“Basta spirito distruttivo, le medaglie si guadagnano sul campo”

“Basta spirito distruttivo, le medaglie si guadagnano sul campo”

Mancano poche ore alla fine del 2025. Un anno che, politicamente parlando, verrà forse ricordato come quello del doppio “sì” alle iniziative sulle casse malati. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con il Presidente del Governo Norman Gobbi.
“Comunichiamo unicamente i fatti eccezionali, ma i servizi che funzionano quotidianamente, erogati da Pedrinate a Bedretto, troppo spesso li diamo per scontati”. Così si è espresso ai microfoni di Ticinonews il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, in una lunga intervista a tutto campo sull’anno che sta per concludersi. 
 
Spesso anche noi media raccontiamo soprattutto di quando ci sono rapporti tesi tra i livelli istituzionali. Lei in questi mesi ha percepito la stessa ostilità?
“Le ostilità ci sono, ma si è capaci di scindere il tema dalla relazione istituzionale, proprio perché siamo obbligati a lavorare assieme nell’interesse dei nostri concittadini, delle nostre aziende e del nostro territorio”.
Questa dimensione di scontro/confronto c’è anche nelle riunioni dell’Esecutivo?
“Fortunatamente rimangono all’interno della sala. Chi parla di ‘Mulino bianco’, quindi di un esecutivo che cerca di andare d’accordo su tutto, forse non è di mentalità elvetica, proprio perché la collegialità è un principio del governo in Svizzera. Siamo eletti ognuno su liste diverse, ma siamo costretti a lavorare assieme nell’interesse del bene comune”.
 
Il Governo ha dimostrato molta compattezza, ad esempio, quando si è trattato di difendere l’occupazione in Ticino, penso soprattutto a FFS Cargo…
“Su questo tema il Consiglio di Stato si è posizionato in maniera chiara, perché per noi è importante difendere i posti di lavoro qualificati a sud del Gottardo. È questo il nostro obiettivo principale che, mi pare di capire, non è stato molto compreso dalla direzione generale di FFS”.
 
È frustrante a volte essere presidente di un esecutivo cantonale, vista questa situazione con Berna?
“Uno degli obiettivi per il 2026 è di aumentare ulteriormente la consapevolezza di che cos’è il Canton Ticino. Guardando le cifre da Berna, si vede una regione che genera un buon numero di imposte federali dirette e quindi si potrebbe immaginare che da noi c’è un grande benessere. Ma se osserviamo i salari mediani, sono ben inferiori rispetto alla media nazionale. Il rischio di avere una mancanza di coesione sociale al nostro interno a causa di una maggiore difficoltà economica deve essere capito da Berna”.
 
Passiamo al tema dell’”arrocchino”. Alla fine avete ottenuto un compromesso. Come sono andati questi mesi? 
“L’auspicio era di poter fare un cambio completo dei Dipartimenti, che avrebbe permesso di dare maggiori impulsi. La soluzione adottata, con un cambio parziale, ha comunque permesso di infondere nuovi stimoli utili a migliorare l’operatività”.
 
E a chi dice che siete un Governo stanco, cosa risponde?
“Percepisco questa connotazione come uno spirito distruttivo, proprio perché per emergere si ha bisogno di abbassare gli altri. Io credo invece che ognuno debba guadagnarsi le medaglie sul campo”.
 
Per concludere, la Gestione ha deciso di chiedere al Parlamento l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul cosiddetto “caso Hospita”. Condivide questa scelta?
“Il Parlamento è sovrano di fare ciò che vuole. Dall’altra parte, però, qui si vuole anche intervenire su aspetti che esulano dall’amministrazione dello Stato. Credo sia questo il ghiaccio sottile su cui la Cpi rischia di camminare”.
 
E Norman Gobbi come la vive?
“Tranquillamente. Non è la prima Cpi che vivo, anche da membro del Governo. Sono davvero molto tranquillo, proprio perché ciò che ho fatto, l’ho fatto nell’ambito del mio ruolo di coordinatore e non di consigliere di Stato”.
 
 
“Il sistema funziona, ma il Ticino chiede aiuto”

“Il sistema funziona, ma il Ticino chiede aiuto”

In occasione della fine dell’anno, il presidente del Consiglio di Stato ticinese fa il bilancio del suo terzo mandato: sfide, critiche, priorità future e il peso delle iniziative sulle casse malati

Il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi è al suo terzo mandato. Nella chiacchierata di fine anno con Nicola Lüönd ai microfoni di SEIDISERA della RSI, Gobbi si è espresso su vari temi: da quelli legati all’applicazione delle due iniziative sui premi delle casse malati accolte in votazione a fine settembre, a quelli più personali, come l’”arrocchino” in casa Lega e il caso Hospita.

Qual è il suo principale motivo d’orgoglio e quale invece il motivo di cui non va granché fiero?
“Ogni presidenza ha la sua particolarità: la prima è stata una scoperta, la seconda è stata contraddistinta dal Covid e questa dalle sfide affrontate come Governo. Sfide che sono sempre più complicate e che devono rispondere a una società che evolve e che ha bisogno di reti di protezione. Spesso diamo per scontato che la quotidianità sia garantita. Credo, quindi, che il primo grande successo sia che il sistema funziona, nonostante tutte le discussioni, tutte le preoccupazioni: il trasporto pubblico va, le scuole vengono garantite, ci prendiamo cura dei nostri anziani, l’economia gira e il Ticino è un paese sicuro”.

Questo per quanto riguarda le vittorie, per quanto riguarda le sconfitte?
“Talvolta comunichiamo troppo poco questa quotidianità perché è quella che fa stare in piedi il Paese. Lo fa funzionare e permette di garantire benessere, nonostante le sfide. Le sfide che sono però state lanciate con un grido d’allarme e di aiuto dai ticinesi il 28 settembre rappresentano quelle più importanti davanti a noi. Non l’ho vista come una sconfitta ma come, appunto, un grido d’aiuto che i ticinesi hanno lanciato al mondo politico ticinese”.

Tra gli obiettivi e le priorità che lei ha segnalato ad aprile, all’inizio del suo nuovo mandato presidenziale, c’era anche quello di migliorare, ad esempio, i rapporti fra Comuni e Governo. “Ticino 2020” è in fase di ridefinizione completa. Ci sono i sindaci delle maggiori Città che chiedono di non essere sovraccaricati di oneri ulteriori. In questo senso, i suoi primi otto mesi non hanno raccolto quello che lei pensava di raccogliere?
“È un percorso che stiamo facendo insieme, passato anche attraverso il raggiungimento di un Ticino a 100 Comuni questa primavera. Dall’altra parte, però, in parallelo stiamo dialogando con i Comuni per capire come meglio strutturare il rapporto tra Cantone e Comuni, nell’ottica di essere più rapidi nel rispondere a un mondo che va sempre più veloce”.

Prima lei ha detto che fondamentalmente “dovremmo comunicare meglio”. Ma comunicare attraverso, ad esempio, “Il Mattino della Domenica” è un modello, secondo lei? Perché è quello che è successo sia con l’”arrocchino”, sia quando si è trattato di portare le prime soluzioni circa le due iniziative sulle casse malati e la loro applicazione.
“Talvolta, quando si palleggia troppo, bisogna tirare un gol. Ogni tanto bisogna tirare un gol con qualche guizzo, anche non dal punto di vista protocollare corretto. Questo nell’ottica di dare dinamica a un gioco che troppo spesso viene ingessato”.

Che tipo di reazioni ha avuto anche, magari, dai colleghi su queste uscite che si sono ripetute la domenica?
“Sono reazioni sul momento, ma che poi si spengono lì, fortunatamente. Alla fine, quel che conta è il lavoro che si fa insieme. Succede troppo spesso, in questo cantone, che ci si concentri molto di più sulla forma che sul contenuto”.

Alcune disavventure che l’hanno vista coinvolta – il caso Hospita, l’”arrocchino” stesso, le code giudiziarie legate all’incidente automobilistico – non hanno rischiato di condurre il presidente del Consiglio di Stato a occuparsi meno del perno della politica, che sono i contenuti?
“Questo è stato un gioco tra i media e parte della politica, mi permetto di dire. Talvolta sono questioni che esulano dall’attività del Consiglio di Stato, talvolta riguardano una persona come cittadino privato e talvolta riguardano più, anche qui, la tempesta in un bicchiere. Si è voluto sottrarre tempo al Consiglio di Stato, incaricandolo di cose che nemmeno gli competevano. Se penso al caso Hospita, è stata la Lega – e in quel momento ero io coordinatore – a essere vittima di una situazione che nessuno aveva voluto”.

Quindi sono state delle tempeste in un bicchiere dal suo punto di vista?
“Sono state tempeste in un bicchiere, perché spesso in Ticino tutto diventa un caso politico. A volte ingigantiamo i problemi e ci concentriamo troppo poco su quelli veri, che dobbiamo affrontare insieme come mondo politico, come Consiglio di Stato, come Parlamento, come società civile. Penso alla necessità di recuperare il potere d’acquisto a favore delle famiglie ticinesi e dei ticinesi”.$

Guardiamo al futuro. Ha ancora quattro mesi come presidente: quali saranno le sue priorità? Faceva allusione all’applicazione di queste due iniziative che pesano come dei macigni anche per il loro peso finanziario. È davvero la sfida che attende lei e il Consiglio di Stato?
“Il Consiglio di Stato farà delle proposte, poi competerà al Gran Consiglio decidere se andranno bene. Saranno proposte che vogliamo costruire insieme nei primi mesi del 2026, nell’ottica di garantire una soluzione transitoria per il 2027. Poi, semmai, anche l’eventuale nuovo sistema, perché a fronte di nuove sfide ci vogliono anche nuove soluzioni, a mio modo di vedere. Questa decisione sarà frutto di un processo di condivisione e di costruzione. Ritengo che è poco sostenibile pensare che la soluzione che uscirà avrà solo un colore. Oggi ci vuole più capacità di compromesso”.

C’è il Governo, c’è il Parlamento e c’è la piazza. Lei apprezza molto andare fra la gente, avere il contatto. Percepisce un senso anche di frustrazione e un po’ di paura, frustrazione sociale, di irrequietezza che serpeggia fra la gente, proprio perché ha a che fare magari con una situazione salariale, il potere d’acquisto che sta, non dico, uscendo dai canoni del controllo, ma poco ci manca?
“C’è un malessere, questo sì. Ma c’è anche la comprensione sul fatto che non si può cambiare tutto da un giorno all’altro. Quindi c’è comprensione per quello che si sta cercando di fare con le risorse che abbiamo. Trovare delle soluzioni è un problema reale, quindi la perdita di potere d’acquisto è un impegno che ci siamo assunti. Dobbiamo però trovare la condivisione e la capacità di compromesso dalle parti coinvolte: pensare di portare una soluzione tout court che non tenga conto di un sistema globale, che è la garanzia di servizi di qualità sul nostro territorio da Bedretto a Pedrinate, e la necessità di garantire un equilibrio fiscale che al di là di tutto i ticinesi hanno chiesto, ma anche di non incidere troppo dal punto di vista fiscale”.

Norman Gobbi, per chiudere una qualche domanda con risposte telegrafiche. Le chiedo innanzitutto se siamo pronti anche per un quarto mandato presidenziale?
“Questo dipenderà prima di tutto dal popolo, ma il sottoscritto è sempre motivato. Lo abbiamo dimostrato anche mettendoci in gioco, cercando un cambio completo di dipartimenti”.

Lo ammetta: si sta meglio senza il doppio cappello di Consigliere di Stato e coordinatore della Lega?
“È meno complicato. In quel momento era importante garantire una guida al movimento”.

Ma lo rifarebbe?
“Sicuramente sì, perché la Lega senza una guida sarebbe stata una Lega ancora più in difficoltà e questo credo che sia quello che il movimento ha voluto evitare. Ed è stato evitato”.

Detto che ci sono dei sogni ticinesi, esistono ancora anche dei sogni bernesi nella sua testa?
“Davvero, in questo momento mi concentro sul Ticino e sul bene dei ticinesi”.

Lei ha spedito un biglietto d’auguri natalizio. Sull’albero stilizzato, nessuna boccia di Natale ma una bandiera rossocrociata. Proprio non riesce a rimanere senza.
“Se il Ticino ha scelto di essere libero e svizzero è perché davvero ci sentiamo liberi e svizzeri. Però dobbiamo sentirci anche svizzeri capiti: è questo uno dei compiti che mi sono assunto e che ci siamo assunti tutti in Consiglio di Stato”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Norman-Gobbi-%E2%80%9CIl-sistema-funziona-ma-il-Ticino-chiede-aiuto%E2%80%9D–3394230.html

Stagione invernale: Montagne sicure invita alla prudenza e alla preparazione

Stagione invernale: Montagne sicure invita alla prudenza e alla preparazione

Comunicato stampa

Con l’inizio della stagione invernale e il conseguente aumento delle attività ricreative in montagna, il progetto di prevenzione Montagne sicure, promosso dal Dipartimento delle istituzioni, richiama l’attenzione di residenti e turisti sull’importanza di frequentare l’ambiente alpino in modo consapevole e responsabile.  

La montagna in inverno offre numerose opportunità di svago e di contatto con la natura, ma comporta anche rischi specifici che richiedono un’adeguata preparazione e il rispetto di regole fondamentali.
La campagna Montagne sicure, con lo slogan Liberi e sicuri, sottolinea in particolare la necessità di valutare le condizioni meteorologiche e del manto nevoso, che in ambito alpino possono cambiare rapidamente anche nel corso della stessa giornata.  
Prima di intraprendere escursioni o attività fuori pista con sci o ciaspole, è quindi fondamentale informarsi sulle previsioni meteo e sul grado di pericolo valanghe. È altrettanto importante pianificare gli itinerari in base alle proprie capacità fisiche e tecniche e procedere con una valutazione realistica dei margini di sicurezza, così da prevenire situazioni di rischio.
Rimanendo sul tema del “fuori pista”, non va sottovalutato il ruolo del telefonino, strumento prezioso e talvolta determinante in situazioni di emergenza. Si ricorda l’importanza di utilizzare correttamente il dispositivo e di scaricare le principali App, tra cui sicuramente SLF White RiskMeteoSvizzera e Rega.
La prevenzione passa anche da un equipaggiamento adeguato: abbigliamento adatto alle condizioni climatiche, materiali in buono stato e dispositivi di sicurezza. Si raccomanda di evitare uscite in solitaria, di informare famigliari o amici su meta e orario di rientro e di rinunciare all’attività in caso di dubbi o condizioni sfavorevoli.  
Particolare attenzione va al rispetto della segnaletica, delle chiusure e delle indicazioni delle autorità competenti, così come a comportamenti rispettosi della fauna selvatica, particolarmente vulnerabile in inverno.
Negli ultimi anni si è registrato un aumento del numero di persone che frequentano la montagna anche nella stagione invernale. Tuttavia, ciò non ha comportato un incremento proporzionale di infortuni e incidenti gravi, che rimangono complessivamente sotto controllo.
La campagna si sviluppa in collaborazione con numerosi partner, attraverso attività multimediali e cartacee, corsi di formazione distribuiti durante l’anno con TicinoSentieri (“Escursionista consapevole”) e giornate pratiche con l’Associazione Guide Alpine Ticino (“Oltre la Traccia”, sensibilizzazione sui rischi invernali). La collaborazione con Ticinopass, abbonamento stagionale per l’accesso alle stazioni sciistiche del Cantone, promuove una fruizione sicura e responsabile della montagna.  
Come in passato, Montagne sicure offre momenti formativi presso l’Avalanche Training Center di Airolo Pesciüm, grazie al Gruppo Ricerche e Costatazioni della Polizia cantonale, e presso la Capanna Piansecco in Val Bedretto; le date saranno comunicate nel corso dell’inverno.  
La campagna del Dipartimento delle istituzioni prosegue con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sull’importanza di un approccio prudente e informato. Informarsi, prepararsi e saper rinunciare sono presupposti fondamentali per vivere l’inverno in montagna in modo sicuro e responsabile.
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito internet e sulle pagine Instagram e Facebook di Ticino sicuro. Materiale informativo, il libretto “Consigli per una montagna sicura”, oltre a due quadernetti per le scuole elementari possono essere richiesti scrivendo a di-montagnesicure@ti.ch.  

Designazione del Pretore supplente straordinario presso la Pretura penale

Designazione del Pretore supplente straordinario presso la Pretura penale

Comunicato stampa

Questa mattina, a Bellinzona, si è svolta la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi dell’avv. Giovanna Chiesi, designata dal Consiglio di Stato quale Pretore supplente straordinario della Pretura del Distretto di Riviera, nella misura del 50% attribuita alla Pretura penale. Una designazione che sgrava la Pretore di Riviera in seguito all’assunzione di quest’ultima della direzione di un importante progetto di trasformazione digitale della Giustizia ticinese.

Nella seduta dell’11 dicembre 2025, il Consiglio di Stato ha designato l’avv. Giovanna Chiesi quale Pretore supplente straordinario della Pretura del Distretto di Riviera, nella misura del 50% attribuita alla Pretura penale, sino al 31 maggio 2030, ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria.
La designazione si è resa necessaria vista la funzione assunta dal Pretore di Riviera, avv. Elisa Bianchi Roth, nella direzione del progetto per l’ammodernamento dell’applicativo informatico della gestione degli incarti denominato MyABI/Juris, che consentirà a tutte le Autorità giudiziarie ticinesi di interagire direttamente con la piattaforma justitia.swiss sviluppata nell’ambito del progetto nazionale “Justitia 4.0”. L’aggiornamento tecnico rientra tra gli indirizzi strategici definiti dal Governo a favore della Giustizia.
Nata nel 1987, l’avvocato Chiesi ha conseguito nel 2011 il Master di diritto all’Università di Friburgo, ottenendo successivamente nel 2014 il certificato di capacità di avvocato in Ticino. Negli ultimi dieci anni ha ricoperto il ruolo di Vice-cancelliera, in particolare presso la Pretura penale di Bellinzona e la Corte di appello e revisione penale, ambiti che le hanno consentito di sviluppare e consolidare il proprio percorso professionale.
Il Governo ringrazia l’avv. Chiesi per la disponibilità ad assumere temporaneamente la carica di Pretore supplente straordinario della Giurisdizione di Riviera e le formula i migliori auguri per il nuovo incarico.  

Presidenti a ruota libera

Presidenti a ruota libera

Ospiti di Gianni Righinetti nella puntata del 21 dicembre il presidente del Governo Norman Gobbi e il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann.

Ultima puntata del 2025 per «La domenica del Corriere». Tempo quindi di bilanci politici, al termine di un anno molto intenso e sferzato dalle polemiche e dai «casi». Con un occhio, evidentemente, rivolto al futuro. Il vicedirettore del CdT Gianni Righinetti ne ha dapprima parlato con Norman Gobbi, presidente del Governo, e poi con Fabio Schnellmann, presidente del Gran Consiglio. «È stato certamente un anno complicato, molto più complicato di quello che ci saremmo immaginati», ha ammesso il «ministro» leghista.
Gobbi ha sottolineato in particolare la difficoltà di dialogo tra Parlamento e Consiglio di Stato. Uno dei «casi» politici che hanno segnato il 2025 è senza dubbio stato il cosiddetto «arrocchino» fra Claudio Zali e lo stesso Gobbi, suggellato in luglio in valle Bedretto. «Il cambio parziale dei Dipartimenti ha sollevato più di una questione», ha detto il consigliere di Stato. «Ricordo che il Parlamento ha indetto una seduta straordinaria in agosto per discutere del nulla. È la dimostrazione che questo Cantone non sia in grado di misurare le cose. A volte siamo un po’ troppo autoreferenziali». Il presente, invece, racconta di un pesante battibecco nell’ultima seduta di Gran Consiglio tra Zali e l’UDC. «Il rapporto (tra il «ministro» e i democentristi, ndr) è ormai incancrenito», ha spiegato. «Dopo uno, due, tre, quattro colpi anche la pazienza può arrivare al limite. Questo non fa bene a un’eventuale alleanza. Un’alleanza che la Lega non ha mai negato perché vuole un’area di destra forte. Questa situazione ha però compromesso la situazione. Fine della possibile alleanza per il 2027, quindi? «Il coordinatore Daniele Piccaluga è sempre aperto e disponibile. Sarà l’UDC, credo, a dire eventualmente di no».

Nella seconda parte, spazio invece all’altro presidente, Fabio Schnellmann. Il primo cittadino del Cantone ha ricordato gli auspici espressi subito dopo la sua elezione, e cioè avere una convergenza tra partiti, Esecutivo e Legislativo. «Ancora oggi purtroppo si antepone l’interesse del partito a quello del Cantone», ha spiegato. «Giochi politici e non di sostanza, in una situazione difficile. Bisognerebbe trovare maggior dialogo». Per Schnellmann, dunque, c’è ancora tanto da fare. Ma qualcosa si sta muovendo. Il discorso si è quindi spostato sull’esperienza personale. È ancora possibile fare politica «di persona» o i social hanno spazzato via tutto? «Da maggio ad oggi ho presenziato a più di 100 eventi», ha raccontato. «La presenza del presidente del Gran Consiglio, in alcune zone del Ticino, è ancora molto apprezzata. Ed è bello che sia così». Guardando al futuro, Schnellmann ha quindi espresso un augurio per i cittadini. «Spero che tutti i ticinesi possano ritrovare tanta serenità. Non sempre nella vita va tutto bene, ma auguro a tutti di vedere la luce anche nei momenti di buio».      

https://www.ticinonews.ch/ticinonews-play/presidenti-a-ruota-libera-422971

(Immagine: CdT/Chiara Zocchetti)

Rete Tram-Treno, si parte: “Una mobilità più integrata”

Rete Tram-Treno, si parte: “Una mobilità più integrata”

Gobbi e Zali hanno difeso il credito supplementare plebiscitato dal Parlamento

Rete Tram – Treno del Luganese (RTTL): via libera del Parlamento al credito supplementare di 87,3 milioni di franchi relativo alla tappa prioritaria.
Finalmente si può avviare la fase realizzativa di un progetto fondamentale che collegherà il Malcantone e la Bassa Valle del Vedeggio al centro di Lugano.
Giovedì si è assistito a un largo sostegno da parte del Gran Consiglio a questo importante progetto; in sede di voto si è infatti sfiorata l’unanimità in termini di consensi. E in aula si è vista anche una Lega dei Ticinesi compatta come non la si vedeva da tempo, schierata con i suoi due Consiglieri di Stato che hanno difeso a spada tratta il progetto: il presidente del Governo e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali.
Sul tema a inizio settimana si era espresso anche il sindaco di Lugano Michele Foletti, fortemente preoccupato per un eventuale battuta d’arresto del dossier, dal momento in cui in relazione a questo progetto il principio era già stato approvato dal Parlamento.
Ora il Cantone Ticino, dopo un iter durato oltre 16 anni e 6 sessioni parlamentari dedicate a questo progetto, può finalmente accedere a un’opera viaria fondamentale, finanziata per quasi due terzi dalla Confederazione. La Rete Tram-Treno del Luganese entra così ufficialmente nella sua fase esecutiva. Il cantiere verrà infatti avviato tra poco più di un anno. La RTTL è uno dei progetti strategici del DT che, grazie ai tempi di percorrenza drasticamente ridotti e a una frequenza di collegamenti intensificata offrirà una valida alternativa per gli spostamenti in tutta la regione.

Norman Gobbi: “Guardiamo a una mobilità sempre più integrata”
“Prima dell’apertura, nel 2020, della Galleria di Base del Monte Ceneri, muoverci in Canton Ticino, spostandosi da un centro all’altro nel giro di dodici-quindici minuti era quasi inimmaginabile” – ha evidenziato il presidente del Consiglio di Stato e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi in occasione nel suo intervento in aula, aggiungendo che “questo è quello che succederà con l’apertura della Rete Tram – Treno del Luganese. Le opere di miglioramento, di minor impatto ambientale, di minor impatto sulla circolazione anche stradale e oltretutto di inserimento nell’ambito della rete urbana, rispettivamente con la rete di collegamento ferroviario nazionale – e penso in particolar modo con la stazione sotterranea di Lugano, rispettivamente con il pozzo di collegamento che unirà le due infrastrutture – sono dei grandissimi cambi di paradigma e soprattutto rappresentano un’integrazione moderna in una mobilità che è sempre più integrata oltre che sostenibile. Ed è uno degli sforzi che il DT sta compiendo da anni nell’ottica di sviluppare la rete di trasporto pubblico ma anche, sempre di più, di integrare i vari vettori.” Il Presidente del Consiglio di Stato ha successivamente ricordato che la Confederazione finanzia con quasi cinquecento milioni di franchi “un’opera interamente ticinese. Si tratta quindi di un riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto dai vari servizi del Dipartimento prima e da RTTL SA poi. Ciò significa che la qualità del lavoro svolto è stata riconosciuta.”
Norman Gobbi ha infine sottolineato che “questa infrastruttura darà avvio a un cantiere epocale che permetterà soprattutto di riunire il Luganese migliorando la mobilità, cambiando sì i paradigmi ma anche le nostre abitudini; un cambio di mentalità e anche di modalità di vivere la mobilità. Sicuramente sarà un passo per la sostenibilità e una maggior coesione del nostro territorio.”

Claudio Zali: “Il più grande progetto infrastrutturale promosso dal Cantone negli ultimi 100 anni”
Il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali nel corso del suo intervento ha evidenziato, riferendosi alla Rete Tram – Treno del Luganese, come si tratti del “più grande progetto infrastrutturale, in termini di costo d’investimento, promosso dal Cantone negli ultimi cento anni (e magari nell’intera storia del Canton Ticino), cruciale, atteso da decenni, per alleviare i problemi di mobilità della città di Lugano, di un’intera regione – il Malcantone – e la Bassa Valle del Vedeggio.”

Il progetto
La RTTL ambisce a ridefinire in modo importante l’intero agglomerato urbano. Un solo esempio quanto ai tempi di percorrenza: in soli sette minuti da Bioggio a Lugano. Essa prevede, oltre al mantenimento in esercizio della linea esistente tra Ponte Tresa e Bioggio, la creazione di due nuovi collegamenti, verso Manno-Suglio e verso il centro di Lugano, attraverso la realizzazione di una galleria di 2,2 chilometri che connetterà la piana del Vedeggio con la Stazione FFS di Lugano e il centro città. L’opera permetterà di dimezzare i tempi di percorrenza e porterà dunque a vivere il territorio in modo più efficace e sostenibile.

Le fasi salienti dal 2023 ad oggi
Conformemente alle esigenze espresse dall’Ufficio federale dei trasporti (UFT), per poter beneficiare del finanziamento del programma di sviluppo strategico dell’infrastruttura ferroviaria (PROSSIF), il 26 ottobre 2023 viene costituita la RTTL SA, società interamente di proprietà di Ferrovie Luganesi SA (FLP), per la realizzazione della tappa prioritaria del progetto RTTL. L’organizzazione di progetto (governance) della fase esecutiva è stabilita da un’apposita convenzione sottoscritta da Cantone, FLP e RTTL SA e prevede che quest’ultima assuma il ruolo di committente per l’esecuzione dell’opera. Tra i primi compiti di RTTL SA vi è quello di consolidare con la Confederazione la convenzione di attuazione PROSSIF. Ad inizio 2025, RTTL SA completa le verifiche sul preventivo e informa FLP, Cantone e Confederazione circa la necessità di un aggiornamento delle basi del finanziamento. In data 23 giugno 2025 l’UFT dà luce verde alla versione finale della Convenzione di attuazione, con la quale di fatto sancisce il definitivo via libera al finanziamento federale PROSSIF e garantisce che la Confederazione assumerà la propria quota parte del finanziamento del progetto. La Convenzione di attuazione viene sottoscritta da RTTL SA il 14 luglio 2025. Il 18 luglio 2025 l’UFT autorizza RTTL SA a procedere con la fase di realizzazione. RTTL SA ha nel frattempo già messo a concorso e aggiudicato importanti mandati per la progettazione esecutiva dell’opera. Il 27 agosto 2025, l’UFT approva in via definitiva, con la propria sottoscrizione, la convenzione di attuazione. L’approvazione del credito aggiuntivo, giunta giovedì scorso, ha consentito di completare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della tappa prioritaria.

I prossimi passi
Con i consorzi di progettazione sono state avviate tutte le necessarie verifiche volte ad individuare eventuali ottimizzazioni, soprattutto per quanto concerne la concatenazione delle diverse attività. La durata complessiva della fase di cantiere è stimata in 8 anni, con inizio dei lavori nel 2027 e la messa in esercizio della tappa prioritaria della RTTL prevista nel 2035.

Costi e finanziamento
Il preventivo complessivo per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese ammonta a poco più di 765 milioni di franchi. Dedotti i finanziamenti federali PROSSIF e PAL (due terzi della spesa complessiva a carico della Confederazione) e le partecipazioni dei Comuni di Bioggio e Manno, l’importo restante è suddiviso fra Cantone (58%) e Comuni della CRTL (42%). Come già accennato, per quanto concerne la quota parte di finanziamento a carico della Confederazione, nel frattempo tutti i passi formali sono stati espletati.

Per maggiori informazioni sul progetto: www.rttl.ch

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 21 dicembre 2025 de Il Mattino della domenica

Le debolezze del Ticino fotografate dal BAK: “Ma non siamo cicale”

Le debolezze del Ticino fotografate dal BAK: “Ma non siamo cicale”

Le reazioni del Governo allo studio del Bak

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3368616

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Secondo lo studio i costi per abitante sono più alti del 5% rispetto alla media svizzera, come pure gli svantaggi strutturali: “Il margine di manovra per il Cantone è ridotto all’1%”, ha detto Gobbi

Lo studio è del BAK Economics sui dati del 2022 e ha lo scopo di valutare e identificare riduzioni di costi e una diminuzione inadeguata del livello dei servizi.
A volere questo genere di approfondimento, che è stato presentata giovedì a Bellinzona, sono stati il Gran Consiglio e il Governo.
Tra gli aspetti, interessanti, emersi spicca il fatto che il Cantone ribalta più oneri sui Comuni rispetto alla media svizzera. C’è una minor centralizzazione nella ripartizione dei compiti rispetto agli altri Cantoni.
Altro dato: a sud delle Alpi i costi per abitante sono del 5% superiori rispetto alla media nazionale. Ma bisogna anche considerare degli svantaggi strutturali pari al 4%, indipendenti dalla volontà della politica, come ha detto durante la presentazione alla stampa il presidente del Governo Norman Gobbi: “Si tratta quindi di un margine di manovra per il Cantone ridotto all’1% e questo dovrebbe farci pensare che determinate narrazioni in cui il Ticino è la cicala all’interno di una Confederazione fatta da tanti Cantoni-formiche, forse, tanto vera non è”.
Il BAK fa inoltre notare che tra le voci di spesa che mostrano costi superiori alla media svizzera ci sono i “Contributi alla riduzione dei premi dell’assicurazione malattia”, ma anche i “Trasporti pubblici”, gli “Anziani”, le “Scuole pedagogiche e le scuole universitarie professionali” e il “Sostegno sociale”. È in questi ambiti dunque – stando all’istituto di ricerca economica di Basilea – che si potrebbe intervenire. Eppure la politica e anche la popolazione, hanno recentemente deciso di aumentare semmai la spesa di diverse di queste voci. Pensiamo ai premi di cassa malati.
Le indicazioni del BAK sono dunque indicazioni. A scegliere sarà la politica, ha sottolineato Gobbi: “Questa che abbiamo ricevuto oggi è una fotografia, con delle affermazioni. Dovremo fare le nostre deduzioni dal punto di vista delle analisi, anche di quelle che sono le volontà popolari espresse, e poi trarne delle conclusioni”.
Uno strumento appunto, lo studio del BAK, che ora la politica potrà – se vorrà – tenere in considerazione.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Le-debolezze-del-Ticino-fotografate-dal-BAK-%E2%80%9CMa-non-siamo-cicale%E2%80%9D–3367326.html

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Spesa sopra la media, ma c’è poco margine
Presentata l’analisi dei conti rispetto al resto della Svizzera. Il nostro Cantone ha svantaggi strutturali che spiegano le maggiori uscite. Gobbi: ‘Possibilità limitate’

Si spende di più, ma (anche) perché c’è bisogno. Soprattutto nella riduzione dei premi di cassa malati e nei trasporti. E i margini di intervento sono ridotti a circa 100 milioni di franchi. Sono questi in estrema sintesi gli elementi principali che emergono dallo studio sull’analisi della spesa del Canton Ticino confezionato dall’istituto di ricerca Bak Economics di Basilea. Un rapporto – che si concentra sull’esame sistematico dei costi sostenuti dal Canton Ticino per l’erogazione delle prestazioni pubbliche nei diversi ambiti operativi – sollecitato dall’iniziativa parlamentare elaborata ‘Per la revisione della spesa dello Stato’, presentata il 5 febbraio dello scorso anno dalla commissione ‘Gestione e finanze’ del Gran Consiglio e approvata insieme al Preventivo 2024 dalla maggioranza del plenum. Si tratta in altre parole di una valutazione del bilancio finanziario del Ticino, attraverso un confronto con gli altri Cantoni. L’esito dello studio è stato presentato ieri mattina in conferenza stampa dal Comitato guida per la revisione della spesa, composto da membri del Consiglio di Stato e della ‘Gestione’, e dovrebbe servire alla politica per indirizzare le sue scelte future.

‘Sui dati è possibile trovare terreni comuni’
A introdurre la presentazione a nome del Comitato guida è il presidente della ‘Gestione’, il socialista Fabrizio Sirica. E lo fa prendendo la rincorsa: «Questo studio è il risultato di una volontà che parte da lontano, già da alcune indicazioni del Preventivo 2023 da cui è scaturito il famoso studio Idheap, considerato però in commissione un documento un po’ troppo grezzo». Ovvero, «una comparazione intercantonale che non ci permetteva di entrare nelle peculiarità del Canton Ticino. Da qui l’auspicio della ‘Gestione’ e la creazione del Comitato guida». La presentazione di ieri – «immediatamente dopo l’approvazione del Preventivo 2026» – è, secondo Sirica, «simbolica, ma non voluta». E spiega: «Questo strumento guarda al medio-lungo termine. Analizzarlo in riferimento ai conti del prossimo anno avrebbe avuto poco senso». Il presidente della ‘Gestione’ conclude il suo intervento con alcune considerazioni personali: «Partendo da dati concreti, il documento del Bak ci permette di analizzare un tema politicamente molto divisivo. È nell’analisi il più oggettiva possibile che si può trovare un terreno comune su cui lavorare insieme».

Le fasi analitiche, spiegate
I dettagli tecnici sono stati illustrati dal responsabile dello studio Sebastian Schulze e dal capo della Sezione delle finanze del Dipartimento finanze ed economia Roberto Bevacqua.
L’analisi, basata su dati del 2022, si focalizza su ventinove ambiti operativi verso cui lo Stato indirizza le proprie spese. Tra i primi elementi a emergere, il fatto che la partecipazione finanziaria del Cantone ai costi cantonali complessivi è inferiore alla media svizzera. “Il Canton Ticino – si legge nel documento – presenta una minore centralizzazione nella ripartizione dei compiti rispetto agli altri Cantoni”. Il che si traspone in un sostegno da parte del Cantone del 72% dei costi, mentre il restante 28% grava sui Comuni. E quindi: “L’Amministrazione cantonale ticinese contribuisce in misura inferiore al finanziamento cantonale complessivo rispetto alla media degli altri Cantoni svizzeri (77%)”. Tradotto: in Ticino il Cantone riversa gli oneri sugli Enti locali più di quanto non avvenga nel resto della Svizzera.
Cinque le fasi analitiche che caratterizzano lo studio, riassunte da Bevacqua: «L’analisi parte dai costi standard, quindi i costi netti di ogni ambito operativo suddivisi pro capite sul totale della popolazione. Ai costi standard viene applicata una correzione per tenere conto degli effetti strutturali. Ripuliti dai fattori strutturali, i costi standard confluiscono nei costi unitari che vengono confrontati a livello intercantonale. I costi unitari vengono rappresentati con un indice a base 100, che costituisce la media dei Cantoni di riferimento. Un valore superiore a 100 rappresenta costi superiori alla media e viceversa. Infine, i costi superiori alla media vengono tramutati in un valore monetario per isolare i differenziali di costo». Semplice no?

Quattro messaggi chiave e cinque potenziali campi d’azione
Cinque le fasi analitiche, quattro i messaggi chiave dell’analisi. Il primo: i costi standard per abitante sono superiori alla media degli altri Cantoni. “In totale undici dei ventinove ambiti operativi presentano costi standard superiori alla media”, indica il Bak. Più precisamente, le uscite nette per abitante sono superiori del 5% rispetto alla media degli altri Cantoni, soprattutto, come detto, nella riduzione dei premi e nei trasporti. Ma anche nel settore anziani e sport e attività ricreative. I settori meno sostenuti sono, secondo il Bak, quelli della protezione delle specie e del paesaggio, della scuola dell’obbligo e delle scuole speciali, dell’esecuzione delle pene e del sostegno sociale. Questi dati vanno però relativizzati. A farlo ci pensa il secondo messaggio chiave, quello della correzione per i costi strutturali. In Ticino, viene messo in evidenza dall’istituto di ricerca, ci sono diversi svantaggi strutturali. I dati indicano infatti che “il Canton Ticino presenta complessivamente strutture meno favorevoli rispetto alla media degli altri Cantoni”. Rimarca il Bak: “A causa di fattori strutturali, il Cantone deve sostenere complessivamente costi superiori del 4% per fornire alla popolazione un livello medio di prestazioni”. Sono diversi i settori in cui lo studio individua degli svantaggi strutturali. In particolare nell’istruzione, nella salute e nel sociale. Non solo svantaggi, ma anche vantaggi strutturali, situati dal Bak negli ambiti operativi ‘Scuola dell’obbligo e scuole speciali’ e ‘Sostegno sociale’.
Arriviamo quindi al terzo messaggio chiave, concernente i costi unitari, che sancisce: “Al netto degli svantaggi strutturali, i costi influenzabili sono solo dell’1% superiori alla media dei Cantoni di riferimento, ma con forti disparità tra gli ambiti”. Insomma, in aggregato, il Ticino è molto vicino alla media dei Cantoni strutturalmente simili. Non da ultimo, il quarto messaggio chiave che isola i cinque ambiti operativi con un significativo differenziale di costo e un’elevata quota cantonale delle uscite nette. “Per ciascun ambito operativo – chiarisce il Bak – viene calcolato un valore monetario (differenziale di costo), che indica se, e in quale misura, i costi unitari del Cantone superano la media dei costi dei Cantoni appartenenti al gruppo di riferimento”. E in altre parole è possibile determinare di quanto, in termini monetari, andrebbero ridotti i costi nell’ambito considerato per raggiungere la media dei rispettivi gruppi di riferimento, cioè gli altri Cantoni simili. Le categorie che presentano un indice di costi unitari significativamente superiore alla media e con un volume importante sono: il trasporto pubblico, la riduzione dei premi, gli anziani, le scuole universitarie professionali e il sostegno sociale. La somma dei differenziali di costo di questi cinque ambiti operativi, che rappresentano il 95% del potenziale identificato, sono 92,1 milioni di franchi. Quasi 100 milioni suddivisi in 47,5 milioni generati dalla riduzione dei premi, 34,3 milioni dai trasporti pubblici, 4,9 milioni dal settore anziani, 3,1 milioni dalle scuole pedagogiche e universitarie professionali e 2,3 milioni dal sostegno sociale. Tenendo conto di ogni ambito operativo si arriva a un potenziale di ottimizzazione di 96,7 milioni di franchi a carico del Cantone, per un totale di 159,5 milioni (Cantone + Comuni).

Gobbi: ‘Non è una lista della spesa’
Ed è su questi margini che si concentra il presidente del governo Norman Gobbi. Che si toglie subito qualche sassolino. «Dai dati esposti – osserva – emerge che il margine di manovra per il Cantone è ridotto all’1%. La narrazione secondo cui il Ticino è una cicala all’interno di una Confederazione fatta da tanti Cantoni formiche, forse, tanto vera non è». Non mancano poi ulteriori steccate. «Alcuni elementi strutturali – evidenzia il consigliere di Stato – non sono influenzabili dalla politica, penso alla nostra conformazione territoriale, come pure alla nostra demografia. Elementi che influenzano diversi ambiti, tra cui i sussidi di cassa malati». Il ‘ministro’, poi, non ha dubbi: «I potenziali campi d’azione individuati dal Bak non sono una lista della spesa dei settori in cui intervenire. Lo sappiamo, ridurre o sopprimere dei servizi ha sempre delle conseguenze». Ciò detto, afferma, «trarremo le dovute conclusioni per portare avanti delle misure di riequilibrio da una parte e di riorientamento della spesa pubblica dall’altra. La votazione del 28 settembre sui premi di cassa malati ha per esempio dato dei chiari segnali sulle priorità dei ticinesi». Difficile quindi pensare di intervenire sugli aiuti nella riduzione dei premi, una decisione chiara è uscita anche dal parlamento con l’avallo dell’emendamento di Ps e Mps per lo stralcio dei tagli alla Ripam nel Preventivo 2026. Insomma, per Gobbi l’importante ora è veleggiare verso «scelte condivise strategicamente e politicamente. Un dialogo che parta da dati oggettivi per poi attuare delle misure concrete nel medio-lungo termine».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 dicembre 2025 de La Regione

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Tutte le pieghe della spesa pubblica Spendiamo di più ma non siamo cicale

I costi procapite in Ticino risultano più alti, ma il cantone è penalizzato da una serie di svantaggi strutturali – Cinque gli ambiti in cui si concentrano i potenziali margini di manovra – Gobbi: «Documento oggettivo da cui partire» – Sirica: «Non si risparmia sui sussidi RIPAM»

Partiamo dalle conclusioni, saltando a piedi pari, almeno per un istante, la teoria. Secondo l’analisi del BAK, sono cinque gli ambiti della spesa pubblica cantonale che presentano un indice dei costi «significativamente superiore» alla media intercantonale. In ordine di importanza e peso troviamo: l’ambito dei sussidi di cassa malati (RIPAM), i trasporti pubblici, gli anziani, le scuole pedagogiche e universitarie professionali, e, infine, il sostegno sociale.
Ma quanto incidono maggiormente questi ambiti rispetto agli altri cantoni? Secondo lo studio, il cosiddetto «differenziale di costo» del Canton Ticino per questi settori, ossia il potenziale di ottimizzazione affinché la spesa rientri nei parametri intercantonali, è di 92,1 milioni di franchi. La parte del leone è rappresentata dalle prestazioni nell’ambito «delle riduzioni dei premi di cassa malati», dove il differenziale di costo è di 47,5 milioni di franchi; seguono i trasporti pubblici (34,3 milioni); gli anziani (4,9 milioni); le scuole pedagogiche e universitarie professionali (3,1 milioni) e il sostegno sociale (2,3 milioni).
Per inciso, questi 5 ambiti, da soli, rappresentano il 95% del potenziale di ottimizzazione del Canton Ticino, stimato complessivamente attorno a 96,7 milioni di franchi. Va detto, per altro, che questa spesa esclusivamente cantonale si accompagna della quota a carico dei Comuni, per ulteriori 62,8 milioni di franchi.
Altri ambiti operativi, invece, presentano un indice dei costi unitari inferiore al confronto intercantonale. Tra queste voci troviamo categorie come: ospedali, prevenzione della salute, scuole di formazione generale, cliniche psichiatriche, scuole universitarie, protezione del paesaggio e, infine, i costi dell’Esecutivo. Qui spendiamo meno.

Costi strutturali e unitari
Ma come si è arrivati a queste cifre? Il primo aspetto da considerare è che l’analisi del BAK ha differenziato i costi strutturali (non influenzabili perché legati per esempio alla demografia o alla topografia del Ticino) dalle componenti influenzabili politicamente, i cosiddetti costi unitari. In questo senso, stringendo all’osso, lo studio ha messo in evidenza 3 dati chiave. Il primo riguarda la spesa pro-capite, che in Ticino risulta del 5% più alta rispetto alla media svizzera. Il secondo dato riguarda il peso dei costi strutturali. In altre parole, a causa della struttura peculiare del Ticino, alcune voci costano «strutturalmente » di più. Quanto? Il BAK ha stimato l’onere strutturale aggiuntivo attorno al 4%. La conclusione, politicamente, è molto interessante: il Ticino spende «solo» l’1% in più rispetto al resto della Svizzera.

Formiche e cicale
E proprio su questa considerazione che è intervenuto il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, smentendo la narrazione di un Ticino spendaccione e cicala: «Il Ticino, nonostante le numerose sfide di carattere demografico e socioeconomico, è riuscito a mantenere sotto controllo le finanze. È vero che siamo maggiormente esposti, sotto il profilo dei costi, ad alcune criticità, ma questo non ci deve impedire di riflettere su come rispondere alle nuove sfide che ci sono state affidate, in particolare dopo il voto del 28 settembre».
Il nodo, effettivamente, è questo, perché da una parte il BAK ha mostrato che i sussidi RIPAM rappresentano l’ambito con un potenziale di intervento maggiore, dall’altra però il messaggio uscito dalle urne va esattamente nella direzione opposta, ossia verso un potenziamento di questa spesa. Insomma, il margine di azione risulta piuttosto risicato: «Inevitabilmente si porrà la questione politica su come riorientare le priorità della spesa», ha commentato Gobbi. «Questo dato deve indurre tutti a riflettere, spingendo a superare posizioni puramente difensive».
Eppure, trovare la quadratura del cerchio non sarà tanto semplice. Anzi, il dibattito rischia persino di acuirsi, tenuto conto che lo studio del BAK ha mostrato che la quota parte cantonale, rispetto a quella comunale, risulta inferiore alla media svizzera. In altre parole, i Comuni – nel nostro cantone – pagano mediamente di più rispetto al resto del Paese. Il Cantone Ticino sostiene il 72% dei costi (vs. 77%), mentre il 28% grava sui Comuni. Per Gobbi, l’analisi del BAK rappresenta comunque un documento da cui partire per costruire un dialogo che porti, sul medio e lungo termine, a una revisione della spesa condivisa e matura. «I dati sono neutri e permettono di avere un’oggettività che talvolta manca».

Il topolino e la montagna
Per il presidente della Commissione della gestione, Fabrizio Sirica, lo studio «rappresenta uno strumento certamente valido, ma non è una bussola». In altre parole, le scelte resteranno politiche: potranno senz’altro essere orientate da questa «cartina», che indica la posizione del Ticino nel confronto intercantonale, ma non saranno determinate automaticamente dai suoi risultati. Sirica ha tuttavia accolto con grande favore l’oggettività dei dati e la raffinatezza dello strumento, che ha consentito di fare chiarezza anche su alcune voci di spesa ritenute, a torto, sopra la media. È il caso, ad esempio, della Polizia: «Si tratta effettivamente di un dato interessante – ha osservato – che andrebbe però ponderato, ad esempio, con la questione salariale». Che dire, invece, del risicato margine di manovra? Risparmiare su RIPAM e trasporto pubblico non è possibile. «Effettivamente la montagna ha partorito un topolino. Avevamo grandi aspettative su questo strumento per riorientare la spesa nel medio e lungo termine; tuttavia, oggettivamente, vi sono voci di spesa che risultano bloccate, a cominciare dai premi di cassa malati e dal trasporto pubblico». Come intervenire, dunque? «C’è un’immagine emblematica nello studio: una bilancia con troppo poche entrate. Il Ticino presenta costi strutturali superiori alla media, ma dispone di entrate inferiori rispetto alla media intercantonale. Viene quindi naturale pensare che un riequilibrio debba avvenire tra entrate e uscite».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 dicembre 2025 del Corriere del Ticino

Cerimonia di Fine Anno Bellinzona: una serata all’insegna di riflessione, condivisione e allegria

Cerimonia di Fine Anno Bellinzona: una serata all’insegna di riflessione, condivisione e allegria

Mercoledì 17 dicembre al Teatro Sociale la Città di Bellinzona ha proposto la tradizionale Cerimonia di Fine Anno. Protagoniste sono state riflessione, condivisione e allegria, grazie anche alle esibizioni dei giovani danzatori della Diamonds Dance Company di Giubiasco.
Sul palco davanti a un Teatro affollato sono saliti pure coloro che il Municipio ha voluto premiare per i successi raggiunti in vari ambiti e nella loro veste di rappresentanti di Bellinzona, i quali hanno poi dialogato con la presentatrice della serata, la cantautrice e speaker radiofonica Julie Meletta.
Il Premio per la cultura è stato assegnato al fotografo Massimo Pacciorini-Job, che con impegno e passione ha dedicato tutta la carriera a raffigurare la sua città natale, e non solo. Il Premio per il miglior sportivo è andato quest’anno a Matteo Gervasoni, giovane giocatore di Ticino Unihockey e delle Nazionali rossocrociate giovanili. La Menzione speciale per il 2025 è stata conferita alla Società dei Commercianti di Bellinzona quale riconoscimento per il costante impegno a favore del commercio e della comunità locale, ma soprattutto per la presenza irrinunciabile del Mercato del sabato.
Durante la Cerimonia – tradotta nella lingua dei segni – gli auguri ufficiali di fine anno sono stati portati dal Sindaco di Bellinzona Mario Branda, dalla Presidente del Consiglio comunale Martina Malacrida Nembrini e dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.
La serata è proseguita con un apprezzato aperitivo a Palazzo Civico sulle note della Filarmonica di Monte Carasso-Sementina.

Comunicato stampa (Città di Bellinzona)

Valutazione della spesa pubblica del Cantone Ticino: lo studio dell’istituto BAK Economics

Valutazione della spesa pubblica del Cantone Ticino: lo studio dell’istituto BAK Economics

Comunicato stampa

Il Comitato guida per la revisione della spesa, composto da membri del Consiglio di Stato e della Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, ha presentato oggi i principali risultati dello studio sulla spesa pubblica del Cantone Ticino effettuata dagli specialisti dell’istituto di ricerca BAK Economics di Basilea. I dati raccolti mostrano che il Ticino, per finanziare le stesse prestazioni alla popolazione, registra costi leggermente superiori rispetto agli altri Cantoni (circa l’1%) – con un differenziale di costo che si attesta a circa 96,7 milioni di franchi.

Nell’ambito della discussione sul Preventivo 2024 del Cantone, il Gran Consiglio aveva approvato l’iniziativa parlamentare «Per la revisione della spesa dello Stato». In risposta a questo mandato, il Comitato guida per la revisione della spesa – composto da membri del Consiglio di Stato e della Commissione parlamentare gestione e finanze – si è rivolto all’istituto di ricerca BAK Economics di Basilea, commissionando uno studio dettagliato sulla spesa pubblica del Cantone.  
L’analisi si è concentrata sull’esame sistematico dei costi sostenuti dallo Stato per l’erogazione delle prestazioni pubbliche, in 29 ambiti operativi. La metodologia del benchmarking intercantonale ha permesso di tenere distinte le componenti di costo strutturali – che sono difficilmente influenzabili, in quanto legate a fattori demografici o geografici – dai costi unitari, che sono frutto di decisioni politiche.  
L’analisi, basata sui dati relativi al 2022, ha mostrato che le uscite nette per abitante (i cosiddetti «costi standard») del Cantone Ticino sono superiori del 5% rispetto alla media degli altri 25 Cantoni svizzeri. Tuttavia, lo studio ha riscontrato che il Cantone Ticino presenta significativi svantaggi strutturali, a causa di alcuni fattori non influenzabili a livello politico. Di conseguenza, per garantire alla sua popolazione un livello di prestazioni paragonabile a quello di altri Cantoni, il Ticino deve sostenere costi del 4% superiori alla media intercantonale. Questi svantaggi strutturali sono riscontrati in particolare nei settori dell’istruzione, della salute e della socialità (le voci di spesa «ospedali», «anziani» e «invalidità»).  
Concentrando l’attenzione sulle componenti di spesa politicamente influenzabili (i cosiddetti «costi unitari»), i ricercatori del BAK Economics hanno così evidenziato che la spesa in Ticino risulta essere dell’1% superiore rispetto alla media dei Cantoni strutturalmente simili. 
A livello metodologico, va sottolineato che il benchmarking intercantonale non ha lo scopo di indicare potenziali di risparmio garantiti o realizzabili nel corto termine. Si tratta invece di uno strumento di supporto e orientamento per i decisori politici, che punta ad assisterli nelle riflessioni strategiche e, eventualmente, nell’elaborazione di misure concrete. Qualsiasi conclusione sull’effettivo potenziale di risparmio per il Cantone Ticino dovrà tenere conto dei contesti istituzionali e politici. Inoltre, va ricordato che un livello di costi superiore alla media in un determinato ambito potrebbe essere il risultato di precise scelte politiche.  
I lavori del Comitato guida per la revisione della spesa proseguiranno e terranno conto dei risultati dello studio, che può essere consultato, nella sua versione integrale, collegandosi alla pagina web www.ti.ch/finanze-cantonali.

Richiedenti problematici: i sindaci della regione non ci stanno

Richiedenti problematici: i sindaci della regione non ci stanno

Progetto SEM per un’area separata nel centro Pasture: “Sono mesi che chiediamo di trovare delle migliori soluzioni”, sottolinea il sindaco di Balerna Luca Pagani; irritato anche Norman Gobbi

Dalla prossima estate al centro per richiedenti l’asilo di Pasture sarà così creata un’area separata per gli individui considerati problematici. La struttura di Balerna è stata scelta dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) per implementare un progetto-pilota, che manda però su tutte le furie i sindaci della regione.
A essere qualificati come problematici sono i richiedenti l’asilo che hanno comportamenti violenti o minacciosi nei confronti del personale o degli altri ospiti dei centri federali: stando alla SEM, poche decine di persone su un totale di 6’000 ospitati. Quanto a Pasture si tratterebbe, citiamo, di “poche unità”. Qui avranno un regime separato con maggiore sicurezza: un test che verrà implementato anche a Flumenthal, nel canton Soletta. Il progetto pilota “durerà 6 mesi a partire dall’estate del 2026”, spiega il portavoce della SEM Nicolas Cerclé: ci si aspetta quindi “di capire se questa nuova soluzione possa portare maggiore tranquillità all’interno del Centro federale d’asilo” (CFA).
Pasture è stato scelto perché non necessita di interventi di ristrutturazione. Non sono previsti trasferimenti da un centro all’altro e, se il test funzionerà, questi regimi verranno implementati in tutti i centri. Fino al mese scorso, i richiedenti problematici venivano trasferiti nel centro neocastellano di Verrières, poi chiuso su insistenza del Comune per problemi di sicurezza. Problemi che già vivono Balerna, Chiasso e Novazzano, i quali dicono di essere delusi e sentirsi abbandonati. 
“Sono mesi che chiediamo di trovare delle migliori soluzioni per il territorio rispetto a questi richiedenti che creano problemi. Abbiamo scritto due volte al consigliere federale Beat Jans e l’unica risposta che riceviamo è questa, che peggiora nettamente la nostra situazione”, afferma il sindaco di Balerna Luca Pagani, sottolineando che “la SEM pensa solo a quello che avviene all’interno dei centri e non a quello che avviene fuori sul territorio”. E intanto, aggiunge, “noi siamo doppiamente penalizzati”. In primo luogo “chi crea problemi non potrà più essere trasferito altrove. Ed è facile pensare che chi è potenzialmente problematico” verrà inviato nei centri securizzati. E queste persone “potranno continuare a uscire liberamente come avviene oggi”.
Su questo punto il portavoce della Segreteria rileva che “la libertà d’uscita dei richiedenti l’asilo problematici non sarà limitata” in quanto la SEM “non ha queste competenze in materia penale”. Concretamente queste persone saranno spostate “dalla zona non problematica dei CFA” in una zona dedicata, “dove avranno comunque a loro disposizione i servizi normali del CFA, ma verranno separati dagli altri richiedenti l’asilo, in modo “da evitare che possano causare problemi”, spiega Cerclé, precisando che si parla “solo di richiedenti l’asilo maschi e maggiorenni”.
Intanto, afferma Pagani, “è incredibile che non si voglia capire che” queste persone “gettano una pessima luce su tutti i richiedenti l’asilo” e che “mandano letteralmente alle ortiche tutti gli sforzi che facciamo per un’integrazione e per una pacifica convivenza con la popolazione. Quanto al Cantone, “sarebbe bello capire da che parte sta”, aggiunge il sindaco, parlando di un “rimpallo di responsabilità fra Cantone e Confederazione” e di Comuni che “vengono lasciati soli a gestire le problematiche”.
Per parte sua Norman Gobbi si dice arrabbiato, visto che la comunicazione è arrivata solo ieri. Il presidente del Consiglio di Stato parla di una “decisione unilaterale” presa dalla Confederazione. “Abbiamo subito espresso le nostre criticità”, spiega, “proprio perché in passato” l’Esecutivo aveva più volte sottolineato l’esigenza, per la gestione dei “richiedenti l’asilo renitenti”, che “creano problemi sul territorio”, di “misure amministrative e non solo dei centri di contenimento”. Quanto al numero ristretto di migranti, Gobbi rileva che “sono pochi sì” ma “creano dei grossi problemi di disagio”, riferendosi soprattutto a “molestie” e problemi “di ordine pubblico sul territorio”. Territorio che dalla prossima estate sarà così messo alla prova. E solo allora si potrà dire se questa fase test verrà superata.

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