La protezione civile apre le porte

La protezione civile apre le porte

Da www.rsi.ch/news

Riuniti sul Monte Ceneri i vari attori che compongono l’apparato per la sicurezza sul territorio

Una giornata di porte aperte si è tenuta mercoledì mattina al Centro d’istruzione cantonale del Monte Ceneri. Presenti non solo i militi della protezione civile ma anche le autorità (cantonali e comunali), polizia, pompieri, soccorritori,… ovvero gli attori che compongono il sistema per garantire la sicurezza sul territorio.

Il grosso problema di cui si è discusso è la diminuzione degli effettivi nella protezione civile. In Ticino si è infatti passati da 530 nuovi reclutamenti nel 2010 a 263 nel 2017.

In ballo c’è però la revisione della nuova legge a livello federale, che porterà a un ampliamento del tempo di servizio e della durata della formazione. Meno militi, ma più formati e attivi. È stata anche ribadita la necessità di interventi coordinati e gestiti in primo luogo dalla polizia cantonale.

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La Protezione civile guarda al futuro

La Protezione civile guarda al futuro

Comunicato stampa
Che cosa fa la Protezione civile? Quali sono le sue attività principali? Quale è statal’evoluzione nel contesto della protezione della popolazione? Sono le domandeprincipali a cui ha voluto rispondere la Giornata di Porte Aperte intitolata “Unosguardo al futuro”, tenutasi mercoledì 29 maggio 2019 e voluta dal Dipartimento delle istituzioni con la sua Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con i Consorzi delle Regioni di Protezione civile.
L’appuntamento era fissato a Rivera presso il Centro di formazione della PCi e la Giornata era rivolta al mondo politico cantonale e comunale, nonché ai professionisti del settore della sicurezza (esercito, polizia, pompieri, enti di soccorso). Accanto al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi a fare da padrone di casa, anche i colleghi consiglieri di Stato Claudio Zali, Raffaele De Rosa e il presidente del Governo Christian Vitta, nonché almeno una ventina di deputati in Gran Consiglio. Molti Comuni ticinesi erano rappresentati dai loro sindaci, oppure dai municipali responsabili dei dicasteri sicurezza.L’evento, che ha coperto tutta la mattina protraendosi sino alle ore 13.00, ha vissuto unaprima parte in cui il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato i concetti di politica di sicurezza di fronte alle vecchie e nuove minacce e soprattutto di fronte a situazioni particolari che potrebbero colpire la popolazione: catastrofi naturali, incidenti, epidemie. “Da qui lanecessità di un costante aggiornamento nella strategia di intervento, nel monitoraggio dei pericoli e nella possibilità di collaborazione con tutte le forze chiamate in causa in simili circostanze. E la Protezione civile in questo contesto – ha ricordato Gobbi – assolve un ruolo decisivo e che sempre più vuole essere di sostegno e di supporto alla popolazione”. Anche per questo è in atto una modifica della legge cantonale sulla protezione della popolazione, la cui entrata in vigore è prevista, negli auspici del Capo del Dipartimento, per il primo gennaio 2021.In questa prima parte della Giornata sono pure intervenuti il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, che ha presentato le modalità di intervento nella gestione delle emergenze; il coordinatore della Conferenza dei presidenti di Protezione civile Alessandro Helbling, che ha sottolineato che cosa fanno le organizzazioni regionali di PCi a favore dei Comuni. E da ultimo ha parlato il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla, il quale ha sottolineato le prestazione che la Protezione civile è in grado di fornire a vantaggio della popolazione.Gli ospiti nella seconda parte della Giornata hanno invece potuto seguire – suddivisi in sette gruppi e a rotazione – dimostrazioni pratiche sui sistemi di ingaggio dei militi della PCi: ricerca, localizzazione e salvataggio nelle macerie; pompaggio acqua-sbarramenti, supporto in caso di incendi boschivi; intervento in caso di malattie altamente contagiose; protezione dei beni culturali; allestimento tenda di comando, aiuto alla condotta, rinforzo alla polizia; gestione di generatori di corrente e illuminazione, nonché l’allestimento del Posto di Comando del Consiglio di Stato nei gravi casi di emergenza.
Assemblea ALPA 2019 a Castel San Pietro

Assemblea ALPA 2019 a Castel San Pietro

L’Annuale assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) si è svolta a Castel San Pietro il 25 maggio 2019.
Erano presenti 220 persone, a rappresentare 93 patriziati, con circa 160 delegati. Presenti tra le autorità cantonali e locali il consigliere di stato Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Ticinese Claudio Franscella, il Consigliere Nazionale Marco Romano.
I lavori assembleari sono stati diretti dal presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti. La giornata è stata organizzata dai Patriziati della Valle di Muggio: Bruzella, Cabbio, Castel SanPietro, Morbio Superiore e Muggio.In apertura di seduta, dopo i saluti di rito da parte del Comitato di organizzazione, Loris Spinelli ha presentato le 5 realtà patriziali della valle, evidenziandone le caratteristiche, e la vastità del loro territorio.
Il presidente del Gran Consiglio ticinese Claudio Franscella ha sottolineato il fatto che “Essere patrizi in Ticino non è solo un privilegio, è pure un impegno sociale e istituzionale, una responsabilità nel mantenere vivo il passato e la nostra storia e una dedizione collettiva di servizio pubblico a livello locale a favore di tutta la comunità. Siete nel pieno dell’era dei Patriziati-imprenditori dove cercate di utilizzare in maniera redditizia le vostre proprietà fondiarie generando un indotto finanziario e anche un miglioramento del nostro territorio.”Il saluto del Comitato centrale della Federazione Svizzera dei Patriziati è stato portato da Gaspard Studer, membro di comitato.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, sempre molto attento e vicino alla realtà patriziale, ha evidenziato aspetti molto importanti: “Prendo spunto da un dato di fatto incontestabile: il Patriziato continua a rimanere un punto fermo nel quadro istituzionale ticinese e piace alla classe politica cantonale. Dico questo, forte del sostegno che la recente revisione parziale della Legge organica patriziale ha ottenuto davanti al Gran Consiglio. Modifiche legislative accolte all’unanimità dal Parlamento, segno che quanto viene portato avanti trova i favori e un convinto sostegno. … Il Patriziato – lo voglio ribadire a chiare lettere – dovrà sempre mantenere le sue due caratteristiche che ne definiscono la natura stessa: avere cura e promuovere il territorio che ancestralmente è chiamato ad amministrare, ed essere custode nel solco della tradizione dell’identità e cultura locale.”
Il tema della revisione parziale della Legge organica patriziale è stato un punto importante anche nella relazione del presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti: “L’approvazione all’unanimità da parte del Gran Consiglio è anche dovuta al contributo dei singoli Patriziati, grazie all’importante ingaggio in fase di consultazione preventiva delle modifiche.” Zanetti sottolinea anche “il ruolo attivo dei Patriziati che si stanno mostrando in gran parte sempre più forti anche verso l’autorità cantonale, riuscendo a raggiungere quelle visioni di alcuni anni or sono, dove vi è stato un importante cambio di rotta verso una nuova dimensione dei Patriziati stessi, nel lavoro mirato alla conservazione e alla promozione del nostro patrimonio territoriale.” La relazione presidenziale ha toccato pure il tema dell’aggiornamento dello studio strategico sui Patriziati del 2009. “Si tratterà di capire quali sono stati gli effetti dopo l’introduzione del Fondo per la gestione del territorio o se vi sono situazioni particolari che possono essere migliorate in modo anche d’identificare dei progetti strategici per valorizzare in maniera appropriata il Patriziato ticinese. Questa necessità è dettata dalla consapevolezza che in questi dieci anni vi sono stati degli importanti mutamenti e anche la realtà patriziale del nostro Cantone è andata modificandosi. Ciò potrebbe portare a degli aggiustamenti in alcuni ambiti ma anche a delle importanti opportunità per l’entità patriziale, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente gli Enti patriziali.
L’ALPA è coinvolta in questo nuovo studio strategico all’interno di un’apposita commissione istituita ad hoc. Dopo questo studio si vorrebbe poi partire con un’ulteriore miglioramento dell’offerta per le Amministrazioni patriziali: la creazione dell’elenco elettronico dei Patrizi ticinesi, deciso nell’ambito della revisione parziale della LOP.”Per la Rivista Patriziale Ticinese, il redattore responsabile Gustavo Filliger ha fornito i dati statistici del trimestrale dell’ALPA: abbonati sostanzialmente stabili, attorno alle 2000 unità, tiratura leggermente aumentata a 3200 copie per numero e prezzo dell’abbonamento fermo da parecchi anni a 20 franchi all’anno.Patrizia Gobbi, rappresentante ALPA nella Commissione del Fondo di aiuto e del Fondo per la gestione del territorio ha informato sui sussidi erogati nel 2018: complessivamente quasi 800 mila franchi.
Carlo Scheggia, rappresentante ALPA in seno a Federlegno.ch, ha evidenziato lo sforzo di promuovere il legno quale materiale da costruzione e d’energia. Uno sforzo che coinvolge in maniera sempre più marcata tutta la filiera, con la possibilità di lavorare spalla a spalla tra operatori di diversi ambiti: impresario forestale, segantino e falegname, carpentiere. Questo ha dato anche risultati pratici di rilievo: citiamo soltanto il progetto dei lamellari di castagno, che ha impegnato costantemente Federlegno negli ultimi 3 anni, dovendosi così confrontare con il mondo produttivo.Per l’associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori, Germano Mattei ha riportato l’attenzione sui pericoli legati alla presenza dei lupi sul territorio cantonale.
I conti consuntivi 2018 e i preventivi 2019 dell’Alleanza Patriziale Ticinese sono stati presentati dal segretario e contabile dell’ALPA Gianfranco Poli. I conti sono stati approvati all’unanimità, come pure tutte le relazioni presentate nel corso dell’Assemblea. L’ALPA ha un consuntivo di spese di oltre 110’000 franchi e quest’anno ha chiuso con un leggero avanzo di esercizio di circa 4000 franchi.
Al termine dei lavori assembleari è stata designata la località che ospiterà l’Assemblea ALPA 2020. L’Assemblea si svolgerà ad Airolo, organizzata dal locale Patriziato. La giornata assembleare è proseguita dopo mezzogiorno con l’aperitivo, il pranzo in comune a base di prodotti locali e le visite guidate a scelta: Museo etnografico Valle di Muggio – Cabbio, Mulino di Bruzella – Bruzella, Vivaio cantonale di Lattecaldo – Morbio Superiore.
 
 
(Foto: sito web Alpa)

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Servizio all’interno dell’edizione di sabato 25 maggio 2019 de Il Quotidiano
 
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 maggio 2019 de La Regione

Proprietari di mezzo cantone

Nonostante il meteo inclemente, sabato si è svolta a Castel San Pietro l’assemblea annuale dell’Alleanza patriziale ticinese (Alpa). All’appuntamento hanno detto ‘presente’ circa 200 delegati dei patriziati locali, il consigliere di Stato Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, nonché diversi membri delle Autorità nazionali e regionali. «Un successo» secondo gli organizzatori, che hanno lamentato soltanto di non essere riusciti a svolgere la visita in programma al Mulino di Bruzella per via della pioggia. «Siamo molto felici che tutti i patrizi abbiano avuto la possibilità di vedere la Valle di Muggio» ha riferito alla ‘Regione’ Marialuce Valtulini, segretaria del comitato organizzatore. Durante gli interventi di rigore, Tiziano Zanetti, presidente dell’Alpa, Gobbi e Franscella hanno tutti quanti sottolineato l’importanza dei patriziati, in particolare «in un momento storico in cui mutano i confini giurisdizionali dei comuni». «Il processo aggregativo – ha affermato il direttore del Dipartimento delle istituzioni – può raggiungere i suoi obiettivi, cioè portare vantaggi di carattere sociale ed economico ai residenti, solo se sappiamo mantenere e sviluppare sul territorio tutte le potenzialità presenti nelle nostre comunità». In questo senso Gobbi si è detto convinto che «il patriziato continua a rimanere un punto fermo nel quadro istituzionale ticinese». Per il presidente dell’Alpa le situazioni di aggregazioni comunali sono state delle «opportunità per dimostrarsi partner affidabili e di supporto ai nuovi grandi comuni». Inoltre, secondo Zanetti, i patriziati hanno assunto un ruolo sempre più marcato nella rete di gestione territoriale del Cantone, «e questo impegno influenza positivamente anche il trend economico del Ticino». A questo proposito è stato Claudio Franscella a ricordare che «più della metà del territorio cantonale è occupato dal bosco, patrimonio prevalentemente di proprietà dei patriziati che, con il Cantone, hanno il compito di gestirlo». Il presidente in carica del Gran Consiglio ha anche salutato con favore ciò che ha definito «il nuovo ruolo dei ‘patriziati-imprenditori’» che ha generato un importante indotto finanziario a favore dell’industria turistica ticinese.

Sicurezza privata, nuove norme

Sicurezza privata, nuove norme

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 25 maggio 2019 de La Regione

Più formazione (anche continua), quattro tipi di autorizzazione…
Progetto di legge in consultazione Il governo attende le osservazioni delle cerchie interessate entro fine luglio

Era un auspicio anche della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dossier Argo 1, dal nome dell’agenzia cui il Dipartimento sanità e socialità aveva affidato, senza però la necessaria risoluzione governativa, la sorveglianza dei centri per richiedenti l’asilo: serve “una modifica della Lapis che meglio disciplini questo delicato settore”. Quello appunto delle società di sicurezza private. Ebbene, a poco meno di quattro mesi dalla pubblicazione del rapporto, e relative raccomandazioni, della Cpi, il Dipartimento istituzioni presenta una proposta di modifica della Lapis, la Legge cantonale sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. Un’ampia modifica. Anzi, “una revisione totale” del testo in vigore dal 1976. Insomma una nuova legge. Con un nuovo nome: “Legge sulle prestazioni private di sicurezza”, Lpps. La riforma mira tra l’altro a rafforzare la formazione degli agenti e dei responsabili delle agenzie, a rendere maggiormente efficace il regime autorizzativo e ad aggiornare l’elenco delle attività che necessitano del nullaosta del Cantone. Si tratta, sottolinea in conferenza stampa il consigliere di Stato titolare delle Istituzioni Norman Gobbi, di adeguare le disposizioni alla situazione odierna. Che in Ticino “registra un centinaio di agenzie”, contro la “ventina circa” degli anni Settanta quando ha visto la luce la Lapis, come si ricorda nella bozza di messaggio governativo che accompagna il disegno di legge. Quest’ultimo e il relativo progetto di regolamento sono da ieri in consultazione. Per due mesi, fa sapere Gobbi. Entro fine luglio quindi il Consiglio di Stato attende le osservazioni delle cerchie direttamente interessate (le ditte di sicurezza e di investigazione e gli indipendenti, nonché l’Associazione imprese svizzere servizi di sicurezza), della Procura, del Tribunale cantonale amministrativo, dell’Associazione delle polizie comunali, dei Municipi, dei sindacati e della Commissione paritetica sicurezza. L’adempimento dei compiti da parte degli agenti e degli investigatori privati incaricati richiede elevata professionalità: per questo si pone l’accento sulla formazione. Rafforzandola. In che modo? “Prevedendo una formazione di base specifica a dipendenza del ruolo e una formazione continua a moduli”. Si prospetta poi l’introduzione di quattro tipi di autorizzazione: «Per la ditta di sicurezza, per chi la dirige, per i collaboratori della stessa e per gli agenti indipendenti», spiega il capitano Elia Arrigoni, alla testa dei Servizi generali della Polizia cantonale, che hanno messo a punto il progetto di legge. Dunque, citando la bozza di messaggio in consultazione, si parla di un’autorizzazione per l’esercizio della società di sicurezza o di investigazione, di una per dirigere l’agenzia, di una per gli agenti o per gli investigatori privati alle dipendenze di una ditta e di un’autorizzazione “per coloro che svolgono attività di sicurezza o di investigazione a titolo indipendente”. Altra novità: l’autorizzazione (validità tre anni, ovviamente rinnovabile) accordata all’agente sarà “legata alla sua persona”, cosa che gli permetterà di esercitare “anche per più di un’impresa di sicurezza”. Agli agenti privati la Polizia cantonale rilascerà una tessera di legittimazione. Quella di riconoscimento sarà invece rilasciata dall’agenzia, “così da poter identificare il datore di lavoro”. Non solo; per il responsabile della ditta di sicurezza o di investigazione, sottolinea Arrigoni, «sono previste una formazione accresciuta e l’obbligo di iscriversi nel registro di commercio». Il disegno di legge, inoltre, inserisce nella lista delle mansioni che vanno autorizzate (“Sorveglianza e controlli; gestione del traffico; protezione di persone e beni; trasporti securizzati; investigazione”) anche la “gestione di centrali d’allarme con sorveglianza audio e/o video”.
«Le proposte vanno nella giusta direzione: l’obiettivo è anche di evitare il ripetersi di gravi disfunzioni che hanno interessato alcune agenzie, a scapito degli agenti e della sicurezza», dice alla ‘Regione’ Giangiorgio Gargantini del sindacato Unia. Con lui, alla conferenza stampa di ieri, Oswaldo Formato, da marzo ispettore cantonale per l’unità di controllo istituita dalla Commissione paritetica del contratto collettivo di lavoro per il settore agenzie di sicurezza privata.

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 25 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Sicurezza: agenzie private senza zone d’ombra

In consultazione la nuova legge per regolamentare in modo più chiaro le attività di sorveglianza e d’investigazione Autorizzazioni meglio definite e tessere per identificare gli agenti
Gobbi: «Settore da riordinare anche dopo Argo1»

«Quello delle attività private di sicurezza è un settore che periodicamente necessita di essere riordinato». Anche così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha sottolineato l’urgenza di una nuova legge che regoli il funzionamento del settore della sorveglianza e dell’investigazione in Ticino. A maggiore ragione alla luce dell’età dell’attuale impianto legislativo, la cosiddetta LAPIS, in vigore ormai dal 1976. Anche a seguito della sospensione a tempo indeterminato del concordato intercantonale, il Consiglio di Stato ha deciso di rompere gli indugi e presentare un progetto «al passo con i tempi» per dirla sempre con Gobbi. «Vanno aggiornati diversi aspetti e chiarite alcune zone grigie, tenuto conto dell’evoluzione di un settore che è in crescita» ha aggiunto, illustrando i cardini della neo legge sulle prestazioni private di sicurezza (LPPS) ora posta in consultazione fino a fine luglio. Nel dettaglio, ha indicato il consigliere di Stato, «vogliamo regolamentare in maniera chiara e precisa un settore delicato, aumentare gli standard in materia di formazione, e al contempo mantenere elevati requisiti personali e professionali a fronte di un ambito sensibile che si affianca all’attività dello Stato». Un cambio di marcia, questo, richiesto da diversi atti parlamentari e soprattutto – ha ricordato Gobbi – «dalla Commissione parlamentare d’inchiesta istituita per fare luce sul caso Argo1» (vedi la scheda a lato), l’agenzia privata finita nell’occhio del ciclone anche per la sua conduzione operativa tutto fuorché trasparente. «Questo caso – si legge nel messaggio governativo –ha infatti portato alla luce alcune fragilità del sistema attualmente in vigore; fragilità che sono state oggetto di due rapporti: il primo della Commissione della gestione e delle finanze e il secondo della Commissione speciale scolastica. Questi due rapporti, pur evidenziando problematiche diverse, sono entrambi giunti alla conclusione che delle modifiche si rendevano necessarie».

«Non una delega di compiti»
Non a caso tra le novità più importanti della legge figura un nuovo regime autorizzativo obbligatorio, declinato a seconda dell’importanza del ruolo all’interno delle agenzie di sicurezza, «che definirà in modo chiaro le attività soggette e andrà a sostituire l’attuale obbligo di notifica» ha spiegato il responsabile dei Servizi generali della polizia cantonale Elia Arrigoni. «Lo scopo non è quello di autorizzare l’ente pubblico a delegare i suoi compiti al privato, ma permettere allo Stato di avvalersi di questo partner per ottimizzare l’uso di risorse più care e specialistiche della polizia cantonale» ha aggiunto Arrigoni. Il tutto precisando anche quei compiti di «minore importanza» che potranno passare nelle mani delle società private. A fronte anche delle richieste sindacali, verso un settore spesso contraddistinto da impieghi provvisori e per più datori di lavoro, come detto pure la formazione e l’ambito dei controlli sarà rafforzato (seppur semplificato). «Sarà istituita la figura del rappresentante responsabile, il cui ruolo legale nei confronti di terzi richiederà una formazione accresciuta così come l’iscrizione al registro di commercio» ha indicato Arrigoni. Per poi aggiungere: «La novità per gli agenti riguarda la personale autorizzazione a operare, che non sarà più legata a una determinata agenzia ma sarà rilasciata singolarmente». Non solo. Al fine di permettere alla polizia cantonale e alle autorità di verificare la legittimazione a operare, saranno introdotte due tessere d’identificazione per gli agenti privati: quella di legittimazione, rilasciata dalla polizia e che l’agente dovrà portare in modo visibile, e quella di riconoscimento, concessa dall’agenzia e necessaria per riconoscere il datore di lavoro. E, va di pari passo, il rispetto del Contratto collettivo di lavoro in vigore nel settore.

Attive 92 società
Stando ai dati resi noti dalla polizia cantonale attualmente sono registrate 92 agenzie di sicurezza a livello cantonale, per un totale di oltre 1.100 agenti. Come detto per poter esercitare sul terreno varranno quattro tipi di autorizzazione tutte valide per un periodo di 3 anni: una per l’esercizio di un’impresa di sicurezza o di investigazione, un’autorizzazione per dirigere un’impresa di sicurezza, un’autorizzazione per gli agenti di sicurezza o investigatori privati che sono alle dipendenze di un’impresa di sicurezza e un’ultima autorizzazione per colo che svolgono attività di sicurezza o investigazione a titolo indipendente. Per quanto concerne invece la formazione, se i moduli non cambieranno per i normali agenti di sicurezza diverso sarà il discorso per chi ambisce a operare quale indipendente o rappresentante responsabile. I rispettivi percorsi, è stato spiegato, saranno rafforzati attraverso dei nuovi moduli relativi alla conoscenza della legislazione cantonale (per gli indipendenti) e alla gestione aziendale e operativa (per la figura responsabile).


La scheda

La cronistoria
Attualmente in Ticino fa stato la legge sulle attività private d’investigazione e sorveglianza (LAPIS), entrata in vigore nel 1976. Nel 2013 il Canton Ticino ha aderito al concordato sulle prestazioni di sicurezza effettuate da privati promosso dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. A seguito del passo indietro dei Cantoni Berna e Zurigo l’entrata in vigore del Concordato è stata sospesa a tempo determinato. Di qui la decisione del Governo di procedere con una nuova legge cantonale.

Il settore
Attualmente in Ticino sono registrate 92 agenzie di sicurezza. Nel complesso gli agenti riconosciuti sono 1.121, mentre sono 55 le figure che operano quali indipendenti sia nel settore della sicurezza sia in quello dell’investigazione. A livello svizzero ci sono invece più di 900 ditte con circa 22.000 dipendenti che lavorano nel campo dei servizi di sicurezza.

Le norme da rivedere
Attraverso una revisione totale dell’attuale impianto legislativo, è proposta la nuova normativa (e la nuova denominazione) «Legge sulle prestazioni private di sicurezza» (LPPS). Il Governo ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di avviare una procedura di consultazione sul nuovo progetto di legge. Le prese di posizione sono attese entro il 31 luglio 2019.

La richiesta della CPI
Nel suo rapporto sul caso Argo1, la Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) aveva avanzato una serie di raccomandazioni al Consiglio di Stato, tra cui una riferita all’ambito delle agenzie di sicurezza private e in particolare all’istruzione del personale. «Constatato come il concordato intercantonale concernente le agenzie di sicurezza private non è stato sottoscritto da alcuni Cantoni, invitiamo il Dipartimento delle istituzioni a valutare la possibilità di presentare una modifica della Lapis che meglio disciplini questo delicato settore. Già è stato compiuto un importante lavoro a livello della formazione, sia degli agenti sia dei quadri dirigenti». Il progetto di nuova legge si prefigge di rispondere a questa raccomandazione.

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 24 maggio 2019 de Il Quotidiano

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Il Tenente Colonnello Manuel Rigozzi è il nuovo presidente della Società Ticinese degli Ufficiali

Il Tenente Colonnello Manuel Rigozzi è il nuovo presidente della Società Ticinese degli Ufficiali

Da www.tio.ch
 
All’assemblea sono intervenuti anche il Capo dell’esercito Comandante di corpo Philippe Rebord e il presidente della Società Svizzera degli Ufficiali Stefan Holenstein

Il Ten Col SMG (tenente colonnello di stato maggiore generale) Manuel Rigozzi è stato designato per acclamazione nuovo presidente della Società Ticinese degli ufficiali (STU) in occasione dell’assemblea generale, tenutasi questa mattina a Locarno. Succede al Col Marco Lucchini, che nel suo discorso di commiato ha ricordato i momenti salienti dell’ultimo anno, sottolineando i numerosi eventi che l’hanno caratterizzato e «il costante impegno dell’ufficialità ticinese a difesa e promozione dei valori che fanno la forza del sistema elvetico».

Il presidente della Società Svizzera degli Ufficiali (SSU) Col SMG Stefan Holenstein, esprimendosi in italiano, ha salutato positivamente l’arrivo per la prima volta di una donna alla testa del Dipartimento della Difesa, della Protezione della Popolazione e dello Sport. Di fronte alle scelte urgenti e prioritarie che attendono il settore – a cominciare dal nuovo aereo da combattimento e dal rinnovo dell’armamento terra-aria – Holenstein ha invitato la politica a compiere uno sforzo ulteriore, non facendo mancare i mezzi finanziari necessari. Ma ha anche assicurato l’appoggio della SSU ai passi fin qui compiuti: «ora bisogna continuare risoluti, per salvare il nostro esercito di milizia».

Il consigliere di Stato Norman Gobbi, dopo aver espresso la sua posizione contraria alla nuova legge sulle armi, si è soffermato sull’incoraggiante presenza femminile alle Giornate informative sull’esercito; sugli impegni di rinnovamento e consolidamento che attendono le infrastrutture militari in Ticino; sul problema dell’italianità e delle lingue, con le difficoltà crescenti che si incontrano nell’inserire i giovani ticinesi in molti percorsi di formazione specialistici.

Piatto forte dell’assemblea è stata la relazione del Capo dell’esercito cdt di C (comandante di corpo) Philippe Rebord, che ha fatto il punto sui problemi d’attualità. Ha manifestato soddisfazione per la scelta del Consiglio Federale di destinare 8 miliardi (attingendo la budget orinario) all’aviazione e alla difesa terra-aria. Ha parlato di una «dimostrazione di fiducia della politica. Ora si tratta di salvaguardare il “pacchetto completo” sul cammino che lo attende». Tra le minacce ha evidenziato quella dei “cyberattacchi”. Una prima risposta è stata nell’avvio, «con successo», delle scuole reclute specializzate. «Ma bisognerà fare di più. Anche sul fronte delle riforme si sono compiuti passi avanti (attuazione dell’Ulteriore Sviluppo dell’Esercito, USEs), con l’aumento della prontezza, la migliore istruzione dei quadri, il completamento dell’equipaggiamento per le formazioni di impiego, la regionalizzazione di reparti e corsi».
Spina nel fianco rimane la questione del Servizio Civile, «che sottrae un numero crescente di giovani già incorporati. La revisione della legge è necessaria e urgente. La battaglia si annuncia difficile, anche perché è molto più facile “vendere” il servizio civile, con la sua immagine di utilità diretta e i vantaggi che porta al singolo (tempi, luoghi, modalità di svolgimento praticamente “a scelta”). È chiaro che servire lontano da casa, con i disagi della vita sul terreno, è una prospettiva molto meno allettante. Ma questo è e rimane un servizio essenziale per la sicurezza della collettività». E per la sicurezza, ha detto Rebord, «non esiste alcun servizio sostitutivo».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 20 maggio 2019 de La Regione

Manuel Rigozzi presidente della Stu
Lo ha eletto per acclamazione l’assemblea generale della Società ticinese degli ufficiali

La Società ticinese degli ufficiali (Stu) ha un nuovo presidente. È il tenente colonnello Manuel Rigozzi, che è stato designato alla carica per acclamazione dall’assemblea generale della Stu che ha avuto luogo sabato a Locarno.
Succede al colonnello Marco Lucchini, che durante il suo discorso di commiato ha ricordato, si legge in una nota diffusa dalla Stu, “i numerosi eventi che hanno caratterizzato l’ultimo anno, sottolineando il costante impegno dell’ufficialità ticinese a difesa e promozione dei valori che fanno la forza del sistema elvetico”. Numerosi gli ospiti, tra cui il presidente della Società svizzera degli ufficiali, il colonnello Stefan Holenstein. Il quale, di fronte alle scelte urgenti “che attendono il settore – a cominciare dal nuovo aereo da combattimento e dal rinnovo dell’armamento terra-aria – ha invitato la politica a compiere uno sforzo ulteriore, non facendo mancare i mezzi finanziari necessari”. Da Holenstein anche soddisfazione per l’arrivo di Viola Amherd alla testa del Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Presente pure il Capo dell’esercito, Philippe Rebord, il quale “ha manifestato soddisfazione per la scelta del Consiglio federale di destinare otto miliardi all’aviazione e alla difesa terra-aria. Una dimostrazione di fiducia della politica”. Ma ci sono anche minacce nuove, dalle quali occorre difendersi. E Rebord fa riferimento ai cyberattacchi: “Una prima risposta è stata nell’avvio, con successo, delle scuole reclute specializzate. Ma bisognerà fare di più”. Resta una “spina nel fianco” però, quella del servizio civile. “Sottrae un numero crescente di giovani già incorporati. La revisione della legge è necessaria e urgente”, rileva Rebord. “È chiaro che servire lontano da casa, con i disagi della vita sul terreno, è una prospettiva molto meno allettante. Ma l’esercito è e rimane un servizio essenziale per la sicurezza della collettività. E per la sicurezza non esiste alcun piano B”. Il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi si è dal canto suo soffermato “sulla presenza femminile alle Giornate informative, sul miglioramento delle infrastrutture in Ticino e sull’italianità e le lingue, con le difficoltà crescenti che si incontrano nell’inserire i giovani ticinesi in molti percorsi di formazione specialistici”.

 

 

Guardie Svizzere del Papa: “Un esempio per i giovani”

Guardie Svizzere del Papa: “Un esempio per i giovani”

Alcune considerazioni del Consigliere di Stato Norman Gobbi dopo la visita a Roma
Recarsi a Roma, visitare il Vaticano, partecipare alle funzioni religiose rappresenta per ogni cattolico un momento particolare. “ Sì, è il sentimento che ho provato lo scorso fine settimana – ci dice il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Questa volta, però, c’erano due fattori ulteriori che hanno creato un ambiente ancora più toccante: il giuramento delle Guardie Svizzere del Papa e il fatto con il Canton Ticino per la prima volta fosse l’invitato d’onore a questa cerimonia”.  Gobbi faceva parte della delegazione ticinese. “Il programma allestito in tale circostanza ha permesso davvero di entrare meglio in contatto con una realtà, quella delle Guardie Svizzere, che suscita sempre ammirazione. La dedizione totale di questi giovani svizzeri alla causa del Papa è encomiabile. Tra coloro che hanno prestato quest’anno il giuramento il 6 maggio c’erano anche tre ticinesi. Da qui la presenza a Roma di tante persone giunte dal Ticino con le quali si è potuto scambiare opinioni, ma soprattutto emozioni”. La delegazione ticinese, oltre ai rappresentati del Governo, era formata anche da deputati in Gran Consiglio, come il vice presidente Daniele Caverzasio, da parlamentari a Berna, come la consigliera nazionale Roberta Pantani, dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e da autorità militari.
Il rapporto tra il Corpo delle Guardie Svizzere e il nostro Cantone è diventato ancora più stretto da quando una parte della formazioni dei giovani alabardieri viene svolta presso la Scuola cantonale di Polizia. “Si tratta di quattro settimane molte intensive – sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni – nelle quali le guardie svizzere affinano e rafforzano la loro formazione, così da essere meglio preparati nei compiti che dovranno svolgere in Vaticano a protezione del Papa. Durante gli incontri ufficiali, il comandante del Corpo delle Guardie Svizzere ha sottolineato la professionalità dei corsi e i benefici di tale formazione, ringraziando per la collaborazione e le competenze che il Ticino ha saputo mettere in campo. Personalmente ritengo che questo tipo di collaborazione abbia rafforzato le capacità organizzative in ambito formativo della nostra Polizia cantonale, portando quindi benefici anche al nostro Corpo. Per questo, oltre ad aver favorito tale soluzione, sosterrò con convinzione anche in futuro i rapporti con il comando delle Guardie Svizzere” .
Potenziamenti in magistratura, la roadmap

Potenziamenti in magistratura, la roadmap

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 aprile 2019 de La Regione

Un procuratore in più, segretari giudiziari con competenze decisionali su delega dei pp, il quinto giudice penale: dal Dipartimento proposte e tempi

Non uno, ma più messaggi governativi a dipendenza del numero delle autorità giudiziarie toccate. Più progetti di messaggio. Uno di questi riguarderà il Ministero pubblico e proporrà – oltre all’aumento dell’organico dell’ufficio con un procuratore in più – l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari nell’ambito del cosiddetto penale minore. Sui rinforzi destinati alla magistratura ticinese, ai quali il Consiglio di Stato lo scorso dicembre ha espresso un’adesione di principio con nota a protocollo, il Dipartimento istituzioni ha stabilito una tabella di marcia. La ‘roadmap’ è stata fissata l’altro ieri dal direttore Norman Gobbi e da Frida Andreotti, responsabile, all’interno del Dipartimento, della Divisione giustizia.
«Intorno alla metà del mese prossimo – spiega Andreotti, da noi interpellata – contiamo di sottoporre per consultazione al Ministero pubblico la bozza di messaggio che lo concerne e che stiamo redigendo. Suggeriremo di portare i pp dagli attuali ventuno (procuratore generale compreso) a ventidue, con l’assegnazione all’ufficio di un procuratore da attribuire al gruppo di magistrati inquirenti dedito al perseguimento dei reati finanziari». Dunque un procuratore pubblico non straordinario, come ventilato in un primo tempo, bensì «ordinario», come peraltro anticipato da Gobbi in occasione di un ‘Dibattito in soffitta’, il ciclo di incontri promosso dalla ‘Regione’ in vista delle elezioni cantonali. Ma non è tutto.

‘Deciderà il magistrato se delegare’
Nel medesimo progetto di messaggio, riprende la titolare della Divisione giustizia, «prospetteremo una modifica delle competenze dei segretari giudiziari, cioè degli stretti collaboratori dei procuratori, rifacendoci al modello adottato dal Canton San Gallo». Concretamente? «In caso di multa, pena pecuniaria o pena detentiva fino a un massimo di sei mesi, il segretario giudiziario potrà condurre le indagini, emanare i decreti d’accusa o di non luogo a procedere, sospendere il procedimento». Non sarà però un automatismo, precisa Andreotti. «Deciderà il procuratore pubblico – dice – se delegare, in relazione a quel dato procedimento, queste competenze al proprio segretario giudiziario». Come Dipartimento «abbiamo inoltre deciso di proporre lo stesso modello per la Magistratura dei minorenni».
Se la bozza di messaggio sulla Procura è in via di allestimento, quella inerente al Tribunale d’appello, di cui anche il Tribunale penale cantonale fa parte, «è stata già mandata in visione all’autorità giudiziaria direttamente interessata dal potenziamento», fa sapere Andreotti: «In questo caso proponiamo l’aumento da quattro a cinque del numero di giudici del Tribunale penale». Quest’ultimo, sostiene il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini, «è oggi confrontato con un carico di arretrati importante: il quinto giudice, che spero possa arrivare nel corso dell’anno, è necessario per evitare prescrizioni e il conseguente rischio di una demotivazione anche in chi conduce le inchieste, ossia procuratori e poliziotti».
Gobbi si augura di sottoporre i due progetti di messaggio ai colleghi di governo «agli inizi di giugno». Una volta licenziati, toccherà al Gran Consiglio pronunciarsi: per concretizzare i rinforzi occorrerà infatti intervenire sulla relativa base legale, la Legge sull’organizzazione giudiziaria, cambiandola.
Il Ministero pubblico, il Tribunale penale. E l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi? «Affronteremo il tema del suo potenziamento – ricorda la direttrice della Divisione giustizia – nel quadro dell’annunciata riorganizzazione del settore esecuzione pene e misure, a cui stiamo lavorando avvalendoci anche della collaborazione di una società di consulenza. Non solo. Bisognerà considerare pure – rileva Andreotti – le competenze assegnate ai giudici dei provvedimenti coercitivi dalla nuova Legge sulla polizia, impugnata però di recente davanti al Tribunale federale».

Pronti! … una campagna “Ticinese”

Pronti! … una campagna “Ticinese”

Care amiche e cari amici,
in questo intensi mesi ho avuto l’opportunità di visitare nuovamente ogni angolo del nostro Cantone e di incontrare tantissima gente, che mi ha dimostrato affetto e apprezzamento.
Avete rappresentato un costante sostegno e uno stimolo a portare avanti con convinzione le mie, anzi le nostre idee e per questo vi dico… GRAZIE!

Norman Gobbi

 

“Basta ricorsi, li archiviamo tutti”

“Basta ricorsi, li archiviamo tutti”

Da www.ticinonews.ch

Il TF ha nuovamente dato torto a due cittadine italiane cui erano stati negati dei permessi B

Ricordate la lunga e intricata vicenda giudiziaria di due cittadine italiane di 50 e 34 anni, madre e figlia, che negli scorsi mesi avevano hanno chiesto la ricusa del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Consiglio di Stato, del Tribunale amministrativo cantonale (TRAM) e del giudice del Tribunale federale (TF) Hans Georg Seiler dopo la decisione, confermata in ultima istanza, di revocare i loro rispettivi permessi di dimora e di non concederne degli altri?
Ebbene, negli scorsi giorni i supremi giudici losannesi si sono nuovamente chinati sulla questione. Più precisamente su un’istanza di revisione delle sentenze del TF del 25 febbraio 2019 fondate sulla mancata ricusazione del Giudice federale Seiler. Le ricorrenti domandano che, pronunciata la sua ricusa e designato un Giudice istruttore in sua sostituzione, siano annullate e revisionate le ultime due sentenze con cui erano loro stati negati i permessi di dimora richiesti.
Anche in questo caso, però, la Corte federale ha dato loro torto respingendone in toto le argomentazioni. “Come già spiegato alle istanti, l’inoltro di un’istanza di revisione non consente di ridiscutere liberamente la sentenza di cui è chiesta la revisione rispettivamente di rimetterne in discussione la valutazione giuridica – si legge nella sentenza dello scorso 21 marzo – Va poi osservato che, contrariamente a quanto esse ritengono, dalla partecipazione del Giudice federale Seiler a decisioni terminate con un esito a loro sfavorevole non può essere dedotta alcuna prevenzione” in quanto “le loro impressioni (sono) puramente soggettive”.

Il TF ha quindi ritenuto inammissibile la domanda di ricusa e infondata quella di revisione e si riserva il diritto di archiviare senza risposta nuovi scritti concernenti le sentenze del 25 febbraio scorso. Le ricorrenti dovranno nuovamente pagare 800 franchi di spese giudiziarie.