Casellario giudiziale, la prassi ticinese si espande

Casellario giudiziale, la prassi ticinese si espande

Il modello trova seguito oltre Gottardo ma Berna, per ora, non ci sente

Da Bellinzona a San Gallo, passando per la Mesolcina. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale per il rilascio dei permessi B e G torna al centro del dibattito. E una prassi adottata dal Ticino da più di dieci anni, fa breccia anche oltre Gottardo.
La novità più recente arriva da San Gallo. Il 16 settembre il Gran Consiglio ha accolto una mozione che fa esplicito riferimento al Ticino e chiede di orientarsi alla prassi applicata nel nostro Cantone già dal 2015. Dallo scorso mese di agosto anche la Regione Moesa in via sperimentale, richiede l’estratto del casellario per i nuovi permessi L, B e G dei cittadini UE/AELS.
«Quando abbiamo introdotto questa misura, oltre dieci anni fa, eravamo soli», osserva il Consigliere di Stato Norman Gobbi. «Oggi anche altri Cantoni si accorgono della necessità di disporre di maggiori informazioni su chi chiede di vivere o lavorare sul nostro territorio. Non si tratta di un limite alla libera circolazione ma semplicemente di dare alle autorità strumenti efficaci per prevenire i rischi e tutelare la sicurezza della popolazione».

Una questione ormai nazionale
Il dibattito, partito dal Ticino, ha ormai assunto una dimensione nazionale e ha riacceso i riflettori sulle due iniziative cantonali ticinesi depositate nel 2015 e tuttora pendenti, che chiedono di rafforzare i controlli sui precedenti penali dei cittadini UE che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Dopo il tentativo di archiviarle nel 2025, nel marzo 2026 il Consiglio nazionale ha deciso di mantenerle in vita e prolungarne il termine di trattazione fino al 2028. Il tema resta così aperto anche a livello federale.
«Ieri ci davano dei fuorilegge, oggi questa prassi ha mostrato concretamente la sua utilità», osserva Gobbi. «La criminalità non conosce i confini cantonali: proprio per questo servono strumenti di prevenzione efficaci e regole chiare e uniformi in tutta la Svizzera».

E Berna tira il freno
Intanto, come spesso accade quando si tratta di dinamiche tra Svizzera e UE, Berna tira il freno.
La Segreteria di Stato della migrazione considera inammissibile una richiesta generalizzata e agita lo spauracchio dei costi amministrativi che comporterebbero dei controlli sistematici su scala nazionale. Un argomento che ha tutto il sapore di un alibi per non irritare Bruxelles.
Ma se controllare costa, quanto può costare non farlo? È su questo punto che Gobbi ribalta la prospettiva: «Se non disponiamo di tutte le informazioni necessarie su chi viene a vivere o lavorare nel nostro Paese, il conto rischia di arrivare dopo, sotto forma di maggiori oneri per polizia, giustizia, amministrazione e assicurazioni sociali. E a pagarlo, alla fine, sono i cittadini».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 27 settembre 2026 de Il Mattino della domenica

 

Regio Insubrica, la Presidenza passa al Piemonte: “Una Comunità unita da storia e futuro”

Regio Insubrica, la Presidenza passa al Piemonte: “Una Comunità unita da storia e futuro”

Comunicato stampa Regio Insubrica (24.09.2026)

Si è svolta oggi a Domodossola, presso il Collegio Mellerio Rosmini, l’Assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica, che ha sancito il passaggio della Presidenza dalla Regione Lombardia alla Regione Piemonte per l’anno 2026-2027.

La Regio Insubrica, nata nel 1995 per promuovere la cooperazione nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini, riunisce il Cantone Ticino, le Regioni Piemonte e Lombardia, le Province del Verbano Cusio Ossola, Novara, Como, Lecco e Varese, insieme a numerosi Comuni e a enti pubblici e privati, associazioni e realtà economiche, culturali e di ricerca.

Nel corso degli anni la Comunità di lavoro si è consolidata come sede di confronto e collaborazione tra istituzioni e territori sui principali temi di interesse transfrontaliero.

Ad aprire i lavori è stato il Presidente uscente, Massimo Sertori, Assessore di Regione Lombardia, che ha tracciato un bilancio dell’anno di Presidenza, sottolineando il valore della cooperazione tra i territori italiani e svizzeri e il ruolo della Regio Insubrica quale luogo di confronto e di elaborazione di proposte comuni.

“Con l’odierna Assemblea si conclude l’anno di Presidenza della Regione Lombardia della Comunità di lavoro Regio Insubrica, che si conferma autorevole sede di dialogo e cooperazione transfrontaliera tra Italia e Svizzera, capace di riunire competenze diverse attorno a obiettivi comuni. Abbiamo conseguito risultati significativi nella tutela delle acque e nella gestione dei laghi, nello sviluppo dei collegamenti tra Lombardia e Canton Ticino e nel percorso verso il cabotaggio transfrontaliero. Abbiamo inoltre rafforzato la collaborazione nella gestione della fauna selvatica, del patrimonio boschivo e delle emergenze sanitarie, consolidato le iniziative comuni in ambito formativo e culturale e avviato il confronto sulla nuova programmazione Interreg, fondamentale per realizzare progetti concreti. In un mercato del lavoro in rapida evoluzione, ci siamo confrontati sul tema dei lavoratori frontalieri in modo aperto e pragmatico, rafforzando il raccordo istituzionale tra territori per individuare soluzioni condivise ed efficaci, rispondenti alle esigenze di lavoratori e imprese. Nel passare il testimone al collega Alberto Preioni, ringrazio quanti contribuiscono ogni giorno a una cooperazione concreta ed efficace, capace di produrre benefici duraturi e avvicinare le istituzioni alle comunità”.

È quindi intervenuto Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino, che ha evidenziato l’importanza del lavoro svolto dalla Comunità di lavoro e della collaborazione tra i territori che condividono non soltanto una frontiera, ma anche profondi legami storici, economici, culturali e sociali. Una collaborazione che, alla luce del contesto che ha caratterizzato l’ultimo anno, assume un significato ancora maggiore. Il 2026 è stato segnato dai riverberi di crisi e conflitti internazionali, legati tanto a dinamiche umane quanto a catastrofi naturali. A questo si è aggiunta una tensione diplomatica di proporzioni inusuali tra i nostri due Paesi. Il dramma di Crans Montana ha fatto emergere differenti sensibilità istituzionali e, in particolare, modi diversi di intendere il rapporto tra politica e giustizia. Una divergenza che ha generato incomprensioni, ma che non deve mettere in discussione la solidità dei rapporti tra Svizzera e Italia, fondati sulla collaborazione e sul rispetto reciproco. Questo contesto ha evidenziato oltremodo l’importanza delle relazioni transfrontaliere in un territorio come quello della Regio Insubrica che costituisce un cuore pulsante sul piano economico e sociale nel consesso europeo. La Regio ha fatto sentire la voce del suo territorio negli ambiti strategici di rilevanza sistemica per la nostra regione, siano essi la salvaguardia del mercato del lavoro, la mobilità transfrontaliera e internazionale oppure la tutela dell’ambiente.

Il passaggio di consegne ha quindi portato nuovamente la Presidenza della Regio Insubrica al Piemonte. A rappresentare il Piemonte nella Comunità di lavoro per il 2026-2027 sarà il sottosegretario alla Presidenza Alberto Preioni.

«Assumere la Presidenza della Regio Insubrica proprio qui, a Domodossola, ha per me un significato particolare. Lo faccio con il mandato del Presidente Alberto Cirio e a nome della Regione Piemonte, consapevole del valore di una Comunità di lavoro che rappresenta territori legati da una storia, da relazioni e da interessi comuni che attraversano i secoli. Quella insubrica è una delle aree economicamente più dinamiche e ricche d’Europa, una terra di laghi e di montagne nella quale i confini amministrativi non hanno mai interrotto i contatti tra le persone, gli scambi economici, le relazioni sociali e la reciproca conoscenza. Siamo territori diversi, ma costituiamo una comunità profondamente unita da una storia comune, dall’amicizia e dalla consapevolezza che, collaborando, possiamo essere tutti più forti. Il nostro obiettivo come Piemonte, per il prossimo anno, è rendere la Regio Insubrica sempre più vicina ai territori, raccogliendone le esigenze per trasformare il dialogo costante tra le istituzioni in ulteriori progetti e risultati. Lavoreremo sulla linea tracciata, valorizzando ciò che ci unisce e affrontando insieme le questioni che non possono fermarsi davanti a una frontiera. Penso innanzitutto alla mobilità e alle infrastrutture, fondamentali per rafforzare gli scambi, il lavoro e la qualità della vita. Penso alla cooperazione economica, alla formazione, alle imprese e alla futura programmazione Interreg Italia-Svizzera, per iniziative capaci di lasciare un valore duraturo nei nostri territori. Per quanto riguarda il turismo l’area insubrica possiede un patrimonio straordinario fatto di laghi, montagne, paesaggi, cultura e tradizioni. Promuoverlo insieme significa costruire un’offerta più forte, riconoscibile e competitiva, capace di attrarre visitatori e generare nuove opportunità per le comunità locali. La forza della Regio Insubrica nasce dal dialogo costante, dall’amicizia e dalla capacità di riconoscere e perseguire interessi comuni. È con questo spirito che, insieme al Presidente Cirio, assumiamo la responsabilità della Presidenza: rafforzare i legami costruiti nel tempo e rendere la nostra collaborazione sempre più solida e visibile».

Nel corso dell’Assemblea, il Segretario Generale Francesco Quattrini ha presentato il rapporto sulle attività svolte dalla Comunità di lavoro nel 2025 e l’attività in corso, illustrando le principali iniziative sviluppate nell’ambito della cooperazione transfrontaliera.

Particolare attenzione è stata dedicata al Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia-Svizzera 2021-2027, con un aggiornamento sulle attività del programma e sui progetti che interessano l’area della Regio Insubrica. Monica Bottino, Autorità di Gestione del Programma, ha inoltre illustrato le prospettive della nuova programmazione Interreg 2028-2034, fornendo un quadro delle future opportunità per i territori di confine.

L’Assemblea ha altresì ospitato la presentazione del progetto transfrontaliero “Il comparto dell’edilizia nelle terre dei laghi e dei maestri costruttori”, promosso dal gruppo di lavoro “Ordini degli ingegneri e degli architetti della regione insubrica”. Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare, attraverso una prospettiva comune e transfrontaliera, il patrimonio di competenze, saperi e professionalità legato alla cultura del costruire che caratterizza i territori dell’area insubrica, mettendo in relazione storia, architettura, formazione e nuove prospettive per il comparto dell’edilizia.

Nel corso della seduta i membri della Comunità di lavoro hanno inoltre approvato il conto consuntivo 2025 con il relativo rapporto dei revisori e il preventivo per gli anni 2026-2027.

L’Assemblea ha rappresentato anche l’ultima seduta di Francesco Quattrini nel ruolo di Segretario Generale della Regio Insubrica. Dal 1° gennaio 2027 Quattrini assumerà infatti l’incarico di Cancelliere dello Stato della Repubblica e Cantone Ticino e nel corso dei lavori gli è stato rivolto un ringraziamento per l’attività svolta e un augurio per il nuovo incarico istituzionale.

Con il passaggio della Presidenza alla Regione Piemonte, la Regio Insubrica si appresta dunque ad affrontare un nuovo anno di attività con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il dialogo tra i territori e trasformare la cooperazione transfrontaliera in opportunità concrete di sviluppo.

La neutralità: uno strumento di sicurezza

La neutralità: uno strumento di sicurezza

Neutralità non significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Possiamo riconoscere un’aggressione, condannare le violazioni del diritto internazionale, denunciare i crimini di guerra e aiutare le popolazioni colpite. Essere neutrali non significa essere indifferenti o incapaci di distinguere tra vittime e aggressori.
Significa piuttosto evitare che la Svizzera diventi parte di un conflitto.
Questa distinzione è fondamentale. La neutralità riguarda il ruolo politico e militare del nostro Paese, non i valori sui quali esso si fonda. La Svizzera può difendere il diritto internazionale, promuovere la pace, prestare i propri buoni uffici e sostenere l’azione umanitaria proprio perché mantiene una posizione autonoma e credibile e non appartiene ad alcun blocco.
La nostra neutralità è il risultato della storia e della particolare posizione della Svizzera nel cuore dell’Europa, tra quelle che furono le grandi potenze continentali. Ma riflette anche la natura del nostro Paese: plurilingue, multiculturale e composto da regioni, sensibilità e tradizioni differenti. La neutralità ha contribuito a proteggerci dalle divisioni esterne e a rafforzare la nostra coesione interna.
Per essere credibile, la neutralità deve essere permanente, chiaramente riconoscibile e accompagnata dalla capacità di difendere il nostro territorio e la nostra popolazione. Una neutralità armata, quindi, sostenuta da un esercito adeguatamente preparato e da una politica di sicurezza indipendente.
Dobbiamo inoltre considerare come il voto del 27 settembre sarà letto oltre i nostri confini. Un “No” verrebbe interpretato in primis come il rifiuto di inserire determinati principi nella Costituzione. All’estero rischierebbe di essere percepito inoltre come la conferma che la Svizzera ha abbandonato la propria neutralità storica.
In politica internazionale contano sì le intenzioni, ma anche la percezione e la prevedibilità delle scelte. Se la nostra neutralità diventa variabile, adattabile alle pressioni del momento o dipendente dal conflitto in corso, perde credibilità. E una neutralità non più riconoscibile dagli altri Stati non svolge più la propria funzione.
Ancorare questo principio nella Costituzione non significa isolare la Svizzera. Il nostro Paese deve continuare a cooperare, contribuire alla sicurezza europea, difendere il diritto internazionale e prestare assistenza umanitaria. Ma deve farlo conservando la propria libertà di giudizio e senza lasciarsi trascinare nelle contrapposizioni militari e geopolitiche.
In un mondo sempre più instabile, rinunciare a ciò che ha protetto la Svizzera per generazioni sarebbe un errore. La neutralità non è un residuo del passato, ma uno strumento concreto di sicurezza, indipendenza e pace.
Per queste ragioni, il 27 settembre voterò Sì all’iniziativa sulla neutralità.

https://www.tio.ch/rubriche/ospite/1952132/neutralita-svizzera-sicurezza-norman-gobbi-strumento

“Anche un risultato intermedio è funzionale all’aggregazione”

“Anche un risultato intermedio è funzionale all’aggregazione”

Dopo anni di discussioni, nel Locarnese le aggregazioni sembrano essere decollate. Da una parte, Minusio e Tenero-Contra, intenzionati ad avviare il percorso verso un «matrimonio » annunciato a inizio mese; dall’altra, Gordola e Lavertezzo, il cui progetto di unione è già a uno stadio più avanzato. Per non parlare di Ronco sopra Ascona e Brissago. 
Secondo Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali, il fatto che oggi nella regione si stia affrontando il tema è già di per sé un elemento positivo: «Quello che potremmo definire un risultato intermedio, rimane comunque utile nella misura in cui si arrivasse ad avere due Comuni». Intanto, se i progetti citati dovessero andare in porto, la Città di Locarno, sebbene sempre con il ruolo di «polo», sarebbe chiamata a confrontarsi con realtà istituzionali più grandi e strutturate.

Locarno, Losone e Orselina
Senza però considerare, fa notare il nostro interlocutore, «che la stessa potrebbe decidere di avviare uno studio aggregativo con Losone e Orselina, cosa che potrebbe effettivamente accadere».
A questo proposito, i tempi sarebbero maturi: «Adesso spetta a loro decidere. Nei discorsi che ho sentito, avverto la consapevolezza che uniti sarebbe meglio. Se domani avessimo due Comuni al posto dei sette di partenza, sarebbe anche più facile coordinarli e concertare una posizione univoca nei confronti del Cantone. È vero che due sono peggio di uno, ma sono sempre meglio di sette », dichiara Della Santa al Corriere del Ticino.

Scenario urbano, lavori in corso
La discussione sulle «alleanze» tra enti locali era stata rilanciata tramite un laboratorio con oltre 170 rappresentanti del comprensorio in due giornate al Palexpo (ex Fevi) in primavera. Gli sforzi, ora, sembrano proprio aver dato i loro frutti. Il disegno che sta prendendo forma vede sul fianco est ciò che era stato definito come «Scenario periurbano» (TeneroContra, Minusio e Mergoscia): «Quello che invece non prende piede, almeno per ora, è quello detto “Urbano”. I Comuni interessati, penso non solo a Locarno e Losone, ma forse anche a Orselina e Brione sopra Minusio, più titubante degli altri, hanno però detto di voler continuare le discussioni sia al proprio interno, sia con gli altri, proprio per capire se avviare uno studio aggregativo».

Verso un Comune unico
Tornando alla questione relativa al peso specifico di Locarno in una certa misura «relativizzato » sul territorio (sempre considerando lo stato attuale delle intese), fintanto che la nuova realtà della Navegna (che conterà 11 mila abitanti, contro i 17 di Locarno) non avrà uno status funzionale equivalente, giocoforza continuerà a essere attratta dal polo esistente. «Ciò non toglie che possa sfruttare il suo nuovo posizionamento a proprio vantaggio e drenare risorse a discapito degli altri Comuni, Locarno compresa. Questo non si può escludere. Resta il fatto che una testa è meglio di due e due sono meglio di sette. Non sto dicendo che due enti locali siano la soluzione ideale. Per noi, e in parte era emerso anche dal laboratorio, addirittura un Comune unico sarebbe stato preferibile ai due scenari che gli stessi politici dei sette Comuni avevano contribuito a definire».

«Cambiare cultura politica»
Ma, in un territorio particolare come quello del Locarnese, Della Santa ammette che questa visione era stata per lungo tempo un’utopia: «È una regione in cui si sta bene e dove, dal punto di vista del benessere residenziale, non si possono individuare lacune particolari, ma sta perdendo velocità. E quella che si sta delineando può essere immaginata come una soluzione intermedia. Ci vorrà tempo, certo, ma non dimentichiamo quanti anni sono passati dall’ultima volta che se n’era parlato». Infine, ricollegandosi al benessere, una riflessione sul successo di un’unione, sia che nasca per necessità, sia per opportunità: «Non dipende tanto dalle ragioni, quanto dalla capacità dei rappresentanti, e in particolare dell’Esecutivo, di cambiare cultura politica. Bisogna rendersi conto che non si governa più un piccolo paese o un contesto limitato, bensì un insieme di comunità. Quanto più si riesce a modificare il modo di fare, tanto più l’aggregazione avrà successo».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 23 settembre 2026 del Corriere del Ticino

Nuova vita intorno al Cassarate

Nuova vita intorno al Cassarate

Avviati ufficialmente i lavori del lotto compreso fra Ponte di Valle e lo stadio di Cornaredo – Dureranno fino al 2028 e costeranno 13 milioni di franchi

Protezione contro le piene e riqualificazione ecologica e paesaggistica sono unite nel progetto di sistemazione del fiume Cassarate, i cui lavori – relativi al cosiddetto Lotto 1 NQC – sono stati inaugurati ufficialmente martedì con una cerimonia nella sede scout Lugano 1915. L’intervento riguarda il tratto fra Ponte di Valle e lo stadio a Cornaredo e comprende la realizzazione di una nuova “Piazza sull’acqua”, la riapertura a cielo aperto e la rinaturazione del riale Ligaino, il miglioramento degli habitat acquatici a favore della fauna ittica, il collegamento con la rete ciclopedonale regionale, nuove piantumazioni di specie autoctone e un programma di contrasto, invece, alle neofite invasive, in particolare al poligono del Giappone.
Si tratta di un investimento di 13 milioni di franchi, finanziato nella misura dell’83% da Confederazione e Cantone. L’iter di autorizzazione e le trattative per i necessari espropri hanno ritardato l’esecuzione, la cui progettazione era stata assegnata nel 2016, mentre la domanda di costruzione era stata presentata nel 2019.
La necessità di intervenire era emersa dopo gli eventi di piena del 2002 e 2003. Nel 2006 era stato elaborato un progetto di massima, già concretizzatosi nel tratto più a monte, quello del Piano della Stampa fra il 2010 e il 2014, e in quello più a valle, alla foce fra il 2014 e 2015. I lavori in questa nuova sezione dovrebbero concludersi nel 2028. A quel punto rimarrà da sistemare unicamente un ultimo tratto in territorio urbano.

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:4103470

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sistemazione-del-Cassarate-si-parte-con-un-nuovo-tratto–4102162.html

Progetto di sistemazione del fiume Cassarate Lotto 1 NQC: avvio lavori

Progetto di sistemazione del fiume Cassarate Lotto 1 NQC: avvio lavori

Comunicato stampa

Il Dipartimento del territorio (DT), in collaborazione con il Consorzio Valle del Cassarate e golfo di Lugano (CVC) e l’Agenzia Nuovo Quartiere Cornaredo (NQC), comunica che nella giornata odierna si è tenuta la cerimonia di avvio lavori di sistemazione del fiume Cassarate Lotto 1 NQC. L’evento, svoltosi in riva al fiume presso la Sede Scout Lugano 1915, è stato introdotto dai saluti del Presidente del CVC Urs Luechinger, del membro del Consiglio dell’Agenzia NQC Michele Armati, della Municipale della Città di Lugano Karin Valenzano Rossi, e ha visto la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, di Katharina Edmaier della Divisione prevenzione dei pericoli dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), nonché di diversi ospiti e cittadini. Per illustrare la parte tecnica è intervenuto Samuele Bonacina dello studio d’ingegneria Comal.ch SA, in rappresentanza dei progettisti. Nel contesto dell’evento è avvenuta la posa dell’installazione artistica realizzata in collaborazione con il Centro scolastico per le industrie artistiche (CSIA).

L’intervento interessa il tratto compreso tra Ponte di Valle e lo stadio di Cornaredo, nei territori di Canobbio, Lugano e Porza, e rappresenta una tappa fondamentale del più ampio progetto di riqualifica del Cassarate.
La necessità di intervenire sul fiume Cassarate è emersa in seguito ai significativi eventi di piena verificatisi nel 2002 e nel 2003, che hanno evidenziato l’esigenza di migliorare la sicurezza idraulica del comparto. Parallelamente, l’evoluzione della legislazione federale e cantonale in materia di protezione delle acque e dei pericoli naturali, unita allo sviluppo dei grandi progetti urbanistici e viari del Luganese, ha portato a concepire una sistemazione fluviale moderna, capace di integrare sicurezza, qualità ambientale e valorizzazione dello spazio pubblico.
Su mandato del DT, nel 2006 è stato elaborato il progetto di massima per la sistemazione del Cassarate dalla confluenza con il Franscinone fino alla foce del Cassarate a Lugano. L’intervento è stato successivamente suddiviso in più tappe: la riqualificazione del Piano della Stampa, realizzata dal CVC tra il 2010 e il 2014, gli interventi alla foce del Cassarate, eseguiti dalla Città di Lugano tra il 2014 e il 2015, e infine il tratto urbano, suddiviso nei Lotti 1 e 2. Il Lotto 1 NQC costituisce quindi il naturale proseguimento di un percorso di riqualificazione iniziato ormai oltre quindici anni fa.
Nel 2016 il DT ha affidato la progettazione definitiva del Lotto 1 a un pool multidisciplinare, mentre il CVC ha assunto il ruolo di committente dell’opera. La domanda di costruzione è stata inoltrata nel 2019; il successivo iter autorizzativo e i tempi per le trattative espropriative hanno comportato un significativo prolungamento dei tempi prima di poter giungere alla fase esecutiva.
Il progetto coniuga la protezione contro le piene con la riqualificazione ecologica e paesaggistica del corso d’acqua. Oltre agli interventi di messa in sicurezza idraulica, prevede infatti la realizzazione della nuova “Piazza sul fiume”, la riapertura a cielo aperto e la rinaturazione del riale Ligaino, il miglioramento degli habitat acquatici a favore della fauna ittica, il collegamento con la rete ciclopedonale regionale, nuove piantumazioni di specie autoctone e un importante programma di contrasto alle neofite invasive, in particolare al poligono del Giappone. L’obiettivo è trasformare il Cassarate in un’infrastruttura verde capace di coniugare sicurezza, biodiversità, qualità paesaggistica e fruizione da parte della popolazione.
Con l’avvio della progettazione esecutiva nell’autunno 2025 si sono create le condizioni per l’apertura del cantiere, la cui conclusione è prevista entro la fine del 2028. La giornata odierna segna quindi l’inizio dei lavori di questa importante opera, che giunge alla fase realizzativa dopo un iter progettuale e procedurale lungo e complesso.
Il costo complessivo degli interventi è di circa 13 milioni di franchi, con un importante contributo da parte di Cantone e Confederazione nella misura dell’83%, mentre CVC e Agenzia NQC finanziano la rimanenza secondo una chiave di riparto prestabilita. I lavori dovrebbero concludersi entro la fine del 2028.
Anziché la posa della prima pietra, si è proceduto all’inaugurazione di un’installazione artistica sul tema del littering. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il CVC e il CSIA, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sul tema del littering attraverso il linguaggio dell’arte. Gli studenti hanno trasformato una riflessione personale sull’abbandono dei rifiuti nell’ambiente in un bassorilievo che invita il visitatore a interrogarsi sul rapporto tra l’essere umano, la natura e la società dei consumi. L’opera, la prima di quattro che verranno progressivamente installate nel comprensorio consortile, vuole essere non solo un elemento artistico, ma anche uno strumento di educazione e di consapevolezza, capace di stimolare comportamenti più rispettosi nei confronti dell’ambiente.

Canobbio ottiene per la terza volta il label “Città dell’energia”

Canobbio ottiene per la terza volta il label “Città dell’energia”

Con un punteggio di 60 su 100, Canobbio si migliora rispetto alle prime due certificazioni, nonostante le condizioni per l’ottenimento dei punti siano più restrittive.

Sabato 19 settembre, nell’ambito delle tradizionali feste dell’Autunno canobbiese, si è svolta la cerimonia di consegna del label “Città dell’energia” al Comune di Canobbio. Sono intervenuti il capo dicastero Protezione dell’ambiente Ivano Papa, il consigliere di Stato Norman Gobbi e l’ambasciatrice di “Città dell’energia” Nicoletta Togni.
Con un punteggio di 60 su 100, Canobbio si migliora rispetto alle prime due certificazioni, nonostante le condizioni per l’ottenimento dei punti siano più restrittive.
Il raggiungimento di questo traguardo conferma l’impegno del Municipio, della Commissione energia e dell’amministrazione comunale nel perseguimento degli obiettivi energetici e climatici e la sensibilità della popolazione che adotta comportamenti responsabili.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1951575/canobbio-energia-citta-label-migliora

Inaugurata la nuova pista ciclopedonale Bodio – Giornico

Inaugurata la nuova pista ciclopedonale Bodio – Giornico

Comunicato stampa

Il Dipartimento del territorio (DT), l’Ufficio federale delle strade (USTRA) e il Comune di Giornico comunicano che la pista ciclopedonale che collega i quartieri di Bodio e Giornico lungo il fiume Ticino è stata ufficialmente inaugurata in data odierna, in occasione della Festa del Digiuno Federale, alla presenza delle autorità locali, cantonali e federali.

Alla parte ufficiale sono intervenuti il Consigliere di Stato incaricato della Divisione delle costruzioni, Norman Gobbi, e il Sindaco di Giornico, Stefano Imelli.
La nuova infrastruttura, che si estende per 2,1 chilometri, è parte del percorso nazionale N3 Nord-Sud appartenente alla rete di Svizzera Mobile e offre a ciclisti e pedoni – residenti, turisti e visitatori – un collegamento dedicato e più sicuro, al riparo dal traffico veicolare motorizzato. Con la realizzazione della nuova pista ciclopedonale e la dismissione del tratto del percorso N3 ubicato all’interno della zona industriale di Bodio, sono stati in particolare eliminati i conflitti di coabitazione tra il traffico ciclabile e il traffico pesante del comparto industriale.
Il nuovo percorso dedicato alla mobilità lenta costituisce il completamento dei lavori realizzati negli scorsi anni da USTRA in relazione all’aggiramento della zona industriale in territorio di Bodio e Giornico. La sua realizzazione è infatti avvenuta in concomitanza e in coordinazione con la costruzione e la messa in esercizio del Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP).
L’apertura di questo nuovo tracciato al transito di ciclisti e pedoni, avvenuta lo scorso mese di aprile, assume un valore particolarmente significativo: essa è coincisa con il primo anniversario della nascita del nuovo Comune di Giornico, nato dalla fusione di Giornico e Bodio, e rappresenta anche simbolicamente un’unione fisica tra i due quartieri. La nuova infrastruttura si configura così come un percorso ciclopedonale che collega e avvicina le comunità, migliorando la mobilità lenta in tutta la regione.
Il costo della prima tratta realizzata e finanziata interamente da USTRA ammonta a circa 2,2 milioni di franchi.
La seconda tratta, finanziata al 79% dal Cantone, al 21% dai Comuni della Commissione Regionale dei Trasporti Tre Valli (CRT3V) e da USTRA, ammonta a circa 1,4 milioni di franchi.

«Liberi di scegliere cosa mettere nel piatto»

«Liberi di scegliere cosa mettere nel piatto»

Dalle scelte del Paese a quelle individuali: il 27 settembre si vota sul valore dell’autonomia. 

C’è un filo rosso che lega le due votazioni del 27 settembre: la libertà. Da una parte, con l’iniziativa sulla neutralità, la libertà della Svizzera di autodeterminarsi. Dall’altra, con l’iniziativa «Per un’alimentazione sicura», si mette in discussione una libertà molto più quotidiana: quella di scegliere cosa mettere nel proprio piatto.
Due temi molto diversi, ma che per il Consigliere di Stato Norman Gobbi pongono una domanda simile: fino a che punto lo Stato deve decidere al posto dei cittadini?
L’iniziativa sull’alimentazione vuole portare entro dieci anni almeno al 70% il grado di autoapprovvigionamento netto della Svizzera, orientando maggiormente produzione e consumo verso gli alimenti di origine vegetale.
«A tavola, ognuno deve poter decidere liberamente cosa mettere nel piatto e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.», sottolinea Gobbi. «Mangiare più verdura? Va benissimo. Scegliere un’alimentazione vegetariana o vegana? Una decisione che va pienamente rispettata. Ma la stessa libertà deve valere per chi vuole continuare a consumare carne, formaggio, uova o bere latte. Non può essere la Costituzione federale a stabilire se dobbiamo mangiare un piatto di verdure o un cervelat».

Difendere chi mantiene vivo il territorio
L’obiettivo dell’iniziativa di orientare maggiormente produzione e consumo verso gli alimenti vegetali si scontra con la realtà del nostro territorio, dove prati, pascoli e alpeggi trovano nell’allevamento una naturale valorizzazione.
«Dietro un formaggio dell’alpe o un prodotto di carne ci sono famiglie, aziende agricole, tradizioni e alpeggi curati. C’è una parte della nostra identità», osserva Gobbi.
Ridurre il ruolo dell’allevamento significa quindi intervenire su un equilibrio che non riguarda soltanto ciò che arriva sulle nostre tavole. Significa toccare filiere locali, posti di lavoro e attività che contribuiscono a mantenere vivo e curato il territorio.
Il Consigliere di Stato mette in evidenza una contraddizione: «Vogliamo rafforzare l’autoapprovvigionamento della Svizzera, ma rischiamo di farlo penalizzando proprio quelle produzioni che meglio valorizzano il nostro territorio e la nostra agricoltura. La sicurezza alimentare non si costruisce imponendo un unico modello, ma permettendo a ogni regione di produrre ciò che le caratteristiche del suo territorio consentono».

Più prodotti locali, meno imposizioni
Per Gobbi la strada da seguire è quella di sostenere concretamente i prodotti del nostro territorio e privilegiare gli acquisti locali.
«Compriamo locale quando possiamo, sosteniamo i nostri agricoltori e valorizziamo quello che viene prodotto sul nostro territorio. Ma lasciamo agli svizzeri la possibilità di scegliere cosa mettere nel piatto», ribadisce il Consigliere di Stato. «Il 27 settembre voterò NO all’iniziativa sull’alimentazione: per la nostra agricoltura, per il nostro territorio e per una libertà che vale la pena continuare a difendere. Anche a tavola».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 20 settembre 2026 de Il Mattino della domenica

(Nella foto è ritratta Claudia Boschetti, sindaco di Blenio)