Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha approvato il Messaggio sulla Riforma della Giustizia di pace. L’obiettivo del Governo è di salvaguardare e rafforzare la storica figura del Giudice di pace ticinese, uno degli Istituti più antichi del Cantone Ticino presente sin dagli albori del nuovo Cantone con l’Atto di Mediazione del 1803. Un rafforzamento che prevede in particolare la chiarificazione dello statuto del Giudice di pace e la ridefinizione dei comprensori e del numero di giudici presenti sul territorio, continuando ad assicurare la formazione e il sostegno ai magistrati popolari. Una figura dell’ordinamento giudiziario cantonale che contribuisce al buon funzionamento della Giustizia ticinese, trattando oltre 7’000 cause all’anno a sgravio della Magistratura ordinaria.
La riforma della Giustizia di pace figura tra gli indirizzi strategici fissati dal Governo in favore della Giustizia ticinese, inserendosi nelle riforme settoriali dell’ordinamento giudiziario cantonale, volte a garantire il buon funzionamento della Giustizia a beneficio della cittadinanza. L’adeguamento dello storico Istituto del Giudice di pace si rende necessario alla luce dell’evoluzione del quadro normativo e delle trasformazioni intervenute nella società ticinese. L’attuale assetto, pur avendo garantito per decenni un servizio importante e capillare, evidenzia oggi limiti strutturali e funzionali che richiedono un intervento legislativo mirato in concomitanza con la scadenza del periodo di elezione decennale al 31 maggio 2029, volto a mantenerne la piena operatività nel contesto contemporaneo.
La riforma proposta dal Governo mira a conseguire un modello di giustizia di prossimità moderno, efficiente, maggiormente professionale e in equilibrio complessivo con il sistema giudiziario cantonale, in grado di rispondere alle esigenze attuali e future della popolazione, assicurando nel contempo la continuità di un servizio pubblico radicato nella tradizione istituzionale del Cantone. Tradizione che proprio per la sua importanza viene mantenuta, confermando la natura laica della figura eletta con votazione popolare. Tra i punti cardine della riforma vi sono la chiarificazione dello statuto del Giudice di pace, basata sul modello del Giudice di pace attivo a tempo parziale a titolo accessorio, fissando nella legge il rispettivo salario, alla stregua dei magistrati dell’ordinamento giudiziario e superando l’attuale sistema retributivo che prevede l’incasso da parte del Giudice di pace delle tasse e spese di giustizia. La riforma persegue dunque un maggior equilibrio lavorativo per i Giudici di pace, al fine di garantire al singolo giudice un numero adeguato di incarti. Un obiettivo che poggia sulla ridefinizione del numero di Giudicature di pace, dalle attuali 38 presenti in ogni Circolo del Cantone alle future 11 Giudicature di pace, in cui opereranno 25 Giudici di pace che tratteranno in media circa 300 incarti ciascuno all’anno. I Giudici di pace che saranno tenuti a seguire una formazione di base giuridica e organizzativa e continua organizzata dallo Stato, che continuerà ad assicurare un adeguato sostegno giuridico e organizzativo per l’esercizio della loro funzione.
Con la riforma il Consiglio di Stato intende mantenere una presenza complessivamente proporzionata delle Giudicature di pace sul territorio cantonale, volta a conferire ai Giudici di pace un numero di incarti adeguato ed equilibrato. Una prossimità intesa, superando il concetto strettamente legato alla vicinanza fisica, nella capacità di meglio rispondere ai bisogni della cittadinanza, rendendo l’Istituto del Giudice di pace più moderno, efficiente e maggiormente professionale, come avvenuto per altre riforme in ambito di Giustizia, evidenziando la riforma delle Autorità di protezione di recente approvata dal Gran Consiglio. Una riforma tesa quindi a salvaguardare la storica figura del Giudice di pace ticinese, rafforzandola anche in vista delle sfide che attendono la Giustizia tutta, come la digitalizzazione dell’attività, permettendo di continuare a garantire l’importante contribuito al buon funzionamento della Giustizia fornito dai Giudici di pace, trattando oltre 7’000 cause all’anno a sgravio della Magistratura ordinaria.