“Sì alla neutralità per restare Liberi e Svizzeri”

“Sì alla neutralità per restare Liberi e Svizzeri”

Da oltre 2 secoli accompagna la storia del nostro Paese ed è parte della sua identità
Il 27 settembre la Svizzera decide sul futuro della propria neutralità, un principio legato alla sua storia, alla sua identità e alla sua autonomia.
Da oltre due secoli la neutralità accompagna la storia della Svizzera ed è diventata a tutti gli effetti parte della sua identità.
Più che uno strumento di politica estera, ha contribuito a definire il modo in cui la Confederazione si rapporta al mondo, conciliando apertura internazionale, sicurezza e indipendenza. È da questa visione che nasce il Sì di Norman Gobbi all’iniziativa in votazione il 27 settembre. « Il rischio è che, decisione dopo decisione, la neutralità rimanga una promessa su carta ma perda progressivamente la propria sostanza. Se crediamo ancora che rappresenti un elemento fondamentale della nostra sicurezza e della nostra indipendenza, dobbiamo avere il coraggio di definirla e proteggerla».

Identità svizzera e coerenza
La neutralità ha storicamente consentito alla Svizzera di tenersi fuori dai grandi conflitti internazionali e, nel dopoguerra, di costruirsi un ruolo sul piano diplomatico. Ginevra si è affermata come uno dei grandi centri della diplomazia mondiale e la Confederazione come interlocutore credibile tra parti contrapposte.
«Non è vero che un Sì all’iniziativa ci isolerebbe dal mondo, semmai è il contrario – sottolinea Norman Gobbi –. La neutralità ci consente di essere presenti in modo diverso. Non siamo mai stati utili perché più forti o allineati alle grandi potenze, ma perché potevamo parlare con tutti e offrire un ponte quando il dialogo si interrompeva» . Una credibilità che, secondo Gobbi, dipende anche dalla coerenza. Se la neutralità viene reinterpretata a seconda del conflitto, dei protagonisti o degli equilibri politici del momento, rischia di diventare meno riconoscibile e rispettata agli occhi degli altri Stati. «La neutralità ha senso se vale sempre. Le regole devono essere sempre chiare sempre, e non valere a seconda di chi sono i contendenti» . Questo non significa rinunciare a prendere posizione di fronte a quanto accade nel mondo.
«Possiamo condannare un’aggressione, difendere il diritto internazionale e aiutare le vittime senza rinunciare alla nostra autonomia in politica estera».

Capacità di difesa
Un altro aspetto centrale riguarda la sicurezza. La neutralità svizzera è tradizionalmente armata: non significa essere indifesi, ma assumersi la responsabilità della propria difesa.
«Essere neutrali significa anche essere in grado di garantire autonomamente la nostra sicurezza» , sottolinea Gobbi. Una capacità che passa da un esercito credibile, ma anche dalla cyberdifesa, dalla protezione della popolazione, dalla sicurezza degli approvvigionamenti e dalla resilienza delle infrastrutture critiche. Questo non esclude la cooperazione internazionale. Per Gobbi, il punto è evitare che la collaborazione si trasformi in dipendenza: «Cooperare per rafforzare la nostra sicurezza è nell’interesse della Svizzera. Diverso è creare vincoli o automatismi che limitino la nostra libertà di decisione».

Una questione di sovranità
Per il consigliere di Stato leghista, il voto del 27 settembre pone una questione di fondo: quanta libertà di decisione vuole conservare la Svizzera?
«Essere neutrali significa poter decidere in autonomia, senza farsi trascinare nei conflitti degli altri e senza dover seguire un blocco.» . Il Sì diventa così una scelta di sovranità: cooperare con gli altri senza rinunciare alla propria indipendenza e mantenere nelle mani della Svizzera le decisioni che riguardano la sua sicurezza e il suo futuro. «La neutralità è parte della nostra storia, della nostra identità: difenderla significa restare padroni delle nostre scelte. Significa restare Liberi e Svizzeri».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 agosto 2026 de Il Mattino