Cantone e Comuni verso una nuova fase di dialogo

Cantone e Comuni verso una nuova fase di dialogo

Comunicato stampa

Si è concluso il ciclo di consultazioni promosso dal Dipartimento delle istituzioni sulla futura Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni. Nella primavera del 2026, 22 Comuni urbani, periurbani e rurali hanno partecipato al percorso di confronto, che ha permesso di affinare la proposta di riforma prevedendo l’introduzione della Conferenza di cooperazione interistituzionale. Il Comitato strategico ha contestualmente deciso la chiusura formale del progetto Ticino 2020, aprendo una nuova fase di collaborazione istituzionale tra Cantone e Comuni.

L’incontro con i 100 Comuni ticinesi, svoltosi il 10 settembre 2025 a Locarno, ha portato alla firma di una dichiarazione d’intenti tra Governo e Municipi. Tra gli impegni assunti dal Consiglio di Stato figurava la riforma della Piattaforma Cantone-Comuni, da sviluppare attraverso un percorso di confronto con i Comuni. Un percorso iniziato dal Dipartimento delle istituzioni nell’autunno del 2025, con le prime riflessioni per definire i presupposti funzionali, organizzativi e processuali opportuni per rilanciare i rapporti tra i due livelli istituzionali. Nella primavera del 2026, 22 Comuni urbani, periurbani e rurali sono stati coinvolti in una consultazione che è culminata nell’elaborazione di una proposta per il nuovo modello di piattaforma.  

Ticino 2020: chiusura formale  
Contestualmente alle riflessioni volte a definire la proposta per la nuova piattaforma, il Comitato strategico – composto da rappresentanti del Consiglio di Stato e dei Comuni – ha deciso di procedere alla chiusura formale del progetto Ticino 2020, iniziativa che mirava a riordinare e ridefinire i rapporti fra Cantone e Comuni. Una scelta che rappresenta la conclusione di un percorso e l’avvio di una nuova fase politica. Vi è infatti la ferma volontà di preservare e valorizzare il patrimonio di conoscenze, relazioni e proposte sviluppato nel corso degli anni, affinché possa continuare a generare valore all’interno del nuovo assetto di collaborazione. «La conclusione formale di Ticino 2020 non segna la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova fase politica», evidenzia il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Le esperienze maturate in questi anni costituiscono un patrimonio prezioso che intendiamo valorizzare, costruendo relazioni istituzionali più solide, efficaci e orientate al futuro.»  

Nasce la Conferenza di cooperazione interistituzionale  
La nuova proposta prevede l’istituzione della Conferenza di cooperazione interistituzionale, destinata a sostituire l’attuale piattaforma di dialogo. L’obiettivo è creare uno strumento più efficace e operativo, capace di favorire un coinvolgimento tempestivo degli enti locali nei processi decisionali, migliorare il coordinamento tra i due livelli istituzionali e promuovere la ricerca condivisa di soluzioni sui principali dossier di interesse comune. Il modello si fonda sul rispetto reciproco dei ruoli istituzionali, su una rappresentanza equilibrata delle diverse tipologie di Comuni e sull’attivazione di gruppi di lavoro paritetici incaricati di elaborare proposte da sottoporre alle istanze politiche competenti. 
«Le discussioni svolte nelle diverse regioni del Cantone hanno confermato che esiste una volontà diffusa di rafforzare il dialogo istituzionale e di costruire strumenti più efficaci», sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi. «Cantone e Comuni condividono la stessa responsabilità nei confronti della popolazione. Per questo motivo è stato ritenuto necessario avviare una riflessione che permetta di passare da una logica di semplice consultazione a una reale collaborazione nella definizione delle soluzioni.»  
«La nuova proposta non rappresenta un punto d’arrivo, ma una base di lavoro aperta al confronto», osserva il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa. «L’obiettivo è costruire una struttura stabile, credibile e condivisa, capace di garantire continuità al dialogo e di affrontare in modo più efficace le questioni che coinvolgono Cantone e Comuni.»  

I prossimi passi  
La proposta passa ora all’esame dei firmatari della lettera d’intenti originaria: il Consiglio di Stato, le cinque Città, l’Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT) e l’Ente regionale per lo sviluppo del Luganese (ERS-L). In caso di convergenza sugli obiettivi, il progetto entrerà nella fase attuativa, con una nuova lettera d’intenti e la definizione dei presupposti organizzativi della Conferenza di cooperazione interistituzionale. L’obiettivo è giungere, verosimilmente entro l’autunno 2026, alla definizione del nuovo assetto di collaborazione tra Cantone e Comuni. Il Dipartimento delle istituzioni intende inoltre promuovere un Messaggio governativo per introdurre nella Costituzione cantonale il principio di equivalenza nella ripartizione dei compiti tra Cantone e Comuni, e una revisione parziale della Legge organica

“Il Ticino pagherebbe il prezzo più alto”

“Il Ticino pagherebbe il prezzo più alto”

Disoccupazione e permessi G: l’invito alla Confederazione è perentorio

Bruxelles ha deciso, la Svizzera dovrà incassare il colpo – a meno che il Consiglio federale non trovi la forza di dire di no. È questo, in sintesi, il nodo che tiene banco dopo il via libera del Parlamento europeo alla riforma che intende riscrivere le regole sull’indennità di disoccupazione dei lavoratori frontalieri. Un tema che il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (nella foto) aveva anticipato mesi fa sulle pagine del Mattino della Domenica e che ora, nero su bianco, assume i contorni di una fattura molto salata per la Confederazione: tra 600 e 900 milioni di franchi l’anno, secondo le stime della SECO.

Le ripercussioni nel Cantone
Oggi un frontaliere che perde il lavoro in Svizzera percepisce l’indennità nel proprio Paese di residenza, con la Confederazione che rimborsa allo Stato estero una parte delle prestazioni. Con la riforma, basata sul principio della Lex Loci Laboris, sarà invece la cassa disoccupazione svizzera a dover coprire integralmente i sussidi – anche per chi ha lavorato solo 22 settimane, meno di sei mesi, e anche se il costo della vita nel Paese di residenza è più basso. Per il nostro Cantone, primo in Svizzera per numero di frontalieri, il rischio non è solo finanziario. Gobbi lo ha spiegato chiaramente nei giorni scorsi: «La nuova regolamentazione rischia di trasformarsi in un incentivo a costruire rapporti di lavoro ad hoc, al solo scopo di maturare il diritto alle indennità elvetiche » . Il Ticino, per la sua posizione di confine, è già esposto al fenomeno delle società ‘bucalettere’. Le condizioni diventeranno ancora più attrattive per i residenti oltre confine, e questo potrebbe comportare un ulteriore incremento della quota di lavoratori frontalieri, con un paradosso clamoroso: «Dovremo rafforzare l’apparato amministrativo affinché gli Uffici regionali aiutino a ricollocare i lavoratori frontalieri disoccupati, facendo concorrenza ai ticinesi» , avverte Gobbi. Una modifica che creerebbe ulteriori problemi al mercato del lavoro ticinese, già confrontato con una situazione complessa.

Cosa serve ora
La partita, però, non è chiusa. La riforma entrerà in vigore solo con il via libera della Svizzera in sede di Comitato misto Svizzera-UE, e proprio qui si gioca la fase più delicata. Non sono mancate le pressioni dirette di alcuni Stati confinanti: il ministro francese Philippe Tabarot aveva confermato la volontà di Parigi di far pressione su Berna perché si adegui senza indugio alle nuove regole europee.
Per Gobbi è qui che si misura la reale postura della Confederazione.
«Non possiamo permetterci che il Consiglio federale tratti questo dossier come un puro e semplice tecnicismo » , dichiara il Consigliere di Stato. «Parliamo di centinaia di milioni di franchi, della tenuta del nostro sistema sociale e della credibilità delle nostre istituzioni verso chi vive e lavora onestamente in questo Paese. Berna deve negoziare con fermezza, non subire.» Un messaggio che il Direttore del Dipartimento delle istituzioni intende ribadire con forza, esprimendo la propria preoccupazione per la realtà ticinese: «Il Ticino non chiede favori, chiede che i propri interessi – che sono anche quelli della Svizzera intera – vengano difesi con la stessa determinazione con cui Bruxelles difende i propri. Se sapremo trattare questo dossier con fermezza, eviteremo che il conto, ancora una volta, lo paghino i cittadini.»

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 luglio 2026 de Il Mattino della domenica

Frontalieri, riforma UE: un conto salatissimo

Frontalieri, riforma UE: un conto salatissimo

È arrivata come una doccia fredda, anche se era ampiamente annunciata: il Parlamento europeo ha approvato la
riforma che ridefinisce le competenze in materia di disoccupati frontalieri. Sapevamo che sarebbe successo, la direzione
era chiara da mesi. Ma vedere confermato nero su bianco un simile scenario non rende la notizia meno pesante. Oggi
un frontaliere occupato in Svizzera che perde il lavoro percepisce l’indennità di disoccupazione nel proprio Paese di
domicilio. La Confederazione partecipa rimborsando allo Stato di residenza una quota delle prestazioni erogate. Se la
modifica sarà accolta, in futuro toccherà alla cassa disoccupazione svizzera coprire integralmente queste prestazioni. Le
nuove norme comporteranno costi aggiuntivi per diverse centinaia di milioni di franchi – tra 600 e 900, secondo le stime
della SECO – per la Svizzera. L’Unione europea cambia le regole del gioco e noi siamo chiamati a passare alla cassa.
Una musica già sentita, che non porta nulla di buono.

Inutile sottolineare che le conseguenze maggiori graveranno sui cantoni di frontiera, e il Ticino non sarà risparmiato.

Al di là delle cifre, che non mentono, il rischio concreto per il nostro Cantone è legato all’innescarsi di pericolose
dinamiche che genererebbero ulteriori distorsioni nel mercato del lavoro. Non esito a definire questa modifica un
clamoroso assist per chi vuole fregare il sistema. Il Ticino, per la sua posizione di confine, è particolarmente esposto al
fenomeno delle società «bucalettere». Il rischio concreto è di incentivare contratti di breve durata o rapporti di lavoro
costruiti ad arte, al solo scopo di maturare il diritto alle indennità svizzere di disoccupazione. Le condizioni diventeranno
ancora più attrattive per i residenti oltre confine, e questo potrebbe comportare un ulteriore incremento della quota di
lavoratori frontalieri, con un paradosso clamoroso: dovremo rafforzare l’apparato amministrativo affinché gli Uffici
regionali aiutino a ricollocare i lavoratori frontalieri disoccupati, facendo concorrenza ai ticinesi. Insomma, da qualsiasi
parte la si veda, questa modifica creerebbe seri problemi alla nostra economia, già confrontata con non pochi grattacapi.
Ma la partita non è ancora finita e la posta in gioco, è evidente, è molto alta. La modifica non entrerà automaticamente
in vigore e potrà essere adottata unicamente con il consenso di Berna in sede di Comitato misto Svizzera-UE. La SECO
aveva indicato a suo tempo che un eventuale rifiuto da parte della Svizzera potrebbe comportare ritorsioni da parte
dell’UE, «la cui natura è difficile da prevedere». Una posizione debole, che non lascia presagire nulla di buono. La palla
passa ora al Consiglio federale, che dovrà muoversi nella giusta direzione per tutelare gli interessi del nostro Paese. È
quello che auspichiamo, per evitare che a passare alla cassa, ancora una volta, per l’ennesima fattura salata staccata
da Bruxelles, siano le ticinesi e i ticinesi.

Opinione apparsa sul Corriere del Ticino, 10.07.2026

Nominato l’Aggiunto e sostituto Direttore delle Strutture carcerarie cantonali

Nominato l’Aggiunto e sostituto Direttore delle Strutture carcerarie cantonali

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato Federico Pagani Aggiunto e sostituto Direttore presso le Strutture carcerarie cantonali del Dipartimento delle istituzioni.

Federico Pagani, nato nel 1992, domiciliato a Balerna, studi in diritto a Zurigo con periodo di stage presso i Servizi del Parlamento federale e rinomati studi legali a Zurigo, Lugano e Chiasso, è avvocato di formazione e ha ottenuto il CAS in General Management and Financial Analysis nel contesto dell’Executive Master in Business Administration presso la SUPSI. Da oltre quattro anni è attivo quale giurista presso la Divisione della giustizia dove ha maturato in particolare esperienza nell’ambito del settore esecuzione pene e misure. È membro supplente della Commissione per esame dei condannati pericolosi e della Commissione d’esame dell’Organo responsabile degli esami federali per il personale dell’esecuzione delle sanzioni penali, dove ha assunto in passato anche la funzione di esperto.  
Nella sua nuova funzione all’interno del Dipartimento delle istituzioni, Federico Pagani è chiamato – oltre a supportare il Direttore Stefano Laffranchini nella conduzione delle Strutture carcerarie cantonali – a gestire alcuni progetti strategici legati in particolare alla risocializzazione delle persone detenute e al loro collocamento.  
Il Consiglio di Stato formula al neo Aggiunto e sostituto Direttore i migliori auguri di buon lavoro.  

Targhe: procedure semplificate e nuovi servizi digitali

Targhe: procedure semplificate e nuovi servizi digitali

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella seduta dell’8 luglio, ha approvato una modifica del Regolamento della legge cantonale di applicazione della legislazione federale sulla circolazione stradale e la tassa sul traffico pesante (RLACS), con l’obiettivo di semplificare alcune procedure amministrative e proseguire il processo di digitalizzazione dei servizi della Sezione della circolazione. Le novità riguardano in particolare la cessione delle targhe di controllo (comunemente note come targhe dei veicoli) e l’introduzione di nuovi strumenti digitali che renderanno più rapide e semplici alcune delle pratiche più richieste.

Tra le principali novità figura l’eliminazione delle limitazioni alla cessione delle targhe di tutte le numerazioni (da una a sei cifre). Finora le targhe fino a quattro cifre potevano essere trasferite esclusivamente all’interno del nucleo famigliare o societario. Questa restrizione comportava un importante aggravio amministrativo, generando numerose richieste di chiarimento e controversie interpretative, senza apportare benefici concreti in termini di trasparenza o controllo del mercato. La nuova regolamentazione consentirà il libero trasferimento di tutte le targhe di controllo, allineando il Ticino alla prassi già adottata in numerosi altri Cantoni. Una misura che semplifica le procedure, riduce il carico amministrativo e riconosce la legittimità di un mercato ormai consolidato.  

La revisione introduce inoltre la possibilità di riassegnare, a determinate condizioni, una targa già appartenuta a un familiare defunto qualora il deposito sia scaduto da oltre dodici mesi e la numerazione non sia stata nel frattempo attribuita a un altro detentore. Una novità che tiene conto anche del valore affettivo che alcune targhe possono rappresentare.  
La modifica del Regolamento prevede un adeguamento della tassa applicata alle cessioni delle targhe al di fuori dell’ambito familiare, mentre resta invariata all’interno della famiglia, a tutela delle situazioni legate a motivi di carattere affettivo.    

Nuovi servizi digitali  
Prosegue inoltre il percorso di digitalizzazione promosso dal Dipartimento delle istituzioni con l’introduzione, da parte della Sezione della circolazione, di un nuovo servizio di consultazione online. Attraverso il semplice inserimento del numero di matricola del veicolo l’utente potrà verificare autonomamente e in modo immediato la validità della copertura assicurativa elettronica, nonché l’eventuale iscrizione del ‘codice 178’, la clausola ufficiale che sancisce il divieto di mutamento del detentore per i veicoli associati a un contratto di leasing.  
Una verifica che oggi richiede un contatto diretto con la Sezione della circolazione potrà così essere effettuata in qualsiasi momento tramite il portale online, con una sensibile riduzione dei tempi di attesa e degli oneri amministrativi, a vantaggio di cittadini, professionisti e operatori del mercato automobilistico.  
Si tratta di cambiamenti operativi che hanno un impatto positivo sui processi che coinvolgono l’utenza, in linea con le molteplici iniziative di semplificazione in corso presso il Dipartimento delle istituzioni, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia e l’efficienza delle prestazioni erogate, a beneficio di cittadini, aziende ed enti pubblici.

Francesco Quattrini nominato Cancelliere dello Stato

Francesco Quattrini nominato Cancelliere dello Stato

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato Francesco Quattrini quale nuovo Cancelliere dello Stato in sostituzione di Arnoldo Coduri, che passerà al beneficio della pensione a fine anno.

Francesco Quattrini ha ottenuto la licenza in scienze politiche e sociali all’Università di Losanna nel 1995. Attualmente ricopre il ruolo di Delegato cantonale alle relazioni esterne dal 2017.  
Nel corso della propria carriera professionale, Francesco Quattrini ha iniziato il proprio percorso professionale nel settore imprenditoriale, successivamente ha avviato la sua carriera nella diplomazia al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Dal 2003 al 2014 ha assunto sempre maggiori responsabilità presso il DFAE fino a divenire il Capo della sezione politica di pace per l’Africa e l’America latina. Dal 2014 è alle dipendenze del Cantone, dapprima come Delegato cantonale per i rapporti transfrontalieri e internazionali e in seguito dal 2017 come Delegato cantonale alle relazioni esterne. Il signor Quattrini si distingue per essere un dirigente dinamico con uno spiccato senso etico e orientato ai risultati, caratterizzato da una solida capacità di analisi sistemica e da un approccio pragmatico, competenze indispensabili per guidare le sfide future.  
Il nuovo Cancelliere fornirà al Consiglio di Stato un supporto strategico, organizzativo e consulenziale, assumendo un ruolo centrale nell’accompagnamento dell’attività governativa e nell’esercizio delle funzioni di Stato maggiore. Egli contribuirà ad assicurare il coordinamento tra i Dipartimenti, la coerenza dell’azione amministrativa e l’efficace attuazione delle decisioni del Governo. Nel contempo, favorirà una visione trasversale delle principali sfide che interessano il Cantone, in particolar modo nei rapporti confederali, interregionali e con gli altri livelli istituzionali.  
Tra i compiti prioritari rientrerà inoltre la conduzione dell’importante processo di trasformazione digitale dell’Amministrazione cantonale, con l’obiettivo di promuovere servizi pubblici sempre più accessibili, efficienti e orientati alle esigenze della popolazione e delle imprese. Il Cancelliere sarà infine chiamato a seguire e coordinare altri dossier strategici e progetti prioritari del Governo, contribuendo a rafforzare la capacità di innovazione, di pianificazione e di attuazione dell’Amministrazione cantonale.  
Il Consiglio di Stato formula i migliori auguri a Francesco Quattrini per il nuovo incarico e l’impegnativa sfida professionale a partire dal 1. gennaio 2027, ringraziando allo stesso tempo l’attuale Cancelliere Arnoldo Coduri per il lavoro sin qui svolto.

Per mettere in sicurezza i fiumi ticinesi il Governo chiede 5,4 milioni di franchi

Per mettere in sicurezza i fiumi ticinesi il Governo chiede 5,4 milioni di franchi

Oltre 5,4 milioni di franchi, suddivisi in diversi crediti, dedicati alla sistemazione dei corsi d’acqua, alla premunizione contro i pericoli naturali e alla valorizzazione dell’ambiente. È quanto chiede il Consiglio di Stato, che la scorsa settimana ha, appunto, pubblicato una serie di crediti dedicati ai corsi d’acqua ticinesi.
Nel dettaglio, ad esempio, ha richiesto circa 900 mila franchi quale aggiornamento per la sistemazione del fiume Maggia a Riveo- Someo nei Comuni di Maggia e Cevio. Un progetto in corso da anni ma per il quale «sono cambiate alcune condizioni quadro in relazione al mercato degli inerti e a importanti inquinamenti del suolo emersi in seguito nel comparto».
Il Governo chiede poi circa 560 mila franchi la sistemazione della camera Galletto a Castione, nel Comune di Arbedo-Castione.
Una zona soggetta a pericolo di caduta massi e per la quale, appunto, la nuova camera permetterà «di raggiungere un adeguato grado di sicurezza».
L’Esecutivo propone poi 300 mila franchi per la manutenzione straordinaria e il rinnovo della rete idrometeorologica cantonale. In sostanza, sul fronte del monitoraggio dei corsi d’acqua ticinesi, è «necessaria la disponibilità di adeguate risorse per l’acquisizione di nuove stazioni di misura, la sostituzione di strumenti obsoleti e il miglioramento generale della rete di monitoraggio e di allerta del Cantone».
Un credito ci circa 540 mila franchi viene poi proposto per la manutenzione straordinaria dell’impianto di Ponte Tresa per la regolazione del Lago di Lugano. E questo perché lo stato dello sbarramento che regola il deflusso delle acque, a circa 20 anni dall’ultimo intervento, necessita oggi di una manutenzione straordinaria. L’obiettivo generale è quello di «garantire il corretto funzionamento dello sbarramento del Lago Ceresio per i prossimi decenni, aumentando la sicurezza, l’affidabilità del sistema e prevenendo possibili inquinamenti ».
Infine, l’ultimo credito (di un milione di franchi) proposto dal Governo è dedicato all’aggiornamento dei Piani delle Zone di Pericolo ( PZP) per i fenomeni legati ai corsi d’acqua, degli strumenti tecnici indispensabili per la pianificazione territoriale e la valutazione della sicurezza nel le zone edificabili. «Nonostante investimenti complessivi per oltre 7,4 milioni di franchi dal 2005 per la documentazione dei pericoli naturali sul territorio – si legge nella nota del Dipartimento del territorio -, l’evento alluvionale della Valle Maggia del 2024 ha posto nuove sfide tenuto conto di scenari estremi aggravati dal cambiamento climatico in atto». E per questo motivo, a mente del Governo, è oggi «prioritario un aggiornamento dei PZP, considerando l’incremento di frequenza e intensità delle precipitazioni e le conseguenti modifiche morfologiche del territorio». La gestione del rischio, rileva infine il Governo, «è un processo dinamico che richiede adattamento, affinché la prevenzione e la pianificazione delle emergenze rimangano coerenti con le trasformazioni ambientali in corso».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 6 luglio 2026 del Corriere del Ticino

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3866147

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 3 luglio 2026 de Il Quotidiano RSI

«Ristorni: non regali, ma accordi da rispettare»

«Ristorni: non regali, ma accordi da rispettare»

Blocco parziale dei ristorni: il Consigliere di Stato Norman Gobbi fa chiarezza

Ristorni dei frontalieri: alla decisione di congelare parte del versamento destinato alla Lombardia hanno fatto seguito, da entrambe le parti del confine, critiche che hanno parlato di “paradosso” e di “improvvisazione” del Governo ticinese. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi rimette il campanile al centro del villaggio. «Il Consiglio di Stato ha sospeso cautelativamente una parte dei ristorni per difendere gli interessi del Ticino, non certo quelli dei frontalieri. La domanda da porsi è la seguente: è giusto che il Ticino continui a versare milioni all’Italia mentre la controparte non rispetta le regole del gioco? Ognuno dia la risposta che ritiene corretta, ma per me è chiaro: se cambiano le regole, cambiano anche gli importi.»

La perizia Hinny dice “imposta”
La Lombardia, regione da cui proviene l’89% dei frontalieri, ha già manifestato la volontà di introdurre la cosiddetta tassa sulla salute, ipotizzandone anche un’applicazione retroattiva.
La situazione rimane tuttora incerta sotto il profilo politico e giuridico, motivo per cui il Consiglio di Stato ha adottato la misura in attesa dei necessari chiarimenti. Intanto, a mettere nero su bianco la vera natura della “tassa”, è stato il professor Peter Hinny. La sua perizia stabilisce che il contributo sanitario previsto dalla normativa italiana ha le caratteristiche di una vera e propria imposta. Ancora Gobbi: «Sulla base di questa perizia, l’Italia finirebbe per incassare più di quanto previsto dagli accordi internazionali. Non possiamo fare finta di niente. Se qualcuno introduce nuovi prelievi aggirando gli impegni sottoscritti, il Ticino ha il dovere di reagire e di tutelare i propri interessi.»

Personale sanitario nel mirino
Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi occorre soffermarsi anche sulle finalità della tassa sulla salute. «L’obiettivo dichiarato del Governo italiano è quello di trattenere il personale sanitario nelle regioni di confine, sottraendo al Ticino proprio quella categoria di frontalieri di cui il nostro Cantone ha un reale bisogno. Lo abbiamo visto chiaramente durante la pandemia.» Le risorse raccolte attraverso il contributo sarebbero infatti destinate a finanziare incentivi economici e premi salariali per il personale sanitario impiegato nelle province di frontiera, con l’obiettivo di ridurre la migrazione di personale qualificato verso gli ospedali ticinesi.

La latitanza di Berna
Gobbi sottolinea inoltre come questa misura si sia resa necessaria a causa dell’assenza di una presa di posizione decisa da parte della Confederazione. «Se oggi il Ticino è costretto ad adottare una misura cautelativa è perché, fin dall’inizio, Berna ha preferito lasciar correre nonostante si profilasse una palese violazione dell’Accordo fiscale. Il Consiglio federale avrebbe potuto intervenire già quando è stata introdotta la norma che apriva la strada alla tassa sulla salute. Invece ha scelto di non reagire, lasciando il Ticino da solo a difendere i propri interessi.» Una stoccata arriva infine anche sul piano politico. «Fa sorridere vedere qualcuno criticare oggi una decisione che fino a pochi mesi fa chiedeva espressamente. La mia posizione non è mai cambiata: prima vengono gli interessi dei ticinesi e, finché non ci sarà chiarezza, una parte di queste risorse deve restare in Ticino.»

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 5 luglio 2026 de Il Mattino della domenica

 

Alluvione in Vallemaggia: due anni di interventi e ricostruzione

Alluvione in Vallemaggia: due anni di interventi e ricostruzione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato (CdS) ha tenuto in data odierna una conferenza stampa per fare il punto sullo stato di ripristino e ricostruzione a due anni dai tragici eventi occorsi durante l’alluvione in Vallemaggia. Per l’occasione hanno partecipato Claudio Zali, Presidente del CdS e Direttore del Dipartimento del territorio (DT), Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni (DT), Christian Vitta, Direttore delle finanze e dell’economia (DFE), nonché i sindaci di Cevio e Lavizzara, Wanda Dadò e Gabriele Dazio.

Le conseguenze dell’alluvione sono state drammatiche, sia in termini delle otto vite umane perse che degli ingenti danni al territorio, dove a essere colpiti sono stati oltre cento edifici, case, aziende agricole e rustici – in gran parte situati fuori dalle zone edificabili – di cui quindici risultavano distrutti o severamente danneggiati. A seguito dell’evento, le Autorità cantonali e comunali – sotto la direzione dello Stato Maggiore Regionale di Condotta – si sono attivate con grande tempestività per avviare gli interventi urgenti necessari a ristabilire i servizi essenziali, tra cui figurano il ripristino della viabilità lungo la rete stradale cantonale e sulle strade principali, la realizzazione del ponte provvisorio di Visletto, nonché il ripristino dei servizi di approvvigionamento idrico e di smaltimento delle acque. Interventi resi possibili anche grazie alla collaborazione dell’esercito e della protezione civile, nonché delle ditte locali.
A due anni dall’evento, tutti gli interventi urgenti di competenza cantonale sono stati avviati o conclusi. Parallelamente sono stati aggiornati i principali Piani delle zone di pericolo della Valle Bavona (Comune di Cevio) e del Comune di Lavizzara, strumenti fondamentali per accrescere la sicurezza del territorio e orientare le future scelte pianificatorie.
Fra le opere già realizzate figurano il ripristino delle sorgenti di acqua potabile nei Comuni di Cevio (sorgente Chiall) e Lavizzara (sorgente Soveneda), il ripristino delle strade cantonali danneggiate, gli interventi di premunizione contro frane e colate detritiche, la sistemazione dei boschi di protezione, il recupero del legname presente negli alvei e il ripristino delle strade forestali.
Sono inoltre in corso importanti progetti di delocalizzazione di abitazioni e aziende agricole situate nelle aree maggiormente esposte ai pericoli naturali, con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza alle persone e alle attività economiche.
Tra le opere più significative figura la ricostruzione del ponte di Visletto, crollato durante l’alluvione e destinato a tornare pienamente operativo nel novembre 2026.
Il nuovo manufatto, lungo 146 metri e largo 8 metri, rappresenta molto più di un semplice collegamento stradale. Costruito secondo criteri moderni di sicurezza, sostenibilità e integrazione paesaggistica, il ponte garantirà una migliore resilienza delle infrastrutture e ospiterà al proprio interno le principali reti di servizio indispensabili per il funzionamento della valle, dalle telecomunicazioni all’approvvigionamento idrico ed energetico. Accanto alla realizzazione del ponte sono in corso interventi di sistemazione idraulica del fiume Maggia e di riqualifica paesaggistica dell’intero comparto, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza, valorizzare il paesaggio e restituire nuovi spazi di fruizione alla popolazione.
L’investimento per il nuovo ponte ammonta a circa 9 milioni di franchi, ai quali si aggiungeranno ulteriori interventi di sistemazione e valorizzazione dell’area.
Un’attenzione particolare è stata dedicata anche al settore agricolo, duramente colpito dall’alluvione. Ventiquattro aziende agricole hanno subito danni e tre sono state addirittura distrutte. In collaborazione con i Comuni, le organizzazioni agricole e i servizi cantonali competenti, sono stati avviati importanti interventi di ripristino dei terreni danneggiati e di sostegno alle aziende colpite, con l’obiettivo di garantire la continuità loro delle attività.
Le stime aggiornate indicano danni e costi complessivi di ricostruzione pari a circa 100 milioni di franchi. Di questi, 44,5 milioni sono assunti dal Cantone: 26,9 milioni riguardano interventi su infrastrutture cantonali, mentre 17,6 milioni sono destinati agli enti locali sotto forma di sussidi. La Confederazione contribuisce attualmente con 14,3 milioni di franchi attraverso i consueti strumenti di sostegno.
Resta inoltre tuttora pendente presso le Camere federali la proposta di aiuto straordinario avanzata dal Consiglio federale, finalizzata a partecipare alla copertura dei costi rimanenti a carico degli enti locali, che ammontano attualmente a 41.2 milioni di franchi.
Rimangono inoltre in fase di progettazione alcuni interventi particolarmente complessi, mentre ulteriori messaggi governativi saranno necessari per completare il programma di ricostruzione e di adattamento del territorio.
A distanza di due anni dall’alluvione è stato compiuto un lavoro significativo, reso possibile dagli sforzi congiunti di tutti: Comuni, Patriziati, Confederazione, Cantone e cittadini. La ricostruzione della Vallemaggia non si limita al ripristino delle infrastrutture danneggiate. Gli interventi in corso mirano infatti a rendere il territorio più sicuro, resiliente e preparato ad affrontare eventi naturali estremi sempre più frequenti.
Il Consiglio di Stato rinnova infine la propria vicinanza alle famiglie delle vittime e a tutte le persone che hanno subito le conseguenze dell’alluvione, ribadendo l’impegno delle istituzioni nel completare il percorso di ricostruzione e rilancio della regione.