“Fai esperienza con prudenza”: sicurezza in moto dal primo giorno

“Fai esperienza con prudenza”: sicurezza in moto dal primo giorno

Comunicato stampa

Prende il via oggi la nuova campagna di prevenzione “Fai esperienza con prudenza”, promossa dal progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Polizia cantonale. L’iniziativa mira a sensibilizzare in particolare i giovani e le giovani conducenti di motoveicoli sull’importanza di acquisire esperienza alla guida in modo graduale e responsabile. L’esperienza, infatti, si costruisce nel tempo attraverso una formazione continua, la conoscenza dei propri limiti, del proprio mezzo e delle condizioni della strada.

L’abbassamento dell’età minima per il conseguimento della licenza di condurre, introdotto nel 2021, ha portato a un aumento delle immatricolazioni tra i giovani e le giovani: dai 15 anni è infatti possibile condurre motoveicoli di categoria motoleggera (meno di 50 ccm e velocità massima di 45 km/h) e dai 16 anni è consentito per la categoria A1 (meno di 125 ccm). Parallelamente, si è registrato anche un incremento degli incidenti che coinvolgono giovani motociclisti/e.
Le statistiche dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) confermano come i motociclisti figurino tra gli utenti della strada maggiormente esposti al rischio di incidente con ferimento. Particolarmente vulnerabile risulta ancora la fascia d’età tra i 15 e i 17 anni. A livello svizzero, nel 2025 il numero di giovani motociclisti gravemente feriti o deceduti è aumentato ancora, con 11 decessi (3 nel 2024) e 154 feriti gravi (153). Anche in Ticino questa tendenza trova conferma, con 44 incidenti della circolazione che hanno coinvolto giovani motociclisti e motocicliste. Se da un lato nel 2025 non si sono registrati decessi (1 nel 2024), dall’altro il numero di feriti gravi è aumentato in modo significativo, passando da 6 casi nel 2024 a 19 nel 2025.
La combinazione tra limitata esperienza di guida e sopravvalutazione delle proprie capacità rende questa fascia d’età particolarmente vulnerabile. È proprio da tale consapevolezza che nasce la campagna “Fai esperienza con prudenza”.
Strade sicure raccomanda in particolare ai più giovani e a chi si avvicina per la prima volta alla guida di un motoveicolo:

  • Acquisisci esperienza gradualmente: inizia con tragitti semplici e aumenta progressivamente la difficoltà. L’esperienza alla guida si costruisce nel tempo.
  • Conosci i tuoi limiti: evita di sopravvalutare le tue capacità. Adatta sempre la guida al tuo livello di esperienza.
  • Conosci il tuo mezzo: impara a conoscere bene il funzionamento del tuo motoveicolo: frenata, accelerazione e comportamento in curva.
  • Evita le distrazioni: la concentrazione è fondamentale: niente telefono o altre distrazioni durante la guida.
  • Continua a formarti: partecipare a corsi di perfezionamento della guida aiuta a migliorare tecnica, sicurezza e consapevolezza dei rischi.

Giornata di prevenzione: appuntamento il 13 giugno 2026

Dopo il successo dell’edizione 2025, anche quest’anno viene riproposta la giornata di prevenzione con il supporto del Fondo di sicurezza stradale (FSS). L’evento si svolgerà sabato 13 giugno presso il centro TCS di Rivera e lungo un percorso stradale appositamente studiato. I/le partecipanti avranno inoltre la possibilità di provare su pista delle Pit Bike, sia a marce sia mono marcia. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di sensibilizzazione e formazione. L’edizione di quest’anno è rivolta in particolare ai giovani e alle giovani conducenti in possesso almeno della licenza di allievo conducente. La partecipazione all’evento è gratuita. La giornata permetterà di affinare le tecniche di guida e migliorare la consapevolezza dei rischi legati alla circolazione stradale.

Tutte le informazioni e le modalità di iscrizione sono disponibili sul sito di Strade sicure (www.stradesicure.ch). La campagna sarà promossa attraverso i canali social della Polizia cantonale, Ticino sicuro e sul sito di Strade sicure. Maggiori informazioni sono disponibili sulla pagina dedicata alla campagna.

Servizio civile e sicurezza: una scelta di responsabilità

Servizio civile e sicurezza: una scelta di responsabilità

Il 14 giugno voteremo sulla modifica della legge federale sul servizio civile. Una scelta concreta, che tocca direttamente la sicurezza del nostro Paese e la coerenza con quanto previsto dalla nostra Costituzione. Per comprenderne la portata, vale la pena fare un passo indietro e contestualizzare il tema. Gli elementi emersi dallo studio “Sicurezza 2026”, recentemente pubblicato dal Politecnico federale di Zurigo, offrono spunti significativi. Sebbene la Svizzera continui a essere percepita complessivamente come un Paese sicuro, il senso di sicurezza della popolazione ha raggiunto il livello più basso degli ultimi vent’anni. Cittadine e cittadini guardano con maggiore pessimismo alla situazione politica mondiale e al futuro del nostro Paese. Parallelamente cresce il sostegno a un esercito forte, mentre diminuisce la quota di chi auspica l’abolizione dell’obbligo di prestare servizio militare.

Dietro questi dati emerge una realtà chiara. Per decenni abbiamo dato per scontato che la Svizzera fosse un angolo d’Europa al riparo dalle tensioni geopolitiche e dai conflitti armati. La difesa è stata spesso considerata soprattutto una voce di spesa da contenere e ottimizzare. Oggi non è più così. Quanto accade a poche centinaia di chilometri da noi non ci lascia indifferenti. Le immagini provenienti dai fronti di guerra entrano quotidianamente nei nostri smartphone attraverso i media e i social network. La minaccia – sempre più ibrida, diffusa e imprevedibile – è diventata progressivamente più concreta anche nell’immaginario collettivo. Le cittadine e i cittadini svizzeri si sentono meno al sicuro rispetto al passato. È un dato misurabile, non una semplice impressione. E la tendenza è chiara: ci rendiamo conto dell’importanza dell’esercito proprio quando la percezione del rischio aumenta e il pericolo si avvicina. È in questi momenti che l’esercito torna improvvisamente a essere percepito come indispensabile.

La votazione del 14 giugno si inserisce in un dibattito più ampio sulla sicurezza del nostro Paese. Una sicurezza che non può essere improvvisata nel momento del bisogno, ma che va costruita con continuità, lungimiranza e pazienza. Per riuscirci servono risorse, non solo finanziarie e tecniche, ma soprattutto umane. La nostra Costituzione è chiara: il servizio militare rappresenta la regola, mentre il servizio civile costituisce un’eccezione prevista per chi non riesce a conciliare il servizio militare con la propria coscienza. La modifica proposta non abolisce il servizio civile e non mette in discussione il diritto all’obiezione di coscienza. Introduce invece misure mirate per limitare gli abusi e garantire all’esercito le risorse necessarie per adempiere ai propri compiti.

È una modifica che merita sostegno, non per ragioni ideologiche, ma per senso di responsabilità. Un Paese che vuole restare libero deve essere disposto anche a difendersi. E per difendersi servono persone formate, motivate e competenti, non soltanto intenzioni o proclami. È una responsabilità collettiva. Il voto del 14 giugno rappresenta l’occasione per affermarlo con chiarezza.

Opinione di Norman Gobbi pubblicata nell’edizione di venerdì 29 maggio 2026 del Corriere del Ticino

Finanziamento delle spese per gli armamenti – Protezione della popolazione in caso di guerra

Finanziamento delle spese per gli armamenti – Protezione della popolazione in caso di guerra

Comunicato stampa della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (22 maggio 2026)

In occasione della sua assemblea plenaria, la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) ha preso atto con rammarico delle dichiarazioni del capo del DDPS riguardo ai numerosi progetti sottofinanziati dell’esercito e della protezione della popolazione. La CG MPP chiede pertanto che il Consiglio federale, parallelamente all’aumento dell’IVA, promuova ulteriori soluzioni per il finanziamento delle spese per gli armamenti. Inoltre, è stato deciso di sostenere ancora più intensamente le «settimane della sicurezza nelle scuole», avviate con successo.
I direttori cantonali degli affari militari, alla presenza del capo del DDPS, consigliere federale Martin Pfister, e del capo dell’esercito, comandante di corpo Benedikt Roos, hanno discusso il decreto federale relativo al finanziamento delle spese per gli armamenti dell’esercito tramite un aumento dell’IVA. La CG MPP sostiene in linea di principio l’aumento dell’IVA dello 0,8% proposto dal Consiglio federale. Poiché al momento non è chiaro se il decreto federale otterrà le maggioranze necessarie in seno all’Assemblea federale o in un’eventuale votazione popolare, la CG MPP si esprime con forza a favore del perseguimento parallelo di ulteriori varianti di finanziamento.
Nel maggio 2023, la CG MPP ha avviato il progetto «Settimane della sicurezza nelle scuole». Con queste settimane della sicurezza si sensibilizzano i giovani alle questioni della sicurezza e si trasmettono loro conoscenze sulle autorità e le organizzazioni di soccorso e sicurezza, nonché sull’esercito. La domanda di settimane della sicurezza nei cantoni è così elevata che la CG MPP ha deciso di aumentare la propria partecipazione finanziaria.
La guerra russo-ucraina mostra chiaramente quanto, in un conflitto armato, siano coinvolte non solo le forze armate, ma anche le organizzazioni partner della protezione della popolazione. Le discussioni che la CG MPP ha condotto sui temi «Comportamento in caso di crisi e guerra – una guida per la popolazione», «Conclusioni dell’Esercitazione integrata 25» e «Rete sicura di collegamento dati e strategia multicanale» sono strettamente collegate alle misure necessarie per ottimizzare la protezione della popolazione in vista della resilienza in un conflitto armato.

Versione in tedesco

Finanzierung der Rüstungsausgaben – Bevölkerungsschutz im Krieg

Die Regierungskonferenz Militär, Zivilschutz und Feuerwehr (RK MZF) hat anlässlich ihrer Plenarversammlung die Ausführungen des Chefs VBS zu den zahlreichen unterfinanzierten Projekten in Armee und Bevölkerungsschutz mit Bedauern zur Kenntnis genommen. Die RK MZF fordert daher, der Bundesrat möge parallel zur Erhöhung der Mehrwertsteuer zusätzliche Varianten zur Finanzierung der Rüstungsausgaben vorantreiben. Zudem wurde beschlossen, die erfolgreich gestarteten «Sicherheitswochen in den Schulen» noch stärker zu unterstützen.
Die kantonalen Militärdirektorinnen und -direktoren haben in Anwesenheit des Chefs VBS, Bundesrat Martin Pfister, sowie des Chefs der Armee, Korpskommandant Benedikt Roos, den Bundesbeschluss über die Finanzierung von Rüstungsausgaben der Armee durch eine Erhöhung der Mehrwertsteuer erörtert. Die RK MZF unterstützt grundsätzlich die vom Bundesrat vorgeschlagene Erhöhung der Mehrwertsteuer um 0,8%. Da zum aktuellen Zeitpunkt unklar ist, ob der Bundesbeschluss in der Bundesversammlung resp. bei einer Volksabstimmung die erforderlichen Mehrheiten finden würde, spricht sich die RK MZF mit Nachdruck dafür aus, weitere Finanzierungsvarianten parallel voranzutreiben.
Im Mai 2023 hat die RK MZF das Projekt «Sicherheitswochen in den Schulen» angestossen. Mit den Sicherheitswochen werden die Jugendlichen für Sicherheitsfragen sensibilisiert und ihnen Kenntnissen über die Behörden und Organisationen für Rettung und Sicherheit sowie der Armee vermittelt. Die Nachfrage nach Sicherheitswochen ist in den Kantonen so gross, dass die RK MZF beschloss, ihre finanzielle Beteiligung zu erhöhen.
Der Russisch-Ukrainische Krieg macht deutlich, wie stark nicht nur Streitkräfte, sondern auch die Partnerorganisationen des Bevölkerungsschutzes in einem bewaffneten Konflikt zum Einsatz kommen. Die Diskussionen, welche die RK MZF zu den Themen «Verhalten in Krise und Krieg – ein Ratgeber für die Bevölkerung», «Erkenntnisse aus der Integrierten Übung 25» sowie «Sicheres Datenverbundnetz und Multikanalstrategie» geführt hat, stehen denn auch in engem Zusammenhang mit den Massnahmen, die zur Optimierung des Bevölkerungsschutzes im Hinblick auf die Resilienz im bewaffneten Konflikt zu treffen sind.

 

Salpare verso l’estate, ma in sicurezza

Salpare verso l’estate, ma in sicurezza

La polizia lacuale ticinese si prepara a una nuova stagione ed esorta chi frequenterà laghi e fiumi a rispettare le regole – A causa delle crisi mondiali, si preannuncia un’estate di grande affluenza

Col primo sole, le rive della Svizzera italiana verranno prese d’assalto. Tra prevenzione, salvataggi e controlli, il responsabile ticinese della polizia lacuale, Marcel Luraschi, conferma a Il Quotidiano che in estate il lavoro non manca. Anche perché le barche immatricolate in Ticino sono 6700, mentre gli agenti che pattugliano i laghi e i fiumi del Cantone sono cinque.

Obiettivo: sicurezza
Tendenzialmente puntiamo sempre sulla sicurezza, quindi controlliamo l’equipaggiamento che deve essere presente, come il giubbotto di salvataggio o l’estintore. Poi, chiaramente, i documenti personali, dalla patente al libretto del gas di scarico, che è obbligatorio sui natanti.” Tra le infrazioni più diffuse, spiega Luraschi, l’assenza della “seconda persona a bordo quando si fa sci nautico. La zona rivierasca interna, poi, è dove ogni anno riscontriamo numerose infrazioni. Ma questo è dovuto anche al turismo di massa che arriva in Ticino: per guardare le casette o trovare un ristorante, navigano parallelamente anche a 50-100 metri da riva.”
Sempre più frequenti, poi, sono gli interventi di soccorso alle imbarcazioni, rimaste senza benzina o sorprese da un temporale. “Quando il lago comincia a diventare scuro, increspato, è un segnale che sta arrivando un temporale”, avvisa il responsabile della polizia lacuale. “La gente aspetta veramente troppo tempo per rientrare a riva, per mettersi in sicurezza e chiudere l’imbarcazione per prevenire danni.”

Grande incognita della stagione, l’affluenza
Durante la pandemia i turisti si erano riversati in massa sui laghi. Quest’estate, con un quadro internazionale non ottimale per i viaggi lontani, potrebbe ripetersi lo scenario, afferma Marcel Luraschi. “Con tutti questi imprevisti, secondo noi ci troveremo con più affluenza di natanti e di bagnanti. Non solo nei laghi, ma anche nei fiumi.” Decisiva, dunque, sarà la prevenzione.
La polizia lacuale esorta a facilitare la convivenza rispettando le regole, a tenere sotto controllo l’alcolemia e a valutare bene le condizioni meteo.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Salpare-verso-l%E2%80%99estate-ma-in-sicurezza–3745315.html

Bando di concorso aspiranti 2027

Bando di concorso aspiranti 2027

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi/e aspiranti gendarmi e per la Polizia cantonale, di nuovi/e aspiranti ispettori/trici di Polizia giudiziaria per la Polizia cantonale e di nuovi/e aspiranti agenti per le polizie comunali di Bellinzona, Chiasso, Losone, Locarno, Lugano e Mendrisio.
I candidati e le candidate ammessi/e seguiranno la Scuola di polizia a partire dal 01.03.2027.
Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme/agente/ispettore(-trice) in formazione presso i Corpi di appartenenza.
Come di consueto, per accedere a questa formazione biennale l’idoneità dei candidati e delle candidate sarà verificata attraverso un processo di selezione. La decisione sull’assunzione degli e delle aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi prima dell’inizio della formazione.
Le candidature vanno inoltrate entro il 29.04.2026 (fa stato il timbro postale). Il 17.04.2026 dalle 19 alle 22 si terrà una serata informativa presso l’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio in viale Stefano Franscini 32 a Bellinzona.
Il bando di concorso, le modalità di iscrizione ai test fisici e i formulari possono essere consultati/scaricati dal sito internet della Polizia cantonale al seguente indirizzo: www.ti.ch/scuoladipolizia

«Una casa comune per il mondo ICT e digitale»

«Una casa comune per il mondo ICT e digitale»

ATED si trasforma in associazione mantello, avviando «una nuova era per la rappresentanza del settore digitale ticinese».

Un cambiamento «epocale, atteso e auspicato negli anni» oggi diventa realtà: l’assemblea del 26 marzo segna una data storica per ATED – Associazione Ticinese Evoluzione Digitale, che evolve ufficialmente in associazione mantello nel campo digital e tech. Un passaggio che va ben oltre un aggiornamento statutario «e che rappresenta una nuova visione della rappresentanza del mondo tecnologico ticinese. La trasformazione è stata presentata in conferenza stampa con emozione e orgoglio, a coronamento di un percorso lungo 55 anni».

I numeri del settore digitale – Quella «che si può definire una vera e propria rivoluzione» nasce dai profondi cambiamenti del settore». Nel 1971, anno di fondazione di ATED, gli operatori del comparto erano poche decine. Oggi in Ticino si contano oltre 16’000 professionisti ICT, che diventano circa 18’000 includendo media e marketing digitale. Nel tempo si è passati dagli elaboratori di dati ai tecnici informatici, fino ad arrivare a un panorama che oggi comprende oltre 200 professioni ICT. «Non si tratta più solamente di un settore, ma di un intero ecosistema – sottolinea il presidente Luca Mauriello – Oggi in Svizzera circa una persona su dieci lavora nel digitale: un dato che richiede una nuova forma di rappresentanza».
 
«Le associazioni di categoria: una risposta verticale ai bisogni» – Fino a oggi, questo ecosistema non disponeva di una rappresentanza strutturata capace di ascoltare, comprendere e tradurre i bisogni delle diverse professioni. Da qui nasce la scelta di ATED di diventare associazione mantello:una “casa comune” per il mondo digitale, dove professionisti e aziende possano sentirsi rappresentati, tutelati e valorizzati. «Vogliamo creare uno spazio in cui tutte queste professioni possano riconoscersi e trovare un punto di riferimento», afferma la direttrice Cristina Giotto Boggia. Il nuovo assetto prevede la nascita di quattro associazioni di categoria: APICT, Associazione Professioni ICT Ticino, presieduta da Luca Mauriello, con l’obiettivo di avviare tra i tanti progetti anche uno studio di fattibilità per un albo professionale ICT. Cyber Ticino, presieduta da Alan Vananti, focalizzata sulla cyber sicurezza . Digital Ticino, guidata da Cristina Giotto Boggia, dedicata allo sviluppo della digitalizzazione. DPO Ticino, presieduta da Siro Migliavacca, centrata sui temi di data protection e privacy. «L’albo professionale sarà uno strumento fondamentale per definire competenze e requisiti di accesso al settore – evidenzia Mauriello – Oggi mancano riferimenti chiari su cosa significhi realmente lavorare nel mondo ICT». Le quattro associazioni opereranno in modo coordinato, con ambiti distinti ma fortemente interconnessi.
 
Le finalità dell’associazione mantello – La nuova ATED si pone il macro obiettivo della rappresentanza istituzionale. «Diventare una voce autorevole a supporto di politica, istituzioni, parti sociali e commissioni tecniche. Oggi il settore ICT soffre infatti di una criticità evidente:la mancanza di una rappresentanza competente e riconosciuta, in grado di interpretare un ambito complesso e in continua evoluzione. ATED intende colmare questo vuoto, contribuendo attivamente alla definizione di condizioni quadro per il settore, attrattività delle professioni digitali, sviluppo delle competenze e politiche formative. L’associazione è già attiva nella formazione con percorsi federali (APF) in ambiti strategici come Cyber Security, Digital Collaboration, Business AI e Multimedia Content Creation».
 
Sensibilizzazione e cultura digitale – Un secondo obiettivo fondamentale è la diffusione della cultura digitale. I dati mostrano infatti una forte discrepanza tra competenze avanzate e competenze di base:quasi un terzo della popolazione non possiede competenze digitali sufficienti. Temi come digitalizzazione, intelligenza artificiale, cyber sicurezza e protezione dei dati risultano ancora poco compresi, rendendo necessaria un’azione strutturata di sensibilizzazione.
 
Il sostegno delle istituzioni – Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, impossibilitato a partecipare, ha inviato un videomessaggio: «Il fatto che ATED abbia scelto di affrontare nuove sfide ed evolversi in un’associazione mantello, capace di riunire tutti i professionisti del settore digitale, rappresenta una scelta strategica. Così come è strategica la volontà del Consiglio di Stato di promuovere la trasformazione digitale del Cantone. L’auspicio è che il Gran Consiglio possa presto raccogliere questo indirizzo e tradurlo in una strategia concreta ed efficace».
 
Uno sguardo al futuro – Con questa evoluzione, «ATED rafforza il proprio ruolo di punto di riferimento per il territorio, rappresentando centinaia di soci e migliaia di professionisti. Una trasformazione che segna l’inizio di una nuova fase:più strutturata, più rappresentativa e più vicina ai bisogni reali del mondo digitale. Una casa comune per un settore che oggi è, a tutti gli effetti, un ecosistema».
 
«Per affrontare minacce e crisi servono più agenti specializzati»

«Per affrontare minacce e crisi servono più agenti specializzati»

Il comandante della polizia cantonale ticinese, Matteo Cocchi, da novembre 2024 è presidente della Conferenza delle e dei comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Il 2026, apertosi con il dramma di Crans-Montana, è un anno cruciale per le polizie cantonali: all’orizzonte ci sono infatti il G7 a Évian e la conferenza dell’OSCE a Lugano.

Da quando è entrato in carica, nel novembre del 2024, a oggi, come è cambiata la situazione e la percezione della sicurezza in Svizzera?
«A livello nazionale non c’è stato un cambiamento radicale della situazione di minaccia. Ma ci sono alcuni temi che sono rimasti prioritari: stiamo cercando di trovare la quadratura del cerchio, anche a livello di basi legali, per quanto riguarda lo scambio di informazioni di polizia tra Cantoni. Oggi, io riesco a ricevere informazioni di polizia da 30 Paesi dello spazio Schengen più velocemente che non tra un Cantone e l’altro. Sono ostacoli che non ci permettono di lavorare in maniera ottimale e ci frenano nell’efficacia e nell’efficienza».

Il Consiglio federale a metà febbraio ha finalmente avviato la consultazione per permettere uno scambio di informazioni tra Cantoni tramite la piattaforma di consultazione di polizia POLAP. L’attuazione, però, non è prevista prima del 2029. Tra le criticità, c’è anche la questione della protezione dei dati. È un problema reale?
«Non si tratta di uno scambio automatico. Dietro ogni ricerca c’è un agente di polizia formato e ogni richiesta è monitorata. È importante sottolineare che lo scambio di informazioni non riguarda la piccola bagatella che una persona ha commesso in altri Cantoni. Si tratta di inchieste rilevanti e di gravi reati. Se una squadra di inquirenti ticinesi sta lavorando su un traffico internazionale di stupefacenti, deve essere in grado di sapere rapidamente se la stessa banda di criminali è attiva anche in altri Cantoni. Oppure se una persona che si vuole stabilire in Ticino ha già alle spalle reati violenti, ad esempio legati alla violenza domestica».

Il 2026 si è aperto in modo tragico con il rogo di Crans-Montana che ha provocato 41 morti e 115 feriti. Che ruolo ha svolto la Conferenza nella gestione di questo dramma?
«La Conferenza non gestisce l’aspetto operativo sul terreno. Però dopo gli attacchi terroristici a Parigi nel 2015 abbiamo migliorato il concetto e i piani di reazione, dotandoci dello Stato maggiore di condotta di polizia. Il suo compito è di supportare nella pianificazione chi ne ha bisogno. Il Canton Vallese nella notte di Capodanno ha immediatamente fatto richiesta per avere specialisti DVI (Disaster Victim Identification, ndr) per l’identificazione delle vittime. La mattina del 1. gennaio, dopo essere stato allarmato dalla mia Centrale operativa, alle 06.15 ero al telefono con un collega vallesano allo scopo di capire cosa avremmo potuto fare a loro supporto e per informarlo della nostra ulteriore disponibilità. Nelle prime ore del mattino il personale richiesto a livello svizzero era già in viaggio per Crans-Montana, compresi quattro specialisti ticinesi. Poi, nei giorni seguenti, c’è stata un’ulteriore richiesta di sostegno per l’organizzazione della cerimonia supportata da un importante numero agenti romandi e ticinesi. Oggi posso dire che il sistema ha funzionato e funziona, anche in caso di crisi improvvise».

Ci sono invece situazioni che possono essere anticipate. A metà giugno ci sarà il G7 a Évian, sul Lago Lemano, poi Lugano ospiterà a inizio dicembre la conferenza ministeriale dell’OSCE. Cosa è emerso finora dalla valutazione dei rischi?
«L’analisi dei rischi è costante e può variare in ogni momento. Abbiamo, per quanto riguarda il Ticino, una cellula che si occupa di monitorare la situazione. Ogni Cantone si occupa della sua situazione interna e abbiamo la possibilità di coordinarci a livello nazionale, anche per il tramite dello Stato maggiore nazionale. I Cantoni Ginevra, Vaud e Vallese sono al lavoro per l’organizzazione e la pianificazione relativa al G7, che si tiene in Francia ma che avrà ripercussioni anche in Svizzera. Oggi, più che un attacco diretto, uno degli elementi più problematici riguarda tutto quanto gira attorno al mondo cyber, compresi attacchi ibridi e spionaggio. Non sono da escludere importanti dimostrazioni sul territorio svizzero, come già avvenne nel 2003. L’OSCE, va ricordato, non conta solo membri europei. Ci potrebbero essere anche rappresentanti di Russia, Stati Uniti e Israele. C’è chi potrebbe avere interesse a “rovinare la festa”. L’attenzione sarà più elevata, così come la sicurezza. A seguito dell’impiego relativo al G7 potremo poi tirare ulteriori conseguenze per il dispositivo di Lugano».

Nel 2003 Évian aveva già ospitato il G8 (allora c’era anche la Russia) e si erano verificati pesanti scontri a Ginevra e Losanna. L’Esercito potrà schierare da duemila fino a cinquemila militari in servizio d’appoggio. E la polizia?
«Per questioni tattiche non forniremo cifre, ma ci saranno agenti di polizia da tutta la Svizzera. Ogni concordato di polizia, sulla base di una chiave di riparto, sarà chiamato a contribuire. Il Cantone che fa richiesta, però, dovrà mettere a disposizione il numero più alto di agenti. C’è poi un aspetto da tenere conto: già oggi siamo confrontati con attacchi ibridi. La Confederazione e le grosse imprese sono quasi tutti i giorni vittime di tentativi di attacchi informatici. La situazione è completamente cambiata rispetto ad alcuni anni fa».

Le valutazioni del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) sono cruciali per le forze di polizia cantonali. Eppure, negli ultimi anni i servizi segreti complici le riforme interne e la carenza di risorse – hanno attirato le critiche dei Cantoni. Quali strumenti potrebbero far cambiare marcia a questa collaborazione?
«Non è un mio compito dire come deve lavorare il SIC. I servizi di informazione devono analizzare, anticipare e reagire. In passato, è vero, alcune cose non hanno funzionato, ma dall’arrivo del nuovo direttore (Serge Bavaud, dallo scorso novembre, ndr) ci siamo incontrati più volte e le nostre richieste e osservazioni sono state ben recepite. Il passato è passato, ora stiamo andando nella buona direzione ».

Terrorismo, attacchi ibridi, droni. In una recente intervista alla NZZ, la presidente della Conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia, Karin Kayser- Frutschi, ha detto che oggi troppo spesso non è chiaro di chi sia la responsabilità in caso di attacchi. Chi è che può intervenire in modo rapido e soprattutto con strumenti adeguati?
«Quanto sostiene la presidente è vero, in alcuni casi le responsabilità non sono del tutto definite. In altri invece le competenze sono chiare. Nel caso di un attacco di un drone contro una centrale elettrica, la responsabilità è nella prima fase della polizia del Cantone toccato. Poi, una volta che si capisce di quale tipo di attacco si tratta, la competenza può salire al livello superiore. Se c’è l’utilizzo di esplosivo, il caso passa direttamente al Ministero pubblico della Confederazione. Nell’ambito dei droni, però, il campo è molto vasto e lo sviluppo è costante. Lo abbiamo visto con la guerra in Ucraina. Quello che vale oggi, potrebbe non esserlo più domani. L’importante è restare al passo con i tempi con la difesa da questi velivoli, altrimenti si rischia davvero di perdere il treno».

Un altro aspetto che Kayser-Frutschi mette in evidenza è la necessità di specializzarsi. A suo avviso, bisogna abbandonare il modello delle «forze di polizia generaliste ». Nella Svizzera centrale, Nidvaldo si è specializzato nelle operazioni di soccorso in acqua, Obvaldo nel soccorso alpino. Cosa si sta facendo a livello nazionale per aumentare la cooperazione in ambiti specifici?
«Già oggi alcuni Cantoni hanno settori più sviluppati di altri: ad esempio, solo pochi Corpi di polizia hanno tiratori scelti con tutte le competenze. Lo stesso vale per gli artificieri. In caso di indagini particolari che toccano l’utilizzo di esplosivo intervengono gli specialisti della Scientifica di Zurigo. Magari, in futuro, potrebbero esserci centri di competenza nell’ambito di indagini cyber».

In futuro, quindi, ogni Cantone dovrebbe specializzarsi in un ambito diverso?
«Ritengo che lo specialista sia un elemento in più. Per affrontare minacce e crisi servono più agenti specializzati. Sicuramente ne avremmo bisogno, ma dovranno sempre esserci anche i “generalisti”. Ci saranno sempre incidenti stradali, casi di violenza domestica e furti. Cito questi perché sono i tre elementi di base che vengono testati alla fine dell’iter formativo che porta al brevetto federale di agenti di polizia. A farci crescere sono anche le esercitazioni “multicantonali”, in cui bisogna coordinare le azioni di polizia tra i vari Cantoni. Questo permette anche di seguire standard armonizzati e di avere una formazione di base e continua comune».

Dalla statistica criminale di polizia 2025, pubblicata pochi giorni fa, emerge un aumento del numero dei reati violenti gravi: la violenza domestica e i femminicidi rappresentano un problema. La Conferenza cosa sta facendo per combattere queste forme di reati?
«In questi casi la Conferenza non ha un compito operativo, ma attraverso dei progetti si cerca di creare standard comuni sulla base delle esperienze fatte in altri Cantoni. In Ticino, ad esempio per la gestione delle minacce, è stato creato il Gruppo Prevenzione e Negoziazione, così come il Centro competenza violenza che si occupa anche di violenza domestica. Il nostro Cantone è stato lungimirante anche in altri ambiti: ad esempio per quanto riguarda la prevenzione delle truffe telefoniche. Quanto abbiamo fatto negli ultimi anni è stato ripreso da altri Cantoni. In questo modo si cercano soluzioni comuni, ben consapevoli che alla fine dei conti ogni Cantone è responsabile della propria sicurezza».

Il federalismo, con 26 Cantoni e 26 modi di agire differenti, può rappresentare un problema per la sicurezza interna della Svizzera?
«No, non è un problema se si lavora insieme e si collabora. Ecco, se dobbiamo cambiare una legge ci vuole un po’ più di tempo. Però la collaborazione tra i vari Corpi di polizia è quotidiana e il federalismo non mina di sicuro la sicurezza interna della nostra Confederazione ».

La collaborazione è fondamentale nel mondo cyber, dove non ci sono confini fisici. Come si può essere più efficaci in questa dimensione? La creazione di una «Polizia postale», come ad esempio in Italia, può essere una soluzione o servono semplicemente regole più severe?
«No, non credo che arriveremo a creare un Corpo apposito a livello nazionale. Sarebbe necessario modificare la Costituzione poiché essa dà l’autonomia ai Cantoni per quanto riguarda la sicurezza interna. Sarà però possibile creare centri di competenza in cui gli specialisti dei vari Cantoni possano lavorare insieme. E uno scambio semplificato di informazioni tra le polizie permetterà anche di migliorare la collaborazione. Avolte il problema è che quando si avviano inchieste, ci si rende presto conto che l’autore non risiede nel nostro Cantone o spesso nemmeno nel nostro Paese. Per questo ci vogliono gli accordi internazionali e il supporto di enti preposti come Interpol ».

Intervista pubblicata nell’edizione di sabato 28 marzo 2026 del Corriere del Ticino

Il 1° luglio 2026 entra in vigore la legge sulla videosorveglianza pubblica

Il 1° luglio 2026 entra in vigore la legge sulla videosorveglianza pubblica

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha stabilito che il 1° luglio 2026 entrerà in vigore la legge cantonale sulla videosorveglianza pubblica (LViSo), che disciplina l’impiego della videosorveglianza sul demanio pubblico e sui beni amministrativi al fine di garantire la sicurezza, l’ordine pubblico e la gestione della logistica. L’Incaricato cantonale della protezione dei dati mette a disposizione un modello di normativa, cui i soggetti sottoposti alla legge possono fare riferimento per l’elaborazione delle rispettive disposizioni materiali di esecuzione.

La nuova legge sulla videosorveglianza pubblica – adottata dal Gran Consiglio il 12 giugno 2025 – disciplina la materia entro limiti chiari e ben definiti, attribuendo alle diverse modalità di videosorveglianza ambiti di applicazione specifici. In particolare, non è ammesso l’impiego di sistemi invasivi – ossia con monitoraggio a schermo in tempo reale – sul demanio pubblico; quest’ultimo resta pertanto assoggettato unicamente a forme di videosorveglianza di carattere dissuasivo. Pur mantenendo un certo grado di flessibilità e adattabilità in funzione dell’evoluzione delle contingenze di sicurezza e di ordine pubblico (approccio territoriale a lungo termine), essa si distingue dalla videosorveglianza prevista dalla legge sulla polizia, caratterizzata invece da una maggiore invasività, flessibilità e adattabilità (approccio situazionale a breve termine).  
La legge cantonale si applicherà alle corporazioni di diritto pubblico (in particolare, Cantone, Comuni, Patriziati, corporazioni di diritto pubblico delle Chiese riconosciute) e agli enti e alle istituzioni parastatali cantonali e comunali e ai privati che assumono compiti di diritto pubblico.  
I soggetti sottoposti alla nuova legge dovranno garantire la riconoscibilità dei propri sistemi di videosorveglianza e attenersi ai principi generali del diritto, quali la proporzionalità e la finalità.  
Con la nuova legge il Cantone garantisce una certa autonomia legislativa e attuativa ai titolari della videosorveglianza su aspetti quali lo scopo e le modalità di sorveglianza, la tipologia di strumenti di videosorveglianza da utilizzare, il mandato di esecuzione della videosorveglianza, i diritti di accesso alle registrazioni, la durata di conservazione delle immagini e i luoghi soggetti a videosorveglianza.  
L’Incaricato cantonale della protezione dei dati mette a disposizione, sulla propria pagina web, un modello di normativa al quale i titolari di sistemi di videosorveglianza possono fare riferimento per la definizione delle disposizioni materiali di esecuzione della legge.

«Vivere la montagna in sicurezza»: prevenzione valanghe ad Airolo-Pesciüm

«Vivere la montagna in sicurezza»: prevenzione valanghe ad Airolo-Pesciüm

Polizia cantonale e Soccorso Alpino in campo per sensibilizzare sci-escursionisti e ciaspolatori su rischi, formazione e uso dell’Artva.

Vivere la montagna in sicurezza, con la giusta formazione e la giusta esercitazione. È quanto si è cercato di fare con la giornata di prevenzione dei rischi legati alle valanghe, proposta nel quadro della campagna Montagne Sicure ad Airolo-Pesciüm. Sul posto erano presenti Gruppo ricerche e constatazioni della polizia cantonale e Soccorso Alpino Svizzero, per sensibilizzare su rischi e buone pratiche in materia di sci-escursionismo e racchettate. Ticinonews si è recata sul posto per saperne di più. 

La giornata
«È una giornata di prevenzione che effettuiamo periodicamente qui a Pesciüm. Qui c’è una piccola formazione teorica, e poi abbiamo installato un campo d’allenamento che simula i sepolti sotto la neve», ci spiega Stefano Mariani, responsabile del Gruppo ricerche e constatazioni. La seconda fase, di esercitazione pratica, si è svolta nel Centro di formazione sulle valanghe, uno spazio appositamente pensato per questo tipo di esercitazioni. Qui gli interessati hanno potuto sperimentare l’utilizzo dell’Artva, la sonda di rilevamento che viene utilizzata per individuare chi dovesse rimanere sepolto dalle valanghe. «Qui si testa con mano il proprio apparecchio, si simulano dei sepolti con delle piastre. L’utente arriva e cerca queste piastre. Una volta trovato deve sondare, sondando, con tre colpi sulla piastra. La stessa dà poi l’esito della ricerca», ci dice Matteo Umiker, caposoccorso della stazione di Lugano del Soccorso Alpino Svizzero.

Sensibilizzazione
La sensibilizzazione ha un ruolo particolarmente prezioso nel periodo del cambiamento climatico, che può rendere più pericoloso un pendio innevato. A maggior ragione, dal momento che si constata un aumento degli appassionati di sport di montagna. D’altra parte, ci sono diversi accorgimenti che permettono di vivere la montagna in sicurezza. «È fondamentale fare periodicamente corsi di formazione con degli esperti, guide alpine ed associazioni. È anche molto importante avere il materiale adeguato, come anche consultare il bollettino meteo. Del giorno della gita ma anche dei giorni precedenti», spiega ancora Mariani. Gli interessati potranno approfittare della prossima giornata di formazione che si terrà ad Airolo-Pesciüm, prevista il prossimo 8 marzo.