Norman Gobbi non ci sta: “Blocchiamo la fregatura!”
Il Mattino della domenica, Anche la Francia fa pressione, la Svizzera dovrà pagare la disoccupazione ai frontalieri?, 17.05.2026
L’Unione europea cambia le regole e la Svizzera paga. Stiamo parlando della revisione del regolamento europeo 883/2004 e l’introduzione del principio della cosiddetta Lex Loci Laboris, una modifica che potrebbe costare molto caro alla Confederazione. Di cosa si tratta? Oggi un frontaliere occupato in Svizzera che perde il lavoro, percepisce l’indennità di disoccupazione nel proprio Paese di domicilio. La Confederazione partecipa rimborsando allo Stato di residenza una quota delle prestazioni erogate. Se la modifica sarà accolta, in futuro toccherà alla cassa disoccupazione svizzera coprire integralmente le prestazioni per i frontalieri rimasti senza lavoro. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi, la riforma avrebbe conseguenze pesanti. « Qui non si tratta di un dibattito teorico o burocratico ma di ricadute concrete », afferma. « Parliamo di centinaia di milioni di franchi e della sostenibilità del nostro sistema sociale ».
Rischio di abusi
Non sorprende che oltre confine si parli di un “terremoto finanziario” che sta per investire la Svizzera. Secondo le stime pubblicate dalla Segreteria di Stato dell’economia, infatti, l’impatto per la Confederazione potrebbe oscillare tra i 600 e i 900 milioni di franchi all’anno in più. Il lavoratore frontaliere potrà percepire la disoccupazione dopo sole 22 settimane consecutive di lavoro (meno di 6 mesi) e percepire indennità “svizzere” pur vivendo in un Paese dove il costo della vita è inferiore. « Non solo è una disparità di trattamento verso i disoccupati residenti in Ticino », commenta il Consigliere di Stato leghista, « ma può generare derive pericolose. Il nostro Cantone, per la sua posizione al confine, è particolarmente esposto al fenomeno delle società bucalettere », osserva Gobbi. « Il rischio è quello di incentivare contratti di breve durata o rapporti di lavoro costruiti ad arte, al solo scopo di maturare il diritto alle indennità svizzere di disoccupazione. Insomma, è un clamoroso assist per chi vuole fregare il sistema ».
Chi paga il conto?
C’è un’altra questione rilevante: con il prevedibile boom di iscrizioni di frontalieri agli Uffici regionali di collocamento, inevitabilmente sarà necessario un potenziamento di risorse e personale. Ma qui, per Gobbi, si raggiunge il paradosso. « In pratica dovremmo rafforzare le strutture affinché aiutino a ricollocare i lavoratori frontalieri facendo concorrenza ai ticinesi».
Le pressioni della Francia
A calcare la mano ci ha pensato, negli scorsi giorni, anche il ministro francese Philippe Tabarot, che ha confermato la volontà di Parigi di esercitare pressioni sulla Svizzera affinché si adegui alle nuove regole europee. « Fa riflettere vedere come si dia quasi per scontato che la Svizzera debba conformarsi automaticamente a decisioni prese dall’Unione europea », commenta Gobbi. Secondo il Consigliere di Stato, oltre alla questione economica, il tema tocca direttamente il margine di autonomia della Confederazione nei rapporti con Bruxelles. « Per questo è fondamentale che Berna affronti questo dossier con grande fermezza. La Svizzera deve poter difendere i propri interessi senza subire automatismi o imposizioni indirette. I rapporti con l’Europa devono basarsi sul rispetto reciproco e non sulla logica della pressione politica », afferma Gobbi. « La partita non è ancora finita e la posta in gioco è alta. Il Consiglio federale, anche attraverso il Comitato misto Svizzera-UE, ha ancora margine di manovra per tutelare con decisione gli interessi del nostro Paese ed è quello che auspico. In caso contrario, il conto sarà salatissimo ».
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 17 maggio 2026 de Il Mattino della domenica