Incidente del 2001: il ruolo del Ticino nelle indagini e l’evoluzione della sicurezza.
«Ricordo ancora quel fumo nero, denso, che usciva dal camino di ventilazione del San Gottardo. È un’immagine che, anche dopo venticinque anni, non ho dimenticato». Norman Gobbi aveva 24 anni ed era un giovane deputato del Gran Consiglio quando, il 24 ottobre 2001, un incendio devastante si sviluppò all’interno della galleria autostradale del San Gottardo. Appena appresa la notizia, raggiunse Airolo, al portale sud del tunnel.
«Sul posto arrivarono rapidamente i soccorritori, le autorità e i giornalisti. In poco tempo erano presenti televisioni da tutto il mondo. Ricordo la conferenza stampa organizzata in quelle ore, in una sala gremita, e soprattutto la sensazione che si respirava: si percepiva che era accaduto qualcosa di estremamente grave, anche se le dimensioni della tragedia dovevano ancora emergere completamente».
Venticinque anni dopo, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni è tornato con il pensiero a quella mattina in occasione della commemorazione organizzata ad Airolo, alla quale ha partecipato in rappresentanza del Consiglio di Stato.
Dallo shock alla risposta delle istituzioni
Undici persone persero la vita nell’incendio, provocato dalla collisione tra due mezzi pesanti all’interno della galleria. Una tragedia che sconvolse il Ticino e l’intera Svizzera, mettendo in evidenza la vulnerabilità di un’infrastruttura fondamentale per i collegamenti tra il nord e il sud del Paese.
La gravità dell’accaduto impose una riflessione approfondita sui sistemi di prevenzione, sulle procedure di emergenza e sulla capacità di intervento dei servizi di soccorso. L’incendio del San Gottardo segnò un punto di svolta nella gestione della sicurezza delle gallerie.
«Alla drammaticità di quelle ore seguì una risposta importante da parte delle istituzioni», ricorda il Consigliere di Stato. «Furono analizzate le criticità, riviste le procedure e introdotte nuove misure di sicurezza. Da quella tragedia abbiamo tratto insegnamenti concreti, che hanno cambiato il modo di affrontare i rischi legati al transito nelle gallerie. Perché anche dalla crisi più dolorosa si può, e si deve, imparare».
Il contributo della magistratura e della Polizia scientifica ticinese
Tra gli aspetti meno conosciuti di quella tragedia figura il lavoro svolto dalle autorità giudiziarie e dalla Polizia cantonale ticinese. L’allora procuratore pubblico Antonio Perugini assunse la direzione di un’inchiesta particolarmente complessa, affiancato dagli specialisti della Polizia scientifica, chiamati a operare in condizioni estreme per raccogliere e analizzare gli elementi necessari alla ricostruzione dell’incidente.
Su iniziativa di Perugini furono coinvolti anche esperti svizzeri ed europei, incaricati di approfondire le cause dell’incendio e le modalità di propagazione del fumo. Il lavoro investigativo e scientifico permise così di acquisire conoscenze fondamentali per individuare nuove misure di prevenzione.
«Il Ticino seppe mettere a disposizione competenze importanti, assumendo un ruolo attivo nell’analisi della tragedia e nella ricerca di soluzioni per il futuro», evidenzia Gobbi. «Da quell’inchiesta emersero elementi che andarono ben oltre l’accertamento delle responsabilità e contribuirono a migliorare la sicurezza delle gallerie.»
Parallelamente, vennero rafforzate la preparazione degli operatori e la capacità di risposta alle emergenze, attraverso un migliore coordinamento tra i servizi di intervento. Negli anni successivi fu inoltre istituito il Centro d’intervento del San Gottardo, una struttura specializzata a presidio di uno degli assi di transito più importanti della Svizzera.
Una ferita che ha lasciato insegnamenti
A venticinque anni di distanza, il ricordo delle undici vittime rimane al centro della commemorazione. Accanto alla memoria, resta la consapevolezza di quanto sia cambiato nella gestione della sicurezza delle gallerie e nella preparazione dei servizi di intervento.
«La perdita di undici vite umane resta una ferita dolorosa. Dalla tragedia sono nate una presa di coscienza e interventi che hanno contribuito a rendere più sicure le nostre gallerie», conclude Gobbi. «La sicurezza assoluta non esiste, ma abbiamo il dovere di prevenire e mitigare i rischi, imparare dalle esperienze e continuare a migliorare. È anche così che onoriamo la memoria delle vittime e la responsabilità che abbiamo verso le generazioni future».
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 25 ottobre 2026 de Il Mattino della domenica