Presentata la nuova sezione femminile del Penitenziario cantonale La Stampa

Presentata la nuova sezione femminile del Penitenziario cantonale La Stampa

Comunicato stampa

Il Penitenziario cantonale apre un nuovo comparto dedicato alle donne in esecuzione di pena. La sezione, operativa dal 12 ottobre, conta undici posti, tra cui una cella madre-bambino, e spazi dedicati al lavoro e alle attività quotidiane. La struttura garantisce condizioni più adeguate alle donne in esecuzione di pena e risponde all’evoluzione dei bisogni della popolazione carceraria.

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato la nuova sezione femminile del Penitenziario cantonale La Stampa. Realizzata attraverso la ristrutturazione e la riconversione di una sezione esistente, dispone di undici posti, tra cui una cella concepita per accogliere una madre con un bambino fino ai tre anni di età. Il comparto include inoltre spazi propri per il passeggio e le attività quotidiane, così come di un laboratorio destinato alle attività lavorative.
La nuova sezione rientra in un progetto più ampio di adeguamento delle Strutture carcerarie cantonali, per il quale il Gran Consiglio aveva approvato nel giugno 2023 un credito di circa 3 milioni di franchi complessivi, suddivisi tra interventi edilizi e risorse operative. I lavori hanno interessato anche gli spazi destinati alla presa a carico di detenuti anziani e di persone con disabilità fisica o motoria, tenendo conto dell’evoluzione dei bisogni della popolazione carceraria.

Un’esigenza cresciuta negli anni
La realizzazione della nuova sezione risponde al progressivo aumento della popolazione detenuta femminile registrato negli ultimi anni a livello svizzero. Una situazione che, in Ticino, si inserisce in un contesto più generale di forte occupazione delle strutture carcerarie, con periodi di sovraoccupazione che hanno interessato in particolare il Carcere giudiziario.
Fino all’apertura della sezione dedicata, le detenute erano collocate alla Farera oppure, per l’esecuzione di pene di maggiore durata, trasferite in strutture fuori Cantone. Una soluzione che comportava un onere finanziario significativo e presentava inevitabilmente dei limiti. La Farera è infatti una struttura destinata alla detenzione preventiva e offre un regime differente rispetto a quello previsto per l’esecuzione della pena. Questa situazione si traduceva, in particolare, in un accesso ridotto alle attività lavorative e formative.

Una sezione pensata per l’esecuzione della pena
La nuova sezione nasce per superare questi limiti e offrire condizioni più adeguate all’esecuzione della pena. Il progetto tiene conto delle specificità della detenzione femminile e dei principi riconosciuti a livello internazionale, tra cui le Regole di Bangkok delle Nazioni Unite, che pongono particolare attenzione ai bisogni delle donne private della libertà.
Questa impostazione si riflette anche nell’organizzazione degli spazi. La presenza di un laboratorio permette di ampliare le possibilità di lavoro, mentre gli spazi dedicati consentono di organizzare le attività quotidiane all’interno della sezione. La cella madre-bambino risponde inoltre alle particolari esigenze legate alla maternità.

Solari, Quadri e Huber, regina e re del tiro al San Gottardo

Solari, Quadri e Huber, regina e re del tiro al San Gottardo

Si è conclusa sabato 10 ottobre la 18ª edizione del Tiro Storico del San Gottardo.Sono stati 688 i partecipanti alla 18ª edizione del Tiro Storico del San Gottardo, che si è svolta venerdì 9 e sabato 10 ottobre ad Airolo. Di questi, 273 hanno gareggiato nella disciplina della pistola a 25 metri e 415 in quella del fucile a 300 metri.
Tra i partecipanti anche due tiratori arrivati dalla California meridionale, membri del Monterey County Swiss Rifle Club, a conferma della dimensione internazionale della manifestazione.
 
II re del tiro
Nella competizione alla pistola a 25 metri, Stefania Solari Quadri, dell’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, ha conquistato il titolo di regina del tiro con 142 punti. La società di casa ha ottenuto anche il riconoscimento per il miglior giovane grazie a Luca Gabutti, che ha totalizzato 133 punti.Il titolo di miglior veterano è andato a Markus Aebischer, della SG Liestal, con 136 punti, mentre Pirmin Käslin, della Pistolenschützen Sarnen, si è imposto nella categoria élite con 141 punti.
Al fucile a 300 metri, il protagonista è stato Thomas Huber, dello Stoos-Schützenverband Appenzell AR, che ha conquistato il titolo di re del tiro con 75 punti. È stato l’unico concorrente a raggiungere il punteggio massimo.
Tra i giovani si è distinto Enea Franceschini, dei Tiratori di campagna Contone-Quartino, con 72 punti. Andrea Bonoli, dell’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, ha ottenuto il riconoscimento di miglior veterano con 74 punti, mentre Romano Luiselli, dell’Unione Tiratori Locarno, si è aggiudicato quello di miglior élite, sempre con 74 punti.
 
Le classifiche alla pistola
Nella competizione a squadre alla pistola a 25 metri, tra le nove sezioni ospiti, la SG Liestal ha conquistato il primo posto con 1035 punti. Alle sue spalle si sono piazzate la Pistolenschützen Sarnen, con 1000 punti, e la SG Stadt Zürich, con 967. A quest’ultima è stato assegnato il premio di sezione.
Tra le dieci sezioni ticinesi, il miglior risultato è stato ottenuto dalla Mendrisiense, che ha totalizzato 1047 punti. Secondo posto per l’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, con 1025 punti, seguita dal Tiro Sportivo Bedano, con 999. Il premio di sezione è stato attribuito ai Carabinieri della Città di Bellinzona.
 

Nella disciplina del fucile a 300 metri, lo Stoos-Schützenverband Appenzell ha dominato la classifica delle nove sezioni ospiti, conquistando il primo posto con 566 punti e aggiudicandosi anche il premio di sezione.Al secondo posto si è classificata la SG der Stadt Zürich, con 557 punti, mentre il Glarner Kantonalschützenverein ha completato il podio con 548 punti.

Tra le 21 sezioni ticinesi, l’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo ha ottenuto il punteggio più alto, raggiungendo quota 567. Alle sue spalle si sono piazzate La Mendrisiense, con 563 punti, e i Tiratori Biaschesi, con 559. A questi ultimi è andato il premio di sezione.
 
Le autorità presenti
La manifestazione è stata accompagnata dagli interventi di Norman Gobbi, presidente del Tiro Storico del San Gottardo, Luca Filippini, presidente della Federazione sportiva svizzera di tiro, e Doriano Junghi, intervenuto in rappresentanza della Federazione ticinese delle società di tiro.
 
(Immagine: ATSSG)
 
Seduta ordinaria del Consiglio di Stato e ripartizione dei Dipartimenti

Seduta ordinaria del Consiglio di Stato e ripartizione dei Dipartimenti

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha tenuto oggi la prima seduta ordinaria in presenza del nuovo Consigliere di Stato Piero Marchesi. Durante la seduta sono state definite la composizione dell’Ufficio presidenziale e la ripartizione dei Dipartimenti fino al termine della legislatura 2023-2027.

Il Consiglio di Stato, riunitosi oggi nella prima seduta ordinaria nella nuova composizione, ha anzitutto confermato l’attuale composizione dell’Ufficio presidenziale: Marina Carobbio Guscetti continuerà a rivestire la carica di Presidente del Governo e Raffaele De Rosa è confermato Vicepresidente fino al termine della legislatura.    

Successivamente, il Consiglio di Stato ha stabilito la seguente ripartizione dei Dipartimenti:  

Dipartimento delle istituzioni
Direttore – Norman Gobbi
Supplente – Piero Marchesi   

Dipartimento della sanità e della socialità
Direttore – Raffaele De Rosa
Supplente – Marina Carobbio Guscetti   

Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
Direttrice – Marina Carobbio Guscetti
Supplente – Christian Vitta   

Dipartimento del territorio
Direttore – Piero Marchesi
Supplente – Raffaele De Rosa   

Dipartimento delle finanze e dell’economia
Direttore – Christian Vitta
Supplente – Norman Gobbi   

Controllo cantonale delle finanze
Direttore – Norman Gobbi  

Le responsabilità politiche del settore della Magistratura, della Polizia cantonale e della Divisione delle costruzioni sono ristabilite nelle modalità previste a inizio legislatura.    

La conferenza OSCE divide, ma il credito è garantito

La conferenza OSCE divide, ma il credito è garantito

Il Gran Consiglio ha dato luce verde al credito di poco più di 4 milioni di franchi destinato a consentire al Cantone di far fronte ai compiti di sicurezza per la Conferenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) prevista a Lugano nel mese di dicembre 2026. Un sì giunto con qualche polemica perché una parte del plenum – rappresentata, con varie sfumature, da UDC, Lega, Avanti con T&L, MpS, PC e Più Donne – ha sostanzialmente messo in dubbio l’utilità della conferenza, criticando anche il suo potenziale impatto negativo per le finanze cantonali.
Tuttavia, con il voto di PLR, Centro, PS, Verdi e PVL, il credito ha incassato 47 favorevoli, 32 contrari e 4 astenuti.

Un po’ di chiarezza
A voler fare sin da subito un po’ di chiarezza, «vista una certa confusione sul tema», è stato in entrata di dibattito il relatore di maggioranza, Fabrizio Sirica (PS): «Con questo messaggio votiamo per accordare al Consiglio di Stato la possibilità di anticipare spese per 4,1 milioni per la sicurezza dell’evento». Spese che, «abbiamo avuto conferma dal Governo», saranno rimborsate nella misura dell’80% dalla Confederazione. Oltre a ciò, Sirica ha voluto chiarire altri due aspetti in particolare. In primis: «Che votiamo o meno questo credito l’evento si terrà comunque, poiché la competenza è del Consiglio federale». In secondo luogo, per via di norme internazionali, la sicurezza dell’evento «dovrà in ogni caso essere garantita». E riguardo al possibile costo, il relatore ha ribadito che si tratta di «un anticipo » e che, considerato il rimborso della Confederazione e il fatto che una buona parte di quella spesa è già contabilizzata a preventivo (come le prestazioni di polizia), «il risultato netto in termini economici » dell’evento potrebbe anche essere positivo per il Cantone. E, al contrario, l’unico impatto reale di bocciare il credito – ha chiosato Sirica – «sarebbe quello di mettere il nostro cantone in una posizione imbarazzante », quella di un cantone essenzialmente «inaffidabile».

Il rischio caos
A non pensarla così, va da sé, il relatore di minoranza Tiziano Galeazzi (UDC), contrario al credito. Il quale, in prima battuta, ha messo in dubbio l’utilità dell’OSCE in questa fase storica, in cui tutto propende verso un conflitto armato. Dopodiché, ricordando il precedente della conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina avvenuta a Lugano nel 2022, il democentrista ha sottolineato il rischio di creare «caos» in città in un momento, quello natalizio, già parecchio movimentato. Senza dimenticare che, come accaduto nel 2022, la conferenza potrebbe infine risultare più costosa di
quanto inizialmente preventivato. E in tal senso Galeazzi si è chiesto come mai non è la Confederazione a pagare il 100% della manifestazione: «La Conferenza è stata voluta dalla Berna federale, che sia la Berna federale a pagare». Soprattutto poiché, a mente del deputato UDC, si tratta di «conferenze che non portano a niente» per la pace e la sicurezza: «È tutto un bla bla…», ha affermato.
A puntare il dito contro l’OSCE, poi, è stato ancora il PC, con il deputato Massimiliano Ay, che è entrato nel vivo della discussione politica: «Con la scusa delle competenze istituzionali, si chiede a questo Parlamento di non discutere dei contenuti politici di un evento che dovremo in parte pagare noi», ha esordito, per poi criticare l’organizzazione, che negli ultimi anni si è «dimostrata inadeguata, rinunciando agli obiettivi di pace e dialogo di quando venne fondata».

Tanti oppure pochi?
A nome del Governo, Norman Gobbi ha invece voluto ricordare al plenum «che questa non è una conferenza di pace o di guerra», bensì una «riunione annuale che i ministri o segretari di Stato tengono regolarmente: è l’assemblea annuale dell’organizzazione e si tiene per tradizione nel Paese che la presiede, in questo caso la Confederazione. E, per volontà del Dipartimento federale degli affari esteri, la scelta è ricaduta su Lugano». Per Gobbi, inoltre, «quattro milioni possono essere tanti o pochi», a dipendenza del punto di vista, ma in ogni caso la proposta di credito «è stata formulata in ottica preventiva sapendo che l’80% sarà coperto dalla Confederazione ». Per un evento che «avrà ricadute economiche» (si pensi ai pernottamenti e alle tasse di soggiorno), con costi «che già oggi abbiamo», come ad esempio «il costo del personale di Polizia, che indipendentemente dall’evento sono a libro paga del Cantone». Detto ciò, per il Governo è pure una buona occasione per dimostrare «che il Ticino è capace di gestire eventi di questo tipo » e per mostrare «la nostra disponibilità a favore della Confederazione nell’assumerci compiti per i buoni uffici della Svizzera nella cooperazione internazionale».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 7 ottobre 2026 del Corriere del Ticino

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OSCE a Lugano, sì al credito per la sicurezza
https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/OSCE-a-Lugano-s%C3%AC-al-credito-per-la-sicurezza–4139633.html

 

Dieci anni di collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia

Dieci anni di collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia

Comunicato stampa

A dieci anni dalla firma della convenzione che ha dato avvio alla collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia, sottoscritta il 26.09.2016 in Vaticano, una  delegazione ticinese si è recata a Roma per celebrare l’importante anniversario e rinnovare i legami di collaborazione instaurati nell’ultimo decennio tra queste due realtà.

Da oltre 500 anni, le Guardie Svizzere Pontificie garantiscono l’incolumità del Santo Padre e la sicurezza dei palazzi del Vaticano. In questo ambito, il 26 settembre 2016 è stata siglata una convenzione volta a regolare una nuova collaborazione tra la Polizia cantonale ticinese e la Guardia Svizzera Pontificia, che da allora effettuano parte della loro formazione sotto l’egida della Polizia cantonale. Nel corso dell’ultimo decennio, tale collaborazione si è concretizzata in particolare nel coordinamento della formazione delle future Guardie pontificie in Ticino, curata dal Centro formazione di polizia (CFP) di Giubiasco. Come sottolinea il Comandante della Guardia Svizzera Pontificia Christoph Graf, “la collaborazione tra la Polizia cantonale del Ticino e la Guardia Svizzera Pontificia è sempre stata, fin dall’inizio, amichevole, professionale e spontanea”.

A dieci anni esatti dalla sottoscrizione della convenzione, sabato 26 settembre 2026 una delegazione ticinese si è recata in Vaticano per un incontro istituzionale con il Comando della Guardia Svizzera Pontificia. La delegazione era composta dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, dal Sostituto Comandante Lorenzo Hutter, dal Capo Sezione della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) Ryan Pedevilla e dal Coordinatore del Gruppo prevenzione e negoziazione (GPN) della Polizia cantonale Lorenzo Merga, primo ufficiale ticinese nella storia della Guardia Svizzera Pontificia. Nella sua formazione in Vaticano, Lorenzo Merga aveva permesso, in stretta collaborazione con la Polizia cantonale, di consolidare il progetto e renderlo poi definitivo. L’incontro ha permesso di ripercorrere le principali tappe di una collaborazione consolidatasi
progressivamente nel corso degli anni, facendo al contempo il punto sulle esperienze maturate e sulle prospettive future. “Dopo dieci anni dalla firma della convenzione, questa collaborazione continua a rappresentare un’importante occasione di confronto e crescita professionale, in grado di porre solide basi per un futuro all’insegna di un rapporto sempre più arricchente tra Polizia cantonale e Guardia Pontificia”, sottolinea il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Il decimo anniversario ha rappresentato in questo senso non soltanto un momento celebrativo, ma anche l’occasione per confermare la volontà comune di proseguire nello scambio di competenze ed esperienze, in particolare nell’ambito della formazione. Nel suo complesso, la formazione è in continua evoluzione e ricopre un elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo del personale dei rispettivi Corpi.

Quando il Ticino disse “Basta ai nomadi stranieri”

Quando il Ticino disse “Basta ai nomadi stranieri”

«Il fenomeno esiste ancora. Noi abbiamo scelto una linea drastica»
Quindici anni fa il Ticino decise di cambiare radicalmente approccio nella gestione delle carovane rom straniere. Qualcuno ricorderà ancora le polemiche che accompagnavano il loro arrivo, tra occupazioni non autorizzate e tensioni sul territorio. Nel 2011 la svolta: il Cantone decise di non mettere più a loro disposizione aree pubbliche di sosta o di transito. « Ci trovavamo periodicamente a rincorrere situazioni d’emergenza », ricorda Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. « Abbiamo quindi scelto una linea chiara: non creare aree dedicate alle carovane straniere, per le quali il Cantone non aveva – e non ha – alcun obbligo di garantire spazi di sosta ». La decisione rispondeva in maniera molto concreta alla volontà di non attirare carovane di nomadi stranieri in Ticino, come invece avveniva in passato.

Nessun obbligo di creare aree
Alla base c’è anche un principio giuridico che il Governo ticinese ha continuato a rivendicare negli anni: per le carovane straniere non esiste un obbligo analogo a quello previsto per le minoranze nazionali svizzere. Una distinzione sostanziale, che il Ticino ha difeso anche di fronte alla Confederazione. Nel 2024, quando l’Ufficio federale della cultura ha posto in consultazione la Concezione nazionale sulle aree di transito, il Consiglio di Stato ha respinto l’ipotesi di creare in Ticino uno spazio destinato alle grandi carovane straniere. « La linea scelta nel 2011 – sottolinea Gobbi – ha prodotto i risultati che auspicavamo. Non avrebbe avuto senso cambiare strada proprio quando l’esperienza dimostrava che quella impostazione funzionava ».

Un problema attuale in Svizzera
Nel frattempo, in Svizzera il fenomeno non ha accennato a diminuire. Le stime disponibili presso altri Cantoni parlano di decine di carovane straniere, spesso composte da numerose roulotte, la cui gestione comporta costi importanti e problemi di ordine pubblico. Nell’aprile 2025, in Vallese, una carovana di circa 50 roulotte proveniente dalla Francia e diretta verso Gampel venne bloccata sull’A9 a Saint-Maurice. Per gestire la situazione furono mobilitati circa 200 agenti e il confronto sull’autostrada si protrasse per diverse ore. Nel Canton Vaud, nel 2024, quasi 30 roulotte si installarono senza autorizzazione a Morrens. L’intervento coinvolse circa 50 agenti di Polizia. Complessivamente, la gestione dei convogli richiese oltre 635 ore di impiego delle forze dell’ordine.
Episodi che mostrano come l’arrivo delle grandi carovane straniere continui a rappresentare una sfida per altri Cantoni.

Nomadi svizzeri, un’altra realtà
C’è infine una distinzione che Gobbi tiene a sottolineare. La linea adottata nei confronti delle carovane straniere è volta a tutelare le minoranze nazionali Jenisch, Manuš e Sinti svizzeri, riconosciute dalla Confederazione. Nei loro confronti il Ticino ha infatti seguito un approccio diverso, costruendo negli anni un rapporto stabile e mettendo a disposizione l’area del Seghezzone di Giubiasco. « È sbagliato mettere tutti nello stesso calderone. I nomadi svizzeri sono nostri concittadini e appartengono a una minoranza riconosciuta. Con loro abbiamo costruito un rapporto di collaborazione, cercando soluzioni concrete » conclude Gobbi. Al Seghezzone, nel frattempo, sono proseguiti gli interventi per migliorare le condizioni dell’area e, nell’ambito della gestione dei rapporti con la comunità, e da anni è stata introdotta anche la figura di una mediatrice culturale. Una distinzione che riassume la linea seguita dal Ticino in questi quindici anni: fermezza nella gestione delle carovane straniere, dialogo e soluzioni concrete per la comunità nomade svizzera.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 4 ottobre 2026 de Il Mattino della domenica

Giornata formativa transfrontaliera: “Raccontare la sostenibilità”

Giornata formativa transfrontaliera: “Raccontare la sostenibilità”

Comunicato stampa Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Si è tenuta con successo a Mezzana, presso il Centro professionale del verde, la giornata formativa transfrontaliera dal titolo “Raccontare la sostenibilità”, a cui hanno partecipato oltre settanta docenti delle scuole dell’infanzia, speciali, elementari e medie, provenienti da tutta la regione insubrica. La giornata è stata promossa dalla Comunità di lavoro tramite il proprio gruppo di lavoro “Giornate Insubriche del Verde Pulito” specificatamente costituito per svolgere attività di sostegno alla salvaguardia dell’ambiente.
Il tema del progetto è stato dapprima introdotto attraverso due approfondimenti teorici con gli interventi di esperti qualificati della Divisione della scuola del Cantone Ticino e dell’Ente Regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste di Regione Lombardia (ERSAF), che hanno suggerito come promuovere in classe la cultura della sostenibilità e spiegare ai ragazzi a cosa serve una gestione forestale responsabile. Successivamente i partecipanti hanno preso parte attivamente a una serie di atelier pratici realizzati dai docenti e dagli educatori ambientali di éducation21, della Cooperativa Sociale Koinè, della Cooperativa Valgrande e del progetto Energia futuro di SUPSI e Dipartimento del territorio del Ticino, che hanno offerto un ventaglio di proposte concrete di attività e spunti applicabili con gli alunni delle scuole. 
Nel pomeriggio alcuni docenti, accompagnati dai rappresentanti del gruppo “Cittadini per il territorio, parteciperanno ad una visita guidata al Parco del Laveggio, nella pianura dell’Alto Mendrisiotto, dove scorre il fiume che porta lo stesso nome, percorrendo una parte del percorso pedonale che si estende dalle sorgenti del fiume a Stabio fino alla foce di Riva San Vitale.
La giornata rientra nell’ambito del progetto didattico “Raccontare la sostenibilità” il cui seguito prevede l’approfondimento e l’elaborazione di un progetto didattico in classe prendendo spunto dalle proposte trattate nell’evento odierno. Sul sito della Regio Insubrica sono disponibili le informazioni sul progetto. Entro la metà del mese di marzo 2027, i partecipanti consegneranno una scheda contenente la descrizione del percorso didattico attuato e le classi di scuola primaria/elementare selezionate per ogni Provincia/Cantone prenderanno parte alla giornata premio che si terrà nel mese di maggio 2027 in una località della regione insubrica. L’evento sarà finanziato dalla Comunità di lavoro e offrirà a docenti e allievi di tutto il territorio di riferimento l’occasione di incontrarsi e sperimentare nuove attività.

«Il traffico ci sta logorando: la situazione non peggiori»

«Il traffico ci sta logorando: la situazione non peggiori»

Gli abitanti di Monte Carasso attendono la riqualifica urbana da 8 milioni di franchi del lungo rettilineo fino a Sementina: il progetto è tuttavia fermo a causa di un ricorso al Tribunale amministrativo cantonale – Norman Gobbi: «Fidatevi, la viabilità migliorerà».

«Il traffico, qui, è pazzesco. Dovete fare qualcosa». L’appello di una donna al Governo è condiviso praticamente da tutti gli abitanti di Monte Carasso. Che non a caso mercoledì sera hanno affollato la sala dell’ex Convento in occasione dell’incontro promosso dal Centro, al quale hanno preso parte anche i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Raffaele De Rosa. Riflettori accesi sulla riqualifica urbana da quasi 8 milioni di franchi della tratta lunga 1,6 chilometri fra via El Stradún e via Locarno a Sementina. Una delle strade più trafficate del Bellinzonese. Vi transitano, in media, più di 750 veicoli all’ora; tra i 13.600 e i 15.400 mezzi al giorno. Si capisce, dunque, l’aggettivo utilizzato dalla cittadina esasperata.  A causa di un ricorso, tuttora pendente al Tribunale cantonale  amministrativo, i lavori della durata di due anni circa non possono iniziare. E, ovviamente, non si sa quando potranno cominciare.

Si procederà a degli espropri
Del progetto si parla da due lustri. La larghezza del campo stradale verrà ridotta a 6,3 metri; più spazio per i marciapiedi (e quindi per i pedoni), le misure d’arredo, le alberature e per gli interventi di valorizzazione degli spazi limitrofi alla strada principale prospettati dalla Città nelle zone di El Cunvént, I Fracc e al Centro Somen. In pratica andrà cambiato il volto della «tirata», togliendole l’etichetta di una strada votata al traffico. Sarà inoltre necessario procedere a degli espropri. L’incertezza di cui abbiamo detto non ostacola, tuttavia, il lavoro dietro le quinte ad opera dei tecnici della Divisione delle costruzioni, come evidenziato da Nicola Guidotti (responsabile dell’Ufficio della progettazione del Sopraceneri). «Siamo in una fase interlocutoria, che stiamo sfruttando per delle valutazioni approfondite su come affrontare le opere», ha affermato l’ingegnere moncarassese. Due le tappe. Si partirà da Sementina, in quanto si ritiene che sia la fase più «facile », per così dire, visto che il traffico verrà deviato sul Piano di Magadino (e il consigliere comunale Claudio Cattori si è detto «preoccupato, considerando che la situazione è già insostenibile»). Mentre per
quanto concerne Monte Carasso si spera di «sfruttare» il semisvincolo e la cantonale di sponda sinistra per agevolare il cantiere. I lavori verranno eseguiti di giorno, mentre la notte solo le asfaltature finali. Verosimilmente si introdurrà il senso unico alternato, ma non nelle ore di punta. «Il traffico parassitario non finirà sulle strade comunali», è stato assicurato dagli specialisti.

De Rosa: «Territorio fragile»
«La riqualifica mira ad introdurre il concetto di asse urbano, di modo da migliorare la viabilità. Lo stiamo vedendo in queste settimane, dopo l’introduzione dei semafori a Cadenazzo da parte dell’Ufficio federale delle strade: ciò ha comportato degli effetti negativi sulla sponda destra del Ticino», ha puntualizzato Norman Gobbi, alla testa della Divisione delle costruzioni. Il quale ha altresì biasimato l’ulteriore slittamento al 2050 del collegamento A2-A13 fra la Città e Locarno: « Ogni ritardo rischia di impattare sugli abitati». Dal canto suo il direttore ad interim del Dipartimento del territorio Raffaele De Rosa ha ricordato quanto il territorio «sia pregiato, ma altrettanto fragile alla luce del traffico». Il capodicastero Territorio e mobilità della capitale Mattia Lepori ha precisato che «questo progetto, intrinsecamente, dice molto di Bellinzona e della regione. Cioè della forza dei nostri collegamenti, anche e soprattutto per la mobilità lenta, che uniti alla qualità di vita hanno portato negli ultimi anni alla costante crescita demografica ».

Cinque obiettivi di un restyling
Cinque gli obiettivi principali che Cantone e Città desiderano perseguire grazie al restyling di El Stradún a Monte Carasso e via Locarno a Sementina. Uno: rendere più funzionale ed attrattivo lo spazio stradale per tutte le categorie. Due: migliorare le condizioni di accessibilità del trasporto pubblico. Tre: aumentare la sicurezza delle persone pure mediante l’adeguamento degli otto passaggi pedonali con pavimentazione ed illuminazione particolari. Quattro: contribuire alla riduzione delle emissioni foniche. E, infine, quinto punto: gettare le basi per un’ulteriore valorizzazione dello spazio urbano ai lati della carreggiata sulla base di quanto si prefigge il Municipio di Bellinzona.

(Immagine: Render Amministrazione cantonale)

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 2 ottobre 2026 del Corriere del Ticino

Preventivo 2027 in rosso

Preventivo 2027 in rosso

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:4125229

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In futuro disavanzi da mezzo miliardo, ecco il perché
Iniziative sui premi di cassa malati e riforma EFAS peseranno molto sulle finanze cantonali ticinesi già dal 2028: cifre rosse e debito pubblico destinati a esplodere senza interventi strutturali

Decisioni federali e popolari pesano sul futuro dei conti pubblici ticinesi aggravando una situazione già fragile. Il disavanzo di esercizio di 98,5 milioni di franchi annunciato mercoledì (161,4 milioni invece il disavanzo totale) è un preventivo di fine legislatura, ma la prossima che debutterà dopo le elezioni di aprile si preannuncia particolarmente impegnativa sotto questo aspetto. Il “rosso” già piuttosto scuro delle previsioni del 2027 è sul punto infatti di farsi decisamente cupo. Il piano finanziario anticipa risultati in cui il disavanzo d’esercizio è destinato a involarsi in pochi anni verso la soglia del mezzo miliardo di franchi e quello complessivo a superarla piuttosto ampiamente. Le cifre presentate mercoledì obbligano a guardare al futuro, ha detto Marina Carobbio Guscetti. “Ci vorranno riflessioni su misure strutturali sulla spesa pubblica, ma dovranno essere fatte riflessioni anche sulle entrate”, ha dichiarato la presidente del Governo in conferenza stampa. La prima negli ultimi anni ha preso l’ascensore, complici i bisogni della popolazione che vede erodersi il potere di acquisto, mentre le seconde crescono ma non tengono il passo. La situazione finanziaria del Cantone rimane “strutturalmente fragile”, ha affermato Carobbio Guscetti davanti ai media, malgrado le nuove misure di contenimento delle uscite per 47 milioni, che sommate a quelle già adottate in passato hanno avuto un impatto complessivo di 237 milioni su questo preventivo.
Ma da dove arriva la “tempesta” all’orizzonte? Sono cinque i fattori indicati davanti ai media, cifre alla mano, dal responsabile del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. E come detto sono frutto di decisioni adottate a Berna o dal popolo negli ultimi anni. A fare la parte del leone sono le due iniziative sui premi di cassa malati accolte dai ticinesi il 28 settembre del 2025.
 
Cinque fattori che pesano sui conti
I primi effetti si stanno già vedendo e uniti al costante aumento dei premi questa è già una delle voci più pesanti a bilancio: nel 2027 vale il 12% delle uscite totali del Cantone. Nel 2028 è da prevedere un impatto di 89 milioni (51 per effetto dell’iniziativa sulla deduzione fiscale, 38 per quella che fissa un tetto del 10% del reddito disponibile dell’economia domestica), ma quando con quest’ultima si andrà a regime dal 2029 i milioni saliranno a 181 (51 +130). Alla spesa sanitaria è legata anche la cosiddetta riforma EFAS (il finanziamento uniforme delle prestazioni, votato dal popolo il 24 novembre 2024). Allora, ha ricordato ancora Vitta, la Confederazione aveva valutato per il Ticino un effetto quantificato in una ventina di milioni. In realtà saranno cinque volte tanto.

Al netto della quota di sussidi ai premi che potrà essere risparmiata, il piano finanziario prevede un aggravio di 86 milioni nel 2028, di 100 nel 2029 e di 103 nel 2030.
Sono ancora lordi, invece, i dati relativi all’abolizione del valore locativo, anch’essa approvata il 28 settembre 2025, ma a livello federale. Entrerà in vigore il 1° gennaio 2029 e vale 55 milioni, ma potrà essere mitigata dall’imposta sulle residenze secondarie, che i cantoni hanno la facoltà (non l’obbligo) di introdurre e che è ancora un cantiere aperto.
Dulcis in fundo, si fa per dire visto che il gusto è piuttosto amaro per il Cantone, ci sono le misure contenute nel pacchetto di riequilibrio dei conti federali. Il riversamento sul Ticino sarà di 24 milioni di franchi nel 2028, 27 nel 2029 e 30 nel 2030.

Qui il cerchio del discorso si chiude e si torna alla necessità, con interventi sulle uscite e/o sulle entrate, di correggere la rotta. Se nel 2027 – alla luce del preventivo – il freno ai disavanzi è ancora rispettato, dal 2028 senza provvedimenti non lo sarà più.
Sempre sulla base del piano finanziario aggiornato, ci vorranno misure per 131,3 milioni nel 2028, per 330,7 l’anno seguente e per 437,6 nel 2030. La speranza ticinese è che il compito venga facilitato in futuro da una correzione della perequazione finanziaria intercantonale: nel 2027 porterà nelle casse ticinesi poco più di 100 milioni ma a Bellinzona si continua a insistere sulle grandi differenze per esempio con il Vallese (al quale vanno quasi 900 milioni) e con Berna, che sfiora il miliardo e mezzo e anche grazie ad esso – ha evidenziato Christian Vitta – potrà permettersi cifre (abbondantemente) nere il prossimo anno. Il Consiglio di Stato vorrebbe che pesassero maggiormente peculiarità ticinesi come quelle legate al frontalierato, ma una revisione di fondo dei criteri è oggi rinviata al 2030.Bisognerà quindi guardare soprattutto in casa propria per evitare che il debito pubblico prosegua la sua impennata a suon di disavanzi sempre più consistenti. Altrimenti è atteso nel 2030 al traguardo dei 4,5 miliardi, più di 12’700 franchi pro capite.
 
Elenco targhe: il Ticino aderisce a eAutoindex

Elenco targhe: il Ticino aderisce a eAutoindex

Comunicato stampa

La Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni comunica che, a partire dal 1° novembre 2026, il servizio di consultazione dell’elenco targhe verrà modificato. Il Cantone si avvarrà della piattaforma eAutoindex, un sistema già adottato da numerosi Cantoni. La transizione a questo servizio, le cui richieste diventeranno a pagamento, costituisce la risposta strutturale alla sottrazione automatizzata di dati pubblici avvenuta a inizio settembre, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza informatica e prevenire futuri abusi.

All’inizio del mese di settembre il Canton Ticino, al pari di altri Cantoni, è stato interessato da una sottrazione automatizzata su larga scala di dati pubblici relativi ai detentori di veicoli (comunicato stampa del 3 settembre 2026). L’attacco informatico ha sfruttato il precedente modulo di ricerca, aggirando intenzionalmente i meccanismi di protezione che limitavano il numero di richieste, per estrarre informazioni quali il numero di targa, il nome, il cognome e l’indirizzo dei detentori. In risposta a questo evento, dopo aver sporto denuncia penale al Ministero pubblico, il Dipartimento delle istituzioni aveva disabilitato a scopo precauzionale la pagina web cantonale dell’elenco targhe.

Il passaggio a eAutoindex
Per ripristinare il servizio garantendo al contempo standard di sicurezza più elevati, dal 1° novembre 2026 il Ticino aderirà al portale eAutoindex (www.eautoindex.ch). Questo servizio, già ampiamente testato e utilizzato da numerosi Cantoni, permette di consultare le informazioni associate a una targa conformemente al quadro giuridico federale. La principale novità per l’utenza consisterà nel fatto che le singole richieste di ricerca diventeranno a pagamento. Questa modifica, oltre a uniformare il Ticino alle prassi intercantonali, funge da essenziale barriera tecnica e finanziaria contro i tentativi di estrazione automatizzata su larga scala (scraping), disincentivando l’uso improprio del sistema.

Tutela della privacy confermata
L’adozione del nuovo portale non modificherà le tutele per la privacy già in vigore. I dati dei detentori di veicoli che hanno richiesto espressamente alla Sezione della circolazione di non rendere pubbliche le proprie informazioni non sono stati interessati dalla fuga di dati dello scorso settembre e continueranno a non essere accessibili, nemmeno attraverso il nuovo sistema a pagamento.

Raccomandazioni alla popolazione
A seguito dell’episodio verificatosi in settembre, il Dipartimento delle istituzioni rinnova l’invito alla popolazione a mantenere alta l’attenzione nei confronti di comunicazioni fraudolente. Si raccomanda di diffidare di lettere, e-mail o SMS inattesi che richiedano pagamenti urgenti o la comunicazione di dati personali e finanziari, facendo riferimento a presunte multe, tasse di circolazione, controlli tecnici o pedaggi esteri. In caso di dubbio, è fondamentale contattare l’autorità competente attraverso i canali ufficiali e ignorare i recapiti indicati nella comunicazione sospetta.