“Fai esperienza con prudenza”: sicurezza in moto dal primo giorno

“Fai esperienza con prudenza”: sicurezza in moto dal primo giorno

Comunicato stampa

Prende il via oggi la nuova campagna di prevenzione “Fai esperienza con prudenza”, promossa dal progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Polizia cantonale. L’iniziativa mira a sensibilizzare in particolare i giovani e le giovani conducenti di motoveicoli sull’importanza di acquisire esperienza alla guida in modo graduale e responsabile. L’esperienza, infatti, si costruisce nel tempo attraverso una formazione continua, la conoscenza dei propri limiti, del proprio mezzo e delle condizioni della strada.

L’abbassamento dell’età minima per il conseguimento della licenza di condurre, introdotto nel 2021, ha portato a un aumento delle immatricolazioni tra i giovani e le giovani: dai 15 anni è infatti possibile condurre motoveicoli di categoria motoleggera (meno di 50 ccm e velocità massima di 45 km/h) e dai 16 anni è consentito per la categoria A1 (meno di 125 ccm). Parallelamente, si è registrato anche un incremento degli incidenti che coinvolgono giovani motociclisti/e.
Le statistiche dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) confermano come i motociclisti figurino tra gli utenti della strada maggiormente esposti al rischio di incidente con ferimento. Particolarmente vulnerabile risulta ancora la fascia d’età tra i 15 e i 17 anni. A livello svizzero, nel 2025 il numero di giovani motociclisti gravemente feriti o deceduti è aumentato ancora, con 11 decessi (3 nel 2024) e 154 feriti gravi (153). Anche in Ticino questa tendenza trova conferma, con 44 incidenti della circolazione che hanno coinvolto giovani motociclisti e motocicliste. Se da un lato nel 2025 non si sono registrati decessi (1 nel 2024), dall’altro il numero di feriti gravi è aumentato in modo significativo, passando da 6 casi nel 2024 a 19 nel 2025.
La combinazione tra limitata esperienza di guida e sopravvalutazione delle proprie capacità rende questa fascia d’età particolarmente vulnerabile. È proprio da tale consapevolezza che nasce la campagna “Fai esperienza con prudenza”.
Strade sicure raccomanda in particolare ai più giovani e a chi si avvicina per la prima volta alla guida di un motoveicolo:

  • Acquisisci esperienza gradualmente: inizia con tragitti semplici e aumenta progressivamente la difficoltà. L’esperienza alla guida si costruisce nel tempo.
  • Conosci i tuoi limiti: evita di sopravvalutare le tue capacità. Adatta sempre la guida al tuo livello di esperienza.
  • Conosci il tuo mezzo: impara a conoscere bene il funzionamento del tuo motoveicolo: frenata, accelerazione e comportamento in curva.
  • Evita le distrazioni: la concentrazione è fondamentale: niente telefono o altre distrazioni durante la guida.
  • Continua a formarti: partecipare a corsi di perfezionamento della guida aiuta a migliorare tecnica, sicurezza e consapevolezza dei rischi.

Giornata di prevenzione: appuntamento il 13 giugno 2026

Dopo il successo dell’edizione 2025, anche quest’anno viene riproposta la giornata di prevenzione con il supporto del Fondo di sicurezza stradale (FSS). L’evento si svolgerà sabato 13 giugno presso il centro TCS di Rivera e lungo un percorso stradale appositamente studiato. I/le partecipanti avranno inoltre la possibilità di provare su pista delle Pit Bike, sia a marce sia mono marcia. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di sensibilizzazione e formazione. L’edizione di quest’anno è rivolta in particolare ai giovani e alle giovani conducenti in possesso almeno della licenza di allievo conducente. La partecipazione all’evento è gratuita. La giornata permetterà di affinare le tecniche di guida e migliorare la consapevolezza dei rischi legati alla circolazione stradale.

Tutte le informazioni e le modalità di iscrizione sono disponibili sul sito di Strade sicure (www.stradesicure.ch). La campagna sarà promossa attraverso i canali social della Polizia cantonale, Ticino sicuro e sul sito di Strade sicure. Maggiori informazioni sono disponibili sulla pagina dedicata alla campagna.

Per l’Alta Leventina un fiume sicuro e vivibile

Per l’Alta Leventina un fiume sicuro e vivibile

Conclusi i lavori di rivitalizzazione e sistemazione idraulica del fiume Ticino

Per oltre un secolo l’obiettivo era domarlo, incanalarlo, tenerlo lontano dalle case per proteggere il Piano di Ambrì-Piotta dalle sue piene. Oggi il rapporto con il fiume Ticinocambia nuovamente: il corso d’acqua torna ad avvicinarsi al territorio e ai suoi abitanti. È uno degli impatti più concreti del progetto di rivitalizzazione e sistemazione idraulica presentato sabato ai laghetti Audan di Ambrì dal Dipartimento del territorio, dal Consorzio manutenzioneAlta Leventina e dalla Ritom SA. Nell’occasione è stato inaugurato anche il nuovo sentierotematico “Lungo il fiume”, che collega Airolo a Rodi. Il Consigliere di Stato Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi ha preso parte alla cerimonia sottolineando il valore strategico dell’intervento per il territorio. «Sono cresciuto in questa parte di valle e conosco bene il rapporto che la comunità ha sempre avuto con il fiume. Oggi assistiamo a una nuova fase di questa storia: un fiume Ticino più sicuro, ma anche più vicino alle persone e maggiormente integrato nel territorio».

Dal Ritom a un progetto da 8 milioni
Il progetto ha preso avvio nel 2015 parallelamente al rinnovo della concessione per lo sfruttamento delle acque del Ritom, che prevedeva misure compensative legate al corso del fiume. Da una prima proposta di intervento è poi nata un’operazione più ampia estesa all’intera tratta del Ticino tra Airolo e Rodi. Gli interventi avevano un duplice obiettivo:rafforzare la sicurezza delle zone edificabili e migliorare la gestione complessiva del corso d’acqua. Tra le opere principali figura il bacino di demodulazione da 100 mila metri cubi nell’ambito della nuova centrale di Piotta che consente di regolare i deflussi della centrale nel Ticino e di attenuare gli effetti dello sfruttamento intermittente dell’impianto idroelettrico.Il costo complessivo degli interventi ammonterà a circa 8 milioni di franchi, finanziati daCantone, Confederazione, CMAL e Ritom SA. Gobbi ha posto l’accento soprattutto sul carattere innovativo e coordinato del progetto. «Quanto svolto sul fiume Ticino qui in altaValle è un esempio emblematico e particolarmente riuscito di approccio integrato», ha dichiarato. «Parliamo di un progetto visionario che ha trovato applicazione concreta ancora prima di essere formalizzato nella nuova Legge sulla gestione delle acque entrata in vigore quest’anno».

«Le opere hanno retto all’alluvione del 2024»
Il Consigliere di Stato ha ricordato come il progetto abbia già superato la prova del nove sul campo. «Le alluvioni del 2024 hanno messo a dura prova il territorio, ma le opere realizzate hanno dimostrato la loro efficacia», ha sottolineato. «È la conferma che investire nella sicurezza e nella valorizzazione dei corsi d’acqua è una scelta giusta e lungimirante». Gobbi ha inoltre voluto ringraziare il Consorzio manutenzione Alta Leventina e i vari attori coinvolti nel progetto. «L’affiatamento e l’entusiasmo creati nel team di lavoro si sono rivelati determinanti per arrivare a questo risultato».

Dal Piano bonificato al nuovo rapporto con il fiume
Per il comparto di Ambrì-Piotta, quanto realizzato rappresenta anche un’evoluzione storica nel modo di concepire il rapporto tra il Ticino e il territorio circostante. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la bonifica del Piano di Ambrì-Piotta aveva infatti portato ad allontanare il fiume dagli abitati di Ambrì Sopra e Ambrì Sotto, privilegiando esigenze agricole, di protezione e di sviluppo del fondovalle. Oggi il paradigma è cambiato.Le nuove sistemazioni rispondono sì a esigenze di premunizione e sicurezza, ma anche alla volontà di rendere il corso d’acqua maggiormente fruibile e integrato nel territorio vissuto dalla popolazione. In altre parole, dopo oltre un secolo in cui il Ticino era stato progressivamente allontanato dagli abitati, il fiume torna ora ad avvicinarsi alle persone.

Il sentiero “Lungo il fiume”
Popolazione e turisti possono inoltre approfittare del nuovo sentiero tematico “Lungo il fiume”, sviluppato tra Airolo e Rodi. Undici pannelli informativi illustrano ai visitatori le opere realizzate, le caratteristiche del comparto fluviale e l’evoluzione degli interventi sul territorio.I contenuti saranno accessibili in diverse lingue e tramite un sito web dedicato. «Questo momento rappresenta anche un’occasione per divulgare, informare e sensibilizzare la popolazione», ha sottolineato Gobbi. «Il sentiero permette di comprendere i molti temi che ruotano attorno al fiume: dalla sicurezza idraulica allo sfruttamento delle acque, fino alla gestione del territorio». I lavori di genio civile sono stati collaudati nel 2025, mentre gli ultimi interventi forestali e le opere di finitura si concluderanno entro la fine del 2026.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 31 maggio 2026 de Il Mattino della domenica

 

Con l’iniziativa 10 milioni Svizzera paradiso della mafia?

Con l’iniziativa 10 milioni Svizzera paradiso della mafia?

Il ministro replica alla sua collega di Nidvaldo che ha lanciato l’allarme: un sì metterebbe a rischio la cooperazione internazionale e accordi come Schengen e Dublino, che garantiscono sicurezza e stabilità

Consigliere di Stato Norman Gobbi, la sua collega centrista di Nidvaldo, Karin Kayser-Frutschi, presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia, ha lanciato l’allarme: intervistata giovedì dal Blick, ha affermato che, se l’iniziativa dei 10 milioni venisse accettata il 14 giugno, la sicurezza del nostro Paese sarebbe in pericolo. Secondo la sua collega, la pressione sulla libera circolazione delle persone e sulle relazioni bilaterali sarebbe immediatamente enorme, mettendo a rischio la cooperazione internazionale e accordi come Schengen e Dublino, che garantiscono sicurezza e stabilità alla Svizzera. E il nostro Paese rischierebbe addirittura di diventare un paradiso della criminalità organizzata e della mafia. Si tratta di allarmismo eccessivo? Di catastrofismo?
“La sicurezza della Svizzera non dipende esclusivamente da Schengen o da Dublino, ma anche dalla capacità del nostro Paese di controllare chi entra e di gestire i flussi migratori in modo sostenibile. In Ticino questa realtà la conosciamo bene. Da anni siamo confrontati con una pressione migratoria e frontaliera che altri Cantoni osservano soltanto da lontano. Proprio per questo il Consiglio di Stato ha introdotto oltre dieci anni fa l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per i permessi B e G. Una misura lungimirante, la cui utilità si è confermata anche recentemente, penso ai fatti di Roveredo. La cooperazione internazionale di polizia è importante e nessuno la mette in discussione. Ma sostenere che un “sì” alle urne trasformerebbe automaticamente la Svizzera in un paradiso per la criminalità organizzata mi sembra una lettura poco equilibrata. La Svizzera ha sempre saputo difendere i propri interessi negoziando accordi pragmatici con l’Europa.
Credo che si debbano evitare sia l’allarmismo sia la banalizzazione del tema. L’iniziativa pone una questione politica reale: fino a che punto la crescita incontrollata della popolazione è compatibile con la qualità di vita e con la sicurezza interna del Paese. Ignorare queste preoccupazioni significherebbe non ascoltare una parte importante della popolazione”.

Per quanto riguarda gli asilanti, che rappresentano soltanto il 14% dei flussi migratori, Kayser-Frutschi ha osservato che senza l’Accordo di Dublino la Svizzera sarebbe l’unico Paese europeo in cui si potrebbe ancora presentare domanda di asilo dopo che la richiesta è stata respinta altrove: “Diventeremmo un Paese di ultima istanza. Ci sarebbero molte più domande. Esattamente ciò che vogliamo evitare”. Lei cosa risponde?
“È vero che il settore dell’asilo rappresenta soltanto una parte dei flussi migratori complessivi, ma è altrettanto vero che negli ultimi anni Cantoni e Comuni hanno dovuto affrontare difficoltà crescenti nella gestione dell’accoglienza, dei costi e della sicurezza legata a determinate situazioni problematiche. Sul sistema Dublino va inoltre detto che già oggi presenta limiti evidenti. Molti Stati europei non applicano le regole in modo uniforme e la Svizzera si trova spesso confrontata con procedure lunghe e complesse sul piano dei rimpatri. Nessuno auspica l’isolamento della Svizzera, ma è legittimo chiedere che il nostro Paese disponga di un maggiore margine di manovra nella gestione della politica migratoria e dell’asilo. Personalmente ritengo che occorra innanzitutto accelerare le procedure. Chi fugge realmente da guerre e persecuzioni deve ottenere rapidamente una risposta e una protezione adeguata. Per contro, chi presenta domande manifestamente infondate dovrebbe essere ospitato in strutture a regime controllato, evitando lunghe e costose permanenze sul territorio nazionale in attesa di decisioni definitive. Diversi Paesi europei, tra cui Danimarca e Paesi Bassi, stanno adottando approcci più severi nei confronti di chi utilizza impropriamente il sistema dell’asilo. È una riflessione che anche la Svizzera dovrebbe avere il coraggio di affrontare. Non condivido quindi l’idea che la Svizzera diventerebbe automaticamente un “Paese di ultima istanza”. Molto dipenderà dagli accordi che il Consiglio federale saprà negoziare e dalla volontà politica di difendere gli interessi svizzeri”.

Immaginiamo che abbiate discusso della questione in seno alla Conferenza dei direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. Qual è la posizione dominante? Le preoccupazioni della signora Kayser-Frutschi sono condivise dalla maggioranza dei vostri colleghi?
In seno alla Conferenza dei direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia esistono sensibilità differenti, come è normale in un organo che riunisce rappresentanti di Cantoni confrontati con realtà molto diverse tra loro.Alcuni colleghi condividono le preoccupazioni espresse dalla presidente Kayser-Frutschi; altri ritengono invece che il tema della crescita demografica e della pressione migratoria debba essere affrontato con maggiore determinazione. Non esiste una posizione unanime. Vi è certamente consenso sull’importanza della cooperazione internazionale in materia di sicurezza e sulla necessità di mantenere strumenti efficaci di collaborazione tra le autorità. Allo stesso tempo, però, diversi Cantoni subiscono più di altri le conseguenze dell’aumento della popolazione, della pressione migratoria e dei costi che ne derivano. Il Ticino vive una situazione particolare: è il primo Cantone a confrontarsi con le dinamiche legate ai movimenti transfrontalieri di persone e alle loro conseguenze sul territorio, sul mercato del lavoro, sulla mobilità e sulla sicurezza. Per questo motivo guardiamo a questi temi con una sensibilità specifica, maturata attraverso l’esperienza concreta e non per ragioni ideologiche. Il dibattito deve quindi rimanere pragmatico e ancorato alla realtà. Ignorare le preoccupazioni dei territori più esposti significherebbe non comprendere una parte importante delle sfide che attendono la Svizzera nei prossimi anni”.

Intervista pubblicata su Liberatv.ch

https://www.liberatv.ch/news/politica-e-potere/1929237/con-l-iniziativa-10-milioni-svizzera-paradiso-della-mafia-tre-domande-a-norman-gobbi

Sistemazione del fiume Ticino e inaugurazione del sentiero tematico

Sistemazione del fiume Ticino e inaugurazione del sentiero tematico

Comunicato stampa

ll Dipartimento del territorio (DT), in collaborazione con il Consorzio manutenzione Alta Leventina (CMAL) e Ritom SA, comunica che sono stati presentati questa mattina i lavori di rivitalizzazione e sistemazione idraulica del fiume Ticino in Alta Leventina. L’evento, svoltosi nella splendida cornice dei laghetti Audan ad Ambrì, ha visto la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del Presidente del CMAL Valerio Jelmini, del Direttore della Ritom SA Lucas Dürr e del capo dell’Ufficio dei corsi d’acqua del DT Laurent Filippini, nonché di diversi ospiti e cittadini. Nel contesto dell’evento è stato inoltre inaugurato il sentiero tematico “lungo il fiume”, che si snoda da Airolo a Rodi.

Il progetto è nato nel 2015 parallelamente al rinnovo della concessione per lo sfruttamento delle acque del Ritom, che prevedeva l’adozione di misure compensative a favore dell’ambiente. Il DT ha proposto di ampliare le sistemazioni del fiume Ticino per l’intera tratta tra Airolo e Rodi, affidandone committenza e coordinamento al Consorzio manutenzione Alta Leventina, che ha integrato anche opere di protezione contro le piene.
Gli interventi – suddivisi nei comparti di Airolo – Stalvedro, Piotta e Audan – Varenzo – Rodi, miravano a due obiettivi principali: da un lato il mantenimento e l’adeguamento degli argini al fine di aumentare la sicurezza delle zone edificabili; dall’altro la restituzione al fiume di parte dello spazio originariamente a esso destinato, tenendo conto degli aspetti naturalistici e paesaggistici, migliorando la qualità dell’habitat acquatico.
Per il raggiungimento di tali obiettivi, oltre alla realizzazione del bacino di demodulazione da 100’000 m³ – costruito da Ritom SA nell’ambito della nuova centrale a Piotta e destinato a regolare i deflussi della centrale nel fiume – il Consorzio ha realizzato lungo l’intero tratto del Ticino, da Airolo a Rodi, una serie di opere di rivitalizzazione e di premunizione.
Per informare e sensibilizzare la popolazione, il CMAL ha promosso e realizzato il sentiero tematico “lungo il fiume”, che si sviluppa da Airolo a Rodi lungo l’argine del Ticino. Lungo il percorso sono stati installati pannelli informativi che illustrano gli interventi realizzati e il loro significato in relazione allo sviluppo naturale del fiume e alle sue interazioni con il bosco e la fauna acquatica. Le postazioni tematiche sono 11, oltre a un pannello generale situato presso la centrale del Ritom.
Gli interventi sono iniziati nel 2023 e nel corso del 2025 sono stati collaudati i lavori del genio civile. Attualmente sono in corso gli ultimi lavori forestali e alcune opere di finitura, che si concluderanno entro la fine del 2026. Per i successivi cinque anni saranno inoltre necessari interventi di gestione del verde, in particolare per la manutenzione delle piantagioni e la lotta alle neofite invasive.
Il costo complessivo degli interventi si aggirerà attorno gli 8 milioni di franchi, finanziati da Cantone, Confederazione, CMAL e Ritom SA secondo una chiave di riparto prestabilita.

Blocco dei ristorni: la posizione della Lombardia

Blocco dei ristorni: la posizione della Lombardia

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3778255

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Il dialogo prosegue, le posizioni sui ristorni non cambiano
È il bilancio di uno dei temi sul piatto della comunità di lavoro che riunisce il Ticino e le province di Varese, Lecco, Como, Novara e Verbano Cusio-Ossola.

I rapporti tra Svizzera e Italia, e soprattutto a ridosso della frontiera, non sono stati semplici negli ultimi mesi. D’altra parte, le discussioni non si fermano. Ieri mattina la Comunità di lavoro Regio Insubrica si è riunita a Mezzana. Diversi i temi sul tavolo, tra blocco dei ristorni, infrastruttura e grandi predatori.
 
Il possibile blocco dei ristorni ai frontalieri
«Quella che viene definita ‘tassa’ per noi è un’imposta»,  spiega il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Questo è un elemento di carattere tecnico-giuridico che ha un effetto politico. Per noi si tratta di chiarire questa divergenza di opinioni che abbiamo con Berna, ma anche con la regione Lombardia. Si tratta però anche di difendere gli interessi del Canton Ticino, e questo è il compito del Consiglio di Stato. Difendere il Ticino e le finanze ticinesi». Una visione ancora opposta a quella di parte lombarda: «Per noi non è una tassa, è un contributo», replica il presidente di Regio Insubrica e assessore della regione Lombardia Massimo Sertori. «Da questo punto di vista ci sono visioni giuridicamente diverse tra Italia, e Ticino in particolare. Vedremo dove approderanno queste situazioni. Detto questo i provvedimenti attuativi noi li faremo a settembre – ricordando che è una norma italiana, e noi siamo tenuti a rispettare le norme italiane». Da parte del Piemonte, che aveva deciso di non introdurre la misura decisa da Roma, c’è prudenza: «Quello che contesto io ai funzionari romani è ‘dovevate dirlo tre anni fa’, a lato della modifica dell’accordo, perché farlo dopo che ci si è accorti che manca questa contribuzione è una manovra tutta italiana. Rispetto, da federalista convinto, le scelte di regione Lombardia. Del resto loro hanno numeri ben diversi dai nostri, hanno 80’000 frontalieri, noi 7-8’000. Però quello che va tutelato sono i rapporti tra i paesi e i ristorni dei frontalieri», conclude il sottosegretario alla presidenza di regione Piemonte Alberto Preioni.
 
Infrastrutture, territorio e collaborazione
La questione della tassa – o imposta – sulla salute dei frontalieri, a seconda delle interpretazioni, non era l’unico tema sul tavolo di Regio Insubrica. A Mezzana si è parlato anche di territorio, tra gestione delle acque lacustri e regolamento dei grandi predatori. Per quest’ultimo tema, nello specifico, c’è una lettera ai rispettivi ministeri e dipartimenti per istituire un tavolo di lavoro. «Ad oggi c’è un disallineamento tra norme svizzere ed europee-italiane, in particolar modo per i lupi ibridi, che sono protetti in Italia, mentre in Svizzera possono essere abbattuti con meno formalità», illustra Norman Gobbi. Non solo però: a Mezzana si è parlato anche di infrastrutture. Più precisamente del potenziamento di AlpTransit sull’asse nord-sud, tema che verrà anch’esso portato di fronte ai rispettivi governi. Tutte questioni per cui Regio Insubrica non vuole rinunciare alla collaborazione, nonostante le difficoltà che hanno caratterizzato i rapporti tra Svizzera e Italia di recente.

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-dialogo-prosegue-le-posizioni-sui-ristorni-non-cambiano-434521

Servizio civile e sicurezza: una scelta di responsabilità

Servizio civile e sicurezza: una scelta di responsabilità

Il 14 giugno voteremo sulla modifica della legge federale sul servizio civile. Una scelta concreta, che tocca direttamente la sicurezza del nostro Paese e la coerenza con quanto previsto dalla nostra Costituzione. Per comprenderne la portata, vale la pena fare un passo indietro e contestualizzare il tema. Gli elementi emersi dallo studio “Sicurezza 2026”, recentemente pubblicato dal Politecnico federale di Zurigo, offrono spunti significativi. Sebbene la Svizzera continui a essere percepita complessivamente come un Paese sicuro, il senso di sicurezza della popolazione ha raggiunto il livello più basso degli ultimi vent’anni. Cittadine e cittadini guardano con maggiore pessimismo alla situazione politica mondiale e al futuro del nostro Paese. Parallelamente cresce il sostegno a un esercito forte, mentre diminuisce la quota di chi auspica l’abolizione dell’obbligo di prestare servizio militare.

Dietro questi dati emerge una realtà chiara. Per decenni abbiamo dato per scontato che la Svizzera fosse un angolo d’Europa al riparo dalle tensioni geopolitiche e dai conflitti armati. La difesa è stata spesso considerata soprattutto una voce di spesa da contenere e ottimizzare. Oggi non è più così. Quanto accade a poche centinaia di chilometri da noi non ci lascia indifferenti. Le immagini provenienti dai fronti di guerra entrano quotidianamente nei nostri smartphone attraverso i media e i social network. La minaccia – sempre più ibrida, diffusa e imprevedibile – è diventata progressivamente più concreta anche nell’immaginario collettivo. Le cittadine e i cittadini svizzeri si sentono meno al sicuro rispetto al passato. È un dato misurabile, non una semplice impressione. E la tendenza è chiara: ci rendiamo conto dell’importanza dell’esercito proprio quando la percezione del rischio aumenta e il pericolo si avvicina. È in questi momenti che l’esercito torna improvvisamente a essere percepito come indispensabile.

La votazione del 14 giugno si inserisce in un dibattito più ampio sulla sicurezza del nostro Paese. Una sicurezza che non può essere improvvisata nel momento del bisogno, ma che va costruita con continuità, lungimiranza e pazienza. Per riuscirci servono risorse, non solo finanziarie e tecniche, ma soprattutto umane. La nostra Costituzione è chiara: il servizio militare rappresenta la regola, mentre il servizio civile costituisce un’eccezione prevista per chi non riesce a conciliare il servizio militare con la propria coscienza. La modifica proposta non abolisce il servizio civile e non mette in discussione il diritto all’obiezione di coscienza. Introduce invece misure mirate per limitare gli abusi e garantire all’esercito le risorse necessarie per adempiere ai propri compiti.

È una modifica che merita sostegno, non per ragioni ideologiche, ma per senso di responsabilità. Un Paese che vuole restare libero deve essere disposto anche a difendersi. E per difendersi servono persone formate, motivate e competenti, non soltanto intenzioni o proclami. È una responsabilità collettiva. Il voto del 14 giugno rappresenta l’occasione per affermarlo con chiarezza.

Opinione di Norman Gobbi pubblicata nell’edizione di venerdì 29 maggio 2026 del Corriere del Ticino

Regio Insubrica: riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo

Regio Insubrica: riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo

Comunicato stampa della Regio Insubrica (28.05.2026)

Si sono tenute questa mattina presso la sede della Regio Insubrica a Mezzana le riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Comunità di Lavoro Regio Insubrica, alle quali hanno partecipato l’Assessore di Regione Lombardia e Presidente della Regio Insubrica, Massimo Sertori, il Consigliere di Stato del Cantone Ticino Norman Gobbi, il Sottosegretario alla Presidenza di Regione Piemonte, Alberto Preioni, nonché i Presidenti delle Province di Como, Varese e Verbano Cusio Ossola.

Durante i lavori si è provveduto ad un aggiornamento su diversi temi di particolare attualità e rilevanza per il territorio di riferimento, quali la mobilità transfrontaliera, le questioni relative alla fiscalità dei lavoratori frontalieri e il Programma di Cooperazione Italia-Svizzera Interreg, con l’aggiornamento sull’attuale programmazione 2021-2027 e un focus sulla prossima relativa al periodo 2028-2034.

Per quanto attiene alla mobilità, si saluta favorevolmente l’avvio dell’iter di ratifica da parte del Parlamento italiano dell’Accordo bilaterale sul cabotaggio per il trasporto pubblico transfrontaliero su gomma, firmato tra i Governi di Italia e Svizzera nel mese di ottobre 2024, volto a sostenere una maggiore cooperazione tra Piemonte, Lombardia e Cantone Ticino nella direzione di una mobilità pubblica più sostenibile e integrata.

Riguardo alla circolazione ferroviaria, il Cantone e le Regioni rinnovano l’auspicio che la pianificazione strategica consenta il raggiungimento degli obiettivi indicati dal Memorandum of Understanding (MoU) firmato nel 2023 tra Svizzera e Italia, concernente la cooperazione bilaterale nella realizzazione delle opere di potenziamento delle infrastrutture ferroviarie e dei servizi di trasporto ferroviario entro il 2035.

Nell’ambito delle tematiche ambientali, affrontate a livello tecnico dai gruppi di lavori che si riuniscono regolarmente, riguardo al declassamento del grado di protezione della specie lupo a livello della Convenzione di Berna da “strettamente protetto” a “protetto”, l’Ufficio Presidenziale, rivolgendosi formalmente per iscritto ai rispettivi ministeri dell’ambiente, auspica un coordinamento a livello statale e ritiene necessario includere le Regioni e i Cantoni di frontiera interessati, in particolare per condividere le esperienze in merito ai metodi di contrasto adottati e le azioni su individui ibridi cane-lupo, tutelando allo stesso tempo l’ambiente e la biodiversità.

L’Ufficio Presidenziale ha altresì dato preavviso favorevole al Conto Consuntivo 2025 e ai Preventivi 2026-2027 e valutato le domande di patrocinio e contributo dei progetti di terzi portati all’attenzione della Regio Insubrica, patrocinando e finanziando nove progetti in ambito culturale, artistico, sportivo e turistico.

L’Assemblea generale 2026 si terrà il 24 settembre a Domodossola, presso il Collegio Rosmini, dove avrà luogo, nell’ambito della ricorrente annuale rotazione, il passaggio di Presidenza per l’anno 2026-2027, da Regione Lombardia a Regione Piemonte.

Studio dell’Aggregazione tra Bedano, Cadempino, Gravesano e Lamone

Studio dell’Aggregazione tra Bedano, Cadempino, Gravesano e Lamone

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione presentata dai Municipi di Bedano, Cadempino, Gravesano e Lamone, istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i quattro comuni.

Dando seguito alle istanze per l’avvio di uno studio di aggregazione formulate ai primi di maggio 2026 dai Municipi di Bedano, Cadempino, Gravesano e Lamone, il Consiglio di Stato ha nominato l’apposita Commissione di studio incaricata di allestire la proposta di Comune aggregato.  

L’iniziativa promossa dai quattro Comuni si inserisce nell’approccio cantonale che predilige le iniziative provenienti dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza. La proposta coinvolge Comuni confinanti che, pur non appartenendo al medesimo comprensorio definito nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), presentano molteplici collegamenti e interrelazioni. Il PCA stesso prevede che possano essere avviati progetti aggregativi promossi dalle collettività locali anche qualora divergenti dagli scenari proposti, posto che non ne derivino conseguenze determinanti sull’impostazione complessiva della pianificazione e sull’insieme degli scenari, ciò che è il caso per il progetto di Bedano, Cadempino, Gravesano e Lamone. L’istanza è stata pertanto accolta e il PCA potrà essere adattato una volta che l’aggregazione dovesse concretizzarsi  

La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

  • per il Comune di Bedano: Dario Fraschina (Sindaco) e Daniele Cairoli (Vicesindaco);
  • per il Comune di Cadempino: Tom Cantamessi (Sindaco) e Juri Bonizzi (Vicesindaco);
  • per il Comune di Gravesano: Maurizio Anghileri (Sindaco) e Tiziano Cremona (Vicesindaco);
  • per il Comune di Lamone: Daniele Franzoni (Sindaco) e Matilde Ribolzi (Municipale).   

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

Piscine e fiumi presi d’assalto, “l’autoresponsabilità è fondamentale

Piscine e fiumi presi d’assalto, “l’autoresponsabilità è fondamentale

Con il ritorno del caldo aumentano i bagnanti nella Svizzera italiana, mentre i responsabili mettono in guardia da distrazioni e comportamenti pericolosi

Con l’arrivo del caldo, le piscine e i corsi d’acqua nella Svizzera italiana sono stati presi d’assalto. L’estate, però, porta anche rischi di incidenti e infortuni e proprio per questo, a inizio stagione, la sicurezza è la priorità degli addetti ai lavori.
Al lido di Lugano, ad esempio, le misure di sicurezza sono state potenziate, ma Gianfranco Salvati, responsabile dei centri balneari della Città di Lugano, ha ribadito anche l’importanza della responsabilità dei bagnanti. “L’autoresponsabilità è fondamentale in una struttura pubblica dove ci sono dei pericoli come le vasche dei tuffi e quelle profonde. Chiediamo ai genitori, soprattutto di minori, di prestare maggiore attenzione”, ha raccontato alle telecamere del Quotidiano.
Un’attenzione verso i più piccoli, che va mantenuta molto alta anche in aree naturali, come laghi o fiumi. “Un problema sono i genitori che, invece di guardare i bambini, guardano il telefonino. Bisogna pensare che la prudenza non fa rovinare il divertimento ma, anzi, permette di godersi l’estate in tutta tranquillità”, ha spiegato Anna Nizzola, presidente della commissione acque sicure.
Un altro aspetto, è legato alla conoscenza dei luoghi e ai suoi pericoli. Soprattutto per chi arriva come turista. “Abbiamo un problema di persone che si tuffano per fare un video bello o foto d’effetto e fanno cose che sono oltre le loro capacità”, ha continuato Nizzola.
Per la commissione acque sicure, è molto importante quindi raggiungere i visitatori con campagne informative prima che arrivino in Ticino, per renderli consapevoli della forza delle correnti nei fiumi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Piscine-e-fiumi-presi-d%E2%80%99assalto-%E2%80%9Cl%E2%80%99autoresponsabilit%C3%A0-%C3%A8-fondamentale%E2%80%9D–3765388.html

Statuti S in B?:  “Il Ticino non è un bancomat”

Statuti S in B?: “Il Ticino non è un bancomat”

Rifugiati ucraini e politica d’asilo, la trasformazione in statuto B peserà milioni

Il futuro dello statuto S per i profughi ucraini rischia di diventare un boccone amaro da ingoiare per tutti i Cantoni. La Legge federale sull’asilo prevede infatti che, se dopo cinque anni il Consiglio federale non ha ancora abrogato lo statuto di protezione provvisoria, alle persone interessate venga rilasciato permesso B. Un cambiamento che scaricherebbe sui Cantoni costi ingenti come sottolinea il Consigliere di Stato e Direttore del DI Norman Gobbi: “Questo passaggio automatico avrebbe ricadute milionarie sulle casse cantonali. L’aiuto sociale, infatti, non verrebbe più finanziato dalla Confederazione come avviene oggi per lo statuto S. L’onere nei confronti dei titolari di un permesso B ricadrebbe su Cantoni e in parte sui Comuni”.
Nove mesi per cambiare rotta La questione è destinata a diventare concreta già a marzo 2027, quando saranno passati cinque anni dal rilascio dei primi permessi S. Secondo le stime federali il cambiamento coinvolgerebbe fino a 47 mila persone in Svizzera che dal prossimo anno riceverebbero un permesso di soggiorno B. In Ticino, già nel corso del 2027, 1’700 beneficiari accederebbero automaticamente al regime ordinario dell’assistenza sociale applicato ai residenti. Per il periodo 2027-2032 si stima una spesa di ulteriori 330 milioni di franchi per il nostro Cantone. “Non possiamo accettare che uno statuto nato come misura temporanea produca automaticamente gli effetti di un soggiorno durevole a carico dei Cantoni e dei contribuenti” commenta il Consigliere di Stato.

Autonomia finanziaria come condizione
Il contesto internazionale non lascia prevedere a medio termine una diminuzione del numero di persone provenienti dall’Ucraina in cerca di protezione. La prospettiva del cambiamento ha già acceso il dibattito. Negli scorsi giorni è arrivata la dura presa di posizione dei Cantoni della Svizzera centrale attraverso la Conferenza dei direttori e delle direttrici degli affari sociali. Per Gobbi la soluzione più ragionevole, sia a livello finanziario sia dal profilo politico e operazionale, sarebbe quella di concedere lo statuto B alle persone indipendenti dall’aiuto sociale, con un esame approfondito dei presupposti attualmente in vigore per il caso di rigore. Secondo il Direttore del DI, un soggiorno stabile dovrebbe essere riservato a chi ha raggiunto una reale integrazione e soprattutto l’autonomia finanziaria. “ Il principio deve restare semplice: chi ottiene un permesso durevole deve dimostrare di non vivere a carico della collettività”.

Cambio di rotta
Il Ticino aveva già sollevato la questione durante l’analisi della Strategia in materia d’asilo 2027. Il Consiglio di Stato aveva infatti chiesto che la futura strategia d’asilo riconoscesse maggiormente la specificità dei Cantoni di frontiera e introducesse regole più sostenibili anche sul futuro dello statuto S. Nulla è ancora deciso, Berna ha infatti ancora margine di manovra: “Un cambio di rotta è importante”, conclude Norman Gobbi. “Senza correttivi federali, il rischio è che la Confederazione continui a decidere trattando Cantoni e Comuni come dei bancomat a favore di cittadini stranieri”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 24 maggio 2026 de Il Mattino della domenica