Gobbi tuona contro Berna: “Se vogliono mantenere buoni rapporti con l’Italia, compensino loro il mancato pagamento”
“Avanti tutta amici miei!”. Il Ticino è pronto, nel caso, a congelare almeno parzialmente i ristorni dei frontalieri. «E se Berna è così intenzionata a mantenere buoni rapporti con l’Italia, ci pensi lei a compensare il mancato pagamento», afferma serafico il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi davanti alla stampa, a margine del consueto incontro con la Deputazione ticinese alle Camere federali che precede la sessione primaverile. Perché va bene tutto – tassa sulla salute, Zone economiche speciali, ammortamenti minori sui macchinari rispetto ai Paesi Ue – ma ora basta: «Vogliamo evitare quanto vissuto in passato, cioè che l’inerzia bernese venga pagata dai ticinesi – spara ancora Gobbi –. Non significa essere un Cantone ribelle né cerchiamo di rompere la collegialità confederale, ma purtroppo quando si parla di rapporti tra Svizzera e Italia a Berna e Roma dicono che è tutto ok, ma quando si passa al Ticino le prospettive cambiano non poco». Senza dimenticare che «quando si parla di rapporti Berna-Parigi o Berna-Berlino, si agitano tutti di più sotto la Cupola e in tutta l’Amministrazione federale, e siamo un po’ stanchi: siamo un cantone in forte difficoltà sociale, sono dati evidenziati da ogni statistica ma sui quali dobbiamo continuamente richiamare l’attenzione». E, quando gli si chiede se sia più facile parlare con Berna o Roma, la risposta è secca e con un sorriso non guascone, ma molto tirato: «Diciamo che è più facile avere un appuntamento con il ministro dell’Economia italiano Giorgetti che con Karin Keller-Sutter, che si è attivata solo quando abbiamo cominciato ad alzare un po’ la voce». Conferma questa, per Gobbi, che «per richiamare l’attenzione a volte serve andare sopra le righe istituzionali elvetiche». Meno formalità, più muscoli belli tesi.
‘Diamo seguito alla mozione, dall’Italia misure unilaterali’
Perché «le criticità di misure unilaterali prese dall’Italia emergono sempre più, e hanno un impatto forte sulla nostra realtà economica. Sono tanti elementi che vanno a irrigidire i rapporti tra la nostra realtà e quella italiana. Per Berna è importante avere buoni rapporti», concede Gobbi. Ma c’è un limite a tutto. E difatti, il governo cantonale è pronto «a dare seguito alla mozione che ci chiede di intervenire con Berna sulla questione ristorni». Questo perché «se c’è un cambio di approccio fiscale da parte italiana, è un cambio che richiede la revisione di quanto oggi in vigore. Il Ticino – ricorda Gobbi – versa oltre 100 milioni di franchi l’anno di ristorni, cifre importanti perché è importante il numero di frontalieri attivi qui, ma ci sono delle soluzioni ipotizzabili». Che vanno dal più irrealizzabile blocco totale dei ristorni, alla via «più percorribile», quella di un congelamento parziale «per sbloccare la discussione come è già stato fatto in passato per l’Accordo fiscale, anche alla luce del comportamento delle autorità italiane che cercano di sfuggire nel dare una chiara lettura a quanto adottato».
Perequazione, qualcosa si muove
Su un altro dossier pesante, quello della perequazione intercantonale, a velocità pachidermica qualcosa invece si muove. Abbastanza? Si vedrà, intanto «si è conclusa la consultazione promossa per la modifica dell’Ordinanza che accoglie quanto chiedevamo da tempo: adeguare la ponderazione delle entrate fiscali dei frontalieri, una disparità che colpisce il Ticino perché sono persone che guadagnano qui ma non spendono qui e non contribuiscono al benessere del nostro cantone». Una maggioranza di Cantoni favorevoli a questo cambio sembra delinearsi, anche se «c’è una fetta di contrari». Il conto è fatto: «Per il Ticino sarebbero 9 milioni di franchi». Una goccia nell’oceano di un Piano finanziario che fa tremare i polsi, ma sempre meglio una goccia di un pugno di arida sabbia. Perché vada tutto nel migliore dei modi, l’impegno c’è: «Noi abbiamo programmato un incontro con Keller-Sutter, mentre la Deputazione incontrerà Ignazio Cassis».
Da www.laregione.ch
****
I ristorni? «Per essere ascoltati occorre andare sopra le righe»
A margine del tradizionale incontro con la Deputazione ticinese alle Camere federali, il presidente del Governo Norman Gobbi è tornato sull’ipotesi, sempre più probabile, di una decurtazione dei ristorni: «Quando si parla di Parigi o Berlino tutti si agitano di più, il Consiglio di Stato è stanco di questa situazione»
A volte per farsi ascoltare da Berna occorre essere un po’ sopra le righe. Potremmo riassumere così il senso delle dichiarazioni del presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, formulate oggi in occasione del tradizionale incontro con la Deputazione ticinese alle Camere federali in vista dell’imminente sessione parlamentare. Già, perché durante l’incontro si è sì parlato di «classici» temi federali, come la perequazione intercantonale (presto potrebbero esserci novità favorevoli al Ticino in merito al computo dei redditi frontalieri), oppure i sempre crescenti costi della salute (con un paio di iniziative cantonale che saranno trattate dal Parlamento durante la sessione). Ma si è parlato anche, visto il momento storico, dei rapporti con la vicina Italia. Con, sullo sfondo, l’ipotesi evocata da più parti di una decurtazione dei ristorni da parte ticinese quale «contro-mossa» a diverse misure protezionistiche proposte dalle autorità italiane. E con il presidente del Governo a non lesinare critiche, in particolare nei confronti della Berna federale, rea di non ascoltare abbastanza i campanelli d’allarme lanciati da Sud delle Alpi.
Rapporti tesi con l’Italia
«Abbiamo evidenziato al Consiglio federale, nelle scorse settimane, criticità che ci sono dal punto di vista di alcune misure unilaterali che l’Italia ha adottato, in particolar modo la tassa sulla salute». Ma non solo: anche l’ipotesi di istituire «zone economiche speciali». Oppure, come evidenziato più tardi dal presidente della Deputazione, Bruno Storni, gli incentivi per acquistare macchinari prodotti nell’UE (che tagliano fuori il mercato elvetico) e che rischiano di «produrre un danno diretto per l’economia ticinese». Insomma, ha proseguito Gobbi, sono «tanti piccoli elementi che vanno a irrigidire i rapporti tra la Svizzera e la Repubblica italiana». Non a caso, ha affermato il presidente dell’Esecutivo cantonale a proposito dell’ipotesi di bloccare i ristorni, «noi vogliamo dare seguito a quanto recentemente introdotto a livello del Parlamento ticinese», ossia la mozione (firmata da esponenti di spicco di PLR, UDC, Centro e Lega) che chiede di attivarsi per sospendere (totalmente o parzialmente) i ristorni. Come dire: il Governo è pronto ad andare in quella direzione. E in questo senso Gobbi ha precisato che la via «più plausibile» è quella di una decurtazione dell’importo, non quella di un blocco totale. «Il Governo – ha spiegato – ritiene sia necessaria da parte della Confederazione un’azione diplomatica e politica nei confronti dell’Italia al fine di affrontare le criticità, perché altrimenti, ancora una volta, le conseguenze le pagherà il Ticino». Un tema, questo, che sicuramente sarà affrontato durante il prossimo incontro tra il Consiglio di Stato e la consigliera federale Karin Keller-Sutter, in programma proprio durante la sessione. E che, come chiarito da Storni, sarà tematizzato anche durante il già previsto incontro tra la Deputazione e il consigliere federale ticinese Ignazio Cassis, agendato martedì prossimo.
Sollecitato dai media, poi, Gobbi è tornato sulla questione dei ristorni. E, come detto, non ha lesinato critiche a Berna. «Vogliamo evitare quanto vissuto in passato, con l’inerzia bernese pagata dai ticinesi. Lo abbiamo fatto in passato. Lo abbiamo sopportato. Ma se la Confederazione vorrà mantenere buoni rapporti con l’Italia, semmai pagherà lei…». Ciò, ha voluto precisare, «non significa essere un cantone ribelle, ma purtroppo quando si parla di rapporti tra Italia e Svizzera, per Berna e Roma va tutto bene, mentre in Ticino la prospettiva cambia». Inoltre, «quando si parla di Parigi o Berlino si agitano tutti di più». E il Governo, di questa situazione, «è un po’ stanco. Le statistiche federali mostrano un cantone in difficoltà sociale. Questo deve essere compreso anche a livello federale. E ogni tanto bisogna richiamare l’attenzione facendo cose un po’ più sopra le righe dal punto di vista istituzionale». Per dirla con una battuta, ha chiosato rispondendo alle domande, «è più facile avere un appuntamento con Giorgetti (ndr. ministro dell’economia italiano) che con Keller-Sutter». Non a caso, ha aggiunto, «l’incontro (ndr. con la consigliera federale) è arrivato solo quando abbiamo iniziato ad alzare un po’ la voce. E ciò conferma quanto detto prima: ogni tanto occorre andare oltre le righe istituzionali elvetiche».
Da www.cdt.ch
****
Fra rapporti con l’Italia e costi dei farmaci
Sono i temi che hanno dominato l’incontro di oggi, a Bellinzona, fra il Consiglio di Stato e la deputazione ticinese alle Camere federali
Vari temi sono stati affrontati a Bellinzona oggi, mercoledì, nell’incontro fra la deputazione ticinese alle Camere e il Consiglio di Stato, in vista della prossima sessione di lavori parlamentari a Berna. Ma il dossier che ha attirato maggiormente l’attenzione è dato dai rapporti con l’Italia. L’Esecutivo ticinese ha infatti definito problematica la nuova tassa sulla salute approvata dal Governo di Giorgia Meloni: la considera come una doppia imposizione sui frontalieri, e ciò violerebbe gli attuali accordi fra Svizzera e Italia.
“Si tratta di una questione giuridica”, spiega Norman Gobbi ai microfoni di SEIDISERA, sottolineando che “l’introduzione nella legge italiana di bilancio” di questa tassa “ha cambiato completamente le regole del gioco”. Fino a ieri “abbiamo parlato con la Regione Lombardia”, che è stata la prima a farsi promotrice, “anche per capire determinati meccanismi”. Ora però tali meccanismi sono stati fissati in una legge di bilancio. “Per noi” è quindi “importante segnalare il fatto che questa, a nostro modo di vedere, è una doppia imposizione: cambiando quindi anche il principio, “bisogna mettere tutto in discussione”, rileva il presidente del Consiglio di Stato.
E l’Esecutivo, per far comprendere la posizione ticinese anche al Consiglio federale, è pronto a intervenire sul versante dei ristorni. Lamenta intanto una certa difficoltà nell’ottenere un incontro con la consigliera federale Karin Keller-Sutter, responsabile del Dipartimento federale delle finanze (DFF). “Berna”, afferma Gobbi, “fa più fatica ad ascoltare il Canton Ticino perché” nell’ottica di Palazzo federale “i rapporti con Roma vanno sempre bene”, ma “mi sembra di dire che negli ultimi mesi proprio, proprio così non è”. Se invece fosse stata “Berlino o Parigi” ad assumere una misura di questo genere, “la reazione sarebbe stata molto più forte”.
Quando però una situazione del genere “impatta principalmente sul Canton Ticino, beh, le cose vengono prese un po’ più a conoscenza, senza troppo agitarsi”, argomenta il consigliere di Stato. “Quello che noi chiediamo è rispetto, proprio perché, se nei rapporti economici e finanziari fra Svizzera e Italia è principalmente” il Ticino a portarne le conseguenze, “noi meritiamo rispetto quanto le altre zone e regioni” della Confederazione. Ma all’interno dell’Esecutivo cantonale si è già discusso su come intervenire puntualmente? “Prima di tutto vogliamo sentire la posizione di Keller-Sutter, del suo dipartimento su quest’analisi della situazione, visto che è cambiata completamente rispetto a prima”. Tant’è che “nel giro di pochi giorni ci è stato concesso un appuntamento: cosa che invece, nei mesi scorsi, ci è sempre stata negata”, risponde Gobbi.
Al centro dell’incontro odierno, anche le due iniziative canzonali che puntano alla riduzione dei costi della salute legati ai farmaci e che saranno trattate nella sessione delle Camere che inizierà lunedì. Il Consiglio federale ha già espresso la sua contrarietà, ma la deputazione ticinese cercherà di difenderle. “Cercheremo di fare pressione”, anticipa il consigliere nazionale Bruno Storni, osservando però che la situazione politica non va “nel senso che vogliamo noi di far pressione sui prezzi dei medicamenti”. E questo alla luce della pressione esercitata dagli USA, i quali, invece, vorrebbero che le industrie farmaceutiche aumentassero i prezzi in Europa “per compensare la diminuzione negli Stati Uniti”.
Il dossier è insomma complesso. Ma “sulla questione costi e salute siamo compatti”, afferma il presidente della deputazione ticinese. Una compattezza che occorrerà mantenere anche in vista della nuova ordinanza sulla perequazione finanziaria che potrebbe entrare in vigore già nel 2027, portando al Ticino 9 milioni di franchi in più. Al momento c’è una maggioranza di Cantoni favorevoli, ma non è stata nascosta oggi una certa preoccupazione per possibili cambiamenti.
Il Quotidiano: Blocco ristorni, la deputazione ticinese in pressing
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3549550