Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino

26 maggio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

Con piacere porto il mio saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione di questa giornata di festa, ma anche di riflessioni, indetta per l’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino.

Già Stefano Franscini scriveva che la Gola del Piottino non era forse famosa come il Ponte del Diavolo sul versante urano del San Gottardo, ma per caratteristiche presentava lo stesso scenario, con un tremendo quanto affascinante orrido che ha costituito da sempre uno spauracchio per viandanti e viaggiatori.

Grazie ai lavori di recupero che oggi possiamo apprezzare, torniamo anche noi a godere con più tranquillità di tale spettacolo straordinario, inserito in questo itinerario che stiamo percorrendo assieme.

L’opera, promossa dalla Pro Media Leventina, è di proprietà della Degagna generale di Osco e ha potuto quindi essere oggetto di un importante contributo (100’000 franchi) da parte del Fondo di aiuto patriziale.
Proprio ieri ho partecipato all’assemblea dell’Alleanza Patriziale, evidenziando in quella circostanza come sia sempre più necessario l’intervento dei Patriziati – in questo caso con l’aiuto della Pro Media Leventina – per migliorare il nostro territorio e le proposte anche di carattere turistico-culturale-sociale.

Questi lavori assumono una valenza simbolica. Siamo ai piedi del massiccio del San Gottardo, emblema nazionale per noi svizzeri. È la “montagna madre” della Svizzera, da cui partono i quattro fiumi principali che hanno disegnato il nostro territorio da sud a nord, da est a ovest. Come una pianta con le sue radici, il San Gottardo rappresenta la nostra storia, fatta di scambi, di incontri, di scontri, e da sempre è il valico alpino più importante nel cuore dell’Europa, nel cuore della Svizzera. La “via delle Genti” non per nulla: una strada veloce per il trasporto delle persone e delle merci, mai priva di pericoli. E nonostante la sua morfologia, il Passo del San Gottardo ha raggiunto, come detto, una grande importanza europea.

La storia del nostro Cantone è fortemente influenzata dalla gestione e dallo sviluppo del territorio alpino. Le vie di comunicazione attraverso il San Gottardo sono da sempre un elemento decisivo per la vita economica e sociale di noi Ticinesi. Di tutti i Ticinesi. Siamo stati fortunati a nascere nella vallata a sud di questo massiccio, definita dal fiume Ticino. Abbiamo goduto di una centralità geografica che da sempre è stata il motivo del nostro benessere.

Con l’apertura di AlpTransit – e domani ancora di più con la seconda galleria autostradale del San Gottardo – la Leventina rischia però di diventare un territorio sempre più periferico sulla mappa cantonale. Perché le persone nemmeno vedono la Leventina, quando, comodamente sedute sui treni veloci all’interno della galleria di base, raggiungono Bellinzona, Lugano o Milano. Questo isolamento va assolutamente evitato, attraverso un’attenta politica regionale e cantonale, con misure concrete per accrescere l’attrattività della Leventina. In primis con la salvaguardia della linea di montagna delle FFS, con collegamenti regolari.

La valorizzazione delle Valli è una questione che, come ben sapete, mi sta particolarmente a cuore e che mi vede costantemente in prima linea.  Contro il rischio di spopolamento occorre investire in progetti importanti, come il raddoppio della galleria autostradale e la copertura dell’area autostradale di Airolo. O come la benefica presenza di strutture dell’esercito, che garantiscono importanti posti di lavoro e notevole indotto. Oppure, ultima arrivata, la realizzazione della nuova Pista della Valascia.

In questa configurazione – tra pericolo di isolamento e nuove opportunità – il settore che maggiormente potrà trarre giovamento è quello turistico. Le bellezze naturalistiche proprio non ci mancano!
Bisogna invece migliorare da un lato le infrastrutture ricettive e dall’altro le attrazioni da offrire al potenziale ospite.

Ecco, questo bellissimo itinerario, importante per i suoi contenuti storici e naturalistici, si inserisce proprio in tale discorso. Anche per questo ho detto all’inizio che l’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino aveva una valenza simbolica.

Sono quindi molto contento di essere qui con voi, portando il mio saluto, ma soprattutto il mio apprezzamento per quanto è stato fatto. Un ringraziamento che esprimo a nome del Consiglio di Stato.
Un Grazie che va alla Pro Media Leventina, in particolare al suo presidente ingegner Nicola Cappelletti e a tutti i membri dell’Associazione; alle autorità federali – e qui ringrazio per la presenza e per il suo intervento Hans Peter Kistler, dell’Ufficio federale delle strade; ai servizi cantonali; alle autorità comunali e a tutte le persone che si sono date da fare in questo bel progetto.

Grazie per l’attenzione, e continuiamo il nostro cammino assieme.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 maggio 2019 de La Regione

Un nuovo inizio per la Gola del Piottino

È stata inaugurata ieri con una festa popolare allietata da alcune compagini musicali della zona la via storica della Gola del Piottino, resa di nuovo accessibile dopo l’ultima fase dei lavori di ripristino a seguito di frane e cedimenti, durata 4 anni e costata 1,37 milioni. Numerosi gli interventi durante la parte ufficiale, tra cui quelli del consigliere di Stato Norman Gobbi e del suo omologo del canton Uri Dimitri Morelli. I lavori sul sedime di proprietà della Degagna di Osco sono stati promossi dall’associazione Pro Media Leventina.

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Servizio all’interno dell’edizione di domenica 26 maggio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11809484

“Le comunali si concentrino sulla prossimità”

“Le comunali si concentrino sulla prossimità”

Il Consigliere di Stato ha incontrato l’associazione delle Polizie comunali

Tra gli aspetti positivi raggiunti dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in questi anni alla guida del Dipartimento delle istituzioni vi è certamente la capacità di far dialogare al meglio il Corpo della Polizia cantonale con i Corpi delle Polizie comunali. E non è certo stato un lavoro da poco, se si pensa alle annose “rivalità” e dispute conosciute anche solo un paio di decenni fa. Martedì scorso il Consigliere di Stato ha parlato davanti all’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali, portando alcuni messaggi importante. “In questi ultimi anni – sottolinea Norman Gobbi – gli sforzi legati al ruolo delle Polizie comunali si sono incentrati sul consolidamento dell’assetto dei Corpi così come definito con la legge del 2011. Ciò ha generato molteplici aspetti positivi, ma non mancano certo limiti e criticità. È quindi necessario proseguire nella definizione chiara e condivisa di ruoli e competenze per ciascun Corpo di Polizia in Ticino, in modo da consentire un ulteriore miglioramento, facendo attenzione ai costi globali finanziati dalla collettività”.
Questo cosa vuol dire? “Ciò comporta da parte delle autorità cantonali – specifica il direttore del Dipartimento delle istituzioni – una visione globale per trovare soluzioni locali e puntuali, adeguate e proporzionate a ogni singola realtà; i corpi comunali devono infatti maggiormente rispondere alle attese di autorità e popolazione dei Comuni serviti nello spirito di prossimità. Anche nei prossimi anni, questo impegno costante permetterà di ottimizzare ulteriormente l’impiego delle risorse. Risorse che in ogni ambito e in ogni settore sono per definizione limitate. Pertanto una sovrapposizione d’investimenti dei diversi Corpi di Polizia può rivelarsi insidiosa e già oggi è tema di discussione a livello politico”.
Ma per l’attività delle Polizie comunale ciò che cosa comporta? “Le Polizie comunali – sottolinea Norman Gobbi – sempre di più dovranno privilegiare la loro azione nell’ambito della prossimità. Ciò significa anche intervenire puntualmente in caso d’incidenti, di liti o problemi di vicinato come pure in molteplici altri ambiti prettamente locali. Un aspetto rilevante delle competenze “comunali” consiste quindi nell’intensificare il contatto con la popolazione. Una prossimità, una vicinanza e una conoscenza che consentiranno di segnalare tempestivamente situazioni potenzialmente problematiche e disinnescare anche fenomeni preoccupanti e in crescita, come le liti tra le quattro mura domestiche oppure i casi gravi di disagio sociale”.
Ma come trovare le giuste sinergie tra Polizia cantonale e le Polizie comunali? “Da sempre – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ho ritenuto fondamentale un concetto chiave nell’ambito della sicurezza (ma non solo): la collaborazione. Infatti, laddove questa è consolidata e rispettosa dei ruoli, i risultati sono lì ad attestarne la validità. È una strada obbligatoria e dalla quale non si può deviare. La rete “della sicurezza”, che comprende molteplici attori sia a livello comunale sia a livello cantonale, come pure sul piano nazionale e internazionale, funziona grazie alla condivisione e al coordinamento delle informazioni. I successi di operazioni di Polizia ottenuti negli ultimi anni indicano come la collaborazione sia la chiave del successo. Come è noto, nell’ambito del grande cantiere legato a “Ticino 2020”, Cantone e Comuni stanno portando avanti una serie di riflessioni sui flussi di competenze e sui flussi finanziari. Insomma: chi fa che cosa e chi paga. La sicurezza è ovviamente un tema centrale nelle discussioni e tali riflessioni sono portate avanti dal gruppo di lavoro “Polizia ticinese”. Se si riuscirà a mantenere lo spirito di collaborazione, il risultato di queste riflessioni ci permetteranno di fare sicuramente un ulteriore passo avanti, orientandoci sempre al fine ultimo: la sicurezza dei Ticinesi”.

Guardie Svizzere del Papa: “Un esempio per i giovani”

Guardie Svizzere del Papa: “Un esempio per i giovani”

Alcune considerazioni del Consigliere di Stato Norman Gobbi dopo la visita a Roma
Recarsi a Roma, visitare il Vaticano, partecipare alle funzioni religiose rappresenta per ogni cattolico un momento particolare. “ Sì, è il sentimento che ho provato lo scorso fine settimana – ci dice il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Questa volta, però, c’erano due fattori ulteriori che hanno creato un ambiente ancora più toccante: il giuramento delle Guardie Svizzere del Papa e il fatto con il Canton Ticino per la prima volta fosse l’invitato d’onore a questa cerimonia”.  Gobbi faceva parte della delegazione ticinese. “Il programma allestito in tale circostanza ha permesso davvero di entrare meglio in contatto con una realtà, quella delle Guardie Svizzere, che suscita sempre ammirazione. La dedizione totale di questi giovani svizzeri alla causa del Papa è encomiabile. Tra coloro che hanno prestato quest’anno il giuramento il 6 maggio c’erano anche tre ticinesi. Da qui la presenza a Roma di tante persone giunte dal Ticino con le quali si è potuto scambiare opinioni, ma soprattutto emozioni”. La delegazione ticinese, oltre ai rappresentati del Governo, era formata anche da deputati in Gran Consiglio, come il vice presidente Daniele Caverzasio, da parlamentari a Berna, come la consigliera nazionale Roberta Pantani, dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e da autorità militari.
Il rapporto tra il Corpo delle Guardie Svizzere e il nostro Cantone è diventato ancora più stretto da quando una parte della formazioni dei giovani alabardieri viene svolta presso la Scuola cantonale di Polizia. “Si tratta di quattro settimane molte intensive – sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni – nelle quali le guardie svizzere affinano e rafforzano la loro formazione, così da essere meglio preparati nei compiti che dovranno svolgere in Vaticano a protezione del Papa. Durante gli incontri ufficiali, il comandante del Corpo delle Guardie Svizzere ha sottolineato la professionalità dei corsi e i benefici di tale formazione, ringraziando per la collaborazione e le competenze che il Ticino ha saputo mettere in campo. Personalmente ritengo che questo tipo di collaborazione abbia rafforzato le capacità organizzative in ambito formativo della nostra Polizia cantonale, portando quindi benefici anche al nostro Corpo. Per questo, oltre ad aver favorito tale soluzione, sosterrò con convinzione anche in futuro i rapporti con il comando delle Guardie Svizzere” .
E adesso diamo ai ticinesi più libertà e meno imposte

E adesso diamo ai ticinesi più libertà e meno imposte

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi fissa alcuni obiettivi per i prossimi quattro anni
L’ho detto durante la campagna elettorale: uno degli obiettivi principali per questo nuovo quadriennio è garantire ai Ticinesi maggiore libertà. Negli ultimi anni, assieme ai collaboratori del Dipartimento e con l’appoggio dei colleghi di Governo, abbiamo dato a questo Cantone un elevato grado di sicurezza, in un contesto locale e internazionale per niente facile.
Dare più libertà significa innanzitutto alleggerire il peso di una burocrazia invasiva e snellire quelle procedure amministrative che troppo spesso impastoiano cittadini e imprese. È un fronte sul quale già ho avuto modo di intervenire, ma si può fare di più. Anzi: si deve fare di più! Perché se si vuole che il Ticino cresca e che il benessere dei residenti aumenti dobbiamo sostenere e non penalizzare il singolo cittadino nella sua attività privata, così come le aziende nelle loro pratiche per investire, assumere e proporre nuovi progetti.

Automobilisti… più liberi
Fare degli esempi rende più facile la comprensione di quanto dico. Prendiamo la Sezione della circolazione e in particolare il servizio che si occupa delle immatricolazioni. È tra gli sportelli più sollecitati dell’intera amministrazione cantonale. E soprattutto sui tratta di un servizio che coinvolge tutti i Ticinesi in possesso di un’auto o di una moto. La continua crescita di pratiche – e nonostante gli sforzi dei collaboratori – ha provocato un aumento dei tempi di attesa per chi si recava a Camorino. In media le pratiche giornaliere (tra settembre 2017 e marzo 2018) erano 736, con tempi d’attesa di 40 minuti, ma che potevano in alcuni casi e momenti salire sopra l’ora e venti minuti. Una situazione non più sostenibile ai miei occhi e che ci ha spinti ad adottare misure incisive con l’obiettivo di far scendere a 20 minuti i tempi medi di attesa e a 40 minuti quelli massimi. Oggi possiamo dire non solo di aver raggiunto l’obiettivo, ma di averlo migliorato: nel mese di marzo i tempi di attesa sono stati mediamente di 10 minuti! I vantaggi per privati e garagisti sono quindi evidenti.

Ceto medio… più leggero
Allo stesso tempo il mio impegno verrà sviluppato assieme ai colleghi di Governo, per portare stimoli e trovare soluzioni che vadano nella direzione proprio di migliorare il contatto tra cittadino e amministrazione, così da rendere virtuoso il rapporto Stato-economia-cittadini. Per virtuoso si intende favorire l’iniziativa e la responsabilità individuale, con lo Stato in un ruolo sussidiario, ossia di sostegno a quanto le persone, le aziende e le società residenti in Ticino promuovono. Proprio questa settimana il Consiglio di Stato ha preso posizione sul tema federale in votazione il 19 maggio prossimo riguardante la riforma fiscale e il risanamento dell’AVS. Abbiamo detto sì perché vediamo benefici importanti sul breve e medio termine per le aziende e un aiuto quasi immediato al finanziamento del fondo per l’AVS, così che possa essere sempre in grado di erogare la rendita agli anziani ogni inizio mese. Inoltre a livello fiscale questa riforma lascia ai Cantoni un margine di manovra interessante. Ed è proprio qui che il Ticino farà la sua parte e io spero che si riesca a migliorare le condizioni fiscali dei cittadini residenti, che pagano le imposte. Su questo punto andrà il mio impegno, che non riguarda solo le aziende o la tassazione dei contribuenti più facoltosi, ma che sarà incentrato soprattutto a favore del ceto medio: è tempo e ora di intervenire positivamente per quei cittadini che sono la colonna portante della nostra società!

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Opinione pubblicata nell’edizione di martedì 26 marzo 2019 del Corriere del Ticino

È la conferma di un trend che stiamo constatando proprio in questi ultimissimi anni: il Ticino è più sicuro rispetto a solo un decennio fa. Il risultato è dimostrato dai dati statistici sul bilancio dell’attività della Polizia cantonale nel 2018 presentati ieri. Con l’aumento della sicurezza oggettiva, i ticinesi oggi avvertono un grado di sicurezza soggettiva maggiore. Era uno degli obiettivi che mi ero prefissato otto anni fa, quando assunsi la direzione del Dipartimento delle istituzioni, consapevole che il compito sarebbe stato molto impegnativo, soprattutto se consideriamo la situazione geografica del Ticino (una zona di frontiera) con alle sue porte una metropoli come Milano. Tutti elementi che fanno accrescere i rischi di potenziali forme di atti delittuosi e criminali. In questo contesto – e sono sempre le statistiche a parlare – il Ticino ha un numero di reati ogni mille abitanti inferiore alla media nazionale: abbiamo meno incidenti stradali rispetto al resto della Svizzera; ci sono meno furti, meno rapine, meno truffe. Soltanto per i reati legati alla legge federale sugli stupefacenti risultiamo leggermente al di sopra della media intercantonale. Sappiamo bene però che non possiamo sederci sugli allori. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Ecco dunque la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientra tutta una serie di misure, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno. Nel futuro prossimo il sistema sicurezza in Ticino verrà rafforzato anche con nuove campagne di sensibilizzazione legate alla circolazione stradale (non solo per gli automobilisti, ma per tutti gli utilizzatori della nostra rete viaria), ai pericoli che possono nascondersi quando vengono effettuate escursioni più o meno impegnative in montagna, o quando accediamo ai nostri laghi e ai nostri fiumi. L’azione di prevenzione e contrasto contro la radicalizzazione continuerà ad essere tra gli obiettivi prioritari, così come verrà messa sotto i riflettori la sicurezza negli stadi sportivi. Per fare tutto ciò la polizia del futuro ha bisogno di due elementi decisivi: da una parte una sempre più dinamica collaborazione tra i corpi della cantonale e quelli comunali, organizzati sempre meglio su scala regionale. Dall’altra parte però, come in ogni ambito, ancora più decisivo sarà il fattore umano. Donne e uomini convenientemente preparati per assolvere incarichi che diventano sempre più specialistici e impegnativi. E qui abbiamo fatto importanti passi avanti, e continueremo a farne, grazie al livello raggiunto dalla nostra scuola di polizia. Ma anche donne e uomini giusti al posto giusto, attraverso un impianto di carriera, di formazione continua e di promozioni che premiano chi più merita, andando a potenziare quei settori su cui si intende puntare per lottare contro il crimine. Proprio recentemente la cantonale ha dovuto sostituire un valido ufficiale (il capo area della Polizia giudiziaria) che andrà in pensione. In questo settore si intende investire nella lotta al crimine finanziario, per garantire la legalità del nostro tessuto economico-finanziario minacciato da infiltrazioni mafiose e favorire la crescita del nostro benessere. Ebbene, la scelta è caduta su un candidato esterno al corpo di polizia – nonostante le ottime candidature di collaboratori attivi nel corpo – con accertate capacità organizzative, a cui abbina una solida esperienza professionale nel settore finanziario privato. Sono certo che questi due elementi combinati permetteranno al settore investigativo di fare un ulteriore salto di qualità. È una strada obbligatoria, su cui non si possono fare sconti se si ha a cuore la sicurezza dei ticinesi.

Ogni sforzo per delocalizzare i posti di lavoro in tutto il Ticino

Ogni sforzo per delocalizzare i posti di lavoro in tutto il Ticino

Importante obiettivo strategico del mio Dipartimento

“Portare i servizi del mio Dipartimento in tutti i distretti del Cantone è e rimarrà un obiettivo strategico della mia attività in Governo”. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi la volontà di delocalizzare posti di lavoro interessanti su tutto il territorio ticinese resta una priorità e lo sforzo compiuto dal capo dipartimento leghista rimane una perla rara, visto che altrettanto non è stato promosso dagli altri dipartimenti, nonostante fosse un obiettivo dichiarato nel corso della legislatura 2011-2015.
Il bilancio che può presentare Gobbi è più che positivo. Nel 2013 vi è stato il trasferimento del Registro di commercio a Biasca; nel 2016 a Faido è stato creato il contact center dell’Ufficio di esecuzione, mentre l’anno successivo, ancora a Faido è stato portato il centro di competenze dei precetti esecutivi. “Forse qualcuno, vista la mia provenienza, e leggendo queste prime cifre può erroneamente pensare che il flusso dal centro sia solo verso le Tre Valli. Non è così, perché con la regionalizzazione della Polizia concretizzata nel 2015, abbiamo irradiato in tutte le regioni del Ticino l’effetto che si vuole raggiungere con la delocalizzazione”, precisa Norman Gobbi. “In questo caso è stata forte la volontà di tornare a presidiare nel migliore dei modi il nostro territorio per migliorare l’efficacia e la rapidità degli interventi della Polizia cantonale. Ma con questa regionalizzazione siamo pure stati in grado di riportare posti di lavoro nei distretti di Mendrisio e di Locarno in particolare”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.
Le cifre (confronta tabella) parlano chiaro: in totale negli otto distretti sono stati portati 127 nuovi posti di lavoro. In cifre assolute i maggiori beneficiari sono stati il Mendrisiotto (+39 unità, con un aumento del 55%) e il Locarnese (+24 unità e +30%). “Il lavoro però non termina qui. I due progetti che avranno il maggior impatto positivo – precisa Gobbi – saranno la creazione del Centro Controllo sul traffico pesante a Giornico (con una cinquantina di nuovi posti di lavoro) e lo spostamento a Monteceneri della Sezione del militare e protezione della popolazione e della Scuola di Polizia oggi ubicate a Bellinzona”.
In settimana il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha snocciolato queste cifre, accompagnato dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Ha scelto Mendrisio per incontrare la stampa: “E non è una scelta casuale. Il Mendrisiotto è una regione che sente più di altre la pressione della vicina Italia in diversi ambiti: da quello dell’economia privata a quello della sicurezza. Per questo necessità di una particolare attenzione da parte dello Stato per preservare i posti di lavoro legati all’Amministrazione cantonale. E proprio da Mendrisio quattro anni fa siamo partiti per riportare le sedi della gendarmeria della Polizia cantonale sul territorio, con la finalità di aumentare il presidio e il senso di sicurezza percepito dalla popolazione. E dall’anno prossimo la gendarmeria potrà entrare nel nuovo Centro di Primo Intervento, progettato dall’architetto Mario Botta”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Discorso pronunciato in occasione della Consegna dell’arma alla Scuola di polizia

Discorso pronunciato in occasione della Consegna dell’arma alla Scuola di polizia

29 novembre 2018 – Bellinzona

– Fa stato il discorso orale –

Care e cari aspiranti,

sono davvero contento di incontrarvi oggi, in una giornata che resterà per sempre nella vostra testa e nei vostri cuori e che vi sta sicuramente regalando tanta emozione. La consegna dell’arma rappresenta un ulteriore passo nel vostro percorso formativo e di crescita all’interno della Scuola di polizia.
E si tratta di un passo molto significativo, visto che da oggi diventate a tutti gli effetti agenti del nostro Corpo di polizia. Ricevete un’arma che sottende una forte assunzione di responsabilità da parte vostra, donne e uomini che hanno scelto di servire in modo attivo il proprio Paese e la sua popolazione, adoperandosi giorno dopo giorno, ogni giorno, a favore della sicurezza del Cantone.

Diceva Albert Einstein: “Dobbiamo sempre agire al meglio delle nostre possibilità. Questa è la nostra sacra responsabilità umana”.
In caso di necessità, sarete chiamati a utilizzare l’arma che avete ricevuto: per “agire al meglio delle vostre possibilità” dovete essere preparati ad affrontare nel modo opportuno anche le situazioni più delicate e meno preventivabili. Essere pronti farà parte del vostro lavoro, così come lo sarà la capacità di scegliere l’opzione migliore in contesti non facili. Potreste essere chiamati a decidere in pochissimi istanti cosa fare e cosa non fare ed è altamente probabile che in quell’occasione sarete soli. Ma in quei momenti sarete aiutati dall’approfondita formazione che state ricevendo in questi mesi.

Fortunatamente, i casi in cui vostri colleghi hanno dovuto esplodere un colpo di pistola sono piuttosto rari (ricordo i fatti accaduti a Novazzano nel febbraio 2016 e a Brissago nell’ottobre 2017), ma ciò non toglie che di fronte a una grave minaccia, e come ultima ratio, potreste essere costretti a estrarre l’arma dalla fondina e fare fuoco. Comunque vada, non sarà una scelta priva di conseguenze. È inevitabile.
Ma la preparazione cui siete e sarete sottoposti, il sostegno dei vostri istruttori, la capacità di gestire l’ansia e lo stress, la perfetta conoscenza dell’arma, vi permetteranno – come detto prima – di fare la cosa giusta al momento giusto. Di questo non ho alcun dubbio!

Siete motivati, entusiasti e soprattutto siete perfettamente consapevoli di quello che state facendo e della strada che state percorrendo: lo dimostra il fatto stesso che oggi siete qui con gli occhi che brillano di emozione, orgogliosi come lo sono io. La vostra consapevolezza mi rende sereno.

Se le vostre azioni saranno proporzionate alla situazione, sappiate che potrete sempre contare sul sostegno del Corpo, del Comandante e del sottoscritto.
Siate coscienti che, in un modo o nell’altro, qualsiasi scelta che farete sarà importante e che dovrete avere sempre l’umiltà e l’intelligenza di lasciarvi guidare da chi ha più esperienza di voi.
Siate ottimi agenti, ma soprattutto brave persone, non cedete alle facili tentazioni, evitate le scorciatoie e proseguite il cammino certo e retto che avete intrapreso.
Siate fieri di indossare quella divisa e consapevoli del significato di quell’arma.
Operate con coraggio e con proporzionalità, agite nella maniera opportuna come richiesto dal codice deontologico e dalla legge.

Avete ricevuto un’arma.
Le mani che ve l’hanno consegnata appartengono alle istituzioni che rappresentate e ai cittadini che siete chiamati a tutelare.
Vi abbiamo affidato non solo un’arma, ma anche la nostra totale fiducia: non dovete mai dimenticarlo.

A marzo vivrete un altro momento che segnerà la vostra carriera: la dichiarazione di fedeltà.
Quel giorno concluderete il vostro iter formativo e inizierete una nuova e stimolante sfida professionale nei Corpi di Polizia.

In questo specifico settore, sta cambiando molto.
Proprio in questi giorni abbiamo presentato l’assetto della Polizia ticinese del prossimo futuro.
Prima di scendere nei particolari, va ricordato che lo scorso aprile, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione cui hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico.
Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di procedere entro la fine del 2018 alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020.

Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della Legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante.
Inoltre, nei prossimi anni il numero minimo di agenti per le polizie strutturate aumenterà gradualmente in una prima fase da 5 a 15 e successivamente a 20 (senza contare il Comandante del Corpo).
Infine, si procederà con l’attuazione di una serie di misure che miglioreranno il coordinamento all’interno delle Regioni di Polizia, favoriranno la centralizzazione delle necessità informatiche e logistiche e definiranno una struttura organizzativa “standard” per le polizie dei Comuni Polo.

Queste le novità riassunte forzatamente per sommi capi, perché i cambiamenti sono davvero tanti e il tempo per parlarvene poco.
Una cosa non deve invece cambiare: la vostra dedizione alla causa.
Venisse a mancare, o solo scricchiolasse, l’intero sistema ne risentirebbe pesantemente.

Vi auguro un eccellente proseguimento della vostra formazione e della vostra carriera, al servizio dei cittadini!

Innovazione e flessibilità al servizio del cittadino

Innovazione e flessibilità al servizio del cittadino

Vogliamo offrire procedure più semplici e sicure

L’evoluzione della società degli ultimi anni ha richiesto all’Amministrazione cantonale un cambiamento radicale del suo modo di proporsi. L’approccio conservatore e poco incline alle novità ha dovuto cedere il passo ad uno più dinamico nel fornire i servizi.
Oggigiorno è richiesta molta più flessibilità in ambito lavorativo per trovare per tempo le opportune soluzioni alle nuove aspettative.
Per questo motivo, invito regolarmente i miei funzionari dirigenti a rimettere in discussione i processi lavorativi, ad adeguare gli strumenti a disposizione e a ridefinire le priorità all’interno dei vari uffici. La capacità di innovare a livello progettuale e realizzativo è indispensabile per un Dipartimento che desidero in costante progresso e sempre più attento ai bisogni della popolazione.
Per me la flessibilità ha quale obiettivo il facilitare la vita ai cittadini. Si tratta di ridurre al minimo la burocrazia e favorire l’esercizio dei diritti di ognuno.
Negli ultimi anni nel Dipartimento sono state adottate numerose misure a questo scopo, dando la priorità alle situazioni più urgenti che coinvolgono un numero importante di persone. L’obiettivo è di trovare delle soluzioni realizzabili in tempi brevi con modalità semplici.
Di seguito indico degli esempi di misure che sono state introdotte di recente nell’ambito di approfondite riorganizzazioni interne.

L’estensione degli orari d’apertura
E’ stato deciso di proporre delle aperture prolungate degli uffici (di principio sul mezzogiorno) per quei servizi che richiedono un passaggio obbligatorio allo sportello. Si tratta in particolare di alcuni uffici della Sezione della circolazione (servizio immatricolazioni) e della Sezione della popolazione (documenti d’identità).

L’evoluzione dei centralini telefonici
L’introduzione dei contact center (“ufficio di consulenza telefonica”) consente di migliorare la gestione delle chiamate in entrata, con un unico punto di contatto, dove ottenere tutte le informazioni necessarie. L’esperienza è molto positiva e soprattutto apprezzata. Sono ora ben tre quelli realizzati: alla Sezione della circolazione, alla Sezione della popolazione e uno al centro di competenze dei precetti esecutivi.

L’accessibilità continuata ai servizi
I servizi online consentono di alleggerire la pressione sugli uffici e di ridurre le code agli sportelli. La possibilità di scelta è comunque sempre assicurata, in ragione delle abitudini e delle competenze informatiche dei singoli. L’utente è facilitato perché può gestire il tempo in modo autonomo senza attenersi agli orari degli uffici dell’Amministrazione cantonale. Le procedure guidate sono molto apprezzate perché semplificano la raccolta dei documenti e accelerano l’evasione della pratica. Anche in questo caso, la priorità è stata data alla Sezione della circolazione (appuntamenti, collaudi, pagamenti multe, asta targhe) e alla Sezione della popolazione (richiesta permessi).

Il progetto pilota “Via libera”
Nei prossimi giorni verrà presentato il progetto pilota “Via libera” che consentirà di accelerare la riapertura dei tratti autostradali dopo incidenti o problemi di altra natura. La presenza di pattuglie della polizia sulle tratte più sollecitate favorirà un rapido intervento. Il traffico dovrebbe così scorrere in modo più fluido e regolare, favorendo la mobilità sul nostro territorio.

Il regolare monitoraggio mi permette di dire che gli obiettivi fissati per questi interventi sono stati raggiunti dopo un iniziale periodo di adattamento al cambiamento. Con i miei servizi cercherò quindi di estendere simili misure nel modo più ampio possibile. Ci sono ancora margini di miglioramento in alcuni settori da sempre oberati di lavoro, come alla Circolazione e alla Migrazione, e stiamo cercando ulteriori misure organizzative e lavorative così da poter ridurre i tempi di attesa agli sportelli e nelle procedure. Insomma, il lavoro e la sua revisione volta a migliorare le prestazioni non si ferma mai!