L’Esercito continua a investire in Ticino

L’Esercito continua a investire in Ticino

Dal Giornale del Popolo del 26 luglio 2016 | Nel Cantone gli abili al servizio sono sei su dieci, in linea con la media nazionale. Mantenute molte strutture, malgrado i tagli fatti altrove, grazie anche al lavoro di Norman Gobbi.

L’estate è un periodo di vacanze, ma anche, per i giovani in età, di servizio militare. Osservando i dati del Rendiconto cantonale relativi al 2015 abbiamo notato alcune nuove tendenze. Ne abbiamo approfittato per parlarne con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Fabio Conti.

Da qualche anno gli abili al servizio si aggirano attorno al 60%. È un dato in linea con la media nazionale?
Si tratta di una percentuale stabile per il Ticino, nella media rispetto alle cifre del resto del Paese. Tendenzialmente la percentuale di incorporati è più elevata nei Cantoni di montagna, mentre in quelli “di città” il numero è inferiore. Inoltre i militi provenienti dalla Svizzera tedesca sono generalmente più numerosi di quelli della Svizzera francese. Anche se ci sono casi come Giura e Ginevra, dove la Storia ha il suo peso e la vicinanza all’esercito è meno pronunciata.

Come giudica, in generale, l’interesse dei giovani per il servizio militare? E quello delle ragazze?
In generale l’interesse è buono e l’attitudine dei giovani verso il militare è positivo. I ticinesi sono sempre “dei buoni soldati”. E devo dire che pure le ragazze hanno sempre maggiore interesse per l’esercito, anche se il loro numero resta pur sempre molto limitato. Detto ciò occorre aggiungere che tra poco sarà presentato al Consiglio federale un rapporto sull’obbligo del servizio che prevede una serie di scenari innovativi tra cui anche alcune differenti proposte sulla possibilità di assolvere un obbligo di servizio per lo Stato. Varianti che interessano uomini e donne.

La “concorrenza” con il servizio civile vi ha penalizzato? In che modo?
Evidentemente il cambiamento di legge avvenuto nel 2008 ha facilitato di molto l’accesso al servizio civile. In particolare a causa dell’abbandono dell’obbligo di giustificare la scelta per motivi etici davanti a una commissione ad hoc. A partire da tale momento vi è stato un importante aumento dei giovani che hanno scelto il servizio civile. Se prima erano mediamente 1.500 l’anno, poi sono passati a 7.000-7.500 per attestarsi a 5.000- 5.500. Questa situazione porta sicuramente a delle difficoltà di alimentazione delle formazioni militari ed è una delle ragioni che hanno spinto alla recente riforma dell’esercito (“ulteriore sviluppo dell’esercito” la cui implementazione è prevista a partire dal 2018). Da notare che la Legge sul servizio civile è recentemente stata modificata proprio per questo motivo introducendo delle restrizioni sulle modalità relative al deposito di una richiesta per il Servizio civile.

Lo scorso anno avete accolto più domande di dispensa dai servizi rispetto agli anni precedenti. E ne avete rifiutate meno. Quali i motivi?
Ciò dipende essenzialmente dal periodo e dal luogo in cui si svolgono i servizi delle truppe ticinesi. Con quasi la metà di giovani che sono studenti, se il servizio cade durante i semestri scolastici, difficilmente il milite potrà effettuarlo. D’altra parte i Corsi di ripetizione oltre San Gottardo rendono più difficile conciliare le esigenze lavorative con il servizio.

Si nota anche un costante calo delle procedure disciplinari per mancato tiro obbligatorio. I giovani sono diventati più disciplinati?
Da una parte la riduzione degli effettivi dell’esercito ha ridotto gli astretti al tiro obbligatorio (TO), dall’altra diverse Società di tiro hanno aumentato le possibilità per i militi di effettuare il TO, allungando l’orario d’apertura degli stand fino alle 19.30.

Allargando il discorso. Come giudica la presenza dell’esercito in Ticino? Quali i progetti in corso o che stanno per essere realizzati?
La presenza militare in Ticino è particolarmente significativa sia economicamente (soprattutto per le regioni periferiche) che quale garanzia di capacità di intervento dell’esercito a supporto delle Autorità civili in caso di eventi straordinari. Il Governo cantonale e in particolare il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi è stato particolarmente attento e attivo nel garantire al Cantone il mantenimento di tutte le sue piazze d’armi e di un centro logistico importante; in tal senso il Ticino è riuscito a mantenere intatta la sua presenza militare malgrado le riduzioni legate all’ultima riforma dell’esercito. Significativi gli oltre 470 posti di lavoro legati alle varie strutture militari (con un indotto globale di circa 123 milioni l’anno) e con investimenti in corso, oppure previsti nei prossimi anni, di 267 milioni di franchi. In particolare ricordo i 60 milioni per il Centro logistico Ceneri, i 30 milioni per il risanamento della caserma di Isone e altri 34 milioni per l’aeroporto militare di Magadino. In futuro sono previsti altri investimenti: 49 milioni per la Piazza d’armi di Isone, 55 milioni per la Piazza d’armi di Airolo e altri 9 milioni al Centro di reclutamento del Monte Ceneri

La Sezione si occupa anche della protezione civile e della protezione della popolazione. Partiamo dalla Protezione civile (PCi). Di che cosa si occupa?
La Protezione civile è un mezzo di secondo intervento (dopo quelli di primo intervento) in caso di eventi straordinari. Tra i suoi compiti dei circa 4.500 militi attivi nella protezione civile vi è l’aiuto alle persone bisognose di protezione, ma anche la tutela dei beni culturali nonché il supporto agli altri enti di primo intervento e il ripristino delle infrastrutture. Nel 2014 sono partiti alcuni progetti importanti che si concluderanno nel 2017 e che permetteranno di migliorare la capacità operativa della PCi. Un cambiamento che prevede un ampliamento dell’istruzione dei militi e dei quadri e l’introduzione per questi ultimi di un pagamento del grado, come già avviene per il militare. Inoltre è previsto il rinnovo del materiale che data degli anni 70 per un investimento globale di 5 milioni. Il tutto anche per adeguarci alle esigenze federali le quali chiedono una migliore formazione e una prontezza d’intervento più elevata.

Un altro ambito del quale si parla sempre poco è la Protezione della popolazione. Ci può far capire di che cosa si tratta?
Questo servizio si occupa essenzialmente dei preparativi per i casi di emergenza e di catastrofe. Ciò si traduce in pratica in una valutazione dei rischi possibili/probabili in Ticino, nella pianificazione delle attività sulla base di scenari predefiniti, nell’istruzione del personale dei vari enti chiamati ad intervenire e, in caso di un evento straordinario, nella coordinazione e nella gestione dei mezzi a disposizione. Un altro aspetto di fondamentale importanza è quello delle esercitazioni che regolarmente sono organizzate dalla nostra Sezione; in caso di crisi è infatti fondamentale operare con modalità e persone conosciute, vista la moltitudine di istanze coinvolte (Confederazione, Cantoni, Comuni, Polizia cantonale, Federazione cantonale ticinese dei Corpi Pompieri, Federazione cantonale ticinese dei Servizi autoambulanze, organizzazioni regionali di protezione civile, servizi tecnici cantonali, servizi dello Stato Maggiore cantonale di catastrofe, esercito, ecc…).

Come funziona? Ci può fare un esempio?
Valutando i vari rischi nei quali incorrere la popolazione, noi elaboriamo degli scenari. Facciamo l’esempio che vi sia un blackout in Ticino. Dapprima occorre valutare quali possono essere le conseguenze e quali sono le carenze principali nei mezzi a disposizione per poi mettere in atto le misure necessarie. Studiando questo particolare scenario abbiamo notato una mancanza nel sistema di comunicazione della rete radio Polycom. Un sistema che avendo poca autonomia, smetterebbe di funzionare dopo poche ore. Ecco perché attualmente stiamo provvedendo, quale misura d’urgenza, ad una alimentazione supplementare delle antenne tramite dei generatori, le quali, anche in caso di blackout, potranno funzionare e garantire la condotta con questo indispensabile mezzo di trasmissione. Un esempio di esercizio è quello effettuato poche settimane or sono con il nome “ODESCALCHI”. Sicuramente una delle più grandi e complesse esercitazioni effettuate in Svizzera su uno scenario di incidente chimico alla stazione ferroviaria di Chiasso. Questo evento ha coinvolto tutti gli enti di primo intervento, la PCi e l’esercito sia svizzeri che italiani. Ciò ha portato insegnamenti a tutti i livelli operativi, di condotta ma anche di gestione da parte delle Autorità politiche coinvolte. Questi esercizi, dal più piccolo al più grande, verificano pure l’attendibilità degli scenari pensati a tavolino. Perché la pratica è sempre diversa dalla teoria.

Tre Valli Sindaci uniti, sindaci ascoltati

Tre Valli Sindaci uniti, sindaci ascoltati

Dal Giornale del Popolo del 25 luglio 2016 | Da qualche tempo si discute sulla possibilità di portare avanti assieme i temi prioritari / I capi degli Esecutivi concordi: è una necessità – Previsto un incontro con il Governo

L’unione, è risaputo, fa la forza. Devono averlo pensato anche i sindaci delle Tre Valli che da qualche tempo stanno discutendo sulla possibilità di riunirsi per discutere e portare avanti le tematiche prioritarie per il loro territorio. Dell’idea si è discusso di nuovo a margine della riunione che si è tenuta settimana scorsa tra sindaci delle Tre Valli e il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il consigliere di Stato e la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, lo ricordiamo, avevano incontrato proprio qualche giorno fa i rappresentanti dei Comuni della Regione per discutere delle misure di riorganizzazione dei servizi della Divisione della giustizia contenute nel pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali. A raccontarci della proposta di un gremio tra i capi dell’Esecutivo delle Tre Valli è Loris Galbusera, sindaco di Biasca e promotore dell’iniziativa. «È un’idea maturata all’indomani della mia elezione, spiega. Innanzitutto ho pensato che fosse opportuno incontrarci per conoscerci di persona, visto che molti sindaci sono nuovi. In seconda battuta, essendo in programma anche un incontro con il Governo cantonale al completo, ho ritenuto potesse essere opportuno radunarci e affrontare i temi prioritari per le Tre Valli, in modo da presentarci uniti al tavolo delle discussioni». L’obiettivo, prosegue, «è riuscire a far sentire la nostra voce in maniera chiara e unita, pur nel rispetto delle esigenze dei singoli Comuni. Si tratterà comunque di incontri informali, magari seduti intorno a un tavolo per una cena ». E diversi sono i temi su cui le Tre Valli contano di poter dire la loro, come sottolinea il sindaco di Biasca. «Con AlpTransit il Ticino si avvicina alla Svizzera interna, ma molte zone del nostro Cantone sembrano allontanarsene. La nostra richiesta di introdurre una fermata a Biasca non ha ancora ricevuto risposta e dovremo capire se potremo contare sul sostegno del Cantone. Poi c’è il capitolo riguardante la promozione del territorio. Sarebbe opportuno a nostro avviso valorizzare la vecchia linea del Gottardo e sfruttarla meglio, magari per richiamare i turisti. Ogni Comune potrà quindi porre l’accento sulle proprie priorità e poi insieme cercheremo di sostenerle. Siamo Comuni piccoli, la strategia di tirare ognuno l’acqua al proprio mulino è fallimentare ». Insomma, l’idea è quella di creare un fronte comune per giocare uniti le diverse partite aperte con il Governo. E l’idea d’altronde non è nuova se consideriamo che già vent’anni fa, l’allora sindaco di Biasca Massimo Pini concretizzò il progetto di una Conferenza dei sindaci delle Tre Valli. Dei giorni nostri è invece l’esempio dell’Associazione Comuni della Vallemaggia (Acovam), in grado di promuovere gli interessi economici, sociali e culturali della Valle.
«Ci sono diverse rivendicazioni che potremmo portare avanti. L’esigenza attuale però non è quella di creare un’associazione di Comuni», ci spiega il sindaco di Lodrino Carmelo Mazza, che però non esclude che nel futuro la riunione informale dei sindaci possa invece trasformarsi in una organizzazione istituzionalizzata. «Ancor più che in passato siamo chiamati a confrontarci con le decisioni delle autorità cantonali. Credo quindi che, anche in vista di una maggiore promozione del nostro territorio, è una buona idea che i rappresentanti dei nostri Comuni discutano tra loro».
Della stessa opinione è anche il capo dell’Esecutivo di Acquarossa, Odis Barbara De Leoni: «Ci sono tematiche e progetti che riguardano non solo i singoli Comuni o le singole Valli, ma il territorio nel suo insieme. Un esempio potrebbe essere il bando di concorso per aggiudicarsi il Museo cantonale di Storia naturale, che potrebbe rappresentare un obiettivo da portare avanti uniti». «È un’idea interessante. Una coordinazione tra i diversi Comuni può essere positiva per raggiungere gli obiettivi che ci stanno a cuore», commenta dal canto suo Franco Pedrini, sindaco di Airolo.
Soddisfatto della proposta si dimostra pure il capo dell’Esecutivo di Faido Roland David: «È una mossa molto utile per portare avanti i progetti che ci stanno a cuore. Chiaramente ci potranno essere visioni contrapposte o priorità diverse, ma il vantaggio di incontrarsi a cadenza regolare è quello di condividere fra noi problematiche che hanno un forte impatto sul territorio». Tutti d’accordo, dunque. E non a caso il primo incontro è già in agenda per la fine di questa estate, «in modo da arrivare preparati all’incontro con il Governo che probabilmente si terrà in autunno e che vedrà protagonisti tutti i sindaci delle Tre Valli», conclude appunto David.

Campagna di sensibilizzazione sui nuovi pericoli della strada

Campagna di sensibilizzazione sui nuovi pericoli della strada

Sono già diverse migliaia gli automobilisti e gli utenti della strada sensibilizzati nell’ambito della campagna di informazione – partita nello scorso mese di marzo – che intende informare sui pericoli legati al sempre più diffuso utilizzo dei telefonini di nuova generazione alla guida. Anche in Ticino la distrazione al volante è infatti causa di un numero crescente di incidenti della circolazione.

La distrazione al volante – spesso causata dall’uso dei telefonini di nuova generazione al volante – è una minaccia sempre più grave per la sicurezza stradale: uno studio nazionale del 2011 mostrava che il 40% dei conducenti telefona quando guida, il 30% scrive o legge messaggi e il 50% inserisce la destinazione nel navigatore solo quando sta già viaggiando. Lo scorso I. marzo il programma di prevenzione «Strade sicure» del Dipartimento delle istituzioni – in collaborazione con la Polizia cantonale e le Polizie comunali e con il sostegno dell’assicurazione Zurigo – ha così avviato una campagna di sensibilizzazione per combattere i nuovi pericoli della strada: l’accento è stato posto sulla distrazione alla guida, legata al sempre più diffuso utilizzo dei telefonini di nuova generazione. Non va infatti dimenticato che sulla rete stradale ticinese si sono verificati durante lo scorso anno 4.026 incidenti della circolazione, con 12 decessi (+50% rispetto al 2014) e 227 feriti gravi.

Le prime settimane del programma sono state dedicate alla prevenzione, con gli agenti di diverse Polizie comunali – Locarno, Muralto-Minusio, Polizia intercomunale del Piano, Bellinzona, Mendrisio, Stabio, Chiasso, Lugano e Giubiasco – che hanno effettuato oltre 200 posti di controllo, distribuendo volantini informativi e consigliando circa 4.000 automobilisti. Nei mesi successivi, su tutto il territorio cantonale sono poi stati organizzati posti di controllo e riscontrate diverse centinaia di infrazioni – evidenziando che i dispositivi «mani libere» per telefonare durante la guida sono ancora troppo poco diffusi fra gli automobilisti del Cantone.

Scrivere un breve SMS o scattarsi un «selfie» a 100 km/h equivale a guidare a occhi chiusi per 400 metri, e – nei pochi secondi nei quali lancia un’«app» – un conducente procede a zig zag, come se fosse sotto l’influsso dell’alcool. Il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Polizie comunali ricordano perciò che l’impiego del cellulare alla guida è ammissibile solo quando il veicolo è parcheggiato. La multa ordinaria ammonta a 100 franchi ma può arrivare anche a 600 franchi o alla pena detentiva, a seconda del grado di pericolo che l’automobilista ha creato. In caso di incidenti provocati da violazioni particolarmente gravi, il pacchetto di misure «Via Sicura» prevede inoltre che l’assicuratore eserciti il regresso dalle proprie prestazioni.

La cultura del terrore usa lupi camuffati d’agnelli

La cultura del terrore usa lupi camuffati d’agnelli

Dal Mattino della domenica del 17 luglio 2016

A Nizza il terrorismo ha colpito ancora: ancora un musulmano, un caso?

La notizia ha iniziato a rimbalzare sul web nelle ultime ore del 14 luglio. Il giorno della sua festa nazionale, la Francia è stata ancora una volta – pochi mesi dopo dagli attentati di Parigi – scossa da un atto di terrorismo premeditato e brutalmente attuato. Una donna ticinese e un bimbo svizzero tra le vittime del terrorismo islamico.

Ancora una volta la tragedia è avvenuta in un momento in cui nessuno se lo aspettava. Una sera in cui tante persone si sono riunite sul lungomare di Nizza per ammirare i giochi pirotecnici. Serenamente, in modo spensierato. Come deve essere. Come succede anche da noi ogni 1. agosto.

“Ci vogliono privare delle nostre libertà”
Atti di questo genere sono violenti e lasciano senza parole. Sono imprevedibili e incalcolabili. E toccano laddove fa più male: una cittadina turistica, dove ha luogo la vita di tante famiglie, di tanti bambini in vacanza. Con lo zucchero filato in mano e lo sguardo puntato verso il cielo, sopra il mare per gustarsi lo spettacolo dei fuochi d’artificio. Scene di una qualsiasi vacanza, di una qualsiasi famiglia. Non sono esplose bombe questa volta come accaduto in passato. Come accaduto a Parigi, a Bruxelles. Come avvenne anche a Marrakesh.
È lì che è andata la mia mente venerdì mattina, quando seduto alla mia scrivania ho appreso che tra le vittime di questa strage premeditata ci fosse anche una donna ticinese. A 5 anni di distanza da quella tragedia il Ticino – ancora una volta – è stato confrontato con un dramma legato al terrorismo compiuto da islamici.

Pronti a lottare per la nostra libertà e la nostra sicurezza
Si tratta di episodi imprevedibili e incalcolabili. Qualcuno negli scorsi giorni, in una delle tante discussioni che si sono susseguite per commentare i fatti di Nizza, ha detto che non è possibile controllare tutto e tutti. “Ma allora Norman, come facciamo ad essere al sicuro alle nostre latitudini?” mi hanno chiesto alcuni cittadini preoccupati. Domanda lecita. Il rischio zero, purtroppo non esiste, nemmeno noi siamo esenti da attività terroristiche. Alle nostre latitudini però la minaccia si presenta sotto un’altra forma. E per difenderci, ci stiamo muovendo su più fronti.
Lo abbiamo dimostrato con l’arresto in Italia di un sospetto aderente all’ISIS che frequentava il nostro Cantone. Lo facciamo anche con le attività di intelligence e le collaborazioni con i servizi della Confederazione e dei Paesi attorno a noi. Ma tutto ciò non basta. La pena inflitta dal Tribunale penale federale a un “martire islamista” di questa settimana fa gridare vendetta al cielo a più di un cittadino svizzero. E a giusta ragione. 18 mesi con la condizionale sono infatti una pena ridicola, di un apparato che tollera i potenziali terroristi ma crocifigge gli automobilisti.

Rompere col politicamente corretto

Purtroppo in generale si fatica a chiamare quanto avvenuto con il proprio nome, per paura di urtare sensibilità. Il fatto che siano persone di fede musulmana radicalizzati non va negato o minimizzato, adducendo scuse poche credibili come nel caso di Nizza. La depressione causata da un matrimonio finito non può essere utilizzata come scusa che legittima una strage di questa portata. Il loro è il vero odio nei confronti della nostra cultura di Libertà. Come mi ha detto un amico l’altro giorno: il buonismo fa crescere il razzismo. Dobbiamo quindi fermare queste derive, con misure anche forti che limitino le libertà di taluni a favore della libertà e la sicurezza di tutti. Siamo nati in un mondo libero e dobbiamo batterci – e come Capo della sicurezza del nostro Cantone continuerò a farlo con impegno dedizione – affinché la nostra realtà, quella ticinese, rimanga libera e in sicurezza!
A tutte le persone colpite da questa tragedia, in particolare ai famigliari della nostra concittadina vittima di questo brutale gesto di odio, desidero esprimere il sostegno morale mio e di tutto il nostro Cantone in questa difficile situazione.

Ping-pong de migrants entre Chiasso et Côme

Ping-pong de migrants entre Chiasso et Côme

Dal sito internet della Tribune de Genève

Asile La situation de l’asile chauffe à la frontière sud. Submergée, l’Italie reproche aux Tessinois de renvoyer trop systématiquement les migrants en situation illégale.

Depuis quelques années, l’arrivée des beaux jours coïncide avec celle de vagues de migrants échouant aux bords de la frontière tessinoise, à l’issue d’un long voyage à travers l’Italie. Après un retard s’expliquant en grande partie par la météo pourrie de ce début d’été, depuis début juillet l’afflux est cette fois-ci bel et bien aux portes sud de notre pays.

Ces derniers jours, les gardes-frontière suisses interceptent quotidiennement près de 200 migrants, majoritairement à Chiasso. Mardi, une soixantaine d’entre eux ont été interceptés dans un train vers Bellinzone. «Il y avait beaucoup de policiers italiens et suisses à la douane hier, raconte Andrea Ramani, journaliste à Teleticino. Un hélicoptère a volé toute la journée.»

Parmi les 1321 migrants interceptés au début du mois de juillet, 933 ont été renvoyés en Italie. Ceux-ci retournent à Côme, au désespoir de la Commune, qui ne sait comment gérer ces dizaines d’âmes bloquées dans sa gare. «Côme risque de devenir un centre de requérants à ciel ouvert», se désole le député de la Lega Nord Nicola Molteni dans le journal milanais Il Giorno. Des doigts accusateurs sont pointés vers le sol helvète. «La Suisse ferme l’accès à Chiasso», titrait mardi la Repubblica, rapportant que les autorités suisses barrent désormais complètement l’accès, et ce «sans donner plus d’explications».

L’irritation est également palpable du côté du syndicat autonome de police (SAP) italien. «La situation devient de plus en plus difficile à cause des expulsions systématiques de la part de la Suisse, qui se contente d’appliquer la norme avec rigidité, déplore le secrétaire général du SAP de la province de Côme, Ernesto Molteni. Cette pratique provoque une véritable situation d’urgence qui risque de paralyser l’appareil sécuritaire de la province de Côme.»

De fait, le SAP demande à Rome une augmentation immédiate des effectifs, «indispensable pour affronter l’urgence avant que toute la région frontalière de Côme ne croule sous le poids des refoulements continuels que la Suisse applique avec détermination».

«La Suisse fait des efforts»

Les gardes-frontière suisses se défendent d’avoir complètement fermé la frontière. «La part des migrants qui arrivent à la frontière pour déposer une demande d’asile en Suisse a diminué au cours de ces dernières semaines, explique le porte-parole de l’Administration fédérale des douanes (AFD), Walter Pavel. Les migrants qui souhaitent simplement transiter par la Suisse sont reconduits vers l’Italie, selon l’accord de réadmission.»

Selon le conseiller d’Etat tessinois et directeur du Département de justice et police Norman Gobbi, leur nombre a beaucoup augmenté ces derniers temps. «Ils cherchent à rejoindre l’Allemagne. Mais nous ne pouvons pas laisser la Suisse devenir une voie de passage vers le nord de l’Europe.»

Les critiques italiennes sur la sévérité des douaniers suisses n’émeuvent guère Norman Gobbi. «Fort heureusement! Les conséquences financières pour la Confédération ne sont pas négligeables: la facture pour le premier semestre 2016, rien que pour la gestion des requérants d’asile, s’élève déjà à 5 millions.» Le chef du Département de la police tessinoise rappelle aux Italiens que la Suisse a déjà beaucoup donné. «Nous enregistrons nous-même une grande partie des migrants qui arrivent dans nos centres, alors qu’ils auraient déjà dû l’être en Italie. Nous fournissons aussi notre part d’efforts.»

A pied sur l’autoroute

Autant du côté italien que suisse, tous s’accordent à dire qu’un système Schengen-Dublin déficient est le principal responsable de cette situation difficile. La situation de la région italo-suisse risque fort de se compliquer dans les semaines à venir, des prochaines vagues de migrants sont probables.

Après avoir traversé des kilomètres de route périlleuse, la majorité des migrants actuellement bloqués à Côme n’entendent pas renoncer si facilement. Beaucoup attendent la prochaine occasion pour sauter dans un nouveau train, d’autres tentent leur chance à pied. Selon Walter Pavel, les arrestations le long des routes et des frontières vertes ont augmenté.

Dimanche, deux migrants ont carrément été interceptés alors qu’ils marchaient le long de l’autoroute A2, à proximité de Chiasso. Bien que ces cas restent peu fréquents, les autorités tessinoises ont lancé un appel exhortant les automobilistes à la plus grande prudence.

Sindaci delle Tre Valli rassicurati

Sindaci delle Tre Valli rassicurati

Da LaRegione del 14 luglio 2016
Ieri Norman Gobbi ha garantito sostegno alle zone periferiche. Nuovi uffici previsti a Faido e a Biasca

I presenti hanno chiesto anche un incontro con tutto il governo per affrontare questioni riguardanti gli altri dipartimenti. Richiesta che il direttore del Di porterà all’attenzione dei colleghi.

Ieri, il consigliere di Stato Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), e la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti , hanno incontrato a Bellinzona i rappresentanti dei Comuni della regione delle Tre Valli. Al centro della discussione le riorganizzazioni in atto, in particolare dei servizi della Divisione della giustizia, contenute anche nel pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali, la manovra di 180 milioni di franchi, presentata dal governo lo scorso aprile e ora al vaglio del parlamento. «Ritengo che sia stato utile incontrarsi – osserva Norman Gobbi – per discutere e dare una visione d’insieme, mostrando che anche se da un lato il Cantone deve risparmiare, dall’altro intende garantire un servizio di qualità alle regioni periferiche, dando sostegno con la dislocazione di servizi nelle Tre Valli». E lo spostamento da Bellinzona a Biasca del settore di back office della Sezione della popolazione ne è un esempio. Si tratta degli uffici – che contano una sessantina di dipendenti – in cui vengono analizzati gli incarti, mentre gli sportelli rimarrebbero in città per essere più centrali e raggiungibili dagli utenti. «Prima bisognerà però realizzare uno stabile amministrativo del Cantone in cui, oltre agli uffici della Sezione della popolazione, concentrare anche gli altri uffici cantonali che si trovano a Biasca», rileva Norman Gobbi. Spostandoci dalla Riviera alla Leventina, se per Faido da un lato si prospetta la chiusura dell’Ufficio registri di Leventina – oggetto anche di un’interpellanza in Consiglio comunale settimana scorsa – dall’altro sono previsti due nuovi servizi che porteranno circa venti nuovi posti di lavoro. Ovvero, nell’ambito degli Uffici di esecuzione, a Faido verranno creati due centri di competenza, il Contact center e il Centro cantonale dei precetti esecutivi. Il direttore del Di ha quindi tenuto a rassicurare i presenti sull’importanza delle regioni periferiche e ha ribadito la volontà di promuovere delle misure concrete per valorizzare le valli ticinesi.

Nell’incontro i rappresentanti dei Comuni delle Tre Valli hanno espresso diverse preoccupazioni, come le difficoltà a tenere il passo con la crescita demografica che si è verificata negli ultimi anni in Ticino. Per le zone periferiche l’obiettivo è che la popolazione continui a vivere e a lavorare in valle, ma per rimanere attrattivi e vitali, hanno evidenziato l’importanza di una visione strategica d’insieme. A tal proposito i rappresentanti dei Comuni delle Tre Valli hanno espresso la necessità di discutere anche questioni di competenza di altri dipartimenti, e hanno quindi richiesto un incontro con il governo. Richiesta che Norman Gobbi ha recepito favorevolmente. L’incontro si terrà molto probabilmente dopo l’estate.

LE REAZIONI
C’è soddisfazione ma un po’ di amarezza resta

Clima disteso e relativa soddisfazione da parte dei rappresentanti dei Comuni dopo l’incontro di ieri con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Anche se un po’ di amarezza per la chiusura di alcuni uffici di valle resta. «Sono contento per metà – ci dice il sindaco di Acquarossa Odis Barbara De Leoni –, da un lato è chiara la necessità del governo di razionalizzare, ma dall’altro dispiace per gli uffici che chiuderanno e i posti di lavoro che andranno persi. La speranza è che con la decentralizzazione ne arrivino altri».

Un incontro positivo e utile che sarà importante organizzare anche con il resto del governo, come fa notare Loris Galbusera , sindaco di Biasca. «Chiaro, un po’ di dispiacere rimane perché in questi momenti di difficoltà le valli son sempre penalizzate», osserva. «Confidiamo che da parte del governo ci sia la volontà di sostenere le regioni periferiche con altri servizi o aiuti». Dal canto suo Roland David , sindaco di Faido, rileva che le prospettive emerse durante l’incontro sono state abbastanza rassicuranti e mitigano un po’ l’amarezza per la chiusura dell’Ufficio registri di Leventina. «Anche se perdiamo alcuni servizi di prossimità, perlomeno guadagniamo altri posti di lavoro di qualità», conclude il sindaco di Faido.

Tre Valli La periferia si rafforza

Tre Valli La periferia si rafforza

Dal Corriere del Ticino del 14 luglio 2016, un articolo di Alan Del Don

La riorganizzazione dei servizi della Divisione giustizia porterà a Faido 20 posti di lavoro Il Consiglio di Stato sta inoltre pensando di dislocare degli uffici a Biasca per 70 impieghi

Appena entrati a Palazzo delle Orsoline, è sceso il diluvio su Bellinzona. Non era iniziato sotto i migliori auspici l’incontro, ieri, fra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi , la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti , l’Ufficiale responsabile del settore esecutivo cantonale Fernando Piccirilli e i sindaci e/o municipali delle Tre Valli. Alla fine, dopo due ore di discussione, è spuntato il sole. Almeno metaforicamente. Sul tavolo del summit – richiesto in primis dall’Esecutivo di Faido, rappresentato dal sindaco Roland David, e poi esteso a tutti gli altri enti locali – c’erano diversi temi caldi. In particolare i timori legati alla riorganizzazione degli uffici cantonali presenti in periferia e la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e i singoli Corpi comunali. Le notizie sono molto positive. A Faido verrà creata una ventina di posti di lavoro; il personale sarà impiegato in due centri di competenza: il Contact center ed il Centro cantonale dei precetti esecutivi. Ma non è tutto. Come appreso dal CdT, non è escluso che a Biasca vengano dislocati altri uffici per complessivi 70 impieghi. Questa, comunque, al momento è soltanto un’ipotesi al vaglio del Governo.

Difesa delle regioni di montagna

I volti all’uscita sono distesi. Le autorità comunali hanno fatto partecipe il consigliere di Stato e i suoi due stretti collaboratori dell’importanza, per le regioni di montagna, della presenza istituzionale dello Stato. Ovvero, nella fattispecie, degli uffici del registro fondiario, di quelli di esecuzioni e fallimenti e dello stato civile nonché delle preture di valle. Il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – nato e cresciuto in Leventina – i problemi delle valli li conosce bene: ha compreso le preoccupazioni dei sindaci in merito alla riorganizzazione dei servizi a seguito del pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali. E, come detto, il Governo ha dimostrato la sua sensibilità centralizzando a Faido circa venti impieghi per quanto riguarda gli uffici di esecuzione. E dicendosi pronto a discutere con i sindaci delle Tre valli anche di altre tematiche, come quelle in ambito sanitario, ad esempio. Della polizia, infine, si è accennato solo brevemente. Verrà istituito un gruppo di lavoro congiunto Cantone-Comuni per accompagnare la firma delle convenzioni fra i 18 enti locali ed il Comune polo della Regione VIII che è Biasca. La ratifica dei documenti dovrebbe avvenire entro l’estate.

L’Archivio notarile a Cevio
A sorridere non sono soltanto i distretti di Leventina, Riviera e Blenio. Anche in Vallemaggia c’è di che rallegrarsi. Il Dipartimento delle istituzioni intende infatti approfondire la creazione di un Archivio notarile centralizzato a Cevio. Di questa eventualità e di altri progetti discuteranno oggi, proprio a Cevio, Norman Gobbi e i rappresentanti dell’Associazione dei Comuni della Vallemaggia.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra i rappresentanti dei Comuni dei Distretti di Blenio, Leventina, Riviera e Vallemaggia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra i rappresentanti dei Comuni dei Distretti di Blenio, Leventina, Riviera e Vallemaggia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi e la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti hanno incontrato oggi pomeriggio a Bellinzona i rappresentanti dei Comuni della Regione delle Tre Valli. Sul tavolo le riorganizzazioni in atto in particolare dei servizi della Divisione della giustizia, contenute anche nel pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali. Domani mattina è in programma un incontro con l’Associazione dei Comuni della Vallemaggia.

L’incontro odierno segue quello avvenuto tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i Sindaci dei Comuni di Acquarossa, Biasca, Cevio e Faido, toccati da alcune misure contenute nel pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali, presentato dal Governo lo scorso aprile e ora al vaglio del Parlamento.
Il Dipartimento delle istituzioni, recependo le indicazioni dei Comuni dei Distretti di regioni periferiche, ha operato ulteriori riflessioni in merito ai progetti di riorganizzazione legati in particolare alla Divisione della giustizia. In questo senso, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha rassicurato i presenti sull’importanza di queste regioni e sulla volontà di promuovere delle misure concrete per valorizzare le Valli ticinesi, come fu ad esempio il trasferimento dell’Ufficio del registro di commercio da Lugano a Biasca. Una decisione coraggiosa e di successo vista la qualità del servizio fornito alla cittadinanza.
Nello specifico della Divisione della giustizia, la centralizzazione di alcune attività degli uffici sarà accompagnata dalla creazione di nuovi servizi fondamentali nelle regioni periferiche. Per quanto riguarda gli Uffici di esecuzione, a Faido verranno creati due centri di competenza – il Contact center e il Centro cantonale dei precetti esecutivi – che permetteranno di portare nella Leventina circa venti nuovi posti di lavoro. Nell’ambito degli Uffici dei registri, per il quale il Governo presenterà al Gran Consiglio un messaggio separato, è intenzione del Dipartimento approfondire la realizzazione di un Archivio notarile centralizzato situato a Cevio, che, grazie alle sinergie che si instaureranno con l’Ufficio di esecuzione della Vallemaggia, consentirà di mantenere questi servizi in valle.
I rappresentanti dei Comuni della regione delle Tre Valli hanno preso atto degli approfondimenti in atto all’interno del Dipartimento delle istituzioni in merito alla riorganizzazione dei servizi della Divisone della giustizia. I presenti hanno pure evidenziato la necessità di poter tematizzare anche questioni di competenza di altri Dipartimenti, richiedendo in questo senso un incontro con il Governo; richiesta che il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha recepito favorevolmente e porterà all’attenzione dei colleghi.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontrerà quindi domani a Cevio l’Associazione dei Comuni della Vallemaggia, per informare i rappresentanti della regione sui progetti in atto e sulle prospettive future della Valle, evidenziando ancora una volta gli sforzi compiuti e che verranno intrapresi dal Consiglio di Stato e dal Dipartimento delle istituzioni per valorizzare queste regioni dal punto di vista socio-economico.

“La situazione è sotto controllo”

“La situazione è sotto controllo”

Dal Giornale del Popolo del 13 luglio 2016

Intercettati ieri 60 profughi a Bellinzona, mentre alcuni profughi eritrei sono accampati alla stazione di Como – Norman Gobbi: «Siamo vigili, ma non siamo all’emergenza»

La pressione dei migranti al confine sta crescendo e con essa i casi eclatanti, come quello emerso l’altro giorno, ovvero il profugo eritreo che è stato trovato nascosto dentro una valigia (vedi correlati), sopra un treno, e quello di ieri, in cui, sempre a bordo di un convoglio ferroviario, transitato per la stazione internazionale di Chiasso, sono stati intercettati una sessantina di migranti (vedi correlati). Quasi tutti, anche loro, erano di cittadinanza eritrea, tra cui donne e minorenni.

Erano evidentemente molti, troppi e quindi le autorità sono state costrette a farli scendere nella capitale ticinese e non nelle cittadina di confine, dove sono stati successivamente condotti comunque, con un torpedone, per verificare chi di loro avesse diritto a rimanere o meno in suolo elvetico, presso il centro di registrazione e procedura (CRP). Ma per capire che gli arrivi siano in aumento non servono i conteggi, che comunque vengono effettuati costantemente dalla Polizia e dalle Guardie di confine, bensì basta farsi un giro negli scali ferroviari di Milano Centrale e di Como San Giovanni, presso i quali ormai decine e decine di profughi dormono in campi improvvisati e molti di loro avrebbero già provato più volte ad attraversare il confine. Un fatto che ha spinto alcune testate di oltreconfine (nello specifico il sito de LaRepubblica) a scrivere che di fatto ormai le autorità svizzere non farebbero passare più alcun migrante, da almeno una settimana. Un’accusa che è ovviamente priva di fondamento.

«La situazione a Chiasso evidentemente è molto seria», ha spiegato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, «ma questo non cambia i nostri doveri, ovvero chi ha diritto a chiedere asilo politico viene ammesso e gli altri vengono respinti. La settimana scorsa i migranti non ammessi sono stati ben i due terzi di quelli intercettati. Ciò è sicuramente dovuto al fatto che in Italia non c’è una presa a carico sistematica di queste persone», ha continuato Gobbi, il quale ha ribadito come «tra i profughi che arrivano attualmente non ci sia nemmeno un siriano che scappa dalla guerra. Comunque per noi la situazione è ancora gestibile e infatti non è stato decretato il livello d’allerta massimo. Quanto accadrà nelle prossime settimane ovviamente dipende dall’evoluzione degli sbarchi sulle coste italiane».

Quanto all’episodio di ieri, ha precisato il direttore del DI, «è la prima volta in assoluto che vengono intercettati 60 migranti in un colpo solo sopra un treno, perciò i nostri agenti hanno deciso di trattenerli fino all’arrivo a Bellinzona, vista la lunghezza dei controlli, e successivamente di accompagnarli a Chiasso, affinché non si disperdessero sul territorio entrando nell’illegalità».

Chiasso hat Illegale unter Kontrolle

Chiasso hat Illegale unter Kontrolle

Dalla Nzz del 12 luglio 2016

Im Tessin kommen zurzeit vor allem Migranten aus Afrika an. An der Südgrenze hat die Zahl der rechtswidrigen Aufenthalter massiv zugenommen. In Chiasso, wo die meisten Flüchtlinge ankommen, herrscht angespannte Ruhe.

Das Grenzstädtchen Chiasso schmort wie gelähmt in der Julihitze. Doch im Bahnhof stellt man Hektik fest. Viele Uniformen sind zu sehen, vor allem die blauen der Grenzwächter und einige der Tessiner Kantonspolizei. Die Beamten durchsuchen jeden einzelnen Zug, der aus Italien kommt, nach illegalen Flüchtlingen. Dazu haben sie allen Grund: Tendenziell wählt eine knappe Mehrzahl der Migranten, die offiziell oder heimlich in der Schweiz Zuflucht suchen oder auf der Durchreise sind, den Weg mit dem Zug über Chiasso – und in den letzten Wochen hat sich die Zahl der klandestinen Personen gleich mehr als verdreifacht.

Noch im Mai griffen die Grenzwächter in Chiasso insgesamt etwa 1200 «rechtswidrige Aufenthalter» auf. Also Personen, welche die Einreise- und Aufenthaltsbedingungen für die Schweiz oder den Schengenraum nicht erfüllen und die nicht in jedem Fall Flüchtlinge sind. Diese Menge entsprach ungefähr der Zahl vom Vorjahr, denn in den Sommermonaten nimmt der Andrang der Migranten an der Südgrenze immer zu.

Zehn Personen pro Zug
Doch seit Ende Mai steigt die Zahl der wöchentlichen illegalen Ankömmlinge drastisch: Wie das Grenzwachtkorps am Montag mitgeteilt hat, sind allein letzte Woche 1321 rechtswidrige Aufenthalter von den Beamten registriert worden. Rechnet man alle vorangegangenen Wochen bis Anfang Juni dazu, ergibt sich eine Zahl von ungefähr 5000 Personen. Die meisten stammen aus Eritrea, es folgen Afghanen und Gambier.

Fast in jedem Zug aus Italien griffen die Grenzwächter etwa zehn bis zwölf verdächtige Personen auf, sagt ein Lokomotivführer. Er macht gerade Pause in der Bahnhofsbar, und trotz seiner Auskunftsfreudigkeit möchte er seinen Namen nicht nennen. Aus seiner Sicht hat sich generell in der letzten Zeit die Zahl der Flüchtlinge und Asylbewerber mehr als verdoppelt, aber beunruhigt ist er momentan nicht. Der Lokomotivführer hofft einfach, dass nicht noch mehr kämen. Auch Chiassos freisinniger Stadtpräsident Bruno Arrigoni bleibt eher gelassen. Bund und Kanton hätten die Stadt schon vor geraumer Zeit informiert, dass mit einem massiven Zustrom illegaler Aufenthalter zu rechnen sei. Zudem kämen die Grenzwächter mit der Situation so gut zurecht, dass bisher keine Probleme aufgetaucht seien.

Gemäss Arrigonis Worten lassen die Bundesbehörden auch das mögliche Szenario nicht ausser acht, dass mehr als 5000 Illegale in einem einzigen Monat nach Chiasso gelangen. Dies hänge stark von der italienisch-österreichischen Grenze am Brenner ab: Würde dieser Übergang scharf kontrolliert und landeten auch mehr Flüchtlingsschiffe in Sizilien, dann begänne sich der Sindaco der Grenzstadt Sorgen zu machen.

Keine Migranten aus Syrien
Jedoch wundert sich Arrigoni, wo die Syrer geblieben sind. Laut dem Tessiner Justiz- und Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega) sind gegenwärtig keine Syrer in Chiasso anzutreffen. Vielmehr handle es sich um Migranten aus afrikanischen Ländern, in denen kein Krieg herrsche. Daher fordert Gobbi eine klare Trennung zwischen Kriegs- und Armutsflüchtlingen. Er plädiert für eine harte Linie angesichts der Tatsache, dass momentan kaum Flüchtlinge aus Konfliktgebieten in Erscheinung treten. Dennoch erwarte man wie vor einem Jahr auch heuer einen «heissen Sommer», so der Polizeidirektor. – Laut der Schweizerischen Depeschenagentur hat das Grenzwachtkorps zwischen Januar und Juni 2016 insgesamt 14 600 Menschen aufgegriffen, die sich illegal in der Schweiz aufhielten. Das waren etwa halb so viele wie im ganzen Jahr 2015. Gemäss dem Datenmaterial der Eidgenössischen Zollverwaltung nahm von den heurigen illegalen Ankömmlingen bisher die Hälfte den Weg über Chiasso; hierbei schafften die Grenzwächter seit Jahresbeginn ungefähr 2000 dieser Personen nach Italien zurück. Das ist etwa ein Drittel der rechtswidrigen Aufenthalter in Chiasso in diesem Jahr. Allerdings hat die Grenzwacht von den 1321 Personen, die allein letzte Woche ankamen, gleich 966 nach Italien zurückgeschickt. Ist das der Beginn einer härteren Linie?

Polizisten als Grenzschützer
In einem «Asylnotfall» würden Polizeiangehörige Aufgaben der Grenzwache übernehmen. Von Lisa Wildi
Im April 2016 haben Bund, Kantone, Städte und Gemeinden im «Notfallplan Asyl» die Aufgabenbereiche im Falle eines raschen und starken Anstiegs von Asylgesuchen definiert. Demnach würden dem Grenzwachtkorps (GWK) kantonale Polizeikorps beistehen, mit Patrouillen im grenznahen Raum. Bei sehr grossen Flüchtlingsbewegungen würde das GWK zudem mit bis zu 2000 Armeeangehörigen und Material in den Bereichen Logistik, Bau, Transport und Verkehr unterstützt. Um das Grenzwachtkorps auch mit Militärpolizisten zu verstärken, würden sie beim Schutz ausländischer diplomatischer Vertretungen durch Milizsoldaten ersetzt, die im Alltag Polizisten sind. Kritische Stimmen mahnen, Polizisten und Militärpolizisten könnten Grenzwächter zwar unterstützen, aber nicht ersetzen, weil sie nicht über die entsprechende Ausbildung verfügten. Doch inwiefern unterscheiden sich die Ausbildungen der Grenzwache, der Militärpolizei und der Polizei tatsächlich?

Feine Unterschiede
Die Ausbildung der Militärpolizei und der Polizei ist seit 2010 identisch, seither absolvieren Militärpolizisten die zivile Polizeiausbildung. Die Ausbildungen der Polizei und der Grenzwache wiederum sind sich inhaltlich und strukturell in vielen Bereichen sehr ähnlich. Dies zeigen ein Vergleich von Ausbildungsprogrammen und Lehrplänen sowie mehrere Unterrichtsbesuche und Gespräche mit Ausbildungsverantwortlichen. Die Grundausbildung dauert sowohl bei der Polizei wie auch der Grenzwache ein Jahr und endet mit einer eidgenössischen Berufsprüfung. Grenzwächter müssen jedoch nach der Grundausbildung zwei obligatorische Weiterbildungsjahre durchlaufen und gleichzeitig an zweien der drei künftigen Einsatzorte (mobile Patrouillen, Flughafen oder Bahn) tätig sein. Polizeineulinge absolvieren oft auch Eingliederungsprogramme in ihren Stammkorps, doch erreichen sie meist keine drei Jahre Ausbildungszeit wie ihre Kollegen der Grenzwache.

Ein gemeinsamer inhaltlicher Schwerpunkt der Grenzwacht- und der Polizeiausbildung ist die Sicherheits- und Interventionstaktik (Selbstverteidigung, Umgang mit Zwangsmitteln, Einsatztaktik usw.). In manchen dieser Fächer werden sogar dieselben Lehrmittel genutzt. Weitere gemeinsame Ausbildungsteile, allerdings mit unterschiedlich vielen Lektionen, bilden unter anderem die Fächer Ordnungsdienst, Verkehrskontrolle, Kriminalistik und Community Policing (bürgernahe Polizeiarbeit). Die beiden letztgenannten Fächer bilden Schwerpunkte der Polizeiausbildung, sie werden in der Grenzwachtausbildung weniger detailliert behandelt.

Auch im Bereich «Recht» und «Psychosoziale Kompetenzen» sind inhaltliche Überschneidungen festzustellen. Polizisten wie Grenzwächter setzen sich mit Straf- und Strassenverkehrsrecht, mit Konflikt- und Krisenmanagement sowie Berufsethik und Menschenrechten auseinander. Bei all den Gemeinsamkeiten gibt es dennoch kleine, aber feine Unterschiede. Etwa beim Fach Recht, bei dem es klare Grenzwacht- und Polizeithemen gibt. Ein Aspirant der Grenzwache setzt sich beispielsweise intensiv mit zollrechtlichen Fragen auseinander, lernt im Gegensatz zu einem Aspiranten der Polizei jedoch keine zivilrechtlichen Grundlagen. Im Fach Psychologie werden angehende Polizisten umfassender ausgebildet als Angehörige des GWK. Dies ist darauf zurückzuführen, dass sie im späteren Alltag öfter mit Schicksalsschlägen und zwischenmenschlichen Konflikten konfrontiert sind. Daneben gibt es auch Themenblöcke, die dem GWK eigen sind, wie die Fahndung, die Dokumentenprüfung und die sogenannten «allgemeinen Grenzwachtfächer», in denen unter anderem Schengen/Dublin-Abläufe, Asylverfahren und Rückübernahmeabkommen behandelt werden.

Nachschulung erforderlich
Die Ausbildung der Grenzwache unterscheidet sich somit von derjenigen der Polizei in der Länge und in der internationalen Ausrichtung einiger Ausbildungsteile, in welchen auch für den «Notfallplan Asyl» relevante Themen wie Dokumentenprüfung, Asylverfahren oder Dublin-Abkommen behandelt werden. Die sicherheitspolizeilichen und ordnungsdienstlichen Fächer sind jedoch quasi identisch, genauso wie der Unterricht zu den Sozialkompetenzen, zum Konflikt- und Krisenmanagement. Dies würde sich bei einem ausgeprägten «Asylnotfall» als nützlich erweisen.

Zudem könnten Polizisten dank ihrer Ausbildung und oft ihrer Erfahrung auch für die Betreuung von Flüchtlingen eingesetzt werden. Auch bei der Militärpolizei kann man wohl auf Erfahrungen zurückgreifen, weil Militärpolizisten bis 2009 das GWK oft unterstützt haben. Für eine noch stärkere Einbindung von (Militär-)Polizisten in die Arbeit des GWK im Asylbereich müssten diese aber mindestens hinsichtlich Asylverfahren und Dubliner Abkommen nachgeschult werden. Demnach kann ein Polizist einen Grenzwächter aufgrund der Ausbildung tatsächlich nicht eins zu eins ersetzen, genauso wenig wie umgekehrt, könnte aber in einem «Asylnotfall» in vielen Bereichen problemlos Aufgaben übernehmen.

Lisa Wildi ist wissenschaftliche Mitarbeiterin am Centre for Security Studies (CSS) an der ETH Zürich.