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In futuro disavanzi da mezzo miliardo, ecco il perché
Iniziative sui premi di cassa malati e riforma EFAS peseranno molto sulle finanze cantonali ticinesi già dal 2028: cifre rosse e debito pubblico destinati a esplodere senza interventi strutturali
Decisioni federali e popolari pesano sul futuro dei conti pubblici ticinesi aggravando una situazione già fragile. Il disavanzo di esercizio di 98,5 milioni di franchi annunciato mercoledì (161,4 milioni invece il disavanzo totale) è un preventivo di fine legislatura, ma la prossima che debutterà dopo le elezioni di aprile si preannuncia particolarmente impegnativa sotto questo aspetto. Il “rosso” già piuttosto scuro delle previsioni del 2027 è sul punto infatti di farsi decisamente cupo. Il piano finanziario anticipa risultati in cui il disavanzo d’esercizio è destinato a involarsi in pochi anni verso la soglia del mezzo miliardo di franchi e quello complessivo a superarla piuttosto ampiamente. Le cifre presentate mercoledì obbligano a guardare al futuro, ha detto Marina Carobbio Guscetti. “Ci vorranno riflessioni su misure strutturali sulla spesa pubblica, ma dovranno essere fatte riflessioni anche sulle entrate”, ha dichiarato la presidente del Governo in conferenza stampa. La prima negli ultimi anni ha preso l’ascensore, complici i bisogni della popolazione che vede erodersi il potere di acquisto, mentre le seconde crescono ma non tengono il passo. La situazione finanziaria del Cantone rimane “strutturalmente fragile”, ha affermato Carobbio Guscetti davanti ai media, malgrado le nuove misure di contenimento delle uscite per 47 milioni, che sommate a quelle già adottate in passato hanno avuto un impatto complessivo di 237 milioni su questo preventivo.
Ma da dove arriva la “tempesta” all’orizzonte? Sono cinque i fattori indicati davanti ai media, cifre alla mano, dal responsabile del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. E come detto sono frutto di decisioni adottate a Berna o dal popolo negli ultimi anni. A fare la parte del leone sono le due iniziative sui premi di cassa malati accolte dai ticinesi il 28 settembre del 2025.
Cinque fattori che pesano sui conti
I primi effetti si stanno già vedendo e uniti al costante aumento dei premi questa è già una delle voci più pesanti a bilancio: nel 2027 vale il 12% delle uscite totali del Cantone. Nel 2028 è da prevedere un impatto di 89 milioni (51 per effetto dell’iniziativa sulla deduzione fiscale, 38 per quella che fissa un tetto del 10% del reddito disponibile dell’economia domestica), ma quando con quest’ultima si andrà a regime dal 2029 i milioni saliranno a 181 (51 +130). Alla spesa sanitaria è legata anche la cosiddetta riforma EFAS (il finanziamento uniforme delle prestazioni, votato dal popolo il 24 novembre 2024). Allora, ha ricordato ancora Vitta, la Confederazione aveva valutato per il Ticino un effetto quantificato in una ventina di milioni. In realtà saranno cinque volte tanto.
Al netto della quota di sussidi ai premi che potrà essere risparmiata, il piano finanziario prevede un aggravio di 86 milioni nel 2028, di 100 nel 2029 e di 103 nel 2030.
Sono ancora lordi, invece, i dati relativi all’abolizione del valore locativo, anch’essa approvata il 28 settembre 2025, ma a livello federale. Entrerà in vigore il 1° gennaio 2029 e vale 55 milioni, ma potrà essere mitigata dall’imposta sulle residenze secondarie, che i cantoni hanno la facoltà (non l’obbligo) di introdurre e che è ancora un cantiere aperto.
Dulcis in fundo, si fa per dire visto che il gusto è piuttosto amaro per il Cantone, ci sono le misure contenute nel pacchetto di riequilibrio dei conti federali. Il riversamento sul Ticino sarà di 24 milioni di franchi nel 2028, 27 nel 2029 e 30 nel 2030.
Qui il cerchio del discorso si chiude e si torna alla necessità, con interventi sulle uscite e/o sulle entrate, di correggere la rotta. Se nel 2027 – alla luce del preventivo – il freno ai disavanzi è ancora rispettato, dal 2028 senza provvedimenti non lo sarà più.
Sempre sulla base del piano finanziario aggiornato, ci vorranno misure per 131,3 milioni nel 2028, per 330,7 l’anno seguente e per 437,6 nel 2030. La speranza ticinese è che il compito venga facilitato in futuro da una correzione della perequazione finanziaria intercantonale: nel 2027 porterà nelle casse ticinesi poco più di 100 milioni ma a Bellinzona si continua a insistere sulle grandi differenze per esempio con il Vallese (al quale vanno quasi 900 milioni) e con Berna, che sfiora il miliardo e mezzo e anche grazie ad esso – ha evidenziato Christian Vitta – potrà permettersi cifre (abbondantemente) nere il prossimo anno. Il Consiglio di Stato vorrebbe che pesassero maggiormente peculiarità ticinesi come quelle legate al frontalierato, ma una revisione di fondo dei criteri è oggi rinviata al 2030.Bisognerà quindi guardare soprattutto in casa propria per evitare che il debito pubblico prosegua la sua impennata a suon di disavanzi sempre più consistenti. Altrimenti è atteso nel 2030 al traguardo dei 4,5 miliardi, più di 12’700 franchi pro capite.