«La violenza domestica è inaccettabile, combatterla è una priorità»

«La violenza domestica è inaccettabile, combatterla è una priorità»

L’aumento delle violenze domestiche e dei femminicidi richiede ulteriori misure, che producano effetti quanto prima.
Nuova strategia nazionale, nella primavera 2027, contro la violenza domestica, sessualizzata e di genere.

https://www.cdt.ch/news/svizzera/la-violenza-domestica-e-sessuale-e-inaccettabile-combatterla-e-una-priorita-426197

Cantone e Comuni uniti di fronte alle sfide climatiche

Cantone e Comuni uniti di fronte alle sfide climatiche

Comunicato stampa

Dialogo, concretezza e collaborazione al centro del settimo Simposio

In un contesto in cui i mutamenti climatici si manifestano con effetti sempre più concreti sul territorio ticinese, pur avendo origini e dinamiche di portata globale, Cantone e Comuni rafforzano l’impegno comune per affrontare questa sfida. Il settimo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, svoltosi oggi a Bellinzona, segna un passo importante in questa direzione, ponendo le basi per una collaborazione più stretta, strutturata e orientata a soluzioni concrete.

Si è tenuta presso l’Auditorium della Scuola cantonale di commercio la settima edizione dell’appuntamento annuale dedicato al dialogo istituzionale, quest’anno incentrato sul tema dell’adattamento ai mutamenti climatici. L’evento ha riunito più di 200 partecipanti tra rappresentanti del mondo politico, istituzionale, tecnico e accademico, chiamati a confrontarsi su una sfida che riguarda da vicino Comuni e territorio.
Promosso dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento del territorio, con la partecipazione di MeteoSvizzera, il pomeriggio di studio ha offerto uno spazio di confronto concreto su un tema che richiede uno sguardo ampio e lungimirante, capace di superare i confini ticinesi. Proprio in questo senso, la presenza congiunta dei diversi attori coinvolti ha rappresentato un segnale chiaro: la collaborazione tra livelli istituzionali non è solo possibile, ma necessaria per affrontare fenomeni complessi che si riflettono in modo diretto sulla realtà locale.
Il Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali ha richiamato con forza l’urgenza del tema, sottolineando come gli effetti dei cambiamenti climatici siano ormai evidenti anche in Ticino: «Abbiamo toccato con mano la forza e l’impatto di eventi estremi che hanno evidenziato la vulnerabilità del nostro territorio. Il cambiamento è già in atto e richiede un’azione coordinata, sia sul fronte della prevenzione sia su quello dell’adattamento».
Nel suo intervento, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha posto l’accento sulla necessità di un approccio pragmatico e condiviso: «Rimanere fermi oggi non è un’opzione. Dobbiamo lavorare insieme, con realismo e responsabilità, per costruire risposte concrete. Il federalismo è lo strumento che ci permette di farlo, anche di fronte a sfide che superano i confini del nostro Cantone».
Gobbi ha inoltre evidenziato come l’iniziativa si inserisca in un percorso più ampio volto a rafforzare il dialogo tra Cantone e Comuni, anche attraverso nuovi strumenti e modalità di collaborazione, con l’obiettivo di accompagnare gli enti locali nell’affrontare le trasformazioni in atto.
I lavori sono iniziati con la presentazione dei nuovi scenari climatici nazionali «Clima CH2025» da parte di MeteoSvizzera, seguita da un intervento dedicato alla distinzione tra mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, a cura del Centro competenze cambiamento climatico e territorio della SUPSI.
Centrale della giornata sono stati i quattordici laboratori tematici, che hanno permesso alle partecipanti e ai partecipanti di confrontarsi direttamente su soluzioni pratiche e strumenti operativi. La formula dei laboratori, fortemente orientata all’interazione, ha favorito non solo la condivisione di conoscenze, ma anche la creazione di contatti diretti tra persone e servizi, permettendo di individuare interlocutrici e interlocutori di riferimento per i diversi ambiti. Dalla gestione delle ondate di calore alla risposta agli eventi naturali estremi, fino alle strategie per coinvolgere la popolazione: i laboratori hanno messo al centro problemi reali e strumenti immediatamente applicabili a livello comunale.
In parallelo ai laboratori, una sessione dedicata ha coinvolto gli ospiti di MeteoSvizzera, offrendo un importante contributo scientifico al dibattito. Durante il pomeriggio erano inoltre presenti alcuni stand informativi della SUPSI e dell’Istituto della formazione continua, dedicati all’offerta formativa rivolta a chi opera o è attivo politicamente negli enti locali. Accanto a questi, la Sezione del militare e della protezione della popolazione ha presentato il progetto pilota del Centro cantonale polivalente, volto a favorire l’integrazione delle persone nel settore dell’asilo attraverso attività di utilità pubblica sviluppate in collaborazione con gli enti del territorio.
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda che ha riunito rappresentanti del Cantone, dei Comuni ed esperte ed esperti del settore, offrendo uno spazio di confronto sulle prospettive future della collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Il dibattito ha confermato la volontà condivisa di rafforzare il coordinamento e di sviluppare risposte sempre più efficaci alle sfide poste dai mutamenti climatici.
Il messaggio emerso con chiarezza è che le sfide climatiche non possono essere affrontate in modo isolato, ma richiedono una visione comune, strumenti condivisi e una collaborazione continua tra tutti i livelli istituzionali. In questo senso, l’appuntamento odierno rappresenta non solo un momento di confronto, ma anche l’avvio concreto di un percorso che vedrà Cantone e Comuni sempre più impegnati, insieme, nel dare risposte alle trasformazioni in atto.

Stand sotto tiro in Ticino

Stand sotto tiro in Ticino

Da oltre cinquant’anni si attende il nuovo stand di tiro del Monte Ceneri – Intanto, tra promesse e rinvii, i cittadini continuano a convivere con il rumore.
Tutto è iniziato decenni fa. Da quando, in Ticino, si è capito che gli stand di tiro, un tempo lontani dai centri abitati, sono finiti sempre più vicini alle case. E con loro anche il rumore degli spari.

Il caso di Origlio
A Origlio, per esempio, c’è chi convive con questa realtà da una vita intera. Marisa ha 93 anni e da oltre trent’anni organizza le sue giornate in funzione del calendario di tiro. Un tempo usciva di casa. Oggi invece, data l’età, resta tra le mura domestiche cercando di sopportare. E come lei, tanti altri. Già negli anni Ottanta si raccolgono firme, si lanciano petizioni, si chiede alle autorità di intervenire. Ma le risposte sono poche, lente, spesso insufficienti. Nel tempo qualcosa cambia: meno giornate di tiro, qualche intervento per attutire il rumore. Ma il problema resta. E non riguarda solo Origlio.

La situazione luganese
Nel pieno sviluppo urbano del Luganese, lo stand dei Civici Carabinieri Lugano si trova oggi circondato da abitazioni. Chi vive attorno al poligono racconta di un rumore martellante, difficile da ignorare. C’è chi chiude tutto, chi alza la musica, chi semplicemente se ne va durante le esercitazioni. Le perizie parlano chiaro: i limiti di rumore vengono superati. In alcuni casi anche in modo significativo. Eppure gli spari continuano.
Com’è possibile?
Da una parte ci sono le società di tiro, che svolgono un’attività prevista dalla legge, tra tiro obbligatorio e facoltativo. Dall’altra ci sono i cittadini, che da anni denunciano un inquinamento fonico che incide sulla qualità di vita. In mezzo, una normativa federale che imponeva di risanare gli impianti entro il 2016.
Ma molti interventi non sono mai stati realizzati.
Il motivo? Sempre lo stesso: si aspetta il nuovo poligono del Monte Ceneri.
Un progetto di cui si parla dagli anni Settanta. Doveva essere la soluzione: concentrare le attività, chiudere gli impianti più problematici, ridurre il rumore nelle zone abitate. In concreto, con il nuovo poligono del Monte Ceneri dovrebbero essere trasferite le attività degli stand di tiro di: Origlio, Lugano, Bellinzona e Ponte Brolla, oltre al poligono militare del Ceneri.
Ma tra una proposta bocciata in votazione popolare, costi lievitati e continui rinvii, il poligono non è ancora stato costruito. E così, anno dopo anno, la situazione resta ferma.
Gli stand continuano a funzionare, spesso grazie a facilitazioni, ossia deroghe. I lavori di risanamento vengono rinviati, perché, prima o poi, tutto dovrebbe essere trasferito. E i cittadini continuano ad aspettare. Aspettare che qualcosa cambi davvero.
Nel frattempo, il paradosso è evidente: nessuno sembra avere torto. Le società di tiro applicano la legge. Le autorità gestiscono una situazione complessa. Ma la legge sull’inquinamento fonico, nei fatti, resta in sospeso.
E allora la domanda è inevitabile: quanto a lungo si può continuare così?
Dopo cinquant’anni di attese, promesse e rinvii, cerchiamo di capire l’inghippo di una situazione che sembra non trovare soluzione. 

Puntata Patti chiari
https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Stand-sotto-tiro-in-Ticino–3665294.html

 

Il lavoro politico inizia con l’ABC

Il lavoro politico inizia con l’ABC

La politica più vicina ai cittadini, essere consiglieri comunali tra sfide e soddisfazioni

Era il 14 aprile 1996 quando Norman Gobbi muoveva i primi passi nella vita politica, entrando in Consiglio comunale a Quinto per la Lega dei Ticinesi. Appena diciannovenne aveva deciso di mettersi a disposizione della propria comunità, partendo dal livello più vicino ai cittadini, là dove la politica assume un volto concreto e quotidiano. « Ero rimasto colpito dalle idee del Nano », ricorda. « Ho visto nella Lega un movimento che lottava per la difesa degli interessi del Canton Ticino, con un forte desiderio di preservare l’identità del nostro territorio. Non è stato facile all’inizio, avevo appena raggiunto la maggiore età e mi sono trovato confrontato con colleghi navigati ». Un ingresso precoce, ma già l’anno successivo, nel 1997, Gobbi assume la presidenza del Consiglio comunale e nel 2008 viene eletto Municipale alla guida del Dicastero sicurezza ed economia pubblica. «Non era evidente fare il leghista nelle valli a quei tempi», osserva. « C’era un confronto diretto, talvolta troppo acceso, ma è stata una vera palestra politica ». Un cammino iniziato in un piccolo Comune di valle che richiama anche oggi il valore dell’impegno personale: mettersi a disposizione della propria comunità, con spirito di servizio e concretezza.

Segnali da cogliere
Impegnarsi in prima persona nella vita pubblica richiede tempo, dedizione e capacità di assumersi responsabilità. Chi lo fa mette in conto ore di preparazione, di discussione e inevitabilmente qualche mal di pancia. Emblematico quanto accaduto lo scorso dicembre in Consiglio comunale a Bellinzona. A seguito della dimissione di un consigliere comunale per motivi di salute, la lista dei subentranti è stata spulciata come non era mai successo prima. La prima subentrante ha detto no. Idem il secondo e il terzo. I motivi erano diversi, da questioni personali a professionali o di studio. La quarta papabile aveva invece nel frattempo cambiato domicilio. Anche a Chiasso la complicata sostituzione di una consigliera comunale ha riacceso i riflettori su un tema complesso: la difficoltà nel reperire candidati.

Una guida accessibile
Per sostenere chi decide di intraprendere questo cammino e fornire gli strumenti necessari fin dall’inizio, la Sezione degli Enti locali del Dipartimento delle Istituzioni ha pubblicato la nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale. Si tratta di una guida chiara e accessibile che accompagna passo dopo passo nella comprensione dei meccanismi istituzionali e nel ruolo di chi si mette al servizio della collettività. La pubblicazione è disponibile online sul sito internet www.ti.ch/sel e offre una panoramica completa sul funzionamento dei Consigli comunali, sui diritti e doveri delle consigliere e dei consiglieri, e sugli strumenti di partecipazione politica. La nuova edizione introduce importanti novità: grazie a link e codici QR, è possibile accedere a mini corsi digitali, video e risorse didattiche attraverso una piattaforma formativa dedicata. Un passo deciso verso una formazione più accessibile, concreta e al passo con i tempi.

Mettersi a disposizione
« Con questa nuova edizione dell’ABC compiamo un passo importante verso una formazione più moderna che risponde ai bisogni concreti di chi opera nei nostri Comuni», sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «È anche un modo per incentivare l’assunzione di cariche pubbliche e facilitare il compito a chi decide di intraprendere questo percorso». E tornando indietro cosa direbbe oggi il Consigliere di Stato al Norman Gobbi diciannovenne appena eletto in Consiglio comunale a Quinto? «Gli direi di essere coraggioso, lo preparerei a un viaggio sulle montagne russe. Gli direi che dev’essere fiero di impegnarsi per il suo Cantone e per il suo Comune e che dopo 30 anni avrà qualche capello bianco ma ancora lo spirito degli albori».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 aprile 2026 de Il Mattino della domenica

Aggregazione Gordola e Lavertezzo: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Gordola e Lavertezzo: istituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Dando seguito all’istanza dei due Municipi, il Consiglio di Stato ha formalizzato l’avvio della procedura aggregativa tra Gordola e Lavertezzo istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare una proposta di aggregazione in un unico Comune.

Lo scorso 29 settembre 2025 i Municipi di Gordola e Lavertezzo hanno sottoscritto e trasmesso al Consiglio di Stato un’istanza congiunta per l’avvio di una procedura di aggregazione tra i loro Comuni. Qualche mese prima, il 25 giugno 2025, il Governo aveva deciso la chiusura del progetto aggregativo tra il Comune di Lavertezzo e quello di Locarno, decisione contro la quale alcuni cittadini di Lavertezzo hanno presentato ricorso al Gran Consiglio. Quest’ultimo ha respinto il ricorso nella seduta del 23 febbraio 2026 e a fine marzo la decisione di chiusura della procedura aggregativa che coinvolgeva anche Lavertezzo è infine divenuta definitiva.
Il Governo si è quindi ora pronunciato sulla richiesta di Lavertezzo e Gordola, approvando l’istanza e nominando una Commissione di studio che ha il compito di preparare un progetto di Comune aggregato. Va ricordato che da tempo i due Comuni hanno comunque già intrapreso concreti passi per approfondire l’ipotesi di una loro unione.
Il progetto si inserisce in modo coerente nell’approccio promosso dal Cantone, che predilige le iniziative promosse dal livello locale, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza. La proposta coinvolge due Comuni confinanti appartenenti al medesimo comprensorio definito nel PCA ed è pertanto pienamente in linea con gli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.
La Commissione di studio, composta da tre membri per Comune designati dai rispettivi Municipi, è così composta:
– per Gordola: Damiano Vignuta, Sindaco, René Grossi, Vicesindaco e Nicola Domenighetti, Municipale
– per Lavertezzo: Andrea Berri, Sindaco, Mehmet Göksungur, Vicesindaco e Claudio Zanierato, Municipale  

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: gordola.ch)

Nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale

Nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale

Comunicato stampa

È disponibile l’edizione aggiornata al 2026 dell’ABC del Consigliere comunale. La pubblicazione in formato digitale, completamente rivista, integra importanti novità, tra cui contenuti multimediali e percorsi di autoformazione accessibili online. Il manuale – disponibile tramite il sito internet www.ti.ch/sel – è destinato alle consigliere e ai consiglieri comunali, ma rappresenta uno strumento utile anche per funzionarie, funzionari e cittadine e cittadini interessati al funzionamento delle istituzioni locali.

L’ABC del Consigliere comunale è da anni un punto di riferimento per chi opera all’interno dei legislativi comunali. La nuova edizione 2026 è completa e sostituisce integralmente la versione del 2012 e i successivi aggiornamenti, offrendo un testo adattato alle più recenti modifiche legislative, in particolare della Legge organica comunale (LOC), del relativo regolamento di applicazione (RALOC) e del Regolamento sulla gestione finanziaria e sulla contabilità dei Comuni (RGFCC), nonché di altre normative rilevanti.
La struttura della pubblicazione – da qualche anno disponibile unicamente online – rimane invariata e si articola in capitoli introduttivi accompagnati da schede di approfondimento. Essa fornisce le nozioni di base sul funzionamento del Consiglio comunale, sui diritti e sugli obblighi delle consigliere e dei consiglieri comunali e sugli strumenti di partecipazione a loro disposizione. Il manuale tratta inoltre temi quali regolamenti comunali, ordinanze municipali, convenzioni, referendum e iniziative comunali, nonché gli elementi essenziali della gestione finanziaria e della perequazione intercomunale.

Nuovi contenuti multimediali
Un’ulteriore novità della nuova edizione 2026 è rappresentata dall’integrazione di contenuti multimediali. Grazie a link e codici QR inseriti nel testo, è possibile accedere a minicorsi digitali, corredati da filmati e risorse didattiche, che illustrano in modo pratico e concreto alcuni aspetti del funzionamento dei consigli comunali. I contenuti sono disponibili accedendo al sito della Sezione degli enti locali alla piattaforma digitale www.formativa.org, sviluppata nell’ambito del progetto Interreg RigeneraTI-VA, volto a sperimentare nuove modalità di sviluppo delle competenze nel settore degli enti locali. L’accesso alla piattaforma è gratuito, ma è necessario registrarsi.
Questa evoluzione si inserisce nell’impegno del Dipartimento delle istituzioni volto a mettere a disposizione dei Comuni strumenti sempre più moderni, accessibili ed efficaci. In particolare, la Sezione degli enti locali è attivamente impegnata nel promuovere lo sviluppo delle competenze di chi opera nei Comuni e nei patriziati, anche attraverso l’utilizzo di canali digitali innovativi e percorsi di formazione continua. In questo contesto si inserisce anche il lavoro in corso per rafforzare gli strumenti del dialogo istituzionale tra Cantone e Comuni. In particolare, è stato avviato un gruppo di lavoro misto con l’obiettivo di migliorare la qualità, la tempestività e la circolazione delle informazioni, attraverso lo sviluppo di strumenti digitali moderni, facilmente accessibili e realmente utili nella gestione quotidiana delle attività amministrative.

Un supporto concreto per chi opera nei Comuni
«Con questa nuova edizione dell’ABC compiamo un passo importante verso una formazione più accessibile, aggiornata e vicina ai bisogni concreti di chi opera nei nostri Comuni», sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «L’integrazione di contenuti multimediali e lo sviluppo di strumenti digitali rientrano in una visione più ampia: rafforzare le competenze, migliorare la circolazione delle informazioni e sostenere un dialogo istituzionale sempre più efficace tra Cantone e Comuni. Allo stesso tempo, vogliamo facilitare il compito di chi si avvicina alla vita pubblica, contribuendo a contrastare le difficoltà che oggi toccano le istituzioni e incentivando l’assunzione di cariche pubbliche».
Attraverso questa nuova edizione dell’ABC, il Dipartimento delle istituzioni intende facilitare l’accesso alle informazioni tecniche di base e sostenere le consigliere e i consiglieri comunali nell’esercizio consapevole del loro ruolo, contribuendo così a rafforzare la qualità dei processi decisionali a livello locale e a favorire un rinnovato coinvolgimento nella vita istituzionale.

La pubblicazione e i contenuti multimediali sono accessibili gratuitamente nella fase pilota sulla piattaforma indicata. Per accedere ai minicorsi è necessario creare un account personale. Le indicazioni per registrarsi alla piattaforma www.formativa.org sono disponibili sul sito della Sezione degli enti locali www.ti.ch/sel nella pagina «Sviluppo delle competenze» del menu «Comuni».

Cantone e Comuni insieme per affrontare le sfide climatiche

Cantone e Comuni insieme per affrontare le sfide climatiche

Comunicato stampa

Come possono Cantone e Comuni affrontare insieme le sfide poste dai mutamenti climatici? È questa la domanda al centro della settima edizione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, in programma giovedì 23 aprile 2026, dalle 13.30 alle 18.30, presso l’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona. L’evento riunirà rappresentanti del mondo politico, istituzionale, tecnico e accademico per discutere strumenti, esperienze e prospettive legate all’adattamento ai mutamenti climatici.

Giunto alla sua settima edizione, il Simposio – promosso dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento del territorio, con la partecipazione di MeteoSvizzera – si conferma quale momento privilegiato di incontro e dialogo tra Cantone e Comuni. In un contesto in cui il Cantone sta rafforzando la comunicazione e la collaborazione con gli enti locali, l’obiettivo è sviluppare modalità di lavoro sempre più efficaci, concrete e orientate ai risultati, capaci di rispondere alle trasformazioni in atto sul territorio.
L’edizione 2026 sarà dedicata al tema dell’adattamento ai mutamenti climatici, una tematica che riguarda sempre più da vicino il Ticino e le sue comunità. L’evento è organizzato congiuntamente dalla Sezione degli enti locali (SEL) e dall’Ufficio del clima e della decarbonizzazione (UCD), in collaborazione con MeteoSvizzera, che presenterà in questa occasione i nuovi scenari climatici nazionali «Clima CH2025».
Nel corso del pomeriggio si alterneranno momenti di approfondimento e spazi di confronto. Particolare rilievo sarà dato ai laboratori tematici, concepiti come momenti di lavoro partecipativi e orientati alla pratica, che permetteranno alle partecipanti e ai partecipanti di entrare in contatto diretto con esperte ed esperti dei diversi ambiti e di individuare interlocutrici e interlocutori di riferimento. In questo senso, il Simposio intende favorire non solo la condivisione di contenuti, ma anche la costruzione di relazioni, nella consapevolezza che la collaborazione passa anche attraverso la conoscenza.
In parallelo ai laboratori rivolti ai Comuni, è prevista una sessione dedicata di laboratori riservata agli ospiti di MeteoSvizzera, organizzata su un percorso specifico. Ad aprire i lavori sarà il Consigliere di Stato Claudio Zali, mentre nella seconda parte del pomeriggio interverrà il Consigliere di Stato Norman Gobbi. La giornata si concluderà con una tavola rotonda dedicata alle prospettive future della collaborazione tra Cantone e Comuni.  
L’invito è rivolto a politiche e politici comunali e cantonali, quadri e funzionarie e funzionari delle amministrazioni pubbliche, tecniche e tecnici comunali, nonché a partner esterni attivi nei settori energetico, climatico e della governance territoriale.

La partecipazione è gratuita, con iscrizione obbligatoria entro il 16 aprile 2026 tramite il modulo disponibile sul sito www.ti.ch/eventisel, dove è possibile consultare anche il programma dettagliato dell’evento.

Sovraffollamento delle carceri, il nodo dei rimpatri

Sovraffollamento delle carceri, il nodo dei rimpatri

La Svizzera supera di gran lunga la media europea – I trasferimenti nei Paesi d’origine sono complessi e i costi elevati con circa 380 franchi al giorno in Ticino

La Svizzera è uno dei Paesi nel continente europeo con più stranieri in carcere. In questa classifica si posiziona dietro a solo tre Paesi molto piccoli. Con il 72% di stranieri, supera di molto nazioni come la Germania, l’Italia e la Francia e la media europea del 25%.
Il trasferimento nel Paese d’origine per espiare la pena, dunque, ritorna un tema d’attualità. “Scontare la pena nel Paese d’origine è sempre la miglior soluzione per reinserire il detenuto nel suo Stato di provenienza. Quindi, a prescindere dal sovraffollamento delle carceri i trasferimenti tramite l’Ufficio federale di giustizia si fanno perché è un atto tra Stati”, spiega ai microfoni del Quotidiano Frida Andreotti, direttrice delle Divisione della giustizia Ticino.
Non solo un problema di sovraffollamento ma anche di costo per la collettività. In Ticino, il costo per detenuto è di 380 franchi al giorno. In un anno sono quasi 140’000 franchi. In casi particolari, come i minorenni, l’importo è ancora più alto.

I trasferimenti dal Ticino
Il Ticino è uno dei cantoni che trasferisce più detenuti con il loro consenso. “Nel corso degli anni abbiamo visto erodere il numero di persone che hanno beneficiato dei trasferimenti nel loro Stato d’origine, passando da 16 persone nel 2017 a 5 quest’anno”, continua Frida Andreotti.
“Ci sono stati casi in cui dei detenuti italiani hanno chiesto di espiare la propria pena nel Paese d’origine” racconta Norman Gobbi, Direttore del dipartimento delle istituzioni. “In passato, il Ticino si era fatto promotore di una richiesta quando c’era il problema con i criminali provenienti dalla Romania. La risposta ricevuta dall’Ufficio federale di giustizia, ma anche dal Dipartimento federale degli affari esteri, è stata negativa perché, in questo momento, non è possibile attuare questo tipo di misure”.
Il Partito liberale radicale queste misure le vorrebbe. Con una mozione chiede al Consiglio di Stato ticinese di fare pressione a Berna per negoziare accordi con gli Stati da cui provengono gli stranieri che hanno commesso reati in Svizzera, in particolare i Paesi del Nord Africa. Con le nazioni europee, una convenzione sul trasferimento esiste già, ma ha dei limiti. “Bisogna capire se il Paese d’origine del detenuto è disposto a prendere a carico il detenuto e capire il consenso del detenuto: alcuni decidono di scontare la pena qua per motivi di strutture, accoglienza e di presa a carico”, spiega Patrick Rusconi, granconsigliere.

Le tempistiche sono rallentate
Le tempistiche si sono allungate. “Soprattutto da parte dell’Italia, che era uno Stato dove venivano trasferiti diversi detenuti” spiega Andreotti. “Inoltre, dobbiamo calcolare che la pena del condannato sia sufficientemente lunga per permettere alle procedure di fare il loro corso: se ci sono stati in cui la lingua non è l’italiano, bisogna procedere a delle traduzioni e ci vuole del tempo. Le procedure richiedono tempo e si possono fare anche quando il detenuto non è d’accordo. Esiste un protocollo e proprio quest’anno abbiamo avviato le prime procedure senza il volere del condannato. Siamo nella fase iniziale, l’esito lo darà l’Ufficio federale di giustizia”.
Quali sono le condizioni per cui si può provare a fare una riammissione? Andreotti racconta che “gli Stati devono aver aderito a questo protocollo addizionale e il condannato deve avere una misura di espulsione o allontanamento dalla Svizzera”.

I rimpatri
I detenuti sono un costo e ogni Cantone paga per le sue carceri. Con il rimpatrio degli stranieri le cose cambiano. “Lo Stato medesimo che si assume l’esecuzione della pena, e decide di farlo, si assume i relativi costi”, aggiunge Andreotti.
Su circa 7’000 detenuti, nel 2004, solo una cinquantina sono stati rimpatriati. Gli accordi esistono, con quasi tutti i Paesi europei, ma spesso i trasferimenti sono solo su richiesta del detenuto e le carceri sono piene anche all’estero. “Con i Paesi extraeuropei è più difficoltoso. Il problema più grande del Ticino sono i detenuti del Maghreb: lì non ci sono degli accordi tra Paesi. Dobbiamo incarcerarli qui fino a espiazione della pena”, aggiunge Rusconi.
Intanto, per contrastare il sovraffollamento delle carceri, una soluzione d’urgenza è quella di mettere a disposizione dei prefabbricati con celle nel terreno della Stampa.

Il prezzo della discriminazione

Il prezzo della discriminazione

Quanto costa alla Svizzera la discriminazione? “Fino a 35 miliardi”

Parte da questo dato la Settimana contro il razzismo 2026, dedicata quest’anno alla gestione della diversità nel mondo del lavoro – In media lo stipendio di uno straniero è del 24% più basso di quello di uno svizzero

“Vorrei iniziare con una domanda apparentemente semplice: quanto costa la discriminazione? La discriminazione nel mondo del lavoro è una perdita di potenziale. Significa persone che non possono sviluppare pienamente le proprie competenze. Persone costrette a lavorare al di sotto delle loro qualifiche, persone ostacolate in modi diversi al momento dell’assunzione, nelle carriere. Vittime anche di disparità salariali non spiegabili”, così Michela Trisconi, delegata cantonale all’integrazione degli stranieri.
In Svizzera la discriminazione può costare fino a 35 miliardi di franchi, secondo la stima della delegata cantonale all’integrazione. E il mondo del lavoro è il contesto in cui avviene, nella maggior parte dei casi, il 52%.
“Io rappresento un settore che esporta oltre l’80%, quindi un settore aperto a livello internazionale, dove questi temi piano piano sono già entrati nei discorsi aziendali. Avremo sempre meno manodopera a disposizione, quindi è necessario veramente potenziare questi discorsi e anche altri”, dice alle telecamere del Quotidiano della RSI Stefano Modenini, direttore dell’Associazione Industrie Ticinesi.
Invecchiamento demografico e calo delle nascite rendono l’integrazione non più solo una scelta ma una necessità per il mercato del lavoro. Un caso virtuoso è l’Ikea, che nel proprio organico di 3’500 dipendenti, conta 103 nazionalità diverse e 310 rifugiati. “Il nostro obiettivo economico è quello di soddisfare la maggior parte delle persone, quindi c’è una forte diversità anche nel nostro gruppo di clienti. E avere una diversità interna significa specchiarci nella società che poi serviamo. E questo ha un beneficio indubbiamente economico”, dice Stefano Santinelli, Employee Experience Manager Ikea. L’integrazione, insomma, è una scelta strategica aziendale. “Viviamo sicuramente i valori nel momento in cui assumiamo le persone dall’esterno. Dopodiché abbiamo un codice di condotta dove tutte le persone della nostra organizzazione vengono formate annualmente. Sulla discriminazione, ad esempio, abbiamo zero tolleranza”.
A dimostrare quanta strada resti da fare un dato su tutti: in media lo stipendio di uno straniero è del 24% più basso di quello di uno svizzero.
“Lavoriamo alacremente per cercare di sensibilizzare da un lato i lavoratori o possibili vittime di razzismo rispetto ai loro diritti e come comportarsi in altre situazioni e come agire. E dall’altra parte cerchiamo di lavorare anche con le associazioni datoriali per cercare di elaborare anche dei documenti che possano portare a una maggior sensibilizzazione nelle aziende rispetto al tema del razzismo e delle discriminazioni razziali”, spiega Igor Cima, segretario sezione Sopraceneri UNIA.

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3612888

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3617706

 

Violenza contro le donne: il Consiglio d’Europa valuta i progressi di Svizzera e Ticino

Violenza contro le donne: il Consiglio d’Europa valuta i progressi di Svizzera e Ticino

Comunicato stampa

Mercoledì 11 marzo il Consiglio di Stato ha accolto in Ticino una delegazione del Gruppo indipendente di esperte ed esperti sull’azione contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa (GREVIO). L’incontro si è svolto nell’ambito della visita in Svizzera volta al monitoraggio dell’attuazione della Convenzione di Istanbul.

La Svizzera figura tra i Paesi che hanno ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Per verificarne l’attuazione, l’organo indipendente incaricato dal Consiglio d’Europa – il GREVIO – effettua periodicamente dei monitoraggi nei diversi Stati aderenti. Nel Canton Ticino l’implementazione della Convenzione viene garantita per il tramite del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica con un coordinamento dei lavori affidato alla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni. Completano l’attività in tal senso una serie di strategie cantonali parallele tra cui il Piano d’azione cantonale per le pari opportunità e il Programma cantonale di protezione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani.
Nell’ambito della recente visita in Svizzera, lo scorso 11 marzo una delegazione del GREVIO – ricevuta dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dalla direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Marina Carobbio Guscetti e dal direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa – ha incontrato oltre alle rappresentanti e ai rappresentanti delle associazioni della Società civile, diversi professionisti istituzionali confrontati al tema della violenza nei confronti delle donne, sessualizzata e di genere. Presenti in particolare, accanto alla Divisione della giustizia – che ha organizzato e coordinato la giornata –, rappresentanti del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, la Polizia cantonale rappresentanti del potere giudiziario civile e penale e delle Autorità di protezione, l’Istituto di medicina legale, l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e la Delegata per le pari opportunità. Oltre che sul tema della protezione rivolta nell’ambito di una procedura penale o civile alle persone toccate da queste forme di violenza, il GREVIO ha posto l’accento sull’attività di prevenzione e di promozione delle pari opportunità proposta nelle scuole, sull’attività di sensibilizzazione della popolazione unitamente a quella di formazione delle professioniste e dei professionisti confrontati a questi delicati temi.

Le iniziative a livello cantonale
La violenza domestica e la violenza di genere sono un grave problema che coinvolge l’insieme della società. Con il raggiungimento degli obiettivi presentati dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale d’azione sulla violenza domestica (2021 e 2022) prosegue l’attività volta a prevenire la violenza, sostenere coloro che ne sono colpiti e perseguire le persone che commettono violenza. Nell’attesa della presentazione della nuova strategia nazionale – prevista per la fine del 2026 –molteplici nuove misure sono già state individuate dal Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica della Divisione della giustizia, in collaborazione con la rete di professioniste e professionisti attivi sul territorio. Collaborazioni che negli anni si rafforzano ed estendono vieppiù dai servizi essenziali, ai Comuni ticinesi e anche a enti, associazioni e servizi locali, al fine di garantire una diffusione capillare delle informazioni e soprattutto facilitare l’accesso agli aiuti a chi lo necessita.
Da un primo bilancio della visita, il GREVIO si è rallegrato di aver appreso, in diverse occasioni e pure per il nostro Cantone, che l’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul in Svizzera ha segnato una svolta importante nel contrasto a queste forme di violenza, constatando i notevoli progressi realizzati in tempi brevi, dal 2022 ad oggi, data della precedente visita di controllo. Sulla base delle informazioni raccolte durante la missione, il GREVIO elaborerà una valutazione aggiornata. Il rapporto finale è atteso per l’autunno 2026 e conterrà nuove raccomandazioni rivolte alla Svizzera per rafforzare ulteriormente le politiche di prevenzione e di contrasto alla violenza nei confronti delle donne, sessualizzata e domestica.