Emergenze, predisposti 160 punti di raccolta in Ticino

Emergenze, predisposti 160 punti di raccolta in Ticino

Predisposti da inizio anno, i centri sono destinati a fornire assistenza alla popolazioni in situazioni straordinarie – L’elenco e il luogo dei rifugi sul portale della Confederazione

Da inizio anno sono stati predisposti sul territorio ticinese i punti di raccolta d’urgenza (PRU), destinati a fornire assistenza e informazioni ufficiali in caso di catastrofi o interruzioni dei servizi. Queste zone sicure sono nate dalla collaborazione tra autorità cantonali, Comuni ticinesi e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP).
La rete ticinese conta ora 160 postazioni distribuite nei Comuni, solitamente in prossimità di strutture pubbliche. Questi centri vengono attivati quando i normali canali di comunicazione risultano compromessi, come durante blackout prolungati o eventi naturali estremi. La loro posizione è consultabile sul sito cantonale e sul geoportale della Confederazione.
“Le PRU servono principalmente per garantire la comunicazione d’urgenza con gli enti primo intervento: pompieri, ambulanze o polizia”, ha spiegato Ryan Pedevilla, capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. Attraverso i punti di raccolta si avrà “una rete sicura che permetterà di comunicare anche qualora la rete pubblica non fosse garantita”. Qui il riferimento è ai dispositivi radio Polycom, in grado di garantire il collegamento con le autorità anche in assenza di telefonia o internet. La gestione operativa fa capo ai Comuni.
Con questa misura, il Ticino si allinea agli standard di protezione della popolazione già adottati dagli altri Cantoni svizzeri. L’apertura dei PRU sarà annunciata, in caso di necessità, tramite i media, la piattaforma Alertswiss e i canali comunali.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Emergenze-predisposti-160-punti-di-raccolta-in-Ticino–3597408.html

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3597954

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Nuovi punti dove andare in caso di emergenza

Cantone e Comuni presentano i 160 PRU (Punti raccolta d’urgenza) che saranno attivati dalle autorità in caso di necessità per fornire informazioni – Norman Gobbi: «Un posto sicuro dove poter ricevere rassicurazioni e una prima assistenza».
Si chiamano Pru – Punti di raccolta d’urgenza – e hanno il compito di fornire un primo appoggio sicuro per ricevere informazioni tempestive e assistenza in caso di situazioni speciali. Dal 1° gennaio di quest’anno in Ticino ne sono presenti 160, distribuiti in maniera capillare su tutto il territorio in modo che la popolazione possa raggiungerli nel più breve tempo possibile dal proprio domicilio. «Durante le situazioni straordinarie i normali canali di comunicazione potrebbero risultare compromessi o non funzionare. Ecco perché è importante avere un punto fisico, in prossimità di strutture pubbliche conosciute, dove la popolazione può recarsi per ricevere tutte le informazioni necessarie per gestire la situazione o altri tipi di assistenza», afferma il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «Il principio alla base di questa iniziativa è semplice, non andiamo a inventare nulla di nuovo. Anzi potremmo parlare di riproporre un sistema ‘di una volta’ con gli accorgimenti tecnici necessari per rispondere alle situazioni attuali: un posto dove andare per sapere come comportarsi in situazioni critiche». Continua Gobbi: «Si tratta di un ulteriore tassello a favore della sicurezza. Ora però è importante che la popolazione si informi su dove si trova il punto più vicino a casa sua». Posizione geografica dei Pru che è consultabile sulla pagina www.ti.ch/pru. «Il 100% dei Comuni ha almeno un punto. Siamo completamente pronti e, in caso di bisogno, operativi».
I Pru non saranno in esercizio tutto l’anno, ma verranno attivati solo in caso di crisi o situazione d’emergenza su base comunale, regionale o cantonale a dipendenza del problema. Già, ma in quali casi potrebbero essere attivati? Durante la conferenza stampa di presentazione di questo nuovo servizio sono stati forniti alcuni esempi concreti: i blackout, che tolgono la corrente e mettono in difficoltà alcuni tipi di comunicazione (come quella attraverso la televisione); le siccità o i casi di catastrofe, come la tragica alluvione in Vallemaggia del giugno 2024. «Proprio quel caso – afferma Gobbi – ci ha dimostrato la necessità di avere una rete d’intervento capillare e in grado di raggiungere rapidamente la popolazione. Il crollo del ponte di Visletto ha tagliato il canale delle comunicazioni e di approvvigionamento. La popolazione, in questi casi, ha bisogno di sapere che c’è un posto sicuro dove poter ricevere rassicurazioni e una prima assistenza».

Informazioni, ma non solo
«Ogni Punto avrà almeno un responsabile comunale che si occuperà di fornire le informazioni ufficiali, gestire le chiamate di emergenza e dare aiuto», spiega il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla. L’apertura di un Pru sarà comunicata tramite l’applicazione Alertswiss, i canali ufficiali delle autorità e i media. Ogni punto sarà dotato di cartello di segnalazione, radio Polycom per garantire comunicazioni affidabili tra gli operatori attivi e gilet bianchi per riconoscere le persone a cui rivolgersi. Le postazioni potranno inoltre essere dotate di allacciamento elettrico, registri di controllo abitanti cartaceo e spazi operativi per la centralizzazione di beni di prima necessità. «A gestire i Pru saranno principalmente i responsabili comunali e non la Protezione civile», sottolinea Pedevilla. Un’altra funzione di questi punti può essere quella di “catalizzatore”. Dichiara il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione: «I volontari che si attivano in caso di necessità possono essere convocati e partire dai Pru. In questo modo è garantito un coordinamento efficace». Altri possibili impieghi di questi nuovi punti sono la distribuzione di materiale di prima necessità, come acqua o mascherine igieniche». Insomma, I Pru saranno adattati a dipendenza della situazione e delle necessità che si presentano. Uno strumento in più che va ad aggiungersi alla catena di pronto intervento.

Lo slancio arriva da Argovia
A dare il là all’implementazione dei Punti di raccolta d’urgenza, che sono presenti in tutta la Svizzera con oltre 2’900 sedi, è stato il Canton Argovia. Confrontate con la necessità di disporre di una rete efficace di intervento e informazione, vista la presenza di diverse centrali nucleari, le autorità argoviesi si erano attivate con la Confederazione. L’Ufficio federale della protezione della popolazione ha però deciso di estendere il concetto a tutto il territorio nazionale. «La confederazione fornisce le basi legali e le linee guida, il Cantone garantisce il materiale necessario e l’attuazione, i Comuni attivano e gestiscono i Punti. Un esempio concreto di come funziona il federalismo in Svizzera», riprende Gobbi.

L’esempio di Monteceneri
Cento Comuni, centosessanta Pru. Questo perché, complici anche le fusioni, un Punto solo non basta per un intero comune. Monteceneri, dove si è tenuta la presentazione ai media del nuovo servizio, ne è un esempio. «Abbiamo cinque quartieri indipendenti tra loro. Per garantire a tutti i cittadini di raggiungere facilmente un Pru era quindi necessario averne più di uno. Ne abbiamo quindi creati quattro», dichiara il segretario comunale di Monteceneri Curzio Sasselli. Trovate le ubicazioni si è poi passati al personale. «Attualmente abbiamo otto responsabili comunali, figure trovate all’interno del Comune che hanno seguito la formazione specifica. Un lavoro nel complesso non facile, ma un servizio importante per la popolazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 marzo 2026 de La Regione

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Ecco i punti di raccolta d’urgenza Gobbi: «Almeno uno in ogni Comune»

Sono in funzione da gennaio e possono aiutare la popolazione in caso di catastrofe.
Dal primo gennaio 2026 il Ticino dispone di una rete capillare di 160 punti di raccolta d’urgenza ( PRU): è quanto è stato sottolineato dal Dipartimento delle istituzioni durante una conferenza stampa al Centro diurno di Rivera. I siti, distribuiti su tutto il territorio cantonale e attivabili in caso di catastrofi naturali, black-out prolungati come altre emergenze diffuse, permetteranno ai cittadini di ricevere informazioni, assistenza oppure indicazioni operative direttamente da personale formato.

Notizie aggiornate e supporto
«Il cento per cento dei comuni ticinesi dispone di centri PRU», ha sottolineato il direttore DI, Norman Gobbi. «Questi luoghi sono un tassello fondamentale per la sicurezza del nostro Cantone». Infatti, in situazioni straordinarie, dalle frane alle interruzioni delle comunicazioni, la popolazione potrà recarsi nei centri per avere notizie aggiornate e supporto. La rete ticinese aderisce a un progetto nazionale promosso dall’Ufficio federale della protezione della popolazione. In questo modo, il Cantone si allinea agli standard già adottati nel resto della Svizzera. In totale, nella Confederazione sono oltre 2.900 i punti previsti. «Non inventiamo nulla di completamente nuovo – ha osservato Gobbi – ma riprendiamo e adattiamo alle esigenze attuali un sistema di sicurezza già esistente ». I siti rappresentano un ulteriore tassello a favore della sicurezza. «Per ora il sistema di allerta prevede sirene d’allarme, AlertSwiss, Radio FM e il dispositivo d’emergenza ICARO. In futuro vorremmo l’introduzione del Cell Broadcast, un sistema con il quale si viene avvisati via telefono con una notifica push», conclude Gobbi. Lo scopo dei centri PRU è quello di diramare informazioni ufficiali, dare e ricevere aiuto. Oltre a questo, l’eventuale apertura dei siti è indicata tramite l’applicazione per smartphone AlertSwiss, canali ufficiali e attraverso i media. Ogni centro di raccolta è dotato dell’apposito cartello di segnalazione e di una radio Polycom: «Quest’ultima garantisce il collegamento con le autorità anche quando i mezzi convenzionali non funzionano», ha ricordato da parte sua Ryan Pedevilla, Capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. Per l’aspetto operativo, la responsabilità diretta spetterà ai Comuni, che attiveranno i centri solo quando necessario. «L’apertura avviene in caso di crisi – ha precisato Pedevilla – quando la situazione richiede un contatto diretto con la popolazione». E la Protezione Civile? «Ha compiti differenti, ad esempio in una situazione in cui le antenne per la telefonia mobile hanno bisogno di essere riparate con urgenza, gli sforzi dei militi sarebbero interamente dedicati ad esse», spiega Pedevilla.

Monteceneri fiore all’occhiello
Presente all’incontro con la stampa anche il segretario comunale di Monteceneri, Curzio Sasselli. Il Comune, nato da diverse aggregazioni, è un esempio di come i centri PRU possano essere diffusi sul territorio. Monteceneri, infatti, dispone di ben 4 siti e di 8 responsabili comunali formati. «Abbiamo scelto luoghi facilmente raggiungibili, anche a piedi», ha spiegato Sasselli. E non sempre sarà necessario aprirli tutti: «Se il problema riguarda solo una zona, si attiverà il punto più vicino». Come detto, il Comune dispone di 4 centri, «ma non vi è un minimo o massimo di centri, la decisione spetta ai vari Municipi», aggiunge ancora Pedevilla.
Oltre all’infrastruttura, è stata curata la preparazione del personale e l’informazione alla cittadinanza. «Lo scopo finale è offrire un posto dove trovare informazioni affidabili e un contatto diretto con l’autorità», ha concluso Sasselli.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 marzo 2026 del Corriere del Ticino

 

Cocchi: «La gente è sempre più nervosa»

Cocchi: «La gente è sempre più nervosa»

Il comandante della Polizia cantonale, in veste di presidente della CCPCS, commenta la situazione in Svizzera fra sicurezza e criminalità: «In dieci anni è cambiato molto, la gente è più sotto pressione e i social…»

Eventi tragici ed eccezionali, come l’incendio avvenuto a Crans-Montana (VS) o il più recente rogo di un’autopostale a Kerzers (FR), mostrano quanto situazioni improvvise possano mettere sotto pressione non solo il sistema di sicurezza e soccorso, ma anche l’intera società.
A commentare questi casi, in intervista con i quotidiani del gruppo CH Media, è il comandante della polizia ticinese Matteo Cocchi, nella sua veste di presidente della Conferenza delle e dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS).
In casi come questo – con elevati numeri di vittime, ma anche un forte impatto emotivo sulla popolazione – la chiave di volta è la cooperazione intercantonale, a tutti i livelli.
Una sinergia, questa, che diventa sempre più importante anche considerando un contesto – quello svizzero – che con gli anni è mutato, senza addolcirsi: «La gente è più nervosa», spiega Cocchi. Secondo lui, «ci sono più situazioni delicate rispetto a dieci anni fa».
Pur non trattandosi di un aumento uniforme di tutta la criminalità, si registra una crescita della disponibilità alla violenza e dei reati violenti.
Secondo lui, infatti, «le persone si arrabbiano più velocemente e reagiscono in modo più aggressivo».
Questo fenomeno è legato a diversi fattori sociali, tra cui l’aumento della pressione lavorativa e delle tensioni nella vita quotidiana. A ciò si aggiunge, secondo il comandante, un progressivo «indebolimento del rispetto reciproco tra le persone».
Un ruolo importante è svolto anche dai social media. Come spiega Cocchi, «con i social media è diventato molto facile insultare o minacciare qualcuno».
In passato chi voleva offendere o minacciare qualcuno doveva esporsi direttamente, nella pubblica piazza. Oggi, invece, molte persone si sentono più forti dietro uno schermo (e a una tastiera) e agiscono senza percepire immediatamente le conseguenze delle proprie parole. Questo, conferma sempre il ticinese, si traduce in un aumento statistico delle minacce.
Parlando di criminalità la percezione generale può divergere dalla realtà. Per certi versi la Svizzera è più sicura: «I furti negli ultimi anni sono diminuiti».
Tuttavia, altri fenomeni stanno aumentando, in particolare la violenza domestica, la propensione alla violenza e i reati violenti. Cocchi evidenzia che «questa è una tendenza che si è sviluppata soprattutto dopo la pandemia di Covid» e che riguarda l’intera Confederazione, «bisogna fare di più, soprattutto con la prevenzione».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1911451/cocchi-la-gente-e-sempre-piu-nervosa

Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Comunicato stampa

Dal 1° gennaio 2026 sul territorio ticinese sono stati predisposti 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) destinati alla cittadinanza. La loro funzione principale è di offrire un primo punto di riferimento sicuro per ricevere informazioni tempestive e assistenza in caso di situazioni straordinarie. Questi luoghi, distribuiti in maniera capillare, sono il frutto di una stretta collaborazione tra le autorità cantonali, i Comuni ticinesi e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP).

Durante le situazioni straordinarie, i normali canali di comunicazione potrebbero risultare compromessi o funzionare solo parzialmente. Per garantire un collegamento costante e diretto tra le autorità e la popolazione, il Cantone Ticino, in collaborazione con i Comuni ticinesi e l’UFPP, hanno organizzato 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) che saranno attivati in caso di eventi eccezionali come catastrofi naturali, interruzioni prolungate della corrente elettrica, o in generale in presenza di situazioni che comportano un pericolo diffuso. In questi luoghi, la cittadinanza potrà ottenere informazioni ufficiali aggiornate.
I punti di raccolta d’urgenza sono distribuiti all’interno dei confini comunali e si trovano in prossimità di strutture pubbliche. La posizione geografica di tutti i PRU è consultabile tramite la pagina www.ti.ch/pru oppure sul geoportale ufficiale della Confederazione.
In caso di situazione straordinaria, l’apertura dei punti di raccolta d’urgenza viene comunicata tempestivamente tramite i media tradizionali (come radio e televisione) dalla piattaforma Alertswiss (www.alertswiss.ch) e dai canali di comunicazione ufficiali del proprio Comune. La prontezza operativa e la gestione dei PRU sono riprese dai Comuni, che hanno designato un responsabile per la protezione della popolazione.
Tra il 16 e il 18 marzo 2026, presso il Centro d’istruzione della protezione civile di Rivera, ai responsabili comunali verrà consegnata una radio POLYCOM. Questo dispositivo, che fa parte della dotazione base di ogni PRU, garantisce la comunicazione d’urgenza anche quando i mezzi di comunicazione convenzionali non funzionano. A margine della consegna è previsto un momento di istruzione curato dai responsabili della Sezione del militare e della protezione della popolazione e dai servizi tecnici della Polizia cantonale. 
Con l’introduzione di questa rete, il Ticino si allinea agli altri Cantoni svizzeri, completando così l’implementazione a livello nazionale di una misura fondamentale di protezione della popolazione. Sebbene l’apertura dei PRU sia subordinata a situazioni straordinarie, i centri rimarranno presenti fisicamente sul territorio e costituiranno un tassello strategico della gestione delle emergenze e delle crisi a livello comunale, cantonale e federale.  

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito: www.ti.ch/pru.

Neve in abbondanza in montagna, ma attenzione alle valanghe.

Neve in abbondanza in montagna, ma attenzione alle valanghe.

L’esperto: «La formazione è fondamentale»
Massimo Bognuda, rappresentante delle guide alpine ticinesi, dopo le nevicate registrate tra sabato e domenica: «Il fattore umano rappresenta la prima causa degli incidenti in montagna»
Il colpo di coda dell’inverno ha portato la neve, anche tanta, sulle montagne ticinesi e non solo. Un paesaggio incantato che nasconde diverse insidie, soprattutto per quanto riguarda le valanghe. L’allerta diramata dalle autorità è stata di livello 4 (pericolo forte) nella giornata di ieri, mentre oggi è di livello 3+ (pericolo marcato). «Non bisogna sottovalutare questi dati», spiega a Ticinonews Massimo Bognuda, rappresentante delle guide alpine ticinesi, «anche perché il 50% degli incidenti avviene proprio con un pericolo valanghe di livello 3».

Tutto parte dalla formazione
Chi vuole avventurarsi in montagna al di fuori dei comprensori sciistici deve quindi prendere determinate precauzioni, che vanno dalle conoscenze tecniche all’abbigliamento adeguato. «La base di partenza è la formazione, perché solo in questo modo si può imparare a leggere un bollettino valanghe, che contiene tutta una serie di informazioni fondamentali per la pianificazione di una gita». L’errore principale commesso dagli appassionati «è infatti quello della sopravvalutazione delle proprie conoscenze». In altre parole: «si sentono troppo sicuri». Proprio il fattore umano «rappresenta la prima causa degli incidenti da valanga o in montagna». Poi, come scritto, c’è l’equipaggiamento. «Pala, sonda e artva (apparecchio di ricerca in valanga) acceso sono la base, ma anche un telefono carico con già installata l’applicazione della Rega per un eventuale soccorso». Apparecchi fondamentali, «che però bisogna saper utilizzare».

«Il rischio zero non esiste»
In ogni caso, ricorda Bognuda, «il rischio zero non esiste in nessuna situazione, ma è possibile ridurlo». Come? «Formazione, valutazione corretta e autocritica» ad esempio.

https://www.ticinonews.ch/ticino/neve-in-abbondanza-in-montagna-ma-attenzione-alle-valanghe-lesperto-la-formazione-e-fondamentale-429165

La prevenzione in acqua vista dal punto di vista pratico

La prevenzione in acqua vista dal punto di vista pratico

Allo Splash and Spa di Rivera è andata in scena la seconda edizione di «Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione».
Presenti, oltre alle istituzioni e Salvataggio Paradiso, anche gli enti di pronto intervento: polizia lacuale e Croce Verde di Lugano.

Una dimostrazione pratica del salvataggio in acqua. È quanto andato in scena oggi allo Splash and Spa di Rivera. A fornire l’occasione per proporre questo evento è la seconda edizione di «Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione». Presenti, oltre alle istituzioni e Salvataggio Paradiso, anche gli enti di pronto intervento: polizia lacuale e Croce Verde di Lugano.

È passato il messaggio
«La prevenzione è tutto, non solo in piscina ma in generale nell’acqua. Ed è per questo che crediamo fermamente in questo progetto», spiega Alessandro Pellegrini, vicedirettore dello Splash and Spa. «Apprezziamo particolarmente che in questa giornata la prevenzione sia stata trattata dal punto di vista pratico. Il Ticino ha risposto presente: abbiamo ospitato tantissime famiglie e tanti bambini. E credo che il messaggio sia passato».
Un approccio pratico dimostrato anche dalla Croce Verde di Lugano che ha offerto la possibilità di sperimentare la rianimazione cardiopolmonare. «Abbiamo avuto parecchie persone interessate a questa formazione», rivela il caposettore sicurezza Massimiliano Palma. «È bello anche che molti bambini si sono dimostrati sensibili a questo tipo di problema»

Il ruolo dei bagnini
Per Palma importanti sono anche la competenza, l’efficacia e l’efficienza che devono dimostrare di avere i bagnini nel caso in cui si dovesse presentare un problema. «Solitamente la Croce Verde di Lugano arriva in seconda battuta: ecco all’ora che è importante che i bagnini siano tempestivi e inizino subito una rianimazione precoce fino all’arrivo del soccorso avanzato».

https://www.ticinonews.ch/ticino/la-prevenzione-in-acqua-vista-dal-punto-di-vista-pratico-429012

(Immagine: Ticinonews.ch)

Dire addio ai piccoli comuni: in Svizzera fanno sul serio

Dire addio ai piccoli comuni: in Svizzera fanno sul serio

Il Ticino è passato dai 247 municipi del 1980 ai 100 di oggi e il numero è destinato a calare ancora.
Una tendenza che riguarda tutte le zone del Cantone, e che è incoraggiata dal governo di Bellinzona.

Ogni tanto bisognerebbe buttare l’occhio oltre la “ramina” (così è chiamata in Ticino la rete di confine) e magari interrogarsi sul motivo per cui l’efficiente – almeno sulla carta – macchina
amministrativa ticinese subisca in maniera così rilevante il fascino delle aggregazioni tra Comuni.
Già perché se lo scorso settembre quota 100 Municipi sembrava essere un risultato più che onorevole – con tanto di celebrazione pubblica da parte del Governo cantonale e del suo presidente Norman Gobbi – ora altre aggregazioni stanno prendendo corpo, a cominciare da quella che nell’estate del 2027 dovrebbe portare al voto i cittadini di cinque Municipi del Mendrisiotto.

Sul confine
Municipi che ruotano attorno a Chiasso e che hanno tante affinità con il nostro territorio, dalla Val d’Intelvi – con tanto di gemellaggio già in essere tra i due avamposti di frontiera di Scudellate (Breggia) ed Erbonne (Centro Valle Intelvi) – al Basso Lario, dove in maniera scherzosa lo scorso anno in occasione di “Nebiopoli” (il locale e storico Carnevale) il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni aveva lanciato una clamorosa annessione di Cernobbio e Maslianico.
E pensare che solo quarantacinque anni fa – nel 1980 – il Ticino contava 247 Comuni. Ora siamo a quota 100, ma il dato a stretto giro verrà ritoccato al ribasso.

Un progetto avanza anche nel Locarnese
A conferma di questa affermazione c’è anche il fatto che il Distretto del Locarnese, sin qui algido nonostante il clima nei confronti delle aggregazioni, si è messo in moto in maniera totalmente autonoma, organizzando la scorsa settimana un momento di confronto al “Palexpo” aperto a 170 persone tra autorità comunali, società civile e mondo economico. L’aggregazione dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) interessare sette Municipi, vale a dire Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra, mentre altri cinque si sono sfilati.
Se il Ticino va di corsa, i Grigioni hanno nel contempo ingranato la quinta (o sesta) marcia, tanto che il Governo cantonale ha già dichiarato di voler raggiungere il numero massimo di 50 Municipi, contro gli attuali 100. Anche in questo caso, vale la pena ricordare che nel 2001 i Comuni grigionesi erano ben 212. Questo dà l’esatta dimensione di quanto le aggregazioni tra Municipi abbiano rappresentato una priorità nell’agenda politica cantonale e dei singoli Municipi. Sia il Ticino che i Grigioni hanno dunque dimostrato che “più grande e più organizzato” è lo slogan con cui i singoli Comuni dovranno raffrontarsi negli anni a venire. D’altronde il Ticino ha dimostrato che nulla è impossibile, se si desidera raggiungere a tutti i costi quel determinato obiettivo.
Lo dimostra quanto accaduto nel 2017 a Bellinzona, città che da poco più di 18 mila abitanti è rapidamente passata ad averne 42 mila. Merito di una maxi aggregazione con altri dodici Comuni, finalizzata ad avere “un Comune con solide risorse finanziarie e tecniche”.

La grande Chiasso
La strada sembra ormai tracciata. E’ chiaro che il cammino anche per le aggregazioni in divenire è tutt’altro che semplice. Certo è che il Governo di Bellinzona guarda con attenzione e con spirito decisamente collaborativo a questo tipo di iniziative. Di sicuro anche il nostro territorio è uno spettatore interessato di parte di queste dinamiche. Qualora dovesse andare in porto l’aggregazione di Chiasso, i Comuni comaschi di confine si troverebbero a dialogare con un realtà forte di 20mila abitanti, capace di trattare – anche in chiave Interreg – progetti e iniziative con Bellinzona con un potere contrattuale decisamente più elevato rispetto all’attuale.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 marzo 2026 de La Provincia/Frontiera: il lavoro senza confini

 

Riforma di tutele e curatele, un altro passo verso le preture

Riforma di tutele e curatele, un altro passo verso le preture

In Ticino si passerà da 16 ARP a 4 preture di protezione – Cantone e Comuni si confrontano sugli aspetti tecnici

Nei prossimi anni in Ticino cambierà radicalmente il settore di tutele e curatele: verrà cantonalizzato e professionalizzato e dalle 16 Autorità regionali di protezione (ARP) attive oggi, si passerà a 4 preture di protezione. Un passaggio di cui si è discusso giovedì mattina a Bellinzona, in un primo incontro tra Cantone e Comuni. Non mancano i nodi da sciogliere.

Il cantiere della riforma
A poco meno di due mesi dal plebiscito parlamentare, il cantiere delle preture di protezione, fa tappa a Bellinzona; in una sala dell’Istituto delle assicurazioni sociali ci si confronta su aspetti tecnico-pratici del nuovo organo giudiziario che si occuperà delle tutele e delle curatele e quindi di temi delicati quali diritto di visita dei figli, collocamenti in istituto e così via. “Sicuramente il dato essenziale è che è stato fatto questo passo importante, adesso si tratta di concretizzare. Qui ci scontriamo un poco con la realtà che dobbiamo affrontare”, dice alle telecamere della RSI Daniele Caverzasio, municipale di Mendrisio. Tra i punti da chiarire “ad esempio c’è la questione personale, c’è la questione di sviluppo software, c’è la questione comunicazione…”.
Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, sottolinea che “stiamo parlando all’incirca di una quarantina di persone che oggi operano in un ambito di carattere amministrativo, quindi non decidono, non sono i presidenti, non sono i membri permanenti né i delegati comunali… sono le persone che si occupano del segretariato, delle revisioni. Eventuali giuristi potranno, se lo vorranno (perché il presupposto è il loro accordo) passare alla nuova organizzazione futura del Cantone, le preture di protezione”.
Preture che saranno quattro, tutte cantonalizzate. Dovranno perciò garantire uniformità dal punto di vista procedurale ma anche informatico. “Hanno visitato le varie sezioni ARP, si sono resi conto che sono parametri completamente diversi, per cui la gestione degli incarti è il primo atto che si dovrebbe fare, anche se non c’è ancora un sistema informatico, però è una richiesta proprio di un cambio anche metodologico di lavoro e culturale, proprio per facilitare poi la successione dell’implementazione informatica”, spiega Roberta Passardi, municipale di Torricella-Taverne.

Uniformità procedurale e informatica
Andreotti sottolinea che “il fatto di uniformare era proprio uno dei presupposti della riforma, che ha portato poi alla creazione dell’autorità giudiziaria che lavorerà secondo una legge di procedura specifica attualmente al vaglio del Parlamento. Si tratterà, una volta che avrà preso la decisione, anche di dare dei mezzi per poter lavorare in maniera uniforme. Qui penso anche a un sistema di gestione degli incarti unico, che è già stato stabilito e che è in adozione presso la magistratura del Canton Ticino”.

Il nodo del finanziamento
Le preture di protezione saranno realtà tra qualche anno. Nel frattempo si proverà a sciogliere il nodo politico del finanziamento, che si sarebbe dovuto regolare con la oramai “fu” riforma Ticino 2020.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Riforma-di-tutele-e-curatele-un-altro-passo-verso-le-preture–3587280.html

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Un primo incontro sul futuro delle ARP

Riforma delle Autorità regionali (ARP): finanziamento, logistica e personale sono stati al centro della riunione fra il Cantone e i Comuni-sede – Claudio Zali fiducioso sugli aspetti economici, ma il percorso «non sarà breve».
La riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP) – dopo l’ampissimo sostegno ricevuto in Parlamento lo scorso gennaio – ha mosso un primo passo concreto. Ieri mattina, a Bellinzona, i rappresentanti degli attuali Comuni- sede (sedici in tutto) hanno incontrato il responsabile politico del dossier Claudio Zali, la direttrice della Divisione della Giustizia Frida Andreotti e il direttore aggiunto Cristoforo Piattini. Parecchi i temi messi sul tavolo durante la riunione: dal finanziamento al personale, passando per le questioni logistiche della riforma e alcuni aspetti tecnici, come l’implementazione di un nuovo applicativo informatico.

Il percorso
Prima di capire gli sviluppi della prima riunione « postvoto » del Gran Consiglio, è utile fare un piccolo passo indietro per mettere meglio a fuoco il tema. Come detto, nella prima sessione dell’anno il plenum ha approvato il rapporto per la riforma delle ARP, dando seguito a quanto stabilito in votazione dal popolo nel 2022: passare dall’attuale modello amministrativo gestito interamente dai Comuni a un modello giudiziario controllato dal Cantone. E questo per migliorare e controllare più da vicino un settore estremamente sensibile, che pronuncia circa 12 mila decisioni all’anno che toccano direttamente i cittadini. Le ARP, infatti, si occupano di proteggere e seguire sia i minori, sia gli adulti bisognosi di aiuto, decidendo come seguirli e assisterli nella vita quotidiana.

Conoscersi meglio
Il voto di gennaio ha dato il via libera alla prima parte della riforma, che contiene gli aspetti più tangibili come appunto il finanziamento, le sedi e il sistema di elezione dei magistrati (che spetterà al Gran Consiglio). Il secondo filone, al momento, è nelle mani della commissione, incaricata di allestire un rapporto sulla proposta del Go verno riguardante gli aspetti procedurali della riforma. Detto ciò, cerchiamo di capire meglio i contenuti della riunione di ieri. Una riunione a carattere informativo, con lo scopo di definire quali altri passi compiere nei prossimi mesi.

Non tutto è risolto
« I nodi riguardano il finanziamento, da risolvere con tutti i Comuni, non solo quelli che ospiteranno le future ARP, le risorse umane (che passeranno dagli Enti locali al Cantone, una quarantina di persone, ndr) e la logistica », spiega al Corriere del Ticino Claudio Zali, che si è occupato dell’apertura della riunione. Sul finanziamento, uno degli ostacoli principali dell’iter della riforma appena approvata, il consigliere di Stato si dice fiducioso, anche se una certa preoccupazione non manca visti i deficit di bilancio previsti dallo Stato nei prossimi anni. Il Cantone, scaduti i due anni transitori, dovrà infatti assumersi integralmente i costi della riforma così come stabilito dal Parlamento. Nel frattempo, i Comuni continueranno a pagare i costi finora assunti per il funzionamento delle ARP (circa 13,4 milioni), mentre il Cantone pagherà gli oneri aggiuntivi (pari a circa 6,2 milioni). Una volta entrate in vigore le nuove Preture di protezione, i costi per lo Stato saranno di circa 19,6 milioni all’anno. «Le risorse andranno reperite all’interno del Cantone, ma confido in una soluzione », aggiunge Zali. Per quanto riguarda gli aspetti logistici, invece, le ipotesi sono al vaglio. I Comunisede passeranno da 16 a 4 (saranno con ogni probabilità Mendrisio, Lugano, Locarno e Bellinzona), ma nulla è ancora stato deciso. «Sarebbe troppo bello avere già una soluzione», sorride il consigliere di Stato. «A Lugano, ad esempio, la sede della futura Pretura di protezione dipende da un riassetto complessivo della logistica della giustizia, un tema da anni in sofferenza».

La fotografia
L’obiettivo del Cantone, a questo punto, è anche quello di disporre di una fotografia esatta delle ARP, ad esempio in termini di personale e di logistica. «Il passaggio del personale dei Comuni  all’amministrazione dello Stato non è un automatismo», rileva da parte sua Frida Andreotti. Vanno quindi chiarite le questioni contrattuali, quantificando altresì quanti dipendenti vogliono effettivamente cambiare datore di lavoro. Per quanto riguarda gli spazi, come spiega ancora la direttrice della Divisione, una possibilità provvisoria è la locazione di alcune sedi in attesa di trovare una soluzione definitiva. Ad ogni modo il percorso richiederà ancora parecchio tempo. Come rileva ancora Zali, l’approvazione della riforma in Parlamento « è un traguardo, ma anche un punto di partenza. Ci sono ancora numerosi passaggi da compiere. Il percorso non è breve, ma dipende dalla velocità con cui si cammina».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 13 marzo 2026 del Corriere del Ticino

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la prima del 2026 e la 76. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La riunione si è aperta con una discussione dedicata alle attese dei Comuni nei confronti del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. È stato in particolare discusso lo stato di avanzamento del progetto «Polizia ticinese», per il quale nel mese di ottobre del 2025 si è conclusa la fase di consultazione. Il Dipartimento delle istituzioni ha confermato che un rapporto sarà prossimamente trasmesso al Consiglio di Stato.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato sui prossimi passi per la riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP), dopo che – lo scorso 27 gennaio – il Gran Consiglio ha approvato le norme relative alla creazione e all’assetto organizzativo delle nuove Preture di protezione. Un primo incontro con i rappresentanti dei Comuni-sede delle attuali ARP è in programma domani, giovedì 12 marzo.
È stata poi fornita una panoramica sull’ultima revisione dell’Ordinanza sulla protezione civile (OPCi) nell’ambito delle costruzioni di protezione, entrata in vigore lo scorso 1. gennaio; le modifiche si basano su un concetto di salvaguardia del valore dei rifugi e degli impianti di protezione. Prossimamente saranno pubblicate, sul Foglio Ufficiale, le zone di valutazione: è stato ricordato che i Comuni che presentano un tasso di copertura inferiore al 100% dovranno intervenire per garantire la presenza delle infrastrutture indispensabili.
Il Dipartimento del territorio ha infine brevemente presentato ai rappresentanti dei Comuni alcune modifiche di legge, relative in particolare ai provvedimenti coercitivi in caso di abusi edilizi e alla manutenzione delle proprietà private oggetto di derelizione.

La prossima seduta della Piattaforma è fissata per mercoledì 3 giugno 2026.

«Per sviluppare il Locarnese ora serve un unico Comune»

«Per sviluppare il Locarnese ora serve un unico Comune»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta gli esiti dei laboratori al Palexpo dedicati alle aggregazioni «La strada è ancora lunga ma è un primo passo incoraggiante, che offre ai Municipi un elemento concreto su cui riflettere»

«Dal lavoro svolto emerge un’indicazione chiara: tra gli scenari analizzati, quello di un unico Comune è stato ritenuto il più idoneo a sviluppare il potenziale del Locarnese. È un risultato che accolgo con soddisfazione, perché ho sempre creduto nelle aggregazioni comunali come opportunità per rafforzare i territori e migliorare la capacità di progettare il futuro». È con queste parole che il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta al Corriere del Ticino i risultati dei due giorni di laboratorio dedicati alle aggregazioni, che si sono conclusi al Palexpo di Locarno sabato pomeriggio.
Più di 170 persone, rappresentative delle sette località coinvolte nelle riflessioni (oltre alla Città, anche Losone, Minusio, Orselina, Tenero, Brione sopra Minusio più Mergoscia) e divise per settori tematici, hanno preso parte a una serie di riflessioni guidate dalla Sezione degli Enti locali. La strada, però, è ancora lunga, sottolinea ancora il titolare del Dipartimento istituzioni, «ma è un primo passo incoraggiante, che offre ai Municipi un elemento concreto su cui riflettere ».

Una base di dati oggettivi
«Naturalmente, non bisogna avere l’illusione che questo si traduca automaticamente in un’istanza formale di aggregazione. Il laboratorio non aveva questo obiettivo. Il suo scopo era mettere a disposizione dei Comuni elementi oggettivi di valutazione, legati in particolare alla qualità di vita e allo sviluppo futuro del comprensorio, affinché i Municipi possano ora discutere al loro interno i possibili passi successivi. Resta tuttavia un dato di fondo: il Locarnese non può permettersi di perdere velocità. In Ticino vediamo sempre più spesso come i territori che hanno scelto di aggregarsi riescano a muoversi con maggiore forza e capacità progettuale, soprattutto quando si tratta di sviluppare progetti di portata regionale».

«Stimolare il dibattito»
Ora, il passo successivo spetta agli Esecutivi: «Il Cantone accompagna questo percorso nel pieno rispetto dell’autonomia comunale e senza imporre soluzioni dall’alto. Il nostro obiettivo è continuare a stimolare il dibattito e favorire una riflessione condivisa che aiuti il territorio a individuare le soluzioni più adeguate e sostenibili. Se le realtà locali decideranno di fare questo passo, il Dipartimento delle istituzioni sarà pronto a fare la sua parte». Positivo anche il parere del sindaco di Locarno, Nicola Pini, impegnato in una delle venti squadre all’opera sui dieci «capitoli» individuati dal Cantone per capire il migliore assetto istituzionale nei prossimi dieci o quindici anni: «Dando uno sguardo ai tabelloni e ascoltando la discussione conclusiva, mi è sembrato che alcuni preconcetti verso l’aggregazione si siano attenuati. Non significa che la scelta sia fatta, ma si riconosce che l’idea ha una sua logica e potrebbe portare benefici. Ora bisognerà analizzare tutto nel dettaglio, ma almeno si è arrivati al punto di dire: forse vale la pena pensarci seriamente».

«Una nuova mentalità»
Secondo il timoniere di Palazzo Marcacci, questo singolare appuntamento – che ha coinvolto municipali, consiglieri comunali, ma pure cittadine e cittadini comuni oltre a rappresentati di aziende – ha «inaugurato un nuovo modo di lavorare. Abbiamo affrontato il tema cercando di mettere sul tavolo elementi il più possibile oggettivi, così che la decisione finale, dei Municipi, dei Consigli comunali o, se necessario, della popolazione, possa poggiare su basi solide». Le due sessioni di lavoro sono state concluse da altrettanti momenti conviviali, con un pranzo e una cena a base – per quanto possibile – di prodotti locali.

In arrivo il rapporto
«Condividere un pasto, scambiare due parole davanti a un bicchiere di vino o a un dolce aiuta ad abbattere barriere e incomprensioni, favorendo un dialogo più autentico e la ricerca di soluzioni condivise», evidenzia il caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa.
È lui, infine, a illustrare quali saranno le prossime tappe: «Ora raccoglieremo il materiale prodotto e redigeremo un rapporto finale, che consegneremo ai gruppi tecnici e politici che hanno seguito questo progetto. Sarà una sintesi oggettiva, senza giudizi, che proporremo di condividere sia con i partecipanti sia, auspicabilmente, con la popolazione, attraverso momenti informativi dedicati».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 9 marzo 2026 del Corriere del Ticino

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Sette comuni del Locarnese a confronto sul futuro
Un laboratorio riunisce politici e gruppi d’interesse della società civile per discutere il futuro istituzionale di una regione che, dice Della Santa, “è in perdita di velocità”

Il Locarnese rimane l’unica regione ticinese frammentata e poco aggregata, ma qualcosa potrebbe cambiare. Sette Comuni stanno prendendo parte a un laboratorio, per confrontarsi sui bisogni e per capire se rimanere soli sia ancora la via più vantaggiosa.
A dialogare sono Locarno, Losone, Minusio, Brione sopra Minusio, Orselina, Tenero-Contra e Mergoscia, che hanno messo a confronto rappresentanti politici, ma anche di gruppi di interesse e della società civile.
Ogni postazione si è dedicata a un target su cui riflettere: giovani, anziani, imprese, villeggianti, per esempio. Imparare a dialogare per rispondere a una domanda di fondo: per garantire il benessere che vogliamo, separati è ancora la via migliore? “È bello aver intavolato una discussione”, dice al microfono del Quotidiano, il sindaco di Locarno, Nicola Pini: “Trovarsi, parlare e mettere sul tavolo degli elementi oggettivi che poi permetteranno ai Municipi, ai Consigli comunali e, in ultima battuta, alla cittadinanza, di decidere con consapevolezza quale sarà il futuro istituzionale della regione”.
Due gli scenari di aggregazione in analisi: uno urbano, l’altro peri-urbano. Minusio è l’unico comune che, per così dire, ha due piedi in due scarpe. Dire che, comunque andrà, Minusio sarà della partita, secondo il sindaco Renato Mondada, “al momento attuale è un po’ prematuro. Dovremo discuterne in Municipio e condividere le nostre riflessioni con i nostri gruppi. Ma, secondo me, il fatto di approfondire due scenari, ci dà degli elementi in più per poi prendere una decisione”.
Domani, sabato, si tireranno le somme, che sfoceranno in un rapporto finale. E se dovesse uscire un “no” all’aggregazione? “L’importante è che durante queste due giornate emergano delle proposte”, risponde Marzio Della Santa, capo della Sezione Enti locali: “Proposte concrete, volte a preservare o ad accrescere il livello di benessere nei prossimi 10-15 anni. Questo sarà già un contenuto forte, che servirà alla politica locale. Detto questo, è pur sempre vero che i Comuni mantengono la loro piena autonomia decisionale. Spetterà ai Municipi decidere se andare, o no, verso un percorso aggregativo. Se però guardiamo gli altri distretti e capoluoghi di tutto il cantone, quella che osserviamo è una perdita di velocità nel Locarnese”.
Si vedranno dunque i risultati di quella che già è stata una sorta di prima prova di aggregazione.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sette-comuni-del-Locarnese-a-confronto-sul-futuro–3572343.html

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Si parla di aggregazioni nel Locarnese. Ed è già una notizia

Circa 170 rappresentanti di autorità comunali, società civile e mondo economico di sette comuni partecipano al laboratorio promosso dal Cantone
Il Locarnese può mantenere il suo elevato grado di benessere anche con l’attuale configurazione istituzionale o è davvero arrivato il momento di ridisegnare il territorio attraverso delle aggregazioni? È la domanda di fondo alla quale cercano di dare risposta le circa 170 persone tra rappresentanti delle autorità comunali, della società civile e del mondo economico appartenenti a sette Comuni della regione (Locarno, Losone, Brione sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia) che oggi pomeriggio (e domani mattina) al Palazzetto Fevi di Locarno si sono ritrovate a discutere – e questa è già una notizia – del presente ma soprattutto del futuro, che oggi più che mai potrebbe appunto far rima con aggregazioni.

Norman Gobbi: ‘L’elevata qualità di vita potrebbe non bastare per affrontare le sfide di domani’
«Il fatto che queste persone si siano messe a disposizione e siano qui a parlarne, è forse l’aspetto più positivo – afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi –. Il Locarnese, a differenza delle altre principali regioni del Ticino, non ha ancora messo in atto un’ampia politica aggregativa delle aree urbane e questa potrebbe rivelarsi una criticità nell’affrontare le sfide di oggi e soprattutto essere pronti per quelle di domani. Come è emerso anche in tutti gli incontri con le autorità dei vari Comuni, la qualità di vita qui è molto elevata, ma questa qualità va preservata e in ogni caso da sola potrebbe non bastare, bisogna mettersi in discussione e superare certe paure».
Per provare a dare una “spinta” in questa direzione, è stato quindi avviato un processo partecipativo, scaturito dal dialogo avviato nel corso del 2024 tra il Dipartimento delle istituzioni e i Municipi della regione, a seguito del quale è emersa la disponibilità di alcuni Comuni – si fa notare in particolare l’assenza di Ascona, ma non solo (ad esempio Muralto) – ad approfondire possibili forme di collaborazione istituzionale. Su questa base è partita una fase di pre-studio finalizzata a raccogliere informazioni e valutazioni condivise a supporto delle future decisioni politiche, che va detto spetterà sempre ai vari enti locali prendere, in completa autonomia. Informazioni raccolte in particolare attraverso un sondaggio (bilancio partecipato) sottoposto alla popolazione e alle aziende dei Comuni coinvolti – dal quale è appunto emerso come in generale il grado di soddisfazione per benessere e qualità di vita sia piuttosto elevato – le cui risultanze fungono da punto di partenza proprio per il laboratorio del Fevi. Un cambio quindi di approccio, da parte delle autorità cantonali, rispetto al passato… «Le ultime aggregazioni – spiega ancora Gobbi –, soprattutto nelle città (penso in particolar modo a Bellinzona, dove sembrava impossibile raggiungere questo obiettivo), sono partite dal basso. Il Cantone oltre quindici anni fa aveva già provato a spingere per un’unione urbana (la sponda sinistra della Maggia, nel 2011, ndr) ma era stata bocciata in maniera netta dalla popolazione. Abbiamo quindi cercato di cambiare approccio facendo ragionare assieme le persone e coinvolgendole sin dall’inizio, per far loro capire che il Locarnese rischia di rimanere indietro se non fa un passo nella direzione di un rafforzamento della governance territoriale. Quindi l’auspicio è che se anche questa iniziativa non dovesse portare a passi concreti in ambito aggregativo, possa perlomeno portare questa regione a essere più preparata e strutturata per affrontare il futuro».

Lavoro a gruppi per individuare il miglior scenario
La prima mezza giornata dei lavori, coordinati dalla Sezione degli enti locali, ha visto i partecipanti suddivisi in venti gruppi – dieci per ciascuno dei due scenari aggregativi previsti, quello urbano con Locarno, Losone, Orselina, Brione sopra Minusio, Minusio e quello periurbano con ancora quest’ultimo Comune unito a Mergoscia e Tenero-Contra – in rappresentanza di vari pubblici di riferimento come adulti, anziani, giovani, ma anche villeggianti e aziende dei vari settori. Gruppi chiamati, anche sulla scorta dei risultati del bilancio partecipato, ad analizzare la situazione attuale e identificare le principali sfide e prospettive di sviluppo su un orizzonte temporale di 10-15 anni, in relazione a temi quali ad esempio invecchiamento della popolazione, digitalizzazione, economia, mondo del lavoro, sicurezza, mobilità e via dicendo. Arrivando infine a individuare gli elementi positivi del territorio e quelli che invece rappresentano delle criticità, che verranno riprese nella mattinata di domani, incentrata sull’identificazione delle possibili misure e sulla valutazione dei due assetti istituzionali proposti, con l’obiettivo di individuare il modello più idoneo a sostenere le priorità emerse durante i lavori.
«Questo workshop rappresenta un’occasione unica per riflettere liberi da vincoli sul futuro, da cogliere non chiedendosi cosa un’aggregazione potrebbe portare al proprio Comune, bensì cosa quest’ultimo possa mettere sul piatto a beneficio di tutti» ha sottolineato in apertura il presidente dell’Ente regionale di sviluppo, Giacomo Garzoli. Un’opportunità che ha voluto cogliere appieno Minusio, che ha chiesto di venir incluso (unico Comune) in entrambi gli scenari… «È la dimostrazione che vogliamo affrontare la questione fino in fondo e senza scuse – la spiegazione del sindaco Renato Mondada –. Sono due scenari che comportano dinamiche molto differenti per noi ed è ancora presto per dire se e quale potrebbe essere quello corretto, ma solo essere qui a parlarne, riunendo oltre 170 persone per due mezze giornate per affrontare temi anche storicamente complicati e che in passato hanno portato a fratture, è molto positivo».
Le conclusioni del laboratorio saranno raccolte dagli esperti della Sel in una relazione finale che verrà messa a disposizione delle autorità politiche, le quali avranno così accesso a uno strumento in più per decidere su quale cartina del Locarnese disegnare il proprio futuro.

Da www.laregione.ch
(Immagine: LaRegione)

Montagne sicure: domenica giornata di formazione sulle valanghe ad Airolo Pesciüm

Montagne sicure: domenica giornata di formazione sulle valanghe ad Airolo Pesciüm

Domenica 8 marzo 2026, dalle 9.00 alle 15.00, presso il Centro di formazione sulle valanghe (Avalanche Training Center), si terrà ad Airolo Pesciüm una giornata dedicata alla prevenzione dei rischi legati alle valanghe.
Il Gruppo Ricerche e Costatazioni (GRC) della Polizia cantonale, insieme ad alcuni soccorritori del Soccorso Alpino Ticino (SATI), sarà a disposizione degli interessati per fornire utili consigli e proporre esercitazioni di ricerca di persone utilizzando il kit ARTVA.
Durante la giornata sarà inoltre presente l’unità cinofila del SATI per un momento di formazione: l’occasione per vedere all’opera i cani da valanga e conoscere il loro prezioso contributo nelle operazioni di soccorso.
L’evento è gratuito, non richiede iscrizione ed è organizzato in collaborazione con Valbianca SA.
L’iniziativa rientra nelle attività di sensibilizzazione sul territorio promosse nell’ambito del progetto di prevenzione “Montagne sicure” del Dipartimento delle istituzioni.