‘Un uomo che ha cambiato la politica italiana, Bossi voleva bene al Ticino’

‘Un uomo che ha cambiato la politica italiana, Bossi voleva bene al Ticino’

Norman Gobbi e Lorenzo Quadri ricordano il fondatore della Lega Nord.
“Con lui un rapporto diretto e franco, a volte ruvido”
 
«La prima volta che incontrai Umberto Bossi fu nel 1996 quando organizzammo una trasferta con la Lega dei Ticinesi. Andammo a vederlo raccogliere l’acqua del Po per proclamare l’indipendenza della Padania». Parte da un ricordo personale il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi nel ricordare Umberto Bossi, storico fondatore della Lega Nord scomparso ieri all’età di 84 anni. «Rimasi impressionato dal suo carisma e dalla capacità di coinvolgere le persone. Negli anni il rapporto si è rafforzato, anche grazie a Giuliano Bignasca. Tra Bossi e il Nano c’era una sintonia naturale: un modo di fare diretto, a tratti ruvido, ma sempre autentico. Ricordo diversi momenti conviviali: si stava a tavola, si parlava, si discuteva senza filtri». Un rapporto fatto anche di scambi personali: «Una sera – racconta Gobbi – l’abbiamo portato in un grotto del Locarnese insieme a Giancarlo Giorgetti e Roberto Maroni. Più che un incontro istituzionale, sembrava una riunione tra amici, dove la politica si intrecciava naturalmente con la relazione personale. Bossi è stato una figura dirompente. Ha rotto schemi consolidati e ha cambiato profondamente il modo di fare politica in Italia. Prima di lui, nessuno avrebbe avuto il coraggio di esprimersi con quella chiarezza e quella forza. Il suo è stato un percorso straordinario, con luci e ombre, ma sempre segnato da una forte coerenza. Non ha mai nascosto né i suoi valori né i suoi limiti». C’è poi la politica, e i rapporti non sempre facili tra Svizzera e Italia. «Bossi voleva bene al Ticino, aveva un legame stretto fatto di riconoscenza personale, ma anche di una vicinanza politica e culturale. Con lui i rapporti transfrontalieri si affrontavano senza troppi filtri: si andava subito al punto, con franchezza. Lo raccontano bene certi episodi. Una volta, in piena seduta parlamentare durante le discussioni sui ristorni, mi chiamò e, senza preamboli, mi passò Giulio Tremonti per parlare di fiscovelox. Era il suo modo: diretto, immediato».

«La Lega italiana di oggi non è certo quella di Bossi. Di federalismo non si parla più, e devolution è tornata a essere una parola straniera – rileva il municipale di Lugano e consigliere nazionale Lorenzo Quadri –. La Lega di adesso si è intruppata in un governo che è centralista e che è sovranista solo a parole perché nei fatti è succube dell’Unione europea. Sembra che il principale progetto della Lega italiana sia il ponte sullo Stretto di Messina, che forse con la Padania non c’entra granché. Per non dire poi dell’attuale leader, Matteo Salvini, tra quelli che non hanno perso occasione per infamare la Svizzera dopo il tragico rogo di Crans-Montana a scopo di autopromozione sui social, cosa che Bossi mai avrebbe fatto». Tra il fondatore della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca e Umberto Bossi, aggiunge Quadri, «c’era uno stretto rapporto: su certe cose vi era unità di vedute, su altre no. Del resto, come dico sempre, “ognuno fa il leghista in casa propria”. Il Nano e Bossi, continua l’esponente dei leghisti ticinesi, “condividevano comunque una visione sovranista, di autonomia dei popoli».

L’11 marzo del 2004 il leader della Lega Nord e ministro per le Riforme venne colpito da un ictus. Bossi rimase ricoverato all’ospedale di Varese sino al 3 maggio, quando improvvisamente lo lasciò. Da allora la sua nuova destinazione fu un mistero. Fino al 19 giugno. Perché quel giorno ‘laRegione’ pubblicò la notizia che Bossi era degente da alcune settimane alla Hildebrand di Brissago. L’allora sessantatreenne politico italiano aveva deciso di affidarsi alle cure della clinica e centro di riabilitazione locarnese, dove era stato ricoverato nel massimo riserbo. Lo stesso giorno in cui il nostro giornale riferì dell’approdo ticinese di Bossi, il numero due della Lega Nord Roberto Maroni, deceduto nel novembre 2022, tentò di smentire lo scoop. “Però, buon per Bossi se fosse ricoverato sul Lago Maggiore, è uno splendido lago che conosco e apprezzo molto. Mi spiace per il giornale svizzero, ma non è così”, aveva dichiarato all’Ansa. ‘laRegione’ riferì invece il vero. Tant’è che il 23 giugno la Hildebrand con una nota stampa confermò la degenza nella struttura di Brissago di Umberto Bossi. Il quale “è sulla via di un progressivo recupero”, scrisse fra l’altro la clinica.

A Brissago andò a trovarlo fra gli altri Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del governo italiano (più volte primo ministro, l’imprenditore e artefice di Forza Italia è morto nel 2023). Era il pomeriggio del 7 settembre (2004). Un martedì. Quella di Berlusconi fu una visita lampo. L’incontro durò circa mezz’ora, dalle 17, in una saletta al quarto piano dell’istituto di cura, indicò ‘laRegione’ nell’edizione del giorno dopo. Nulla però trapelò circa i contenuti di quell’incontro. Ci fu un’altra visita di Berlusconi a Bossi, ancora convalescente a Brissago. Era il 16 novembre. Un vero e proprio summit quella volta. Tre ore. Presenti, riportarono le agenzie di stampa: Bossi, Berlusconi, Roberto Calderoli, Aldo Brancher, Giancarlo Giorgetti. “Con Bossi oggi abbiamo parlato della composizione di governo, e lui ha convenuto con me sulla visione che ho io”, dichiarò Berlusconi al termine della riunione.

Da www.laregione

(Immagine: Ti-Press)

****

Umberto Bossi, il ricordo di Norman Gobbi all’interno dell’edizione di venerdì 20 marzo 2026 del Telegiornale RSI

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3611241