Fiduciari in assemblea

Fiduciari in assemblea

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 8 giugno 2018 de La Regione

All’assemblea ordinaria della Ftaf, la presidente Cristina Maderni ha ribadito la necessità di cooperare con le autorità di vigilanza

Le professioni fiduciarie (commercialista, finanziario e immobiliare) continuano ad attrarre. A fine 2017 erano 1497 le persone iscritti allo speciale albo cantonale. «Il massimo mai rilevato», ha affermato Cristina Maderni all’assemblea ordinaria della Ftaf (Federazione ticinese delle associazioni dei fiduciarie) tenutasi ieri presso Villa Negroni di Vezia, sede, tra gli altri, dell’istituto di formazione delle professioni fiduciarie. All’assemblea hanno partecipato Norman Gobbi, consigliere di Stato e responsabile del Dipartimento delle istituzioni e Josef Renggli, ambasciatore della Divisione degli affari europei del Dipartimento federale degli esteri. Al centro dell’intervento di Cristina Maderni c’è stata la prevista riforma del quadro regolatorio del settore finanziario.
Le due leggi a riguardo – quella sui servizi finanziari (Lsf) e quella sugli istituti finanziari (LiFin) – sono state approvate recentemente dalle Camere federali. Le relative ordinanze attuative sono attese nel corso dei prossimi mesi, mentre l’entrata in vigore avverrà presumibilmente all’inizio del 2020. Le novità avranno un impatto importante per quanto riguarda tutti quei professionisti che operano nel settore finanziario allargato, in particolare per i cosiddetti gestori patrimoniali esterni, ma non solo. Con la Legge sui servizi finanziari verranno disciplinate le condizioni per la fornitura di servizi finanziari e l’offerta di strumenti finanziari (norme di comportamento per la vendita e obbligo di pubblicare un prospetto informativo). Inoltre, le norme in materia di vigilanza per gestori patrimoniali, gestori di patrimoni collettivi, direzione dei fondi d’investimento e società d’intermediazione mobiliare, prima regolamentate in diverse leggi, vengono ora accorpate nella LiFin.

Lotta all’abusivismo
Un tema che sta a cuore alla Ftaf è quello del contrasto dell’abusivismo professionale. Al consigliere di Stato Norman Gobbi è stato ribadita la necessita di aumentare la cooperazione con l’autorità cantonale di vigilanza, «la cui attività è cresciuta a livello ispettivo e di interventi, allo scopo di fronteggiare fenomeni di abusivismo», ha affermato Cristina Maderni la quale auspica dal canto suo «una maggiore chiarezza nelle regole, un alleggerimento della burocrazia, un miglioramento delle condizioni quadro e interventi fiscali più incisivi, sia a beneficio delle aziende che delle persone fisiche, al fine di accrescere l’attrattività del nostro Cantone, ancora perdente nei confronti intercantonali». Inoltre la federazione ha in programma un rafforzamento ulteriore della sua attività di formazione e di comunicazione, e sta predisponendo, sul buon riscontro della passata edizione, il Forum apposito che avrà luogo il prossimo 4 ottobre.

La presenza dell’ambasciatore Renggli è stata l’occasione per analizzare lo stato delle relazioni fra la Svizzera e l’Unione europea, con particolare riguardo a temi che interessano da vicino i fiduciari, a iniziare dall’accesso ai mercati, la prevedibilità del quadro giuridico per le imprese e in generale i rapporti giurisdizionali fra l’Ue e la Svizzera. Proprio l’adozione delle due leggi (Lsf e LiFin), infatti, dovrebbe facilitare la tanto auspicata armonizzazione alle norme europee delle disposizioni svizzere. Solo il futuro potrà dirci se questa legislazione sarà ritenuta equivalente dall’Ue e se l’accesso ai mercati sarà facilitato.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 8 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Fiduciari «Stop alla burocratizzazione»

Nell’assemblea a Lugano sottolineate le crescenti esigenze in materia di compliance Il settore risente dei mancati accordi con l’UE, soprattutto a livello di accesso ai mercati

Rapporti fra Svizzera e Unione europea ed evoluzione delle normative cantonali al centro dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione ticinese delle associazioni di fiduciari (FTAF), svoltasi ieri al Centro di studi bancari di Vezia.

«Non c’è al momento sostegno per un accordo sui servizi finanziari», ha affermato l’ambasciatore Josef Renggli, della Direzione affari europei del Dipartimento degli affari esteri a Berna, riferendosi al tema scottante dell’accesso ai mercati. Ha richiamato la mancanza di accordo manifestata dai diversi attori, grandi banche, istituti privati, assicurazioni e gestori indipendenti e, seppur la via bilaterale è teoricamente aperta con l’Italia, ben difficilmente può essere percorsa proprio per l’intreccio fra aspetti bilaterali e comunitari, tanto più in attesa della conclusione di Brexit. Renggli ha stigmatizzato il rifiuto di Bruxelles al riconoscimento dell’equivalenza della nostra Borsa, concesso invece a piazze come Hong Kong o Sydney, e si è soffermato sulla necessità di accordi quadro sugli aspetti giuridici e procedurali, sul tema controverso della ripresa nel nostro ordinamento del diritto comunitario, dei giudici stranieri e su quello altrettanto aperto degli aiuti statali, inviso a Bruxelles anche per il timore che il Regno Unito, dopo l’uscita dall’Unione, possa attivarsi nel dumping fiscale e diventare troppo concorrenziale. Fra le «linee rosse», cioè i punti chiave da preservare nei negoziati, l’ambasciatore ha ricordato la questione degli aiuti sociali, che Bruxelles vorrebbe trasferire dal Paese di residenza dell’interessato a quello in cui lavora. La via bilaterale rimane preferenziale, ha affermato l’ospite, ma pesa su tutto la necessità di trovare un accordo istituzionale senza il quale molti dossier sono destinati a rimanere bloccati.

Lo stato delle relazioni svizzero-comunitarie influenza anche le decisioni cantonali, ha affermato Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, che ha sottolineato la «resilienza» dei fiduciari anche alla luce delle difficoltà che la categoria ha incontrato in questi anni. Riferendosi anch’egli alle relazioni bilaterali ha dichiarato come «non solo l’Italia non faciliti l’applicazione della road-map, ma offra ai residenti non domiciliati un regime fiscale privilegiato simile a quello che veniva imputato alla Svizzera, sollevando qualche dubbio sul suo operare». Sul fronte della sicurezza Gobbi ha ricordato i 14 arresti compiuti per reati finanziari compiuti però da operatori privi di autorizzazione. Da qui, ha affermato, il crescente impegno anche da parte dell’Autorità di vigilanza della categoria, che ha analizzato, nel 2017, 238 incarti che hanno condotto a 18 decreti d’accusa. Con le nuove leggi sugli intermediari in dirittura finale a Berna, i fiduciari finanziari avranno una nuova regolamentazione sotto l’egida della Finma e gli investitori godranno di una maggiore protezione, ma «non si avrà l’abrogazione della legge cantonale, solo una sua revisione, concordata anche con la FTAF», ha detto Gobbi, che ha poi ricordato le nuove procedure per l’esame dei permessi di lavoro e di residenza e la standardizzazione delle procedura in materia di acquisti immobiliari da parte di stranieri, per evitare prezzi dopati e fenomeni di riciclaggio anche in questo ambito. A tale scopo giunge anche il progetto Merlini per le verifiche preventive delle società iscritte al Registro di commercio.

Queste riforme normative incontrano il favore delle diverse associazioni rappresentate dalla FTAF, ha affermato la presidente Cristina Maderni nella sua relazione, ricordando gli sforzi volti ad adeguarsi ai nuovi adempimenti in momenti segnati anche da difficoltà per la piazza finanziaria e per lo scenario congiunturale in generale. «Eppure la categoria ha saputo reagire, ottenendo risultati tangibili, testimoniati fra l’altro dal numero delle persone iscritte all’Albo e dalle nuove autorizzazioni, salite a 1.497 unità al 31 dicembre 2017, il massimo mai rilevato e con una crescita di 280 unità nel corso degli ultimi dieci anni». Il trend positivo interessa tutti e tre i settori rappresentati dalla FTAF: commercialisti, immobiliaristi e fiduciari finanziari.

Le richieste che la Maderni ha formulato ai politici concernono una «inversione di tendenza nel processo di burocratizzazione crescente», una maggior chiarezza delle regole e più incisive misure fiscali, dopo la riforma cantonale «frutto di compromessi e quindi timida», così da posizionare il Ticino su posizioni più concorrenziali sia per le aziende che per le persone fisiche, incluse quelle facoltose.

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