Sotto e sopra, la stazione cambia: dentro il cantiere che rivoluzionerà Lugano

Sotto e sopra, la stazione cambia: dentro il cantiere che rivoluzionerà Lugano

I lavori per il nuovo nodo intermodale di Besso e il sottopasso Genzana promettono di rivoluzionare l’accessibilità e l’organizzazione del traffico attorno alla stazione di Lugano.

Per farsi un’idea di come sarà la stazione di Lugano del futuro occorre un esercizio di immaginazione non indifferente. Le immagini riprese dal drone, i render e i piani di lavoro aiutano però a dare forma a un cantiere che, nel giro di alcuni anni (2031-2032), rivoluzionerà completamente l’intera area.
Da qualche settimana sono infatti iniziati i primi lavori nel comparto Besso, che comprendono una nuova rotonda, un nodo intermodale per 15 linee di bus, un autosilo e un sottopassaggio. «Il nodo di Besso è un punto d’incontro di diversi vettori», ci spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore incaricato della Divisione delle costruzioni del dipartimento del Territorio (DT). «Siamo qui davanti alla ferrovia, quindi all’asse ferroviario nord-sud. In futuro ci sarà anche la rete tram-treno, che passerà proprio sotto i nostri piedi, e ci sono gli assi d’entrata di Besso e di Sorengo, che confluiscono su Lugano. Un’opera che permetterà di coniugare meglio i vari bisogni dell’utenza, ma anche di migliorare la vivibilità del quartiere di Besso».

Bus, treni e in futuro il tram
Ma qual è il problema principale che il progetto vuole risolvere? «Da un lato, rendere più compatibile e intermodale tutta la mobilità. Abbiamo conosciuto Besso, prima ancora dell’apertura della Vedeggio-Cassarate, come una zona molto trafficata, con colonne perenni in entrata e in uscita dalle Cinque Vie di Breganzona. Oggi la situazione è già migliorata e in futuro dovrà migliorare ancora. La mobilità integrata con i bus e i treni, sia TILO sia quelli a lunga percorrenza, sta aumentando e quindi bisogna integrare sempre di più la mobilità privata con quella pubblica, a favore di una maggiore sostenibilità. D’altro canto, bisogna anche pensare a nuove opere che permetteranno un riordino di questo comparto, rendendolo davvero la “terrazza” di Lugano».

Qualche disagio per i residenti
Il periodo dei lavori sarà inevitabilmente complesso. I residenti di Massagno e Besso sono ormai “vaccinati” ai disagi legati ai cantieri della stazione. «Da un lato, serve sicuramente una buona pianificazione dei lavori, essenziale quanto la progettazione. Lo abbiamo visto, per esempio, costruendo il sottopasso Genzana, quindi un nuovo transito sotto la ferrovia. È stato un lavoro di coordinamento eccezionale tra progettisti, direzione lavori, imprese e ferrovie, perché sappiamo che ogni minuto di chiusura improvvisa e non prevista della ferrovia costa migliaia di franchi. Dall’altra parte serve anche una visione chiara. Questa permetterà, per esempio, di integrare una discenderia che collegherà la stazione di Lugano alla rete tram-treno in arrivo dalla Valle del Vedeggio e dal Malcantone. Si è quindi pensato in maniera integrata e soprattutto con una visione futura».

Ci sarà spazio per la sede della SUPSI?
Nel comparto Besso resta però ancora un nodo da sciogliere: la possibile realizzazione della nuova sede SUPSI sopra il nodo intermodale. Per il momento si tratta soltanto di un’ipotesi che, oltre alla Città e all’università, coinvolge anche le FFS. «I progetti della SUPSI sono indipendenti, ma avranno un impatto qualora dovessero effettivamente essere realizzati qui, dove è previsto il nodo intermodale. Siamo flessibili e in contatto con la Città, che gestisce la pianificazione dei compiti da svolgere a favore della SUPSI, che dovrà però disporre dei fondi necessari da poter investire. È una concatenazione di elementi che ci garantisce comunque la libertà di manovra di cui abbiamo bisogno».

Il nuovo sottopasso Genzana
E se i lavori a Besso sono solo agli inizi, quelli per il sottopasso Genzana, a nord della stazione di Lugano e avviati nel 2024, procedono invece a ritmo spedito. «Il sottopasso collegherà via San Gottardo, sul lato a valle, con il lato a monte della stazione ferroviaria e, in futuro, servirà tra le altre cose a sgravare dal traffico l’attuale tunnel di Besso», ci spiega l’ingegnere Thomas Bühler, Capo area opere strategiche del DT.
Tre le funzioni principali che l’opera dovrà svolgere. «In una prima fase, nei prossimi anni, servirà come accesso privilegiato ai cantieri che si svolgeranno a monte della stazione». Poi, una volta realizzato il nuovo nodo intermodale, «servirà per il passaggio dei bus e delle auto in uscita dall’autosilo a monte della stazione. In futuro, con la realizzazione della seconda tappa del progetto della stazione di Lugano, diventerà un elemento principale dell’anello stradale che si vuole realizzare attorno alla stazione».
Il contesto del cantiere è chiaramente molto complesso. «Abbiamo una stazione importante come quella di Lugano e strade fortemente trafficate come via Besso e via San Gottardo, oltre al tunnel di Besso. C’è quindi l’aspetto stradale, ma anche un contesto fortemente urbanizzato: ci troviamo vicino a diversi stabili e dobbiamo confrontarci con esigenze molto differenti. Pensiamo a chi utilizza il treno, a chi arriva in automobile, in bicicletta, con le due ruote o in taxi. La complessità riguarda quindi anche le diverse esigenze dei partner e dei portatori di interesse del progetto».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1944511/sotto-e-sopra-la-stazione-cambia-dentro-il-cantiere-che-rivoluzionera-lugano

(Immagine: Davide Giordano tio.ch)

Per mettere in sicurezza i fiumi ticinesi il Governo chiede 5,4 milioni di franchi

Per mettere in sicurezza i fiumi ticinesi il Governo chiede 5,4 milioni di franchi

Oltre 5,4 milioni di franchi, suddivisi in diversi crediti, dedicati alla sistemazione dei corsi d’acqua, alla premunizione contro i pericoli naturali e alla valorizzazione dell’ambiente. È quanto chiede il Consiglio di Stato, che la scorsa settimana ha, appunto, pubblicato una serie di crediti dedicati ai corsi d’acqua ticinesi.
Nel dettaglio, ad esempio, ha richiesto circa 900 mila franchi quale aggiornamento per la sistemazione del fiume Maggia a Riveo- Someo nei Comuni di Maggia e Cevio. Un progetto in corso da anni ma per il quale «sono cambiate alcune condizioni quadro in relazione al mercato degli inerti e a importanti inquinamenti del suolo emersi in seguito nel comparto».
Il Governo chiede poi circa 560 mila franchi la sistemazione della camera Galletto a Castione, nel Comune di Arbedo-Castione.
Una zona soggetta a pericolo di caduta massi e per la quale, appunto, la nuova camera permetterà «di raggiungere un adeguato grado di sicurezza».
L’Esecutivo propone poi 300 mila franchi per la manutenzione straordinaria e il rinnovo della rete idrometeorologica cantonale. In sostanza, sul fronte del monitoraggio dei corsi d’acqua ticinesi, è «necessaria la disponibilità di adeguate risorse per l’acquisizione di nuove stazioni di misura, la sostituzione di strumenti obsoleti e il miglioramento generale della rete di monitoraggio e di allerta del Cantone».
Un credito ci circa 540 mila franchi viene poi proposto per la manutenzione straordinaria dell’impianto di Ponte Tresa per la regolazione del Lago di Lugano. E questo perché lo stato dello sbarramento che regola il deflusso delle acque, a circa 20 anni dall’ultimo intervento, necessita oggi di una manutenzione straordinaria. L’obiettivo generale è quello di «garantire il corretto funzionamento dello sbarramento del Lago Ceresio per i prossimi decenni, aumentando la sicurezza, l’affidabilità del sistema e prevenendo possibili inquinamenti ».
Infine, l’ultimo credito (di un milione di franchi) proposto dal Governo è dedicato all’aggiornamento dei Piani delle Zone di Pericolo ( PZP) per i fenomeni legati ai corsi d’acqua, degli strumenti tecnici indispensabili per la pianificazione territoriale e la valutazione della sicurezza nel le zone edificabili. «Nonostante investimenti complessivi per oltre 7,4 milioni di franchi dal 2005 per la documentazione dei pericoli naturali sul territorio – si legge nella nota del Dipartimento del territorio -, l’evento alluvionale della Valle Maggia del 2024 ha posto nuove sfide tenuto conto di scenari estremi aggravati dal cambiamento climatico in atto». E per questo motivo, a mente del Governo, è oggi «prioritario un aggiornamento dei PZP, considerando l’incremento di frequenza e intensità delle precipitazioni e le conseguenti modifiche morfologiche del territorio». La gestione del rischio, rileva infine il Governo, «è un processo dinamico che richiede adattamento, affinché la prevenzione e la pianificazione delle emergenze rimangano coerenti con le trasformazioni ambientali in corso».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 6 luglio 2026 del Corriere del Ticino

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 3 luglio 2026 de Il Quotidiano RSI