I sette comuni prediligono lo scenario di un Comune unico. La palla passa ai Municipi.
«Dal lavoro svolto emerge un’indicazione chiara: tra gli scenari analizzati, quello di un unico Comune è stato ritenuto il più idoneo a sviluppare il potenziale del Locarnese». È con queste parole che il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha commentato i risultati delle due giornate di laboratorio dedicate al futuro istituzionale del Locarnese, che si sono svolte al Palexpo di Locarno venerdì 6 e sabato 7 marzo.
All’iniziativa hanno partecipato oltre 170 persone – municipali, consiglieri comunali, rappresentanti della società civile e del mondo economico – provenienti dalle sette realtà che hanno dato la loro disponibilità: Locarno, Losone, Minusio, Orselina, Tenero-Contra, Brione sopra Minusio e Mergoscia. Divisi in gruppi tematici e accompagnati dalla Sezione degli enti locali, i partecipanti hanno lavorato su diversi aspetti legati allo sviluppo del territorio nei prossimi anni.
Il risultato non rappresenta una decisione politica immediata, ma offre un importante elemento di riflessione. «Apprezzo l’apertura al dialogo dei sette comuni convolti – sottolinea Gobbi –. Non era affatto scontata la partecipazione a questo laboratorio e il risultato rappresenta un primo passo incoraggiante, che mette a disposizione dei Municipi un quadro di riferimento concreto su cui basare le prossime riflessioni».
Un processo che nasce dal dialogo e dal confronto
Il laboratorio non aveva l’obiettivo di avviare direttamente una procedura aggregativa. Il suo scopo era quello di raccogliere elementi oggettivi di valutazione – legati in particolare alla qualità di vita, alla pianificazione del territorio e alle prospettive di sviluppo del comprensorio – per alimentare una discussione informata all’interno dei Comuni.
Un punto emerge tuttavia con chiarezza: il Locarnese è chiamato a interrogarsi sul proprio posizionamento nel Cantone. «I territori che negli ultimi anni hanno scelto la strada delle aggregazioni – osserva Gobbi – hanno dimostrato di poter sviluppare con maggiore forza la propria capacità progettuale, soprattutto quando si tratta di affrontare sfide di portata regionale».
Il ruolo del Cantone: accompagnare senza imporre
Il passo successivo spetta ora agli Esecutivi comunali, che dovranno valutare se e come proseguire la riflessione. Il Cantone continuerà a seguire il processo, nel rispetto dell’autonomia dei Comuni. «Il Dipartimento delle istituzioni non impone soluzioni dall’alto», ricorda Gobbi. «Il nostro compito è accompagnare i territori, stimolare il dibattito e mettere a disposizione strumenti di analisi che permettano alle comunità locali di individuare le soluzioni più adeguate e sostenibili».
Il Basso Mendrisiotto: uno studio in fase avanzata
Sul fronte delle aggregazioni c’è un cantiere aperto anche nel Basso Mendrisiotto dove la Commissione di studio sta portando avanti il progetto di aggregazione tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo. Dopo aver raccolto le osservazioni emerse nella fase di consultazione, la Commissione ha confermato l’intenzione di mantenere l’impostazione iniziale dello studio e di consegnare il rapporto finale nel corso del 2026. Il documento verrà quindi trasmesso al Consiglio di Stato.
Se la tabella di marcia verrà rispettata, la popolazione potrebbe essere chiamata alle urne nell’estate del 2027. «Si tratta di una riflessione importante per tutta la regione – osserva Gobbi – perché un territorio che riesce a presentarsi con maggiore coesione ha inevitabilmente più forza nello sviluppo economico e nella pianificazione».
Nel Malcantone una votazione consultiva
Nel Malcantone invece c’è un processo aggregativo già maturo e destinato alla prova delle urne. Il 29 novembre, infatti, i cittadini di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate saranno chiamati a esprimersi in una votazione consultiva sul progetto di aggregazione a quattro.
La procedura è stata avviata nel 2021 su iniziativa dei Municipi coinvolti. Se approvata, l’aggregazione darebbe vita a un nuovo Comune con circa 4.100 abitanti, che manterrebbe il nome di “Bioggio” e verrebbe guidato nella prima legislatura da un Municipio di sette membri. Il moltiplicatore politico coordinato massimo prospettato nello studio è del 75%. Per sostenere la nascita della nuova entità, il Consiglio di Stato prevede inoltre contributi cantonali destinati sia alla riorganizzazione amministrativa sia agli investimenti di sviluppo.
Aggregazioni: da necessità a opportunità
«Fin dall’inizio del mio mandato alla guida del Dipartimento delle istituzioni ho sostenuto i processi aggregativi – afferma Gobbi – sia quando rispondono a situazioni di necessità sia quando rappresentano un’opportunità di sviluppo». Le prime aggregazioni realizzate in Ticino hanno consentito a molti piccoli Comuni di recuperare una capacità di funzionamento adeguata, sia dal punto di vista finanziario sia da quello amministrativo e democratico.
Con il passare degli anni il fenomeno si è evoluto: oggi sempre più progetti nascono con l’obiettivo di rafforzare il benessere residenziale e la competitività dei territori. «Le aggregazioni di opportunità sono processi spesso più complessi da realizzare, ma che possono permettere ai territori di recuperare peso politico, capacità progettuale e prospettive di sviluppo. In un Cantone piccolo come il nostro – conclude Gobbi – unire le forze significa avere più capacità di decidere, di progettare e di contare».
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 marzo 2026 de Il Mattino della domenica