“Con lui un rapporto diretto e franco, a volte ruvido”
«La Lega italiana di oggi non è certo quella di Bossi. Di federalismo non si parla più, e devolution è tornata a essere una parola straniera – rileva il municipale di Lugano e consigliere nazionale Lorenzo Quadri –. La Lega di adesso si è intruppata in un governo che è centralista e che è sovranista solo a parole perché nei fatti è succube dell’Unione europea. Sembra che il principale progetto della Lega italiana sia il ponte sullo Stretto di Messina, che forse con la Padania non c’entra granché. Per non dire poi dell’attuale leader, Matteo Salvini, tra quelli che non hanno perso occasione per infamare la Svizzera dopo il tragico rogo di Crans-Montana a scopo di autopromozione sui social, cosa che Bossi mai avrebbe fatto». Tra il fondatore della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca e Umberto Bossi, aggiunge Quadri, «c’era uno stretto rapporto: su certe cose vi era unità di vedute, su altre no. Del resto, come dico sempre, “ognuno fa il leghista in casa propria”. Il Nano e Bossi, continua l’esponente dei leghisti ticinesi, “condividevano comunque una visione sovranista, di autonomia dei popoli».
L’11 marzo del 2004 il leader della Lega Nord e ministro per le Riforme venne colpito da un ictus. Bossi rimase ricoverato all’ospedale di Varese sino al 3 maggio, quando improvvisamente lo lasciò. Da allora la sua nuova destinazione fu un mistero. Fino al 19 giugno. Perché quel giorno ‘laRegione’ pubblicò la notizia che Bossi era degente da alcune settimane alla Hildebrand di Brissago. L’allora sessantatreenne politico italiano aveva deciso di affidarsi alle cure della clinica e centro di riabilitazione locarnese, dove era stato ricoverato nel massimo riserbo. Lo stesso giorno in cui il nostro giornale riferì dell’approdo ticinese di Bossi, il numero due della Lega Nord Roberto Maroni, deceduto nel novembre 2022, tentò di smentire lo scoop. “Però, buon per Bossi se fosse ricoverato sul Lago Maggiore, è uno splendido lago che conosco e apprezzo molto. Mi spiace per il giornale svizzero, ma non è così”, aveva dichiarato all’Ansa. ‘laRegione’ riferì invece il vero. Tant’è che il 23 giugno la Hildebrand con una nota stampa confermò la degenza nella struttura di Brissago di Umberto Bossi. Il quale “è sulla via di un progressivo recupero”, scrisse fra l’altro la clinica.
A Brissago andò a trovarlo fra gli altri Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del governo italiano (più volte primo ministro, l’imprenditore e artefice di Forza Italia è morto nel 2023). Era il pomeriggio del 7 settembre (2004). Un martedì. Quella di Berlusconi fu una visita lampo. L’incontro durò circa mezz’ora, dalle 17, in una saletta al quarto piano dell’istituto di cura, indicò ‘laRegione’ nell’edizione del giorno dopo. Nulla però trapelò circa i contenuti di quell’incontro. Ci fu un’altra visita di Berlusconi a Bossi, ancora convalescente a Brissago. Era il 16 novembre. Un vero e proprio summit quella volta. Tre ore. Presenti, riportarono le agenzie di stampa: Bossi, Berlusconi, Roberto Calderoli, Aldo Brancher, Giancarlo Giorgetti. “Con Bossi oggi abbiamo parlato della composizione di governo, e lui ha convenuto con me sulla visione che ho io”, dichiarò Berlusconi al termine della riunione.
Da www.laregione
(Immagine: Ti-Press)
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Umberto Bossi, il ricordo di Norman Gobbi all’interno dell’edizione di venerdì 20 marzo 2026 del Telegiornale RSI
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