Aste pubbliche: un nuovo portale online per acquistare beni mobili

Aste pubbliche: un nuovo portale online per acquistare beni mobili

Comunicato stampa

Il nuovo portale degli Uffici di esecuzione è realtà: dal 1° settembre è possibile consultare i beni messi all’incanto e partecipare alle aste di beni mobili in modalità digitale. Una novità già introdotta in altri Cantoni che amplia le possibilità di partecipazione e segna un ulteriore passo nel percorso di digitalizzazione e semplificazione dei processi promosso dal Dipartimento delle istituzioni.

Il settore esecutivo della Divisione della giustizia presenta la nuova piattaforma dedicata alle aste pubbliche che introduce un’importante novità: dalle 12:00 di oggi, 1° settembre, i beni mobili messi all’incanto potranno essere consultati singolarmente online e gli interessati potranno formulare le proprie offerte direttamente attraverso il portale.
Per ogni oggetto saranno disponibili una scheda informativa con la relativa descrizione, fotografie e, laddove presenti, ulteriori informazioni tecniche e perizie. Gli utenti potranno così trovare in un unico spazio digitale tutte le informazioni utili e prendere parte all’asta senza la necessità di recarsi fisicamente sul posto. Il portale è fruibile 24 ore su 24.

Aste più accessibili
Il nuovo portale di aste online permette dunque di raggiungere una platea più ampia di potenziali acquirenti, riducendo al contempo gli spostamenti. La pubblicazione centralizzata rende inoltre la procedura più trasparente grazie alla possibilità di consultare in modo semplice e immediato tutti i beni pignorati o in fase di liquidazione con le relative informazioni. Le aste immobiliari continueranno per contro a svolgersi in presenza conformemente alle disposizioni dalla Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF) e sono consultabili sulla pagina dedicata.

Come funziona l’asta online
Per partecipare alle aste online è necessario accedere all’indirizzo www.aste.ti.ch, registrarsi ed effettuare il login. Una volta autenticati, gli interessati possono consultare i beni disponibili e formulare la propria offerta. Ogni asta rimane aperta per una settimana, durante la quale è possibile rilanciare con una nuova offerta. Alla scadenza, il bene viene aggiudicato a chi ha formulato l’offerta più alta. L’utente riceverà una conferma via e-mail e sarà tenuto a versare l’importo secondo le modalità indicate dall’Ufficio di esecuzione.

Con questa novità il Ticino introduce un sistema già adottato con esiti positivi in altri Cantoni svizzeri. Il portale si inserisce nel più ampio percorso di digitalizzazione e semplificazione dei processi promosso dal Dipartimento delle istituzioni, con l’obiettivo di rendere i servizi più accessibili ed efficienti per cittadine, cittadini, enti locali e aziende.

“Sì alla neutralità per restare Liberi e Svizzeri”

“Sì alla neutralità per restare Liberi e Svizzeri”

Da oltre 2 secoli accompagna la storia del nostro Paese ed è parte della sua identità
Il 27 settembre la Svizzera decide sul futuro della propria neutralità, un principio legato alla sua storia, alla sua identità e alla sua autonomia.
Da oltre due secoli la neutralità accompagna la storia della Svizzera ed è diventata a tutti gli effetti parte della sua identità.
Più che uno strumento di politica estera, ha contribuito a definire il modo in cui la Confederazione si rapporta al mondo, conciliando apertura internazionale, sicurezza e indipendenza. È da questa visione che nasce il Sì di Norman Gobbi all’iniziativa in votazione il 27 settembre. « Il rischio è che, decisione dopo decisione, la neutralità rimanga una promessa su carta ma perda progressivamente la propria sostanza. Se crediamo ancora che rappresenti un elemento fondamentale della nostra sicurezza e della nostra indipendenza, dobbiamo avere il coraggio di definirla e proteggerla».

Identità svizzera e coerenza
La neutralità ha storicamente consentito alla Svizzera di tenersi fuori dai grandi conflitti internazionali e, nel dopoguerra, di costruirsi un ruolo sul piano diplomatico. Ginevra si è affermata come uno dei grandi centri della diplomazia mondiale e la Confederazione come interlocutore credibile tra parti contrapposte.
«Non è vero che un Sì all’iniziativa ci isolerebbe dal mondo, semmai è il contrario – sottolinea Norman Gobbi –. La neutralità ci consente di essere presenti in modo diverso. Non siamo mai stati utili perché più forti o allineati alle grandi potenze, ma perché potevamo parlare con tutti e offrire un ponte quando il dialogo si interrompeva» . Una credibilità che, secondo Gobbi, dipende anche dalla coerenza. Se la neutralità viene reinterpretata a seconda del conflitto, dei protagonisti o degli equilibri politici del momento, rischia di diventare meno riconoscibile e rispettata agli occhi degli altri Stati. «La neutralità ha senso se vale sempre. Le regole devono essere sempre chiare sempre, e non valere a seconda di chi sono i contendenti» . Questo non significa rinunciare a prendere posizione di fronte a quanto accade nel mondo.
«Possiamo condannare un’aggressione, difendere il diritto internazionale e aiutare le vittime senza rinunciare alla nostra autonomia in politica estera».

Capacità di difesa
Un altro aspetto centrale riguarda la sicurezza. La neutralità svizzera è tradizionalmente armata: non significa essere indifesi, ma assumersi la responsabilità della propria difesa.
«Essere neutrali significa anche essere in grado di garantire autonomamente la nostra sicurezza» , sottolinea Gobbi. Una capacità che passa da un esercito credibile, ma anche dalla cyberdifesa, dalla protezione della popolazione, dalla sicurezza degli approvvigionamenti e dalla resilienza delle infrastrutture critiche. Questo non esclude la cooperazione internazionale. Per Gobbi, il punto è evitare che la collaborazione si trasformi in dipendenza: «Cooperare per rafforzare la nostra sicurezza è nell’interesse della Svizzera. Diverso è creare vincoli o automatismi che limitino la nostra libertà di decisione».

Una questione di sovranità
Per il consigliere di Stato leghista, il voto del 27 settembre pone una questione di fondo: quanta libertà di decisione vuole conservare la Svizzera?
«Essere neutrali significa poter decidere in autonomia, senza farsi trascinare nei conflitti degli altri e senza dover seguire un blocco.» . Il Sì diventa così una scelta di sovranità: cooperare con gli altri senza rinunciare alla propria indipendenza e mantenere nelle mani della Svizzera le decisioni che riguardano la sua sicurezza e il suo futuro. «La neutralità è parte della nostra storia, della nostra identità: difenderla significa restare padroni delle nostre scelte. Significa restare Liberi e Svizzeri».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 agosto 2026 de Il Mattino

Il risotto conquista Piazza Grande: oltre 3.000 persone a Locarno.

Il risotto conquista Piazza Grande: oltre 3.000 persone a Locarno.

Piazza Grande invasa dai profumi del risotto e da oltre 3.000 persone. Si è chiusa sabato 29 agosto a Locarno l’11esima edizione dei Campionati ticinesi del risotto, che quest’anno ha incoronato i “Ciuü in aria” di Vogorno nella sfida riservata ai gruppi di carnevale.
A convincere la giuria è stato il loro “Risott ar nosa manera”, preparato con zafferano, burro, olio extravergine d’oliva, cipolle, Merlot della Verzasca, brodo di carne, pollame e verdure, midollo e büscion nostrani, naturali e alle erbe.
Una giornata che ha richiamato, secondo gli organizzatori, più di 3.000 appassionati, compresi numerosi visitatori giunti da oltre San Gottardo. Il maltempo ha però condizionato il programma della manifestazione, costringendo gli organizzatori ad annullare la prevista gara degli chef.
La competizione tra i gruppi di carnevale si è invece svolta regolarmente. Alle spalle dei vincitori verzaschesi si è piazzato il Carnevale di Maggia “Re Bacheton”, con un risotto al profumo di funghi mantecato con pepe e formaggi della Vallemaggia.
Terzo posto per l’Associazione Pro Carnevale Ronchese “Carnevale del Ghell” di Ronco s/Ascona, che ha presentato il “Risotto del Ghell”: zafferano, brodo di carne e verdure, vino rosso, vino bianco e Marsala, con una mantecatura di burro e parmigiano e l’aggiunta di pezzi di luganiga.
In gara anche il Carnevale Airolese “Carnuè d’Airö”, con “L’HARD Risòtt” a base di castagne e lardo, e il “Carnevaa di Sciuri” di Bioggio, che ha puntato sul “Risotto in rosa del Ticino”, preparato tra l’altro con barbabietole, formaggella ticinese, panna e vino bianco.
A giudicare i risotti è stata una giuria presieduta dal consigliere di Stato Norman Gobbi, affiancato dal municipale di Locarno Mauro Silacci, dal segretario di GastroLagoMaggiore e Valli Nicola Camani, dal presidente dell’Associazione Regnanti della Svizzera italiana Mattia Nessi e dagli chef Waldis Ratti, Mauro Grandi e Saro Arrichiello.
La manifestazione, organizzata da GastroLagoMaggiore e Valli in collaborazione con Ticino a Tavola e GastroTicino, quest’anno ha visto anche l’ingresso di Riso Gallo come partner e l’utilizzo del Carnaroli per le preparazioni in gara.
“Vedere Piazza Grande gremita e vivace è la ricompensa più bella per il grande lavoro di squadra che c’è dietro questa manifestazione”, ha commentato Alessandro Pesce, ideatore dei Campionati. Soddisfatto anche il presidente di GastroLagoMaggiore e Valli Nunzio Longhitano, secondo il quale la manifestazione ha confermato la capacità del risotto di unire “tradizione, convivialità ed eccellenza culinaria”.
Archiviati i Campionati, l’appuntamento gastronomico prosegue ora nei ristoranti. Fino al 13 settembre è infatti in programma la 13esima edizione della “Caccia al risotto”, che coinvolge una trentina di ristoranti ticinesi con numerose interpretazioni del piatto.
Per i Campionati ticinesi del risotto, invece, l’appuntamento è già fissato all’agosto 2027.

https://www.ticinolibero.ch/rubriche/food-wine/1946921/il-risotto-conquista-piazza-grande-oltre-3-000-persone-a-locarno-vincono-i-ciu-in-aria

 

Il capo dell’esercito a Lugano: «Le minacce sono cambiate»

Il capo dell’esercito a Lugano: «Le minacce sono cambiate»

Gli attacchi informatici e i pericoli che la Svizzera può subire anche a distanza. Sono cambiate le minacce che la Confederazione deve affrontare, secondo il capo dell’esercito elvetico Benedikt Roos espressosi al LAC.

«Il mondo è cambiato». Così il comandante di corpo Beneditk Ross ha esordito al LAC di Lugano davanti ai rappresentanti della politica e della società civile. E la mente va all’attuale contesto geopolitico che comporta dei rischi anche per la Svizzera. «Ritengo che, se l’obiettivo principale fosse destabilizzare l’Europa, le infrastrutture critiche potrebbero diventare un bersaglio», afferma il capo dell’esercito. «La Svizzera ne possiede molte che rivestono un’importanza fondamentale per l’intera Europa; potrebbero quindi essere potenziali obiettivi per uno Stato aggressore».

Le nuove minacce
Senza contare che la Confederazione si trova confrontata con nuove minacce, ad esempio gli attacchi informatici nello spazio informativo e la disinformazione. Ma oggi è possibile infliggere danni a grande distanza e «tali minacce possono colpire anche la Svizzera», secondo Ross che ricorda quanto accaduto con la crisi legata all’Iran. Per questo «dobbiamo dare priorità all’acquisizione di nuovi sistemi, senza però trascurare gli altri compiti», prosegue il comandante di corpo. Una sfida aggiuntiva perché «dobbiamo garantire di disporre dell’equipaggiamento necessario e di una formazione adeguata anche in tutti gli altri ambiti». Ha parlato di sfide anche il comandante della divisione territoriale 3 Maurizio Dattrino, pure presente all’evento: «dobbiamo riguadagnare le competenze di difesa che negli ultimi anni sono state perse. Parlo anche del mindset della gente che dovrebbe capire che la situazione non è più quella di 15 anni fa».

La responsabilità individuale
Dal canto suo, il direttore del dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha sottolineato l’importanza della responsabilità individuale che fa un esempio molto semplice: «l’acqua potabile potrebbe mancare e quindi bisognerebbe avere una buona scorta di acqua minerale a casa. Questo significa rendere il paese ancora più resiliente in caso di crisi perché non possiamo solo affidarci alle istituzioni in caso di necessità».

I finanziamenti e gli effettivi
Benedikt Roos osserva anche i dibattiti alle camere federali chiamate a esprimersi sulle modalità di finanziamento dell’esercito. E guarda agli effettivi che rappresentano una questione strategica. Tuttavia, «osserviamo che i giovani sono sempre più attenti al tema della sicurezza e che cresce la disponibilità a impegnarsi, anche in ambito militare», conclude Roos. «Sta diventando chiaro che la minaccia e i cambiamenti in atto nel mondo stanno influenzando le nuove generazioni».

Centro polivalente di Camorino, è tempo di bilanci

Centro polivalente di Camorino, è tempo di bilanci

Federico Chiesa lascia la direzione per guidare la Polizia comunale di Lugano – Uno degli obiettivi resta però quello di migliorare l’integrazione degli ospiti attraverso un’attività lavorativa

Federico Chiesa, responsabile del Centro polivalente di Camorino, tra qualche settimana lascerà il suo incarico per diventare il nuovo comandante della Polizia comunale di Lugano. A quasi un anno dall’inaugurazione della struttura, è tempo di bilanci.

I numeri del Centro
Attualmente il Centro ospita 119 persone su 164 posti letto disponibili. Il 70% sono uomini, il 30% donne. Sono presenti 11 nuclei familiari. Gli ospiti provengono principalmente da Afghanistan, Turchia ed Eritrea.

L’esperienza maturata
L’esperienza a Camorino, spiega Federico Chiesa alle telecamere del Quotidiano della RSI, gli ha “insegnato tanto: la capacità di ascolto e interagire con persone anche di culture estremamente diverse”.
Il responsabile uscente porterà con sé a Lugano quanto appreso, come per esempio cercare di capire culture e religioni diverse. “Ho proposto varie formazioni per il personale, tra cui una formazione sull’Islam”, racconta. “Abbiamo tanti ospiti che arrivano con questa religione che in parte era sconosciuta a molti e quindi abbiamo seguito una formazione con una persona, un imam, che ci ha presentato le caratteristiche della religione, a cosa fare attenzione e dove essere più sensibili”.

Integrazione attraverso il lavoro
Il Centro di Camorino ha come scopo principale l’accompagnamento nel percorso di integrazione. Avere un lavoro è fondamentale. “Il nostro compito è di colmare i momenti in cui queste persone non hanno attività”, riprende Chiesa. “Ci siamo confrontati con comuni e patriziati per cercare delle attività occupazionali per dare un senso alla loro giornata. È estremamente importante ed è uno degli obiettivi che abbiamo ricevuto”.
Sull’argomento c’è ancora margine di miglioramento. In particolare “per l’occupazione degli ospiti del Centro nelle varie attività di pubblica utilità”, afferma Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. Ma anche “con l’ambito integrativo gestito da Croce Rossa. Questo è uno degli elementi più critici che abbiamo riscontrato in questo primo anno”.

Un modello da replicare?
Il Centro polivalente di Camorino è il primo gestito dal Cantone. “L’obiettivo del Centro e del progetto è stato quello di poter dimostrare che si riesce a garantire un processo di integrazione per chi viene attribuito al Canton Ticino in qualità di richiedente l’asilo o di rifugiato, con la copertura totale dei fondi federali”, continua Gobbi. L’obiettivo “è quello di non mettere risorse cantonali che, lo sappiamo, sono sempre più in difficoltà”.
Per avere risultati concreti bisogna aspettare ancora qualche anno. Se l’esperienza fosse positiva, potrebbe diventare un modello alternativo in un settore nel quale l’obiettivo, per chi chiede l’asilo, è garantire una vita dignitosa.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Centro-polivalente-di-Camorino-%C3%A8-tempo-di-bilanci–4018198.html

Per un tragitto casa-scuola in sicurezza

Per un tragitto casa-scuola in sicurezza

Comunicato stampa

L’inizio dell’anno scolastico rappresenta da sempre un momento importante per bambini e bambine che, dopo la pausa estiva, si preparano a ritrovare amici e amiche e a percorrere, chi per la prima volta, il tragitto verso la scuola. Come da tradizione, questo periodo coincide con la ripresa di una fase di sensibilizzazione dedicata alla sicurezza sul percorso casa-scuola, promossa dal progetto “Strade sicure” e dalla Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali e il Touring Club Svizzero (TCS).

Lo scorso anno sulle strade ticinesi 28 bambini e bambine sono rimasti coinvolti in incidenti della circolazione, un dato in linea anche con il 2024, quando erano stati 27. Di questi, 11 erano pedoni (6 nel 2024), con 4 bimbi/e (2) investiti sulle strisce pedonali. Questi dati ricordano quanto sia importante per gli adulti dare il buon esempio e prestare particolare attenzione alla sicurezza dei più giovani, soprattutto nei comportamenti e nelle situazioni legate alla circolazione stradale.
In questo contesto, è importante ricordare che non sempre bambini e bambine sono in grado di valutare correttamente la velocità di un veicolo o la distanza che li separa da esso, e potrebbero quindi immettersi repentinamente sulla carreggiata senza la dovuta prudenza, anche dove non è presente un passaggio pedonale. Va inoltre evidenziato che i più giovani hanno un campo visivo maggiormente ridotto rispetto alle persone adulte, un aspetto che può rendere loro più difficile individuare tempestivamente gli altri utenti della strada e, al contempo, può essere più difficoltoso per chi guida accorgersi della loro presenza.
Proprio per questo, è fondamentale che chi si trova alla guida di un veicolo adotti dei comportamenti volti a prevenire situazioni di pericolo, prestando particolare attenzione alla strada, moderando la velocità e mantenendosi pronti a reagire a eventuali movimenti improvvisi, soprattutto in prossimità degli istituti scolastici e lungo i percorsi che bambini e bambine abitualmente percorrono nel tragitto da e verso casa.
Rammentiamo alcuni consigli di comportamento:

Per i bambini e le bambine che si spostano a piedi
Durante il tragitto, mai correre o giocare, né in strada né sul marciapiede.
Camminare sempre sul marciapiede o, dove assente, a lato della carreggiata.
Indossare abiti chiari ed elementi riflettenti per rendersi più visibili, soprattutto nel periodo invernale.

Quando si attraversa la strada
Guardare e ascoltare con attenzione.
Prima di attraversare la strada assicurarsi sempre di essere stati visti da chi è alla guida e che il suo veicolo sia completamente fermo.

Per genitori o conoscenti che accompagnano bambini e bambine in auto
Circolare con maggiore prudenza in prossimità degli istituti scolastici.
Rispettare la segnaletica presente nelle vicinanze della scuola.
Non fermarsi nel perimetro scolastico ma usare gli appositi parcheggi.
Assicurare sempre correttamente bambini e bambine con gli appositi sistemi di sicurezza all’interno dell’abitacolo.

Per maggiori informazioni consultare www.stradesicure.ch.

Flyer

La neutralità elvetica, una prima linea di sicurezza

La neutralità elvetica, una prima linea di sicurezza

Il 27 settembre saremo chiamati a decidere quale neutralità vogliamo per la Svizzera di domani. Il principio in sé non è in discussione: l’iniziativa mira a inserirlo nella Costituzione in forma più restrittiva, definendo la neutralità permanente e armata. Il fulcro della questione è il ruolo che la Svizzera intende occupare in un contesto geopolitico sempre più instabile, imprevedibile e complesso.
Una delle prime responsabilità dello Stato è proteggere la popolazione.
Per un piccolo Paese nel cuore dell’Europa, non appartenere a blocchi militari contrapposti costituisce una prima e importante linea di sicurezza. In questo senso, la neutralità non va intesa come un principio astratto o passivo, ma come uno strumento di sicurezza nazionale concreto e affidabile. Proprio perché il mondo sta diventando sempre più pericoloso e imprevedibile, servono maggiore distanza dai blocchi contrapposti e regole costituzionali più rigide. Al contempo, neutralità non deve essere sinonimo di disarmo o di delega della sicurezza agli altri; significa essere pronti a difendere autonomamente popolazione, territorio, infrastrutture critiche e spazio aereo. Una neutralità senza esercito sarebbe soltanto una dichiarazione d’intenti facilmente calpestabile; una neutralità in grado di rispondere con forza è invece una base solida per una politica di sicurezza credibile.
Oggi la neutralità viene spesso interpretata e applicata caso per caso, in base alle decisioni di Consiglio federale e Parlamento. Questa flessibilità viene talvolta presentata come un pregio, ma in materia di sicurezza nazionale è un punto debole: l’ambiguità non rafforza il Paese. Serve l’esatto contrario. La Svizzera deve essere prevedibile per i propri cittadini, per il proprio esercito e per gli altri Stati, attraverso una neutralità chiara e credibile, e non un principio interpretato di volta in volta a seconda del contesto o delle influenze esterne.
Leggiamo spesso argomenti relativi al rischio di isolazionismo. Ma neutralità non significa isolamento.
Possiamo collaborare nella formazione, nella cyberdifesa, nello scambio d’informazioni, nelle attività legate agli interventi della protezione civile e nella promozione della pace, senza correre il rischio di trasformare progressivamente la cooperazione in un’integrazione militare. Ogni cooperazione deve rafforzare la nostra capacità autonoma di difesa, senza creare dipendenze o automatismi che possano trascinarci in un conflitto.
Va infine ricordato che questa votazione richiede uno sguardo al futuro. Non stiamo decidendo soltanto come reagire al contesto geopolitico di oggi. Stiamo stabilendo quale posizione dovrà assumere la Svizzera nei conflitti di domani, dei quali non conosciamo ancora né le parti né gli interessi in gioco. Da uomo delle istituzioni e da ufficiale di milizia, sostengo la neutralità perché so che la sicurezza di un Paese nasce da una linea chiara, da una difesa credibile e dalla capacità di decidere autonomamente. Sostengo questa iniziativa per la Svizzera e per il suo futuro: per la sua sicurezza, la sua indipendenza e la sua credibilità. La pace richiede preparazione e forza. Per questo dico sì a una neutralità permanente, armata e credibile.

Opinione di Norman Gobbi pubblicata nell’edizione di lunedì 24 agosto 2026 del Corriere del Ticino

Sotto e sopra, la stazione cambia: dentro il cantiere che rivoluzionerà Lugano

Sotto e sopra, la stazione cambia: dentro il cantiere che rivoluzionerà Lugano

I lavori per il nuovo nodo intermodale di Besso e il sottopasso Genzana promettono di rivoluzionare l’accessibilità e l’organizzazione del traffico attorno alla stazione di Lugano.

Per farsi un’idea di come sarà la stazione di Lugano del futuro occorre un esercizio di immaginazione non indifferente. Le immagini riprese dal drone, i render e i piani di lavoro aiutano però a dare forma a un cantiere che, nel giro di alcuni anni (2031-2032), rivoluzionerà completamente l’intera area.
Da qualche settimana sono infatti iniziati i primi lavori nel comparto Besso, che comprendono una nuova rotonda, un nodo intermodale per 15 linee di bus, un autosilo e un sottopassaggio. «Il nodo di Besso è un punto d’incontro di diversi vettori», ci spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore incaricato della Divisione delle costruzioni del dipartimento del Territorio (DT). «Siamo qui davanti alla ferrovia, quindi all’asse ferroviario nord-sud. In futuro ci sarà anche la rete tram-treno, che passerà proprio sotto i nostri piedi, e ci sono gli assi d’entrata di Besso e di Sorengo, che confluiscono su Lugano. Un’opera che permetterà di coniugare meglio i vari bisogni dell’utenza, ma anche di migliorare la vivibilità del quartiere di Besso».

Bus, treni e in futuro il tram
Ma qual è il problema principale che il progetto vuole risolvere? «Da un lato, rendere più compatibile e intermodale tutta la mobilità. Abbiamo conosciuto Besso, prima ancora dell’apertura della Vedeggio-Cassarate, come una zona molto trafficata, con colonne perenni in entrata e in uscita dalle Cinque Vie di Breganzona. Oggi la situazione è già migliorata e in futuro dovrà migliorare ancora. La mobilità integrata con i bus e i treni, sia TILO sia quelli a lunga percorrenza, sta aumentando e quindi bisogna integrare sempre di più la mobilità privata con quella pubblica, a favore di una maggiore sostenibilità. D’altro canto, bisogna anche pensare a nuove opere che permetteranno un riordino di questo comparto, rendendolo davvero la “terrazza” di Lugano».

Qualche disagio per i residenti
Il periodo dei lavori sarà inevitabilmente complesso. I residenti di Massagno e Besso sono ormai “vaccinati” ai disagi legati ai cantieri della stazione. «Da un lato, serve sicuramente una buona pianificazione dei lavori, essenziale quanto la progettazione. Lo abbiamo visto, per esempio, costruendo il sottopasso Genzana, quindi un nuovo transito sotto la ferrovia. È stato un lavoro di coordinamento eccezionale tra progettisti, direzione lavori, imprese e ferrovie, perché sappiamo che ogni minuto di chiusura improvvisa e non prevista della ferrovia costa migliaia di franchi. Dall’altra parte serve anche una visione chiara. Questa permetterà, per esempio, di integrare una discenderia che collegherà la stazione di Lugano alla rete tram-treno in arrivo dalla Valle del Vedeggio e dal Malcantone. Si è quindi pensato in maniera integrata e soprattutto con una visione futura».

Ci sarà spazio per la sede della SUPSI?
Nel comparto Besso resta però ancora un nodo da sciogliere: la possibile realizzazione della nuova sede SUPSI sopra il nodo intermodale. Per il momento si tratta soltanto di un’ipotesi che, oltre alla Città e all’università, coinvolge anche le FFS. «I progetti della SUPSI sono indipendenti, ma avranno un impatto qualora dovessero effettivamente essere realizzati qui, dove è previsto il nodo intermodale. Siamo flessibili e in contatto con la Città, che gestisce la pianificazione dei compiti da svolgere a favore della SUPSI, che dovrà però disporre dei fondi necessari da poter investire. È una concatenazione di elementi che ci garantisce comunque la libertà di manovra di cui abbiamo bisogno».

Il nuovo sottopasso Genzana
E se i lavori a Besso sono solo agli inizi, quelli per il sottopasso Genzana, a nord della stazione di Lugano e avviati nel 2024, procedono invece a ritmo spedito. «Il sottopasso collegherà via San Gottardo, sul lato a valle, con il lato a monte della stazione ferroviaria e, in futuro, servirà tra le altre cose a sgravare dal traffico l’attuale tunnel di Besso», ci spiega l’ingegnere Thomas Bühler, Capo area opere strategiche del DT.
Tre le funzioni principali che l’opera dovrà svolgere. «In una prima fase, nei prossimi anni, servirà come accesso privilegiato ai cantieri che si svolgeranno a monte della stazione». Poi, una volta realizzato il nuovo nodo intermodale, «servirà per il passaggio dei bus e delle auto in uscita dall’autosilo a monte della stazione. In futuro, con la realizzazione della seconda tappa del progetto della stazione di Lugano, diventerà un elemento principale dell’anello stradale che si vuole realizzare attorno alla stazione».
Il contesto del cantiere è chiaramente molto complesso. «Abbiamo una stazione importante come quella di Lugano e strade fortemente trafficate come via Besso e via San Gottardo, oltre al tunnel di Besso. C’è quindi l’aspetto stradale, ma anche un contesto fortemente urbanizzato: ci troviamo vicino a diversi stabili e dobbiamo confrontarci con esigenze molto differenti. Pensiamo a chi utilizza il treno, a chi arriva in automobile, in bicicletta, con le due ruote o in taxi. La complessità riguarda quindi anche le diverse esigenze dei partner e dei portatori di interesse del progetto».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1944511/sotto-e-sopra-la-stazione-cambia-dentro-il-cantiere-che-rivoluzionera-lugano

(Immagine: Davide Giordano tio.ch)

Al fiume per rischiare di morire

Al fiume per rischiare di morire

È corsa al refrigerio nell’estate dei record canicolari. Ma non mancano gli incidenti. La presidente di Acque Sicure: «Occhio alle false certezze».

Due ferimenti in Verzasca, a Corippo e a Lavertezzo. Un morto nel lago di Lugano, nei pressi del Ponte del Diavolo. Un altro ferimento a Ponte Brolla. Sono solo alcuni degli incidenti che stanno caratterizzando questa estate canicolare nella Svizzera italiana. Un cruccio anche per chi fa tanta sensibilizzazione sul tema. Come Anna Nizzola, presidente di Acque Sicure.

Avete puntato su una campagna piuttosto cruda, in cui si vedono in più varianti una persona viva e una persona morta. Eppure gli incidenti non mancano. Come lo spiega?
«Prima di tutto sarebbe sbagliato pensare che una campagna possa eliminare del tutto gli incidenti. Il rischio zero non esiste. Anche quest’anno gli incidenti purtroppo ci sono stati. E va precisato che le temperature così alte portano sempre più persone nei laghi e nei fiumi. L’aumento dei bagnanti rispetto agli altri anni è netto».

In particolare nei fiumi.
«Nelle giornate particolarmente calde molte persone cercano il refrigerio dei fiumi e delle pozze, dove l’acqua è generalmente più fresca e pulita. Proprio per questo è importante conoscere le caratteristiche del luogo e non sottovalutarne i possibili rischi»

Acque stupende che possono diventare letali.
«Molti turisti non conoscono i pericoli del nostro territorio. Con temperature esterne elevate, entrare bruscamente nell’acqua molto più fredda può provocare una forte reazione dell’organismo. Per questo consigliamo di entrare in acqua gradualmente. E di evitare il consumo di alcol prima di fare il bagno».

Non si tratta solo di turisti però.
«È vero. Ci sono anche persone del posto. Vanno in acqua con la convinzione che a loro non possa accadere nulla. Sottovalutano il fatto che si passi da quasi 40 gradi a meno di 20 gradi. Questa differenza può colpire in particolare gli anziani. Ma non solo. A volte basterebbe solo bagnarsi un po’ prima di entrare nel fiume o nel lago. Un altro consiglio che mi sento di dare è di andare a fare il bagno possibilmente sempre accompagnati da qualcuno. In modo che se dovesse accadere qualcosa, sul posto c’è una persona che può dare l’allarme tempestivamente».

I giovani trasgrediscono. Si tuffano anche da altezze in apparenza fuori di testa.
«Quest’anno i livelli dell’acqua sono scesi. C’è una minore quantità di acqua nelle pozze. Dopo un tuffo è dunque più facile toccare il fondo e ferirsi. Siamo stati tutti giovani e abbiamo fatto tutti delle bravate. Non per questo i ragazzi non vanno sensibilizzati. Quando sono in gruppo i giovani tendono a mettere in atto comportamenti spericolati. Per farsi vedere. Vivono di false certezze».

Servono campagne ancora più crude?
«Noi abbiamo ricevuto diversi complimenti per le nostre campagne. Sono d’impatto. Non proibiscono. Ma mettono in guardia. Responsabilizzano. È chiaro però che c’è una fetta di popolazione che continua a ignorare questi moniti. In futuro potremo essere ancora più incisivi, certo. Lo stiamo valutando. Dobbiamo prendere consapevolezza delle tendenze. Con estati così calde saranno sempre di più le persone in acqua. E con più persone in acqua percentualmente il rischio di incidenti cresce. Dobbiamo quindi fare in modo che la prevenzione evolva insieme a questi cambiamenti».

Manca forse una sensibilizzazione mirata ai luoghi più pericolosi?
«Oltre a proseguire con la sensibilizzazione, dobbiamo cercare di raggiungere le persone sempre più direttamente nei luoghi in cui il rischio si presenta: fiumi, pozze, lidi e piscine. Possiamo rafforzare la comunicazione sul posto, utilizzare maggiormente i social con messaggi brevi e immediati e coinvolgere ancora di più Comuni, operatori turistici, campeggi e strutture ricettive».

Diamo uno sguardo al futuro. Come si costruisce una cultura della sicurezza?
«Ritengo importante investire maggiormente sul lavoro con bambini e giovani. La cultura della sicurezza e del rispetto dell’acqua si costruisce fin da piccoli e la prevenzione deve diventare, col tempo, un comportamento naturale. È inoltre importante non mettere mai a rischio la propria sicurezza per una fotografia, un video o una sfida. Nessuna immagine spettacolare vale un incidente».

Recentemente anche il Consigliere di Stato Norman Gobbi è intervenuto sui social, rilanciando le campagne Acque sicure e Montagne sicure.
«La prevenzione non deve essere percepita come un insieme di divieti. Il nostro obiettivo non è quello di spaventare le persone o di allontanarle dall’acqua. Vogliamo che tutti possano godere dei nostri laghi, fiumi e pozze, ma con maggiore consapevolezza. La prudenza non toglie nulla al divertimento».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1943191/al-fiume-per-rischiare-di-morire