cooperazione economica, alla formazione, alle imprese e alla futura programmazione Interreg Italia-Svizzera, per iniziative capaci di lasciare un valore duraturo nei nostri territori. Per quanto riguarda il turismo l’area insubrica possiede un patrimonio straordinario fatto di laghi, montagne, paesaggi, cultura e tradizioni. Promuoverlo insieme significa costruire un’offerta più forte, riconoscibile e competitiva, capace di attrarre visitatori e generare nuove opportunità per le comunità locali. La forza della Regio Insubrica nasce dal dialogo costante, dall’amicizia e dalla capacità di riconoscere e perseguire interessi comuni. È con questo spirito che, insieme al Presidente Cirio, assumiamo la responsabilità della Presidenza: rafforzare i legami costruiti nel tempo e rendere la nostra collaborazione sempre più solida e visibile».

Nel corso dell’Assemblea, il Segretario Generale Francesco Quattrini ha presentato il rapporto sulle attività svolte dalla Comunità di lavoro nel 2025 e l’attività in corso, illustrando le principali iniziative sviluppate nell’ambito della cooperazione transfrontaliera.

Particolare attenzione è stata dedicata al Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia-Svizzera 2021-2027, con un aggiornamento sulle attività del programma e sui progetti che interessano l’area della Regio Insubrica. Monica Bottino, Autorità di Gestione del Programma, ha inoltre illustrato le prospettive della nuova programmazione Interreg 2028-2034, fornendo un quadro delle future opportunità per i territori di confine.

L’Assemblea ha altresì ospitato la presentazione del progetto transfrontaliero “Il comparto dell’edilizia nelle terre dei laghi e dei maestri costruttori”, promosso dal gruppo di lavoro “Ordini degli ingegneri e degli architetti della regione insubrica”. Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare, attraverso una prospettiva comune e transfrontaliera, il patrimonio di competenze, saperi e professionalità legato alla cultura del costruire che caratterizza i territori dell’area insubrica, mettendo in relazione storia, architettura, formazione e nuove prospettive per il comparto dell’edilizia.

Nel corso della seduta i membri della Comunità di lavoro hanno inoltre approvato il conto consuntivo 2025 con il relativo rapporto dei revisori e il preventivo per gli anni 2026-2027.

L’Assemblea ha rappresentato anche l’ultima seduta di Francesco Quattrini nel ruolo di Segretario Generale della Regio Insubrica. Dal 1° gennaio 2027 Quattrini assumerà infatti l’incarico di Cancelliere dello Stato della Repubblica e Cantone Ticino e nel corso dei lavori gli è stato rivolto un ringraziamento per l’attività svolta e un augurio per il nuovo incarico istituzionale.

Con il passaggio della Presidenza alla Regione Piemonte, la Regio Insubrica si appresta dunque ad affrontare un nuovo anno di attività con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il dialogo tra i territori e trasformare la cooperazione transfrontaliera in opportunità concrete di sviluppo.

La neutralità: uno strumento di sicurezza

La neutralità: uno strumento di sicurezza

Neutralità non significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Possiamo riconoscere un’aggressione, condannare le violazioni del diritto internazionale, denunciare i crimini di guerra e aiutare le popolazioni colpite. Essere neutrali non significa essere indifferenti o incapaci di distinguere tra vittime e aggressori.
Significa piuttosto evitare che la Svizzera diventi parte di un conflitto.
Questa distinzione è fondamentale. La neutralità riguarda il ruolo politico e militare del nostro Paese, non i valori sui quali esso si fonda. La Svizzera può difendere il diritto internazionale, promuovere la pace, prestare i propri buoni uffici e sostenere l’azione umanitaria proprio perché mantiene una posizione autonoma e credibile e non appartiene ad alcun blocco.
La nostra neutralità è il risultato della storia e della particolare posizione della Svizzera nel cuore dell’Europa, tra quelle che furono le grandi potenze continentali. Ma riflette anche la natura del nostro Paese: plurilingue, multiculturale e composto da regioni, sensibilità e tradizioni differenti. La neutralità ha contribuito a proteggerci dalle divisioni esterne e a rafforzare la nostra coesione interna.
Per essere credibile, la neutralità deve essere permanente, chiaramente riconoscibile e accompagnata dalla capacità di difendere il nostro territorio e la nostra popolazione. Una neutralità armata, quindi, sostenuta da un esercito adeguatamente preparato e da una politica di sicurezza indipendente.
Dobbiamo inoltre considerare come il voto del 27 settembre sarà letto oltre i nostri confini. Un “No” verrebbe interpretato in primis come il rifiuto di inserire determinati principi nella Costituzione. All’estero rischierebbe di essere percepito inoltre come la conferma che la Svizzera ha abbandonato la propria neutralità storica.
In politica internazionale contano sì le intenzioni, ma anche la percezione e la prevedibilità delle scelte. Se la nostra neutralità diventa variabile, adattabile alle pressioni del momento o dipendente dal conflitto in corso, perde credibilità. E una neutralità non più riconoscibile dagli altri Stati non svolge più la propria funzione.
Ancorare questo principio nella Costituzione non significa isolare la Svizzera. Il nostro Paese deve continuare a cooperare, contribuire alla sicurezza europea, difendere il diritto internazionale e prestare assistenza umanitaria. Ma deve farlo conservando la propria libertà di giudizio e senza lasciarsi trascinare nelle contrapposizioni militari e geopolitiche.
In un mondo sempre più instabile, rinunciare a ciò che ha protetto la Svizzera per generazioni sarebbe un errore. La neutralità non è un residuo del passato, ma uno strumento concreto di sicurezza, indipendenza e pace.
Per queste ragioni, il 27 settembre voterò Sì all’iniziativa sulla neutralità.

https://www.tio.ch/rubriche/ospite/1952132/neutralita-svizzera-sicurezza-norman-gobbi-strumento

“Anche un risultato intermedio è funzionale all’aggregazione”

“Anche un risultato intermedio è funzionale all’aggregazione”

Dopo anni di discussioni, nel Locarnese le aggregazioni sembrano essere decollate. Da una parte, Minusio e Tenero-Contra, intenzionati ad avviare il percorso verso un «matrimonio » annunciato a inizio mese; dall’altra, Gordola e Lavertezzo, il cui progetto di unione è già a uno stadio più avanzato. Per non parlare di Ronco sopra Ascona e Brissago. 
Secondo Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali, il fatto che oggi nella regione si stia affrontando il tema è già di per sé un elemento positivo: «Quello che potremmo definire un risultato intermedio, rimane comunque utile nella misura in cui si arrivasse ad avere due Comuni». Intanto, se i progetti citati dovessero andare in porto, la Città di Locarno, sebbene sempre con il ruolo di «polo», sarebbe chiamata a confrontarsi con realtà istituzionali più grandi e strutturate.

Locarno, Losone e Orselina
Senza però considerare, fa notare il nostro interlocutore, «che la stessa potrebbe decidere di avviare uno studio aggregativo con Losone e Orselina, cosa che potrebbe effettivamente accadere».
A questo proposito, i tempi sarebbero maturi: «Adesso spetta a loro decidere. Nei discorsi che ho sentito, avverto la consapevolezza che uniti sarebbe meglio. Se domani avessimo due Comuni al posto dei sette di partenza, sarebbe anche più facile coordinarli e concertare una posizione univoca nei confronti del Cantone. È vero che due sono peggio di uno, ma sono sempre meglio di sette », dichiara Della Santa al Corriere del Ticino.

Scenario urbano, lavori in corso
La discussione sulle «alleanze» tra enti locali era stata rilanciata tramite un laboratorio con oltre 170 rappresentanti del comprensorio in due giornate al Palexpo (ex Fevi) in primavera. Gli sforzi, ora, sembrano proprio aver dato i loro frutti. Il disegno che sta prendendo forma vede sul fianco est ciò che era stato definito come «Scenario periurbano» (TeneroContra, Minusio e Mergoscia): «Quello che invece non prende piede, almeno per ora, è quello detto “Urbano”. I Comuni interessati, penso non solo a Locarno e Losone, ma forse anche a Orselina e Brione sopra Minusio, più titubante degli altri, hanno però detto di voler continuare le discussioni sia al proprio interno, sia con gli altri, proprio per capire se avviare uno studio aggregativo».

Verso un Comune unico
Tornando alla questione relativa al peso specifico di Locarno in una certa misura «relativizzato » sul territorio (sempre considerando lo stato attuale delle intese), fintanto che la nuova realtà della Navegna (che conterà 11 mila abitanti, contro i 17 di Locarno) non avrà uno status funzionale equivalente, giocoforza continuerà a essere attratta dal polo esistente. «Ciò non toglie che possa sfruttare il suo nuovo posizionamento a proprio vantaggio e drenare risorse a discapito degli altri Comuni, Locarno compresa. Questo non si può escludere. Resta il fatto che una testa è meglio di due e due sono meglio di sette. Non sto dicendo che due enti locali siano la soluzione ideale. Per noi, e in parte era emerso anche dal laboratorio, addirittura un Comune unico sarebbe stato preferibile ai due scenari che gli stessi politici dei sette Comuni avevano contribuito a definire».

«Cambiare cultura politica»
Ma, in un territorio particolare come quello del Locarnese, Della Santa ammette che questa visione era stata per lungo tempo un’utopia: «È una regione in cui si sta bene e dove, dal punto di vista del benessere residenziale, non si possono individuare lacune particolari, ma sta perdendo velocità. E quella che si sta delineando può essere immaginata come una soluzione intermedia. Ci vorrà tempo, certo, ma non dimentichiamo quanti anni sono passati dall’ultima volta che se n’era parlato». Infine, ricollegandosi al benessere, una riflessione sul successo di un’unione, sia che nasca per necessità, sia per opportunità: «Non dipende tanto dalle ragioni, quanto dalla capacità dei rappresentanti, e in particolare dell’Esecutivo, di cambiare cultura politica. Bisogna rendersi conto che non si governa più un piccolo paese o un contesto limitato, bensì un insieme di comunità. Quanto più si riesce a modificare il modo di fare, tanto più l’aggregazione avrà successo».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 23 settembre 2026 del Corriere del Ticino