Agente di custodia: “Una professione trasformata per sfide senza precedenti”

Agente di custodia: “Una professione trasformata per sfide senza precedenti”

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e leggi da parte di 7 nuovi agenti di custodia

La cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi dei nuovi agenti di custodia, tenutasi sabato 22 novembre presso l’USI, rappresenta un momento di particolare significato per la sicurezza delle istituzioni ticinesi. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni non nasconde la sua soddisfazione nel vedere giovani professionisti pronti ad assumere responsabilità in un contesto operativo profondamente trasformato.
L’evoluzione del ruolo dell’agente di custodia costituisce secondo Gobbi uno degli elementi più rilevanti della modernizzazione del sistema penitenziario cantonale. “Non parliamo più semplicemente di guardie carcerarie, ma di operatori qualificati chiamati a gestire situazioni di estrema complessità“, osserva, sottolineando come la professione richieda oggi competenze che vanno ben oltre la tradizionale funzione di sorveglianza. La formazione teorica e pratica di otto mesi presso le Strutture Carcerarie Cantonali mira a sviluppare quella sensibilità relazionale indispensabile per operare in un ambiente detentivo caratterizzato da sfide inedite.
La gestione delle problematiche psichiche dei detenuti rappresenta una delle questioni più delicate. Gli agenti si trovano quotidianamente a confronto con persone fragili ed estremamente imprevedibili, spesso affette da disturbi che richiedono un approccio professionale capace di coniugare fermezza e umanità. Gobbi evidenzia come questa dimensione assistenziale necessiti di una maturità personale eccezionale e di una formazione continua garantita attraverso percorsi specialistici sia cantonali che federali presso il Centro svizzero di competenze di Friburgo.
Il sovraffollamento costituisce l’altra grande sfida operativa. Le carceri ticinesi, come quelle dell’intera Confederazione, gestiscono un numero di detenuti superiore alle capacità progettuali originarie. “Il Consiglio di Stato, il Dipartimento con la Divisione della giustizia, la Polizia, la Magistratura e la Direzione delle Strutture carcerarie hanno adottato misure concrete per sostenere il personale“, insiste Gobbi, riferendosi agli interventi mirati ad alleggerire il carico di lavoro attraverso soluzioni organizzative innovative.
Particolarmente complessa si presenta la dimensione multiculturale della popolazione detenuta. Gli stabilimenti ticinesi ospitano persone provenienti da numerose nazionalità diverse, portatrici di culture, religioni, comportamenti ed etnie profondamente differenti. La convivenza forzata amplifica le tensioni, richiedendo agli agenti capacità diplomatiche e sensibilità interculturale. “Gli agenti devono saper navigare quotidianamente tra codici culturali diversi, mantenendo sempre il rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali di ogni detenuto, malgrado atteggiamenti sopra le righe se non manifestamente provocatori“, prosegue Gobbi.
La dichiarazione di fedeltà assume un significato che va oltre il valore simbolico, rappresentando l’impegno solenne a operare nel rispetto delle norme morali e legali anche nelle situazioni più difficili. Il Dipartimento si sta impegnando attivamente per valorizzare una professione che offre concrete possibilità di crescita e specializzazione, dai ruoli nell’unità cinofila al gruppo d’intervento, dalle funzioni di quadro al servizio trasporto detenuti.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

 

La strategia d’asilo 2027 e il realismo

La strategia d’asilo 2027 e il realismo

Il nuovo mandato per la futura Asylstrategie 2027 riconosce ciò che il Ticino sostiene da anni: il sistema svizzero d’asilo funziona solo se le responsabilità sono chiare, le strutture sono adeguate e la Confederazione assume pienamente il proprio ruolo nei momenti di forte pressione.
Il documento ribadisce l’importanza di procedure celeri, del coordinamento tra i livelli istituzionali e della necessità di garantire la credibilità del sistema. Sono principi che condivido e che riteniamo indispensabili.
Tuttavia, come Cantone di frontiera, viviamo quotidianamente una realtà che non è pienamente riflessa nel mandato.
Il Ticino non è un cantone qualsiasi: è la porta d’ingresso meridionale della Svizzera, e per questo affronta in maniera
più diretta i flussi irregolari e le pressioni derivanti dai cambiamenti delle politiche migratorie europee.
Accogliamo positivamente l’intenzione di introdurre
strumenti più efficaci per trattare rapidamente le domande senza motivi d’asilo e per rafforzare i rimpatri di chi non ha diritto di restare.
In questo ambito riteniamo essenziale aggiungere un elemento chiave: la centralizzazione delle procedure di rinvio a livello federale. Solo una gestione unitaria permette infatti di applicare regole omogenee in tutta la Svizzera, evitando disparità di trattamento tra Cantoni, riducendo i tempi e garantendo maggiore efficacia nelle collaborazioni internazionali con i Paesi di provenienza. Il Ticino è pronto a fare la sua parte, come sempre. Ma non possiamo essere lasciati soli.
Le nuove richieste
di «Schwankungstauglichkeit», cioè di capacità di adattamento delle strutture cantonali ai picchi di arrivi, devono essere accompagnate da risorse adeguate, compensazioni rapide e, soprattutto, da una gestione federale anticipatoria e non soltanto reattiva.
In conclusione, il Ticino sostiene gli obiettivi del mandato, ma chiede che la strategia futura riconosca pienamente la specificità dei Cantoni di frontiera e introduca riforme strutturali mirate, come la centralizzazione dei rinvii. Una politica d’asilo equilibrata e sostenibile è possibile solo se la Confederazione riprende completamente la guida, garantisce equità nella ripartizione degli oneri e assicura il rispetto uniforme delle regole su tutto il territorio nazionale.

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 29 novembre 2025 del Corriere del Ticino

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per sette nuovi agenti di custodia delle Strutture carcerarie cantonali

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per sette nuovi agenti di custodia delle Strutture carcerarie cantonali

Comunicato stampa

L’Università della Svizzera italiana ha ospitato sabato 22 novembre 2025 la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi di sette nuovi agenti di custodia – tra cui due donne – delle Strutture carcerarie cantonali, che hanno concluso il percorso formativo di otto mesi.

La cerimonia ha segnato un passaggio istituzionale fondamentale per l’assunzione della funzione, secondo una tradizione che valorizza il ruolo degli agenti di custodia nel sistema penitenziario cantonale.
Hanno portato il loro saluto la Professoressa Annamaria Astrologo, titolare dell’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana, il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, sottolineando l’importanza di una professione che unisce responsabilità, sicurezza e attenzione alla dignità delle persone detenute.

La Professoressa Annamaria Astrologo, titolare dell’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana, che ha ospitato la cerimonia, ha portato il proprio saluto, evidenziando il legame dell’Università della Svizzera italiana con il territorio, che si è concretizzato anche nelle collaborazioni formative in ambito penitenziario.
Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha richiamato il valore del lavoro degli agenti di custodia e le misure avviate per far conoscere la professione e affrontare la sovraoccupazione carceraria, nonché le sfide del settore penitenziario a livello svizzero.
La Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, ha ricordato il significato della Dichiarazione di fedeltà e le responsabilità morali e legali del ruolo, mentre il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini-Deltorchio, ha sottolineato l’orgoglio della divisa, le aspettative che attendono gli agenti di custodia in questa importante funzione e il loro contributo alla risocializzazione dei detenuti.

La cerimonia, allietata dall’accompagnamento solenne della Musica militare ticinese, si è svolta alla presenza di numerose autorità politiche, giudiziarie e accademiche, così come dei molti famigliari presenti a questo importante momento.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la terza del 2025 e la 75. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La riunione si è aperta con una discussione dedicata alle attese dei Comuni nei confronti del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. Sono state in particolare discusse le implicazioni finanziarie per gli enti locali del Preventivo 2026 del Cantone e l’applicazione delle due iniziative popolari approvate nella votazione cantonale dello scorso 28 settembre. A quest’ultimo proposito, il Governo ha confermato l’intenzione di presentare un messaggio all’indirizzo del Parlamento entro la primavera del 2026, con una proposta di finanziamento.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi informato i rappresentanti dei Comuni sulla costituzione del Gruppo di lavoro che sarà incaricato di studiare l’introduzione dell’imposta sulle residenze secondarie, anch’essa approvata lo scorso 28 settembre nella votazione federale che ha sancito l’abolizione del valore locativo.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi ringraziato i rappresentanti dei Comuni per l’importante contributo messo in campo nell’ambito della prevenzione e della lotta alla violenza domestica. È stato ricordato anche l’invito ad aderire alla campagna nazionale «L’uguaglianza previene la violenza», ordinando il materiale messo gratuitamente a disposizione degli enti locali.
La Cancelleria dello Stato ha infine aggiornato sui preparativi per l’entrata in vigore della nuova Legge sulla videosorveglianza pubblica, prevista per il 1. luglio 2026: prossimamente verrà messo a disposizione un modello standard di regolamento, per i Comuni che ne avessero necessità. Sono state inoltre anticipate alcune novità normative in materia di esercizio dei diritti politici e la pubblicazione di una nuova direttiva, intitolata «Interventi delle autorità comunali nelle campagne di votazioni e elezioni», che riassumerà la giurisprudenza recente del Tribunale federale e fornirà alcuni suggerimenti pratici.
La Piattaforma ha approvato il calendario delle sedute per il prossimo anno: il primo appuntamento è fissato per mercoledì 11 marzo 2026.

Andamento finanze cantonali – Aggiornamento intermedio del preventivo 2025

Andamento finanze cantonali – Aggiornamento intermedio del preventivo 2025

Comunicato stampa

In base al rendiconto intermedio a fine settembre 2025, il Consiglio di Stato ha preso conoscenza dell’andamento delle finanze cantonali per l’anno 2025. L’aggiornamento delle principali voci di spesa e ricavi determina un disavanzo stimato di -37.4 milioni di franchi, migliore di 11.2 milioni di franchi rispetto al precedente preconsuntivo.

L’aggiornamento del disavanzo d’esercizio è determinato da un lato da maggiori spese per 51.5 milioni di franchi e dall’altro da maggiori ricavi per complessivi 110.7 milioni di franchi. Per i dettagli concernenti i principali scostamenti rimandiamo al rapporto allegato che riporta il confronto dei dati con il preventivo.
Per quanto attiene alle spese, l’aumento previsto è determinato in particolare, per quanto concerne i contributi, dall’incremento di 15.5 milioni delle prestazioni complementari AVS/AI, di 6.8 milioni della partecipazione alla riduzione del premio dell’assicurazione malattia, anche a seguito della mancata introduzione della misura di contenimento, e di 6.6 milioni dei contributi per insolventi. Si discostano poi dal preventivo di spesa le prestazioni per richiedenti l’asilo (10 milioni), quelle per i rifugiati (4.6 milioni), per le persone con statuto di protezione S (4 milioni) e quelle assistenziali (3.2 milioni).
Per quanto attiene alla spesa del personale, nel complesso si delinea un sostanziale rispetto del preventivo. A fronte di una crescita stimata in 6 milioni di franchi della spesa per il personale docente, in particolare nel settore della scuola media e della scuola media superiore come pure in quello della pedagogia speciale, si contrappone una tendenziale valutazione al ribasso di pari importo della spesa per il personale amministrativo.
L’aumento dei ricavi rispetto al preventivo è dovuto soprattutto alla quota sull’utile della Banca Nazionale Svizzera che ammonta a 80.1 milioni di franchi e che non era stata prevista a preventivo. Si evidenzia poi un incremento stimato provvisoriamente in 60 milioni di franchi delle imposte di successione e donazione, di 13.3 milioni della quota IFD sull’anno corrente e di 10 milioni delle imposte alla fonte. D’altro canto, considerate le ultime previsioni congiunturali del BAK Economics di Basilea del mese di ottobre (peggiori rispetto a quelle disponibili per l’allestimento del preventivo, ma migliori di quelle dello scorso mese di luglio), si segnala una diminuzione complessiva di 40.3 milioni di franchi dei gettiti fiscali stimati, leggermente inferiore a quella segnalata nel precedente preconsuntivo.
I dati presentati con questo preconsuntivo sono da considerare con cautela, non solo perché provvisori, ma anche in relazione alle incertezze e alla volatilità del momento. Segnaliamo anche che il miglioramento rispetto ai dati di preventivo è determinato in particolare da maggiori entrate di natura straordinaria legate all’anno 2025.    

Violenza domestica, piaga sociale quotidiana

Violenza domestica, piaga sociale quotidiana

Positivo il bilancio del Piano d’azione cantonale, ma l’incidenza rimane elevata

Ogni due settimane in Svizzera una persona, nella stragrande maggioranza dei casi una donna, muore a causa della violenza domestica. In media venticinque persone all’anno (26 nel 2024). Non si prestano a interpretazioni i dati raccolti dalla Polizia a livello federale presentati ieri in conferenza stampa a Bellinzona. L’ampiezza del fenomeno è chiara anche al presidente del governo Norman Gobbi: «La violenza domestica è un tema che riguarda la società nel suo insieme e viene ormai considerata un problema di salute pubblica a causa delle sue importanti conseguenze». Tangibili infatti i costi per interventi di Polizia, procedure giudiziarie, spese sanitarie e servizi di sostegno, stimati dall’Ufficio federale dell’uguaglianza tra i 164 e i 287 milioni di franchi all’anno. L’annuale bilancio del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, di cui il Ticino si è dotato nel 2021, è stato anche l’occasione per presentare alcuni dettagli sulla Legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica. Il Consiglio di Stato, dopo il via libera unanime dello scorso giugno del parlamento al rapporto sull’iniziativa parlamentare generica di Roberta Soldati (Udc), era stato sollecitato a presentare entro la data simbolica del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il relativo progetto di legge. Fino al 30 gennaio il disegno di legge è in consultazione interna ai Dipartimenti. Seguirà poi un’ampia consultazione esterna. Una legge, rimarca Gobbi, «che vuole dare un segnale inequivocabile: nella nostra società non c’è spazio per la violenza». La normativa, composta da 19 articoli organizzati in 6 titoli, mira a favorire la collaborazione delle autorità competenti, dei servizi e della società civile al fine di adottare un approccio integrato volto a prevenire e contrastare la violenza domestica e attuare le misure di intervento in ambito di prevenzione, protezione e perseguimento. Si applica ai casi di violenza domestica subiti sia da donne che da uomini. Il messaggio, ci dice il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) a margine della conferenza stampa, «dovrebbe arrivare grossomodo in primavera. A seconda della rapidità con cui il Gran Consiglio lo evaderà, potrebbe già entrare in vigore dal 1° gennaio 2027».

Vittime ampiamente donne
Tornando ai dati, sul piano nazionale su oltre mezzo milione di reati complessivi registrati lo scorso anno in Svizzera quelli riconducibili alla violenza domestica hanno superato quota 20mila, 21’127 per essere precisi. Nel 46% dei casi la violenza avviene tra partner e nel 27% tra ex-partner. Le vittime, come detto, sono ampiamente donne: il 70%. Quota che per le molestie sessuali raggiunge oltre il 90%, mentre gli autori sono quasi esclusivamente uomini. Le persone con disabilità e gli anziani sono inoltre particolarmente esposti al rischio di subire violenza domestica. In Ticino, su un totale di 982 interventi legati a situazioni di disagio familiare, la Polizia ha disposto lo scorso anno 60 allontanamenti coattivi dal domicilio, mentre in 142 casi l’autore ha lasciato volontariamente l’abitazione. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha incontrato 108 autori di violenza, avviando con diversi di loro percorsi di sostegno mirati. Parallelamente le due case protette per donne – Casa Armònia e Casa delle donne – hanno accolto 48 vittime di violenza domestica e 52 bambini. Cifre significative per ampiezza e gravità che, a detta di Gobbi, «evidenziano con chiarezza la dimensione del fenomeno e devono costituire un forte incentivo a proseguire e rafforzare le azioni di prevenzione, protezione e intervento». I dati 2025 per il Ticino confermano quelli del 2024 con una lieve flessione. In tal senso, indica il consigliere di Stato, «il bilancio complessivo del Piano d’azione cantonale è positivo: sulle 80 misure previste 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di sviluppo». Pur essendo inizialmente previsto per quest’anno, il bilancio finale del Piano d’azione è stato rinviato al prossimo anno. E questo, spiega Gobbi, «per allinearsi alle strategie nazionali». Ciò detto, il governo intende comunque consolidare quanto ottenuto e sviluppare entro il 2027 una quarantina di nuove misure che verranno inserite nel Piano d’azione.

‘Una sconfitta per l’intera società’
Anche per la direttrice del Dipartimento educazione, cultura e sport Marina Carobbio vanno moltiplicati gli sforzi: «La violenza di genere, domestica e sessualizzata è purtroppo una triste realtà che tocca in misura prevalente le donne. Il fatto che molti episodi non vengano denunciati rende questa piaga sociale ancora più rilevante e preoccupante. È una sconfitta per l’intera società». In Svizzera, ricorda la consigliera di Stato, è stata lanciata nelle scorse settimane la prima campagna nazionale di prevenzione contro la violenza domestica, sessuale e di genere. Venendo al mondo della scuola, la Convenzione di Istanbul – ratificata dalla Svizzera nel 2017 – «attribuisce una chiara responsabilità al sistema scolastico in merito allo sviluppo di una cultura del rispetto e della parità, condizione indispensabile al contrasto della violenza domestica. Come misura di accompagnamento alle Direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico introdotte nel 2023 per le scuole cantonali e nel 2024 per quelle comunali – illustra Carobbio – stiamo iniziando a proporre spazi di ascolto per gli allievi e il corpo insegnante». Molto da fare resta anche nel settore sportivo, come pure in quello culturale. Ambiti su cui il Dipartimento sta intervenendo elaborando una strategia cantonale per la promozione dello sport e con le Linee programmatiche cantonali di politica culturale 2024-2027.

Da maggio sarà attivo il 142
A fare da ago della bilancia, afferma il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, «sono le azioni coordinate e concrete. In Ticino negli anni si è formata una rete solida che ci permette di operare con maggiore prontezza». Rilevante in questo senso il monitoraggio del tasso di occupazione delle case protette da cui emerge che, contrariamente ad atri Cantoni, la situazione è nel complesso sotto controllo. «Anche nei periodi di piena occupazione – evidenzia De Rosa – tutte le richieste sono state gestite, indirizzando quando necessario le persone verso soluzioni alternative». Non da ultimo, il ‘ministro’ della sanità ricorda anche che dal 1° maggio sarà disponibile il 142, il numero unico nazionale di assistenza alle vittime, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. mente entro un massimo di 30 giorni il Ministero pubblico, direttamente o per il tramite del medico cantonale, di ogni caso di morte per causa certa o sospetta di reato venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”. Il Di suggerisce di riformulare il capoverso 2 come segue: l’operatore sanitario “ha l’obbligo di informare senza indugio il Ministero pubblico, direttamente o tramite il medico cantonale, di ogni caso di morte o di concreto pericolo di morte per causa certa o sospetta di reato venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”. Dunque anche in caso di concreto pericolo di morte. Non solo. Il Di propone anche di aggiungere al 68 due capoversi. I nuovi 3 e 4. Il terzo capoverso prospettato dal messaggio posto in consultazione afferma che “l’operatore sanitario ha l’obbligo di informare rapidamente, ma al massimo entro 30 giorni, il Ministero pubblico, direttamente o tramite il medico cantonale, in presenza di indizi concreti che l’integrità fisica, psichica o sessuale di un minorenne o di una persona soggetta a una curatela generale (articolo 398 Codice civile svizzero) o comunque con una durevole incapacità di discernimento sia minacciata o violata per causa certa o sospetta di reato perseguibile d’ufficio venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”. Quarto capoverso: “L’operatore sanitario ha la facoltà di informare rapidamente, ma al massimo entro 30 giorni, il Ministero pubblico, direttamente o tramite il medico cantonale, di ogni altro caso di violazione dell’integrità fisica, psichica o sessuale per causa certa o sospetta di reato perseguibile d’ufficio venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”.

Il limite stabilito dal Tf nel 2021
Nei due nuovi capoversi si parla di facoltà e non di obbligo. Come mai? L’attuale articolo 68 della Legge sanitaria cantonale, spiega il Di nel progetto di messaggio, “riguarda principalmente gli obblighi di segnalazione da parte degli operatori sanitari e il segreto professionale”. In seguito alla sentenza del marzo 2021 con cui il Tribunale federale (Tf) aveva parzialmente accolto i ricorsi di alcuni medici ticinesi, l’articolo “è stato oggetto di modifiche per limitare l’obbligo di segnalazione ai soli casi di morte per causa sospetta o ignota. Questo tenore, maggiormente circoscritto rispetto al passato, dell’obbligo di denuncia previsto dal diritto cantonale ticinese è scaturito dalla predetta sentenza, tramite la quale il Tf ha in particolare ritenuto che l’obbligo di segnalazione da parte di operatori sanitari non può essere illimitato, ma dev’essere formulato in modo esplicito all’indirizzo dell’operatore sanitario e precisare le situazioni chiaramente delimitate alle quali si riferisce”. La versione dell’articolo 68 antecedente a quella odierna è stata quindi “annullata, escludendo l’obbligo – previsto da tale precedente disposizione non più in vigore – di segnalare al Ministero pubblico anche i casi di malattia e lesione per causa certa o sospetta di reato”. Tuttavia, si evidenzia nel progetto di messaggio, l’attuale versione del 68, derivante dal verdetto dei giudici di Mon Repos e che circoscrive l’obbligo di segnalazione ai soli casi di morte per causa sospetta o ignota “ha comportato una diminuzione massiccia delle segnalazioni al Ministero pubblico da parte dei Pronto soccorso in particolare, per i casi di violenza domestica”. Nel messaggio in consultazione si ricorda inoltre che “un gruppo di lavoro coordinato dall’Ufficio sanità del Dipartimento sanità e socialità si è occupato negli scorsi anni di elaborare una normativa specifica”. Quanto scaturito dalle riflessioni del gruppo di lavoro “è oggetto di valutazione da parte del Dipartimento competente”, il Dss. Nell’attesa, annota ancora il Dipartimento istituzioni, “il presente (progetto, ndr) messaggio permette di condividere la proposta di modifica dell’articolo 68, formulata” – e la puntualizzazione non è certo irrilevante – “da parte del Ministero pubblico”.
Il progetto di messaggio contempla pure la modifica del primo capoverso dell’articolo 4 della Legge cantonale sugli impianti pubblicitari. Questa la versione vigente: “L’impianto pubblicitario non deve portare pregiudizio alla sicurezza del traffico motorizzato e pedonale e rispettare le bellezze naturali, i beni culturali e il paesaggio, l’ordine pubblico, la salute pubblica e la moralità”. Il Dipartimento propone di aggiungere “e la dignità delle persone”.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 novembre 2025 de La Regione

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«Non c’è spazio per la violenza»

Il Governo ha tracciato un bilancio del Piano d’azione cantonale contro gli abusi domestici
In arrivo anche una nuova legge specifica
Gobbi: «Vogliamo dare un segnale chiaro»
De Rosa: «C’è disappunto per il rinvio del numero unico»
Carobbio: «La cultura del rispetto parte da piccoli»

«Ogni due settimane, in Svizzera una persona perde la vita a causa della violenza domestica, per una media di 25 persone all’anno: in gran parte si tratta di donne». Ha voluto partire dai dati, ieri, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per tracciare un bilancio del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica. Un fenomeno dai numeri allarmanti, come è stato ricordato in conferenza stampa. Solo nel 2024, i reati di violenza domestica in Svizzera sono stati 21.127, tra cui 26 omicidi. In Ticino, invece, gli interventi di Polizia in ambito di disagio familiare sono stati 982, con 60 allontanamenti da casa ordinati dalla Polizia più altri 142 volontari, e 108 autori di violenza incontrati dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Quarantotto, invece, le donne ospitate (insieme a 52 bambini) nelle due case protette. «Dati significativi per ampiezza e gravità, che devono costituire un forte incentivo a proseguire e rafforzare le azioni di prevenzione, protezione e intervento», ha fatto presente Gobbi.
Il Governo, in Ticino, ha lanciato un Piano d’azione cantonale nel 2021, un anno prima del progetto federale, arrivato nel 2022. Ottanta le misure inserite, che vanno dalla prevenzione alla protezione delle vittime, passando per il perseguimento degli autori. «Il bilancio complessivo del piano d’azione cantonale – ha spiegato Gobbi – è positivo. Delle 80 misure proposte, 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di sviluppo». Tra i provvedimenti principali figurano la formazione del personale di farmacia, la sensibilizzazione di medici di famiglia, degli avvocati e dei magistrati; la diffusione della guida ‘‘Contatti dopo la violenza domestica’’ ai professionisti della protezione dei minori; la creazione del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale e la riorganizzazione del servizio dedicato; l’introduzione della gestione della minaccia nella revisione della legge sulla polizia, e la formazione dei primi infermieri forensi alla SUPSI. Un «piano coerente», al quale ora si aggiunge un tassello in più: la prima legge cantonale sulla prevenzione e il contrasto alla violenza domestica. «Una legge – l’ha definita Gobbi – che vuole dare un chiaro segnale: nella nostra società non c’è spazio per la violenza». Il testo – che dà seguito all’approvazione del Gran Consiglio dell’iniziativa parlamentare della deputata UDC Roberta Soldati – prevede 19 articoli, suddivisi in 6 titoli, ed è stato messo in consultazione interna ai Dipartimenti fino al prossimo gennaio, quando verrà aperta una consultazione esterna. «La nuova legge è da intendersi come un cappello che andrà a sommarsi a tutte le altre misure che già abbiamo ». In concreto, ci ha spiegato il direttore del DI a margine della conferenza stampa, «l’obiettivo è soprattutto di garantire una base legale che rafforzi la collaborazione interistituzionale e verso le associazioni e le figure professionali sul territorio, fornendo anche la base legale per un monitoraggio più attivo». Sul fronte delle tempistiche, il presidente del Governo vorrebbe arrivare «in primavera con un messaggio ». Poi, «a dipendenza della rapidità con cui il Gran Consiglio lo evaderà, la legge potrebbe entrare in vigore già dal 2027». «Non è una questione privata» «La violenza dentro le mura domestiche non è una questione privata. Tutti abbiamo il dovere di intervenire», ha spiegato da parte sua il direttore del DSS Raffaele De Rosa, che si è concentrato in particolare sulle misure introdotte nell’ambito della protezione delle vittime. Ad esempio, ha precisato, attraverso il potenziamento del personale delle case protette e il monitoraggio del loro tasso di occupazione, ma anche l’aumento dei giorni riconosciuti per la protezione di donne e minori in queste strutture, con maggiori contributi per la riduzione della retta. Il tasso di occupazione delle case protette (Casa delle donne e Casa Armònia), in particolare, mostra una situazione oscillante, con picchi in alcuni mesi. «A differenza di altri cantoni, però, la situazione è sotto controllo ed è ben gestita. Anche nei periodi di piena occupazione, tutte le richieste sono state gestite indirizzando le vittime verso soluzioni alternative come Casa Marta e Casa Astra». Tra i nuovi progetti, invece, c’è «Oltre», che permette alle vittime di violenza di lasciare gradualmente la casa protetta per riprendere in mano la propria vita andando a vivere in un appartamento. Sul fronte della comunicazione, invece, il direttore del DSS si è soffermato sul numero unico a tre cifre – il 142 – che dopo vari ritardi entrerà finalmente in funzione da maggio. «Abbiamo già espresso malcontento e disappunto per il continuo rinvio dell’entrata in esercizio del numero unico», ha ammesso De Rosa, spiegando che «il Ticino è pronto, e ha già preso contatto con un partner esterno che gestirà l’operatività del numero fuori dall’orario di ufficio ». Il 142, lo ricordiamo, sarà attivo 7 giorni su 7, 24 ore su 24 per garantire «un accesso più semplice, immediato e uniforme». «Quando venne proposto per la prima volta, era il 2011», ha quindi ricordato Gobbi. «Sono passati 15 anni, ma siamo di fronte a un passo importante che dimostra la maturità raggiunta nel frattempo dalla Confederazione e dai Cantoni».

Il ruolo dell’educazione
La direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti, ha invece messo in evidenza il ruolo centrale dell’educazione, un ambito «essenziale» per prevenire la violenza di genere poiché contribuisce a contrastare gli stereotipi e a promuovere relazioni fondate sulla parità, sul consenso e sul rispetto. «La violenza domestica, sessuale e di genere è purtroppo una triste realtà che tocca in misura prevalente le donne ed è in aumento », ha spiegato, evidenziando pure che «il fatto che molti episodi non vengano denunciati rende questa piaga sociale ancora più preoccupante ». In occasione dei sedici giorni di attivismo contro la violenza di genere, molte scuole hanno deciso di proporre momenti di scambio e di riflessione. «Tutto questo conta. Se si vogliono cambiare le cose, è fondamentale infatti far sì che la cultura del rispetto venga fatta propria sin da piccoli, coinvolgendo tutti i livelli scolastici per creare un reale cambiamento culturale». Infine, ha ricordato la direttrice del DECS, l’11 novembre la Confederazione ha lanciato la campagna nazionale su tre anni dal titolo «L’uguaglianza previene la violenza». «Il Governo ticinese ha deciso di aderirvi, unendo le forze con i parlamentari, i Comuni e le associazioni per aumentare la diffusione del messaggio di prevenzione». Per l’Esecutivo si tratta di un tema fondamentale. «E vogliamo essere in prima linea».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 novembre 2025 del Corriere del Ticino

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Lotta alla violenza domestica, passi avanti in Ticino
Presentato il bilancio annuale, attuate o in fase di realizzazione quasi tutte le misure previste – I numeri di vittime e interventi in leggero calo per il secondo anno di fila

Una persona muore in media ogni due settimane in Svizzera a causa di violenza domestica, un fenomeno le cui vittime sono nel 70% dei casi donne e che anche il canton Ticino combatte con un programma di 80 misure. Di queste, 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di realizzazione, è stato ricordato martedì mattina alla presentazione del bilancio annuale. Fra i passi avanti sottolineati, oltre allo specifico disegno di legge cantonale, anche l’entrata in funzione a livello svizzero del numero unico a tre cifre e la campagna nazionale di prevenzione “L’uguaglianza previene la violenza”.
I numeri presentati confermano sostanzialmente quelli dell’anno precedente, facendo segnare per la seconda volta consecutiva una leggera diminuzione.

La violenza domestica in Ticino in cifre
Nel 2024 si sono contati 982 interventi di polizia per situazioni di disagio famigliare; sono stati 60 gli allontanamenti coatti degli autori dall’abitazione comune e 142 gli allontanamenti volontari. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito 108 autori di violenza, avviando percorsi di sostegno. Le Case protette hanno accolto 48 donne e 52 bambini vittime di violenza domestica. Il Servizio per l’aiuto alle vittime ha registrato consulenze rivolte a 330 persone circa (il 79% donne).
Il direttore del Dipartimento sanità e socialità, Raffaele De Rosa ha ricordato che la violenza domestica è un fatto drammatico per chi la vive e anche un fallimento di tutta la comunità, perché mina la fiducia, la sicurezza e la dignità all’interno delle relazioni più intime. “Il fatto che molti episodi non vegano denunciati rende questa piaga sociale ancora più preoccupate”, ha aggiunto la direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Marina Carobbio Guscetti, ricordando l’importanza dell’educazione e quanto fatto a livello di prevenzione già a partire dalle scuole.
Il presidente del Consiglio di Stato e capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha infine spostato l’attenzione sul citato progetto di legge, ora in fase di consultazione, in seno all’amministrazione. La norma si fonda sul quadro legislativo internazionale e nazionale e trae ispirazione dalle leggi di altri cantoni. Mira soprattutto a favorire la collaborazione fra autorità, servizi e società civile.
Proprio in queste settimane è in corso al campagna nazionale di 16 giorni contro la violenza di genere.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Lotta-alla-violenza-domestica-passi-avanti-in-Ticino–3305840.html

Contrastare la violenza domestica: il Ticino traccia un bilancio incoraggiante

Contrastare la violenza domestica: il Ticino traccia un bilancio incoraggiante

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni (DI), il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) hanno presentato nel corso di una conferenza stampa il bilancio d’attività sul fronte della lotta alla violenza domestica nel corso dell’ultimo anno, soffermandosi su alcune misure: il disegno di Legge cantonale sulla prevenzione e il contrasto alla violenza domestica, l’entrata in funzione a livello svizzero del numero unico a tre cifre e la campagna nazionale di prevenzione “L’uguaglianza previene la violenza”.

Lo scorso anno su 563’633 reati complessivi registrati in Svizzera, 21’127 si riferivano a violenza domestica. I dati di polizia svizzeri mostrano che ogni due settimane una persona muore per violenza domestica, 26 persone nel 2024, in gran parte donne. Le vittime sono 70% donne e 30% uomini. Le persone con disabilità e gli anziani risultano particolarmente vulnerabili. Nel Canton Ticino, nel 2024 si sono registrati 982 interventi di polizia per situazioni di disagio famigliare; sono stati 60 gli allontanamenti coattivi degli autori dall’abitazione comune e 142 gli allontanamenti volontari. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito 108 autori di violenza, avviando percorsi di sostegno. Le Case protette hanno accolto 48 donne e 52 bambini vittime di violenza domestica. Il Servizio per l’aiuto alle vittime ha registrato consulenze rivolte a 330 persone circa per violenza domestica (79% donne). I dati 2025 per il Ticino confermano oggi sostanzialmente quelli del 2024, con una lieve flessione per il secondo anno consecutivo.
Il bilancio del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica è complessivamente positivo: delle 80 misure previste, 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di sviluppo. Molte di queste prevedono continuità e aggiornamenti costanti. Le misure attuate in questi quattro anni hanno permesso un rafforzamento significativo dei servizi coinvolti, una migliore capacità di intervento e una più efficace protezione delle vittime. Tra le misure principali figurano: formazione del personale di farmacia, sensibilizzazione di medici di famiglia, avvocati e magistrati; diffusione della guida «Contatti dopo la violenza domestica» ai professionisti della protezione dei minori; creazione del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale e riorganizzazione del servizio dedicato; introduzione della gestione della minaccia nella revisione della legge sulla polizia, formazione dei primi infermieri forensi presso la SUPSI; diffusione delle campagne nazionali di sensibilizzazione; incontri strutturati tra istituzioni e società civile.
Il Presidente del Consiglio di Stato ha comunicato che il bilancio finale del Piano d’azione presentato nel 2021 e aggiornato del 2022, inizialmente previsto per quest’anno, viene rinviato al prossimo anno per allinearsi alle strategie nazionali (Roadmap Violenza domestica e Piano d’azione nazionale 2022-26). ll Governo intende consolidare quanto ottenuto e sviluppare entro il 2027 una quarantina di nuove misure che verranno inserite nel Piano d’azione.
Il Direttore del DSS, Raffaele De Rosa ha ricordato che la violenza domestica è un fatto drammatico per chi lo vive, e anche un fallimento di tutta la comunità, perché mina la fiducia, la sicurezza e la dignità all’interno delle relazioni più intime. Contrastare la violenza domestica significa proteggere chi subisce e costruire un futuro diverso per bambine e bambini che hanno il diritto di crescere in un ambiente sicuro. La violenza tra le mura di casa non è mai una questione privata: riguarda tutti noi. E ognuno di noi – istituzioni, enti partner, comunità – ha una parte di responsabilità nel garantire che le vittime trovino ascolto, protezione e una via d’uscita concreta. Per questo è essenziale rafforzare l’impegno nelle politiche coordinate e nella rete di intervento che negli anni si è consolidata grazie al lavoro congiunto di istituzioni, enti partner, fondazioni, associazioni, professioniste e professionisti, volontarie e volontari. Una rete che non è un concetto astratto, ma è fatta di persone che ogni giorno ascoltano, accolgono, accompagnano e lavorano con competenza per fermare la spirale della violenza. Fra le novità, il direttore del DSS, ha aggiornato sull’avanzamento dell’introduzione del numero unico nazionale a tre cifre, che a livello federale si prevede sarà attivo dal 1° maggio 2026. Uno strumento semplice, immediato e riconoscibile per chi cerca aiuto o per chi assiste a situazioni di pericolo e che permetterà di orientare rapidamente le vittime verso i servizi adeguati in tutto il Paese. Un numero unico significa meno esitazione, più rapidità, più chiarezza. È un tassello che potrà davvero fare la differenza nei momenti in cui ogni secondo pesa, ha spiegato De Rosa, rimarcando la chiara volontà politica di contrastare con forza e determinazione la violenza in tutte le sue forme e di continuare a lavorare con serietà e senso di responsabilità per proteggere chi è più fragile e per rafforzare gli strumenti che funzionano.
“La violenza di domestica, sessuale e di genere è purtroppo una triste realtà che tocca in misura prevalente le donne ed è in aumento. Il fatto che molti episodi non vegano denunciati rende questa piaga sociale ancora più preoccupate. È una sconfitta per l’intera società e per tutti noi, ecco perché dobbiamo impegnarci ancora di più per prevenirla e contrastarla”, ha dichiarato la Direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti. La Consigliera di Stato ha poi espresso soddisfazione per l’avvio della campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere “L’uguaglianza previene la violenza”. Lanciata la scorsa settimana dalla Confederazione, verrà promossa per i prossimi tre anni, a scadenza semestrale, con regolari nuovi contenuti. Il Consiglio di Stato si sta impegnando per diffondere in modo capillare gli importanti messaggi della campagna, unendo le forze con rappresentanti del Parlamento cantonale, dei Comuni, come pure di enti e di associazioni. La direttrice del DECS ha quindi messo in evidenza il ruolo centrale dell’educazione, ambito essenziale per prevenire la violenza di genere poiché contribuisce a contrastare gli stereotipi e a promuovere relazioni fondate sulla parità, sul consenso e sul rispetto reciproco. Marina Carobbio Guscetti ha illustrato alcune delle attività realizzate nelle scuole in occasione del 25 novembre e durante i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere. Ha infine ricordato che anche nei settori della cultura e dello sport gli sforzi vanno ulteriormente moltiplicati, per garantire ambienti improntati a rispetto ed equità.

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si è infine soffermato su una misura particolarmente attesa del Piano d’azione cantonale: la Legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica, attualmente in fase di consultazione interna all’Amministrazione cantonale. Essa s’inserisce nell’ambito dell’asse d’intervento politiche coordinate e concretizza l’adesione all’iniziativa parlamentare presentata nella forma generica da Roberta Soldati e cofirmatari per una “Legge cantonale contro la violenza domestica” da parte del Parlamento il 13 giugno scorso. La legge, che si fonda sul quadro legislativo internazionale, nazionale e trova ispirazione da quelle esistenti in altri Cantoni, ha quale scopo quello di favorire la collaborazione delle autorità competenti, dei servizi e della società civile al fine di adottare un approccio integrato volto a prevenire e contrastare la violenza domestica e attuare le misure di intervento in ambito di prevenzione, protezione e perseguimento. Essa si applica ai casi di violenza domestica subiti sia da donne che da uomini. È composta da 19 articoli, organizzati in sei titoli. La lotta alla violenza domestica richiede un impegno costante e una visione comune: il Consiglio di Stato esprime la propria gratitudine a tutte le persone che, a titolo professionale o volontario, operano quotidianamente in questo ambito con competenza e impegno. Invita infine la popolazione ad aderire alle varie manifestazioni della campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”

Il giuramento dei nuovi agenti di custodia

Il giuramento dei nuovi agenti di custodia

«Un momento significativo, che formalizza l’impegno professionale al servizio dello Stato».
Si è tenuto sabato pomeriggio all’Usi, il giuramento dei sette nuovi agenti di custodia: due di loro sono donne. La cerimonia di dichiarazione di fedeltà arriva dopo la conclusione del percorso formativo di otto mesi. Hanno preso la parola il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi; la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti e il direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini-Deltorchio.

Da 20Minuti.ch

Stop violenza domestica, pronta la legge cantonale

Stop violenza domestica, pronta la legge cantonale

Legge contro la violenza domestica, la Divisione giustizia concretizza la richiesta del parlamento. Gobbi: ora la consultazione interna ai Dipartimenti

Il Dipartimento istituzioni ha stilato il progetto di normativa. Si compone di diciannove articoli, suddivisi in sei titoli. Gobbi: oggi parte la consultazione.
Consta di diciannove articoli suddivisi in sei titoli: “A tutela di chi vive situazioni di violenza in famiglia”.
È il progetto di legge cantonale contro la violenza domestica: al riguardo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha fornito qualche anticipazione dalle colonne del ‘Mattino della domenica’ di ieri. Il Dipartimento istituzioni, per il tramite della Divisione giustizia diretta da Frida Andreotti, ha dunque confezionato, in tempi brevi, una normativa ad hoc come richiesto dal parlamento, che in giugno aveva accolto all’unanimità il rapporto della socialista Daria Lepori e del centrista Fiorenzo Dadò favorevole alla proposta di Roberta Soldati (Udc).
Il parlamento aveva sollecitato il governo a redigere un disegno di legge entro una data simbolica, quella del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Così è avvenuto. Oggi, lunedì, “con il collega Claudio (Zali, ndr), avvieremo la consultazione interna ai Dipartimenti, visto che è una legge importante che tocca diversi settori dello Stato”, ha ancora fatto sapere Gobbi, ricordando che attualmente nel nostro cantone “le disposizioni sulla violenza domestica sono presenti nei vari testi di legge (giustizia e polizia, sanità, scuole ecc.)”.

I numeri di ‘una realtà dolorosa’
Dopo il sì del Gran Consiglio all’iniziativa Soldati, ha spiegato Gobbi intervistato dal domenicale, “come Dipartimento delle istituzioni abbiamo quindi colto l’occasione per concretizzare una misura del Piano d’azione che avevo già proposto anni fa: quella di elaborare delle basi legali a livello cantonale. Ora abbiamo preparato in tempi brevissimi la prima legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica”. Per il presidente del governo “solo continuando a lavorare tutti uniti – Istituzioni e Società civile – potremo rafforzare il contrasto alla violenza domestica”. Un fenomeno che anche in Ticino registra numeri purtroppo importanti, come evidenziato da Gobbi: “Tre interventi della Polizia cantonale ogni giorno per disagi famigliari. Circa 200 le persone che dopo episodi simili sono state allontanate dal domicilio dalla Polizia o hanno deciso di farlo volontariamente. Oltre un centinaio gli autori e autrici che sono stati presi a carico dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Una cinquantina di donne sono state ospitate nelle case protette. I numeri parlano chiaro: anche nel nostro Cantone la violenza tra le mura di casa è una realtà dolorosa”.

Piano d’azione: domani il bilancio annuale
Al progetto di legge si accennerà verosimilmente nella conferenza stampa, a Palazzo delle Orsoline, indetta per domani – giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – dallo stesso Dipartimento istituzioni e da quelli della Sanità e socialità e dell’Educazione, cultura e sport: i ministri Gobbi, Raffaele De Rosa (Dss) e Marina Carobbio (Decs) stileranno il bilancio annuale dell’attività svolta nell’ambito del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, uno strumento adottato nel 2021 dal Consiglio di Stato. Sarà inoltre l’occasione per lanciare le iniziative della campagna ‘16 giorni di attivismo contro la violenza di genere’.

L’incontro con l’Intergruppo ‘Parità’
La scorsa settimana intanto, sempre a Palazzo delle Orsoline, Gobbi, Carobbio e De Rosa si sono incontrati con l’Intergruppo parlamentare ‘Parità’.
La delegazione governativa ha così riferito della campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere denominata ‘L’uguaglianza previene la violenza’, avviata di recente dalla Confederazione. Sviluppata e promossa dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo, in collaborazione con le istituzioni federali, cantonali e della società civile, la campagna “si estenderà su tre anni con contenuti rinnovati ogni sei mesi”, indica il governo in una nota. Ratificando la Convenzione di Istanbul, la Svizzera “si è impegnata a prevenire e combattere le violenze nei confronti delle donne e delle ragazze, nonché la violenza domestica”. Promuovere l’uguaglianza, sottolinea il Consiglio di Stato, rappresenta “un importante fattore di protezione: quando tutte le persone godono degli stessi diritti, delle stesse opportunità e delle stesse possibilità d’azione, si riducono gli squilibri di potere che alimentano discriminazioni e dipendenze sociali ed economiche”. In questa fase iniziale i messaggi della campagna “si rivolgono sia alle vittime sia alla popolazione, per favorire il riconoscimento tempestivo dei segnali d’allarme della violenza”.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 novembre 2025 de La Regione

Ticino in prima linea contro la violenza domestica

Ticino in prima linea contro la violenza domestica

Norman Gobbi: “Pronta la prima Legge cantonale”

Tre interventi della Polizia cantonale ogni giorno per disagi famigliari. Circa 200 le persone che dopo episodi simili sono state allontanate dal domicilio dalla Polizia o hanno deciso di farlo volontariamente. Oltre un centinaio gli autori e autrici che sono stati presi a carico dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Una cinquantina di donne sono state ospitate nelle case protette. I numeri parlano chiaro: anche nel nostro Cantone la violenza tra le mura di casa è una realtà dolorosa.
Negli anni il contrasto alla violenza domestica è divenuto un tema sempre più importante e prioritario, sia nel dibattito pubblico sia per le Istituzioni.
In Ticino è stato proprio il Dipartimento delle istituzioni diretto da Norman Gobbi che ha voluto rafforzare il contrasto della violenza domestica. “Il Ticino è da sempre in prima linea nel contrasto della violenza domestica”, conferma il Presidente del Consiglio di Stato. “Nel nostro Cantone servizi come Polizia, Servizio aiuto alle vittime, Ufficio dell’assistenza riabilitativa, scuole, ospedali e tanti altri svolgono da anni un ruolo essenziale nel contrasto della violenza domestica, a livello di prevenzione e della presa a carico di vittime e autori”.
Il Dipartimento delle istituzioni ha ripreso nel 2018 il coordinamento istituzionale sulla violenza domestica con la Divisione della giustizia. “La violenza domestica è divenuto un tema pubblico, non più confinato alla stretta cerchia familiare o domestica. Grazie alla Divisione della giustizia, i vari attori coinvolti nel Cantone, nei Comuni e nella Società civile (tante sono le associazioni interessate) oggi si parlano molto di più”.
L’impegno del Canton Ticino è riconosciuto a livello svizzero e funge da modello per tanti ambiti: nel 2021 il Consiglio di Stato ha varato il primo Piano di azione cantonale sulla violenza domestica, in seguito aggiornato con un centinaio di misure concrete introdotte per il contrasto della violenza domestica. Tra queste misure, segnaliamo la formazione del personale di farmacia, la sensibilizzazione dei medici di famiglia, degli avvocati, di chi opera nell’ambito educativo, la creazione del centro di competenza violenza presso la Polizia cantonale, la formazione dei primi infermieri forensi, la diffusione a livello cantonale dei contatti dei servizi di ascolto, supporto e di aiuto.
E presto si aggiungerà un nuovo importante tassello, in concomitanza con la giornata mondiale sulla violenza domestica in programma il 25 novembre. “Nel nostro Cantone le disposizioni sulla violenza domestica sono presenti nei vari testi di legge (giustizia e polizia, sanità, scuole, ecc.). Approvando una specifica iniziativa parlamentare, il Parlamento ha chiesto lo scorso giugno di elaborare una nuova legge cantonale contro la violenza domestica. Come Dipartimento delle istituzioni abbiamo quindi colto quindi l’occasione per concretizzare una misura del piano d’azione che avevo già proposto anni fa: quella di elaborare delle basi legali a livello cantonale. Ora abbiamo preparato in tempi brevissimi la prima legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica”.
Si tratta di un lavoro importante, una prima per il nostro Cantone: “Domani con il collega Claudio, avvieremo la consultazione interna ai Dipartimenti” – dichiara Norman Gobbi – visto che è una Legge importante che tocca diversi settori dello Stato. Una ventina di articoli suddivisi in cinque titoli a tutela di chi vive situazioni di violenza in famiglia”. Una condivisione necessaria per giungere a una Legge quadro completa e soprattutto efficace per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica. “Solo continuando a lavorare tutti uniti – Istituzioni e Società civile – potremo infatti rafforzare il contrasto della violenza domestica”, conclude il Presidente del Consiglio di Stato, sottolineando “le molte iniziative in programma in queste settimane grazie all’apporto fondamentale di Comuni e Società civile, a cui invito tutta la popolazione a partecipare!”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 23 novembre 2025 de Il Mattino della domenica