Chi vuole integrarsi rispetti le nostre regole

Chi vuole integrarsi rispetti le nostre regole

Percorsi ben definiti per i cittadini stranieri
La Giornata cantonale dell’integrazione che ha avuto luogo ieri a Mendrisio, si presta a qualche considerazione che mi permette di chiarire alcuni importanti aspetti di questo tema. Aspetti che di tanto in tanto vengono travisati oppure arbitrariamente strumentalizzati.
In Ticino la politica d’integrazione è stata adattata alle misure attuate in ambito di migrazione dalle Autorità cantonali e federali: i cittadini stranieri sono seguiti con regole e procedimenti ben definiti nel loro percorso d’integrazione. Sta però a loro dimostrare la volontà di integrarsi e quindi di meritarsi la permanenza nel nostro Cantone.
Pertanto, migrazione e integrazione sono due ambiti che non possono essere sconnessi tra di loro e, nel rispetto del federalismo svizzero, il nostro Cantone è chiamato ad attuare le misure definite dalla Confederazione in materia di legge sugli stranieri e di asilo: per questo specifico motivo le politiche d’integrazione seguono di pari passo quelle della migrazione. In questo senso il cittadino straniero che giunge sul territorio cantonale è seguito dai servizi in un percorso ben definito per consentire di comprendere da subito usi e costumi svizzeri.

Conoscere il territorio e parlare la nostra lingua
Dando seguito all’impostazione di cui ho appena parlato, alcuni nuovi progetti saranno avviati nel corso del 2019 nell’ambito della scuola e della formazione. Tra le altre cose, sarà posto l’accento sull’insegnamento della lingua italiana: il primo e fondamentale requisito per attivare il processo d’integrazione è infatti proprio quello di conoscere, capire e praticare la lingua parlata sul territorio ospitante.
Le Autorità federali e cantonali hanno definito regole chiare che lo straniero è tenuto a seguire nel percorso d’integrazione e prima di tutto occorre conoscere la nostra lingua.

Una collaborazione a più livelli
La Legge federale sugli stranieri definisce che la promozione all’integrazione è un compito da adempiere da parte dei tre livelli istituzionali (Confederazione, Cantone e Comuni) in modo da creare le condizioni quadro favorevoli alla parità di opportunità e alla partecipazione della popolazione straniera alla vita pubblica. Dal 1. gennaio 2014, la Confederazione e i Cantoni attuano le misure specifiche di promozione dell’integrazione nell’ambito di programmi d’integrazione cantonali (PIC) quadriennali. I PIC si fondano su 12 obiettivi strategici fissati dalla Confederazione nei tre pilastri (informazione e consulenza, formazione e lavoro, comunicazione e integrazione sociale). I PIC hanno oggi il ruolo di incoraggiare in particolare le strutture ordinarie – nell’ambito dell’istruzione, della formazione, del mercato del lavoro, della sanità e socialità – affinché i Comuni, nel limite delle loro possibilità e nella loro fondamentale valenza di organi di prossimità, inseriscano le attività specifiche per l’integrazione degli stranieri nei loro compiti.
In particolare agli enti locali spetta un’importante responsabilità quali promotori della prima informazione e dell’accoglienza sul proprio territorio. Inoltre, attraverso i PIC – così come ho detto prima – si intende rafforzare l’accoglienza e l’apprendimento precoce della lingua nonché la formazione professionale per i nuovi arrivati. Ricordo infine che l’integrazione è e resta uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica.
In quest’ottica, nelle scorse settimane abbiamo varato un portale di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti. Considero l’integrazione il primo mattone per costruire un Cantone sicuro e accogliente, perché integrare significa anche disinnescare sul nascere eventuali minacce.

Polizia ticinese: ruoli chiari e più sicurezza

Polizia ticinese: ruoli chiari e più sicurezza

Un progetto moderno e condiviso

In settimana ho presentato lo stato d’avanzamento del progetto “Polizia ticinese”, che ha coinvolto esponenti della politica e della sicurezza cantonali e comunali.
Dopo averne discusso a vari livelli con loro e averne recepito le preoccupazioni, abbiamo impostato il nuovo progetto che comprende i cambiamenti indispensabili per continuare a garantire la massima sicurezza sul nostro territorio. Il principio è chiaro: non è importante se a intervenire in una situazione di pericolo sarà un agente con la mostrina della Polizia cantonale o di una polizia comunale, ciò che conta è dare sempre una risposta opportuna alle aspettative e ripristinare la situazione d’ordine.
Le proposte strutturali prevedono tre punti principali: una nuova suddivisione dei compiti tra Polizia cantonale e comunali, l’aumento graduale degli effettivi delle polizie strutturate (in una prima fase il numero minimo di agenti passerà da 5 a 15 più il Comandante), il miglioramento del coordinamento all’interno delle regioni di polizia attraverso il rafforzamento del ruolo delle Polizie Polo e la possibilità per i Comuni di convenzionarsi con il Cantone. Questi obiettivi saranno inseriti in una modifica di legge che verrà approvata dal Governo entro l’estate del 2019, dopo che i Comuni avranno detto la loro, ancora una volta, sul progetto. L’approccio del mio Dipartimento è sempre il medesimo: come per il Piano cantonale delle aggregazioni, non vogliamo imporre nulla agli enti locali, ma proporre un progetto che sia condiviso anche con la base del nostro sistema federalista.

Una ben definita suddivisione dei compiti
Sono essenzialmente due i motivi per cui è necessario rivedere i compiti delle polizie comunali: da una parte, occorre aumentare la loro capacità di risposta ai bisogni dei cittadini sul loro territorio nell’arco delle 24, dall’altra bisogna sgravare la Polizia cantonale di alcuni compiti e consentirle di concentrarsi maggiormente su tutte le aree di sua competenza (gendarmeria, inquirenti e attività di supporto). Oltre a ciò, va prestata attenzione alle nuove minacce criminali – penso, ad esempio il terrorismo – in un contesto di collaborazione a livello intercantonale, federale e internazionale.
Si continuerà a lavorare secondo obiettivi condivisi, ma strutturati su diversi livelli e con una chiara suddivisione dei compiti. Questo scenario è stato pensato soprattutto per migliorare il coordinamento sul territorio anche attraverso una visione comune e l’uniformazione degli strumenti informatici, delle strutture logistiche e dell’equipaggiamento tecnico.

Il gradimento delle polizie comunali
Sono pienamente soddisfatto nel constatare che questa soluzione è stata accolta favorevolmente dai corpi di polizia: essa valorizza il ruolo e la competenza strategica delle polizie comunali, aumentandone l’attrattività del lavoro. Inoltre, la diminuzione del numero di polizie comunali rafforzerà il ruolo dei Comuni Polo e delle Polizie strutturate, diminuendo gli attuali problemi di coordinamento e di scambio d’informazioni. Le polizie locali continueranno a svolgere il loro lavoro di prossimità e saranno particolarmente utili nell’attività di prevenzione e repressione quotidiana, ma pure nella lotta alla radicalizzazione.
La recente messa in funzione della nuova Centrale comune d’allarme (CECAL) e l’implementazione del sistema di condotta rendono ora possibile un coordinamento centralizzato e rapido.

La nuova organizzazione garantirà un migliore presidio del territorio cantonale e parallelamente un’accresciuta attenzione alle nuove possibili minacce con la diminuzione dell’onere organizzativo a vantaggio delle risposte alla cittadinanza e alla capacità operativa.
Tutto ciò grazie alla corretta suddivisione dei compiti tra le varie polizie.

Stopradicalizzazione.ch: riconoscere e combattere la minaccia

Stopradicalizzazione.ch: riconoscere e combattere la minaccia

Strumenti e specialisti per prevenire il fenomeno

La prevenzione della radicalizzazione e della minaccia terroristica è sempre d’attualità. Il nostro Paese finora non è mai stato un obiettivo sensibile, ma questo non esclude che la situazione possa modificarsi. Il rischio zero – come tutti sappiamo – non esiste! Non dobbiamo però cedere a facili timori, bensì individuare gli strumenti che consentano di scongiurare attacchi contro l’incolumità della nostra comunità. I volti della radicalizzazione sono molteplici: si parla di estremisti di sinistra o di destra, di hooligans sportivi, di criminali, di cittadini accecati dall’odio e ancora di estremismi religiosi.
Nel 2017 la Confederazione, i Cantoni e i Comuni hanno avviato un Piano d’azione nazionale, con il coinvolgimento di numerosi partner della sicurezza nazionale, dalla Fedpol ai Servizi segreti fino alla Pretura federale. A livello cantonale, oltre all’apprezzato lavoro svolto della Polizia cantonale, ci siamo dotati di un dispositivo per accrescere la sicurezza sul territorio.

Una piattaforma contro gli estremismi
Lo scorso aprile il Consiglio di Stato – su proposta del mio Dipartimento – ha costituito una Piattaforma interdisciplinare di prevenzione contro gli estremismi composta da specialisti che operano nell’Amministrazione cantonale, nella Polizia cantonale e nella Magistratura. Molto importante è anche il ruolo svolto dai Comuni attraverso la conoscenza e la vicinanza alla popolazione residente. Inoltre, sarà fondamentale la strategia per l’integrazione degli stranieri. L’esperienza ci insegna che un processo d’integrazione, rapido e duraturo dei cittadini stranieri, resta uno degli strumenti più efficaci. Va da sé che le regole da rispettare sono sempre le nostre.

I primi risultati concreti
Questo lavoro di squadra è fondamentale: esso ci permette di sfruttare tutte le sensibilità in modo complementare. Si tratta infatti di elaborare e mettere in atto misure interdisciplinari a scopo preventivo, di accompagnamento e di deradicalizzazione. Nella prima fase d’attività della Piattaforma è stato realizzato il nuovo portale internet www.stopradicalizzazione.ch. Per eventuali necessità è anche possibile contattare una helpline confidenziale e gratuita. Due strumenti informativi e di raccolta di richieste d’informazione e di aiuto della popolazione. Le segnalazioni possono essere di tre tipi: richiesta d’informazioni, segnalazione da approfondire che vengono sottoposte a seconda dei casi ai rappresentanti del mondo della scuola e della formazione, dei servizi sociali e partner per l’integrazione e quelle di pericolo immediato subito trasmesse alla Polizia cantonale. Sito internet e linea telefonica sono misure che definisco demilitarizzate, che genitori, compagni di classe, famigliari possono utilizzare per segnalare comportamenti allarmanti. Raccogliere le segnalazioni d’aiuto della popolazione potrebbe poi permettere di trovare una tempestiva soluzione ai problemi sollevati. La società cambia velocemente e, per non perdere il contatto con la realtà, auspico un certo dinamismo del gruppo di lavoro nel mantenere aggiornati gli strumenti messi a disposizione.
Sempre in questa fase è stata avviata una serie di progetti di prevenzione rivolti agli addetti ai lavori e alla popolazione. Nei prossimi mesi, si proseguirà con il rafforzamento e l’estensione della rete settoriale intercantonale e intercomunale e sono previste delle azioni di sensibilizzazione mirate soprattutto all’interno delle scuole.

I nuovi strumenti consentono ora ai cittadini – le nostre sentinelle sul territorio – di segnalare situazioni sospette e contribuire a ridurre il rischio di minacce sul nostro territorio, a tutto vantaggio della sicurezza della popolazione ticinese.

La fondamentale collaborazione tra forze di sicurezza civili e militari

La fondamentale collaborazione tra forze di sicurezza civili e militari

Non siamo un’isola felice immune da tutto
Stiamo attraversando un periodo storico non facile, stretti come siamo nella morsa di problematiche di varia natura che ci coinvolgono più o meno da vicino e più o meno a livello personale. Tra le preoccupazioni che contraddistinguono il mondo in cui viviamo c’è anche il terrorismo, argomento molto mediatizzato e che entra nelle nostre case quotidianamente. Qualcuno obietterà che in Ticino il terrorismo non esiste, che non dovremmo preoccuparci per qualcosa che non c’è e che le priorità sono ben altre. Si tratta di un punto di vista piuttosto diffuso, condivisibile però solo in parte. Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni (alcune vicine a noi) hanno dovuto più volte patire. Alle nostre latitudini nessuno si sognerebbe mai di dire che siamo tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche, anche se nel recente passato ci siamo trovati confrontati con alcuni casi di eco-terrorismo che siamo comunque stati capaci di affrontare nel modo opportuno. D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo. Dobbiamo pertanto vigilare.

Nessuno spazio all’improvvisazione
Ma dobbiamo anche stare molto attenti a non cedere all’immotivata o irrazionale paura, come subdolamente spera chi commette atti vigliacchi e violenti. Proprio in quest’ottica, affinché la prevenzione sia efficace occorre che ognuno degli attori coinvolti collabori in modo proficuo con gli altri, facendo sistema. In questo contesto, le forze di sicurezza civili e militari ricoprono un ruolo di assoluta rilevanza. Non tutti ne hanno totale consapevolezza e questo è un po’ un peccato. Il loro è spesso un lavoro oscuro, poco appariscente, ma puntiglioso, approfondito e soprattutto redditizio. Se alle nostre latitudini conduciamo una vita sostanzialmente tranquilla, se avvertiamo una sensazione di generalizzata sicurezza, se passeggiamo per strada senza il timore che qualcosa di grave possa accaderci, lo dobbiamo anche a questi professionisti che senza alcun proclama ci guardano le spalle. Affrontare la minaccia terroristica vuol dire impegnarsi su più fronti: alludo all’uso repressivo della forza così come alla citata prevenzione e alla sensibilizzazione. Nulla va lasciato al caso e non ci deve essere spazio per l’improvvisazione.

Prevenire radicalizzazione ed estremismi violenti
In un contesto tanto delicato e che pretende la nostra massima attenzione, occorre agire, mettere sul tavolo idee, essere dinamici. Tra le misure che il mio Dipartimento ha proposto, c’è un portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino. Lo stesso è il frutto del lavoro compiuto da una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Tema, quest’ultimo, sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Il portale, che tra l’altro presenteremo domani, è una delle misure attraverso le quali intendiamo mettere in rete i vari attori della prevenzione in Ticino. Lo scopo è riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto alla popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto, dando così vita a un meccanismo virtuoso di causa-effetto. Non viviamo in un Paese dove imperversa il terrorismo, non siamo soggetti ad attacchi sistematici e non siamo neppure nel mirino dell’estremismo, ma – e lo evidenzio ancora a chiare lettere – non bisogna commettere l’errore di ritenerci invulnerabili né tantomeno al di sopra delle parti. Pertanto, e concludo, ben venga la collaborazione tra tutti gli enti chiamati a garantire giorno dopo giorno e capillarmente la sicurezza del cittadino, che è poi ciò che ci sta maggiormente a cuore.

Prevenire il terrorismo senza cedere alla paura

Prevenire il terrorismo senza cedere alla paura

Basilare la collaborazione tra le forze di sicurezza e militari

Qualche giorno fa ho avuto il privilegio di ospitare a Bellinzona il Governatore militare di Parigi e Generale di corpo d’armata Bruno Le Ray, uno dei più alti ufficiali dell’Esercito transalpino. L’occasione per questo evento, avvenuto nella sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline, è stato il tradizionale incontro che il Dipartimento delle istituzioni organizza con gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Un momento di dialogo e di condivisione cui tengo molto, durante il quale le autorità politiche cantonali e militari si confrontano su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone. Grazie all’ottimo lavoro del Capo della Sezione del Militare Ryan Pedevilla e dei suoi più stretti collaboratori, quest’anno abbiamo potuto ascoltare le parole del Generale Bruno Le Ray, che ha descritto in modo chiaro e coinvolgente cosa accadde nel novembre del 2015, il mese degli attacchi terroristici al Bataclan e allo Stade de France e come la Francia ha reagito.

Non farsi cogliere impreparati
Il tema della lotta al terrorismo, che di fatto vede impegnata la Francia dagli anni ’80, ha avuto una netta accelerazione in quella tragica estate, periodo in cui il livello di guardia è stato notevolmente alzato. Le Ray ha fatto riferimento all’Operazione Sentinella (Opération Sentinelle) che tuttora contempla il dispiegamento su Parigi di 10.000 soldati, impegnati sul territorio in permanenza e a rotazione, con scopi persuasivi e dissuasivi. Operazione Sentinella che si fonda sulla collaborazione tra le Forze armate e le Forze di sicurezza interne nella capitale francese. Un principio, quest’ultimo, che – fatte le debite proporzioni – possiamo applicare anche nel nostro contesto. Stiamo infatti attraversando un periodo storico non facile, stretti come siamo nella morsa di problematiche di varia natura che ci coinvolgono più o meno da vicino e più o meno a livello personale. Tra le preoccupazioni che contraddistinguono la società in cui viviamo c’è anche il terrorismo, argomento molto mediatizzato e che entra nelle nostre case quotidianamente. Qualcuno obietterà che in Ticino il terrorismo non esiste, che non dovremmo preoccuparci per qualcosa che non c’è e che le priorità sono ben altre. Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni (alcune molto vicine a noi, come la stessa Francia) hanno dovuto più volte patire. Alle nostre latitudini nessuno si sognerebbe mai di dire che siamo tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche. D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo. Niente e nessuno può garantirci la perenne incolumità. Purtroppo, non avremo mai la certezza che attacchi terroristici di portata drammatica non possano toccare anche noi. Non siamo immuni dagli attentati ora, esattamente come non lo eravamo in passato. Dobbiamo pertanto vigilare senza sottovalutare niente e nessuno.

Non cedere all’immotivata paura
Dobbiamo però anche stare molto attenti a non cedere all’immotivata o irrazionale paura, come subdolamente spera chi commette atti vigliacchi e violenti. Proprio in quest’ottica, affinché la prevenzione sia efficace occorre che ognuno degli attori coinvolti collabori in modo proficuo con gli altri, facendo sistema. In questo contesto, le forze di sicurezza e militari ricoprono un ruolo di assoluta rilevanza, del quale non tutti hanno piena consapevolezza. Il loro è spesso un lavoro oscuro, poco appariscente, ma puntiglioso, approfondito e soprattutto redditizio. Se alle nostre latitudini conduciamo una vita sostanzialmente tranquilla, se avvertiamo una sensazione di generalizzata sicurezza, se passeggiamo per strada senza il timore che qualcosa di grave possa accaderci, lo dobbiamo anche a questi professionisti che senza alcun proclama ci guardano le spalle.

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Confermare la tendenza al ribasso della criminalità

Di recente ho partecipato alla giornata di “porte aperte” della Scuola di Polizia a Isone: si tratta di un momento in cui gli aspiranti agenti presentano a famigliari e amici ciò che hanno appreso nelle prima fase di formazione. Per rispondere alle nuove minacce, la professione di agente di polizia nel corso degli anni si è trasformata: la percezione di sicurezza della popolazione è cambiata e nella quotidianità si è confrontati con scenari sempre più complessi e spesso imprevedibili.
Rispetto al passato, gli agenti sono ora impegnati non solo a garantire la sicurezza del nostro Cantone, ma anche quella nazionale e internazionale: la criminalità sta infatti assumendo una dimensione sempre più transfrontaliera. La formazione deve quindi tenere conto di questi scenari ed evolvere di conseguenza, in modo da permettere alle forze dell’ordine di raggiungere gli obiettivi operativi stabiliti.
Da parte mia, nel ruolo di Direttore del Dipartimento delle istituzioni continuerò a intrattenere contatti regolari con le autorità politiche degli altri Cantoni, della Confederazione e delle altre nazioni. Questo perché la collaborazione e il flusso informativo tra le parti è fondamentale per l’attività di prevenzione.
Non bisogna però dimenticare che il nostro Cantone resta un territorio sicuro: le statistiche sulla criminalità confermano un regolare calo dei reati penali strettamente correlato alle novità introdotte e agli strumenti messi a disposizione degli inquirenti.
Purtroppo, vi sono però delle tendenze negative da non sottovalutare: penso ad esempio agli episodi di violenza presso esercizi pubblici (in particolare discoteche) oppure all’ambito famigliare.
I futuri agenti avranno quindi il compito di confermare i buoni risultati raggiunti e di combattere le minacce cui saremo in futuro confrontati.

Una formazione solida e di qualità
Gli aspiranti che quest’anno hanno avuto la possibilità di frequentare la Scuola di polizia (SCP) sono 44, di cui 6 donne. Si tratta di un percorso formativo orientato allo sviluppo delle necessarie competenze, che fornisce strumenti indispensabili per gestire compiti impegnativi. L’intento è di formare dei validi poliziotti attraverso l’istruzione teorica, tecnica e pratica impartita da professionisti e specialisti di materia. Il programma segue un piano d’insegnamento condiviso a livello nazionale: si compone di materie di cultura generale e di materie specifiche per lo sviluppo di competenze professionali di polizia quali circolazione stradale, Polizia di prossimità, Polizia giudiziaria, sicurezza personale, tecniche d’intervento, diritto, etica e psicologia. Un periodo di stage in un contesto lavorativo completa il periodo di formazione.

L’importanza di una struttura morale adeguata
Mi preme sottolineare l’aspetto etico che deve sempre accompagnare lo svolgimento dei compiti degli agenti. Sulle loro spalle grava una significativa responsabilità: quali tutori dell’ordine, essi sono costantemente esposti a critiche, sia a livello pubblico che privato. La popolazione e i media si attendono da loro un comportamento esemplare. Ogni scelta è importante e va, nel limite del possibile, condivisa con chi ha più esperienza facendo tesoro dei consigli di chi ne sa di più. Il senso di responsabilità e la disciplina (nel lavoro e nella vita privata), unitamente al coraggio e la forza di volontà, contribuiscono a sviluppare il senso di appartenenza al corpo di Polizia.

Sono convinto che la nostra Scuola di Polizia continuerà a formare degli ottimi agenti. Dei validi professionisti – siano essi impiegati nella Polizia cantonale, nelle polizie comunali o negli altri partner della sicurezza – ai quali verrà affidato il delicato incarico di custodire la sicurezza sul nostro territorio. Forze nuove che vanno a integrarsi in una struttura qualificata portando dinamismo e altre modalità di lavoro.

Più sicurezza con una comunicazione condivisa

Più sicurezza con una comunicazione condivisa

Una maggiore tempestività al servizio del cittadino

Nell’ultima seduta di Consiglio di Stato è stato approvato il messaggio che chiede al Gran Consiglio un credito di 6.55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio nazionale di sicurezza Polycom. Sarà così garantita la funzionalità e la disponibilità della rete fino almeno al 2030 attraverso un aggiornamento della piattaforma attuale. Il progetto è coordinato dall’Ufficio federale della protezione della popolazione.
Sono soddisfatto del sostegno ottenuto dai colleghi di Governo poiché si tratta del principale sistema di comunicazione delle autorità e delle organizzazioni attive nel campo della sicurezza e del salvataggio. Sono infatti oltre 55’000 gli utenti della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni che possono trasmettere conversazioni e piccole quantità di dati tramite un’infrastruttura condivisa.
Le soluzioni tecnologiche innovative che possono facilitare il lavoro quotidiano sono da implementare in quanto necessarie per incrementare l’efficienza, l’efficacia e la sicurezza degli interventi.
La società evolve e occorre adattarsi al cambiamento per fornire la giusta risposta alle possibili minacce odierne: penso in particolare al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione e alla mobilità accresciuta delle persone. La criminalità si sposta rapidamente e non possiamo limitarci al solo controllo del nostro territorio. Lo scambio di informazioni diventerà sempre più importante e farà la differenza tra un successo e un insuccesso operativo. Per questo, oltre all’aggiornamento della rete radio, per i servizi della Polizia cantonale sono previsti ulteriori strumenti informatici e la connessione alle più ampie banche dati settoriali. Questo per semplificare gli impieghi nazionali e internazionali e le operazioni di polizia giudiziaria. La possibilità di disporre di strumenti al passo con i tempi permette di agire con maggiore tempestività, ma soprattutto di lavorare d’anticipo sulla prevenzione.

Una rete radio più performante
La rete Polycom consente la comunicazione criptata che, contrariamente a quanto accadeva in passato con la radio analogica, impedisce l’ascolto da parte di privati o organizzazioni criminali. In Ticino vi sono oltre 2’500 radio portatili, sui veicoli e fisse nelle centrali, gestite dal servizio tecnico della Polizia cantonale. Inoltre, la rete Polycom di proprietà del Cantone verrà a breve resa resistente ai blackout per almeno tre giorni consecutivi con il potenziamento delle batterie e la collaborazione con la Protezione civile. Con il rafforzamento della rete Polycom sarà facilitata la trasmissione di volumi superiori di dati, voce, immagini e altro.

Una migliore prontezza d’intervento
Sempre con l’obiettivo di una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità, il prossimo 19 settembre verrà inaugurata la nuova Centrale comune d’allarme (CECAL): essa creerà le premesse ideali per il perfezionamento di tutti gli interventi sul territorio rafforzando la collaborazione tra i partner (Polizia cantonale e Guardie di confine). La scelta di mettere sotto un unico tetto le principali unità d’intervento non potrà che agevolare il lavoro, anche grazie alla prossimità degli uffici. La CECAL fungerà da mezzo di condotta (numeri telefonici 112 e 117), coordinerà e dispiegherà i mezzi di soccorso attraverso la rete Polycom. Nel 2020 si concluderà l’integrazione con l’inserimento della Centrale cantonale d’allarme dei pompieri (118), attualmente gestita dal Corpo civici pompieri di Lugano. Pertanto, l’unico numero d’emergenza che non sarà integrato è quello di Ticino Soccorso (144).

La prontezza d’intervento risulta spesso fondamentale. In questo contesto, la creazione di un unico spazio condiviso come la CECAL e il rafforzamento dell’efficienza della rete Polycom non potranno che giovare a tutti i cittadini ticinesi. Un traguardo importante per la sicurezza del nostro Cantone.

 

Anche la montagna deve essere sicura!

Anche la montagna deve essere sicura!

Allo studio una nuova iniziativa di prevenzione del DI
I recenti fatti di cronaca, vedi l’ultimo infortunio con esito mortale in Valle del Trodo, hanno riportato alla ribalta la problematica della sicurezza in montagna. In questo ambito, da diversi anni vi sono iniziative di prevenzione destinate a escursionisti e raccoglitori di funghi. Con l’obiettivo di ottimizzare il lavoro finora svolto e dare continuità, grazie alla coordinazione del mio Dipartimento, sono intenzionato a dare avvio ad un progetto specifico denominato “Montagne sicure”. La riduzione di incidenti mortali riscontrati con le campagne di sensibilizzazione “Strade sicure” e “Acque sicure” giustificano un’approfondita riflessione vista la serie di incidenti verificatisi di recente e in passato. L’iniziativa dovrebbe estendersi su tutto l’arco dell’anno, integrando la stagione estiva e quella invernale. Come tempistica, ipotizzo la presentazione di una prima campagna già nell’imminenza della stagione fredda o al più tardi la prossima primavera. Dipenderà molto dall’appoggio al progetto e dalla condivisione di altri importanti partner del nostro territorio: penso in particolare alla Rega e al Soccorso Alpino Svizzero nonché alla Polizia cantonale che nel 2015 ha creato il Gruppo Ricerche e Costatazioni che coordina le ricerche di persone o cose su terreno impervio e di difficile accesso e le costatazioni di incidenti di montagna.  Oltre ai partner di primo intervento , è pure previsto il coinvolgimento del Dipartimento del territorio per quanto  riguarda la rete dei sentieri, risp ettivamente del Dipartimento delle finanze e dell’economia per la promozione turistica degli itinerari.

Prestare attenzione sui sentieri e in cerca di funghi
Dobbiamo renderci conto che la natura è difficilmente controllabile e prevedibile, e spesso ne sottovalutiamo i pericoli con il rischio di metterci in difficoltà da soli. Per questo motivo, ritengo fondamentale richiamare l’attenzione di escursionisti e “fungiatt” sui potenziali pericoli delle nostre belle montagne. Alcune cifre ci possono aiutare in questo. In Svizzera l’escursionismo è l’attività sportiva maggiormente praticata da circa 2.5 milioni di persone. Inoltre, l’80% della popolazione utilizza i sentieri per escursioni, correre e passeggiare. Ogni anno gli infortuni sono oltre 20’000 e una quarantina di escursionisti perdono purtroppo la vita. Negli ultimi cinque anni solo in Ticino, dove è piuttosto radicata la passione per i funghi, si contano 37 infortuni di cui 17 con esito letale (8 solo nel 2017). Soprattutto nel periodo estivo, la Polizia cantonale con lo speciale Gruppo è chiamata in collaborazione con i partner ad intervenire nei boschi e nelle vallate del nostro Cantone per incidenti e scomparsa di escursionisti. Sempre la Polizia cantonale all’inizio della stagione estiva ha promosso una campagna di prevenzione con la distribuzione di un flyer, ora riproposta con l’inizio della stagione dei funghi. Una passione che ricordo porta annualmente a numerosi infortuni.

Le importanti regole da non dimenticare
Per invertire la tendenza degli infortuni è estremamente importante seguire dei semplici consigli. La valutazione realistica delle proprie capacità e un buono stato di salute, oltre alla scelta di un percorso idoneo, sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri. Le escursioni individuali sono se possibile da evitare o da comunicare dettagliatamente a parenti o amici. In montagna i piccoli contrattempi potrebbero trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Sono quindi da ridurre munendosi della giusta attrezzatura, in particolare gli scarponi. Nello zaino sono inoltre da prevedere indumenti per la pioggia, il freddo, da bere, cibo e protezioni per il sole, kit di primo soccorso e un cellulare (numero d’emergenza 112 o 117). In caso di telefonata, indicate sempre le vostre generalità, la zona in cui vi trovate con tutti i riferimenti possibili e la dinamica di quanto successo.

Il crescente numero di incidenti in montagna di quest’estate non può e non deve lasciare indifferenti. Ho quindi chiesto ai servizi del mio Dipartimento di valutare attentamente l’introduzione della nuova attività di prevenzione, con l’obiettivo di sensibilizzare gli amanti dell’escursionismo sui pericoli in quota. Perché quello che vogliamo è un Ticino sicuro e accogliente anche sulle nostre montagne.

Con testa sulla strada e nei laghi e fiumi

Con testa sulla strada e nei laghi e fiumi

Importanti attività di prevenzione durante l’estate
La stagione balneare è iniziata da settimane e, come tradizione, residenti e i turisti che hanno raggiunto il Ticino per le vacanze hanno iniziato ad affollare le rive di fiumi e laghi nonché lidi e piscine per rinfrescarsi.
Nel contempo, il traffico sulle nostre strade non è diminuito, ma si è modificato nelle modalità di spostamento e negli orari.
Per questo motivo il mio Dipartimento è particolarmente attivo, anche durante l’estate, nell’attività di prevenzione, per ridurre l’eventualità che si verifichino gravi infortuni nei fiumi e nei laghi rispettivamente incidenti sulle strade. Un lavoro svolto con l’importante supporto di specialisti e di partner settoriali che nel corso degli anni ha permesso di diminuire il numero di incidenti, così come documentano le statistiche della Polizia cantonale. 
 
Regole di balneazione e per gli sport acquatici
Il nostro Cantone propone scenari paesaggistici gradevoli, dove trascorrere momenti di relax e attività sportive a contatto con l’acqua. Non dobbiamo comunque mai scordare che lo svago può rapidamente trasformarsi in tragedia se si sottovalutano le insidie che si nascondono nelle acque. Il progetto di sensibilizzazione “Acque sicure” ha l’obiettivo di coinvolgere e informare i bagnanti che non valutano adeguatamente o non sanno riconoscere le possibili situazioni di difficoltà che potrebbero verificarsi. Il numero crescente di bagnanti presenti in riva ai fiumi e nei laghi, oltre all’incremento degli appassionati di attività sportive estreme, ha reso necessaria una comunicazione particolareggiata con la messa in evidenza dei rischi associati alle varie attività. L’attenzione deve comunque restare alta, perché sono in aumento gli incidenti nei laghi, solitamente considerati meno impegnativi per l’assenza di mulinelli o dell’innalzamento improvviso delle acque. Una tendenza dovuta essenzialmente alla scarsa conoscenza dei pericoli e delle proprie capacità. Mi auguro pertanto il rispetto e la condivisione delle regole per il bagnante promosse dal progetto.
 
Stile di guida ottimizzato per motociclisti
In questo periodo la meteo favorevole e le temperature gradevoli inducono numerosi automobilisti ad accantonare temporaneamente l’auto per spostarsi con scooter o moto. Ricordo che quando si viaggia su due ruote l’attenzione alla strada deve essere superiore poiché il rischio d’incidenti gravi o letali cresce esponenzialmente. Per fronteggiare questa criticità, il mio Dipartimento in collaborazione con la Polizia cantonale nelle scorse settimane ha organizzato una giornata di sensibilizzazione alla sicurezza in moto sui passi alpini. Questo per ottimizzare lo stile di guida e rendere attenti i motociclisti sui rischi della guida fuori dalle località. Altre campagne nell’ambito del progetto “Strade sicure” hanno invece sottolineato l’importanza di essere vigili e rendersi ben visibili nel traffico e di limitare le distrazioni al volante. L’uso del telefonino alla guida, assieme alla velocità e all’alcool, è tra le prime cause di violazione del codice stradale e di incidenti spesso anche gravi. 
Le campagne promosse dai servizi del mio Dipartimento, soprattutto i positivi risultati conseguiti, dimostrano l’utilità e l’efficacia del lavoro svolto: i pericoli sono ora maggiormente conosciuti dalla popolazione e gli incidenti si verificano con minore frequenza. Il tema dell’acqua è affrontato con l’apertura della stagione balneare mentre i temi sulla sicurezza stradale possono essere puntuali (inizio delle scuole), stagionali (equipaggiamento invernale) o sempre validi (distrazioni, alcool e velocità).
Per un Dipartimento che deve garantire la sicurezza dei propri cittadini, l’attività di prevenzione è fondamentale e può aiutare a salvare delle vite. Assieme possiamo contribuire al raggiungimento di questo obiettivo, con un comportamento responsabile e una buona dose di buonsenso.
 
Radicalizzazione in carcere: formazione e prevenzione per evitare il pericolo

Radicalizzazione in carcere: formazione e prevenzione per evitare il pericolo

Monitoraggio continuo del contesto sociopolitico

In tema di radicalizzazione, anche le carceri sono sempre più oggetto di attenzione dopo aver scoperto che diversi attentati all’estero sono stati commessi da persone radicalizzate o che avevano radicalizzato altri detenuti durante la detenzione. Fortunatamente, il Ticino e il resto della Svizzera sono toccati marginalmente dal processo di radicalizzazione nei penitenziari. Il rischio che la situazione possa aggravarsi esiste ed è legato a possibili cambiamenti nel contesto sociopolitico internazionale. Per questo motivo i miei servizi, nello specifico la Polizia cantonale in collaborazione con fedpol, è sempre vigile su quanto accade appena fuori i nostri confini e a livello internazionale.

Il regolamento cantonale delle strutture carcerarie predispone delle misure per il mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza all’interno delle strutture. Norme che oggi definisco adeguate, a fronte di una percentuale di carcerati di fede musulmana che si aggira attorno al 5%. E’ però fondamentale farsi trovare pronti in caso di incremento della problematica. Insisto sull’attività di prevenzione e di formazione, perché gli agenti di custodia devono disporre degli strumenti utili all’identificazione del processo di radicalizzazione. La priorità infatti sta nell’individuare il reclutatore e non nella sua successiva gestione.

La capacità di riconoscere e anticipare il problema
Un primo segnale che può insospettire è il mutamento nelle abitudini di preghiera e la sua intensificazione a svantaggio di altre attività quotidiane. Anche la scelta di lasciar crescere la barba e la posa di tappeti per la preghiera nella stanza detentiva possono essere dei segnali da considerare. Il processo di radicalizzazione può inoltre essere confermato dal modo di proporsi di fronte ad avvenimenti criminali quali attentati terroristici e guerre. In ogni situazione, occorre sapere intercettare i tentativi di convincere altri detenuti a convertirsi all’Islam, spesso con la diffusione del Corano e di testi di propaganda. Nei collaboratori deve essere chiaro il confine tra il credo religioso e il perseguimento di obiettivi politici.
Nel caso dell’individuazione di un soggetto a rischio, sono previste diverse soluzioni logistiche e regimi separati, con una progressiva diminuzione della possibilità d’interazione con gli altri carcerati. Nei casi estremi si passa all’isolamento completo. La prossima realizzazione di quindici nuove celle di sicurezza consentirà di avere in quest’ambito maggiori soluzioni a disposizione.

Le formazione come misura di prevenzione
Le nostre priorità sono la prevenzione e il riconoscere celermente reclutatori e radicalizzati. Per acquisire queste competenze è stata instaurata una collaborazione con la Facoltà di Teologia dell’USI che sosterrà la formazione del personale in tema di religione. Sono inoltre state proposte delle giornate di approfondimento dal Centro svizzero per la formazione del personale penitenziario, incentrate sul tema della diversità e della cultura islamica. Le formazioni sono state valutate positivamente dal personale, al momento è comunque difficile valutare la reale efficacia delle competenze acquisite visto il fortunatamente limitato numero di casi. 

Il lavoro svolto con il personale delle strutture carcerarie mi porta a dire che siamo in grado di gestire correttamente il problema della radicalizzazione all’interno delle strutture carcerarie. Il lavoro prosegue con il monitoraggio di tutte le realtà su scala mondiale che potrebbero favorire o velocizzare il processo. Ricordo che in autunno – come prima misura concreta – verrà messo online il portale web di prevenzione alla radicalizzazione realizzato dalla Piattaforma di lotta all’estremismo, promossa su iniziativa del mio Dipartimento. Più strumenti nell’interesse delle cittadine e dei cittadini ticinesi.