InOltre: 20 anni di formazione e reinserimento di detenuti

InOltre: 20 anni di formazione e reinserimento di detenuti

Comunicato stampa

La Scuola InOltre celebra vent’anni di attività nelle Strutture carcerarie cantonali con un programma di iniziative che valorizzano il ruolo della formazione nei percorsi di crescita personale e di reinserimento sociale di persone detenute. Il programma del ventennale è stato presentato questa mattina, presso il Centro professionale tecnico (CPT) di Lugano-Trevano, dalla Presidente del Consiglio di Stato e Direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) Marina Carobbio Guscetti e dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, assieme al Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, al capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa Siva Steiner e alla Direttrice del CPT di Lugano-Trevano e responsabile della Scuola InOltre, Cecilia Beti.

Sostenuta con un impegno interdipartimentale – dal DECS, attraverso la Divisione della formazione professionale, e dal DI, attraverso la Divisione della giustizia – la Scuola InOltre, che fa capo al CPT di Lugano-Trevano, festeggia nel 2026 i suoi primi vent’anni di attività al servizio della formazione delle persone detenute nelle Strutture carcerarie cantonali.
Dal 2006 la Scuola InOltre offre percorsi educativi e formativi alle persone detenute, promuovendo l’acquisizione di competenze, la crescita culturale e il reinserimento nella società. In questi vent’anni alcune migliaia di persone [SG1] hanno potuto accedere a proposte formative che hanno favorito nuove opportunità personali e professionali. Solo nello scorso giugno sono stati consegnati gli attestati di frequenza ai corsi 2025/2026 a una trentina di detenute e a quasi 230 detenuti.
L’anniversario rappresenta l’occasione per ripercorrere questa esperienza, valorizzare il lavoro svolto e sensibilizzare la popolazione sull’importanza della formazione anche in ambito carcerario, quale strumento di responsabilizzazione, risocializzazione e prevenzione della recidiva.

Formazione come diritto, opportunità di crescita e strumento per costruire nuove prospettive  
“È indispensabile che il diritto all’istruzione sia garantito a tutte e a tutti, indipendentemente dall’età, dalla provenienza, dalla condizione sociale e anche dal luogo in cui ci si trova. La scuola pubblica parte proprio da questo principio: offrire a ogni persona gli strumenti per imparare e, allo stesso tempo, costruire il proprio percorso. La Scuola InOltre porta questo diritto anche all’interno delle strutture carcerarie, nell’ambito di un’importante collaborazione tra Dipartimenti e servizi interessati”, ha dichiarato in conferenza stampa la Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti. “Come Direttrice del DECS, il mio compito è sostenere questa esperienza, valorizzarla e contribuire affinché possa continuare a crescere e a rispondere ai bisogni delle persone che la frequentano, a vantaggio dei singoli e della società tutta”.
“L’esecuzione della pena è una responsabilità dello Stato che va oltre la custodia e la sicurezza”, ha aggiunto in conferenza stampa il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Significa anche creare le condizioni affinché chi ha commesso un reato possa reinserirsi nella società. Con la Scuola InOltre, il Ticino ha sviluppato un modello unico in Svizzera, portando la scuola pubblica all’interno del carcere. Una scelta concreta e lungimirante, perché investire nella formazione e nel reinserimento significa anche prevenire la recidiva e rafforzare la sicurezza del nostro territorio e della collettività”.

Progetto pionieristico
La Scuola InOltre rappresenta un progetto pioneristico e di grande valore del Canton Ticino, che si è distinto nel panorama svizzero del settore dell’esecuzione delle pene e delle misure, nato da una collaborazione virtuosa tra il DECS e il DI. A tenere i corsi nelle Strutture carcerarie sono docenti attivi presso il CPT di Lugano-Trevano e altre sedi scolastiche. L’offerta formativa si rivolge a donne e uomini, anche minorenni. Comprende insegnamenti di cultura generale, conoscenze professionali, lingue (italiano, inglese, francese e tedesco), informatica ed educazione fisica. Sono inoltre proposte attività pratiche e creative, tra cui mediazione artistica e atelier di giornalismo, cura del verde, cura della casa, cucina e cucito… Particolare attenzione è riservata alla possibilità di acquisire competenze riconosciute e certificabili. Tra i riconoscimenti figurano i certificati e gli attestati federali di capacità nell’ambito della legatoria, una certificazione informatica riconosciuta a livello europeo e i certificati cantonali di lingua. È inoltre prevista la possibilità di sostenere l’esame di certificazione in cultura generale. A tutte le partecipanti e a tutti i partecipanti che raggiungono una frequenza superiore al 30% viene rilasciato un attestato di frequenza.

Programma ad hoc per marcare l’anniversario
Per celebrare il traguardo è stato sviluppato un programma che accompagnerà l’anno scolastico 2026/2027, coinvolgendo persone detenute, scuole professionali, istituzioni e società civile.

“20 anni, 20 voci”: le testimonianze di chi ha vissuto la scuola
Tra le iniziative del ventennale figura il progetto “20 anni, 20 voci”, che raccoglie venti testimonianze di persone che, con ruoli ed esperienze differenti, hanno contribuito alla storia della Scuola InOltre o ne hanno incrociato il percorso: persone che hanno vissuto l’esperienza della detenzione, docenti, agenti di custodia, collaboratrici e collaboratori e rappresentanti delle istituzioni. Le testimonianze sono state raccolte dalle persone in formazione nel settore dell’elettronica multimediale della Scuola professionale artigianale e industriale (SPAI) di Lugano-Trevano, in uno studio di registrazione allestito presso la sede. Ne nascerà una serie di podcast, che saranno pubblicati sul sito del CPT di Lugano-Trevano. Una memoria sonora dei primi vent’anni di attività.
Prima della conferenza stampa è pure stato possibile visitare una mostra di opere realizzate dai detenuti nell’ambito dell’atelier di mediazione artistica con il docente e curatore Elia Gobbi, a testimonianza del valore dell’espressione artistica nei percorsi educativi e di crescita personale. Sono tra l’altro stati allestiti al primo piano del CPT di Lugano-Trevano quattro grandi murales permanenti con opere create da persone detenute.

Progetto sulla Giustizia riparativa: un ponte tra scuola e realtà carceraria
Tra le iniziative del ventennale trova spazio anche un progetto scolastico sulla giustizia riparativa, sviluppato nel corso dell’anno con alcune classi del CPT di Lugano-Trevano e del CPT di Mendrisio. Il progetto ha permesso alle persone in formazione di approfondire la conoscenza del sistema giudiziario svizzero, delle attività della Scuola InOltre e delle sfide legate al reinserimento sociale, anche attraverso l’incontro e il confronto con persone che hanno vissuto un periodo di detenzione. Il progetto culminerà con un’esperienza particolare: venti persone in formazione entreranno nelle Strutture carcerarie cantonali per proporre alcune ore di lezione, preparate durante il percorso scolastico, alle persone detenute.

«Porte socchiuse»: il teatro apre al dialogo con il territorio  
A settembre 2026 ha preso avvio un corso di teatro rivolto a persone detenute, uomini e donne, che avrà come tema centrale la Scuola InOltre, le opportunità formative e il valore dello scambio tra partecipanti e formatrici e formatori. ll lavoro svolto confluirà nell’evento «Porte socchiuse», in programma giovedì 21 gennaio 2027, dalle 14 alle 16, presso le Strutture carcerarie cantonali. L’iniziativa offrirà a rappresentanti delle istituzioni, del mondo politico, del corpo docente e dei media l’opportunità di assistere a una restituzione teatrale realizzata dalle persone detenute coinvolte nel progetto.  

Contributo a una società più responsabile e sicura  
Vent’anni di impegno, con lo sguardo rivolto al futuro. Le celebrazioni della ricorrenza si svilupperanno durante tutto l’anno scolastico con ulteriori azioni sul territorio volte a sensibilizzare la popolazione sull’importanza della formazione in carcere e sul ruolo che essa svolge nel favorire percorsi di responsabilizzazione e risocializzazione delle persone detenute. Attraverso questo programma, la Scuola InOltre intende non soltanto celebrare un importante traguardo, ma anche richiamare l’attenzione sul valore della formazione come diritto, opportunità di crescita e strumento per costruire nuove prospettive. “Investire nella formazione delle persone detenute significa investire nelle loro possibilità di reinserimento e, al tempo stesso, contribuire a una società più responsabile e sicura”, ha concluso la Direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti. Un ringraziamento particolare va a tutte le persone che hanno contributo, dagli esordi ad oggi, con notevole impegno e grande motivazione alle attività della Scuola InOltre”. 

Sicurezza: “Occhi puntati su stazioni e luoghi di aggregazione”

Sicurezza: “Occhi puntati su stazioni e luoghi di aggregazione”

Il Crime Survey 2025 fotografa le nuove sfide della sicurezza in Svizzera e in Ticino

Il Crime Survey 2025 è uno studio che fotografa in 61 pagine la criminalità e la percezione della sicurezza in Svizzera. L’indagine, realizzata dalla Scuola universitaria professionale di Zurigo e dall’Università di San Gallo, ha coinvolto 13’499 persone tra i 16 e gli 80 anni. Il documento raccoglie le esperienze di chi ha subito reati, compresi quelli mai denunciati alla polizia, e analizza il senso di sicurezza della popolazione.
I risultati richiamano l’attenzione sulle nuove sfide in materia di sicurezza. A livello nazionale diminuisce la quota di persone che si sente sicura dopo il tramonto. Aumenta invece quella di chi ritiene insufficiente la presenza della polizia negli spazi pubblici.
Anche dalla Svizzera italiana emergono dati significativi. Le persone che dichiarano di aver subito una truffa o un tentativo di truffa sono passate dal 6% al 15% rispetto alla precedente rilevazione. Un’evoluzione che conferma quanto le forme di criminalità stiano cambiando e quanto sia importante adeguare le risposte.

Più attenzione alla sicurezza negli spazi pubblici
Uno dei dati più significativi riguarda la presenza della polizia sul territorio. Nel 2022 il 28,9% degli intervistati la considerava insufficiente negli spazi pubblici. Nel 2025 la percentuale è salita al 37,9%. La fiducia nelle forze dell’ordine rimane tuttavia elevata e la Svizzera continua a essere percepita come un Paese sicuro. I risultati richiamano l’importanza di una presenza visibile della polizia e di un’attività di prevenzione vicina alle esigenze della popolazione.

Stazioni e luoghi di aggregazione: massima attenzione
In Ticino, il Dipartimento delle istituzioni sta valutando con attenzione il tema della sicurezza nelle zone più sensibili. L’attenzione si concentra in particolare sulle stazioni ferroviarie, sulle piazze e sui luoghi di aggregazione. Spazi frequentati ogni giorno da migliaia di persone, dove la sicurezza deve essere garantita e percepita. « Vogliamo dare risposte concrete, in particolare per le stazioni e i luoghi di maggiore aggregazione », anticipa il Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. « L’obiettivo è rafforzare la presenza sul territorio e intervenire dove emergono situazioni di insicurezza. Sono in corso delle riflessioni e stiamo lavorando ad alcune proposte ». La cronaca regionale ha più volte riportato episodi di degrado e situazioni problematiche in alcune zone delle città ticinesi, contribuendo ad alimentare il dibattito sulla sicurezza negli spazi pubblici.

Un Cantone di frontiera, sfide particolari
Alle esigenze di sicurezza della vita quotidiana si aggiungono quelle legate alla posizione geografica del Ticino. Il nostro Cantone è il presidio a sud della Svizzera, attraversato ogni giorno da importanti flussi di persone e merci e confrontato con fenomeni criminali che possono assumere una dimensione transfrontaliera. Una realtà che richiede una presenza capillare delle forze dell’ordine e una collaborazione efficace tra i diversi corpi di polizia. « La sicurezza dei cittadini rimane una priorità e i recenti episodi di cronaca devono farci riflettere su come organizzarci al meglio per garantirla anche in futuro », sottolinea Gobbi. « In questi anni il dispositivo si è consolidato. Ora dobbiamo valutare, dialogando e confrontandoci con tutti gli attori coinvolti, come garantire un impiego sempre più efficace delle risorse a disposizione ». Il messaggio è chiaro: il Ticino dispone di un sistema solido, ma questo non significa fermarsi. Le nuove sfide richiedono capacità di adattamento e risposte concrete, a cominciare dai luoghi della quotidianità dove ogni cittadino ha il diritto di sentirsi sicuro.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 18 ottobre 2026 de Il Mattino della domenica

SMEPI 2026: concluse le esercitazioni per la gestione delle emergenze

SMEPI 2026: concluse le esercitazioni per la gestione delle emergenze

Comunicato stampa

Un incendio, un problema di ordine pubblico e un’emergenza legata al maltempo: sono gli scenari affrontati da circa 80 operatori degli enti di primo intervento. Quattro giornate di formazione a Biasca e Giornico per rafforzare il coordinamento e la capacità di risposta alle emergenze.

Nel corso del 2026, le Tre Valli hanno ospitato quattro edizioni del corso per gli Stati maggiori degli enti di primo intervento (SMEPI), organizzato sotto la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP). Complessivamente, circa 80 operatori hanno partecipato alle esercitazioni svolte nei Comuni di Biasca e Giornico.
L’obiettivo della formazione è rafforzare la capacità di gestire situazioni d’emergenza complesse, che richiedono l’intervento simultaneo di più enti. Attraverso simulazioni pratiche, i partecipanti si allenano a valutare rapidamente le situazioni, assumere decisioni, coordinare gli interventi e applicare le procedure operative comuni.
Alle attività hanno preso parte responsabili della Polizia, dei Corpi pompieri e dei Servizi autoambulanza, affiancati da quadri della Protezione civile e specialisti dei Servizi tecnici cantonali.
Tre gli scenari simulati: un incendio al Centro di controllo dei veicoli pesanti di Giornico, un problema di ordine pubblico presso la Centrale dei servizi industriali dell’EOC a Biasca e un’emergenza legata al maltempo alla Casa anziani leventinese di Giornico.
Guidati da istruttori esperti e con il supporto dei gestori delle infrastrutture coinvolte, i partecipanti hanno potuto esercitare concretamente i rispettivi ruoli all’interno dello SMEPI, mettendo alla prova il coordinamento tra i diversi servizi e la capacità di attivare un dispositivo d’urgenza.
La formazione proseguirà nel 2027 in un’altra regione del Cantone, con nuovi scenari e ulteriori partecipanti, per consolidare la preparazione e la collaborazione tra gli enti di primo intervento.

Samuel Flury nominato Capoufficio del Centro cantonale polivalente

Samuel Flury nominato Capoufficio del Centro cantonale polivalente

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che il Consiglio di Stato ha nominato Samuel Flury quale nuovo Capoufficio del Centro cantonale polivalente della Sezione del militare e della protezione della popolazione a partire dal 1° gennaio 2027. Flury sostituirà Federico Chiesa, che ha lasciato l’Amministrazione cantonale per cogliere una nuova sfida professionale in qualità di comandante della Polizia Città di Lugano.

Samuel Flury, classe 1981, sposato e padre di due figli, ha conseguito il Bachelor of Science SUP in Economia aziendale e il Master of Advanced Studies SUP in Diritto Economico e Business Crime. Dopo aver fondato e gestito per dieci anni un’azienda di servizi informatici aziendali, dal 2011 al 2019 ha lavorato nell’ambito del risk profiling in seno all’amministrazione federale; dal 2019 è alle dipendenze della Fondazione per l’Orchestra della Svizzera italiana (FOSI) dove, dal 2022, ricopre il ruolo di co-direttore. Per oltre cinque anni è stato anche docente presso la SUPSI per il corso di Human Risk Assessment nell’ambito del MAS in Diritto Economico e Business Crime.

Nel corso della sua carriera Samuel Flury ha maturato una significativa esperienza nell’ambito del management. In seno all’Amministrazione federale ha contribuito alla creazione e al consolidamento del servizio di risk profiling presso il Centro di reclutamento del Monteceneri; successivamente, presso la FOSI, ha guidato il processo di trasformazione organizzativa e finanziaria conseguente al distacco dalla Radiotelevisione svizzera (RSI). Il nuovo direttore avrà il compito di assicurare la conduzione del Centro secondo gli obiettivi della Sezione e del Dipartimento.

Il Dipartimento delle istituzioni formula i migliori auguri a Samuel Flury per la sua nuova attività professionale e coglie l’occasione per esprimere a Federico Chiesa i propri ringraziamenti per il prezioso lavoro svolto con impegno e competenza al servizio dell’Amministrazione cantonale.  

Presentata la nuova sezione femminile del Penitenziario cantonale La Stampa

Presentata la nuova sezione femminile del Penitenziario cantonale La Stampa

Comunicato stampa

Il Penitenziario cantonale apre un nuovo comparto dedicato alle donne in esecuzione di pena. La sezione, operativa dal 12 ottobre, conta undici posti, tra cui una cella madre-bambino, e spazi dedicati al lavoro e alle attività quotidiane. La struttura garantisce condizioni più adeguate alle donne in esecuzione di pena e risponde all’evoluzione dei bisogni della popolazione carceraria.

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato la nuova sezione femminile del Penitenziario cantonale La Stampa. Realizzata attraverso la ristrutturazione e la riconversione di una sezione esistente, dispone di undici posti, tra cui una cella concepita per accogliere una madre con un bambino fino ai tre anni di età. Il comparto include inoltre spazi propri per il passeggio e le attività quotidiane, così come di un laboratorio destinato alle attività lavorative.
La nuova sezione rientra in un progetto più ampio di adeguamento delle Strutture carcerarie cantonali, per il quale il Gran Consiglio aveva approvato nel giugno 2023 un credito di circa 3 milioni di franchi complessivi, suddivisi tra interventi edilizi e risorse operative. I lavori hanno interessato anche gli spazi destinati alla presa a carico di detenuti anziani e di persone con disabilità fisica o motoria, tenendo conto dell’evoluzione dei bisogni della popolazione carceraria.

Un’esigenza cresciuta negli anni
La realizzazione della nuova sezione risponde al progressivo aumento della popolazione detenuta femminile registrato negli ultimi anni a livello svizzero. Una situazione che, in Ticino, si inserisce in un contesto più generale di forte occupazione delle strutture carcerarie, con periodi di sovraoccupazione che hanno interessato in particolare il Carcere giudiziario.
Fino all’apertura della sezione dedicata, le detenute erano collocate alla Farera oppure, per l’esecuzione di pene di maggiore durata, trasferite in strutture fuori Cantone. Una soluzione che comportava un onere finanziario significativo e presentava inevitabilmente dei limiti. La Farera è infatti una struttura destinata alla detenzione preventiva e offre un regime differente rispetto a quello previsto per l’esecuzione della pena. Questa situazione si traduceva, in particolare, in un accesso ridotto alle attività lavorative e formative.

Una sezione pensata per l’esecuzione della pena
La nuova sezione nasce per superare questi limiti e offrire condizioni più adeguate all’esecuzione della pena. Il progetto tiene conto delle specificità della detenzione femminile e dei principi riconosciuti a livello internazionale, tra cui le Regole di Bangkok delle Nazioni Unite, che pongono particolare attenzione ai bisogni delle donne private della libertà.
Questa impostazione si riflette anche nell’organizzazione degli spazi. La presenza di un laboratorio permette di ampliare le possibilità di lavoro, mentre gli spazi dedicati consentono di organizzare le attività quotidiane all’interno della sezione. La cella madre-bambino risponde inoltre alle particolari esigenze legate alla maternità.

Solari, Quadri e Huber, regina e re del tiro al San Gottardo

Solari, Quadri e Huber, regina e re del tiro al San Gottardo

Si è conclusa sabato 10 ottobre la 18ª edizione del Tiro Storico del San Gottardo.Sono stati 688 i partecipanti alla 18ª edizione del Tiro Storico del San Gottardo, che si è svolta venerdì 9 e sabato 10 ottobre ad Airolo. Di questi, 273 hanno gareggiato nella disciplina della pistola a 25 metri e 415 in quella del fucile a 300 metri.
Tra i partecipanti anche due tiratori arrivati dalla California meridionale, membri del Monterey County Swiss Rifle Club, a conferma della dimensione internazionale della manifestazione.
 
II re del tiro
Nella competizione alla pistola a 25 metri, Stefania Solari Quadri, dell’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, ha conquistato il titolo di regina del tiro con 142 punti. La società di casa ha ottenuto anche il riconoscimento per il miglior giovane grazie a Luca Gabutti, che ha totalizzato 133 punti.Il titolo di miglior veterano è andato a Markus Aebischer, della SG Liestal, con 136 punti, mentre Pirmin Käslin, della Pistolenschützen Sarnen, si è imposto nella categoria élite con 141 punti.
Al fucile a 300 metri, il protagonista è stato Thomas Huber, dello Stoos-Schützenverband Appenzell AR, che ha conquistato il titolo di re del tiro con 75 punti. È stato l’unico concorrente a raggiungere il punteggio massimo.
Tra i giovani si è distinto Enea Franceschini, dei Tiratori di campagna Contone-Quartino, con 72 punti. Andrea Bonoli, dell’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, ha ottenuto il riconoscimento di miglior veterano con 74 punti, mentre Romano Luiselli, dell’Unione Tiratori Locarno, si è aggiudicato quello di miglior élite, sempre con 74 punti.
 
Le classifiche alla pistola
Nella competizione a squadre alla pistola a 25 metri, tra le nove sezioni ospiti, la SG Liestal ha conquistato il primo posto con 1035 punti. Alle sue spalle si sono piazzate la Pistolenschützen Sarnen, con 1000 punti, e la SG Stadt Zürich, con 967. A quest’ultima è stato assegnato il premio di sezione.
Tra le dieci sezioni ticinesi, il miglior risultato è stato ottenuto dalla Mendrisiense, che ha totalizzato 1047 punti. Secondo posto per l’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, con 1025 punti, seguita dal Tiro Sportivo Bedano, con 999. Il premio di sezione è stato attribuito ai Carabinieri della Città di Bellinzona.
 

Nella disciplina del fucile a 300 metri, lo Stoos-Schützenverband Appenzell ha dominato la classifica delle nove sezioni ospiti, conquistando il primo posto con 566 punti e aggiudicandosi anche il premio di sezione.Al secondo posto si è classificata la SG der Stadt Zürich, con 557 punti, mentre il Glarner Kantonalschützenverein ha completato il podio con 548 punti.

Tra le 21 sezioni ticinesi, l’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo ha ottenuto il punteggio più alto, raggiungendo quota 567. Alle sue spalle si sono piazzate La Mendrisiense, con 563 punti, e i Tiratori Biaschesi, con 559. A questi ultimi è andato il premio di sezione.
 
Le autorità presenti
La manifestazione è stata accompagnata dagli interventi di Norman Gobbi, presidente del Tiro Storico del San Gottardo, Luca Filippini, presidente della Federazione sportiva svizzera di tiro, e Doriano Junghi, intervenuto in rappresentanza della Federazione ticinese delle società di tiro.
 
(Immagine: ATSSG)
 
Seduta ordinaria del Consiglio di Stato e ripartizione dei Dipartimenti

Seduta ordinaria del Consiglio di Stato e ripartizione dei Dipartimenti

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha tenuto oggi la prima seduta ordinaria in presenza del nuovo Consigliere di Stato Piero Marchesi. Durante la seduta sono state definite la composizione dell’Ufficio presidenziale e la ripartizione dei Dipartimenti fino al termine della legislatura 2023-2027.

Il Consiglio di Stato, riunitosi oggi nella prima seduta ordinaria nella nuova composizione, ha anzitutto confermato l’attuale composizione dell’Ufficio presidenziale: Marina Carobbio Guscetti continuerà a rivestire la carica di Presidente del Governo e Raffaele De Rosa è confermato Vicepresidente fino al termine della legislatura.    

Successivamente, il Consiglio di Stato ha stabilito la seguente ripartizione dei Dipartimenti:  

Dipartimento delle istituzioni
Direttore – Norman Gobbi
Supplente – Piero Marchesi   

Dipartimento della sanità e della socialità
Direttore – Raffaele De Rosa
Supplente – Marina Carobbio Guscetti   

Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
Direttrice – Marina Carobbio Guscetti
Supplente – Christian Vitta   

Dipartimento del territorio
Direttore – Piero Marchesi
Supplente – Raffaele De Rosa   

Dipartimento delle finanze e dell’economia
Direttore – Christian Vitta
Supplente – Norman Gobbi   

Controllo cantonale delle finanze
Direttore – Norman Gobbi  

Le responsabilità politiche del settore della Magistratura, della Polizia cantonale e della Divisione delle costruzioni sono ristabilite nelle modalità previste a inizio legislatura.    

La conferenza OSCE divide, ma il credito è garantito

La conferenza OSCE divide, ma il credito è garantito

Il Gran Consiglio ha dato luce verde al credito di poco più di 4 milioni di franchi destinato a consentire al Cantone di far fronte ai compiti di sicurezza per la Conferenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) prevista a Lugano nel mese di dicembre 2026. Un sì giunto con qualche polemica perché una parte del plenum – rappresentata, con varie sfumature, da UDC, Lega, Avanti con T&L, MpS, PC e Più Donne – ha sostanzialmente messo in dubbio l’utilità della conferenza, criticando anche il suo potenziale impatto negativo per le finanze cantonali.
Tuttavia, con il voto di PLR, Centro, PS, Verdi e PVL, il credito ha incassato 47 favorevoli, 32 contrari e 4 astenuti.

Un po’ di chiarezza
A voler fare sin da subito un po’ di chiarezza, «vista una certa confusione sul tema», è stato in entrata di dibattito il relatore di maggioranza, Fabrizio Sirica (PS): «Con questo messaggio votiamo per accordare al Consiglio di Stato la possibilità di anticipare spese per 4,1 milioni per la sicurezza dell’evento». Spese che, «abbiamo avuto conferma dal Governo», saranno rimborsate nella misura dell’80% dalla Confederazione. Oltre a ciò, Sirica ha voluto chiarire altri due aspetti in particolare. In primis: «Che votiamo o meno questo credito l’evento si terrà comunque, poiché la competenza è del Consiglio federale». In secondo luogo, per via di norme internazionali, la sicurezza dell’evento «dovrà in ogni caso essere garantita». E riguardo al possibile costo, il relatore ha ribadito che si tratta di «un anticipo » e che, considerato il rimborso della Confederazione e il fatto che una buona parte di quella spesa è già contabilizzata a preventivo (come le prestazioni di polizia), «il risultato netto in termini economici » dell’evento potrebbe anche essere positivo per il Cantone. E, al contrario, l’unico impatto reale di bocciare il credito – ha chiosato Sirica – «sarebbe quello di mettere il nostro cantone in una posizione imbarazzante », quella di un cantone essenzialmente «inaffidabile».

Il rischio caos
A non pensarla così, va da sé, il relatore di minoranza Tiziano Galeazzi (UDC), contrario al credito. Il quale, in prima battuta, ha messo in dubbio l’utilità dell’OSCE in questa fase storica, in cui tutto propende verso un conflitto armato. Dopodiché, ricordando il precedente della conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina avvenuta a Lugano nel 2022, il democentrista ha sottolineato il rischio di creare «caos» in città in un momento, quello natalizio, già parecchio movimentato. Senza dimenticare che, come accaduto nel 2022, la conferenza potrebbe infine risultare più costosa di
quanto inizialmente preventivato. E in tal senso Galeazzi si è chiesto come mai non è la Confederazione a pagare il 100% della manifestazione: «La Conferenza è stata voluta dalla Berna federale, che sia la Berna federale a pagare». Soprattutto poiché, a mente del deputato UDC, si tratta di «conferenze che non portano a niente» per la pace e la sicurezza: «È tutto un bla bla…», ha affermato.
A puntare il dito contro l’OSCE, poi, è stato ancora il PC, con il deputato Massimiliano Ay, che è entrato nel vivo della discussione politica: «Con la scusa delle competenze istituzionali, si chiede a questo Parlamento di non discutere dei contenuti politici di un evento che dovremo in parte pagare noi», ha esordito, per poi criticare l’organizzazione, che negli ultimi anni si è «dimostrata inadeguata, rinunciando agli obiettivi di pace e dialogo di quando venne fondata».

Tanti oppure pochi?
A nome del Governo, Norman Gobbi ha invece voluto ricordare al plenum «che questa non è una conferenza di pace o di guerra», bensì una «riunione annuale che i ministri o segretari di Stato tengono regolarmente: è l’assemblea annuale dell’organizzazione e si tiene per tradizione nel Paese che la presiede, in questo caso la Confederazione. E, per volontà del Dipartimento federale degli affari esteri, la scelta è ricaduta su Lugano». Per Gobbi, inoltre, «quattro milioni possono essere tanti o pochi», a dipendenza del punto di vista, ma in ogni caso la proposta di credito «è stata formulata in ottica preventiva sapendo che l’80% sarà coperto dalla Confederazione ». Per un evento che «avrà ricadute economiche» (si pensi ai pernottamenti e alle tasse di soggiorno), con costi «che già oggi abbiamo», come ad esempio «il costo del personale di Polizia, che indipendentemente dall’evento sono a libro paga del Cantone». Detto ciò, per il Governo è pure una buona occasione per dimostrare «che il Ticino è capace di gestire eventi di questo tipo » e per mostrare «la nostra disponibilità a favore della Confederazione nell’assumerci compiti per i buoni uffici della Svizzera nella cooperazione internazionale».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 7 ottobre 2026 del Corriere del Ticino

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OSCE a Lugano, sì al credito per la sicurezza
https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/OSCE-a-Lugano-s%C3%AC-al-credito-per-la-sicurezza–4139633.html

 

Dieci anni di collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia

Dieci anni di collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia

Comunicato stampa

A dieci anni dalla firma della convenzione che ha dato avvio alla collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia, sottoscritta il 26.09.2016 in Vaticano, una  delegazione ticinese si è recata a Roma per celebrare l’importante anniversario e rinnovare i legami di collaborazione instaurati nell’ultimo decennio tra queste due realtà.

Da oltre 500 anni, le Guardie Svizzere Pontificie garantiscono l’incolumità del Santo Padre e la sicurezza dei palazzi del Vaticano. In questo ambito, il 26 settembre 2016 è stata siglata una convenzione volta a regolare una nuova collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia, che da allora effettuano parte della loro formazione sotto l’egida della Polizia cantonale. Nel corso dell’ultimo decennio, tale collaborazione si è concretizzata in particolare nel coordinamento della formazione delle future Guardie pontificie in Ticino, curata dal Centro formazione di polizia (CFP) di Giubiasco. Come sottolinea il Comandante della Guardia Svizzera Pontificia Christoph Graf, “la collaborazione tra la Polizia cantonale del Ticino e la Guardia Svizzera Pontificia è sempre stata, fin dall’inizio, amichevole, professionale e spontanea”.

A dieci anni esatti dalla sottoscrizione della convenzione, sabato 26 settembre 2026 una delegazione ticinese si è recata in Vaticano per un incontro istituzionale con il Comando della Guardia Svizzera Pontificia. La delegazione era composta dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, dal Sostituto Comandante Lorenzo Hutter, dal Capo Sezione della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) Ryan Pedevilla e dal Coordinatore del Gruppo prevenzione e negoziazione (GPN) della Polizia cantonale Lorenzo Merga, primo ufficiale ticinese nella storia della Guardia Svizzera Pontificia. Nella sua formazione in Vaticano, Lorenzo Merga aveva permesso, in stretta collaborazione con la Polizia cantonale, di consolidare il progetto e renderlo poi definitivo. L’incontro ha permesso di ripercorrere le principali tappe di una collaborazione consolidatasi
progressivamente nel corso degli anni, facendo al contempo il punto sulle esperienze maturate e sulle prospettive future. “Dopo dieci anni dalla firma della convenzione, questa collaborazione continua a rappresentare un’importante occasione di confronto e crescita professionale, in grado di porre solide basi per un futuro all’insegna di un rapporto sempre più arricchente tra Polizia cantonale e Guardia Pontificia”, sottolinea il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Il decimo anniversario ha rappresentato in questo senso non soltanto un momento celebrativo, ma anche l’occasione per confermare la volontà comune di proseguire nello scambio di competenze ed esperienze, in particolare nell’ambito della formazione. Nel suo complesso, la formazione è in continua evoluzione e ricopre un elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo del personale dei rispettivi Corpi.

Quando il Ticino disse “Basta ai nomadi stranieri”

Quando il Ticino disse “Basta ai nomadi stranieri”

«Il fenomeno esiste ancora. Noi abbiamo scelto una linea drastica»
Quindici anni fa il Ticino decise di cambiare radicalmente approccio nella gestione delle carovane rom straniere. Qualcuno ricorderà ancora le polemiche che accompagnavano il loro arrivo, tra occupazioni non autorizzate e tensioni sul territorio. Nel 2011 la svolta: il Cantone decise di non mettere più a loro disposizione aree pubbliche di sosta o di transito. « Ci trovavamo periodicamente a rincorrere situazioni d’emergenza », ricorda Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. « Abbiamo quindi scelto una linea chiara: non creare aree dedicate alle carovane straniere, per le quali il Cantone non aveva – e non ha – alcun obbligo di garantire spazi di sosta ». La decisione rispondeva in maniera molto concreta alla volontà di non attirare carovane di nomadi stranieri in Ticino, come invece avveniva in passato.

Nessun obbligo di creare aree
Alla base c’è anche un principio giuridico che il Governo ticinese ha continuato a rivendicare negli anni: per le carovane straniere non esiste un obbligo analogo a quello previsto per le minoranze nazionali svizzere. Una distinzione sostanziale, che il Ticino ha difeso anche di fronte alla Confederazione. Nel 2024, quando l’Ufficio federale della cultura ha posto in consultazione la Concezione nazionale sulle aree di transito, il Consiglio di Stato ha respinto l’ipotesi di creare in Ticino uno spazio destinato alle grandi carovane straniere. « La linea scelta nel 2011 – sottolinea Gobbi – ha prodotto i risultati che auspicavamo. Non avrebbe avuto senso cambiare strada proprio quando l’esperienza dimostrava che quella impostazione funzionava ».

Un problema attuale in Svizzera
Nel frattempo, in Svizzera il fenomeno non ha accennato a diminuire. Le stime disponibili presso altri Cantoni parlano di decine di carovane straniere, spesso composte da numerose roulotte, la cui gestione comporta costi importanti e problemi di ordine pubblico. Nell’aprile 2025, in Vallese, una carovana di circa 50 roulotte proveniente dalla Francia e diretta verso Gampel venne bloccata sull’A9 a Saint-Maurice. Per gestire la situazione furono mobilitati circa 200 agenti e il confronto sull’autostrada si protrasse per diverse ore. Nel Canton Vaud, nel 2024, quasi 30 roulotte si installarono senza autorizzazione a Morrens. L’intervento coinvolse circa 50 agenti di Polizia. Complessivamente, la gestione dei convogli richiese oltre 635 ore di impiego delle forze dell’ordine.
Episodi che mostrano come l’arrivo delle grandi carovane straniere continui a rappresentare una sfida per altri Cantoni.

Nomadi svizzeri, un’altra realtà
C’è infine una distinzione che Gobbi tiene a sottolineare. La linea adottata nei confronti delle carovane straniere è volta a tutelare le minoranze nazionali Jenisch, Manuš e Sinti svizzeri, riconosciute dalla Confederazione. Nei loro confronti il Ticino ha infatti seguito un approccio diverso, costruendo negli anni un rapporto stabile e mettendo a disposizione l’area del Seghezzone di Giubiasco. « È sbagliato mettere tutti nello stesso calderone. I nomadi svizzeri sono nostri concittadini e appartengono a una minoranza riconosciuta. Con loro abbiamo costruito un rapporto di collaborazione, cercando soluzioni concrete » conclude Gobbi. Al Seghezzone, nel frattempo, sono proseguiti gli interventi per migliorare le condizioni dell’area e, nell’ambito della gestione dei rapporti con la comunità, e da anni è stata introdotta anche la figura di una mediatrice culturale. Una distinzione che riassume la linea seguita dal Ticino in questi quindici anni: fermezza nella gestione delle carovane straniere, dialogo e soluzioni concrete per la comunità nomade svizzera.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 4 ottobre 2026 de Il Mattino della domenica