Blocco parziale dei ristorni: il Consigliere di Stato Norman Gobbi fa chiarezza
Ristorni dei frontalieri: alla decisione di congelare parte del versamento destinato alla Lombardia hanno fatto seguito, da entrambe le parti del confine, critiche che hanno parlato di “paradosso” e di “improvvisazione” del Governo ticinese. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi rimette il campanile al centro del villaggio. «Il Consiglio di Stato ha sospeso cautelativamente una parte dei ristorni per difendere gli interessi del Ticino, non certo quelli dei frontalieri. La domanda da porsi è la seguente: è giusto che il Ticino continui a versare milioni all’Italia mentre la controparte non rispetta le regole del gioco? Ognuno dia la risposta che ritiene corretta, ma per me è chiaro: se cambiano le regole, cambiano anche gli importi.»
La perizia Hinny dice “imposta”
La Lombardia, regione da cui proviene l’89% dei frontalieri, ha già manifestato la volontà di introdurre la cosiddetta tassa sulla salute, ipotizzandone anche un’applicazione retroattiva.
La situazione rimane tuttora incerta sotto il profilo politico e giuridico, motivo per cui il Consiglio di Stato ha adottato la misura in attesa dei necessari chiarimenti. Intanto, a mettere nero su bianco la vera natura della “tassa”, è stato il professor Peter Hinny. La sua perizia stabilisce che il contributo sanitario previsto dalla normativa italiana ha le caratteristiche di una vera e propria imposta. Ancora Gobbi: «Sulla base di questa perizia, l’Italia finirebbe per incassare più di quanto previsto dagli accordi internazionali. Non possiamo fare finta di niente. Se qualcuno introduce nuovi prelievi aggirando gli impegni sottoscritti, il Ticino ha il dovere di reagire e di tutelare i propri interessi.»
Personale sanitario nel mirino
Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi occorre soffermarsi anche sulle finalità della tassa sulla salute. «L’obiettivo dichiarato del Governo italiano è quello di trattenere il personale sanitario nelle regioni di confine, sottraendo al Ticino proprio quella categoria di frontalieri di cui il nostro Cantone ha un reale bisogno. Lo abbiamo visto chiaramente durante la pandemia.» Le risorse raccolte attraverso il contributo sarebbero infatti destinate a finanziare incentivi economici e premi salariali per il personale sanitario impiegato nelle province di frontiera, con l’obiettivo di ridurre la migrazione di personale qualificato verso gli ospedali ticinesi.
La latitanza di Berna
Gobbi sottolinea inoltre come questa misura si sia resa necessaria a causa dell’assenza di una presa di posizione decisa da parte della Confederazione. «Se oggi il Ticino è costretto ad adottare una misura cautelativa è perché, fin dall’inizio, Berna ha preferito lasciar correre nonostante si profilasse una palese violazione dell’Accordo fiscale. Il Consiglio federale avrebbe potuto intervenire già quando è stata introdotta la norma che apriva la strada alla tassa sulla salute. Invece ha scelto di non reagire, lasciando il Ticino da solo a difendere i propri interessi.» Una stoccata arriva infine anche sul piano politico. «Fa sorridere vedere qualcuno criticare oggi una decisione che fino a pochi mesi fa chiedeva espressamente. La mia posizione non è mai cambiata: prima vengono gli interessi dei ticinesi e, finché non ci sarà chiarezza, una parte di queste risorse deve restare in Ticino.»
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 5 luglio 2026 de Il Mattino della domenica