Tiratori ticinesi in assemblea

Tiratori ticinesi in assemblea

Da www.ticinonews.ch

All’evento hanno partecipato anche il Consigliere di Stato Norman Gobbi e vari deputati al Gran Consiglio

Si è tenuta sabato 30 marzo a Prato Sornico l’annuale assemblea ordinaria dei delegati della Federazione Ticinese delle Società di Tiro (FTST). Le assise erano dirette dal presidente FederativoDoriano Junghi.
I tiratori ticinesi hanno passato in rassegna la stagione trascorsa e gettato le basi per quella entrante. Hanno seguito con molto interesse e preoccupazione la presentazione sulla votazione del 19 maggio 2019 con cui il popolo dovrà decidere se accettare le ulteriori restrizioni alla nostra legge sulle armi volute dall’UE. I tiratori sono chiaramente per un NO!
La Federazione cantonale, fondata nel 1902, conta circa 3’000 tiratori affiliati nelle più di 60 società sparse sul territorio. I circa 150 presenti hanno ratificato i conti e i rapporti di attività della stagione 2018 e applaudito i molti risultati di rilievo ottenuti a livello nazionale e internazionale. Su tutti spicca la medaglia di bronzo agli Youth Olympic Games a Buenos Aires della giovane promessa Jason Solari di Malvaglia.Vari gli ospiti presenti che hanno onorato l’assise. Su tutti il Consigliere di Stato Norman Gobbi che ha portato il saluto del Governo e spiegato lo stato dei lavori in vista della realizzazione del poligono regionale del Monte Ceneri. Ha inoltre parlato della legge sulle armi che non porterà alcun miglioramento né servirà a combattere il terrorismo ma unicamente servirà a trasformare il diritto svizzero di possedere armi in un privilegio poiché proibisce de facto il possesso dei fucili semiautomatici molto utilizzati nello sport del tiro. Il tema è stato approfondito da Luca Filippini, presidente nazionale: oltre a proibire i fucili maggiormente utilizzati nel nostro sport, la legge contiene un automatismo nelle restrizioni e dunque non è che il primo passo verso il disarmo dei cittadini. Viene abolito un diritto che assieme alla libertà di espressione è uno dei diritti fondamentali dei cittadini! Con questa legge un cittadino ligio alla legge e degno di prendere regolarmente alle urne decisioni politiche importanti non è degno di possedere un’arma: si mette in discussione la maturità del cittadino! Inaccettabile.

Tanti auguri Norman

Tanti auguri Norman

Sabato mattina al Mercato di Bellinzona la locale Sezione della Lega dei Ticinesi ha festeggiato il Consigliere di Stato Norman Gobbi per il suo 42esimo compleanno. Un momento di festa con tanti amici e simpatizzanti durante il quale sono state distribuite 150 porzioni di torta. Una volta di più abbiamo potuto constatare quanto Norman sia apprezzato e ben voluto dalla gente.

Un libro per i 50 anni del Penitenziario

Un libro per i 50 anni del Penitenziario

L’importanza di conoscere passato e presente per immaginare il futuro

Il 6 agosto 2018 veniva inaugurato il Penitenziario cantonale della Stampa a Cadro: sono dunque passati 50 anni. Il primo direttore, Annibale Rabaglio, si trovò a gestire una struttura moderna, attesa da tempo immemore e per molti versi all’avanguardia. Un carcere che nulla aveva a che fare con quanto esisteva prima: il nostro Cantone compì quel giorno un passo avanti nella civiltà. I suoi punti deboli emersero però ben presto e negli ultimi anni le riflessioni sul suo futuro si sono intensificate: da un lato, si intende correggerne i limiti imputabili all’età, dall’altro si cercherà di fornire una risposta almeno parziale al cronico problema della mancanza di spazi e della conseguente sovraoccupazione. Preoccupazioni che il Dipartimento delle istituzioni ha affrontato e affronta attraverso concrete proposte e puntuali soluzioni. Oltre alla sovraoccupazione, altri temi si sono presentati regolarmente nel corso dell’articolata storia delle carceri ticinesi: all’urgenza, ad esempio, di mantenere il giusto equilibrio tra sicurezza, espiazione della pena e reinserimento sociale, così come alle restrizioni derivate da un contesto economico che spesso ha condizionato, se non addirittura compromesso, il cambiamento. Anche la prospettata ristrutturazione del Penitenziario della Stampa non sfugge all’obbligo di ponderare con la massima attenzione ogni investimento. L’ipotesi di un nuovo carcere è stata congelata, ma non accantonata: l’idea resta d’attualità, anche se non sarà per domani. Per degnamente sottolineare questo giubileo, è stato prodotto un libro di 100 pagine, voluto fortemente dal Dipartimento delle istituzioni e redatto da Gabriele Botti, membro dello staff del Servizio di comunicazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Un volume snello, di facile lettura e ricco di riferimenti storici, statistici e giornalistici, che racconta non solo le vicende legate al carcere della Stampa, ma anche il percorso compiuto dalle prigioni ticinesi a partire dall’epoca prebalivale fino ai giorni nostri. Il libro intitolato “#50, il mezzo secolo del Carcere della Stampa” – e stampato proprio dalla tipografia del penitenziario cantonale – è suddiviso in tre parti: la prima è prettamente storica (prende spunto dal volume “Carcere, carcerieri e carcerati” di Sergio Jacomella), la seconda fotografica e la terza di taglio giornalistico, con cinque interviste a cinque personalità che, ricoprendo ognuna uno specifico ruolo, ruotano attorno all’universo carcerario: il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini (“La Stampa oggi”); la Direttrice della Divisione giustizia, Frida Andreotti (“La Stampa domani”); la Responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, Luisella Demartini (“Lavorare in carcere”); il Presidente dell’Ufficio del giudici dei provvedimenti coercitivi, Maurizio Albisetti Bernasconi (“Un carcere più aperto?”); il capo d’arte François Orchide (“La mia esperienza”). Il libro è introdotto dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

“Via libera”, un passo avanti per muoversi nel traffico

“Via libera”, un passo avanti per muoversi nel traffico

Il progetto-pilota sulla A2 Rivera-Chiasso sta dando buoni risultati

A quasi un anno dalla sua entrata in funzione, giovedì scorso abbiamo presentato un primo bilancio del progetto “Via libera”, attuato con il finanziamento e in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA), che mira a ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale cantonale. Sono davvero soddisfatto: tra gli effetti positivi riscontrati figurano infatti la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidenti o di veicoli in panne nonché un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle pattuglie. Insomma, anche in questo specifico ambito possiamo tranquillamente parlare di “sicurezza accresciuta”.

Disagi e soluzioni
Negli ultimi anni il volume di traffico sull’autostrada A2 è aumentato, provocando spesso forti disagi alla mobilità negli orari di punta e in particolare sulla tratta a sud di Rivera. Una delle cause è da ricondurre all’aumento del traffico pendolare dei frontalieri, che incide pesantemente sugli spostamenti dei cittadini del Sottoceneri e del Mendrisiotto. Il quadro generale è impegnativo e vanno trovate le giuste misure che per cercare di ridurre i disagi, anche perché il traffico è destinato a crescere ulteriormente e i lavori di ammodernamento dell’asse autostradale realizzato negli anni 60-70 sono previsti nel lungo periodo.


Parliamo di prevenzione!
Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 era stata teatro di circa 150 incidenti all’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, non soltanto per la gravità intrinseca del sinistro (che provoca feriti e, a volte, anche decessi), ma anche in ragione del fatto che uno scontro nelle ore di punta può condurre al collasso della mobilità, coinvolgendo ampie zone del Cantone. Ed è esattamente partendo da questo presupposto che dal 1. maggio 2018 Cantone e Confederazione hanno appunto dato avvio al progetto denominato “Via libera”. Ebbene, a 11 mesi di distanza si intravvedono già alcuni elementi positivi tra cui la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidente o di veicoli in panne, un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle due pattuglie della Polizia cantonale. Non si tratta di reprimere, bensì di prevenire! È un contributo concreto che – nei fatti e nelle cifre – ha reso più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone. Un tassello che insieme ad altre misure come le nuove convenzioni per il soccorso stradale e alle campagne di prevenzione contribuisce a migliorare la sicurezza stradale.

Collaborazione vincente
Come piace a me e come trovo estremamente efficace, ancora una volta la collaborazione ha pagato: la presenza delle pattuglie e il coordinamento con gli altri partner coinvolti
(in primis USTRA), insieme all’attuazione di misure tempestive hanno infatti contribuito a migliorare la situazione.

Sempre meglio
Il bilancio definitivo di “Via libera” verrà stilato al termine del progetto pilota (maggio 2021) sulla base di valutazioni più approfondite e potrebbe essere esteso anche ad altri tratti autostradali di tutta la Confederazione. Sappiamo tutti bene che “Via libera” da solo non potrà fare la differenza e che, pertanto, occorre rilanciare, essere ancora più propositivi e stare sul pezzo, pronti a cogliere ogni spunto per migliorarsi. Per intervenire con prontezza nei momenti critici, dovrà verificarsi una combinazione fra diverse azioni: penso, fra le altre, all’aggiornamento delle Convenzioni per il soccorso stradale – in vigore dal 1. maggio – e alle campagne di prevenzione e sensibilizzazione avviate dal Dipartimento delle istituzioni, promosse dal Progetto “Strade sicure”, passando dalle ottime operazioni di sensibilizzazione verso gli utenti della strada che già abbiamo promosso con profitto.

Conducenti… sensibili
Per confermare e anzi rafforzare i risultati bisogna però che, oltre agli specialisti al fronte, anche i conducenti facciano la loro parte. Troppo spesso è infatti l’utente della strada ad assumere comportamenti inopportuni che a volte sfociano in incidenti stradali. Una maggiore attenzione, oltre a rendere la guida più sicura, agevola il traffico rendendolo più uniforme e scorrevole con un minore rischio di incidenti. Anche per questo motivo insisto nel proporre ad intervalli regolari delle campagne, in modo da ottenere il coinvolgimento delle persone. Il mio Dipartimento con queste misure cerca di promuovere delle soluzioni concrete nell’interesse dei cittadini ticinesi. Il nostro contesto è particolarmente difficile e per questo mi impegnerò a fondo con tutti i partner in nome della sicurezza e di una mobilità il più possibile sostenibile.

Firmata una Convenzione tra Dipartimento delle istituzioni e RSI

Firmata una Convenzione tra Dipartimento delle istituzioni e RSI

Comunicato stampa
Oggi, lunedì 18 marzo, a Bellinzona il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale nonché capo dello Stato Maggiore Cantonale di condotta (SMCC), Matteo Cocchi, e il Direttore della radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), Maurizio Canetta, accompagnato per l’occasione da Giuseppe Gallucci, responsabile Finanze e Amministrazione, hanno firmato una convenzione relativa a un mandato di prestazioni alla RSI che agirà in supporto dello SMCC.
In caso di eventi maggiori la comunicazione da parte delle Istituzioni assumeun’importanza centrale sia dal punto di vista operativo sia dal punto di vista strategico. Alfine di fornire un’informazione puntuale, corretta e trasparente è dunque necessario poter contare su di una struttura e su mezzi all’avanguardia, capaci di rispondere adeguatamente alle necessità. Per questo motivo lo SMCC si è dotato da alcuni anni di una cellula di comunicazione gestita dal Servizio comunicazione e media della Poliziacantonale e rafforzata dall’apporto degli specialisti della comunicazione della Cancelleriadello Stato e di tutti i Dipartimenti dell’Amministrazione cantonale. Inoltre, a livellotecnologico ci si può avvalere della piattaforma informativa Alertswiss che permette di fornire informazioni puntuali e mirate in caso di eventi straordinari.
Grazie a questa convenzione, la struttura esistente sarà ulteriormente rafforzata dalla collaborazione di personale specializzato della RSI che garantirà il personale e i mezzi tecnici necessari per la redazione, la produzione e la divulgazione di messaggi istituzionali e informativi dello Stato maggiore cantonale di crisi. L’accordo costituisce unrafforzamento importante e determinante rispetto a quanto già in atto con i comunicati di emergenza ICARO, che utilizzano il canale radiofonico per la divulgazione di informazioni di carattere urgente quali allerte e allarmi alla popolazione. Infatti, grazie aquesta collaborazione l’offerta comunicativa potrà utilizzare per la trasmissione deicontenuti i canali multimediali e la televisione.
Grazie a questa convenzione, da parte del Dipartimento delle istituzioni si rinnova ed evidenzia la fiducia nella professionalità e nella competenza del personale RSI e al contempo si intende istituzionalizzare quanto già avviene in casi particolarmente gravi ed’urgenza. Un’unione d’intenti per raggiungere l’obiettivo di garantire la sicurezza, anchesoggettiva, della popolazione fornendo in tempo reale le informazioni necessarie alla cittadinanza.
Per il PLR il raddoppio si allontana

Per il PLR il raddoppio si allontana

Da www.cdt.ch

Nel secondo rilevamento della società Ad Hoc Informatica, emerge il dominio della Lega che conferma i due uscenti – I liberali sembrano perdere terreno, il PPD mantiene il seggio così come il PS, ora un po’ più tranquillo

C’è un’indicazione di fondo che emerge dal secondo sondaggio realizzato dalla società Ad Hoc Informatica di Pietro Pisani per conto del Corriere del Ticino, di TeleTicino e del sito Il Federalista. Ed è quella che il seggio del Partito socialista sembra meno a rischio rispetto a quanto aveva indicato il primo sondaggio.
La lista unica Lega-UDC invece domina con gli uscenti Zali e Gobbi, il PLR è tenuto a debita distanza e vede la possibilità di raddoppio allontanarsi, con Vitta comunque tranquillo, il PPD soffre ma resiste con Beltraminelli. E il PS, con Manuele Bertoli in “pole position”, è un po’ più sicuro di confermarsi nel quintetto di governo.

Il sondaggio presenta anche in questa seconda puntata una forchetta per ciascun partito: il risultato minimo e quello più ottimistico, rilevabile dalle risposte date dai cittadini interpellati e poi utilizzate dal sondaggista per effettuare le «proiezioni». Il valore medio è il punto di riferimento per i confronti e per stimare la ripartizione dei seggi in Consiglio di Stato (per la quale sono determinanti non le schede, ma i voti di partito).

Lega dei Ticinesi e UDC volano
Due settimane di campagna elettorale nonché, probabilmente, le più recenti mosse politiche hanno giovato molto alla lista unica della Lega dei ticinesi e dell’Unione democratica di centro, che vola al 33,7% dei voti, in crescita rispetto al risultato ottenuto quattro anni fa dai due partiti separati (32,2%) e al primo sondaggio (30,8%). Il consenso è stimato dal sondaggio tra il 32,7% e addirittura il 34,6%. Nelle elezioni del 19 aprile 2015 la Lega aveva raggiunto il 27,66%, la Destra (formata da UDC, Area Liberale e Unione democratica federale) il 4,51%. Se si votasse oggi, Claudio Zali e Norman Gobbi sarebbero brillantemente confermati al loro posto con 301 punti (indice di forza) rispettivamente 273. Staccatissimi gli altri tre candidati.
PLR, un passo indietro
Doccia fredda invece per il Partito liberale radicale, che si ferma al 25,4% dei consensi (con una forchetta tra il 24,1% e il 26,7%). Nel 2015 il PLR aveva ottenuto il 26,25% dei voti, quasi un punto e mezzo meno della Lega, e non era pertanto riuscito a riconquistare il seggio in Governo perso nel 2011. Questo secondo sondaggio dà i liberali al 25,4%: un passo indietro, dunque. Il distacco da Lega-UDC è abissale (più di otto punti percentuali). La competizione interna è praticamente senza storia: il consigliere di Stato Christian Vitta è nettamente davanti agli altri candidati con 198 punti contro i 163 del capogruppo in Gran Consiglio Alex Farinelli.

Il PPD soffre ma resiste
Per gli altri due partiti governativi la tendenza è al ribasso. Soprattutto il Partito popolare democratico è in sofferenza, anche se conferma il terzo posto e naturalmente il seggio in Consiglio di Stato. Il secondo sondaggio lo dà al 15,7%, in calo di quasi due punti rispetto alle elezioni del 2015 (quando il PPD ottenne il 17,54% dei voti di partito). La forchetta attuale è compresa fra il 15,1% e il 16,3%. Non ci sono quindi segnali di inversione della tendenza, nonostante la competizione interna fra il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli, che se si votasse oggi verrebbe rieletto, e il principale antagonista Raffaele De Rosa.
Il PS tira un sospiro di sollievo
C’era una certa attesa per quanto concerne il quarto partito di governo, considerato che il primo sondaggio lasciava emergere un certo rischio per il seggio oggi occupato da Manuele Bertoli. Ebbene, il secondo rilevamento toglie gran parte delle preoccupazioni al Partito socialista, che perde terreno rispetto ai risultati delle elezioni di quattro anni fa, ma che non indietreggia in misura tale da rendere possibile il raddoppio dei liberali radicali. Il PS ottiene infatti, in questo secondo sondaggio, il 14,2% dei voti come valore medio (forchetta: 13,4%-15,1%), in calo rispetto alle elezioni del 2015 (14,81%) e anche sul primo sondaggio (14,5%). Tuttavia, nemmeno se il PS si attestasse sul valore minimo (13,4%) e il PLR su quello massimo (26,7%) il seggio di Bertoli passerebbe ai liberali radicali. In testa, all’interno della lista socialista, c’è il consigliere di Stato uscente con 113 punti; l’economista Amalia Mirante segue con 90 punti.

I Verdi rimangono stabili
Il secondo sondaggio evidenzia un calo dei Verdi del Ticino rispetto al primo (dal 7,4% al 6,1%) e anche rispetto alle elezioni dell’aprile 2015, quando gli ecologisti ottennero il 6,56%. Data la forchetta attuale (minimo 4,8%, massimo 7,3%) per i Verdi si può parlare di stabilità. Tra i candidati svetta Marco Noi con 42 punti.

Restano i piccoli partiti, per i quali il sondaggio indica un consenso complessivo del 5%.

Con i suoi 253 chili è il profiterole più grande del mondo

Con i suoi 253 chili è il profiterole più grande del mondo

Sono oltre 4700 i bignè riempiti per confezionare il dolce da record

È da far girare la testa ai più golosi il mega profiterole confezionato oggi, in occasione della 90esima edizione del Carnevale Airolese (Carnué d’Airö).
Con il dolce dal peso di 253 chili, gli organizzatori della manifestazione carnevalesca hanno voluto non solo deliziare i palati dei presenti, ma anche surclassare l’attuale Guinness World Record, stabilito a Mazara del Vallo nel 2018 con un profiterole da 230 chili.
Un team di 20 coraggiosi capitanati da Simona Forni (pasticcera presso il ristorante Biselli, Andermatt), Tea Velti (cuoca presso il ristorante Forni, Airolo) e Alessandro Manfrè (gerente della Locanda Orelli, Bedretto) hanno preparato, riempito, glassato e posato i 4’780 bignè previsti per costruire il maxi dessert. E non è mancato un pasticcere d’eccezione: Norman Gobbi. Il Consigliere di Stato si è tirato su le maniche ed ha aiutato nel confezionamento del ghiotto dolce.
Il duro lavoro è stato ripagato con l’attestato consegnato dal giudice della Guinness World Records che certifica il nuovo traguardo raggiunto. «Sono felicissimo e non posso che ringraziare tutti i partecipanti», ha voluto sottolineare Oscar Wolfisberg, del Carnevale Airolese.
Tanto ben di dio non poteva che finire laddove destinato sin dall’inizio: nella bocca dei presenti. Ma non solo. La maggior parte dei profiterole verrà imballata e distribuita alle fondazioni, case per anziani, associazioni e mense locali. Il piano di distribuzione prevede infatti una bilancia dello spreco pari a zero!
I festeggiamenti continueranno tutta la sera con cena a base di Raclette del Gottardo del Caseificio del Gottardo di Airolo e musica a 360°.

(Foto: FVR / M. Franjo)

Fiumi sicuri grazie ai social

Fiumi sicuri grazie ai social

Da www.rsi.ch/news

La Commissione Acque sicure ha predisposto sei videoclip per sensibilizzare turisti e residenti sui rischi legati a corsi e specchi d’acqua ticinesi

I comportamenti a rischio legati a fiumi e specchi d’acqua ticinesi sono oggetto di sei filmati elaborati appositamente per sensibilizzare i bagnanti – tanto i villeggianti quanto pure i residenti. Si tratta di clip a effetto, che in pochi secondi raccontano una storia: la storia di rischi legati appunto agli specchi d’acqua, ad esempio quando si fa un picnic sulla riva del fiume o si decide di campeggiare in una posizione troppo vicina al corso d’acqua.

In vista della prossima stagione turistica, la Commissione Acque sicure, attiva sotto l’egida nel Dipartimento delle istituzioni, desidera sfruttare pure nuovi canali di comunicazione come i social media, allo scopo di veicolare il suo messaggio preventivo. Questi spot si vanno ad aggiungere alla cartellonistica tradizionale, e ai pattugliatori. La nuova campagna sarà lanciata a maggio.

Il presidente commissionale Boris Donda ai microfoni della RSI ha d’altronde rimarcato che molta attenzione sarà dedicata anche al tema dei deflussi minimi, ricordando che proprio di recente il Gran Consiglio ne ha deciso un aumento, contro il quale sono stati inoltrati ricorsi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fiumi-sicuri-grazie-ai-social-11508923.html

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Castel San Pietro

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Castel San Pietro

Comunicato stampa

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso sono al centro degli incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Iniziata nel giugno 2018 con Stabio, la serie è proseguita – dopo 11 tappe – venerdì 1° marzo con Castel San Pietro.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha aperto la riunione sottolineando senso e scopo: “Vogliamo sentire dalla viva voce di chi si mette a disposizione della collettività con spiccato senso civico ciò che va bene e ciò che va meno bene. È la conferma dell’importanza che il mio Dipartimento conferisce a tutte le realtà comunali per stabilire e mantenere un contatto diretto, sul campo, che poggi sullo scambio di informazioni senza mediazione. Il tutto ci permetterà di capire con maggiore precisione cosa sia il Comune ticinese e quale ruolo può avere e deve assumere nel prossimo futuro”.

Castel San Pietro è tra i Comuni ticinesi protagonista di un’aggregazione. Sono ormai già passati 15 anni (si era nella primavera del 2004) da quando Castel San Pietro si unì con gli ex Comuni di Monte e Casima e con la frazione Campora di Caneggio, posta sulla sponda destra della Valle di Muggio. Castello ha una realtà territoriale molto vasta, arrivando sino in vetta al Generoso, ospita alcune ottime aziende, e fonda la sua forza sulla qualità residenziale che può offrire ai suoi abitanti.

Ma qual è la posizione del Municipio sull’ipotesi inserita nel Piano Cantonale delle Aggregazioni (PCA) che prospetta un Comune unico per tutto il Mendrisiotto? E quali sono le criticità nei rapporti Cantone-Comune che emergono dall’esperienza diretta vissuta amministrando Castel San Pietro? Due domande dirette poste dal direttore del Dipartimento Norman Gobbi e dal capo della Sezione degli enti locali, Marzio Della Santa, alla quale i municipali presenti hanno risposto con franchezza e in maniera diretta. “Per ora – è la sintesi fatta dalla sindaca Alessia Ponti – crediamo che Castel San Pietro sia un Comune con buone potenzialità e progettualità e che non ha bisogno di aggregarsi con altri. Possiamo offrire ai nostri cittadini buoni servizi e una qualità di vita invidiabile. Il Comune unico potrebbe rappresentare, in questo momento, una realtà troppo grande, che ci farebbe perdere le nostre peculiarità: essere un Comune accogliente, vivibile e con un buona qualità di vita”.

Quali sono invece le critiche che il Municipio di Castel San Pietro si sente di muovere al Cantone, inteso come entità politica, e ai servizi dell’amministrazione cantonale? Domande, ha spiegato il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, che servono per definire meglio i futuri rapporti tra Cantone e Comuni. “Sostanzialmente – ha sottolineato la sindaca Ponti – ci rendiamo conto che abbiamo sempre meno margine per fare politica, visto che l’80 per cento della spesa corrente viene assorbita da compiti imposti dal Cantone o dalla Confederazione. Ci sentiamo un po’ lo sportello del Cantone”. Ma come allora migliorare questa situazione? Per il Municipio di Castel San Pietro il Cantone dovrebbe sì definire il quadro generale di un compito, senza però stabilire per filo e per segno tutte le modalità e i processi che portano a espletare tale compito. Le esemplificazioni dell’Esecutivo hanno toccato, per esempio, la legge edilizia, la pianificazione, la legge sulle commesse pubbliche, la scuola e l’azione a favore degli anziani.

“Si è trattato di un incontro molto positivo e schietto. È proprio ciò che vogliamo, per capire meglio come saranno i Comuni ticinesi di domani”, ha concluso il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di dichiarazione di fedeltà Scuola cantonale di Polizia 2018

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di dichiarazione di fedeltà Scuola cantonale di Polizia 2018

2 marzo 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signori, egregi signore,
Orgoglioso, felice, consapevole. Tre aggettivi che definiscono i miei sentimenti, oggi, davanti a voi, al termine di questo anno di formazione, che vi ha portati a diventare a tutti gli effetti agenti di polizia, donne e uomini differenti rispetto a 12 mesi fa, donne e uomini con davanti un compito, un impegno essenziale, direi decisivo per la nostra società.

Sono orgoglioso di voi. So che avete sin qui affrontato una formazione impegnativa. Che avete superato momenti belli, ma pure momenti difficili che vi hanno anche messo in crisi, che vi hanno messo alla prova.
Però oggi potete dire di aver raggiunto il primo, importante, traguardo che vi porterà ad operare nelle differenti regioni del Ticino per garantire la sicurezza di tutti noi.
Come capo del Dipartimento delle istituzioni, come responsabile politico di questa Scuola, mi inorgoglisce la consapevolezza di ritrovare oggi, qui, in questa sala donne e uomini pronte e formate. Sono quindi felice per il buon esito complessivo di questa Scuola, ma soprattutto per i risultati che ognuno di voi ha saputo raggiungere. In questi mesi avete potuto fare“squadra”, avete operato in team, avete lavorato fianco a fianco, avete imparato acollaborare, consapevoli che da soli non si raggiunge alcun risultato. Ma per fare ciò, individualmente, avete dovuto profondere il massimo impegno.
Su questo siete stati giudicati. Su questo i vostri formatori hanno ritenuto che voi foste pronti ad affrontare questo importante lavoro.

Sono nello stesso tempo però consapevole che la cerimonia di oggi con la promessa di fedeltà al termine della Scuola cantonale di Polizia 2018 rappresenti solo un momento –bello e gratificante – della vostra carriera professionale.
Da oggi avrete modo di mettere in pratica quanto imparato, sapendo che ogni giorno vi porterà ad assumere nuove conoscenze, ad arricchire il vostro bagaglio professionale, a capire come meglio affrontare le varie situazioni di intervento, i rapporti con il cittadino, con i colleghi, con i superiori.
E sono pure consapevole della responsabilità che siete chiamati ad assumere e a dimostrare.
La divisa che portate è un segno distintivo che vi caratterizza nel lavoro quotidiano. Dice immediatamente chi siete e che cosa fate. Vi dà dei poteri, certo, dei quali però mai dovrete abusare.
Anzi, sempre sarete chiamati a operare con responsabilità e umiltà proprio per la divisa che portate.

Assieme ai vostri colleghi, siete inseriti in quel “sistema sicurezza” che abbiamo costruitoper il Ticino. La regionalizzazione della Gendarmeria avvenuta nel 2015 è un tassello importante diquesto sistema e ci permette una conduzione delle attività in modo regionalizzato sull’arco delle 24 ore, secondo il principio “un capo, un settore, un compito”.

Dopo questo anno, durante il quale già avete maturato esperienza sul campo e importanti nozioni sui banchi di scuola, entrate a tutti gli effetti nel Corpo della Polizia. Un Corpo che ha bisogno di voi per muoversi, agire, operare, intervenire, prevenire, reprimere.

Un Corpo che negli ultimi anni ha rinnovato i ranghi, grazie alle annuali scuole cheriescono a far progredire le capacità delle nostre forze dell’ordine, siano esse laCantonale, le Comunali o la polizia dei trasporti ferroviari.
Oggi la Polizia cantonale ha una dotazione di 678 unità di lavoro a tempo pieno.

Gli agenti delle polizie comunali in totale sono 411. Dal 2011 sino al 2018, le 8 scuole per aspiranti poliziotti hanno formato 369 giovani, che sono così andati a compensare le partenze per i pensionamenti e a mantenere gli effettivi ottenuti con il potenziamento. È facile e immediato capire come il Corpo della Polcantonale e quelli delle Polizie comunali beneficino di un forte ricambio di forze.
Da qui anche la necessità di avere però sempre una conduzione efficace, coordinata, forte e sicura per il Corpo di Polizia cantonale. In questo senso permettetemi dunque di rinnovare il mio ringraziamento e la mia stima a tutto il Comando: dal comandante Matteo Cocchi, agli ufficiali dello Stato maggiore con il responsabile vice comandante Lorenzo Hutter; dalle Gendarmerie con il capo area Decio Cavallini, ai tre reparti della Polizia giudiziaria con il capo area Flavio Varini, sino a giungere al Centro comune di cooperazione di polizia e doganale tra Svizzera e Italia Christophe Cerinotti.
Ho lasciato per ultimo, ma non certo per importanza, la Sezione della formazione che organizza e coordina la Scuola di Polizia del V Circondario.
E qui il ringraziamento va al direttore Cristiano Nenzi e a tutti gli ufficiali e docenti che si sono alternati nelle lezioni.
Se il livello di sicurezza in Ticino ha raggiunto un grado di soddisfazione elevato è anche grazie alla formazione che viene impartita agli aspiranti.
Così come – e non lo dimentico – all’importanza della formazione continua e dellaformazione esterna e di mantenimento.

I miei non sono ringraziamenti di rito. Nella mia attività politica ho messo un accento deciso sulla sicurezza. Sono convinto – e con me il Consiglio di Stato – che il benessere del nostro Cantone passa indiscutibilmente anche – se non soprattutto – dal grado di sicurezza che si riesce a raggiungere a favore delle persone e dei nostri beni. Vivere in un paese sicuro, in un paese che è garante delle leggi rappresenta un fattore, se non il fattore, che qualifica il paese stesso. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, sino a giungere al mondo della finanza, senza dimenticare chi investe nelle nuove tecnologie. Un paese attrattivo in cui vivere, investire o passare del tempo per scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali.

Ecco quindi che la sicurezza si trasforma in un volano per migliorare il benessere di tutta la collettività. E voi siete e rappresentate un tassello decisivo in questo contesto. Bisogna esserne coscienti, perché il vostro importante lavoro quotidiano ha un riverbero non solo immediato ma anche a lungo termine.

Di recente, mi ha fatto piacere sentire – in occasione della consegna degli spazi grezzi che ospiteranno a Mendrisio la Gendarmeria – il municipale del capoluogo Samuel Maffiribadire l’alto livello di sicurezza oggettiva raggiunto nel Mendrisiotto, ciò che ha permessodi generare un positivo senso di sicurezza soggettiva tra la popolazione. È l’obbiettivo a cui tendere. È il lavoro che pazientemente facciamo tutti assieme!

Prima di congedarmi, voglio fare un’ultima riflessione: in questa SCP le donne sono sei.È un bel numero, se confrontato con le cifre degli anni scorsi.
Ma vorrei che in futuro le donne fossero più numerose. Un auspicio, una speranza, che vorrei realizzare. Forse anche attraverso nuove attività di sensibilizzazione, così come stiamo però già facendo non solo per la Polizia, ma per tutto il Dipartimento. Vedremo. Intanto oltre a voi, saluto idealmente le vostre 102 colleghe, di cui 64 agenti impegnate sul terreno. Ma oggi per voi deve essere un momento di festa.
Una festa da condividere sì con i vostri colleghi e con chi vi ha seguito in questi mesi, ma soprattutto con i vostri familiari, che saluto con estremo piacere.
Posso solo immaginare la soddisfazione e l’orgoglio che può provare una mamma o unpapà, una compagna, o un compagno, o una moglie o un marito a vivere con il proprio familiare questo momento.
La consapevolezza di affidare la persona forse più cara o comunque più vicina a un compito di grande rilevanza, accompagnandolo nel corso degli anni nella professione di agente di polizia.
Vedo i vostri occhi lucidi: è un’emozione che sento dentro anch’io.

Ho scambiato con voi, con ognuno di voi, la stretta di mano. È l’espressione, anche fisica,del patto che avete – che abbiamo! – sottoscritto oggi. Responsabilità, onestà, fiducia,umiltà, collaborazione e tenacia vi guidino sempre sull’arco della giornata lavorativa, maanche nella vostra vita privata. Voi rappresentate le leggi e le fate rispettare: per tutti i cittadini da questo momento sarete un esempio, un modello. Siate sempre onorati di indossare questa divisa! Onorate sempre la divisa che indossate!