Pubblicato il bando di concorso per la nuova o per il nuovo capo della Sezione della circolazione

Pubblicato il bando di concorso per la nuova o per il nuovo capo della Sezione della circolazione

Comunicato stampa

A partire dal 1. aprile 2023 l’avv. Cristiano Canova, capo della Sezione della circolazione, beneficerà del pensionamento anticipato. Il Dipartimento delle istituzioni ha proceduto oggi a pubblicare il bando di concorso per la ricerca del nuovo o della nuova capo Sezione della circolazione, bando che rimarrà aperto sino al 14 ottobre 2022.

Cristiano Canova è funzionario dirigente del Dipartimento delle istituzioni da oltre 30 anni. È infatti stato nominato dal Consiglio di Stato a capo della Sezione della circolazione nel 1990, all’età di 30 anni, dopo aver ottenuto la licenza in diritto a Berna nel 1986 e il brevetto d’avvocato nel 1988 al termine della pratica svolta presso lo studio legale avv. Gian Mario Pagani di Chiasso. Dopo il praticantato, per tre anni, è stato segretario assessore alla Pretura di Mendrisio-Sud. Durante la sua attività quale capo Sezione è stato membro del comitato dell’Associazione svizzera dei servizi della circolazione per oltre 20 anni; presidente della Commissione giuridica della citata Associazione dal 2000 al 2008; membro di comitato del Fondo svizzero per la sicurezza stradale dal 2012 ad oggi e presidente in carica della Commissione cantonale Strade sicure.

La candidata o il candidato a capo della Sezione della circolazione dovrà avere una formazione a livello universitario, scuola politecnica federale o scuola universitaria professionale (livello bachelor+master) preferibilmente nell’ambito del diritto, economico e tecnico specialistico, nonché vantare una pluriennale esperienza di conduzione di gruppi medio/grandi ed avere ottime conoscenze della lingua italiana e buone conoscenze (scritte e parlate) delle lingue ufficiali e conoscenze dell’inglese. Il bando di concorso rimarrà aperto sino a venerdì 14 ottobre 2022.

È possibile consultare le condizioni d’impiego e inviare la candidatura all’indirizzo www.ti.ch/concorsi

In Ticino gli ucraini trovano meno lavoro

In Ticino gli ucraini trovano meno lavoro

Solo 113 hanno ottenuto un’autorizzazione. «Colpa anche della lingua». Le cifre del Dipartimento delle istituzioni
Alberghi, ristoranti e aziende informatiche sono i principali datori di lavoro
Sarà il mercato del lavoro, più piccolo e meno florido che altrove. Sarà una questione linguistica. Fatto sta che in Ticino i rifugiati ucraini fanno più fatica a trovare impiego, rispetto al resto della Svizzera. Lo dicono i dati forniti a tio.ch/20minuti dal Dipartimento delle istituzioni (DI).
Su 2897 titolari di permesso S nel nostro cantone, a oggi, solo 113 hanno ottenuto un’autorizzazione lavorativa: meno del 4 per cento. A livello svizzero la quota è più del doppio, circa l’11 per cento, ha comunicato martedì il Dipartimento di giustizia e polizia.
Il gap rispetto a oltre Gottardo pesa ancora di più a stagione turistica ancora in corso: la maggior parte dei rifugiati ucraini lavorano nel settore alberghiero e della ristorazione (circa il 30 per cento). Seguono l’informatica e la consulenza, l’insegnamento, l’agricoltura.
Uno dei motivi della differenza con il resto della Svizzera, spiegano da Bellinzona, sta nel fatto che «in Ticino la lingua rappresenta un ostacolo maggiore rispetto ad altri cantoni». L’inglese apre molte più porte in Svizzera tedesca, mentre a sud delle Alpi «sono prioritarie le conoscenze di italiano e tedesco» sottolinea il DI.   

Da www.tio.ch

L’aggregazione Val Mara prosegue senza Bissone

L’aggregazione Val Mara prosegue senza Bissone

Comunicato stampa

Dando seguito alla volontà dei comuni coinvolti, il Consiglio di Stato ha deciso l’esclusione del Comune di Bissone dal progetto di aggregazione con Arogno, Maroggia, Melano e Rovio. La procedura prosegue nel comprensorio dei quattro comuni e lo studio di aggregazione verrà adattato e aggiornato di conseguenza.

Il progetto aggregativo “Val Mara” è stato inizialmente avviato per volontà dei municipi di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio, che nel novembre 2017 hanno presentato istanza di aggregazione, accolta dal Consiglio di Stato. Allora Bissone aveva deciso di non aderire allo studio, scelta rispettata dagli altri comuni e dal Governo.
In un secondo tempo il Municipio di Bissone ha cambiato orientamento, presentando istanza aggregativa con Arogno, Maroggia, Melano e Rovio, che il Consiglio di Stato, con l’accordo dei comuni, ha accolto il 22 agosto 2018.

L’apposita Commissione di studio ha allestito il proprio rapporto, presentato in fase di elaborazione ai rispettivi Consigli comunali e in cinque serate informative destinate alla popolazione.
Il rapporto finale è stato sottoscritto dalla Commissione il 9 dicembre 2019 e poi sottoposto ai Consigli comunali per il preavviso previsto dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr). Lo scorso 20 gennaio 2020 i cinque consigli comunali hanno discusso il rapporto e in seguito hanno preso posizione i rispettivi municipi. Il 14 febbraio 2020 l’intero incarto è stato trasmesso al Governo.
Da quest’ultimo risulta che il rapporto della Commissione di studio è stato preavvisato

  • favorevolmente dai consigli comunali di Arogno (18 sì, 1 no, 0 astenuti), Maroggia (16-4-0), Melano (20-1-0) e Rovio (12-6-1) e dai rispettivi Municipi,
  • negativamente dal Consiglio comunale di Bissone (4 sì, 13 no, 2 astenuti) e dal rispettivo Municipio.

Inoltre, il Consiglio comunale di Bissone, in aggiunta al preavviso a larga maggioranza contrario, ha adottato la seguente risoluzione politica:
Il Consiglio comunale, alla luce dello schiacciante risultato scaturito oggi dalla votazione, contrario all’aggregazione, chiede al Municipio di Bissone d’intraprendere i passi necessari nei confronti della Commissione di studio e del Consiglio di Stato, affinché il Comune di Bissone venga escluso dal progetto aggregativo e quindi dalle ulteriori fasi della relativa procedura, conformemente all’art. 6 cpv. 2 della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni”.
Da parte loro, i municipi di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio hanno chiesto al Consiglio di Stato di poter proseguire la procedura limitatamente ai loro quattro comuni, così come era stata avviata in origine.
Conformemente all’indirizzo di voler possibilmente privilegiare le scelte dei comuni in materia di aggregazioni e dando seguito alle richieste dei comuni, il Consiglio di Stato ha quindi deciso di far proseguire il progetto aggregativo senza Bissone, essendo riunite le condizioni di legge.
I rappresentanti di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio nella Commissione di studio dell’aggregazione – sindaci e segretari comunali (con ruolo tecnico) – sono stati confermati come proposto dai rispettivi municipi e la Commissione è stata incaricata di adattare lo studio aggregativo al comprensorio dei quattro comuni per poi trasmetterlo al Consiglio di Stato.
La procedura aggregativa continua pertanto senza il Comune di Bissone, così come richiesto dalle autorità comunali.

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di promozione dei medici militari nella chiesa St. Etienne di Moudon.

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di promozione dei medici militari nella chiesa St. Etienne di Moudon.

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori
È per me un onore e un piacere intervenire a questa importante cerimonia per porgervi gli auguri in rappresentanza dell’autorità politica. È un onore rappresentare la Svizzera tutta, in qualità di Consigliere di Stato del Canton Ticino, minoranza linguistica e culturale del nostro Paese. Una scelta, quella del vostro Comando, che racchiude tanti significati e che mostra subito l’essenza della Svizzera e in parallelo l’essenza dell’Esercito: la volontà di esser uniti nonostante le differenze di religione, di lingua e più in generale di cultura. Essere uniti per garantire libertà e prosperità ai cittadini svizzeri.
La Svizzera, questa Willensnation, oggi più che mai ha bisogno di simboli forti per riaffermare la sua vocazione. L’Esercito è uno di questi simboli – anzi forse il simbolo più forte – che favorisce la nostra coesione nazionale.
Nel contesto di quanto sin qui detto, permettetemi di fare un parallelismo tra ciò che significano il Ticino e la minoranza linguistica italiana per la Svizzera e quanto rappresentate voi per l’Esercito.
Anche voi, come il Ticino, siete “piccoli”, nel senso che siete una categoria minoritaria rispetto alle altre componenti dell’Esercito. Ma anche voi, come il Ticino per la Svizzera, risultate indispensabili per il funzionamento stesso dell’Esercito.
Senza di voi – se pensiamo al tempo di guerra – nessuna attività potrebbe essere portata avanti. Nessuna chances di riuscita. Senza di voi – per rimanere nell’auspicato periodo di pace – qualsiasi scuola o servizio, a cominciare dal reclutamento, non potrebbe mai essere organizzato. L’indispensabilità della minoranza!
È per questo motivo che sono ancora più onorato di rivolgermi a voi. Ed è per questo motivo che anche voi dovete essere consapevoli e onorati del valore della vostra funzione all’interno dell’Esercito. Una funzione che nel corso dei secoli ha cambiato modalità di intervento grazie all’evoluzione della medicina: dalla farmacologia, alla traumatologia, dalla chirurgia, alla cardiologia, e via discorrendo. Ma come il medico di truppa nella battaglia di Solferino con Henri Dunant, o sulle navi da guerra, o nel corso dei due grandi conflitti mondiali era spesso l’unica àncora di salvezza per i soldati, oggi – voi – siete un punto di riferimento per i giovani e per tutti i militi del nostro Esercito.
Nella mia carriera nell’esercito fortunatamente non ho mai dovuto ricorrere all’intervento del medico militare. Conosco invece molto bene il suo ruolo e la sua importanza nel contesto di una scuola reclute o di un corso di ripetizione.
Siete un punto di riferimento, come detto, per i soldati. Con il vostro lavoro potete diagnosticare problematiche e risolverle prima che intervengano complicazione più gravi. Lo si constata soprattutto nel corso del reclutamento, delle entrate in servizio ma non solo. Siete un punto di riferimento durante le scuole reclute e nei corsi di ripetizione, quando il giovane in formazione chiede il vostro aiuto. Spesso per problemi fisici, talvolta anche per questioni personali, che richiedono quindi da parte vostra una buona conoscenza anche della psicologia, del comportamento umano. Chi dirige una scuola reclute o è alla testa di un servizio d’istruzione della formazione confida molto sul vostro lavoro. Lo dico non senza ironia: quante volte abbiamo vissuto con un po’ di terrore la possibilità di “fuga” dei militi prima di esercizi fisici o di una marcia!!! Di fronte alla cosiddetta Linea blu è indispensabile il rapporto di fiducia, accompagnato dall’alta professionalità richiesta al medico militare e dalla responsabilizzazione del milite. Credo che su questo fronte notevoli passi avanti siano stati fatti per sconfiggere quello spettro che spesso aleggia (ma io vorrei dire aleggiava) chiamato simulazione.
Anche qui il vostro ruolo è stato e sarà essenziale. All’interno della struttura militare voi godete di ampia autonomia. È un riconoscimento indispensabile del vostro ruolo di medico. E sono sicuro che saprete dimostrare ogni giorno la professionalità e la responsabilità a cui siete chiamati. Sapete che sarete chiamati anche a fare sacrifici: confido nelle vostre qualità di uomini e di professionisti e auspico che abbiate sempre come sostegno la convinzione personale di compiere un lavoro molto importante.
Oggi, al termine di questa cerimonia, l’Esercito svizzero si arricchisce di competenze, che voi portate direttamente grazie alle vostre qualità e alla vostra formazione civile. Nello stesso tempo anche voi – attraverso il contatto giornaliero con i giovani e con i militi – vi arricchirete di esperienze, approfondendo un bagaglio che vi permetterà di esercitare a ogni livello con il massimo profitto.
È l’augurio che sento di rivolgervi in questa giornata e al termine di una cerimonia che mette al centro il vostro successo, ma anche la vostra responsabilità. Allo stesso modo l’augurio va a tutta l’”istituzione Esercito”.
In tempi di cambiamenti ha saputo rimanere al passo con quanto gli ruota attorno, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale. Ha fatto i sacrifici che una situazione finanziaria non prospera gli ha imposto, ma ha pure mantenuto elevata la sua qualità di istruzione e la sua capacità di intervento, sapendo integrarsi con i bisogni di una moderna necessità di sicurezza.
Dal Ticino, e a nome di tutta la Confederazione, sono quindi orgoglioso e grato di salutarvi, augurandovi il successo che meritate. Nello stesso tempo assicuro all’Esercito tutto il mio impegno nei ruoli che la carica politica mi permette di esercitare, affinché il nostro strumento di difesa nazionale continui a essere centrale per la democrazia e per la libertà del nostro Paese e dei suoi cittadini!

Torniamo ad essere padroni in casa nostra!

Torniamo ad essere padroni in casa nostra!

L’agenda politica elvetica è ormai dettata dai burocrati di Bruxelles

Non ci voleva uno studio scientifico per mostrare ciò che è già sotto gli occhi di tutti: a dettare l’agenda politica in Svizzera sono organismi stranieri, Unione europea in primis. Lo studio in questione è stato eseguito da ricercatori dell’Università di Ginevra e riguarda tutti i quasi 2’000 atti legislativi sottoposti a referendum trattati dal Parlamento federale tra il 1987 e il 2015. “Peccato nell’analisi che ci si fermi al 2015 – osserva il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Se fino a quell’anno il 22% delle nuove leggi o revisioni di legge erano una diretta conseguenza di una “imposizione” esterna, sono certo che in questi ultimi 4 anni tale percentuale sia progredita ulteriormente! Questo significa, come sempre sostenuto, che non siamo più padroni in casa nostra. La maggior parte dei cambiamenti legislativi a livello svizzero non sono più richiesti dal parlamento o al Consiglio federale (o dai Cantoni!). No, a dettare l’agenda politica ormai sempre di più è l’Unione europea”.
In queste settimane in cui la campagna per le elezioni federali sta entrando nel vivo ci si rende conto che se non ci fossero Lega e UDC a livello ticinese e svizzero ben pochi metterebbero a tema la difesa della sovranità nazionale. “Beh, un esempio clamoroso – sottolinea Gobbi – è stato dato dalla recente votazione (19 maggio) sulla modifica della legge federali sulle armi. Siamo rimasti praticamente soli a batterci contro questa ennesima ingerenza di Bruxelles. E nonostante questo, anche se soli, siamo riusciti a ottenere il sostegno della maggioranza dei ticinesi che si è recata a votare. Se fosse stato per il Ticino, quel giorno Bruxelles avrebbe ricevuto un sonoro schiaffo. Così non è stato e abbiamo visto come è andata”.
Cioè, cosa intende dire? “Il mese di giugno è stato emblematico nei rapporti Svizzera-UE; ci siamo lasciati prendere a pesci in faccia per quanto riguarda le trattative sull’accordo quadro. Addirittura sino a giungere a togliere l’equivalenza borsistica per Zurigo. Salvo poi constatare – detto per inciso e con soddisfazione – che tale ripicca sinora ha giovato agli affari elvetici”.
Ritorniamo all’accordo quadro. “Non smetterò mai di contrastarlo. Lo giudico pessimo per il futuro della nazione. Non per nulla anche la risposta del Consiglio di Stato alla consultazione voluta da Berna è stata negativa e chiede di rispingerlo. (I consiglieri di Stato leghisti in Governo hanno fatto la loro parte, eccome!). Spero che in questa campagna elettorale si riesca a convincere il maggior numero di cittadini sul fatto che tale accordo sarà davvero dannoso per tutti noi. Minaccia la nostra sovranità nazionale e ci impone di continuare ad adattare la nostra legislazione sulla base delle scelte che vengono fatte a Bruxelles. La Svizzera non ha proprio bisogno di seguire i dettami dell’UE, di questa Unione Europea centralista e verticistica, così lontana dal nostro federalismo e dai reali bisogni della gente!”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Discorso pronunciato in occasione del 1 agosto a Melide

Discorso pronunciato in occasione del 1 agosto a Melide

– Fa stato il discorso orale –
“Resistiamo alle fake news che ci raccontano sui migranti!”

“Resistiamo alle fake news che ci raccontano sui migranti!”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi interviene sulle vicende di casa nostra e internazionali
La vicenda dell’imbarcazione battente bandiera olandese “Sea Watch 3”, che ha tenuto banco in Italia e in mezza Europa per giorni e giorni, “racchiude tutte le contraddizioni, mette in evidenza tutta l’ideologia ed evidenza tutti gli errori attorno al grande fenomeno dell’immigrazione a livello mondiale. Nello stesso tempo – mutatis mutandi – qui in Ticino stiamo convivendo con manifestazioni non autorizzate, denigrazione delle autorità e fumo negli occhi alla cittadinanza gettate da una manciata di immigrazionisti ostinati che ci hanno proposto, mi si passi il termine, una fake sentimental story: due facce della stessa medaglia”.
È questa l’opinione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha voluto in primo luogo, attraverso un post su facebook, mettere i puntini sulle “i” sulla questione che riguarda il nostro Cantone: “Tra le cose intollerabili vi sono proprio i racconti e le storie sentimentalmente farlocche inventate dagli immigrazionisti, equiparabili a vere e proprie fake news!
Primo. Il presunto sciopero della fame? È durato – udite bene – un solo pasto. I migranti hanno infatti volontariamente saltato un unico pranzo; cosa che molti lavoratori ticinesi fanno per poter recuperare faccende arretrate, e non per puro e semplice diletto mediatico.
Secondo. Le condizioni definite “pietose” nel posto sanitario protetto di Camorino sono state spesso causate dagli stessi migranti, incapaci di gestirsi autonomamente e di rispettare le infrastrutture che lo Stato mette a loro disposizione, mentre il fatto che non lo volessero abbandonare è dovuto alla presenza al suo interno del wi-fi gratuito.
Terzo. Gli immigrazionisti si son ben guardati di spiegare che i migranti presenti avevano statuti diversi, quindi con diritti diversi: alcuni di loro, infatti, non possono più restare sul nostro territorio e lo devono abbandonare al più presto (NEM).
Quarto. Si è parlato di un migrante apparentemente scomparso. La realtà? Si tratta di un “caso Dublino”, ovvero di un migrante che in base agli accordi internazionali deve essere riconsegnato alle autorità del Paese competente per la sua procedura d’asilo. Le autorità sono chiamate a far rispettare la legge ma anche richiamare l’attenzione su una corretta informazione alla cittadinanza su casi resi pubblici in maniera parziale o distorta”.
“Mi ha colpito – prosegue Norman Gobbi – una frase del giornalista italiano Domenico Quirico, uno che se ne intende di questo fenomeno perché ha vissuto, visto e raccontato decine e decine di storie e fatti riguardanti i migranti nel Mar Mediterraneo, che vi giungevano da Africa e Medioriente: “Dopo otto anni, scudisciati da delusioni e amarezze, è giunto il momento di riconoscere che il peccato originale è stato credere che si potesse vincere la battaglia sulla Migrazione utilizzando l’arma della pietà, della empatia verso chi soffre. È stato anche il mio errore. La compassione non dimostra nulla. Non porta a nulla. (…) La compassione, anche se grande, come avviene nel buon medico, deve passare oltre la piaga che si vuole sanare. Palpare e non ascoltare i gemiti. Suturare. Comporre. Guarire. Questo conta”.
Il buonismo sul tema migrazione a ogni livello non risulta pagante, anche se posso comprendere le persone che in buona fede e non per scopi ideologici/politici si prendono a cuore queste storie.
Ma non sempre, come purtroppo constatiamo giornalmente nell’ambito dell’accoglienza dei migranti, ciò che raccontano corrisponde a verità e spesso il loro comportamento è arrogante verso chi si deve occupare della loro presenza sul nostro territorio. Abbiamo una legge sull’asilo che deve essere rispettata e messa in pratica. L’ha voluta la maggioranza del popolo svizzero attraverso diversi processi di adattamento, tenendo conto di quanto la Svizzera può fare nel contesto internazionale e tenendo conto del diritto internazionale. Le autorità hanno il compito di dar seguito a questa volontà. L’attracco non consentito della nave Sea Watch a Lampedusa è stato applaudito come un atto sovversivo contro leggi cattive verso i migranti. Ma è davvero così? Non è invece più sovversivo, in questo contesto globale, chi fa rispettare le leggi? Se ciò accadesse a ogni livello, se anche in tutte nel nazioni africane o mediorientali vigesse uno stato di diritto, forse a quel momento si riuscirebbe a proporre migliori soluzioni al fenomeno dei grandi flussi migratori”.

Intervento ai festeggiamenti per i 40 anni del Canton Giura

Intervento ai festeggiamenti per i 40 anni del Canton Giura

Saignelégier – 23 giugno 2019

– Fa stato il discorso orale –

Che onore!
Grazie!

Gentili signore, egregi signori

In questa giornata ricca di significati sono estremamente felice di rivolgermi a voi a nome del Governo ticinese, del Cantone che più di tutti volle, fortissimamente volle, seguire l’anelito di libertà, di autonomia, ma pure di progettualità delle cittadine e dei cittadini giurassiani.

Sono onorato e orgoglioso di quanto fecero i ticinesi. Per questioni anagrafiche io non partecipai al plebiscito nei confronti della nascita del ventiseiesimo Cantone elvetico. Lo fecero sicuramente i miei genitori.

54’109 ticinesi andarono a votare. 50.956 misero il loro sì a favore della creazione del nuovo Cantone. Con una percentuale “bulgara”: il 95,1 per cento! Da Leventinese sono fiero di constatare che ben 7 Comuni del mio distretto votarono senza alcuna opposizione alla nascita del Canton Giura. E li voglio citare: Anzonico, Bedretto, Calonico, Calpiogna, Campello, Rossura e Sobrio. In totale furono 26 i Comuni ticinesi in cui tutte le cittadine e tutti i cittadini misero il loro SÌ nell’urna!

In quell’occasione il Consiglio di Stato trasmise alla Costituente della Repubblica e Cantone del Giura il seguente telegramma: “Il Governo del Cantone Ticino saluta con lo splendido voto del suo popolo il Giura assunto oggi a dignità di Cantone. Si rinnova e si consolida, in autentico spirito democratico, la Svizzera che vive nel costante confronto di stirpi e culture diverse, uguali in dignità e libertà”.

Sono nato ai piedi del massiccio del San Gottardo, ma a sud, non a nord. Dalla parte quindi di una minoranza. Il Ticino è entrato a far parte della Confederazione nel 1803 attraverso l’Atto di Mediazione voluto/imposto da Napoleone Bonaparte, che aumentò il numero di Cantoni. Questi Cantoni potevano così partecipare al funzionamento federalista della Confederazione Elvetica, e con un’ampia autonomia legata alle profonde differenze – di lingua e di religione in particolare – che avevano tra loro.

La vostra storia rappresenta l’autodeterminazione di un popolo, che all’interno di un quadro di riferimento imposto dal Congresso di Vienna ha voluto affermare le proprie caratteristiche: una lingua diversa, una religione diversa, dunque una cultura diversa.

Il vostro è un processo democratico – peraltro in sé non ancora concluso – che ha rafforzato nella grandissima maggioranza delle cittadine e dei cittadini svizzeri il profondo spirito elvetico fondato sulla libertà, e che fa della Svizzera una Willensnation grazie al suo federalismo. Quella votazione è stata come una ventata d’aria fresca per la democrazia. Il vostro slancio ha risvegliato molte coscienze, confermando la grandezza del nostro sistema federalista.

Personalmente mi sento molto vicino allo spirito che vi ha animato e che vi anima tutt’ora. Il mio percorso politico è nato battendomi per affermare il ruolo del Ticino all’interno della Confederazione. Per fare aprire gli occhi sulla pericolosità di non accordare forza e valore alla minoranza italofona elvetica. Per far capire che Berna non poteva trattare il Ticino come una periferia negletta della Confederazione. In un sistema federalista ogni Cantone deve poter esercitare la sua autonomia e il potere federale non può accollarsi tutti i compiti.

Perché questo amore per la causa giurassiana da parte dei Ticinesi? Il nostro Cantone nacque sotto il motto “Liberi e Svizzeri”. L’amore per la libertà, l’indipendenza e la coscienza di essere “particolari” ci unisce in questo Paese confederato, dove – ricordiamolo – i Cantoni non sono delle circoscrizioni amministrative, bensì piccoli Stati con tutta la loro dignità. Infatti, il Ticino e il Giura sono entrambi Repubbliche e Cantoni.
Allora, questo motto “Liberi e Svizzeri”, avantutto liberi e poi svizzeri, è il legame profondo che ci unisce e che ha permesso di accogliere il vostro Popolo libero come 26esimo Cantone svizzero.

Viva quindi tutti i Cantoni svizzeri.
Viva la Repubblica e Cantone del Giura.
Viva la libertà.

Uno Stato meno esoso va a favore dei ticinesi

Uno Stato meno esoso va a favore dei ticinesi

Il Consigliere di Stato spiega la nuova imposta di circolazione

L’obiettivo era chiaro da alcuni anni: far pagare meno imposte di circolazione ai ticinesi. Con il nuovo sistema di calcolo approvato dal Governo settimana scorsa il risultato è stato raggiunto. “Una sfida non facile – commenta il Consigliere di Stato Norman Gobbi – perché i fattori in gioco erano molteplici. Da un lato favorire chi circola con vetture efficienti, che producono meno emissioni di CO2 e quindi meno inquinamento, ma dall’altro nemmeno penalizzare eccessivamente chi guida un’auto, diciamo, normale. Si è tenuto conto anche dell’impatto che una vettura ha sull’infrastruttura stradale e dei costi che genera.  E poi il criterio più importante era quello di far rientrare l’importo di queste imposte nella media svizzera o al di sotto. Ci siamo riusciti, abbassando del 5% il totale della cifra che i ticinesi pagano allo Stato per viaggiare sulle strade. Una diminuzione di 5 milioni di franchi. Mi sembra per il momento una buona operazione, pensando che si può sempre fare meglio, ma che non sempre il meglio è pure fratello del giusto”.

Intanto però piovono le critiche, che non sono mancate in tutta la fase che ha preceduto questa proposta fatta propria dal Governo: “Beh, lo sappiamo: l’imposta di circolazione – sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzione Norman Gobbi – è uno dei temi più sentiti, perché tocca sostanzialmente tutti noi. Adesso vedremo che cosa deciderà di fare il Parlamento (al quale affidiamo pure la possibilità di intervenire direttamente nei prossimi anni definendo il gettito totale da prelevare mediante l’imposta di circolazione) e capiremo pure se questa soluzione verrà sottoposta al giudizio del popolo. Ricordo che sono state presentate due iniziative popolari a tal riguardo. Da parte mia sono soddisfatto del risultato ottenuto, perché finalmente con questa formula semplice si premiano le vetture che hanno un minor impatto dal punto di vista ambientale e da quello dell’uso dell’infrastruttura stradale, riuscendo a ridurre mediamente in costi per gli automobilisti ticinesi e a essere per tante categorie di vetture molto al di sotto dei costi che invece pagano i cittadini del resto della Svizzera. Respingo poi categoricamente la critica di chi sostiene che non si diminuirà l’incasso totale sulle imposte di circolazione. Se dovessimo mantenere l’attuale sistema di calcolo, nelle casse dello Stato – facendo le proiezioni – entrerebbero 112 milioni di franchi nel 2022. Con la soluzione proposta invece i ticinesi pagheranno in totale 103,7 milioni di franchi nel 2022. Una bella differenza! In più le entrate legate all’imposta di circolazione corrispondono ai costi per il mantenimento dell’infrastrutturale stradale. Sbaglia quindi chi sostiene che non c’è il nesso di causalità”.

Come detto ora la parola passa al Gran Consiglio. Il Governo dal canto suo chiede che questo disegno di legge venga considerato quale controprogetto all’iniziativa popolare “Per un’imposta di circolazione più giusta”, mentre esorta a respingere l’altra iniziativa del PPD “Gli automobilisti non sono bancomat”.

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale della Federazione ticinese delle Associazioni dei Fiduciari

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale della Federazione ticinese delle Associazioni dei Fiduciari

11 giugno 2019 – Villa Negroni, Vezia

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

molto cordialmente vi saluto a nome del Consiglio di Stato e personalmente in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ringraziandovi per l’invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale.
Il tema scelto per questo incontro: “Insieme per un Ticino competitivo”, è centrale per chi si occupa e preoccupa delle sorti di questo magnifico Cantone.
Le due parole “insieme” e “competitivo” portano a molti significati.
Iniziamo da “insieme”: è la caratteristica principale per riuscire a sviluppare un progetto, a realizzare un’impresa. Certo, spesso l’input può essere dato da una singola persona, ma più è grande l’obiettivo, più si vuole centrare il bersaglio (per rimanere all’immagine con cui viene presentato questo nostro incontro) e più è necessario unire le forze, sviluppare una vera e propria collaborazione. È quanto cerchiamo di fare – appunto insieme – tra Dipartimento delle istituzioni e la vostra Federazione delle Associazioni dei fiduciari. Con un obiettivo comune: migliorare, favorire, sviluppare le professioni in ambito fiduciario. Un contesto che cambia, e che obbliga dunque a una forte capacità di adattamento alle nuove realtà, per essere in grado di cogliere con rapidità le nuove opportunità. Oppure per sbarrare la strada ai pericoli che questo mondo facilmente può incontrare. Insieme, tutto questo può essere realizzato. Ed è proprio avendo ben presente questa caratteristica che il mio Dipartimento ha cercato, cerca e soprattutto cercherà anche in futuro di lavorare, al servizio dei cittadini in primis e della vostra categoria professionale.

“Competitivo”: l’aggettivo – accanto a Ticino – definisce una scelta di campo. Chiarisce come vogliamo sia il Ticino. Poteva essere “solidale”, poteva essere “sostenibile”. Oppure differenti altre definizioni.
No, il Ticino in questa ottica deve essere giustamente competitivo. Perché sappiamo bene – e lo abbiamo sentito negli interventi che mi hanno preceduto della vostra presidente Cristina Maderni e del Presidente della direzione di Swisscom Directories Stefano Santinelli – che per affermare una realtà economica di un ben determinato territorio, nel nostro caso il Ticino, la competitività è necessaria sia all’interno dello stesso territorio, fornendo prodotti e servizi di prima qualità, sia per diventare appetibili nei confronti di analoghi attori economici, attivi però in altre realtà territoriali. Una competitività che porta quindi ad attrarre clienti e interessi. Per favorire questa competitività occorrono condizioni quadro di prim’ordine. Lo sono certamente gli aspetti fiscali, tenendo conto per noi ticinesi di quanto avviene nelle altre regioni della Svizzera e negli Stati a noi vicini. Ma lo sono anche altre caratteristiche. E voi ben sapete di cosa sto parlando: centralità sulle vie di transito; capacità di connessione facile e veloce con il resto del mondo; un sistema scolastico all’altezza; un territorio ben gestito che preserva le caratteristiche naturali, ma che valorizza pure il patrimonio artistico e culturale.

Sul piano della competitività un recente studio effettuato dall’Osservatorio delle dinamiche economiche dell’USI mostra come il nostro Cantone si situi in buona posizione rispetto a una graduatoria nazionale. Tale studio dimostra che in Ticino vi è una elevata complessità economica, ciò che porta la nostra economia ad essere competitiva. Una situazione che ho riscontrato personalmente durante una serie di visite che ho compiuto qualche anno fa in diverse aziende virtuose situate anche in zone periferiche del Ticino. Questa vivacità e questo buon livello competitivo potrà essere ulteriormente potenziato grazie alla recente adesione del Cantone all’organizzazione di marketing territoriale della piazza economica di Zurigo “Greater Zurich Area (GZA), che permetterà di inserire la nostra regione in una rete che favorirà l’innovazione del nostro Cantone.Una competitività che si raggiunge anche con un’amministrazione pubblica performante, che va in contro al cittadino e che deve valorizzare il proprio capitale umano. Un discorso quest’ultimo che cerco di tener sempre presente all’interno dell’attività del mio Dipartimento, consapevole che la qualità dei collaboratori è la base per avere successo. Un fattore di competitività – e qui mi aggancio a quella che è l’attività del mio Dipartimento – è legato al grado di sicurezza che si può garantire alle cittadine e ai cittadini, nonché alle aziende e a tutte le attività economiche presenti sul nostro territorio. E in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni, responsabile della gestione amministrativa e finanziaria del potere giudiziario, devo sottolineare come il funzionamento della Giustizia sia un altro importante fattore di competitività e di crescita per uno Stato moderno. Negli scorsi giorni ho esortato i nostri magistrati – in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario – a rendere giustizia in tempi adeguati, quindi tempestivamente e ad essere più efficienti nel proprio operato. Una giustizia lenta non solo danneggia le cittadine e i cittadini, ma pure l’economia!

La competitività può, anzi deve essere declinata, come detto, con la parola “sicurezza”. È quanto cerchiamo di fare assieme attraverso l’autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario del Canton Ticino. Sicurezza che il cliente possa sempre trovare di fronte a sé un fiduciario responsabile, competente, con tutti i requisiti richiesti dalla legge. Come ben sapete il 2020 porterà un grande cambiamento normativo che toccherà la professione di fiduciario finanziario. Il 1° gennaio verosimilmente entreranno in vigore la nuova Legge federale sui servizi finanziari e la nuova Legge federale sugli istituti finanziari, cui saranno fra gli altri assoggettati tutti i consulenti negli investimenti, i gestori patrimoniali nonché i trustees che agiscono a titolo professionale, ossia tutti coloro che oggi beneficiano di un’autorizzazione cantonale di fiduciario finanziario. Queste novità legislative comporteranno per i consulenti alla clientela l’iscrizione presso un Servizio di registrazione abilitato dalla FINMA.
Per i gestori patrimoniali e i trustee agenti a titolo professionale l’operatività sarà invece subordinata all’autorizzazione della FINMA e alla sua vigilanza, ancorché svolta di concerto con un organismo di vigilanza, sempre abilitato dalla stessa FINMA. In questo senso occorrerà porre particolare attenzione ai termini transitori definiti dalle due nuove leggi federali per le iscrizioni. Posso anticipare che nelle prossime settimane l’Autorità di vigilanza cantonale invierà a tutti gli interessati una specifica comunicazione per rendere attenti tutti gli interessati a tali termini.

Altra novità: le modifiche legislative di livello federale comporteranno un adeguamento della Legge cantonale sui fiduciari. Con l’inserimento dei gestori patrimoniali e dei trustee nel campo di applicazione della Legge federale sugli istituti finanziari, le norme concorrenti vigenti del diritto cantonale decano. Si coglierà quindi l’occasione per procedere a un aggiornamento dei contenuti sulla base anche dell’attuale contesto professionale e dell’esperienza e della prassi sviluppatesi negli in anni in seno all’Autorità di vigilanza. Sarà quindi l’occasione per ribadire la necessità di questa legge che in questi anni ha adempiuto gli scopi prefissati, ovverossia: assicurare le competenze degli operatori, il controllo del territorio e, nell’eventualità, penalizzare l’esercizio abusivo della professione. Il messaggio di modifica della Legge sui fiduciari verrà posto in consultazione nel corso dell’estate e proprio nell’ottica di “lavorare insieme” verrete consultati.

Dal canto suo l’Autorità di vigilanza continuerà a garantire l’osservanza della Legge sui fiduciari nei rimanenti settori professionali altrettanto sensibili e importanti, quali quello commercialistico e immobiliare – che già sono oggetto di particolare attenzione da parte del Consiglio di vigilanza nella lotta all’abusivismo – e quello del cambista. La competitività in questo ambito si raggiunge oltre che con la qualità, anche con l’affidabilità a tutela dell’interesse pubblico e a protezione della clientela. In questo senso l’Autorità di vigilanza proseguirà con controlli prudenziali – recentemente potenziati – principalmente volti a contrastare il fenomeno dei prestanome (tema sensibile anche in altre realtà, vedi gli esercizi pubblici). Rimane poi importante da parte dell’Autorità di vigilanza la lotta all’abusivismo per mezzo del perseguimento del reato di esercizio abusivo della professione, avviata anche e spesso su segnalazione e con la collaborazione dei fiduciari già autorizzati (per l’anno 2019 attualmente intimati 5 DA). Finora l’Autorità giudiziaria ha sempre confermato i decreti d’accusa intimati e gli argomenti giuridici sostenuti.

Ogni abuso, ogni mancanza di professionalità va a minare la fiducia della clientela nei confronti di tutta la categoria. È proprio ciò che insieme non vogliamo accada, per non minacciare la competitività di un settore in cui oggi lavorano 1’506 fiduciari per complessivamente 1’858 autorizzazioni e che crea una bella fetta del Pil cantonale. Grazie per l’attenzione.