Ticino e Lombardia a confronto per affrontare le emergenze

Ticino e Lombardia a confronto per affrontare le emergenze

Incendi, alluvioni e grandi emergenze non conoscono confini: per questo motivo, le due regioni si sono ritrovate per due giorni di formazione congiunta – Un’occasione per confrontare procedure diverse, rafforzare la collaborazione e approfondire la conoscenza del modus operandi

Conoscersi. È questo il fulcro dei due giorni di attività formativa di gestione delle emergenze tra Ticino e Lombardia. Ad unire è l’obiettivo comune: intervenire prontamente e mettere in sicurezza. Ma, ci spiega il capo aggiunto della Sezione del militare e della protezione della popolazione, Michele Fattorini, il modus operandi è differente. «In Italia chi conduce eventi di questa natura è il corpo nazionale dei vigili del fuoco, quindi le forze dell’ordine», afferma Fattorini. «Chi interviene, la protezione civile, si interfaccia con unità di comando dei pompieri. Da noi, invece, è appannaggio della polizia cantonale. La difficoltà può quindi essere questa: io, abituato al sistema svizzero, mi reco in Italia e cerco di interfacciarmi con la polizia, ma in realtà dovrei interloquire con i pompieri e viceversa».

L’importanza della conoscenza
Una collaborazione che entra in gioco solamente in casi eccezionali, quando le forze sul campo non bastano più o quando toccano zone limitrofe, come nel caso dell’incendio avvenuto nel Gambarogno nel 2022, o nel 2016 con il caso Odescalchi. Eventi che hanno segnato e insegnato la collaborazione. «Cosa abbiamo imparato nel 2016? Proprio la differenza e la confusione di ruoli», afferma il funzionario Regione Lombardia Sicurezza e Protezione civile, Alberto Bruno. «Da allora, abbiamo portato avanti questo impiego congiunto e iniziato a lavorare per parlarci e conoscerci». E proprio per una conoscenza maggiore e approfondita, questa mattina agli enti italiani è stato presentato il piano di intervento messo in atto nella tragedia in Vallemaggia. Un caso che, per conformità di territorio ma anche ampiezza, non è nuovo alla vicina Italia, ma utile sempre in ottica di cooperazione.

https://www.ticinonews.ch/ticino/ticino-e-lombardia-a-confronto-per-affrontare-le-emergenze-435365

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La Protezione civile di Ticino e Lombardia in formazione
https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/le-protezioni-civili-di-ticino-e-lombardia-in-formazione?urn=urn:rsi:video:3805955

 

Ticino e Lombardia: due giorni di formazione congiunta

Ticino e Lombardia: due giorni di formazione congiunta

Comunicato stampa

Una settantina di quadri, funzionari e ufficiali della Regione Lombardia si stanno formando presso il Centro cantonale d’istruzione della Protezione civile di Pollegio sul modello ticinese di gestione delle emergenze maggiori. Le due giornate, organizzate dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) in collaborazione con la Direzione Generale Sicurezza e Protezione Civile di Milano, si inseriscono in un quadro consolidato di cooperazione transfrontaliera avviato nel 2016 sulla base della Convenzione bilaterale italo-svizzera del 1995.

Il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP), saluta con piacere l’organizzazione e lo svolgimento di due giornate formative dedicate agli enti del Sistema di Protezione Civile della Regione Lombardia, incentrate sul modello ticinese di gestione delle emergenze maggiori.
Le due giornate, che si svolgono l’8 e l’11 giugno presso il Centro cantonale d’istruzione della Protezione civile di Pollegio, sono organizzate in collaborazione con la Direzione Generale Sicurezza e Protezione Civile di Milano e condotte dalla SMPP, e vedono la partecipazione di una settantina di quadri, funzionari e ufficiali deputati al coordinamento del soccorso pubblico e del Sistema di protezione civile lombardo.
Dal 2016 sono in corso pratiche comuni tra il Sistema di Protezione Civile della vicina Lombardia e il Sistema di Protezione della popolazione ticinese – in particolare tra la SMPP e l’Unità Organizzativa di Protezione Civile di Regione Lombardia, con le rispettive Prefetture confinanti di Como e Varese – con il coinvolgimento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, dei servizi sanitari di AREU Lombardia (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza) e dei rispettivi partner della protezione della popolazione presenti sul territorio cantonale.
Una collaborazione che nel corso degli anni ha già trovato concreta applicazione in diverse situazioni di emergenza, tra cui la crisi dei migranti a Como nell’estate 2016 o il vasto incendio boschivo che si è sviluppato sul Monte Gambarogno a gennaio 2022. In entrambe le circostanze, i rapporti consolidati tra le autorità coinvolte hanno consentito uno scambio efficace di informazioni, competenze e risorse, confermando il valore strategico della cooperazione.
Tra le attività si ricorda inoltre il primo corso pilota Extra muro svolto in Lombardia nel 2024, ad Erba in provincia di Como, che ha visto un contingente di futuri Comandanti di compagnia della Protezione civile ticinese formarsi e confrontarsi con la controparte del sistema lombardo.
Queste iniziative si inseriscono nel quadro della Convenzione bilaterale stipulata tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera il 2 maggio 1995 e dei successivi protocolli d’intesa stipulati con le Prefetture di Como, Varese e Verbano Cusio Ossola, per la sponda piemontese di confine, negli anni 2016, 2022 e 2023. L’obiettivo è duplice: costruire una conoscenza reciproca approfondita dei rispettivi sistemi, e sviluppare la cooperazione in materia di previsione e prevenzione dei rischi maggiori, nonché di assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o antropiche.
In quest’ottica, è fondamentale garantire scambi regolari tra i soggetti che si troveranno a intervenire sul terreno e a coordinare squadre di soccorso, affinché conoscano preventivamente le procedure, le norme di ingaggio e le linee gerarchiche di comando e controllo su entrambi i lati del confine.

SÌ alla revisione della Legge sul servizio civile

SÌ alla revisione della Legge sul servizio civile

Tra pochi giorni la Svizzera sarà chiamata a decidere sulla revisione della Legge sul servizio civile.
Nella fase finale della campagna, la sinistra cerca di fare leva sullo spettro di una presunta «abolizione» del servizio civile. Ciò è semplicemente FALSO. La riforma garantisce il mantenimento del servizio civile, adeguandolo però nuovamente al suo scopo costituzionale.
Dall’introduzione del sistema della prova dell’atto nel 2009, il numero delle ammissioni è aumentato in modo considerevole. Questa riforma mira soprattutto a frenare questo aumento, poiché i passaggi dall’esercito al servizio civile sono diventati troppo numerosi. Le fondamenta del servizio civile rimarranno comunque invariate.

Basta al deflusso dall’esercito a spese dei contribuenti
Attualmente, i contribuenti investono milioni nella formazione dei militari che, successivamente, passano a migliaia al servizio civile. Che un «conflitto di coscienza» emerga improvvisamente dopo mesi o anni di servizio nella truppa appare poco credibile. La riforma elimina questa scappatoia e garantisce maggiore equità nei confronti delle soldatesse e dei soldati che svolgono il proprio servizio con senso del dovere.

Gli impieghi utili devono rimanere
I contrari fanno leva su scenari emotivi, sostenendo che senza i civilisti il sistema sanitario e assistenziale rischierebbe il collasso. Grazie alla verifica degli ambiti d’impiego, questi interventi essenziali continueranno ad essere garantiti.
In mezzo a tutte queste emozioni, si tende però a dimenticare un aspetto fondamentale: l’attuale situazione geopolitica richiede un esercito efficiente e pronto all’impiego. La sicurezza è uno dei compiti principali dello Stato.
Non bisogna mettere in contrapposizione i due sistemi.
• Con il mantenimento della base attuale, ogni anno migliaia di persone continueranno a essere soggette all’obbligo di prestare servizio civile.
• La sicurezza del Paese rimane garantita e non viene messa a rischio.

Mobilitare, mobilitare, mobilitare!
La campagna di votazione è ormai alle battute finali e ogni singolo voto può fare la differenza. Poiché il fronte di sinistra sarà fortemente mobilitato anche dalla votazione sull’iniziativa per la sostenibilità, dobbiamo impegnarci ancora di più per attivare la nostra base.
Motivate i vostri conoscenti, la vostra famiglia e i vostri amici a recarsi alle urne. Insieme possiamo dare un forte segnale a favore di un obbligo di servizio credibile e della sicurezza del nostro Paese: SÌ alla revisione della Legge sul servizio civile il 14 giugno!

Consigliere nazionale Reto Nause
Presidente Alleanza Sicurezza Svizzera

“Un sì per correggere gli abusi  e garantire la sicurezza del Paese”

“Un sì per correggere gli abusi e garantire la sicurezza del Paese”

Servizio civile, sei misure per evitare che diventi una soluzione di comodo

«Chi vive un autentico conflitto di coscienza deve continuare ad avere accesso al servizio civile. Ma non possiamo accettare che diventi una semplice scorciatoia per evitare il servizio militare». Questo per il Consigliere di Stato Norman Gobbi è uno dei punti centrali della votazione del 14 giugno sulla revisione della Legge federale sul servizio civile. Una riforma che punta a correggere alcune tendenze emerse negli ultimi anni e riportare il sistema allo spirito originario previsto dalla Costituzione. «Nessuno vuole abolire il servizio civile», sottolinea Gobbi. «Con la revisione di Legge si vuole evitare che diventi l’alternativa di comodo al servizio militare». Negli ultimi anni il numero di passaggi dall’esercito al servizio civile è cresciuto costantemente. Dal 2009, anno dell’abolizione dell’esame di coscienza, le ammissioni sono aumentate sensibilmente fino a raggiungere un nuovo record nel 2025. Per il Consiglio federale e il Parlamento questa evoluzione mette a rischio gli effettivi necessari per garantire la capacità operativa dell’esercito e, con essa, la sicurezza stessa del Paese.

Sei misure mirate per evitare abusi
La revisione della Legge introduce sei misure mirate. La prima prevede che chi passa al servizio civile debba svolgere almeno 150 giorni di servizio, indipendentemente dai giorni di servizio militare ancora da prestare. I civilisti saranno inoltre tenuti a svolgere servizio ogni anno, perdendo parte della flessibilità di cui beneficiano oggi. Per gli studenti di medicina, odontoiatria e veterinaria non sarà più possibile svolgere impieghi direttamente collegati alla propria formazione professionale, così da preservare personale sanitario prezioso per l’esercito. Anche per sottufficiali e ufficiali il numero di giorni da prestare sarà calcolato applicando il fattore correttivo di 1,5. Non sarà inoltre più consentito passare al servizio civile dopo aver concluso tutti gli obblighi militari, fase in cui resta soltanto il tiro obbligatorio. Infine, chi presenterà domanda durante la scuola reclute dovrà effettuare un impiego di lunga durata di 180 giorni entro l’anno successivo all’ammissione.

No alle scorciatoie, sì ad un Paese più sicuro
«Si tratta di misure di buon senso», osserva Gobbi. «Non colpiscono chi ha reali motivi di coscienza, ma rendono meno attrattivo il passaggio per chi vede nel servizio civile una scorciatoia. Il principio deve tornare a essere chiaro: il servizio militare è la regola, il servizio civile l’eccezione». La revisione si inserisce inoltre in un contesto internazionale profondamente cambiato. Lo studio “Sicurezza 2026” del Politecnico federale di Zurigo mostra come la percezione di sicurezza della popolazione svizzera abbia raggiunto il livello più basso degli ultimi vent’anni. «Per troppo tempo abbiamo considerato la sicurezza come qualcosa di acquisito», afferma Gobbi. «Oggi sappiamo che non è così. Le tensioni internazionali, le guerre alle porte dell’Europa e le nuove minacce ci ricordano che la sicurezza richiede preparazione, personale e capacità operative».

Un voto anche per le future generazioni
Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni, il voto del 14 giugno rappresenta quindi una scelta che va oltre il semplice funzionamento del servizio civile. «Un Paese libero deve essere anche in grado di difendersi», conclude Gobbi. «Questa riforma non penalizza chi agisce per convinzione, ma corregge gli sviluppi negativi degli ultimi anni e contribuisce a garantire all’esercito le risorse umane necessarie per adempiere ai propri compiti. È una scelta di responsabilità verso la Svizzera e verso le future generazioni».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 7 giugno 2026 de Il Mattino della domenica

Finanziamento dell’esercito: il Parlamento ha bisogno di più margini di manovra

Finanziamento dell’esercito: il Parlamento ha bisogno di più margini di manovra

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera (2 giugno 2026)

Il Consiglio federale ha sottoposto a consultazione il proprio progetto sul finanziamento dell’esercito. L’Alleanza Sicurezza Svizzera sostiene espressamente la valutazione della situazione in materia di politica di sicurezza del Consiglio federale e saluta con favore il fatto che quest’ultimo identifica chiaramente la necessità di agire e consideri il rafforzamento dell’esercito e della sicurezza svizzera come un compito globale. Ma una soluzione di finanziamento in grado di ottenere il consenso della maggioranza richiede una combinazione negoziabile di risparmi e maggiori entrate. A tal fine, il Consiglio federale deve fornire al Parlamento il margine di manovra necessario. 

L’Alleanza Sicurezza Svizzera condivide la valutazione del Consiglio federale in materia di politica di sicurezza e saluta con favore il fatto che quest’ultimo abbia riconosciuto la necessità di intervenire per garantire il finanziamento dell’esercito. L’aggravarsi della situazione di minaccia e il conseguente fabbisogno finanziario aggiuntivo di circa 31 miliardi rispecchiano la realtà della
politica di sicurezza. La Svizzera, però, ha lasciato trascorrere tempo prezioso dall’inizio della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. Di fronte alla crescente instabilità in Europa e alle minacce ibride già concrete, la Svizzera non può permettersi ulteriori ritardi. «È fondamentale negoziare rapidamente una soluzione di finanziamento politicamente realizzabile. E l’enfasi qui va proprio sulla parola “negoziare”». Il Parlamento ha bisogno di più margine di manovra per trovare un compromesso in grado di ottenere maggioranze», sottolinea il consigliere nazionale Reto Nause, presidente di Alleanza Sicurezza Svizzera. Per la soluzione in questione, il raggiungimento di una maggioranza appare molto incerto. «Un fallimento sarebbe un segnale grave per la sicurezza della Svizzera e un segnale preoccupante nei confronti dei nostri Stati confinanti.»

Più margine di manovra per una soluzione in grado di ottenere maggioranze
L’Alleanza Sicurezza Svizzera ritiene che la soluzione presentata dal Consiglio federale non riesca a ottenere il sostegno della maggioranza. Si prende atto dell’aumento dell’IVA proposto. La proposta è comprensibile dal punto di vista dell’efficacia, ma riduce le probabilità di successo politico. In sintesi, l’Alleanza Sicurezza Svizzera intravede un potenziale di compromesso nelle seguenti misure. (Risposta dettagliata in allegato e su: alleanzasicurezza.ch). Pacchetto completo di revisione dei compiti Dal punto di vista dell’Alleanza Sicurezza Svizzera, è indispensabile che il Consiglio federale porti avanti ulteriori misure di alleggerimento del bilancio federale. Il Consiglio federale è invitato a presentare un nuovo pacchetto completo di revisione dei compiti che, dopo la discussione in Parlamento, comporti risparmi significativi pari ad almeno 1 miliardo di franchi all’anno. In questo contesto è inevitabile l’abolizione di compiti vincolati. E questa volta i risparmi devono andare direttamente a beneficio del finanziamento dell’esercito.

Collegamento dell’IVA alla 13ª mensilità AVS
Inoltre, l’Alleanza Sicurezza Svizzera propone di collegare tali misure al finanziamento della 13ma rendita AVS. Gli aumenti dell’IVA destinati al finanziamento della 13ma rendita AVS e dell’esercito non sono in grado di ottenere la maggioranza in Parlamento se presentati separatamente. Devono quindi essere sottoposti al popolo e ai Cantoni con un unico atto legislativo. Entrambe le misure dovrebbero avere carattere temporaneo. Per l’aumento dell’IVA a favore della capacità di difesa è già prevista la limitazione temporale. Allo stesso modo, la limitazione temporale dovrebbe valere anche per il finanziamento della 13ma rendita AVS, affinché si mantenga la pressione per le riforme strutturali.

Sono necessarie ulteriori fonti di finanziamento sul fronte delle entrate 
L’aumento proposto dell’IVA, in quanto misura di finanziamento a sé stante, non è negoziabile. Qualsiasi riduzione delle aliquote fiscali volta a rendere la proposta accettabile per la maggioranza
comporterebbe immediatamente un deficit di finanziamento per il potenziamento delle forze armate. Il Consiglio federale deve quindi creare un margine di negoziazione anche sul fronte delle
entrate, per consentire al Parlamento di bilanciare gli interessi e trovare una soluzione negoziale. Affidandosi esclusivamente all’aumento dell’IVA, le possibilità di successo politico sono troppo
esigue. Nella sua risposta alla consultazione, l’Alleanza Sicurezza Svizzera ha proposto diverse misure di finanziamento sul fronte delle entrate, come ad esempio la destinazione vincolata della
tassa d’esenzione dall’obbligo militare.

10 miliardi di franchi come capitale iniziale per gli approvvigionamenti più importanti
Il tempo stringe. L’esercito non ha solo bisogno di una soluzione di finanziamento sostenibile, ma anche di un versamento iniziale di 10 miliardi di franchi nel fondo per poter avviare rapidamente gli approvvigionamenti più importanti. Il Consiglio federale è quindi invitato a presentare al Parlamento proposte relative a un versamento una tantum. Secondo l’Alleanza Sicurezza Svizzera, esistono diverse opzioni in tal senso, come ad esempio distribuzioni supplementari da parte della Banca nazionale svizzera.
Fondo permanente per le spese di difesa senza aggirare il freno all’indebitamento Inoltre, l’Alleanza Sicurezza Svizzera sostiene la creazione di un fondo per la difesa. Ma tale fondo
deve essere strutturato in modo tale da garantire la sua efficacia a lungo termine e da poter essere integrato con ulteriori fonti di finanziamento.
Inoltre, il fondo per la difesa dovrà poter contrarre debiti esclusivamente per far fronte a esigenze di liquidità temporanee. «L’indebitamento deve essere obbligatoriamente coperto da entrate garantite per legge. Non deve verificarsi alcuna elusione occulta del freno all’indebitamento», afferma Nause. Inoltre, il fondo per gli armamenti deve essere aperto ad altre fonti di finanziamento. In questo modo si garantisce che, in caso di mutate condizioni quadro nel prossimo o nel lontano futuro, possano essere apportati in modo efficiente mezzi supplementari. L’Alleanza auspica pertanto un’adeguata integrazione delle basi legali.
L’Alleanza Sicurezza Svizzera chiede anche che la legge sul fondo per l’armamento venga sottoposta al voto del popolo e dei Cantoni separatamente dalla legge sull’IVA. Le sfide in materia di politica di sicurezza sono per definizione a lungo termine. Non solo l’esperienza recente, ma anche quella storica dimostra che, in caso di crisi, il potenziamento dell’esercito è sempre arrivato troppo tardi. «Bisogna risparmiare alle generazioni future l’imbarazzo della situazione attuale», sottolinea il consigliere nazionale Reto Nause, presidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera. «Il fondo deve quindi essere concepito come uno strumento permanente, per poter far fronte tempestivamente a eventuali peggioramenti della situazione in futuro.»

“Fai esperienza con prudenza”: sicurezza in moto dal primo giorno

“Fai esperienza con prudenza”: sicurezza in moto dal primo giorno

Comunicato stampa

Prende il via oggi la nuova campagna di prevenzione “Fai esperienza con prudenza”, promossa dal progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Polizia cantonale. L’iniziativa mira a sensibilizzare in particolare i giovani e le giovani conducenti di motoveicoli sull’importanza di acquisire esperienza alla guida in modo graduale e responsabile. L’esperienza, infatti, si costruisce nel tempo attraverso una formazione continua, la conoscenza dei propri limiti, del proprio mezzo e delle condizioni della strada.

L’abbassamento dell’età minima per il conseguimento della licenza di condurre, introdotto nel 2021, ha portato a un aumento delle immatricolazioni tra i giovani e le giovani: dai 15 anni è infatti possibile condurre motoveicoli di categoria motoleggera (meno di 50 ccm e velocità massima di 45 km/h) e dai 16 anni è consentito per la categoria A1 (meno di 125 ccm). Parallelamente, si è registrato anche un incremento degli incidenti che coinvolgono giovani motociclisti/e.
Le statistiche dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) confermano come i motociclisti figurino tra gli utenti della strada maggiormente esposti al rischio di incidente con ferimento. Particolarmente vulnerabile risulta ancora la fascia d’età tra i 15 e i 17 anni. A livello svizzero, nel 2025 il numero di giovani motociclisti gravemente feriti o deceduti è aumentato ancora, con 11 decessi (3 nel 2024) e 154 feriti gravi (153). Anche in Ticino questa tendenza trova conferma, con 44 incidenti della circolazione che hanno coinvolto giovani motociclisti e motocicliste. Se da un lato nel 2025 non si sono registrati decessi (1 nel 2024), dall’altro il numero di feriti gravi è aumentato in modo significativo, passando da 6 casi nel 2024 a 19 nel 2025.
La combinazione tra limitata esperienza di guida e sopravvalutazione delle proprie capacità rende questa fascia d’età particolarmente vulnerabile. È proprio da tale consapevolezza che nasce la campagna “Fai esperienza con prudenza”.
Strade sicure raccomanda in particolare ai più giovani e a chi si avvicina per la prima volta alla guida di un motoveicolo:

  • Acquisisci esperienza gradualmente: inizia con tragitti semplici e aumenta progressivamente la difficoltà. L’esperienza alla guida si costruisce nel tempo.
  • Conosci i tuoi limiti: evita di sopravvalutare le tue capacità. Adatta sempre la guida al tuo livello di esperienza.
  • Conosci il tuo mezzo: impara a conoscere bene il funzionamento del tuo motoveicolo: frenata, accelerazione e comportamento in curva.
  • Evita le distrazioni: la concentrazione è fondamentale: niente telefono o altre distrazioni durante la guida.
  • Continua a formarti: partecipare a corsi di perfezionamento della guida aiuta a migliorare tecnica, sicurezza e consapevolezza dei rischi.

Giornata di prevenzione: appuntamento il 13 giugno 2026

Dopo il successo dell’edizione 2025, anche quest’anno viene riproposta la giornata di prevenzione con il supporto del Fondo di sicurezza stradale (FSS). L’evento si svolgerà sabato 13 giugno presso il centro TCS di Rivera e lungo un percorso stradale appositamente studiato. I/le partecipanti avranno inoltre la possibilità di provare su pista delle Pit Bike, sia a marce sia mono marcia. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di sensibilizzazione e formazione. L’edizione di quest’anno è rivolta in particolare ai giovani e alle giovani conducenti in possesso almeno della licenza di allievo conducente. La partecipazione all’evento è gratuita. La giornata permetterà di affinare le tecniche di guida e migliorare la consapevolezza dei rischi legati alla circolazione stradale.

Tutte le informazioni e le modalità di iscrizione sono disponibili sul sito di Strade sicure (www.stradesicure.ch). La campagna sarà promossa attraverso i canali social della Polizia cantonale, Ticino sicuro e sul sito di Strade sicure. Maggiori informazioni sono disponibili sulla pagina dedicata alla campagna.

Per l’Alta Leventina un fiume sicuro e vivibile

Per l’Alta Leventina un fiume sicuro e vivibile

Conclusi i lavori di rivitalizzazione e sistemazione idraulica del fiume Ticino

Per oltre un secolo l’obiettivo era domarlo, incanalarlo, tenerlo lontano dalle case per proteggere il Piano di Ambrì-Piotta dalle sue piene. Oggi il rapporto con il fiume Ticinocambia nuovamente: il corso d’acqua torna ad avvicinarsi al territorio e ai suoi abitanti. È uno degli impatti più concreti del progetto di rivitalizzazione e sistemazione idraulica presentato sabato ai laghetti Audan di Ambrì dal Dipartimento del territorio, dal Consorzio manutenzioneAlta Leventina e dalla Ritom SA. Nell’occasione è stato inaugurato anche il nuovo sentierotematico “Lungo il fiume”, che collega Airolo a Rodi. Il Consigliere di Stato Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi ha preso parte alla cerimonia sottolineando il valore strategico dell’intervento per il territorio. «Sono cresciuto in questa parte di valle e conosco bene il rapporto che la comunità ha sempre avuto con il fiume. Oggi assistiamo a una nuova fase di questa storia: un fiume Ticino più sicuro, ma anche più vicino alle persone e maggiormente integrato nel territorio».

Dal Ritom a un progetto da 8 milioni
Il progetto ha preso avvio nel 2015 parallelamente al rinnovo della concessione per lo sfruttamento delle acque del Ritom, che prevedeva misure compensative legate al corso del fiume. Da una prima proposta di intervento è poi nata un’operazione più ampia estesa all’intera tratta del Ticino tra Airolo e Rodi. Gli interventi avevano un duplice obiettivo:rafforzare la sicurezza delle zone edificabili e migliorare la gestione complessiva del corso d’acqua. Tra le opere principali figura il bacino di demodulazione da 100 mila metri cubi nell’ambito della nuova centrale di Piotta che consente di regolare i deflussi della centrale nel Ticino e di attenuare gli effetti dello sfruttamento intermittente dell’impianto idroelettrico.Il costo complessivo degli interventi ammonterà a circa 8 milioni di franchi, finanziati daCantone, Confederazione, CMAL e Ritom SA. Gobbi ha posto l’accento soprattutto sul carattere innovativo e coordinato del progetto. «Quanto svolto sul fiume Ticino qui in altaValle è un esempio emblematico e particolarmente riuscito di approccio integrato», ha dichiarato. «Parliamo di un progetto visionario che ha trovato applicazione concreta ancora prima di essere formalizzato nella nuova Legge sulla gestione delle acque entrata in vigore quest’anno».

«Le opere hanno retto all’alluvione del 2024»
Il Consigliere di Stato ha ricordato come il progetto abbia già superato la prova del nove sul campo. «Le alluvioni del 2024 hanno messo a dura prova il territorio, ma le opere realizzate hanno dimostrato la loro efficacia», ha sottolineato. «È la conferma che investire nella sicurezza e nella valorizzazione dei corsi d’acqua è una scelta giusta e lungimirante». Gobbi ha inoltre voluto ringraziare il Consorzio manutenzione Alta Leventina e i vari attori coinvolti nel progetto. «L’affiatamento e l’entusiasmo creati nel team di lavoro si sono rivelati determinanti per arrivare a questo risultato».

Dal Piano bonificato al nuovo rapporto con il fiume
Per il comparto di Ambrì-Piotta, quanto realizzato rappresenta anche un’evoluzione storica nel modo di concepire il rapporto tra il Ticino e il territorio circostante. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la bonifica del Piano di Ambrì-Piotta aveva infatti portato ad allontanare il fiume dagli abitati di Ambrì Sopra e Ambrì Sotto, privilegiando esigenze agricole, di protezione e di sviluppo del fondovalle. Oggi il paradigma è cambiato.Le nuove sistemazioni rispondono sì a esigenze di premunizione e sicurezza, ma anche alla volontà di rendere il corso d’acqua maggiormente fruibile e integrato nel territorio vissuto dalla popolazione. In altre parole, dopo oltre un secolo in cui il Ticino era stato progressivamente allontanato dagli abitati, il fiume torna ora ad avvicinarsi alle persone.

Il sentiero “Lungo il fiume”
Popolazione e turisti possono inoltre approfittare del nuovo sentiero tematico “Lungo il fiume”, sviluppato tra Airolo e Rodi. Undici pannelli informativi illustrano ai visitatori le opere realizzate, le caratteristiche del comparto fluviale e l’evoluzione degli interventi sul territorio.I contenuti saranno accessibili in diverse lingue e tramite un sito web dedicato. «Questo momento rappresenta anche un’occasione per divulgare, informare e sensibilizzare la popolazione», ha sottolineato Gobbi. «Il sentiero permette di comprendere i molti temi che ruotano attorno al fiume: dalla sicurezza idraulica allo sfruttamento delle acque, fino alla gestione del territorio». I lavori di genio civile sono stati collaudati nel 2025, mentre gli ultimi interventi forestali e le opere di finitura si concluderanno entro la fine del 2026.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 31 maggio 2026 de Il Mattino della domenica

 

Con l’iniziativa 10 milioni Svizzera paradiso della mafia?

Con l’iniziativa 10 milioni Svizzera paradiso della mafia?

Il ministro replica alla sua collega di Nidvaldo che ha lanciato l’allarme: un sì metterebbe a rischio la cooperazione internazionale e accordi come Schengen e Dublino, che garantiscono sicurezza e stabilità

Consigliere di Stato Norman Gobbi, la sua collega centrista di Nidvaldo, Karin Kayser-Frutschi, presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia, ha lanciato l’allarme: intervistata giovedì dal Blick, ha affermato che, se l’iniziativa dei 10 milioni venisse accettata il 14 giugno, la sicurezza del nostro Paese sarebbe in pericolo. Secondo la sua collega, la pressione sulla libera circolazione delle persone e sulle relazioni bilaterali sarebbe immediatamente enorme, mettendo a rischio la cooperazione internazionale e accordi come Schengen e Dublino, che garantiscono sicurezza e stabilità alla Svizzera. E il nostro Paese rischierebbe addirittura di diventare un paradiso della criminalità organizzata e della mafia. Si tratta di allarmismo eccessivo? Di catastrofismo?
“La sicurezza della Svizzera non dipende esclusivamente da Schengen o da Dublino, ma anche dalla capacità del nostro Paese di controllare chi entra e di gestire i flussi migratori in modo sostenibile. In Ticino questa realtà la conosciamo bene. Da anni siamo confrontati con una pressione migratoria e frontaliera che altri Cantoni osservano soltanto da lontano. Proprio per questo il Consiglio di Stato ha introdotto oltre dieci anni fa l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per i permessi B e G. Una misura lungimirante, la cui utilità si è confermata anche recentemente, penso ai fatti di Roveredo. La cooperazione internazionale di polizia è importante e nessuno la mette in discussione. Ma sostenere che un “sì” alle urne trasformerebbe automaticamente la Svizzera in un paradiso per la criminalità organizzata mi sembra una lettura poco equilibrata. La Svizzera ha sempre saputo difendere i propri interessi negoziando accordi pragmatici con l’Europa.
Credo che si debbano evitare sia l’allarmismo sia la banalizzazione del tema. L’iniziativa pone una questione politica reale: fino a che punto la crescita incontrollata della popolazione è compatibile con la qualità di vita e con la sicurezza interna del Paese. Ignorare queste preoccupazioni significherebbe non ascoltare una parte importante della popolazione”.

Per quanto riguarda gli asilanti, che rappresentano soltanto il 14% dei flussi migratori, Kayser-Frutschi ha osservato che senza l’Accordo di Dublino la Svizzera sarebbe l’unico Paese europeo in cui si potrebbe ancora presentare domanda di asilo dopo che la richiesta è stata respinta altrove: “Diventeremmo un Paese di ultima istanza. Ci sarebbero molte più domande. Esattamente ciò che vogliamo evitare”. Lei cosa risponde?
“È vero che il settore dell’asilo rappresenta soltanto una parte dei flussi migratori complessivi, ma è altrettanto vero che negli ultimi anni Cantoni e Comuni hanno dovuto affrontare difficoltà crescenti nella gestione dell’accoglienza, dei costi e della sicurezza legata a determinate situazioni problematiche. Sul sistema Dublino va inoltre detto che già oggi presenta limiti evidenti. Molti Stati europei non applicano le regole in modo uniforme e la Svizzera si trova spesso confrontata con procedure lunghe e complesse sul piano dei rimpatri. Nessuno auspica l’isolamento della Svizzera, ma è legittimo chiedere che il nostro Paese disponga di un maggiore margine di manovra nella gestione della politica migratoria e dell’asilo. Personalmente ritengo che occorra innanzitutto accelerare le procedure. Chi fugge realmente da guerre e persecuzioni deve ottenere rapidamente una risposta e una protezione adeguata. Per contro, chi presenta domande manifestamente infondate dovrebbe essere ospitato in strutture a regime controllato, evitando lunghe e costose permanenze sul territorio nazionale in attesa di decisioni definitive. Diversi Paesi europei, tra cui Danimarca e Paesi Bassi, stanno adottando approcci più severi nei confronti di chi utilizza impropriamente il sistema dell’asilo. È una riflessione che anche la Svizzera dovrebbe avere il coraggio di affrontare. Non condivido quindi l’idea che la Svizzera diventerebbe automaticamente un “Paese di ultima istanza”. Molto dipenderà dagli accordi che il Consiglio federale saprà negoziare e dalla volontà politica di difendere gli interessi svizzeri”.

Immaginiamo che abbiate discusso della questione in seno alla Conferenza dei direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. Qual è la posizione dominante? Le preoccupazioni della signora Kayser-Frutschi sono condivise dalla maggioranza dei vostri colleghi?
In seno alla Conferenza dei direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia esistono sensibilità differenti, come è normale in un organo che riunisce rappresentanti di Cantoni confrontati con realtà molto diverse tra loro.Alcuni colleghi condividono le preoccupazioni espresse dalla presidente Kayser-Frutschi; altri ritengono invece che il tema della crescita demografica e della pressione migratoria debba essere affrontato con maggiore determinazione. Non esiste una posizione unanime. Vi è certamente consenso sull’importanza della cooperazione internazionale in materia di sicurezza e sulla necessità di mantenere strumenti efficaci di collaborazione tra le autorità. Allo stesso tempo, però, diversi Cantoni subiscono più di altri le conseguenze dell’aumento della popolazione, della pressione migratoria e dei costi che ne derivano. Il Ticino vive una situazione particolare: è il primo Cantone a confrontarsi con le dinamiche legate ai movimenti transfrontalieri di persone e alle loro conseguenze sul territorio, sul mercato del lavoro, sulla mobilità e sulla sicurezza. Per questo motivo guardiamo a questi temi con una sensibilità specifica, maturata attraverso l’esperienza concreta e non per ragioni ideologiche. Il dibattito deve quindi rimanere pragmatico e ancorato alla realtà. Ignorare le preoccupazioni dei territori più esposti significherebbe non comprendere una parte importante delle sfide che attendono la Svizzera nei prossimi anni”.

Intervista pubblicata su Liberatv.ch

https://www.liberatv.ch/news/politica-e-potere/1929237/con-l-iniziativa-10-milioni-svizzera-paradiso-della-mafia-tre-domande-a-norman-gobbi

Sistemazione del fiume Ticino e inaugurazione del sentiero tematico

Sistemazione del fiume Ticino e inaugurazione del sentiero tematico

Comunicato stampa

ll Dipartimento del territorio (DT), in collaborazione con il Consorzio manutenzione Alta Leventina (CMAL) e Ritom SA, comunica che sono stati presentati questa mattina i lavori di rivitalizzazione e sistemazione idraulica del fiume Ticino in Alta Leventina. L’evento, svoltosi nella splendida cornice dei laghetti Audan ad Ambrì, ha visto la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del Presidente del CMAL Valerio Jelmini, del Direttore della Ritom SA Lucas Dürr e del capo dell’Ufficio dei corsi d’acqua del DT Laurent Filippini, nonché di diversi ospiti e cittadini. Nel contesto dell’evento è stato inoltre inaugurato il sentiero tematico “lungo il fiume”, che si snoda da Airolo a Rodi.

Il progetto è nato nel 2015 parallelamente al rinnovo della concessione per lo sfruttamento delle acque del Ritom, che prevedeva l’adozione di misure compensative a favore dell’ambiente. Il DT ha proposto di ampliare le sistemazioni del fiume Ticino per l’intera tratta tra Airolo e Rodi, affidandone committenza e coordinamento al Consorzio manutenzione Alta Leventina, che ha integrato anche opere di protezione contro le piene.
Gli interventi – suddivisi nei comparti di Airolo – Stalvedro, Piotta e Audan – Varenzo – Rodi, miravano a due obiettivi principali: da un lato il mantenimento e l’adeguamento degli argini al fine di aumentare la sicurezza delle zone edificabili; dall’altro la restituzione al fiume di parte dello spazio originariamente a esso destinato, tenendo conto degli aspetti naturalistici e paesaggistici, migliorando la qualità dell’habitat acquatico.
Per il raggiungimento di tali obiettivi, oltre alla realizzazione del bacino di demodulazione da 100’000 m³ – costruito da Ritom SA nell’ambito della nuova centrale a Piotta e destinato a regolare i deflussi della centrale nel fiume – il Consorzio ha realizzato lungo l’intero tratto del Ticino, da Airolo a Rodi, una serie di opere di rivitalizzazione e di premunizione.
Per informare e sensibilizzare la popolazione, il CMAL ha promosso e realizzato il sentiero tematico “lungo il fiume”, che si sviluppa da Airolo a Rodi lungo l’argine del Ticino. Lungo il percorso sono stati installati pannelli informativi che illustrano gli interventi realizzati e il loro significato in relazione allo sviluppo naturale del fiume e alle sue interazioni con il bosco e la fauna acquatica. Le postazioni tematiche sono 11, oltre a un pannello generale situato presso la centrale del Ritom.
Gli interventi sono iniziati nel 2023 e nel corso del 2025 sono stati collaudati i lavori del genio civile. Attualmente sono in corso gli ultimi lavori forestali e alcune opere di finitura, che si concluderanno entro la fine del 2026. Per i successivi cinque anni saranno inoltre necessari interventi di gestione del verde, in particolare per la manutenzione delle piantagioni e la lotta alle neofite invasive.
Il costo complessivo degli interventi si aggirerà attorno gli 8 milioni di franchi, finanziati da Cantone, Confederazione, CMAL e Ritom SA secondo una chiave di riparto prestabilita.