Le ticinesi e i ticinesi  meritano un Cantone forte

Le ticinesi e i ticinesi meritano un Cantone forte

Norman Gobbi lancia il suo slogan per i prossimi 4 anni

Con alcuni recenti post sui suoi canali social il Consigliere di Stato Norman Gobbi ci ricorda quanti giorni mancano al 2 aprile, data delle elezioni cantonali. Ma non lo fa come fosse un conto alla rovescia in attesa del giorno fatidico, bensì per sottolineare che non si può sprecare il tempo. “Ogni giorno è importante. La legislatura non è ancora finita e il lavoro da portare avanti è tanto. Quindi il 2 aprile è una data a partire dalla quale si aprirà un nuovo quadriennio, ma oggi rimaniamo focalizzati sul lavoro quotidiano. Abbiamo ancora due mesi abbonanti davanti a noi”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Questo però ci dà lo spunto per parlare di campagna elettorale e – per rimanere in tema di comunicazione – per specificare il significato dello slogan scelto quest’anno da Norman Gobbi: CANTONE FORTE. “Quattro anni fa, dopo otto anni in Governo, lo slogan era “Pronti!”. Ossia una squadra – quindi non solo io – matura e pronta ad affrontare le sfide davanti a noi. E credo che questa squadra abbia dimostrato ampiamente di essere pronta! Come Dipartimento siamo riusciti ad affrontare, per esempio, l’emergenza Covid con grande spirito di collaborazione, mettendo in campo le forze del DI per sostenere la popolazione nei mesi più impegnativi (lo Stato Maggiore Cantone di Condotta era diretto dal comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, che aveva quale vice il Capo delle Sezione del militare e della protezione della popolazione, Ryan Pedevilla) e per organizzare una campagna di vaccinazione dai connotati storici. Ora, personalmente e assieme a tutti i miei collaboratori vogliamo che il Cantone sia FORTE. Perché le ticinesi e i ticinesi meritano di avere un Cantone FORTE. Lo posso affermare dopo 12 anni in Governo. In prima persona e assieme alla mia “squadra” ci impegneremo affinché ciò avvenga. Il solo mezzo che abbiamo è quello del lavoro, dando CONTINUITÀ – proprio come dice lo slogan della campagna elettorale della Lega dei Ticinesi – alla nostra presenza in Governo. Il Cantone per essere FORTE deve poter contare su Comuni forti. E il rafforzamento dei Comuni sarà un impegno costante nel prossimo quadriennio. Un Cantone per essere FORTE deve poter avere delle istituzioni solide e ci impegneremo nei prossimi quattro anni affinché Giustizia e Polizia possano svolgere sempre al meglio il loro lavoro. Un Cantone per essere FORTE deve avere politici forti, anche nei confronti delle istituzioni nazionali e transfrontaliere. Il mio impegno nei prossimi quattro anni in ambito nazionale nei consessi in cui lavoro avrà un influsso positivo per rendere il Ticino FORTE. Una qualità di vita migliore per le cittadine e i cittadini ticinesi, grazie a più lavoro per i nostri, a più sicurezza, a più opportunità, combattendo sprechi e abusi: è l’obiettivo che vogliamo raggiungere. E per questo dobbiamo avere un CANTONE FORTE”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.     

Alla scoperta dei nomadi Jenisch

Alla scoperta dei nomadi Jenisch

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15614074

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 8 settembre 2022 de Il Quotidiano

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Vita da nomade in Svizzera: ‘Viaggiare ce l’abbiamo nel sangue’
Fino a domenica in zona Seghezzone a Giubiasco possibilità per la popolazione di scoprire cultura e tradizioni delle comunità jenisch, sinti e manouches.
Norman Gobbi e Mario Branda ribadiscono l’impegno del Cantone e della Città di Bellinzona per individuare una soluzione duratura e più confacente all’area di sosta provvisoria per nomadi, dal 2012 a disposizione in zona Seghezzone a Giubiasco ma solamente da marzo a ottobre. Lo hanno fatto ieri in occasione dal lancio dell’evento di porte aperte – in programma fino a domenica 11 settembre – voluto per dare la possibilità alla popolazione ticinese di conoscere la cultura della comunità svizzera jenisch, sinti e manouches, che generalmente è presente a Giubiasco con una dozzina di roulotte.
 
Tra i 2mila e 3mila itineranti
Secondo i dati dell’Ufficio federale della cultura (Ufc), nel nostro Paese vivono circa 30mila persone di questa origine. Tra i 2mila e i 3mila conducono una vita itinerante: trascorrono l’inverno in un’area di sosta, mentre dalla primavera all’autunno sono in viaggio con le proprie roulotte e si fermano in aree di passaggio per fare visita ai clienti. Nonostante solo una piccola minoranza abbia ancora l’abitudine di spostarsi, il nomadismo continua a rappresentare un elemento fondamentale dell’identità culturale jenisch e sinti. «La libertà e il viaggiare è qualcosa di profondo, che abbiamo nel sangue», dice Eva Moser, jenisch svizzera cresciuta in Ticino dove ha frequentato la prima elementare a Gorduno. «Fin da bambina con la mia famiglia ci spostavamo e vivevamo una vita nomade. A scuola mi davano i compiti che riportavo al docente ogni due settimane». Da oltre trent’anni Eva ha lasciato il Ticino e oggi vive nell’area di sosta permanente nei pressi di Coira, fino a qualche anno fa insieme al marito che svolgeva varie attività di artigianato, in particolare si dedicava al processo di trattare la superficie di padelle, casseruole o altri oggetti in rame per la cottura. «Tanti alberghi erano suoi clienti. Da quando lui non c’è più sono fissa nei Grigioni dove vivo insieme ad altre sette famiglie. Un contesto di grande solidarietà, in cui ci si aiuta l’uno con l’altro». Eva Moser mette l’accento sull’occasione data dall’evento a Giubiasco (tutto il programma sul sito web del Dipartimento delle istituzioni) per incentivare una soluzione stabile e confacente, e quindi un’area permanente aperta tutto l’anno dotata anche di elettricità e servizi igienici (oggi al Seghezzone c’è solo l’allacciamento all’acqua corrente). «Ma in questi giorni ci sarà anche l’opportunità per rendersi conto che è per noi è importante che la popolazione sappia distinguere i vari popoli nomadi, con razionalità, tradizioni e cultura differenti. Spesso c’è infatti la tendenza a generalizzare quando magari succedono episodi spiacevoli o qualcuno si comporta male». Rispetto al passato, l’offerta di aree di sosta e di passaggio è diminuita in misura notevole. Ciò vale per la maggioranza delle regioni, e in particolare per la Svizzera occidentale, orientale e meridionale. E per queste comunità trovare spazi dove potersi fermare è sempre più difficile. «Ancora oggi ci sono tanti giovani che portano avanti questa tradizione e non credo dunque che in futuro scomparirà l’abitudine di viaggiare della comunità jenisch. È tuttavia fondamentale che ci siano zone apposite per permetterlo, e quindi per quanto riguarda il Ticino mi rallegro di fronte alle rassicurazioni fornite oggi dal sindaco Branda e dal consigliere Gobbi».
 
Arrotini, ombrellai e venditori ambulanti
La maggior parte di jenisch e sinti svizzeri non sedentari trascorre l’inverno in un’area di sosta all’interno di roulotte, chalet in legno o container. Le famiglie sono registrate presso i rispettivi Comuni e i figli frequentano le scuole locali. Perlopiù attivi come lavoratori indipendenti, esercitano spesso mestieri tradizionali: arrotini, ombrellai, cestai, braccianti, baracconisti, venditori ambulanti, artisti). Svolgono parallelamente varie attività artigianali. Durante i mesi estivi, si spostano in piccoli gruppi sul territorio nazionale fermandosi per una o due settimane nelle aree di passaggio da dove raggiungono i propri clienti. In questo periodo, i bambini si fanno inviare i materiali didattici dalla propria scuola e spediscono ai loro insegnanti i compiti da correggere. «L’attività lavorativa è un fattore principale che da sempre detta lo spostamento di queste comunità, storicamente abituate a svolgere professioni itineranti – spiega Rosalita Giorgetti-Marzorati dell’Ufficio federale della cultura (Ufc) –. Spostamento che fa tuttavia parte della loro cultura in maniera più profonda, tra tradizione e necessità». Giorgetti-Marzorati ricorda che queste comunità di nomadi svizzere sono riconosciute dalla Confederazione come una minoranza nazionale e che quindi vengono sostenute per consentirle di vivere in modo consono alla loro cultura. «Sono già stato a Giubiasco nelle scorse estati visto che ho alcuni clienti in Ticino – ci dice un ospite dell’area, di professione arrotino –. Sono nato a Stans da una famiglia jenisch, e fin da bambino ho viaggiato in giro per la Svizzera insieme a genitori e fratelli. Per la nostra comunità è importante mantenere un’area di sosta in Ticino dopo la chiusura nel 2012 di quella del Monte Ceneri. Durante l’anno partecipo a fiere e mercati dell’artigianato e riesco a guadagnare abbastanza per vivere. Anche se ammetto che non è facile lavorare in proprio, senza farsi pubblicità».
Nel garantire il sostegno della Città (che con l’aggregazione ha mantenuto l’impegno assunto a suo tempo dal Comune di Giubiasco) al fine di giungere a una soluzione definitiva, il sindaco Mario Branda – sottolineando come in questi anni non vi siano stati problemi dovuti alla presenza dei nomadi a Giubiasco – ha espresso l’auspicio che l’evento possa permettere alla cittadinanza di avvicinarsi e scoprire questa realtà e sfatare pregiudizi mal riposti. Dello stesso avviso il consigliere di Stato nonché direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il quale ha evidenziato l’ottima collaborazione in questi anni tra il Cantone, la Fondazione ‘Un futuro per i nomadi svizzeri’ e l’Associazione jenisch, sinti e manouches svizzeri. Le opzioni per un area permanente sono attualmente due: consolidare quella al Seghezzone – dove però il Cantone sta valutando se costruzione due nuove scuole – oppure un terreno lungo l’A2 di proprietà dell’Ufficio federale delle strade.
 
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 settembre 2022 de La Regione
La pandemia non blocca il traffico di droga

La pandemia non blocca il traffico di droga

Comunicato stampa

La pandemia non ha bloccato il traffico di droga. Per quanto riguarda i sequestri di stupefacenti, in gran parte riconducibili a droga in transito, nel 2021 la collaborazione tra la Sezione antidroga della Polizia cantonale (SAD) e i suoi partner, Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) e polizie comunali, ha permesso di intercettare 42.5 chili di hashish (245.9 nel 2020), 29.6 chili di marijuana (78.7), 21.7 chili di eroina (11.8), 7.2 chili di cocaina (16), 425.5 grammi di metanfetamina, 124.2 grammi di anfetamina (761), 474 pezzi di ossicodone, 96.85 grammi (77) e 45.5 pezzi di ecstasy (44), 43.1 grammi e 87 pezzi di Lsd (398) nonché 774 piante di canapa (957). Importanti anche i sequestri di denaro provento del narcotraffico, somme che ammontano a circa 178’000 franchi e a 165’000 euro. Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’555 (1’482 nel 2020), di cui 200 minorenni (270). Gli arresti hanno raggiunto quota 72 (84). Le morti per overdose sono state 13 (8).

La crisi legata alla pandemia da Covid non ha avuto un impatto significativo sulla reperibilità della droga a livello mondiale e in particolare in Europa come evidenziato dall’ Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze nella sua relazione annuale. Il rapporto rileva la resilienza della criminalità che ne gestisce il traffico nonché la crescita dei mercati online. A livello globale l’Europa costituisce sempre un mercato importante per le droghe, alimentato sia dalla produzione interna, sia dall’importazione illecita da altri paesi o continenti come l’America del Sud, l’Asia occidentale e l’Africa settentrionale. Permangono rilevanti i rischi per la salute pubblica derivanti dalla disponibilità e dal consumo di un’ampia gamma di sostanze, spesso di elevata potenza o purezza. In quest’ambito le nuove e pericolose tipologie di sostanze psicoattive (NPS), intercettate e monitorate a livello internazionale e di produzione principalmente asiatica, hanno superato quota 800.

In Ticino il quadro complessivo è in linea con quanto rilevato gli scorsi anni ed è analogo al resto della Svizzera. La cannabis resta la sostanza maggiormente in voga, seguita dalla cocaina e dall’eroina. Sono tuttavia in forte crescita a livello nazionale i cannabinoidi sintetici importati sotto forma di polveri, olii o liquidi altamente concentrati da cui si ricavano soluzioni che vengono spruzzate direttamente sui fiori essiccati della canapa light (CBD). Il prodotto finale è poi rivenduto sul mercato illegale come canapa ricca in THC. Questo modo di agire può condurre a intossicazione gravi e quadri clinici che vanno dall’agitazione psicomotoria fino a conseguenze anche fatali. Resta alto il livello di attenzione legato al consumo di medicinali da parte di giovani o adolescenti. La sottile linea che separa un farmaco dalla droga viene spesso superata con modi semplici e poco costosi. 

Numerose le inchieste che hanno impegnato la SAD. Tutte le sue antenne (Chiasso, Lugano, Bellinzona e Locarno) sono state confrontate con una costante attività d’indagine, derivante in gran parte da arresti operati al confine e da arresti casuali sul territorio. In quest’ambito si sottolinea come molte delle grosse inchieste legate agli stupefacenti abbiano preso avvio da attività investigative preliminari, monitorando fenomeni o soggetti sospetti, oppure con l’approfondimento di segnalazioni giunte alla sezione. Sul fronte dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti si è assistito ad uno spostamento degli equilibri interni alle organizzazioni albanesi. Se fino a poco tempo fa questi gruppi erano quasi esclusivamente specializzati in eroina, nel corso dell’anno sono stati operati arresti e condotte inchieste che hanno evidenziato come gli spacciatori gestiscano anche grossi quantitativi di cocaina. I motivi sono verosimilmente da ricondurre alla maggior resa di questa sostanza nella vendita al dettaglio. Quanto resta del mercato della cocaina è perlopiù coperto da trafficanti di origini dominicane.

I quantitativi sequestrati, variabili da un anno all’altro, non trovano riscontro in una recrudescenza o diminuzione dell’attività criminosa. Spicca ad esempio il rinvenimento di un grosso quantitativo di metanfetamina, sostanza di cui non vi sono evidenze di una forte presenza nei mercati illegali del Ticino, grazie a un fermo operato dall’UDSC in occasione di un controllo alla frontiera. Lo stupefacente sequestrato ai valichi doganali, per buona parte non è destinato al mercato svizzero, bensì a quello del Nord Europa, rispettivamente della vicina Italia. Anche per il caso specifico, la metanfetamina era diretta in Germania.

“Un grande incendio, una grande reazione”

“Un grande incendio, una grande reazione”

Norman Gobbi sottolinea l’importanza della preparazione, del coordinamento e della collaborazione in caso di calamità

È uno degli incendi più estesi che negli ultimi anni hanno interessato le superfici boschive e i pascoli ticinesi. Sui monti di Gambarogno, all’Alpe di Neggia, nelle vicinanze di Indemini le fiamme erano impressionanti. “Tenuto conto delle pessime condizioni – forte vento per parecchi giorni e periodo prolungato di siccità – l’incendio poteva avere conseguenze ben più gravi, sia per il territorio, ma soprattutto per le persone. Questo dimostra ancora una volta che tutte le componenti del primo intervento in Ticino hanno raggiunto un alto grado di preparazione e sono in grado poi di intervenire con rapidità ed efficacia”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che aggiunge: “Per fronteggiare un simile evento sono molti gli enti che entrano in funzione. Il lavoro di coordinamento risulta quindi decisivo. In questi casi viene costituito uno Stato Maggiore Enti di Primo Intervento (SMEPI), alla cui testa vi era un ufficiale della Polizia cantonale (Cap Georges Locatelli). Nello SMEPI confluiscono tutti gli enti partner e i servizi tecnici interessati. In questo caso i Pompieri di Bellinzona e di Gambarogno (con l’aggiunta di pompieri volontari provenienti da altri corpi) stanno svolgendo un grande lavoro coordinati dal ten col Samuele Barenco. Così come determinante è stato il sostegno dato dalla Protezione civile, che si è prodigata in particolare per gestire l’accolta degli abitanti evacuati di Indemini, costretti a lasciare le proprie case in quanto il fuoco o il fumo avrebbe potuto raggiungerle. Senza dimenticare l’intervento con gli elicotteri militari e di quelli civili. Il fatto poi che gli sciagurati colpevoli dell’incendio sono già stati individuati dimostra la prontezza delle indagini della polizia e del Ministero pubblico”.

In questa circostanza è stata attivata anche la collaborazione transfrontaliera. “In effetti per una giornata anche due Canadair provenienti dall’Italia hanno contribuito a limitare il propagarsi dell’incendio. Grazie alle convenzioni italo-svizzere di collaborazione transfrontaliera in caso di calamità possono essere richiesti interventi a supporto dell’azione condotta da questa parte del confine o, in modo reciproco, sul versante italiano. I due Canadair si sono occupati principalmente di un settore ben definito, facendo in modo che l’incendio non si propagasse anche in Italia. Inoltre si è potuto attingere acqua direttamente dal Lago Delio, in maniera da ridurre la tratta degli elicotteri impiegati e tuttora continua la collaborazione con i vigili del Fuoco nucleo S.A.P.R. (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) al fine di scovare focolai e braceri”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Proprio a proposito di accordi di collaborazione transfrontaliera ricordo che tra pochi mesi, dal 13 al 19 giugno, si terrà in Ticino (con interessamento anche di alcune zone nelle vicine province italiane) la seconda grande operazione italo-svizzera “Odescalchi”. Questa operazione fa seguito a quella del 2016, che aveva già permesso di ampliare le capacità di integrazione operativa in caso di catastrofe sulla frontiera. “Odescalchi 2022” rappresenterà un ulteriore sviluppo e si prefigge in conclusione di aggiornare – per renderli sempre più performanti – gli accordi di collaborazione in caso di catastrofe sottoscritti tra la Svizzera e l’Italia”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.   

Giro di vite all’entrata in Svizzera Gobbi: «Controlli problematici»

Giro di vite all’entrata in Svizzera Gobbi: «Controlli problematici»

Berna ha aperto la consultazione: doppio test negativo o tampone e quarantena

Si prospetta un giro di vite per i non vaccinati che arrivano (o fanno rientro) dall’estero. Per evitare la diffusione del virus e delle sue varianti, il Consiglio federale ha avanzato due proposte, sulle quali i Cantoni dovranno esprimersi entro martedì prossimo. La prima opzione prevede che le persone non vaccinate e non guarite che entrano in Svizzera – indipendentemente dalla loro provenienza – debbano presentare un test negativo all’ingresso. In seguito, dai quattro ai sette giorni dopo l’arrivo nella Confederazione, dovranno effettuare un altro test (a loro spese). La seconda proposta, oltre alla presentazione di un test negativo all’ingresso nel Paese, prevede anche un periodo di quarantena di dieci giorni per i viaggiatori. L’isolamento preventivo potrà essere ridotto dopo sette giorni sottoponendosi a un nuovo tampone. Chi arriva in Svizzera, inoltre, dovrà compilare il modulo di iscrizione elettronico ( Passenger Locator Form) e varrà per chi entra nel Paese con qualsiasi mezzo: a piedi, in bicicletta, in aereo, in treno, in nave, in autobus e in auto. « I controlli saranno intensificati e, se necessario, saranno inflitte multe», specifica il Governo. Esclusi dalle misure i frontalieri, i bambini sotto i 16 anni, i passeggeri in transito e gli autotrasportatori che attraversano la Svizzera.

Niente più lista dell’UFSP
La lista dei Paesi a rischio diramata dall’UFSP viene invece a cadere. «La variante Delta, altamente contagiosa, ha portato a un notevole aumento del numero di casi in molti Paesi nel giro di pochi giorni », precisa l’Esecutivo. Rimane in vigore la lista dei Paesi ad alto rischio della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), che stabilisce da quale Paese si può entrare in Svizzera. Una decisione del Consiglio federale è attesa il 17 settembre.

«La vedo dura»
«Da quanto si riesce a capire dalle comunicazioni del Consiglio federale, osservo da un lato una preoccupazione legittima nel volerci tutelare, dall’altro, però, vedo anche la difficoltà nel rendere effettivo quanto si vuole implementare », commenta al Corriere del Ticino il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il fatto che la misura dovrebbe essere dal mezzo con cui le persone entrano in Svizzera, è problematico, secondo il consigliere di Stato: « Pensiamo banalmente alle decine e decine di ciclisti che nel fine settimana usano le nostre strade, in particolare nel Sottoceneri e nel Locarnese, per i loro giri in bicicletta entrando soprattutto da valichi non presidiati. Anche costoro dovranno essere sottoposti ai controlli». Verificare che la misura sia effettivamente applicata «è condizione indispensabile per la credibilità stessa della misura adottata», prosegue. E lo stesso principio vale «per tutte le restrizioni che il Consiglio federale ha deciso di introdurre da lunedì prossimo e che toccano pesantemente il settore della ristorazione. Ma non solo, se pensiamo anche a tutti gli ambiti sportivi e culturali toccati».

Secondo tubo San Gottardo: inaugurati gli Infocentri

Secondo tubo San Gottardo: inaugurati gli Infocentri

 
Situati ad Airolo e Göschenen, hanno l’obiettivo di informare in modo completo ed esaustivo la popolazione sui lavori previsti
 
Sono stati inaugurati ufficialmente oggi ad Airolo e Göschenen i due Infocentri del progetto “Secondo tubo San Gottardo”, situati presso le rispettive stazioni FFS. All’apertura ufficiale hanno preso parte, oltre ai responsabili dell’USTRA, le autorità cantonali e comunali. «Gli Infocentri hanno l’obiettivo di informare in modo continuo, completo e il più esaustivo possibile la popolazione sui lavori previsti per la realizzazione del secondo tubo della galleria», si legge in un comunicato.

Parola chiave “multimedialità”
I due Infocentri non sono dei musei fini a sé stessi. L’obiettivo è piuttosto quello di «invogliare la popolazione a toccare con mano quello che è esposto». La parola chiave è “multimedialità”: in effetti le postazioni sono interattive, ciò significa che si possono trovare parecchie informazioni in formato elettronico, visionare immagini e video, e anche partecipare a dei quiz.Oltre alle postazioni multimediali, al centro dell’esposizione si potranno osservare le diverse attività della fresa meccanica che dal 2024 scaverà la galleria, mentre su altri pannelli sono illustrate le informazioni principali del progetto.

Un contributo turistico ed economico della regione del San Gottardo
Gli Infocentri e le altre nuove strutture che verranno create a Göschenen e ad Airolo potenzieranno l’offerta turistica della regione alpina e hanno l’ambizione di contribuire all’indotto economico locale. A partire da oggi offriranno infatti un’ulteriore opportunità di intrattenimento e di cultura per gli ospiti della regione che sostano nei ristoranti o pernottano in valle, negli alberghi e nelle case di vacanza. Inoltre, «verranno creati alcuni posti di lavoro che sicuramente contribuiranno allo slancio della regione».
Negli ultimi anni è stata spesso sottolineata dalle organizzazioni di categoria la carenza di ingegneri in Svizzera. I due Infocentri vorrebbero anche fungere da incentivo, per i giovani ticinesi e del Canton Uri, ad avvicinarsi a questa professione impegnativa, ma allo stesso tempo affascinante.

Posizione e orari di apertura
I due Infocentri verranno gestiti per i prossimi 10 anni da personale locale. L’Infocentro di Göschenen si trova direttamente presso la stazione ferroviaria, nei locali dell’ex buffet delle FFS. Quello di Airolo è situato nell’edificio adiacente alla stazione ferroviaria. L’esposizione è al primo piano.
Ambedue gli Infocentri avranno i seguenti orari di apertura: in estate (da aprile a ottobre) il venerdì dalle 13.00 alle 17.00, e il sabato dalle 9.00 alle 17.00. In inverno, invece, saranno aperti unicamente il sabato dalle 13 alle 17. Le iscrizioni per visite di gruppo dovranno essere effettuate direttamente sul sito internet www.galleriasangottardo.ch.

Da www.ticinonews.ch
 
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Una finestra sul secondo tunnel del San Gottardo
Apre i battenti lo spazio museale dedicato alla costruzione del secondo tunnel del San Gottardo

Inaugurato l’infocentro presso la stazione Ffs. Parola d’ordine multimedialità, con residenti e turisti che potranno scoprire i dettagli del progetto per la realizzazione del secondo tubo.
Informare in modo continuo, completo e il più esaustivo possibile sugli importanti lavori in programma. Con questo obiettivo è stato inaugurato ieri, alla stazione Ffs di Airolo, l’infocentro del progetto per la realizzazione della seconda galleria autostradale del San Gottardo, opera da circa 2 miliardi di franchi che secondo la tabella di marcia si concluderà nel 2029, per poi lasciare spazio al risanamento dell’attuale tunnel. I lavori preliminari sono iniziati lo scorso maggio. Nel febbraio del 2016, ricordiamo, il 57% del popolo svizzero si era espresso a favore del progetto.

Parola chiave ‘multimedialità’ Finanziato dall’Ufficio federale delle strade (Ustra) all’interno di uno stabile dismesso messo a disposizione dalle Ffs, si tratta di uno spazio museale con l’obiettivo di invogliare la popolazione a interagire e toccare con mano quello che è esposto. «Non sarà un museo fine a se stesso», ha sottolineato durante il suo intervento Marco Fioroni, capo della filiale Ustra di Bellinzona. La parola chiave, ha spiegato Fioroni, è ‘multimedialità’: le postazioni sono infatti interattive, ciò significa che si possono trovare parecchie informazioni in formato elettronico, visionare immagini e video e persino partecipare a dei quiz. Oltre alle postazioni multimediali, si potranno osservare le diverse attività della fresa meccanica che dal 2024 inizierà a scavare la seconda galleria, mentre su altri pannelli sono illustrate le informazioni principali del progetto. «Il Primo agosto si festeggia la coesione del Paese. E abbiamo voluto inaugurare oggi l’infocentro perché il suo obiettivo sarà proprio quello di coinvolgere la popolazione e renderla partecipe di quello che stiamo costruendo», ha aggiunto Fioroni.

Valore economico e turistico
Il punto informativo di Airolo, che sarà gestito dal Comune, sarà anche luogo di partenza per le visite guidate sul cantiere. «Arricchirà la zona anche a livello turistico, ponendosi come ulteriore opportunità di intrattenimento e cultura per gli ospiti della regione, che sostano nei ristoranti o pernottano in valle, negli alberghi e nelle case di vacanza», ha aggiunto il capo della filiale Ustra di Bellinzona, esprimendo l’auspicio che questa moderna esposizione possa incentivare i giovani ticinesi ad avvicinarsi all’ingegneria. «Negli ultimi anni è stata spesso sottolineata dalle organizzazioni di categoria la carenza di ingegneri in Svizzera. L’infocentro vorrebbe anche fungere da incentivo per i giovani ad avvicinarsi a questa professione impegnativa, ma allo stesso tempo affascinante».
Oltre ad Airolo, anche il Comune di Göschenen ha inaugurato ieri il suo infocentro. In totale l’investimento complessivo sostenuto dall’Ustra per i due centri ammonta a circa 1,5 milioni di franchi. ‘Ci aspettiamo fino a 10mila
visitatori all’anno’
«Un lavoro eccellente», ha affermato il sindaco di Airolo Oscar Wolfisberg, ringraziando l’Ustra per avere elaborato l’idea. «Uno stabile dismesso che ora rivivrà anche come importante attrazione turistica», ha rimarcato il sindaco, ponendosi l’obiettivo come Comune di effettuare, grazie a intraprendenza e qualità, una promozione attiva per attrarre varie tipologie di visitatori (scuole, gruppi, associazioni). «Non sarà come l’infocentro di Pollegio per il cantiere AlpTransit, ma ci aspettiamo comunque fino a 10mila visitatori all’anno», ha dichiarato Wolfisberg, evidenziando quindi l’indotto economico che il centro potrebbe generare per la regione.

Clima di festa
Insieme ai discorsi delle autorità (presente anche il consigliere di Stato Norman Gobbi in rappresentanza del governo cantonale), sul piazzale della stazione Ffs hanno echeggiato le note della Filarmonica alta Leventina. Il Salmo svizzero, la benedizione del parroco Don Elizalde Demdam, il taglio del nastro e poi spazio alla prima visita dell’infocentro da parte dei numerosi presenti.

Si punta a un’apertura per 4-5 giorni a settimana
Sarà possibile visitare i due infocentri nei seguenti orari di apertura: fino a ottobre il venerdì dalle 13 alle 17 e il sabato dalle 9 alle 17. In inverno invece saranno aperti unicamente il sabato dalle 13 alle 17. A lungo andare, ha informato il sindaco Wolfisberg parlando della struttura di Airolo, l’obiettivo è quello di aprire 4-5 giorni a settimana. Le iscrizioni per visite di gruppo dovranno essere effettuate direttamente sul sito www.galleriasangottardo.ch.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 agosto 2021 de La Regione
 
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Servizio all’interno dell’edizione di domenica 1 agosto 2021 de Il Quotidiano
 
(Immagine: www.galleriasangottardo.ch)
Un weekend intenso per la Centrale comune d’allarme (CECAL)

Un weekend intenso per la Centrale comune d’allarme (CECAL)

Comunicato stampa

Le forti piogge del fine settimana hanno messo a dura prova territorio, abitati e strade ticinesi. In quest’ambito la Centrale comune d’allarme (CECAL) è stata sottoposta ad un’intensa attività per rispondere a oltre 4’000 richieste della popolazione, giunte al 117 e al 118, e per coordinare i numerosi interventi derivanti dal maltempo, che hanno visto all’opera Polizia, Pompieri e Protezione civile. Alle chiamate in entrata bisogna pure aggiungerne 789 in uscita. La CECAL ha saputo far fronte alla situazione anche perché, viste le previsioni, era già stato rinforzato il personale. Tutte le postazioni di lavoro erano infatti occupate da un operatore con la possibilità da parte del sistema di aiuto alla condotta di poter far fronte a 50 chiamate in simultanea. Un limite sistemico che, all’apice degli eventi meteorologici, è stato superato, non consentendo la risposta ad alcune chiamate degli utenti. Una ventina di chiamate sono state invece deviate oltre Gottardo per poi essere reindirizzate alla CECAL. Gli interventi segnalati alla Centrale sono stati 370 in totale, con casistica suddivisa in particolare in allarmi acqua, allarmi, eventi naturali ed inquinamenti. Ulteriori interventi sono stati inoltre richiesti dalla popolazione direttamente nei luoghi toccati. La situazione meteo straordinaria ha permesso di testare con successo l’integrazione del 118 presso la CECAL, implementata lo scorso mese di luglio. Come per ogni evento di carattere straordinario, il primo di questa portata dall’introduzione del nuovo sistema di condotta, nel corso di questa settimana verrà fatta una prima valutazione dettagliata, alfine di migliorare ulteriormente gli aspetti tecnici. 

 

 

«Liebe Deutschschweizer, wir brauchen euch!»

«Liebe Deutschschweizer, wir brauchen euch!»

Da www.blick.ch

Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi zum Massentourismus
Die Schweizer verbringen wegen Corona die Ferien im eigenen Land. Das Tessin wird von Touristen überrannt. Ins schöne Verzascatal pilgern an einem Tag bis zu 10’000 Gäste. Das Gedränge in den Tälern und Grotti freut den Tessiner Regierungspräsidenten Norman Gobbi.

https://www.blick.ch/news/schweiz/tessin/tessiner-regierungspraesident-norman-gobbi-zum-massentourismus-liebe-deutschschweizer-wir-brauchen-euch-id16014344.html

Punto informazioni 2020 – uno sportello mobile per la Polizia cantonale

Punto informazioni 2020 – uno sportello mobile per la Polizia cantonale

Comunicato stampa

Come ogni estate, sole e caldo sono sinonimo anche di un aumento della frequentazione dei luoghi di villeggiatura e delle valli ticinesi. L’incremento dell’attività di polizia di prossimità è quindi fondamentale nell’ottica della prevenzione di reati, incidenti o di infortuni dovuti alle attività sportive e di svago. È in questo contesto che si inserisce il nuovo progetto della Polizia cantonale “Punto informazioni 2020” promosso come fase pilota nel Locarnese e fondato anche sulle esperienze fatte nei servizi speciali di pattuglia effettuati durante il periodo dell’emergenza sanitaria. In concreto è stato attivato uno sportello mobile della Polizia cantonale che, spostandosi di volta in volta nella regione, fungerà da punto di informazioni, allo scopo di fornire gli usuali servizi e consulenze di polizia, favorire un contatto attivo con la popolazione e con i turisti. Il furgone, adibito appunto a sportello mobile, è attrezzato per la ricezione di denunce e provvisto di diverso materiale di prevenzione. Ad esso si aggiungono due e-bike, che permetteranno agli agenti di pattugliare zone discoste e non raggiungibili sulle quattro ruote, favorendo inoltre il contatto diretto con la popolazione. Al termine della fase pilota, il “Punto di informazioni 2020” sarà promosso e impiegato in altre regioni del Cantone Ticino. L’obiettivo è quello di garantire a tutti un’estate all’insegna della sicurezza.

Per i prossimi tre giorni lo sportello mobile stazionerà nelle seguenti località:

27.06.2020

  • Vira Gambarogno – Piazzale Comunale (10.00-12.00)
  • Gerra Gambarogno – Bivio per Vairano (13.30-15.00)
  • Piazzogna – Parcheggi scuole (15.45-17.00)

28.06.2020

  • Vergeletto – Paese (10.00-12.00)
  • Russo – Paese (13.30-15.00)
  • Verscio – Piazza (15.45-17.00)

29.06.2020

  • Tenero – Zona Campeggio Campofelice (10.00-12.00)
  • Minusio – Parcheggio Mappo (13.30-15.00)
  • Gordola – Posteggio ex Posta (15.45-17.00). 

 

Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto

Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto

Questa sera alle 19:05 su Teleticino Gianfranco De Santis e Norman Gobbi andranno sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
 
La meravigliosa Valle del Sole fa da cornice a questa puntata di “Treks Vacanze in Ticino”. L’accompagnatore di Gianfranco De Santis conosce molto bene la Valle di Blenio: la passeggiata si svolge infatti in compagnia del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Queste le tappe previste lungo il percorso, un giro ad anello della durata di circa un’ora, che parte da Corzoneso Alto, passa da Casserio e Cumiasca per ammirare Ur Murin da Curzönas, la Casa Rotonda e la Targa commemorativa Buzza.
 
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto