La campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica viene ampliata

La campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica viene ampliata

Comunicato stampa (Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU, 26.10.2026)

L’offerta della campagna nazionale di prevenzione contro la violenza domestica, sessuale e di genere viene ampliata e l’accesso ai servizi di assistenza ulteriormente facilitato. Sul sito web della campagna sono ora disponibili, oltre a un test digitale che aiuta a riconoscere i segnali d’allarme della violenza nelle relazioni di coppia, ulteriori informazioni in lingua facile e in diverse lingue straniere. Inoltre, anche le persone private potranno ordinare gratuitamente il materiale della campagna. L’obiettivo è raggiungere un pubblico il più ampio possibile e richiamare  tempestivamente l’attenzione delle persone colpite e delle persone loro vicine sulle offerte di sostegno disponibili.

La campagna della Confederazione contro la violenza domestica, sessuale e di genere, condotta in collaborazione con i Cantoni, i Comuni e la società civile, è in corso dal novembre del 2025 con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione di queste forme di violenza molto diffuse. I promotori intendono richiamare l’attenzione sui primi segnali d’allarme della violenza, offrire un accesso a bassa soglia alle informazioni e al sostegno e sensibilizzare la popolazione sulle diverse forme di violenza. La campagna rimanda alle offerte di assistenza e consulenza a disposizione, in particolare al nuovo numero nazionale 142 di aiuto alle vittime.

Informazioni in lingua facile e in altre lingue
Per permettere al maggior numero possibile di persone di accedere facilmente alle informazioni e ai servizi di sostegno, il sito web della campagna è stato ampliato. I contenuti sono ora disponibili in lingua facile tedesca, francese e italiana e, per la prima volta, le informazioni fondamentali e i rimandi alle offerte di assistenza sono pubblicati non solo nelle lingue nazionali e in inglese, ma anche nelle otto lingue non nazionali più diffuse (albanese, arabo,  bosniaco/serbo/croato/montenegrino, portoghese, russo, spagnolo, turco, ucraino). Un’altra novità riguarda la lingua dei segni, nella quale sono state tradotte le principali indicazioni sulle offerte di assistenza.

Nuovo test per sensibilizzare ai primi segnali di allarme nelle relazioni di coppia
Sul sito web della campagna www.senza-violenza.ch è disponibile un nuovo test digitale: rispondendo a sei semplici domande, è possibile riconoscere eventuali segnali di allarme di violenza all’interno della coppia e riflettere sulla propria situazione. Il test, concepito come strumento orientativo facilmente accessibile e anonimo, ha lo scopo di sensibilizzare, ma non sostituisce una consulenza personale. Se necessario, vengono fornite indicazioni sui servizi di assistenza e consulenza più adatti.

Ordinare gratuitamente materiale della campagna
Anche le persone private hanno ora la possibilità di ordinare il materiale della campagna direttamente tramite lo shop delle pubblicazioni federali: volantini, spille, adesivi, manifesti e altra documentazione informativa sono disponibili gratuitamente. L’obiettivo è permettere al maggior numero possibile di persone di diffondere i messaggi della campagna e richiamare l’attenzione sull’offerta di assistenza. 

Ampio sostegno in tutta la Svizzera
La campagna contro la violenza domestica, sessuale e di genere è sostenuta da numerosi Cantoni, Città, Comuni e organizzazioni della società civile. È parte integrante della Strategia Parità 2030 della Confederazione e contribuisce all’attuazione della Convenzione di Istanbul.

Furti con scasso: ecco come proteggervi!

Furti con scasso: ecco come proteggervi!

Comunicato stampa
Prende avvio oggi, 26 ottobre 2026, «Occhio ai furti con scasso!», la campagna nazionale di prevenzione promossa dalla Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC) in collaborazione con i diversi Corpi di Polizia cantonali e comunali. Proprio per questa occasione, nel corso della giornata odierna le Polizie cantonali e comunali di tutta la Svizzera saranno impegnate in un’azione coordinata di sensibilizzazione contro i furti con scasso rivolta alla popolazione. La campagna, che proseguirà fino al 28 febbraio 2027, ha lo scopo di sensibilizzare sui rischi legati ai furti con scasso, promuovere l’adozione di semplici misure di protezione e ricordare l’importanza di segnalare tempestivamente eventuali situazioni sospette alla polizia.

Secondo la Statistica criminale di polizia, nel 2025 in Ticino i furti con scasso sono diminuiti del 20% rispetto all’anno precedente, passando da 1’070 a 852 casi. In calo anche il numero complessivo dei furti, esclusi i furti di veicoli, che ha registrato una diminuzione dell’8%. Nonostante questa evoluzione positiva, i furti con scasso continuano a rappresentare un fenomeno che può provocare danni materiali e compromettere il senso di sicurezza delle persone colpite.

In autunno, con l’accorciarsi delle giornate, per i ladri diventa più facile individuare le abitazioni apparentemente disabitate. Tra ottobre e marzo si registra infatti un aumento dei cosiddetti «furti al crepuscolo», che prendono di mira case e appartamenti.

La Polizia cantonale invita la popolazione a prestare attenzione a eventuali situazioni sospette, come la presenza di sconosciuti che si aggirano nei quartieri, veicoli che circolano in modo insolito o rumori riconducibili a possibili tentativi di effrazione. In questi casi è importante avvisare immediatamente la polizia, fornendo agli operatori tutte le informazioni utili.
La collaborazione e la vigilanza di tutti possono contribuire a prevenire i furti e a rafforzare la sicurezza. Il messaggio chiave della campagna è chiaro: «Al minimo sospetto, chiamate il 117!».

La Polizia cantonale ricorda inoltre che il rischio di furto con scasso può essere ridotto adottando alcuni semplici accorgimenti:

  • Chiudete sempre a chiave le porte d’accesso e le finestre, comprese quelle a ribalta, anche
    durante brevi assenze.
  • Non lasciate oggetti di valore a portata di mano, ma custoditeli in un luogo sicuro.
  • Simulate la vostra presenza in casa, ad esempio utilizzando luci con temporizzatore.
  • Non nascondete le chiavi all’esterno dell’abitazione.
  • Informate i vicini se vi assentate per un periodo prolungato e chiedete loro, se possibile, di ritirare regolarmente la posta.
  • Non segnalate sui social la vostra assenza.

Chiedete consiglio a professionisti della sicurezza per individuare eventuali punti vulnerabili della vostra abitazione. Diverse forze di polizia e aziende private dispongono di consulenti specializzati.
In caso di furto con scasso, è importante non toccare nulla, così da preservare eventuali tracce e indizi, e avvisare immediatamente la polizia chiamando il 117.
Ulteriori informazioni e consigli di prevenzione sono disponibili sul sito della Prevenzione Svizzera della Criminalità: www.skppsc.ch.

San Gottardo, Gobbi: «Da quella tragedia si è imparato»

San Gottardo, Gobbi: «Da quella tragedia si è imparato»

Incidente del 2001: il ruolo del Ticino nelle indagini e l’evoluzione della sicurezza.

«Ricordo ancora quel fumo nero, denso, che usciva dal camino di ventilazione del San Gottardo. È un’immagine che, anche dopo venticinque anni, non ho dimenticato». Norman Gobbi aveva 24 anni ed era un giovane deputato del Gran Consiglio quando, il 24 ottobre 2001, un incendio devastante si sviluppò all’interno della galleria autostradale del San Gottardo. Appena appresa la notizia, raggiunse Airolo, al portale sud del tunnel.
«Sul posto arrivarono rapidamente i soccorritori, le autorità e i giornalisti. In poco tempo erano presenti televisioni da tutto il mondo. Ricordo la conferenza stampa organizzata in quelle ore, in una sala gremita, e soprattutto la sensazione che si respirava: si percepiva che era accaduto qualcosa di estremamente grave, anche se le dimensioni della tragedia dovevano ancora emergere completamente».
Venticinque anni dopo, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni è tornato con il pensiero a quella mattina in occasione della commemorazione organizzata ad Airolo, alla quale ha partecipato in rappresentanza del Consiglio di Stato.

Dallo shock alla risposta delle istituzioni
Undici persone persero la vita nell’incendio, provocato dalla collisione tra due mezzi pesanti all’interno della galleria. Una tragedia che sconvolse il Ticino e l’intera Svizzera, mettendo in evidenza la vulnerabilità di un’infrastruttura fondamentale per i collegamenti tra il nord e il sud del Paese.
La gravità dell’accaduto impose una riflessione approfondita sui sistemi di prevenzione, sulle procedure di emergenza e sulla capacità di intervento dei servizi di soccorso. L’incendio del San Gottardo segnò un punto di svolta nella gestione della sicurezza delle gallerie.
«Alla drammaticità di quelle ore seguì una risposta importante da parte delle istituzioni», ricorda il Consigliere di Stato. «Furono analizzate le criticità, riviste le procedure e introdotte nuove misure di sicurezza. Da quella tragedia abbiamo tratto insegnamenti concreti, che hanno cambiato il modo di affrontare i rischi legati al transito nelle gallerie. Perché anche dalla crisi più dolorosa si può, e si deve, imparare».

Il contributo della magistratura e della Polizia scientifica ticinese
Tra gli aspetti meno conosciuti di quella tragedia figura il lavoro svolto dalle autorità giudiziarie e dalla Polizia cantonale ticinese. L’allora procuratore pubblico Antonio Perugini assunse la direzione di un’inchiesta particolarmente complessa, affiancato dagli specialisti della Polizia scientifica, chiamati a operare in condizioni estreme per raccogliere e analizzare gli elementi necessari alla ricostruzione dell’incidente.
Su iniziativa di Perugini furono coinvolti anche esperti svizzeri ed europei, incaricati di approfondire le cause dell’incendio e le modalità di propagazione del fumo. Il lavoro investigativo e scientifico permise così di acquisire conoscenze fondamentali per individuare nuove misure di prevenzione.
«Il Ticino seppe mettere a disposizione competenze importanti, assumendo un ruolo attivo nell’analisi della tragedia e nella ricerca di soluzioni per il futuro», evidenzia Gobbi. «Da quell’inchiesta emersero elementi che andarono ben oltre l’accertamento delle responsabilità e contribuirono a migliorare la sicurezza delle gallerie.»
Parallelamente, vennero rafforzate la preparazione degli operatori e la capacità di risposta alle emergenze, attraverso un migliore coordinamento tra i servizi di intervento. Negli anni successivi fu inoltre istituito il Centro d’intervento del San Gottardo, una struttura specializzata a presidio di uno degli assi di transito più importanti della Svizzera.

Una ferita che ha lasciato insegnamenti
A venticinque anni di distanza, il ricordo delle undici vittime rimane al centro della commemorazione. Accanto alla memoria, resta la consapevolezza di quanto sia cambiato nella gestione della sicurezza delle gallerie e nella preparazione dei servizi di intervento.
«La perdita di undici vite umane resta una ferita dolorosa. Dalla tragedia sono nate una presa di coscienza e interventi che hanno contribuito a rendere più sicure le nostre gallerie», conclude Gobbi. «La sicurezza assoluta non esiste, ma abbiamo il dovere di prevenire e mitigare i rischi, imparare dalle esperienze e continuare a migliorare. È anche così che onoriamo la memoria delle vittime e la responsabilità che abbiamo verso le generazioni future».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 25 ottobre 2026 de Il Mattino della domenica

ARGEALP, sottoscritte tre risoluzioni in linea con la politica cantonale

ARGEALP, sottoscritte tre risoluzioni in linea con la politica cantonale

Comunicato stampa

Energia, acqua e agricoltura di montagna: sono i temi delle tre risoluzioni sottoscritte dalle regioni ARGE ALP nel Vorarlberg. Per il Consiglio di Stato i testi danno una dimensione transfrontaliera a politiche che il Ticino porta avanti da tempo. La presidenza passa alla Baviera.

Si è svolta oggi, 23 ottobre 2026 a Bregenz, nel Land austriaco del Vorarlberg, la Conferenza dei Capi di Governo della Comunità di lavoro delle regioni alpine ARGE ALP, che conclude l’anno di presidenza del Land austriaco. Il Cantone Ticino era rappresentato dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Durante la conferenza, i Capi di Governo hanno sottoscritto tre risoluzioni, che affrontano le principali sfide strategiche per lo sviluppo sostenibile dell’arco alpino.
La prima risoluzione intitolata “Transizione energetica nelle regioni ARGE ALP – un contributo all’indipendenza energetica dell’Europa”, punta ad allineare le regioni alpine agli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050 (con il traguardo vincolante dell’UE di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040). L’obiettivo fondamentale è garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, la stabilità dei prezzi e la sovranità energetica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili. Come sottolineato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Cantone Ticino sostiene questa risoluzione, i cui contenuti ricalcano in buona parte quelli del Piano energetico e climatico cantonale (PECC), approvato dal Gran consiglio. La risoluzione conferisce dunque una dimensione transfrontaliera a quanto il Cantone sta già facendo.
Anche la seconda risoluzione, dal titolo “Resilienza dell’approvvigionamento idrico nell’arco alpino” è in linea con la politica cantonale: il testo chiede di garantire la sovranità sulle risorse idriche nazionali e di tutelare le competenze decisionali e operative delle autorità nazionali, regionali e locali. Questi contenuti rispecchiano la posizione di Consiglio di Stato e Gran consiglio in vista della riversione dei grandi impianti idroelettrici ticinesi, che tra il 2035 e il 2048 porterà nelle mani del Cantone e dell’Azienda Elettrica Ticinese il controllo della quasi totalità della forza idrica del territorio. La risoluzione definisce inoltre i principi della cooperazione interregionale: coordinamento e pianificazione preventiva tra territori devono rispettare l’autonomia regionale e i principi di sussidiarietà e di solidarietà. In questo contesto, Gobbi ha sottolineato l’importanza della cooperazione transfrontaliera nelle situazioni di emergenza, come avvenuto la scorsa estate con la regolazione del deflusso delle acque dal Ceresio al Verbano per mantenere i livelli minimi di navigazione e la necessità di disporre di convenzioni che disciplinino anche questi casi.
È coerente con la strategia agricola cantonale anche la terza risoluzione sottoscritta, dal titolo “Futuro dell’agricoltura di montagna nell’arco alpino”. In Ticino circa l’80% delle aziende agricole si trova infatti in zone di montagna o di collina, dove le condizioni di gestione di alpeggi e pascoli è spesso impegnativa. La risoluzione chiede che vengano date garanzie politiche forti, in particolare per l’agricoltura di montagna, attraverso programmi autonomi per lo sviluppo rurale, la priorità d’intervento per le regioni montane e la sicurezza di pianificazione a lungo termine per le aziende. Chiede in particolare la conferma a lungo termine delle indennità compensative per le zone svantaggiate e dei pagamenti diretti, ad esempio con un sostegno specifico all’attività d’alpeggio e alla trasformazione dei prodotti in loco, e il mantenimento degli incentivi per l’allevamento di bovini, ovini e caprini. Il testo sollecita infine misure di promozione a favore del ricambio generazionale e della semplificazione delle procedure amministrative per incentivare le microimprese.
Resta centrale la sensibilizzazione delle aziende agricole sulla necessità di un uso sostenibile dell’acqua sugli alpeggi. A questo scopo, è stata formalmente approvata la continuazione di un progetto promosso dal Cantone Ticino durante il suo anno di presidenza, volto a sensibilizzare concretamente le aziende agricole su questa tematica.
La Conferenza dei Capi di Governo si è infine conclusa con la cerimonia ufficiale del passaggio della presidenza dal Vorarlberg alla Baviera.

Cybersicurezza: una responsabilità condivisa

Cybersicurezza: una responsabilità condivisa

Comunicato stampa

Il direttore dell’Ufficio federale della cibersicurezza Florian Schütz interverrà il 10 novembre a Bellinzona, in una serata pubblica organizzata dal Dipartimento delle istituzioni nell’ambito delle attività promosse dalla piattaforma Cyber Sicuro.

La minaccia cyber evolve e riguarda tutti: istituzioni, aziende e cittadini. Per fare il punto su tendenze, sfide e prospettive, il Dipartimento delle istituzioni organizza un evento pubblico che si terrà martedì 10 novembre 2026 alle 18.00, presso l’Auditorium BancaStato di Bellinzona.  
Ospite della serata è Florian Schütz, direttore dell’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS). Nella sua relazione illustrerà come cambia la minaccia e quale ruolo spetta alla Confederazione, ai Cantoni e alla cittadinanza. Segue una tavola rotonda con Florian Schütz, Angelo Consoli, docente-ricercatore dell’Istituto sistemi informativi e networking della SUPSI e Silvano Petrini, direttore del Centro sistemi informativi del Cantone Ticino.
«La sicurezza è un compito condiviso, e nel mondo digitale lo è ancora di più: Confederazione, Cantone, enti locali, aziende e cittadini devono fare ciascuno la propria parte», sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Da anni Cyber Sicuro informa, sensibilizza e mette in rete gli attori del territorio. Questa serata ne è un esempio concreto».
La serata si concluderà con un aperitivo. La partecipazione è gratuita, con posti limitati. È richiesta l’iscrizione online all’indirizzo www.ti.ch/eventicyber.  

Flyer

Controversie sugli affitti

Controversie sugli affitti

Comunicato stampa

Quasi sette procedure di conciliazione su dieci si chiudono senza intervento di un giudice

Si è svolta negli scorsi giorni la riunione plenaria degli Uffici di conciliazione in materia di locazione del Canton Ticino. Un’occasione per richiamare le cifre dell’attività: nel 2025 sono state concluse 1’211 procedure. Nel 68% dei casi non è stato necessario proseguire davanti a un giudice. Un risultato che conferma l’importanza della conciliazione nella risoluzione delle controversie tra inquilini e proprietari, contribuendo a ridurre il carico di lavoro delle Preture.

Aumenti delle pigioni, contestazioni delle spese accessorie, difetti degli immobili: sono alcune delle questioni all’origine dei contenziosi tra inquilini e proprietari. Distribuiti sul territorio cantonale, gli undici Uffici di conciliazione offrono un servizio di prossimità che favorisce la ricerca di soluzioni condivise evitando, quando possibile, il ricorso alla giustizia ordinaria.
L’attività degli Uffici e le prospettive sono state presentate negli scorsi giorni in occasione della riunione plenaria che si è svolta a Bellinzona in presenza del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dei rappresentanti della Divisione della giustizia, autorità cantonale di vigilanza, e degli Uffici di conciliazione in materia di locazione.

Quasi sette procedure su dieci si chiudono senza un processo
Nel 2025 sono state avviate 1’279 procedure, di cui 1’211 portate a termine. Tra queste, il 45% si è concluso con un’intesa tra le parti o con l’accettazione di una proposta di giudizio. Un ulteriore 23% è stato chiuso attraverso altre modalità, tra cui ritiri e stralci. Solo nel 30% dei casi è stata rilasciata un’autorizzazione ad agire davanti alla Pretura civile.
«I risultati confermano l’importanza dell’attività svolta dagli Uffici di conciliazione in materia di locazione nella risoluzione delle controversie. Quasi sette procedure su dieci si sono concluse senza ricorrere al giudice, contribuendo così a sgravare in maniera importante l’attività delle Preture», ha sottolineato Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia.

Un servizio vicino ai cittadini
Durante l’incontro, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha ringraziato i circa cento professionisti coinvolti nell’attività degli Uffici, sottolineando l’importanza del loro lavoro a favore della popolazione.
«Le questioni legate agli affitti toccano da vicino la vita quotidiana dei cittadini e delle famiglie ticinesi. – ha commentato Gobbi – Grazie al lavoro degli Uffici di conciliazione, la popolazione può contare su un servizio accessibile e radicato sul territorio, che permette di risolvere le controversie in tempi ragionevoli, evitando procedure lunghe e costose. Una giustizia che funziona deve anche saper dare risposte concrete ai problemi di tutti i giorni».

InOltre: 20 anni di formazione e reinserimento di detenuti

InOltre: 20 anni di formazione e reinserimento di detenuti

Comunicato stampa

La Scuola InOltre celebra vent’anni di attività nelle Strutture carcerarie cantonali con un programma di iniziative che valorizzano il ruolo della formazione nei percorsi di crescita personale e di reinserimento sociale di persone detenute. Il programma del ventennale è stato presentato questa mattina, presso il Centro professionale tecnico (CPT) di Lugano-Trevano, dalla Presidente del Consiglio di Stato e Direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) Marina Carobbio Guscetti e dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, assieme al Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, al capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa Siva Steiner e alla Direttrice del CPT di Lugano-Trevano e responsabile della Scuola InOltre, Cecilia Beti.

Sostenuta con un impegno interdipartimentale – dal DECS, attraverso la Divisione della formazione professionale, e dal DI, attraverso la Divisione della giustizia – la Scuola InOltre, che fa capo al CPT di Lugano-Trevano, festeggia nel 2026 i suoi primi vent’anni di attività al servizio della formazione delle persone detenute nelle Strutture carcerarie cantonali.
Dal 2006 la Scuola InOltre offre percorsi educativi e formativi alle persone detenute, promuovendo l’acquisizione di competenze, la crescita culturale e il reinserimento nella società. In questi vent’anni alcune migliaia di persone [SG1] hanno potuto accedere a proposte formative che hanno favorito nuove opportunità personali e professionali. Solo nello scorso giugno sono stati consegnati gli attestati di frequenza ai corsi 2025/2026 a una trentina di detenute e a quasi 230 detenuti.
L’anniversario rappresenta l’occasione per ripercorrere questa esperienza, valorizzare il lavoro svolto e sensibilizzare la popolazione sull’importanza della formazione anche in ambito carcerario, quale strumento di responsabilizzazione, risocializzazione e prevenzione della recidiva.

Formazione come diritto, opportunità di crescita e strumento per costruire nuove prospettive  
“È indispensabile che il diritto all’istruzione sia garantito a tutte e a tutti, indipendentemente dall’età, dalla provenienza, dalla condizione sociale e anche dal luogo in cui ci si trova. La scuola pubblica parte proprio da questo principio: offrire a ogni persona gli strumenti per imparare e, allo stesso tempo, costruire il proprio percorso. La Scuola InOltre porta questo diritto anche all’interno delle strutture carcerarie, nell’ambito di un’importante collaborazione tra Dipartimenti e servizi interessati”, ha dichiarato in conferenza stampa la Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti. “Come Direttrice del DECS, il mio compito è sostenere questa esperienza, valorizzarla e contribuire affinché possa continuare a crescere e a rispondere ai bisogni delle persone che la frequentano, a vantaggio dei singoli e della società tutta”.
“L’esecuzione della pena è una responsabilità dello Stato che va oltre la custodia e la sicurezza”, ha aggiunto in conferenza stampa il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Significa anche creare le condizioni affinché chi ha commesso un reato possa reinserirsi nella società. Con la Scuola InOltre, il Ticino ha sviluppato un modello unico in Svizzera, portando la scuola pubblica all’interno del carcere. Una scelta concreta e lungimirante, perché investire nella formazione e nel reinserimento significa anche prevenire la recidiva e rafforzare la sicurezza del nostro territorio e della collettività”.

Progetto pionieristico
La Scuola InOltre rappresenta un progetto pioneristico e di grande valore del Canton Ticino, che si è distinto nel panorama svizzero del settore dell’esecuzione delle pene e delle misure, nato da una collaborazione virtuosa tra il DECS e il DI. A tenere i corsi nelle Strutture carcerarie sono docenti attivi presso il CPT di Lugano-Trevano e altre sedi scolastiche. L’offerta formativa si rivolge a donne e uomini, anche minorenni. Comprende insegnamenti di cultura generale, conoscenze professionali, lingue (italiano, inglese, francese e tedesco), informatica ed educazione fisica. Sono inoltre proposte attività pratiche e creative, tra cui mediazione artistica e atelier di giornalismo, cura del verde, cura della casa, cucina e cucito… Particolare attenzione è riservata alla possibilità di acquisire competenze riconosciute e certificabili. Tra i riconoscimenti figurano i certificati e gli attestati federali di capacità nell’ambito della legatoria, una certificazione informatica riconosciuta a livello europeo e i certificati cantonali di lingua. È inoltre prevista la possibilità di sostenere l’esame di certificazione in cultura generale. A tutte le partecipanti e a tutti i partecipanti che raggiungono una frequenza superiore al 30% viene rilasciato un attestato di frequenza.

Programma ad hoc per marcare l’anniversario
Per celebrare il traguardo è stato sviluppato un programma che accompagnerà l’anno scolastico 2026/2027, coinvolgendo persone detenute, scuole professionali, istituzioni e società civile.

“20 anni, 20 voci”: le testimonianze di chi ha vissuto la scuola
Tra le iniziative del ventennale figura il progetto “20 anni, 20 voci”, che raccoglie venti testimonianze di persone che, con ruoli ed esperienze differenti, hanno contribuito alla storia della Scuola InOltre o ne hanno incrociato il percorso: persone che hanno vissuto l’esperienza della detenzione, docenti, agenti di custodia, collaboratrici e collaboratori e rappresentanti delle istituzioni. Le testimonianze sono state raccolte dalle persone in formazione nel settore dell’elettronica multimediale della Scuola professionale artigianale e industriale (SPAI) di Lugano-Trevano, in uno studio di registrazione allestito presso la sede. Ne nascerà una serie di podcast, che saranno pubblicati sul sito del CPT di Lugano-Trevano. Una memoria sonora dei primi vent’anni di attività.
Prima della conferenza stampa è pure stato possibile visitare una mostra di opere realizzate dai detenuti nell’ambito dell’atelier di mediazione artistica con il docente e curatore Elia Gobbi, a testimonianza del valore dell’espressione artistica nei percorsi educativi e di crescita personale. Sono tra l’altro stati allestiti al primo piano del CPT di Lugano-Trevano quattro grandi murales permanenti con opere create da persone detenute.

Progetto sulla Giustizia riparativa: un ponte tra scuola e realtà carceraria
Tra le iniziative del ventennale trova spazio anche un progetto scolastico sulla giustizia riparativa, sviluppato nel corso dell’anno con alcune classi del CPT di Lugano-Trevano e del CPT di Mendrisio. Il progetto ha permesso alle persone in formazione di approfondire la conoscenza del sistema giudiziario svizzero, delle attività della Scuola InOltre e delle sfide legate al reinserimento sociale, anche attraverso l’incontro e il confronto con persone che hanno vissuto un periodo di detenzione. Il progetto culminerà con un’esperienza particolare: venti persone in formazione entreranno nelle Strutture carcerarie cantonali per proporre alcune ore di lezione, preparate durante il percorso scolastico, alle persone detenute.

«Porte socchiuse»: il teatro apre al dialogo con il territorio  
A settembre 2026 ha preso avvio un corso di teatro rivolto a persone detenute, uomini e donne, che avrà come tema centrale la Scuola InOltre, le opportunità formative e il valore dello scambio tra partecipanti e formatrici e formatori. ll lavoro svolto confluirà nell’evento «Porte socchiuse», in programma giovedì 21 gennaio 2027, dalle 14 alle 16, presso le Strutture carcerarie cantonali. L’iniziativa offrirà a rappresentanti delle istituzioni, del mondo politico, del corpo docente e dei media l’opportunità di assistere a una restituzione teatrale realizzata dalle persone detenute coinvolte nel progetto.  

Contributo a una società più responsabile e sicura  
Vent’anni di impegno, con lo sguardo rivolto al futuro. Le celebrazioni della ricorrenza si svilupperanno durante tutto l’anno scolastico con ulteriori azioni sul territorio volte a sensibilizzare la popolazione sull’importanza della formazione in carcere e sul ruolo che essa svolge nel favorire percorsi di responsabilizzazione e risocializzazione delle persone detenute. Attraverso questo programma, la Scuola InOltre intende non soltanto celebrare un importante traguardo, ma anche richiamare l’attenzione sul valore della formazione come diritto, opportunità di crescita e strumento per costruire nuove prospettive. “Investire nella formazione delle persone detenute significa investire nelle loro possibilità di reinserimento e, al tempo stesso, contribuire a una società più responsabile e sicura”, ha concluso la Direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti. Un ringraziamento particolare va a tutte le persone che hanno contributo, dagli esordi ad oggi, con notevole impegno e grande motivazione alle attività della Scuola InOltre”. 

Sicurezza: “Occhi puntati su stazioni e luoghi di aggregazione”

Sicurezza: “Occhi puntati su stazioni e luoghi di aggregazione”

Il Crime Survey 2025 fotografa le nuove sfide della sicurezza in Svizzera e in Ticino

Il Crime Survey 2025 è uno studio che fotografa in 61 pagine la criminalità e la percezione della sicurezza in Svizzera. L’indagine, realizzata dalla Scuola universitaria professionale di Zurigo e dall’Università di San Gallo, ha coinvolto 13’499 persone tra i 16 e gli 80 anni. Il documento raccoglie le esperienze di chi ha subito reati, compresi quelli mai denunciati alla polizia, e analizza il senso di sicurezza della popolazione.
I risultati richiamano l’attenzione sulle nuove sfide in materia di sicurezza. A livello nazionale diminuisce la quota di persone che si sente sicura dopo il tramonto. Aumenta invece quella di chi ritiene insufficiente la presenza della polizia negli spazi pubblici.
Anche dalla Svizzera italiana emergono dati significativi. Le persone che dichiarano di aver subito una truffa o un tentativo di truffa sono passate dal 6% al 15% rispetto alla precedente rilevazione. Un’evoluzione che conferma quanto le forme di criminalità stiano cambiando e quanto sia importante adeguare le risposte.

Più attenzione alla sicurezza negli spazi pubblici
Uno dei dati più significativi riguarda la presenza della polizia sul territorio. Nel 2022 il 28,9% degli intervistati la considerava insufficiente negli spazi pubblici. Nel 2025 la percentuale è salita al 37,9%. La fiducia nelle forze dell’ordine rimane tuttavia elevata e la Svizzera continua a essere percepita come un Paese sicuro. I risultati richiamano l’importanza di una presenza visibile della polizia e di un’attività di prevenzione vicina alle esigenze della popolazione.

Stazioni e luoghi di aggregazione: massima attenzione
In Ticino, il Dipartimento delle istituzioni sta valutando con attenzione il tema della sicurezza nelle zone più sensibili. L’attenzione si concentra in particolare sulle stazioni ferroviarie, sulle piazze e sui luoghi di aggregazione. Spazi frequentati ogni giorno da migliaia di persone, dove la sicurezza deve essere garantita e percepita. « Vogliamo dare risposte concrete, in particolare per le stazioni e i luoghi di maggiore aggregazione », anticipa il Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. « L’obiettivo è rafforzare la presenza sul territorio e intervenire dove emergono situazioni di insicurezza. Sono in corso delle riflessioni e stiamo lavorando ad alcune proposte ». La cronaca regionale ha più volte riportato episodi di degrado e situazioni problematiche in alcune zone delle città ticinesi, contribuendo ad alimentare il dibattito sulla sicurezza negli spazi pubblici.

Un Cantone di frontiera, sfide particolari
Alle esigenze di sicurezza della vita quotidiana si aggiungono quelle legate alla posizione geografica del Ticino. Il nostro Cantone è il presidio a sud della Svizzera, attraversato ogni giorno da importanti flussi di persone e merci e confrontato con fenomeni criminali che possono assumere una dimensione transfrontaliera. Una realtà che richiede una presenza capillare delle forze dell’ordine e una collaborazione efficace tra i diversi corpi di polizia. « La sicurezza dei cittadini rimane una priorità e i recenti episodi di cronaca devono farci riflettere su come organizzarci al meglio per garantirla anche in futuro », sottolinea Gobbi. « In questi anni il dispositivo si è consolidato. Ora dobbiamo valutare, dialogando e confrontandoci con tutti gli attori coinvolti, come garantire un impiego sempre più efficace delle risorse a disposizione ». Il messaggio è chiaro: il Ticino dispone di un sistema solido, ma questo non significa fermarsi. Le nuove sfide richiedono capacità di adattamento e risposte concrete, a cominciare dai luoghi della quotidianità dove ogni cittadino ha il diritto di sentirsi sicuro.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 18 ottobre 2026 de Il Mattino della domenica

SMEPI 2026: concluse le esercitazioni per la gestione delle emergenze

SMEPI 2026: concluse le esercitazioni per la gestione delle emergenze

Comunicato stampa

Un incendio, un problema di ordine pubblico e un’emergenza legata al maltempo: sono gli scenari affrontati da circa 80 operatori degli enti di primo intervento. Quattro giornate di formazione a Biasca e Giornico per rafforzare il coordinamento e la capacità di risposta alle emergenze.

Nel corso del 2026, le Tre Valli hanno ospitato quattro edizioni del corso per gli Stati maggiori degli enti di primo intervento (SMEPI), organizzato sotto la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP). Complessivamente, circa 80 operatori hanno partecipato alle esercitazioni svolte nei Comuni di Biasca e Giornico.
L’obiettivo della formazione è rafforzare la capacità di gestire situazioni d’emergenza complesse, che richiedono l’intervento simultaneo di più enti. Attraverso simulazioni pratiche, i partecipanti si allenano a valutare rapidamente le situazioni, assumere decisioni, coordinare gli interventi e applicare le procedure operative comuni.
Alle attività hanno preso parte responsabili della Polizia, dei Corpi pompieri e dei Servizi autoambulanza, affiancati da quadri della Protezione civile e specialisti dei Servizi tecnici cantonali.
Tre gli scenari simulati: un incendio al Centro di controllo dei veicoli pesanti di Giornico, un problema di ordine pubblico presso la Centrale dei servizi industriali dell’EOC a Biasca e un’emergenza legata al maltempo alla Casa anziani leventinese di Giornico.
Guidati da istruttori esperti e con il supporto dei gestori delle infrastrutture coinvolte, i partecipanti hanno potuto esercitare concretamente i rispettivi ruoli all’interno dello SMEPI, mettendo alla prova il coordinamento tra i diversi servizi e la capacità di attivare un dispositivo d’urgenza.
La formazione proseguirà nel 2027 in un’altra regione del Cantone, con nuovi scenari e ulteriori partecipanti, per consolidare la preparazione e la collaborazione tra gli enti di primo intervento.